(http://4.bp.blogspot.com/-5TOJ08CqPUU/Vadp7J-c4hI/AAAAAAAAMBE/kw0XAoKsxdA/s1600/invecchiamento.png)
Senescenza e invecchiamento non sono sinonimi: la senescenza è connessa con il periodo più tardivo dell'invecchiamento, corrisponde alla vecchiaia o senilità.
La senescenza si conclude con la morte.
Ci sono persone che cercano di contrastare i segni del tempo che passa con massaggi, creme, lifting, altre, invece, accettano il cambiamento fisico come un evento naturale.
Il filosofo della politica e giurista Norberto Bobbio, morto nel 2004 all'età di 95 anni, in una intervista al quotidiano "Il Tempo" nel 1996 disse: "Alla mia età si vive un penoso momento esistenziale: ci si rende conto di aver poco tempo per fare le cose che si vorrebbe, e si è consapevoli d'essere ormai incapaci di farle in fretta. Il vecchio è consegnato al tempo lento. La memoria può mantenersi sveglia, ma la velocità di connessione procede al piccolo trotto".
Nel suo libro "De senectute" dice che la vecchiaia non è bella, non conduce alla saggezza, e i ricordi servono per ricostruire la trama della propria vita.
Nella nostra storia letteraria ci sono testi retorici per esaltare la virtù e la piacevolezza della vecchiaia, come il "De senectute" di Cicerone, scritto nel 44 a. C. all'età di 62 anni, e l'Elogio della vecchiaia, scritto da Paolo Mantegazza alla fine del XIX secolo. Tali libri fanno l'apologia della vecchiaia, la sdrammatizzazione della morte. Questa è considerata da Cicerone secondo il modulo classico del disprezzo della morte.
La vecchiaia è diventata un problema sociale, non solo perché è aumentato il numero dei vecchi, ma anche perché è aumentato il numero degli anni che si vivono da vecchi.Comunque il Covid sta aiutando l'INPS ed altri enti previdenziali.
Si dice che la vecchiaia non è drammatica ma purtroppo dura poco. Non la pensano così i vecchi malati, non autosufficienti. Essi, al contrario, credono che la vecchiaia duri troppo tempo.
Parlando con altri anziani ho capito che chi ha avuto una vita piacevole combatte per non morire, cerca il miglior ospedale, le migliori cure per prolungare la vita. Invece chi ha avuto una vita tribolata ed è malato ha voglia di finirla al più presto. Per curarsi gli va bene qualsiasi ospedale e qualsiasi cura, non pretende l'accanimento terapeutico.
Il vecchio soddisfatto di sé e il vecchio disperato sono due atteggiamenti estremi, entro i quali ci sono altri modi di vivere la vecchiaia: l'accettazione passiva, la rassegnazione, l'indifferenza, l'ostinazione a non voler vedere le proprie rughe, l'indebolimento fisico; o, al contrario, il distacco dai problemi quotidiani, il raccoglimento nella riflessione o nella preghiera.
La vecchiaia non è scissa dal resto della vita precedente: è la continuazione della vita precedente, dell'adolescenza, la giovinezza, la maturità. C'è il vecchio sereno e quello mesto, il soddisfatto giunto tranquillamente alla fine della vita, l'inquieto che ricorda i suoi sbagli; chi assapora la propria vittoria e chi non riesce a cancellare dalla memoria le proprie sconfitte.
La dimensione in cui vive il vecchio è il passato. Il tempo del futuro è per lui troppo breve perché si preoccupi di ciò che avverrà.
Nella rimembranza il vecchio che non ha malattie cerebrali ritrova sé stesso, la sua identità, nonostante i molti anni trascorsi, le tante vicende vissute. Nel ripercorrere i luoghi della memoria ti si affollano attorno i morti, le persone che hai conosciuto o amato e non ci sono più.
Aggiungerei ai testi citati
questo recentissimo che associa la decadenza senile al desiderio e risolve la senescenza nell'opera d'arte compiuta.
Interessante il parallelismo con l'adolescenza, focalizzando in entrambi i passaggi esistenziali il salto senza rete dalle certezze e sicurezze, rispettivamente, dell'infanzia e dell'età adulta. In tale superamento delle colonne d'Ercole, oltre i paesaggi noti e confortevoli, unica bussola il desiderio che riempie di significato ciò che sfugge alle certezze prestabilite.
