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Attualità / Re: 25 aprile, la festa indegn...
Ultimo messaggio di niko - 11 Maggio 2026, 01:32:49 AM
Citazione di: InVerno il 10 Maggio 2026, 20:17:05 PMQuest'anno la Germania manda gli Heils all'eurovision, pare faranno proprio una canzone per ricordare Stalingrado e lo sforzo sovietico!


Continua pure a fare il pagliaccio se ti diverte, e a postare scenette in inglese che probabilmente divertono solo te e il cui nesso con tutto il resto del discorso comprendi (eventualmente ::) ) solo tu, ma quello che e' successo e' obbiettivamente gravissimo e indicativo di come sta messa complessivamente questa "europa" come livello di autocoscienza della sua stessa storia, e di civilta'; addirittura inizialmente nel giorno della commemorazione della vittoria in Germania volevano vietare direttamente la bandiera nazionale Russa, poi e' passato "solo" il divieto della bandiera di guerra sovietica...

La tua "bella" Europa, caro il mio collagista di scenette satiriche anglofone, e' un mondo alla rovescia, un eterno carnevale della ragione, dove alla commemorazione della sconfitta del nazismo, e' benvenuta ("naturalmente"...) la bandiera ucraina, che all'epoca dei fatti commemorati "incodentalmente" fu nazista, e stato satellite del nazismo, e generosa fornitrice di alcune truppe direttamente naziste, e di altre truppe nazionali, comunque alleate col nazismo; e non e' benvenuta la bandiera della  Russia, che diede in sacrificio una intera generazione di di giovani e adulti, per debellare dal mondo il nazismo nella sua forma storica particolare, e cosi', con cio', contrastare localmente e temporalmente il capitalismo e la societa' borghese, che, come soluzione compatibile alla sua inevitabile crisi, ciclicamente, il nazismo o qualcosa di simile, puntualmente produce, essendone radice latente.

Nella festa del nostro Ultimo Carnevale, nel bagliore residuale del nostro tramonto, i vinti, nel senso sia della radice che della pianta, si sono atteggiati per cinque minuti da vincitori.

I loro cinque minuti di gloria. A cui tu ti unisci. E io, orgogliosamente no.

Chiunque, puo' comprendere perche' la bandiera dell'equiparazione carnevalesca dei simboli sovietici e nazisti, la bandiera tarocca della ruota della fortuna, laddove vinti e vincitori si invertono, sia fischiata e allontanata, in una piazza italiana antifascista. Chiunque, ci puo' arrivare.

Poi dopo esserci arrivati, concordare, e' una questione di sensibilita' individuali. 

O nel migliore dei casi... politiche.  ;)



#82
Il Peso del Vivere / IL SENTIMENTO DEL DOLORE
Ultimo messaggio di Visechi - 10 Maggio 2026, 23:39:12 PM
"Non hai ancora imparato che la Prosperità, il Piacere e il Successo possono essere di grana grezza e di fibra ordinaria, ma che il Dolore è la più delicata di tutte le cose create. Non c'è nulla di vivente nell'intero mondo del pensiero o dell'azione in cui il Dolore non vibri in un pulsare terribile, per quanto squisito"
"Dove è il Dolore dimora il suolo è sacro."
"Capisco ora che il Dolore, essendo l'emozione più alta di cui l'uomo è capace, è allo stesso tempo il modello e la riprova di tutta la grande Arte. Quello che l'artista cerca incessantemente è quel tipo di esistenza in cui il corpo e l'anima sono una cosa sola e indivisibile, in cui l'esterno è espressione dell'interno e la forma è rivelatrice"
"Dietro la Gioia e il Riso può esserci un'indole rozza, dura e insensibile. Ma dietro il Dolore c'è sempre il Dolore. La Sofferenza, diversamente dal Piacere non porta maschera."
"Ho detto che dietro al Dolore c'è sempre il Dolore. Sarebbe ancor più saggio dire che dietro al Dolore c'è sempre un'anima. E schernire un'anima sofferente è una cosa tremenda; nelle vite di coloro che lo fanno, la bellezza è assente."
"C'è dell'altro nel Dolore: c'è una realtà intensa e straordinaria."
 
