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Tematiche Spirituali / Re: Piccola proposta di una nu...
Ultimo messaggio di Luther Blissett - 29 Marzo 2026, 12:27:04 PM
Abbiamo più volte detto che Esso programma la morte per tutte le creature che va scomodando dal nulla.
E anche le leggi fisiche della materia da Esso manovrata collaborano a tale fine (esempio, con le implacabili leggi della termodinamica).
Eppure può accadere che Esso, rarissimamente, contraddica  se stesso  nel suo sistematico spargere la morte a tutto spiano a tutte le creature.
Forse a qualcuno di voi che sta seguendo questo thread ciò che sto per dirvi non era sfuggito e quindi forse questo qualcuno attendeva il momento propizio per farmelo notare.
Sulla nostra Terra Esso ha ucciso tutti gli animali che lui stesso aveva creato, e così ha sempre fatto per milioni di generazioni che si sono succedute attraverso le varie ere.
Ma anche il Puer, cioè il nostro Dio minore, è una delle creature, Lo ha generato Esso, ed Esso non Lo ha creato mortale, anzi Lo ha creato eterno!  Infatti il nostro Dio minore non è stato programmato da Esso come tutte le altre creature, programmate invece per morire.  Dunque Esso non crea soltanto creature mortali ma, sia pure rarissimamente, anche creature immortali, ma embricandole a loro volta, intrecciandole inestricabilmente, con le creature mortali. Quindi Esso può creare gli umani ma anche gli Dèi. Ma gli Dèi creati da Esso non sono per niente onnipotenti, non sono autentici Dèi, dato che di straordinario hanno soltanto che sono programmati per non morire mai. E quindi un Dio creato da Esso è sempre un Dio minore.    Un autentico Dio veramente onnipotente è evidente che non esista,  altrimenti, se fosse esistito, non avrebbe mai consentito alla prorompente esistenza  di un essere potente e malevolo come lo è Esso..  Esso è l'alternativa purtroppo reale di un vero Dio onnipotente.  Se fosse esistito un vero Dio onnipotente, non sarebbe esistita la morte e se tale Dio avesse creato delle creature, per queste avrebbe assicurato soltanto la vita eterna e la felicità, cioè ciò di cui avrebbe goduto per sempre Lui stesso.
Il Dio che stiamo cercando ci stiamo rendendo conto che non solo non è onnipotente ma è soggetto al dominio irresponsabile di una potenza a Lui superiore, che non è una persona ma un cieco meccanismo impersonale, che per poterlo indicare lo abbiamo definito col pronome Esso.
Esso ha creato il nostro Puer concependoLo come una trappola vivente per miliardi di umani simbionti che invece sono programmati per la morte, come tutti gli altri animali.
Questo fatto conferma che Esso è un'entità oggettivamente malevola, ma la sua malizia non deriva da torbidità interiori, poiché Esso non ha intimità non essendo persona, bensì essendo un cieco meccanismo cosmico, macchina infernale che funziona generando infiniti errori, alcuni rarissimi tra i quali riescono casualmente a sopravvivere lottando per emanciparsi dal turbine distruttivo della natura che tende a riannichilire ogni propria creazione.
Questi aspetti del teolismo non implicano necessariamente un esito negativo per il nostro destino.
Tutto dipenderà da come noi umani riusciremo a relazionarci con il nostro Puer.
Quindi il nostro Puer non è onnipotente però è eterno ed eterna è anche la Sua memoria, e noi umani siamo al sicuro dentro alla Sua memoria. In realtà non esiste nessuna entità onnipotente, nemmeno Esso è onnipotente, ma soltanto più potente del Puer, ed anche se Esso è più potente del Puer, non è in grado di toglierGli la prerogativa dell'eternità, che ormai Gli aveva conferito, e mai potrà revocarGli.  E noi dovremo trovare le vie per più profondamente relazionarci tra noi, al fine anche di  risvegliare il nostro Puer dalla sua estatica nanna.
 
