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Riflessionale => Scrivere per Capire => Discussione aperta da: PhyroSphera il 29 Aprile 2026, 09:06:53 AM

Titolo: IL MEDICO, L'INSETTO; SCATON ED ESCATON. VIA IN AUTOMOBILE.
Inserito da: PhyroSphera il 29 Aprile 2026, 09:06:53 AM
Sta sempre lì, a poca distanza dall'ingresso pedonale del giardino, troppo poca perché tante altre piccole prepotenze seppelliscano i ricordi.
A mia domanda: 'la vostra spazzatura non potete tenervela nei vostri pressi? Noi abbiamo la nostra qui', mi fu risposto che la porta della mia casa era lontana. 'Forse io non devo passare di qui per uscire dal giardino? Toglietela!'
Sedicenti agenti, netturbini, sanitari, un ambiente sociale più vasto e introdotto più dentro nello Stato, furioso contro di me perché ero uno di quelli che non voleva umiliarsi nel silenzio, uno insomma che non voleva esser travolto dalla massa di individui festanti per gli agi ricevuti... ma - dico io - incapaci di comprenderli.
Un grosso insetto tormentò un "medico" che voleva convincermi che un sacco chiuso resta solo un sacco chiuso. Lui poneva il naso sopra i rifiuti, tentando di dire che in greco si dice scaton, e l'insetto non sopportava che tutta la sua percezione era ridotta all'olfatto mentre stava lì con la sua faccia da scherzo. Gli saltò sul muso e poi vicino agli occhi, minacciandoli se lui avesse provato a scostarselo con la mano; nel frattempo lo orripilava.
L'attuale fisica dei quanti dice entanglement per riferire di particelle in un dato spaziotempo in relazione non solo rapporto con altre in altri spazitempi; a questa mia affermazione, il "medico" finse che io gli avessi detto il nome dell'insetto. Aveva bocca libera durante il tormentino, anche dopo quando sbottava per il corso e la piazza del paese: "speriamo che non c'è un altro entanglement nei paraggi". Tra i turisti uno scienziato gli rispose: "non ci sperare, la materia ne è quasi piena". "Qui? e dove scappo io - devo finirci io al manicomio?". I suoi colleghi volevano portarcelo mentre un altro tra i turisti informava che i manicomi dovrebbe essere chiusi da tempo.
I rifiuti chiusi nei sacchi; i pazzi, veri, finti o presunti, internati in manicomi ancora veri; e una relazione che pur sempre esiste anche a livello fisico, ad attestare un accadimento di troppo dalla scienza non riconosciuto, ma dall'etica e dal nomos sì.
Scaton - Escaton, mormoravo per strada mentre il parroco inebriato per il mio rapporto di cuginanza col verbo ellenico mi sognava astinente poi temeva che qualcuno lo uccidesse.

Mi dissi con un briciolo di sollievo: 'Fisica - Metafisica... Se a provvedere ci saranno solo gli insetti, atrocemente in caso si provi ad avvelenarli, ogni uscita dal giardino sarà un atto di metafisica... non esistenziale ma pragmatica'.
Filosofi pragmatisti avevano già decenni prima indicato il valore pratico della metafisica, ad ogni uscita però il benessere non era solo una confortevole suggestione; il pragmatismo non è, non va ridotto ad utilitarismo: ciascuna impresa attraverso il portone del giardino accompagnata dalla sua verità, un passaggio indenne. Ma non bello.

Riflettevo perciò sulla esistenza, su essere e non essere, sul non esistere. Se vicini di casa, se tanti falsi cittadini sono così vili, perché esistono? Una volta che l'interrogativo era pressante e traspariva dalla mia espressione, una affascinante donna di fronte restò coi pantaloni a terra. Disse che al solo vedermi si era tesa tutta quanta, troppo per la misura dei suoi abiti. Basta solo il fascino? Cosa rappresentano gli entanglement per rapitori e rapiti, per gli stregati dal fascino di tante presenze criminali?
Gli indumenti intimi sono in certe situazioni scaton per il solo corpo...
Escaton? O soterìa? E quale? Un mondo colmo di esistenze criminali fino al punto che tutti, anche familiari e amanti, sono delittuosi?
Annibale sulle Alpi, in un momento di tepore quando i suoi non erano costretti a procedere senza dubitare, se li era trovati tutti contro: gli elefanti dal ricordo tenace, i cartaginesi dalla memoria corta. Erano in troppi per avere forza d'animo sufficiente per commettere l'omicidio. Forse non potevano dire: 'ci siamo scocciati'?
'La salvezza ultima, la soteria nel compirsi dell'escaton, sarà di uomini e donne, vestiti o nudi, criminali o non?', era la mia solitaria insistente domanda.

Tempo dopo, in un bar, lo stesso "medico" con uno stesso insetto improvvisamente sulla faccia. Mi mormorò: "Questo qui, pure è un entanglement?" Invece di badare a sé, si metteva a brontolare facendo conto che ero io a confondere fisica e zoologia. "Non è proprio pertinente che tu usi il nostro linguaggio per indicare questi cosi, e lo fai sempre tardi", aggiunse. Del fatto che la sola presenza dell'animale lo orripilava lui voleva scordarselo mentre ad altri che mi chiedevano delucidazioni io rispondevo: 'un entanglement biologicamente sostenuto'. Il tormentato reagì sghignazzando, sempre preda dell'animale. Mi rimproverava e provava a correggermi, ripetendo il pensiero di un cliente del bar, evidentemente un esperto di fisica, che aveva pensato la cosa tutta al rovescio: "una biologia fisicamente sostenuta, dovresti dire". Io non obbedii, ma nel frattempo si cercava di farmi saltare la bestiolina direttamente sugli occhi. Risposi che la fisica dei viventi è sottoposta alla biologia, non viceversa: 'se la bestia salta, salta da sé.' Lo sguardo del tormentato si fece cupo, sussurrando all'animaletto, non a me che ero coperto da odio stupidissimo: "una macchina, è solo una macchina". Evitai di smentire l'estrema falsità; lui convinto che la sua macchinetta biologica sulla sua faccia era a regime ridotto e senza più marcia inserita, l'insetto non convinto che il possessore della faccia dovesse restare così assurdo nel rapportarsi e inerte al tormento, che giungeva fino alla nausea ma non senza passare per una tortura agli occhi, fatta con le zampe senza produrre lesioni.
Da un'automobile fermatasi di fronte all'ingresso del bar spuntava fuori una ragazza. Lei gli disse: "vieni via con noi, ti faremo sognare, sognare tanto..."
Il sogno metafisico diagnosticato dal medico e dotto di filosofia K. Jaspers, tanto assurdamente impaurito dai pazienti schizofrenici e dalla nozione di inconscio, capace di imprese culturali inenarrabili, finanche di mettere sulla bocca dei cattivi o falsi sanitari la terminologia della filosofia esistenziale? No. "Ti porteremo in un luogo sicuro, lontano da quelli come te, che devi imparare a odiare", si diceva al "medico" ancora traumatizzato dall'aggressione dell'animaletto mentre si soffiava sulla sua bocca libera fumo di hashish. Il sogno dell'hashishin - questo vocabolo in certi luoghi era, è proprio sinonimo di assassino - o cos'altro? Pregai la donna di porre attenzione a chi lui fosse, cioè al ruolo che si era costruito, ma lei mi guardò negli occhi per dirmi: "lui lo è già, lo userà solo per dormire e non farà male a nessuno".
L'automobile richiuse la portiera col "medico" dentro, dietro i vetri color fumo, e andò via.

Restò un grande interrogativo.


MAURO PASTORE