"Ma se, dopo la mia scarcerazione, un mio amico avesse un dolore e si rifiutasse di farmelo condividere, proverei una grande amarezza. Se mi chiudesse in faccia la porta della casa del Dolore, tornerei più e più volte supplicandolo di farmi entrare, per poter condividere quello che ho diritto di condividere. Se egli mi ritenesse indegno, inadatto a piangere con lui, la reputerei l'umiliazione più cocente, il modo più terribile di umiliarmi. Ma ciò non avverrà. Ho diritto di condividere il Dolore, è colui il quale può guardare la bellezza del mondo e prendere parte al suo dolore, e comprendere in parte il miracolo di entrambi, è in contatto immediato con le cose divine, ed è arrivato vicino al segreto di Dio meglio di chiunque altro."
 
Oscar Wilde anche quando scriveva la lista della spesa non riusciva a fare a meno di "fare" letteratura. De Profundis, ovvero intensa lettera dal carcere al suo amante Bosie, Alfred Douglas, un viaggio nel profondo, una voce che erompe dal fondo occulto della sua anima.
 
Qualcuno affermava che scrivere è un po' compiere un viaggio nel profondo, un viaggio – aggiungo io – con gli occhi bendati e le orecchie ottuse, ma pure, in questa cieca ottusità visiva ed uditiva, qualcosa ti tocca, qualcosa lo si percepisce. Nello scritto restano avvinghiati, rappresi e sintetizzati, seppur soffusamente, uno o più momenti di discesa agli inferi. Attimi, momenti, che svaniscono quando la penna è poggiata, quando si è concluso il compito di trasferire su carta i vagiti che provengono dall'intimo. Scrivere significa trasferirli in forma afasica, come un sussulto, come un transito di materia impalpabile che rassegna parte in-essenziale dell'urlo che promana da quel fondo buio ove il canto si mescola al lamento, e la danza è un mesto oscillare fra i bordi che delimitano il nostro gioire e il nostro patire. Scrivere è forse il limine.
Lo scritto, qualsiasi scritto, trasferisce soltanto la risonanza di quell'urlo, portando con sé il calore ghiaccio di quel che ribolle nell'intimo. Non vi è catarsi nello scrivere. Le parole in sé non allietano, non alleviano, non alleggeriscono, al limite danno solo un minimo sfogo a quel che si sente ma che in definitiva non si comprende. È come riordinare una stanza resa caotica da un refolo di vento impertinente, alla fine del riassetto, scorgi che la stanza è ancora nel Kaos, perché non è come la vorresti tu, come il daimon ti suggerisce debba essere. Noi permaniamo in questo conflitto che esacerba Anima - tutto l'essere -, che ci trascina. Ma questa – dico io – è la vita, che ci piaccia o no. Siamo dannati a viverla
#83
Attualità / Re: 25 aprile, la festa indegn...
Ultimo messaggio di InVerno - 10 Maggio 2026, 20:17:05 PM
Citazione di: niko il 09 Maggio 2026, 10:27:28 AMA degna conclusione di tutta questa discussione: la bandiera di chi ad oggi vorrebbe vietare, e censurare la gloriosa bandiera di guerra sovietica alle celebrazioni del 9 maggio in Germania
Quest'anno la Germania manda gli Heils all'eurovision, pare faranno proprio una canzone per ricordare Stalingrado e lo sforzo sovietico!
#84
Spiritualità e Tradizioni / Messa alla prova del proprio o...
Ultimo messaggio di Anello Verde - 10 Maggio 2026, 15:13:17 PM
In questo post proponiamo un altro estratto dell'articolo di Giovanni Ponte  "Questioni pratiche". (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo).
Ma non ci soffermeremo ora su tale aspetto del nostro argomento: ci accontenteremo di osservare che, in ogni caso, in mezzo alle innumerevoli forme di confusione e di contraffazione che ci circondano, simili questioni richiedono, per ciascuno, l'impegno di tutto il discernimento possibile; discernimento che può essere preventivamente acquisito soltanto mediante un assentimento non superficiale alle dottrine tradizionali, ed una capacità di trarne praticamente le conseguenze e le applicazioni.
