Informazione della morte di un ex pilota di Formula 1 ed ex pilota automobilistico. Sua carriera interrotta da un tragico incidente che gli costò la perdita di due gambe, si dedicò a competizioni sportive per disabili. Un secondo incidente durante una di queste competizioni lo precipitò, tra il resto, in un lungo coma, da cui riuscì a riprendere coscienza.
Al link seguente la notizia, data senza neutralità e con aggiunte di troppo:
https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/2026/05/02/-e-morto-alex-zanardi_f85d5509-b780-4dba-bfbb-844af779616b.html
Si comprenderà anche e non solo da questo notiziario spurio il perché di quanto segue:
Son pochissime le persone capaci ed effettivamente abili a concorrere nella Formula 1; l'automobilismo può esser duro o durissimo; e gli incidenti sui mezzi adattati o adatti a disabili sono quasi ingestibili. Le vittorie nello sport sono relative, cimentarsi in alcuni sport a volte è arduo; tanta forza ad affrontare le traversie è rara.
Proprio per questo, nel vedere e udire del personaggio creato negli ambienti parasportivi io mi dispiacevo e mi dispiaccio. Avendo conosciuto la persona e sapendo della sua serietà, io opportunamente pensai che era stato costretto ad impegni pubblicitari per sbarcare il lunario e mantenere la famiglia o per qualcosa di non diverso. Mostrava anche di voler affermare la perdurante dignità della persona nonostante condizioni assolutamente dimidiate; ma questo non è quel che a volte in tivù davano a credere ed a vedere su di lui e su quello che faceva. A pensare che avesse accondisceso, non si ricava molto. Ridotto com'era - restava in gravi travagli - non ne avrebbe avuto tempo per sbagliare, io direi proprio.
Invece cosa ne faceva, ne ha fatto di lui il circo mediatico - non dico il circus della Formula 1 ma quello guidato dai pareri giornalistici? L'opinione pubblica guidata dai capibanda della disinformazione insisteva, insiste sui giochi - che erano solo scherzi del destino - di quando il pilota, ormai ex, viveva con tanti handicap, come se essi fossero rabbiosamente esibiti per vendicare i mediocri. Ma non è questo un sentimento possibile dopo aver conseguito certe abilità. Invece che attestare il difficilissimo còmpito di chi fa agonismo su un'automobile di Formula 1 - e c'è anche il resto tra le vere competizioni che sarebbe da annoverare - lo si è chiamato campione. Ma i campioni sportivi sono quelli vittoriosi nelle gare, che eccellono senza essere superiori ai non vittoriosi; lo sport non è mai un esame, non c'è bisogno di dare premi di consolazione! Tantomeno di vendere strani -brutti- sogni. Lo sguardo glaciale dei piloti della F1, il cui confronto con la macchina è un duello capace di insegnare, ispirare qualcosa a tanti e tantissimi, fa tanto sognare da solo.
Il circo mediatico, che vige in forza di una tecnologia avanzatissima, doveva, deve trovare l'ostinazione di porre la propria attenzione ai valori. Confrontarsi pilotando un'automobile ad elevatissime prestazioni mostra la necessità di non considerare il rapporto uomo-macchina in maniera scontata facendosi cioè preda di facili ottimismi. Ciò ha un valore anche per la filosofia. Non si tratta di encomiare le imprudenze, ma di riconoscere che al mondo a volte sono necessari difficili o difficilissimi impegni.
Non sempre i rapporti con le macchine sono così. Per esempio nel motociclismo, che non si fa su apparecchi-auto, di duelli coi funzionamenti-macchina, del motore e di qualcos'altro, non ve ne possono essere, perché motocicli - e quindi motociclette - sono strumenti oltre che mezzi, allora confrontarsi accade con l'esercizio della pazienza - a volte ce ne vuole immensa (ne dico non solo per esperienza personale) ma non è più che questo. Chi allora può ispirare coloro che invece questa disponibilità non l'hanno, o se l'hanno non l'hanno sempre? Le automobili quali prodotti umani non sono antropologicamente e antropicamente direttamente disponibili (come invece i motocicli). L'umanità non può escludere a priori la necessità di macchine il cui utilizzo o solo impiego richiede una sfida, di comprensioni e non solo.
La sfida richiesta dagli apparecchi e apparecchiature massmediatiche riguarda la necessità di non smarrire intelligenza e opportunità negli umani messaggi. Se l'apparire delle imprese dei piloti di F1 è distrattamente incluso e colluso in ambigue, distorte immagini mediatiche, le loro azioni, atti sommersi e sobbarcati di altro di opposto segno, se le loro dichiarazioni assorbite dalla smania di far trionfare la debolezza come solo la forza fosse associabile alla prepotenza, se insomma l'attenzione allontana invece che avvicinare all'intelligenza, il circo mediatico deve ridursi. Qualche chiusura oltre che cambi e ritorni.
I massmedia pongono delle sfide perché raccolgono e traducono messaggi secondo procedure standard, automatizzate, per mezzo di macchine anche, senza che la medesima umanità abbia direttamente disponibile un modo di agire. Quest'ultimo deve essere costruito ed è un còmpito serio, da fare e rifare.
MAURO PASTORE
Ho aggiustato a più riprese molte espressioni nel mio testo. In particolare assai opportunamente ho sostituito una parola, "coraggio" con l'altra 'ostinazione'. La prima l'avevo usata in senso lato, ma poco ci si poteva capire di quel che indicavo. Nel resto delle modifiche c'è meno.
La prima redazione non esprimeva chiaramente il mio pensiero, ma non oltre.
Ho terminato. Buona lettura.
MAURO PASTORE