Due età che, citando Proust, potremmo definire del tempo cercato e del tempo ritrovato. E nel desiderio liberato.
Grazie Ipazia per la segnalazione del libro di Francesco Stoppa. Lo acquisterò ! :)
"Laudator temporis acti se puero" (= lodatore del tempo passato quando egli era fanciullo) scrisse Orazio nell'Ars poetica (173. Il poeta scrisse la frase pensando alle persone anziane che non potendo far rivivere gli anni passati, vi tornano con la memoria. [size=78%]Orazio critica tale comportamento, perché denota in loro l'incapacità di accogliere le innovazioni, di adeguarsi al progresso. [/size]
La vecchiaia rende consapevole l'individuo che la maggior parte del suo cammino è compiuto.
Nel post precedente ho citato Paolo Mantegazza e il suo libro titolato "Elogio della vecchiaia". L'autore si liberava dal pensiero della morte con uno sbrigativo "Basta non pensarci. Perché farsi tormentare dal pensiero della morte ?".
[/size]Un noto imprenditore bresciano, Bruno Dall'Oglio, bravo poeta nel tempo libero, scrisse questo testo titolato [size=78%]"Voli di fantasie":
[/size]
"Resiste la mia vita, sta lì ad ali chiuse- come un gabbiano sazio – a farsi cullare dalle acque agitate degli anni.
Specchiandomi resto deluso da come mi vedo – e non me ne importa – perché l'io che ho dentro è un'altra cosa.
Ogni ragazza che passa sparge il suo fuoco – ed io ne vengo scottato.
Tante cose alla mia età fanno ancora gola – compreso l'amore – anche se poi non combino niente.
Non giudicatemi da quel che scrivo – ben altro fui nella vita – e vi racconto brano a brano".
Causa tempo scaduto nel post precedente, posto qui quel che è rimasto "inevaso".
Un noto imprenditore bresciano, Bruno Dall'Olio, poeta nel tempo libero, scrisse questo testo titolato "Voli di fantasie":
"Resiste la mia vita, sta lì ad ali chiuse -come un gabbiano sazio- a farsi cullare dalle acque agitate degli anni.
Specchiandomi resto deluso da come mi vedo -e non me ne importa- perché l'Io che ho dentro è un'altra cosa.
Ogni ragazza che passa sparge il suo fuoco, ed io ne vengo scottato.
Tante cose alla mia età fanno ancora gola -compreso l'amore- anche se poi non combino niente.
Non giudicatemi da quel che scrivo -ben altro fui nella vita- e vi racconto brano a brano".
Ma la vita che rallenta ti offre comunque un'ultima occasione. Forse la più generosa da quando sei nato.
Perché proprio quella vita ormai agli sgoccioli allenta finalmente la presa su di te.
Ti stai liberando della vita! Di tutte quelle pulsioni, quei desideri, piaceri, che ti hanno condizionato.
Se lo accetti, che il gioco ormai sta finendo, se non brami un ritorno impossibile a quello che fosti, perché sarebbe come rinnegare ciò che ora sei, allora ti si offre la preziosa occasione.
L'occasione che hai in realtà sempre avuto, ma che era difficile da cogliere tanto eri coinvolto nel flusso della vita.
Ora ti è più facile coglierla.
E i morti che ti si affollano attorno son più vivi dei vivi.