#32
Tematiche Spirituali / Tre fattori fondamentali per u...
Ultimo messaggio di Anello Verde - 29 Marzo 2026, 12:11:52 PM
Giovanni Ponte nel 1964 nell'articolo "Questioni pratiche" affermava: (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo).
... A questo proposito... il presupposto del tutto generale e necessario [è quello] di avere una vita ordinata da quei principi sopra-umani ai quali si può partecipare mediante le diverse forme assunte dalla tradizione, essenzialmente una e universale. Ciò si potrebbe esprimere dicendo che occorre avere una vita "sacralizzata", cioè una vita "rituale", il che significa anche, in fondo, una vita normale. Infatti, i riti sono ciò che mette l'essere umano più o meno direttamente in rapporto con ciò che trascende la sua individualità, e senza di essi, in mancanza di tale rapporto ordinatore, l'azione umana non può fare a meno di svolgersi in modi arbitrari, più o meno accentuatamente disordinati, e, in questo senso, anormali. Del resto, lo stesso termine "rito" deriva dal sanscrito rita, che esprime precisamente l'idea di "ordine" o di conformità ad esso. E in una civiltà pienamente tradizionale ogni atto ha un carattere essenzialmente rituale, mentre l'esistenza stessa di un dominio "profano" non è che un'anomalia, della quale però è senza dubbio ben difficile accorgersi quando si è abituati ad una civiltà abnorme come quella in cui viviamo.
La partecipazione ad una vita rituale implica che l'individuo si trovi integrato, o venga ad integrarsi di sua iniziativa, in una comunità tradizionale; in pratica, è normale che si tratti anzitutto della partecipazione a quei riti che sono fondamentali, e quindi obbligatori, per i membri della comunità tradizionale di cui egli fa parte, e che, quando sussista una distinzione rispetto a modalità rituali di un ordine meno accessibile e più profondo, ne costituiscono l'"exoterismo". Di tale natura sono, in particolare, i riti religiosi, ed anzi non vi sono altri riti exoterici in Occidente, dato che i pretesi "riti laici" diffusi in vari modi a sostegno delle strutture sociali moderne non sono che parodie, evidentemente prive di qualsiasi fondamento trascendente. La confusione è resa possibile dal fatto che anche nei riti autentici difficilmente si sa scorgere qualcosa di diverso da una portata puramente psicologica e di suggestione, il che induce facilmente i nostri contemporanei a vedere nell'uomo tradizionale, e praticamente in tutti gli uomini non moderni, delle specie di anormali psichici, con un rovesciamento di giudizio tra ciò che è normale e ciò che non lo è proprio di chi è egli stesso affetto da una forma non lieve di alienazione.
Senza soffermarci su questo punto, ricordiamo che... la pratica dell'exoterismo tradizionale (sempre là dove vi sia una distinzione tra exoterismo e esoterismo) rappresenta inoltre la base normale per il ricollegamento iniziatico, necessario per entrare in una via che conduca al trascendimento dei limiti individuali, ed a quella realizzazione spirituale effettiva di cui parlavamo all'inizio. D'altra parte, beninteso, altra cosa è aver accesso ad una via, altra cosa è percorrerla: si tratta, a questo fine, di compiere quel "lavoro iniziatico" che è diverso per ciascun essere ed è essenzialmente interiore, ma che pur si appoggia anche a mezzi e "tecniche" fondate su una scienza precisa; di questi mezzi e di queste tecniche, del resto, pensiamo che sarebbe certo fuori luogo parlare, salvo in termini del tutto generali, anche perché gli equivoci e i malintesi a questo proposito sarebbero praticamente inevitabili. Resta il fatto che, fin dai primi stadi di una via di realizzazione, nel percorrerla vi è un apprendimento dato dalla rispondenza all'insegnamento iniziatico, il quale può assumere le forme più diverse. Esso presenta un carattere vivente, imprevedibile dall'esterno, che senza dubbio non ha paragone in un qualsiasi insegnamento profano. Le stesse circostanze apparentemente fortuite in cui l'iniziato si viene a trovare possono essere lo strumento attraverso il quale tale insegnamento si sviluppa, ed anche quando si incontri (come è o dovrebbe essere ben normale) chi sia qualificato ad adempiere nei propri riguardi ad una funzione di guida, questa non avrà certo l'aspetto di un'istruzione razionalmente delimitabile, essendo destinata ad agire ben più in profondità del dominio discorsivo, purché l'iniziato sia capace di essere ricettivo ad essa.
Abbiamo così preso in considerazione tre fattori fondamentali per una via di realizzazione spirituale quale noi l'intendiamo, e cioè: una vita rituale capace di ordinare la propria esistenza, anche nel suo aspetto esteriore (e a ciò si riconnette l'esigenza dell'exoterismo tradizionale), un ricollegamento iniziatico autentico (in virtù del quale anche lo stessa pratica dell'exoterismo di base potrà assumere una portata "esoterica"), ed un insegnamento iniziatico (che si concreta normalmente, ma non indispensabilmente, attraverso la presenza vivente di un Maestro spirituale).