Ciò significa anche che, specialmente in un ambiente sfavorevole come l'attuale, occorre affrontare una fase preliminare di ricerca più o meno lunga, con eventuali periodi d'attesa connessi alle circostanze, e con possibili momenti di scoraggiamento ben comprensibili, benché in fondo non giustificati se si considera che ogni essere incontra necessariamente tutto ciò che corrisponde alla sua natura più profonda. In questa fase, in cui l'individuo solo mentalmente ha cessato d'essere un "profano", è naturale che egli senta il bisogno di qualcosa di più, che gli manca; e la sua posizione è certo estremamente delicata e importante, decisiva quale messa alla prova del proprio orientamento interiore e quale dimostrazione della propria aspirazione autentica: infatti, è soltanto allora, quando si esce da un piano puramente discorsivo e teorico per venire a contatto con cose che possono intaccare subito decisamente il proprio modo di vita, anche in aspetti apparentemente secondari ma inesorabilmente concreti, è allora, diciamo, che si vede chiaramente se l'aspirazione era soltanto immaginaria, o se era invece tanto autentica e profonda da trascinare con sé una vera e propria "conversione", almeno iniziale, della propria individualità.
D'altra parte, tale "conversione" (nel senso pieno del termine greco metanoia) comporta una subordinazione di tutti gli elementi dell'individualità stessa, in funzione della via da perseguire, destinata a condurre alla loro cancellazione ed estinzione, o, per meglio dire, all'estinzione del loro aspetto illusorio e "separativo" rispetto alla realtà sopra-individuale che ne è il principio. Peraltro, fin dai primi passi di una ricerca uscita da un ambito soltanto teorico ed immaginario, vi sono da attendere delle reazioni dovute al presagio di quella estinzione, la quale costituisce propriamente la "morte iniziatica".
In particolare, le più diverse componenti psichiche, gli impulsi dell'autoaffermazione, i contenuti sentimentali connessi a determinati legami, le tendenze istintive a trovar appoggio e sicurezza in forme e modi innumerevoli di adesione all'ambiente sociale e familiare, inevitabilmente susciteranno dei contrasti interiori, quasi a neutralizzare in qualche modo la temibile efficacia del principio ordinatore apparso dapprima sul piano mentale e nel risveglio dell'aspirazione iniziatica.
A questo proposito, si possono presentare casi assai diversi, a seconda delle caratteristiche individuali e delle difficoltà esteriori, che, quantunque presenti nel loro ordine di realtà, sono anche molto spesso delle specie di pretesti utilizzati per giustificare, anzitutto di fronte a se stessi, il fatto di non voler affrontare certe cose.
Così, una paura istintiva iniziale è bensì del tutto naturale, tanto che in mancanza di essa si può persino dubitare che l'aspirante alla via di realizzazione si sia reso conto minimamente di ciò che quella via comporterebbe per lui; ma, in certi casi, quella paura può diventare tanto smisurata da sbarrare completamente la strada, manifestandosi addirittura in una sorta di fobia per tutto ciò che potrebbe forse aiutare ad avanzare nella propria ricerca. In questi casi, nonostante le giustificazioni più diverse alle quali ci si attacca per spiegare la propria attitudine, la componente irrazionale di fondo è senza dubbio predominante. E, se è vero che c'è qualcosa che spaventa nell'intraprendere una via di realizzazione, dovrebbe pur essere evidente che lo stato del "profano", per sua natura estremamente instabile e malsicuro, è assai più "pauroso" di quello di chi è in qualche modo ricollegato a ciò che sta al di là del dominio della paura.
Ma quanto può giovare una simile elementare riflessione quando si ha a che fare con certe pesanti barriere che si frappongono alla necessaria chiarezza intellettuale?
#85
Spiritualità e Tradizioni / Re: Theolism Essentials For Du...
Ultimo messaggio di anthonyi - 10 Maggio 2026, 13:17:44 PM
Citazione di: iano il 10 Maggio 2026, 10:35:07 AMMa cosa cambia se in questa frase scambiamo il termine fede con quello di ragione?

Chiamiamoli come vogliamo, Dio, Esso, Natura, ma per me la sostanza  è che abbiamo a che fare con due irriducibili, colui che osserva e colui che viene osservato, e nella misura in cui poniamo fede in uno dei due, a quello cerchiamo di ridurre ragionevolmente l'altro.