Cit. - Il filosofo della politica e giurista Norberto Bobbio, morto nel 2004 all'età di 95 anni, in una intervista al quotidiano "Il Tempo" nel 1996 disse: "Alla mia età si vive un penoso momento esistenziale: ci si rende conto di aver poco tempo per fare le cose che si vorrebbe, e si è consapevoli d'essere ormai incapaci di farle in fretta. Il vecchio è consegnato al tempo lento. La memoria può mantenersi sveglia, ma la velocità di connessione procede al piccolo trotto". Pur essendo ancora ben distante dall'età di Bobbio ne condivido il pensiero, salvo per l'uso del termine "penoso" e tuttavia ammirato per l'altro – connessione – non solo per l'aderenza del filosofo ai nuovi tempi (informatici).Penso che molti, giunti a una certa età o avute avvisaglie della fine dei tempi (riferiti al singolo) cerchino in diversi modi di adeguarsi, stante che l'accettazione è la risposta energeticamente meno dispendiosa, sovente formalizzata in un testamento o ultime volontà.Ricordo che Massimo Troisi individuò il suo compimento nel film "Il postino" per il quale dette tutto se stesso, riuscendo a terminarlo poco prima della fine. Tuttavia ci sono compimenti che non mi convincono, quelli delle personalità politiche in primo luogo, tenacemente aggrappate alle loro posizioni, e quelli di chi ha troppo più del necessario. Nella dimensione del mio piccolo karma (cfr. Carlo Coccioli) i compimenti che prediligo son quelli artistici (rispettando al massimo grado chi, vivendo un grande karma, propenda per quelli umanitari) così che aspirerei a terminare la stesura dei miei cinque romanzi (due completati e tre iniziati), intervallandoli con poesie, prose, raccontini e riflessioni che sto man mano pubblicando gratuitamente nel mio blog, con ciò pagando il debito con l'ispirazione cui devono/devo tutto.Ringraziando l'amico Doxa per la discussione proposta, Ipazia per il suggerimento letterario (dal quale ho tratto lo spunto per un approfondimento a venire), Bobmax per il suo sottile sense of humor, concludo con una mia poesia in tema. Se ti guardi attorno man man che scorre il tempo,ti vien da riprender in mano il pennel col quale d'ogni maggiore evento, al par del breve lampo,ponesti nella tela la sua traccia mentale. Sbiadiscono con l'anni i color e la sostanza,il baldo giovinotto s'incurva ed è sconfittosì che costretto deve richiuder la sua stanza e tolto il paradiso rimirar il soffitto. Le piccole creature sortiscon da fessure,alcune per l'agguato distendono la telaaltre seppure in volo si posson dir sicure.Il gioco della vita svolgendosi rivela la sua crudele legge mai venuta meno:perché possa sbocciare il fiore delicato,perché possa godere l'amata dell'amato,quel che un giorno sorse ritorna nel terreno. Un dì nel cuor del nulla qualcosa t'ha toccato,pur non abbastanza per rivelarsi appieno,pur non più a lungo del guizzo d'un baleno,ancor riportò vita al fior ch'era seccato. CordialementJean
Buonasera Bob, è interessante il tuo post.
Hai scritto
CitazionePerché proprio quella vita ormai agli sgoccioli allenta finalmente la presa su di te.
Ti stai liberando della vita! Di tutte quelle pulsioni, quei desideri, piaceri, che ti hanno condizionato.
Io penso che la quotidianità impedisca alla vita di "mollare la presa", perché ogni giorno ci sono cose da fare e l'individuo agisce senza pensare alla possibile morte. Per esempio continua ad acquistare merce a rate, con finanziamento della durata di due o più anni. Non pensa che la tarda età può impedirgli, causa morte, di onorare il prestito. Va beh ci sono gli eredi che subentrano nei pagamenti se restano inevasi.
La senescenza è connessa con la fragilità del fisico, con la malinconia, con il pensiero della caducità umana. Con la vecchiaia giungono i dolori articolari, in particolare le rotule. Le cose che sei abituato a fare in giardino costano fatica. Ti vedi invecchiare, come se il corpo andasse per conto suo e non puoi fermarlo.
Bob mentre ti scrivo mi sovviene alla mente il Libro del Siracide, di genere sapienziale, in particolare il terzo capitolo:
1Figli, ascoltate me, vostro padre,
e agite in modo da essere salvati.
2Il Signore infatti ha glorificato il padre al di sopra dei figli
e ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
3Chi onora il padre espia i peccati,
4chi onora sua madre è come chi accumula tesori.
5Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
6Chi glorifica il padre vivrà a lungo,
chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre.
7Chi teme il Signore, onora il padre
e serve come padroni i suoi genitori.
8Con le azioni e con le parole onora tuo padre,
perché scenda su di te la sua benedizione,
9poiché la benedizione del padre consolida le case dei figli,
la maledizione della madre ne scalza le fondamenta.
10Non vantarti del disonore di tuo padre,
perché il disonore del padre non è gloria per te;
11la gloria di un uomo dipende dall'onore di suo padre,
vergogna per i figli è una madre nel disonore.
12Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
13Sii indulgente, anche se perde il senno,
e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.