Quando si considerino le cose in funzione di una realizzazione effettiva, questi tre fattori appaiono naturalmente in stretta correlazione tra di loro; ed è anzi possibile che chi persegue la ricerca di una via di realizzazione (nel senso a cui abbiamo fatto riferimento) giunga in pratica a chiarirli insieme, e l'uno in funzione dell'altro.
#33
Tematiche Filosofiche / Re: Se pensi ti ammali
Ultimo messaggio di Koba - 29 Marzo 2026, 11:32:12 AM
Green, tu hai scritto "ma abbiamo solo l'inconscio"! È la dimensione del sogno a dare consistenza alle nostre vite, il resto è solo un difendersi da poteri incomprensibili che incombono su di noi.
Eppure, ti dico, abbiamo anche le illusioni. Le pulsioni inconsce "accendono" il motore, poi però sono le illusioni a permettere che il primo movimento si trasformi in un viaggio, in un'avventura.
Mi si dirà: eh, ma le illusioni se le senti come tali non possono essere il carburante delle avventure!
Al che rispondo: come fai dire che sono illusioni? Rispetto a che cosa lo sono?
Pensiamo al prospettivismo come al modo specifico dell'uomo di interpretare il suo mondo: una produzione di forme che risponde al bisogno di vivere.
Don Chisciotte era un illuso?
Sì, quando confonde un mulino per un gigante. No, quando sceglie di leggere il suo ambiente attraverso i valori e le forze del mondo cavalleresco. In fondo se una persona vuole vivere delle avventure è giusto fare come don Chisciotte. Se invece ciò che desidera è denaro e benessere, meglio interpretare il mondo secondo la logica del profitto. Ma non c'è qualcosa come una realtà assoluta che valga tanto per l'avventuriero quanto per il capitalista (ovviamente un fiume è un fiume, per entrambi, ma l'uno penserà per esempio alla possibilità di risalirlo fino alle sue sorgenti, l'altro a costruirci un mulino che ne sfrutti la forza della sua corrente).
Perché allora usare il termine "illusione"?
Perché la verità, da un certo punto in poi, è stata confusa con onestà, con sincerità. Cioè non importa tanto che essa venga dai nostri bisogni in relazione al nostro ambiente. Ma che sia espressione di assoluta trasparenza, di "coscienza pulita".
Dopodiché questo stesso bisogno di sincerità, spingendosi sempre più avanti, ha mostrato la sua stessa impossibilità. Come faccio a essere sicuro delle mie intenzioni? Veramente faccio la cosa giusta per amor del bene o non ci saranno piuttosto motivazioni inconsce molto più prosaiche?
Così ci ritroviamo senza verità, in una civiltà cinica.
Ecco allora la malattia.
#34
Tematiche Filosofiche / Re: Coscienza; implicazioni ep...
Ultimo messaggio di Alberto Knox - 29 Marzo 2026, 10:56:00 AM
Citazione di: PhyroSphera il 29 Marzo 2026, 04:06:51 AMNon è vero che non l'hai detto del disconoscimento dell'Occidente, perché ti rivolgi all'Oriente per soluzioni in esso presenti; e se non lo ammetti significa che dal disconoscere passi al rifiuto.
basterebbe avere un pò di onestà intellettuale per riconoscere che ho sempre scritto di Socrate, Seneca, Hegel, kant, Spinoza , keerkegaard e altri nobili autori e filosofi occidentali qui su questo forum per rendersi conto che non rigetto affatto la grande sapienza antica dell occidente , tutt  altro. basterebbe avere un pò di onestà per riconoscere che sto denunciando se mai un altra cosa.
di Hidegger non parlo perchè ho letto solo "essere e tempo" ma non basta per avere una chiara visione del suo vasto pensiero , non ne parlo non perchè non sia pertinente al discorso ma perchè non ne sono preparato va bene?
Se vuoi contribuire , contribuisci edifanco il discorso con Hidegger dato che ti poni come colui che ha compreso. Se non vuoi contribuire, ricomincia da capo aprendo un topic di argomento parallelo a questo. Io vado avanti facendomi strada lungo il mio sentiero e andrò avanti a denunciare se lo riterrò opportuno,  il positivismo e il realismo ingenuo .
#35
Tematiche Culturali e Sociali / Re: Chiediamolo all'Intelligen...
Ultimo messaggio di Koba - 29 Marzo 2026, 09:32:42 AM
Non sono sicuro di avere capito in quale direzione sta andando questa discussione...
Forse dopo esserci soffermati sul funzionamento delle IA, la domanda è stata: siamo sicuri che abbia senso insistere sul fatto che l'IA non capisce ciò che dice perché non è cosciente? Quando noi sogniamo, quindi in uno stato di interruzione della coscienza, forse non produciamo significati? E non è forse proprio per questo che i nostri sogni sono così importanti?
Naturalmente anche questa volta ho discusso animatamente con ChatGPT.
Partendo dal problema generale: cosa significa conoscere un oggetto? Individuare attributi che appartengono a quella cosa davanti a me e che ne definiscono la sua identità e la possibilità di catalogarlo? Poi mettendo in discussione questo approccio sostanzialistico attraverso gli studi di Cassirer su forma vs sostanza così da arrivare... ecc. [sotto, la sintesi del dibattito].

