Dal libro dedicato a Cecilia "Desiderabili lievi alterazioni della lucidità", cito parzialmente frammenti tratti dalle pagine iniziali dedicate agli "stati di coscienza del mondo":
Il Calvino delle "Lezioni americane", l'ultimo Hillman, e molti altri ci indicano nella "leggerezza" una nuova parola d'ordine.
La via della leggerezza, della levità, della passività cosciente, della fiduciosa accettazione, che consente il divino ascolto.
Lasciarsi andare, "rilassarsi", per avere vere rifondazioni insieme del sé e del mondo.
Rilassarsi: ci cerchiamo un angolino tranquillo e riparato; smorzati i rumori, attenuate le luci, l'animo che desidera divenir sereno è pronto a placarsi. Ma non si acquieta la visione del mondo. Il suo macigno ci ha colpiti con pesantezza lasciandoci un cratere orrido e incolmabile. Ora, una vera calma, una dolce calma, può venirci solo da una fiducia salda per la quale la Realtà non ci fornisce solide basi.
Una rete di fili intrecciati, pezzi di miti e di storie, sfere esemplari e casi singolari, matassa intricata con impaniate le nostre vite. Possiamo sentirci calmi veramente solo se promette anche il mondo di placarsi insieme a noi?
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Se non ci bastano una porta chiusa, una palpebra, un oblio, una parentesi, un metodo, un trucco qualsivoglia, perché il mondo là fuori scompaia, e solo così ci arrivi un po' di gioia, allora siamo nei guai?
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Non possiamo essere felici senza mondo. Dobbiamo escogitare un modo per camminare sulle acque.
Usiamoli pure tutti i trucchi che abbiamo trovato.
Ma non dimentichiamoci che il mondo verrà con noi.
"Se non sarò felice nessuno lo sarà, e chi sono per dir questo? Sono il più ordinario e comune dei viventi, e della specie più abbondante. E dunque, appunto, se non sarò felice nessuno lo sarà".
Per aumentare la quiete della nostra stanza in cui ci poniamo al sicuro, per "meditare", occorre trovare un modo di convincerci che il mondo non va gettato via.
Tenteremo una rapida panoramica, un tortuoso giro di orizzonti, e sembrerà che vi avremo rimestato il fiele, invece che distillate la parti zuccherine. Ma scriviamo ad usum delphini , o nostro?
Non c'è garanzia di amabilità in ciò che cerchiamo.
Il Desiderio è un vicario, e ci intima, implacabile, a proseguire.