14L'opera buona verso il padre non sarà dimenticata,
otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.
15Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di te,
come brina al calore si scioglieranno i tuoi peccati.
16Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore,
chi insulta sua madre è maledetto dal Signore.
17Figlio, compi le tue opere con mitezza,
e sarai amato più di un uomo generoso.
18Quanto più sei grande, tanto più fatti umile,
e troverai grazia davanti al Signore.
19Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi,
ma ai miti Dio rivela i suoi segreti.
20Perché grande è la potenza del Signore,
e dagli umili egli è glorificato.
21Non cercare cose troppo difficili per te
e non scrutare cose troppo grandi per te.
22Le cose che ti sono comandate, queste considera:
non hai bisogno di quelle nascoste.
23Non affaticarti in opere superflue,
ti è stato mostrato infatti più di quanto possa comprendere la mente umana.
24La presunzione ha fatto smarrire molti
e le cattive illusioni hanno fuorviato i loro pensieri.
25Se non hai le pupille, tu manchi di luce;
se ti manca la scienza, non dare consigli.
26Un cuore ostinato alla fine cadrà nel male,
chi ama il pericolo in esso si perderà.
27Un cuore ostinato sarà oppresso da affanni,
il peccatore aggiungerà peccato a peccato.
28Per la misera condizione del superbo non c'è rimedio,
perché in lui è radicata la pianta del male.
29Il cuore sapiente medita le parabole,
un orecchio attento è quanto desidera il saggio.
30L'acqua spegne il fuoco che divampa,
l'elemosina espia i peccati.
31Chi ricambia il bene provvede all'avvenire,
al tempo della caduta troverà sostegno.
Complimenti Jean, mi piace la tua poesia.
Gli anziani sono parte fondamentale della società: consumano, decidono se un prodotto funziona oppure no, votano e influenzano la politica in maniera decisiva.
Il giornalista Giampaolo Pansa te lo ricordi ?
Poco tempo prima di morire pubblicò il libro titolato "Vecchi, folli e ribelli. Il piacere della vita nella terza età": parla degli anziani raccontando alcune storie.
Gli fu chiesto se non fosse stato meglio scrivere un libro sui giovani. Pansa rispose: "Macché, i giovani si arrangino... Dei giovani non me ne frega niente. Quello che va detto è che gli anziani non hanno più il ruolo di una volta nelle famiglie e allora cercano di ritagliarsi altri spazi. Perché no? Anche perseguendo il piacere o un amore in tarda età. E queste situazioni nessuno le racconta. Con esistenze così lunghe e con una vitalità che dura negli anni, è necessario prendere atto che non è possibile considerare gli anziani come soprammobili".
Ed aggiunse: "Vecchiaia, eufemisticamente detta "terza età" o "quarta età". Affresco desolante di vecchi ossessionati dalla prostata, circuiti dalle badanti, snobbati dai figli, incupiti dall'impoverimento, terrorizzati dalla criminalità, confinati in squallidi bilocali di periferia, che lanciano strali contro gli immigrati, i politici ladri, le banche assassine.
La vecchiaia riflette soprattutto lo sfacelo fisico.
Nella "terza età" il piacere è diluito nelle piccole cose quotidiane, come il poter invecchiare insieme alla propria compagna, nelle stanze dove hai vissuto le stagioni più felici, tra i tuoi ricordi, i libri che hai raccolto, i mobili che hai acquistato, i quadri che ti hanno accompagnato".
Jean il tuo "compimento" di scrittore è attività benemerita. penso che sei d'accordo con quanto disse Giampaolo Pansa: "Scrivere mi conferma di essere vivo e mi dà l'illusione di non morire".
p. s. Nell'età della vecchiaia sono più "rompiballe" gli uomini o le donne ?
Stamane al supermercato ho avuto una discussione con una "leggiadra anziana" che voleva passare avanti nella fila alla cassa :D
Ciao Doxa.
Sì, l'opportunità che offre la vecchia è proprio questa: vivere per la morte.
Dovremmo sempre vivere per la morte.
Non nel senso di esserne schiacciati, dalla morte, affatto!
Vivere per la morte significa vivere per davvero, dando valore ad ogni istante di vita.
Ma come ben osservi, siamo presi dalla quotidianità, come se la morte non esistesse.
Ma senza la morte, la vita è vuoto meccanismo.