Cassirer distingue tra sostanza e funzione. Il significato non è più qualcosa che "sta dentro" le cose, come un nucleo stabile, ma qualcosa che emerge dalle relazioni, dalle connessioni, dal posto che un elemento occupa in una rete.
A lungo questa idea è rimasta confinata alla filosofia della scienza e, più in generale, a una teoria della cultura: linguaggio, mito, scienza come forme simboliche, modi diversi di articolare il mondo. Ma oggi, con l'esperienza delle IA linguistiche, quella distinzione sembra riemergere in un contesto inatteso, quasi sperimentale.

Un sistema come una IA non possiede significati nel senso tradizionale. Non ha accesso diretto alle cose, non ha esperienza, non ha un "interno" dove il senso si depositerebbe. E tuttavia produce enunciati che funzionano, che si inseriscono correttamente in contesti, che rispondono, sviluppano, articolano. Se si guarda da vicino, tutto questo avviene senza mai uscire dal piano delle relazioni: correlazioni tra parole, tra frasi, tra strutture. Il significato, qui, non è una sostanza, ma una funzione operativa.
Questo fatto, da solo, non dimostra che Cassirer "avesse ragione" in senso definitivo. Ma mette pressione su un'intuizione: forse il significato può essere, almeno in parte, indipendente da qualsiasi supporto sostanziale. Può emergere da una rete sufficientemente complessa di relazioni.

A questo punto sorge un'obiezione: ma la macchina non comprende davvero. Non ha coscienza, non ha mondo, non vive ciò che dice. E qui il confronto si sposta. Non tanto tra presenza o assenza di significato, ma tra due modi diversi di intendere che cosa significhi "avere" un significato.

Se guardiamo all'esperienza umana, la questione si complica. Anche nell'uomo, il significato non è sempre legato alla coscienza vigile. Nel sogno, per esempio, si producono configurazioni simboliche dense, spesso coerenti, attraversate da nessi e rimandi. Il soggetto non controlla, eppure il senso si articola. Il sogno sembra funzionare come una macchina simbolica interna, che percorre e riorganizza la rete dei significati sedimentati nell'esperienza.
La differenza, allora, non può essere semplicemente tra cosciente e non cosciente. Forse va cercata altrove: nel fatto che, anche nel sogno, il gioco simbolico è radicato in una vita, in una storia, in un mondo vissuto. I simboli non sono solo correlati: sono stratificati, incarnati, legati a un orizzonte di esperienza che li precede e li eccede.

