Un sandwich, con dentro un paio di versi spagnoleschi

Aperto da Luther Blissett, 25 Gennaio 2026, 20:25:37 PM

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Luther Blissett

Ho dovuto rendermi conto dell'influsso che ha avuto sulla mia scrittura la superpagina metapsicotica dell'artista Gian Pio Torricelli, dal titolo "Coazione a contare" , di cui ho parlato qui:
https://www.riflessioni.it/logos/index.php/topic,5641.0.html
 
Il suo influsso mi è stato evidente soprattutto nel libro che scrissi appositamente per Cecilia.
Quel libro, a cui avevo dato forma satirica di Tesi,  trattava degli stati di coscienza alterati, ed era anche scritto in stati di coscienza alterati: alternava ad essi momenti lucidi che fungevano da connettori esplicativi, mentre logicamente in stato lucido era curato l'apparato di note e la bibliografia finali.   Le consegnai quel libro, scritto nel 1991, soltanto dopo molte esitazioni  e molto tempo dopo la sua stesura, data l'estrema suscettibilità  di questa studiosa.  Per precauzione e per avere suggerimenti, lo feci prima leggere, tra gli altri, al mio prof e a Liverziani.
Il mio prof mi consigliò di dare una veste tipografica migliore a quella catasta di fogli dattiloscritti e mi propose di rivolgermi a un editore di nicchia, per far divenire quel mucchio di fogli un vero e proprio libro.     Mi disse pressappoco così: "-Non puoi consegnare a una donna 'elettrica' come lei  un mucchio di carte in quel modo, anche se capisco che tu volevi evitare una confezione troppo formale, per questo ti suggerisco di rivolgerti a un editore di nicchia, che farebbe sì che tu così pubblicheresti ma senza troppo  clamore, e faresti divenire quel libro un vero libro, poiché se tu le porti tutto quel casino di fogli in quel modo, diventa ancora più probabile che non ti leggerà nemmeno."  E fu così che mi consigliò di proporre il mio libro alla casa editrice "Sensibili alle foglie" di Renato Curcio.   È quello che feci, ma poi Curcio decise di non pubblicarlo, dato che lo ritenne estraneo alla linea editoriale.  E alla fine finii per consegnare a Cecilia il mucchio selvaggio di quei fogli così com'era.  Per fortuna , lei accettò comunque il libro, sia pure con qualche perplessità (ma io contavo parecchio sulla sua estrema curiosità), e lei effettivamente finì anche per leggere compiutamente  il testo, da cui trasse poi, com'era prevedibile,  tanti nuovi spunti per ulteriori magnifici duelli.
 
Traggo ora da quel mio libro (modificato) un frammento  con due versi , per dirla con Torricelli, "di sapore namadico", due versi tra parentesi donchisciottescamente spagnoleschi, tra due strati di stralunata lucidità, come dentro un sandwich:
 
"Della pertinenza, o proprietà, del Nilo.
---Questa zolla di fango del Nilo un giorno sarà tua (disse un verme al figlioletto)
---Ci ameremo su questa nostra pallina di sterco che rotola nel Nilo (disse uno scarabeo sacro all'amichetta dalle èlitre lucenti come un angelo serafino)
---Un uccello e la sua compagna allegri cinguettavano contemplando la riva del Nilo di cui eran padroni
(El viento sonaba como Schönberg con la copas de los árboles/
Acordándose con los pàjaros que cantaban como siempre.)
---A quella riva si approssimò il coccodrillo proprietario del Nilo
---E c'era pure un castello da cui un re rifletteva sul suo regno, il Nilo
E un fantasma fuggito dall'incube di un folle, né verme, né insetto, né uccello, né rettile, né uomo,
si disse nell'ombra che gli faceva il mondo nel suo biancore: il Nilo è mio!
L'ineffabile, l'arrheton, l'inaccalappiabile dai predicati razionali, sottraendosi all'etichetta collosa di un nome, ne genera una intera collezione."
 
Se certe volte mi viene da scrivere così, addosso tutta la colpa a Torricelli :)
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