Il corpo va da sempre per conto suo, solo che solitamente non ce ne rendiamo conto.
Fino a quando riusciamo a cogliere l'occasione di considerare cosa vale per davvero in questa nostra vita.
E la vecchia è forse la migliore occasione per comprenderlo. Prima è più difficile.
Ma appunto, perché solitamente non viviamo per la morte.
Il padre può dare al figlio il dono più grande, proprio con la fragilità della propria vecchiaia.
Con la sua debolezza offre al figlio infatti la preziosa opportunità di amarlo per davvero, di esprimere quella lealtà che ha le radici nelle profondità dell'essere.
In vecchiaia sono più "rompiballe" quelli che lo erano anche da giovani.
Anche a me è piaciuta la poesia di Jean con quel finale balenante che racconta il nulla (poetico) della felicità.
L'ultimo desiderio
corteggia la morte
l'unica amante
ancora sconosciuta
Ipazia ha scritto
CitazioneIn vecchiaia sono più "rompiballe" quelli che lo erano anche da giovani
(http://)
Ecco un esempio di par condicio. :D
Buongiorno Ipazia. A volte mi allieti la giornata con perle di saggezza a me sconosciute
"L'ultimo desiderio
corteggia la morte
l'unica amante
ancora sconosciuta". Questi versi poetici sono tuoi ? In tal caso brava !
A proposito della morte, il genetista Edoardo Boncinelli nel suo libro dedicato alla genetica afferma che nel genoma c'è il nostro "grande libro".
Secondo Boncinelli la nostra vita finisce a causa del disinteresse che la natura ha per gli individui dopo che si sono riprodotti. Alla selezione naturale non serviamo dopo che ci siamo riprodotti. Si prova disagio ad accettare questa realtà, perché la logica della natura non corrisponde alla vita affettiva o professionale che ci motiva a vivere in salute e longevi.
"Non è la morte a dover far paura ma è l'invecchiamento e tutto ciò che l'invecchiamento porta con sé: fragilità, impotenza, ridotta mobilità, dolori articolari, perdita dei denti, calo della vista e dell'udito, corruzione fisica del corpo. Bisogna arrendersi, accettare il declino del corpo. La morte dura un attimo, invece la vecchiaia può prolungarsi per anni, umilia il corpo ed in parte anche lo spirito.Invecchiando s'impara che quelle che contano non sono le cose ma è il diverso modo in cui si guarda alle cose".
Ho scritto due volte "vecchia" invece di "vecchiaia".
Pur avendo riletto...
Potrei imputare la mia svista all'età, o all'invadenza del suggeritore dell'editor... ma non è che a vent'anni fossi tanto diverso. :)
Girando diversamente la citazione di Boncinelli possiamo osservare che la natura nella sua saggezza, togliendo progressivamente i piaceri della vita, ed aumentando parimenti i dispiaceri, allevia il pensiero doloroso del trapasso e lascia alfine spazio alla contemplazione spassionata del grande mistero della vita.
"Muore giovane chi è caro agli dei" dicevano gli antichi greci, preferendosi una morte eroica da giovani, ricordati, che da vecchi, dimenticati. La teoria di Boncinelli avrebbe senso se , dopo esserti riprodotto, e passata la giovinezza, te ne andassi rapidamente, ma che senso ha che la natura ti abbia magari programmato per arrivare a cento e passa anni, come in molti casi? Dei quali te ne fai 30-40 di vecchiaia? Se godi di buona salute (una minoranza) la vecchiaia può essere un tempo fecondo per l'animo, ma se la passi tra dolori, piaghe e file all'ospedale...Penso che, arrivati ai 65 anni e notando già molti problemi seri di salute, sia opportuno non curarsi più e lasciarsi andare, così da abbreviare i lunghi anni di sofferenza che attendono il malcapitato. Tanto poi, sia che ti curi oppure ti lasci andare, la natura ne è del tutto fredda, cinica e distaccata. Almeno non diventi un peso per i figli.
Buongiorno Alex, permettimi di consolare il tuo pessimismo ...
Anche se nella tarda età di solito nell'uomo non c'è corrispondenza tra pensiero e azione e si rimane al "vorrei ma non posso", il desiderio sessuale e il piacere estetico che si riceve nel guardare l'immagine corporea giovanile sono presenti anche a 80 anni ed oltre.