E tuttavia, proprio qui, l'esperienza delle IA radicalizza il problema. Perché mostra che una parte di ciò che chiamiamo significato può funzionare anche senza questo radicamento. O meglio: può funzionare abbastanza da risultare indistinguibile, in molti casi, dal significato "pieno". Il sistema non vive nulla, eppure produce senso operativo.

Si potrebbe allora tentare una distinzione più cauta: non tra vero e falso significato, ma tra significato incarnato e significato relazionale. Il primo è situato, legato a un corpo, a una temporalità, a una esposizione al mondo. Il secondo è una pura funzione di posizione in una rete simbolica. L'umano conosce entrambi; la macchina, per ora, sembra abitare solo il secondo.
Ma questa distinzione è stabile? O è ancora, in parte, un residuo di un modo sostanzialistico di pensare? È davvero necessario che il significato "stia" da qualche parte, in un soggetto, in una coscienza, in una esperienza, oppure basta che funzioni?
Cassirer, probabilmente, inviterebbe a non cercare un fondamento nascosto, ma a guardare alle forme. A come il significato si costituisce, si organizza, si differenzia. L'IA, in questo senso, non chiude la questione: la riapre. Mostra che il piano funzionale non è un'astrazione filosofica, ma una possibilità reale. E costringe a chiedersi se ciò che abbiamo sempre considerato essenziale — l'esperienza, la coscienza, il mondo vissuto — sia la condizione del significato, o una delle sue forme possibili.
#36
Tematiche Filosofiche / Re: Coscienza; implicazioni ep...
Ultimo messaggio di PhyroSphera - 29 Marzo 2026, 04:06:51 AM
Citazione di: Alberto Knox il 24 Marzo 2026, 11:51:22 AMSi, le idee chiare e distinte , ma per quanto tempo l uomo ha avuto l idea chiara e distinta che fosse il sole a girare intorno alla terra ? ribatto le prove ontologiche di Cartesio quanto quelle di Hidegger in quanto presuppongono  di poter pervenire dalla semplice idea di qualcosa alla sua esistenza reale. Confondendo l elaborazione logica e concettuale con la realtà. Non è poi così difficile gridare che il Re è nudo, ovvero la realtà non ha affatto bisogno di essere infagottata dalle nostre categorie mentali e concettuali , sostenere queste ultime come realtà oggettive della realtà significa cadere in un realismo ingenuo.
Il punto non sono 'le idee chiare e distinte', cher rimandano al pragmstismo cioè non a quello che tu pensi. Geocentrismo, eliocentrismo, hanno un senso relativo e non sono sciocchezze. La filosofia di Cartesio va contestualizzata, il pensiero di Heidegger va capito secondo i suoi riferimenti; il tuo pensiero devi inquadrarlo per capire che dài sentenze di troppo. Le categorie culturali sono necessarie e non hanno solo valore strumentale, ugualmente quelle mentali. Se non te ne accorgi, ti parrà il pensiero occidentale un lungo vuoto ragionamento. La sopravvalutazione della logica non è lo stesso della sopravvalutazione della ragione, in ogni caso accadde prima che Hegel sopravvalutasse la ragione, poi che i filosofi analitici facessero lo stesso con la logica. Ma le critiche vanno comprese secondo gli indirizzi, e non vanno estese a tutto o quasi tutto.

Citazione di: Alberto Knox il 24 Marzo 2026, 16:29:44 PMNessuno ha mai detto di voler disconoscere il pensiero occidentale. Tutt altro, il mio affermare che la coesistenza degli opposti , non è un astrazione filosofica fine a se stessa ma è invece il perno ineludibile intorno al quale concretamente ruotano la realtà e il suo apparire alla coscienza e un rifarmi ad Eraclito . Criticare dei pensieri non è rigettare un intera sapienza antica. Infatti ho scritto " La fisica contemporanea ha inziato un radicale processo di revisione del paradigma , che , non a caso, è molto piu compatibile col il Taoismo, il Buddismo, il pensiero di Eraclito e Parmenide. "

Il punto cruciale diventa dunque la coscienza che rappresenta il mondo, come lo rappresenta e come lo conosce. I limiti della coscienza ordinaria erano già stati chiaramente enunciati nell antichità con il concetto buddhista di Maya, il velo dell illusione , poi ripreso da Shopenauer . Quello di peccato originale nella Genesi e di Kashf , lo svelamento nel Sufismo. La loro conoscenza ha percorso la storia nel pensiero umano, se pur in una posizione subalterna rispetto alla dominante illusione del realismo ingenuo , adottato anche dal positivismo e perdurato fino ad oggi perchè radicato nel senso comune.