Non é questione di definizioni, iano. In realtà volendo approfondire io sosterrei addirittura che nella stessa fede c'é una componente importante di ragione che agisce nella psiche per determinare la fede.
Ma il mio punto é un altro, ed é un punto di fondo. Sostenere una razionalità che si contrappone al contenuto di fede, e vuol sostenere da sola un'idea inerente la religione, vuol dire sostenere un'idea di pensiero forte, e l'esperienza ci dice quanto possa essere pericoloso il pensiero forte.
Nel linguaggio di jacopus si genererebbe una scissione.
L'idea, invece, di un equilibrio tra i due concetti porta a un pensiero debole, dubitativo, ma meno rischioso.
#86
Riflessioni Filosofiche / Re: Secondo taccuino sulla tra...
Ultimo messaggio di Adalberto - 10 Maggio 2026, 12:25:13 PM
ecco cosa avevo trovato stimolante nell'intervento di Jacopus 

....vorrei citare B. Croce secondo il quale ogni riflessione sulla storia (e sulla storia del pensiero) è una riflessione attualizzata rispetto ai problemi dell'attualità e pertanto non esiste una "interpretazione autentica" e "oggettiva", specialmente sulla tragedia delfica, su cui c'è una letteratura sterminata da due millenni.

Il mio è ovviamente un gioco per provare a mettere insieme degli indizi e chiedere "cosa sarebbe accaduto se..." oppure "perché è accaduto, ciò che è accaduto". Ma sono anche consapevole che la tragedia delfica si presta a molteplici interpretazioni, compresa quella del Phyrosphera.

L'attualità di quella tragedia, secondo questa mia visione, non sta tanto nel tentativo di cristianizzarla, ma in un processo più profondo, che è uno dei miei daimones. Ovvero la lotta dialettica fra una visione del mondo "scissa", perché c'è sempre un gioco non a somma zero, un vincitore e un vinto e una visione del mondo integrata, che sfocia nella tragedia, proprio perché il pensiero "scisso" è più potente. Ed è proprio così, visto che la sua potenza è la "technè".
Rinunciare alla technè significa rinunciare al pensiero scisso, e ritrovare l'unità del symballein, grazie all'accettazione stoica dell'unus et multi in me.
Nella filosofia greca esistono almeno due diversi tipi di violenza "l'A-dikema" e "l'Ha-Martema". La prima è quella che stabilisce senza dubbi chi è il colpevole e qual'è la pena : è la posizione di Creonte. In essa convivono il basileus e il tyrannos, ma la consapevolezza di quella doppia presenza viene rimossa. Nell'Ha-martema, avviene il di svelamento di quella doppia presenza ed Edipo pur piagato e cieco sopravvive.
Non vi è il sacrificio completo di Amleto o anche di Antigone. In questo credo che vi sia la differenza fra Edipo e il pensiero cristiano. La salvezza avviene sulla terra, a patto di riconoscere il fatto che l'uomo è doppio, frutto del dya-ballein. È solo riconoscendosi in questa molteplicità riesce a riconnettersi con il tutto (sym-ballein), evitando di scinderlo nuovamente nel duello tipicamente religioso (e nuovamente scisso) fra il mondo fisico e quello metafisico.
Infine sia chiaro che anche il cristianesimo non promuove esclusivamente una visione scissa (ad esempio la visione integrata è presente nel @chi è senza peccato scagli la prima pietra). Si tratta di scovare indizi e tracce di una storia del pensiero che è molto intrecciata e costruita tramite relazioni, furti d'autore e improvvisi scarti.
#87
Riflessioni Filosofiche / Re: Secondo taccuino sulla tra...
Ultimo messaggio di Adalberto - 10 Maggio 2026, 12:19:40 PM
Troppo buono Jacopus, temevo di essermi allargato troppo sbrodolando fuori tema, tentando di allineare temporalmente le diverse forme di pensiero con le situazioni critiche che le hanno accompagnate, formate, forse partorite, non so. 
Mi incuriosiscono  le origini di quei pensieri/concezioni che poi migrano per secoli di qua e di là, stratificandosi per generazion, per poi trovarcele noi addosso, tutte intrecciate.  Poi ci tocca, nel corso della nostra esistenza, tentare di sbrogliarne la matassa, in quanto quelle sedimentazioni riecheggiano continuamente nelle diverse componenti evolutive del nostro cervello e della nostra carne, fino a costruire un sistema di coscienza, che alla fine riconosco plurima, mutevole e instabile nella sua continua ricerca di equilibri dinamici. Vederci poi delle analogie - vero o presunte - nell'evoluzione delle età personali o storiche è gioco curioso.Così sento il  bisogno di vedere e ricordarmi da dove nascono queste concezioni, per evitare di crederli concetti indipendenti  che possano svolazzarmi via come giochi di parole. verso non so quale cielo.
Mi permetto allora di copiare e incollare qui sotto una parte del tuo testo dell'altro giorno  che poi è anche quello che mi ha spinto a scrivere qualcosa.