La sobrietà ? Va bene ! Ma questa non impedisce di amare. Nella tarda età una nuova relazione amorosa è meno idealizzata, più realistica, ma sempre bella !
E' un'esperienza rinvigorente, un elisir di benessere che allontana la percezione della vecchiaia intesa come decadimento, perdita e fine.
Sentirsi coinvolti/e, soddisfatti della relazione amorosa, è un dono che si riesce ad assaporare meglio.
Mentre sto scrivendo penso al film del 2019 "I migliori anni della nostra vita", diretto dal regista Claude Lelouch, con Jean Louis Trintignant, Anouk Aimée e la partecipazione di Monica Bellucci
Lo straordinario film è un immaginario seguito dei due protagonisti del film del 1966 "Un uomo, una donna", con Jean-Louis (nel ruolo di pilota automobilistico) ed Anouk Aimée (nel ruolo di giovane segretaria di edizione, rimasta vedova).
Cinquant'anni dopo l'ex pilota di corse automobilistiche vive in una casa di cura con gravi problemi di memoria, con momenti di lucidità, mentre Anne gestisce un negozio ed è mamma e nonna a tempo pieno .
Per aiutare moralmente il padre, il figlio di Jean-Louis cerca Anne (la donna che l'anziano uomo, scorbutico e solitario, ha amato e perduta, senza una ragione particolare, ma della quale parla spesso con rimpianto) e la convince ad andare a trovare il suo vecchio amore Jean, sperando che l'incontro lo aiuti a migliorare Il suo stato di salute.
Anne va da Jean, i due s'incontrano, lui sembra non riconoscerla, ma resta colpito dalla voce, dallo sguardo, dalla dolcezza della donna.
Dopo quell'incontro , Anne torna a trovare Jean, che in qualche frangente riesce a riconoscerla, e così i due ripercorrono la loro storia fatta di ricordi, vicini come allora, complici di quel sentimento che sfida il tabu sociale di due anziani che sanno guardarsi e parlarsi d'amore.
Nel film "Les plus belles années d'une vie" l'attrice Monica Bellucci interpreta la figlia di Jean-Louis, che aiuta il padre a ricordargli la vita perché lui ha perso la memoria o fa finta di non averla.
Nel film le immagini del passato e del presente si combinano, in un vivace avanti e indietro con la pellicola del 1966 di cui si vedono volti e luoghi in epoche diverse: la stanza d'hotel del primo incontro, la spiaggia su cui hanno passeggiato, la corsa in macchina. Possiamo seguire i segni che il tempo ha lasciato sui protagonisti, interrogarsi su cosa sia loro accaduto nel frattempo.
E' un film sentimentale, romantico, nostalgico. Quando Anouk e Jean Louis si guardano non c'è solo l'emozione ma la passione e la voglia di piacersi.
C'è un grande tabu sociale su questo. Ci si invecchia e per la società non esisti più dal punto di vista dell'amore, invece i sentimenti ci sono sempre.
L'amore è l'arte del presente.
L'amore contro la morte, nella consapevolezza che il primo soccombe. Prima, però, è ancora in grado di farci sentire la sua forza.
p.s. ho inserito due belle immagini riguardanti gli attori citati ma il frustrante "meccanismo" le rifiuta. ;D
"Scrivere mi conferma di essere vivo e mi dà l'illusione di non morire".
Qual limite d'età potremmo mettere per iscriversi a codesto nostro circolo (Pickwick) dell'anziani arzilli? Forse over60 parrebbe ragionevole, sempreché i qui intervenuti rientrino, che nel caso si abbassa... accidenti, usar l'età per discriminare le persone è un criterio spannometrico la cui grossolanità si evidenzia all'avvicinarsi alla "soglia" a progressione 10 se non 5.
Ricordo il rinnovo della patente... prima erano 10 anni e da un giorno all'altro eccoli dimezzati... però gradisco lo sconto per anziani in mostre ed eventi, l'inespressa legge di compensazione universale talora funziona, eh...
Doxa, quel che ha scritto Pansa lo condivido al pari di quello del Bonicelli, normale o diversamente girato come proposto da Ipazia. Mentre stavo postando ho visto la tua très belle réponse ad Alexander (... Jean e Anne sono due dei tre personaggi principali del mio romanzo - Il colore nascosto della lavanda) che mi riprometto di commentare.