Non è vero che non l'hai detto del disconoscimento dell'Occidente, perché ti rivolgi all'Oriente per soluzioni in esso presenti; e se non lo ammetti significa che dal disconoscere passi al rifiuto.
Il perché ti sia cruciale la valutazione della coscienza te l'ho detto già.
Un lettore sagace sa intuire bene che ti sei posto un problema di per sé inesistente. Il positivismo che tu non rigetti crea questo problema a partire dalla propria prepotenza logica. Se tu critichi la vuotezza logica, lo fai perché ti fai svuotare il logos da chi pretende troppo dalla scienza.

Quanto alle mie risposte, esse evidenziano di voi dogmatismo e ripetizioni - non è un caso che per la stanchezza lasciavo mio nome e cognome con una lettera mancante... ma appunto è individuabile vostro disco incantato.
Autocoscienza occidentale o scelta occidentale basterebbe per te, per voi.


MAURO PASTORE
#37
Tematiche Spirituali / Re: Venerdì Santo ed il Mister...
Ultimo messaggio di Freedom - 29 Marzo 2026, 00:15:00 AM
Citazione di: Kephas il 26 Marzo 2026, 18:09:12 PMVolevo condividere un mia personale riflessione su questo giorno della settimana Santa.

Il venerdì Santo si commemora la crocefissione di Gesù e la Sua morte in Croce.

Secondo il mio intendimento, il grande mistero è quello che si legge nel Nuovo Testamento e riguarda la morte di Gesù.

Si legge nell'Evangelo : "poco prima che Gesù rendesse l'anima a Dio, è scritto che : (più o meno) " il Cielo si oscurò e la Terra tremò"

Ora nelle cronache dell'epoca, ed anche nei Vangeli, non si trova traccia di una eclissi solare, e neppure di un terremoto.

Si conviene allora di tradurre queste parole dal letterale allo spirituale, e si potrebbe/si dovrebbe leggere : "I mondi spirituali erano in un totale ottenebramento e pure tutta la Creazione materiale era in spasmodica attesa"

Su quella Croce, c'era crocefisso Gesù di Nazaret, figlio dell'Uomo. La Divinità in Lui si era ritirata, lasciando l'Uomo Gesù solo con la Sua Volontà ed in completa Consapevolezza. (come pure in molti anni della Sua Vita era semplicemente un uomo come tutti gli altri uomini, sempre però in completa consapevolezza nella Sua fede e nel Suo futuro destino)

Cosa sarebbe successo sulla Croce, se pure nella Sua Umanità fra gli atroci dolori, invece di pronunciare le ben note Parole : " Mio Dio, Mio Dio, perché Mi hai abbandonato! " non avrebbe invece tollerato  questa estrema e atroce condanna. 

Negli ultimi respiri terreni disse queste Parole : "Padre, nelle tue mani affido il Mio Spirito"

Aggiungendo : << E' COMPIUTO! >>   

Queste Parole "E' compiuto" sono il vero Arcano. Che cosa significano? Era dunque consapevole della sorte che gli era promessa o riservata? Doveva assolvere ad un compito molto preciso?

Quindi si può pensare che il Discepolo Giuda Iscariota non era poi il traditore che tutti conosciamo, che per soldi ha tradito Gesù.
Perché le Parole di Gesù : << Giuda, quello che devi fare, fallo presto! >> avevano un loro significato preciso, e Giuda conosceva assai bene il suo Maestro e sapeva che leggeva nei suoi pensieri. (*)

Si legge poi nell'Evangelo di Matteo, che alla morte di Gesù, la Cortina del Tempio, che separava il Santissimo dal resto del Tempio, e che solo il gran Sacerdote, il speciali occasioni poteva oltrepassare, "si squarciò dall'Alto verso il basso" significando che il Santissimo era da quel momento a tutta l'Umanità accessibile. (Matteo 27: 51)

Dopo tre giorni dalla morte avviene la Resurrezione di Gesù Cristo Figlio di Dio.
(Resurrezione che non è risuscitazione)

    (*)  Ma cosa passava nella mente a Giuda?