Collegandomi a quello che dice Lou, non so se sia per il tipo di scrittura che abbiamo adottato dalle nostre parti,  però quella scissione che noi interpetiamo come frattura, come suddivisione di una moneta in due, come la genesi di concetti opposti che leggiamo nei racconti biblici, altrove viene letta diversamente. Nel pensiero estremo orientale (ma forse non solo) prevale l'interpretazione del procresso di contrapposizione, più che la sua concettualizzazione estremizzata, polarizzata.
Lì, con modalità diverse da qui, è stato valorizzato il  mutamento ininterrotto, la trasformazione e la metamorfosi.
Non che questa concettualizzazione eviti i conflitti, giacchè l taoista Sun Tzu era uno stratega militare. però il non sostare troppo nell'ambiente mentale mediterraneo forse aiuta a disancorarci un po'  dalla nostra  propria individulità personale o culturale. Che comunque accetto come fondativa e, nel caso, provo a difenderla, contraddicendomi.
#88
Spiritualità e Tradizioni / Re: Theolism Essentials For Du...
Ultimo messaggio di Lou - 10 Maggio 2026, 11:42:45 AM
PS - il secondo messaggio di @iano con l'argomentazione lo leggo solo ora.
#89
Spiritualità e Tradizioni / Re: Theolism Essentials For Du...
Ultimo messaggio di Lou - 10 Maggio 2026, 11:19:00 AM
Citazione di: anthonyi il Oggi alle 08:56:13 AM
"In effetti il concetto di "fede", io non lo vedo come antitesi alla razionalità, ma come un completamento per i limiti della razionalità."
Citazione di: iano il 10 Maggio 2026, 10:35:07 AMMa cosa cambia se in questa frase scambiamo il termine fede con quello di ragione?

Cambia il livello e il senso!

Mi auguro lo si riscontri.

Sto giochino degli scambi di parola, per me, lascia il tempo che trova, non sono proposizioni equivalenti  dal punto di vista del significato.
#90
Spiritualità e Tradizioni / Re: Theolism Essentials For Du...
Ultimo messaggio di iano - 10 Maggio 2026, 11:14:15 AM
Citazione di: iano il 10 Maggio 2026, 10:35:07 AMChiamiamoli come vogliamo, Dio, Esso, Natura, ma per me la sostanza  è che abbiamo a che fare con due irriducibili, colui che osserva e colui che viene osservato, e nella misura in cui poniamo fede in uno dei due, a quello cerchiamo di ridurre ragionevolmente l'altro.
Ci ho ripensato. Ecco la nuova versione.

Chiamiamoli come vogliamo, Dio, Esso, Natura, ma per me la sostanza  è che abbiamo a che fare con due irriducibili, colui che osserva e colui che viene osservato, e nella misura in cui poniamo fede in uno dei due in modo esclusivo, a quello cerchiamo di ridurre irragionevolmente l'altro.

Ma ci potrei ripensare ancora, ma in ogni caso la mia teologia si riduce a così ben poco.
Tutto il resto, e non è poco, e tutto ciò che da questi due si produce.
A questo tanto ulteriore,  che tanta meraviglia desta, per i suoi modi di  presentarsi come non necessari, non vorrei porre altri vincoli, e il suo presentarsi come non necessario deriva dal fatto che non necessario propriamente è.
Se indirettamente vogliamo risalire a ''quei due'' possiamo provare a ricercare ciò che nella diversità del suo presentarsi permanga.
In ogni caso non è per questa indeterminatezza nel presentarsi che dobbiamo temere l'annichilamento della realtà scambiandola per il mondo/modo in cui la viviamo, in quanto arbitraria creazione, ma che per quanto arbitraria rimane vincolata a quei due di cui sopra.
Non poniamoci dunque vincoli ulteriori, e liberiamo tutte le  potenzialità creative, dando la stura ad ogni meraviglia, che col tempo e l'abitudine diverrà ogni volta il nuovo mondo in cui viviamo, nella sua ''ovvietà'' rinnovata.
Rimarrà alla fine la sola meraviglia di come con Essi, con così poco, si possa produrre così tanto, uno, due, e cosi via....
Godiamoci la vita non perchè è breve, ma perchè breve non significa nulla.