Condivido anche buona parte dell'opinione di Bobmax (non questa: Ma senza la morte, la vita è vuoto meccanismo... bisognerebbe prima provarla tale vita se non immortale almeno matusalemmica) nonché quella di Alexander che mi ha ricordato un dialogo avuto con un tunisino che parlando del padre (non troppo over60, che in quel paese l'aspettativa di vita è meno che da noi) e dei "vecchi" del suo paese riferiva di come fosse filosofia di vita trascurare sintomi che altrove conducono ad accertamenti, esami ecc.
Ringrazio chi abbia apprezzato la mia poesia e anch'io non posso che confermare le qualità poetiche di Ipazia, la più bella (intellettualmente parlando, eh...) del circolo (al momento... l'unica).
L'ultimo desiderio
corteggia la morte
l'unica amante
ancora sconosciuta
Se sia davvero l'ultimo codesto desiderio
lo dico adesso, pria di saper se sarà vero.
Ché arrivato in fondo, oltre il climaterio,
quel che più non volli... chissà perché lo spero.
Cordialement
Jean
Ma Jean, la vita senza la morte è proprio quella che si vive per la maggior parte del tempo!
E se ci mettiamo a guardarla questa vita, da cui abbiamo espulso la morte, se riusciamo a osservarla con distacco... non è forse che vuoto meccanismo?
Un meccanismo che si inceppa e va in mille pezzi quando irrompe la morte dell'amato, quando osserviamo noi stessi avviarci verso la fine.
Il Nulla riprende la scena. E dona valore ad ogni cosa.
Citazione di: doxa il 27 Aprile 2021, 07:30:16 AM
Secondo Boncinelli la nostra vita finisce a causa del disinteresse che la natura ha per gli individui dopo che si sono riprodotti. Alla selezione naturale non serviamo dopo che ci siamo riprodotti. Si prova disagio ad accettare questa realtà, perché la logica della natura non corrisponde alla vita affettiva o professionale che ci motiva a vivere in salute e longevi.
Boncinelli è un buon divulgatore ed è, cosa ancora più importante, in buona fede.
Tuttavia è pure un pessimo filosofo. Non ha infatti consapevolezza del limite metafisico a cui giunge inevitabilmente la sua ricerca.
Una volta mi capitò di fargli notare, in coda ad una sua conferenza dove aveva illustrato alcune meraviglie della biologia del corpo umano, come ormai l'idea dell'esistenza dell'io fosse aggrappata alle informazioni presumibilmente presenti nel nostro cervello. E che di conseguenza l'eventuale trapianto del mio cervello in un altro corpo, o anche solo il download delle informazioni ivi presenti nel cervello di un altro, avrebbero comportato il mio ritrovarmi nel nuovo corpo.
Apriti cielo! Scartò bruscamente l'ipotesi come assurda, per la mera ragione che non era attualmente possibile...
Buon pomeriggio Jean, uomo di penna e di pensiero, propongo alla tua, alla vostra lettura, un piacevole articolo della professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica al San Raffaele Resnati di Milano.
Il titolo dell'articolo è "Dirsi addio con un sospiro" e riguarda l'ultima tappa della vita di un cavallo campione di corse.
«Preparalo, come per un concorso». O'Dooley, vecchio e malato, era fuori, nel prato. Aveva la sua coperta, la sua capannetta, ma era infinitamente triste. Ancora di più perché pioveva, quella pioggia malinconica, sottile e uggiosa, che sembrava Irlanda. Ma non era la sua Irlanda, dove era nato e cresciuto, con un'ottima scuola. Perfetto in dressage. Nel prato c'era tanto pantano e faceva freddo. Più di tutto gli mettevano tristezza quelle gambe che non si muovevano quasi più. Ogni passo, una fatica tremenda. E ancora più tristezza gli metteva non lavorare nella scuola e restare solo. Non aveva più il gusto di una volta, a stare nel prato. Una volta gli piaceva, era bello dopo il lavoro. Ora non più. Sì, c'erano altri cavalli negli altri recinti, ma nessuno con cui potersi strofinare e coccolare. Gli occhi erano tristi, quasi assenti. Si rianimavano, e mi sorrideva, quando andavo a trovarlo, ogni giorno in cui andavo al maneggio, e gli portavo zuccherini, mele e carote. Aveva un cuore grande, O'Dooley. Coraggioso, allegro, attento, affettuoso. Con una pazienza misteriosa che era fatta di intuizione, di incoraggiamento e di ascolto: un vero professore, come si dice dei cavalli che hanno cuore e cervello, e un grande passato. Finiti i concorsi, era diventato un cavallo della scuola. Ci siamo piaciuti subito, tanti anni fa, per quei feeling misteriosi che scattano in un secondo, anche con gli animali, e non basta una vita a spiegarsi perché. Intuiva quello che volevo fare, e anche se lo chiedevo in modo impreciso, mi aiutava a farlo sempre meglio. Sapeva rendermi felice dei piccoli progressi, dei dettagli. Da giovane era stato un grande cavallo. Ora gli piaceva insegnare. «Coraggio – mi diceva – riprova!». Mi consolava e mi ridava fiducia. «Dai, riprova...».