Secondo me, Giuda è il simbolo dell'uomo che "vede" (i miracoli) e "non ascolta" (la Dottrina del Maestro) e perciò per il grande desiderio di fare conoscere la Divinità del suo Maestro, pensa di trovare il modo, attraverso le guardie del Tempio che vogliono arrestare Gesù. Immaginava che quando sarebbero arrivati, il suo Maestro li avrebbe dispersi come la pula al vento, rivelando cosi la potenza della Divinità.
Ma quando Gesù, come un agnello si è lasciato prendere in consegna, grande è stata la sua disperazione!
Giuda non era certo un traditore, specialmente per denari, si sa attraverso opere di Mistici che era un commerciante di pentolame, ed era colui che gestiva la cassa del gruppo degli Apostoli.

Ripeto che una mia personale riflessione, senza volere nessuna ragione.





                                                         






Una persona che stimavo molto (non c'è più) usava dire piuttosto spesso che uno dei nostri difetti più pronunciati è quello di "voler insegnare il mestiere a Dio". Gli spieghiamo ciò di cui abbiamo (giustamente secondo noi) bisogno, le cose da sistemare, come si deve comportare, etc.

Non so se si può adattare alla riflessione che hai proposto, a me sembra che ci stia: Giuda voleva costringere il Signore (visto che non faceva quello Giuda che riteneva andasse fatto) a fare delle cose, in buona sostanza a mostrarsi. Giuda ha usato un'astuzia che, dal punto di vista umano, poteva funzionare: o Gesù si salvava la vita mostrando la Sua divinità o moriva.

Purtroppo Giuda non aveva capito molto del messaggio di Gesù (come probabilmente anche gli altri discepoli e anche, sicuramente, il sottoscritto) e ha voluto forzare la mano. Da un certo punto di vista si è anche assunto una responsabilità importante, ha avuto iniziativa. Voleva salvare i suoi "fratelli" dalla prepotenza romana, era certamente un rivoluzionario. Probabilmente anche coraggioso. Pur tuttavia le cose giuste vanno perseguite agendo rettamente altrimenti diventano sbagliate. E Giuda si era già inoltrato su questa strada: era un ladro e anche se rubava per una giusta causa rubando squalifidava sè stesso e pure la causa. La tentazione si riveste di buone ragioni e agisce con diabolica astuzia. Ma quello che ha "fregato" irrimediabilmente Giuda è stato il credere di sapere come stanno le cose e come vanno fatte le cose. Di saperne di più di uno che risuscitava i morti! E' uno dei tanti modi nei quali agisce la tentazione: un passo alla volta, prima una suggestione di un pensiero magari audace addirittura spregiudicato ma tendente ad una giusta causa. Rivestito,  come detto, di buone ragioni. Piano piano si costruisce un piano d'azione: sì certo la coscienza ci avverte che non è proprio una cosa ben fatta ma è per un fine meritevole.........

Insomma la faccio breve: Giuda è una vittima del nemico. Come Pietro.......

E' tuttavia così grande la misericordia divina, secondo me naturalmente, che se Gesù tornasse ad incarnarsi amerebbe Giuda come un adorato primogenito. E Pietro sarebbe un altrettanto adorato secondogenito......
#38
Tematiche Spirituali / Re: Piccola proposta di una nu...
Ultimo messaggio di Luther Blissett - 28 Marzo 2026, 22:09:34 PM
Traggo alcune appercezioni da un mio sogno di questi giorni, sogno ridicolmente assurdo come è logico che sia, ma che mi ha riempito nonostante tutto di inatteso buonumore.
Ho sognato, tra l'altro... il capo della Spectre dei film di 007 :) e precisamente la divertente scenetta con il particolare memorabile del suo braccio mentre accarezzava il gatto.  E altre cosine che è meglio che non vi racconto.
Al risveglio mi è venuto inevitabile immaginare di poter estendere a tutti i grandi criminali della storia umana quel gesto gentile di accarezzare un gatto. Nessun mostro può essere così mostro da uccidere soltanto.  Anche il mostro di Firenze avrà avuto un animaletto da accarezzare, e un pensiero gentile, ne sono certo.
Ma inevitabilmente la mente corre troppo e arriva sùbito al vertice.
Non sappiamo se Esso coincida con la Natura stessa, ma mi sa di averlo forse sognato  come un gorgo con due spirali vorticanti embricate e contrapposte, una verticale e l'altra vorticale, ossia una verso il vertex e l'altra verso il vortex. Essendo nonpersona, non lo si deve chiamare per  nome. Ma Esso non è un nome, è solo un pronome per additarlo.
La Natura o Esso o quel che sia hanno generato la vita, scomodando infinite creature destinate invariabilmente tutte alla morte.
Soltanto Esso sa uccidere soltanto.
Non è essenziale che per uccidere debba prima aver creato le creature da uccidere, anzi è anche peggio, Esso crea per poi uccidere.
Se una persona avesse così tanto potere da far questo, noi la considereremmo un mostro orribile. E lo è, indubitabilmente.
Per fortuna, nessuno al mondo è così, e nessun criminale nemmeno è così.
E se spuntasse fuori un umano capace di tanto, si capirebbe sùbito che si tratterebbe di un caso psichiatrico.
Solo Esso è così, non ha rivali in tutti gli universi.
Però è vero, a pensarci bene, Esso crea ognun altro migliore di se stesso!
E ad esempio tutti noi umani siamo migliori di lui, senza eccezione.  Esso riempie gli universi di esseri migliori di lui.  Esso riempie i cosmici secchi di vite perdute per poi gettarle nel nulla.
Esso è incredibile come creatore, è paradossale come un essere così spregevole generi in fondo sempre creature tutte migliori di lui.
E addirittura, come sottoprodotti delle sue sgraziate creazioni, Esso non genera soltanto creature incoscienti, ma sia pur raramente genera addirittura creature dotate di coscienza cosmica, come ad esempio il nostro Dio minore e insieme a Lui noi stessi Suoi derivati.
Non dobbiamo meravigliarci di riconoscerci, noi umani, tutti migliori di Esso: lo siamo anche per il semplice fatto tecnico che siamo persone, e solo le persone hanno quella speciale fragilità tipica dell'esser persone: da quella speciale fragilità deriva la nostra necessità di morali ed etiche.
Noi tutti siamo persone, Esso non lo è, quindi da una nonpersona possono venir create creature non soltanto sensibili ma persino Persone, questa è una constatazione che ritengo non soltanto di sapore teolistico, ma con cui chiunque dotato di logica dovrebbe concordare.
Certo, alla luce del teolismo, essere stati creati persone da una nonpersona, è in fondo un difetto e non un pregio, agli occhi di Esso, se Esso avesse gli occhi.
Ma per fortuna Esso è solo un cieco gorgo, energia che gira a vuoto generando a casaccio, e sia pure per caso, alla lotteria in cui consiste la vita, sono usciti i nostri numeri.
#39
Tematiche Culturali e Sociali / Re: Chiediamolo all'Intelligen...
Ultimo messaggio di Aspirante Filosofo58 - 28 Marzo 2026, 21:25:26 PM
Citazione di: Luther Blissett il 28 Marzo 2026, 20:18:33 PME Giuseppina ti fa questo pure aggratis  :) , meglio Giuseppina che una cartomante  :D
👍👍👍
#40
Tematiche Culturali e Sociali / Re: Chiediamolo all'Intelligen...
Ultimo messaggio di Luther Blissett - 28 Marzo 2026, 20:18:33 PM
Citazione di: Aspirante Filosofo58 il 28 Marzo 2026, 08:55:30 AMQuindi, per questo genere di lavoro, credo che Giuseppina (io chiamo così l'IA) sia da tenere in considerazione, anche perché dubito che un umano risponda tranquillamente a tutte le domande che ho posto. A volte avere dei sentimenti complica tutto. 
E Giuseppina ti fa questo pure aggratis  :) , meglio Giuseppina che una cartomante  :D