«Preparalo, come per un concorso», dice l'istruttore. Parte lesta la ragazza, va a prendere O'Dooley nel prato, in quel giorno torvo e grigio. Lo lava con dolcezza, lo asciuga, lo striglia bene. Il bel muso baio si riaccende di luce. Lo mette in un box luminoso col truciolo tenero e il fieno profumato e fresco. O'Dooley si guarda intorno, soddisfatto. Gli piacciono tanto quelle cure, quanti bei ricordi... C'è un bel tepore e la luce e gli altri cavalli e i suoni familiari. Il profumo del fieno è ancora più buono. Il cuore è contento, ma le gambe non rispondono più. Con fatica si stende. «Guarda che O'Dooley non è più nel prato, è nel box in fondo», mi dice la ragazza quando la incontro perché lo sto cercando. Mi illudo per un attimo, quando lo vedo. Così pulito, col pelo brillante e lucido, è ringiovanito. E' ancora così bello, penso. Non può essere il suo ultimo giorno. Il bel muso intelligente mi guarda intenso. E' sdraiato, ora. Non riesce ad alzarsi. Ha capito. Mi accuccio e gli porgo gli zuccherini, le mele, le carote, il fieno. Intanto lo accarezzo piano piano. E' lui che mi sorprende, ancora una volta. Pian piano, con gentilezza per non farmi male, lui che è così grande, appoggia la testa sulle mie ginocchia. «Fammi ancora una carezza», sembra mi dica. Lo sguardo è intenso. Risento una dolcezza acquietata e antica. Lascio andare il tempo. Il suo respiro diventa lento e profondo, quasi un sospiro. Si abbandona, con la stessa fiducia, fatta di amore e nostalgia, che ho sentito in mia madre quando mi è morta tra le braccia.
Mi scorre tra le mani la stessa commozione, mentre sento la tristezza irreparabile di un altro addio. Ha capito. Non sarà un concorso. E' arrivato il momento di portarlo in clinica. Si alza con fatica, lentamente va verso il trailer. Vanno e vengono i cavalli, in una scuderia dove si fanno tanti concorsi. Chi non è in gara, se ne sta tranquillo nel suo box. Quel giorno esce solo lui. Prima di salire, guarda un'ultima volta la scuderia. E lancia un nitrito, basso e lungo. La voce di O'Dooley, sempre così calma, dice qualcosa di particolare, di speciale. Tutti i cavalli alzano la testa attenti. E nitriscono. Un brivido ci prende. Non succede mai. Tutti gli hanno detto addio, in quel giorno grigio e senza più tempo.
Addio O'Dooley. Un ultimo zuccherino e una sedazione serena, senza più dolore. Penso che tutti dovremmo morire così, accompagnati, con una carezza dolce e un sospiro. Non soli e disperati nelle rianimazioni. Forse dovremmo avere le stanze affettuose degli addii, anche negli ospedali. Come a casa, per chiudere gli occhi abbracciati a chi ci ama. Se Dio esiste, e avrà misericordia, forse mi farà ritrovare anche i dolci cavalli che ho amato, per correre e ridere felici, nelle immense praterie dell'infinito.
(https://www.alessandragraziottin.it/ew/ew_articoli/images/aquot/optimized/ODooley.jpg)
Il tempo dei senescenti è tempo di morti, accidenti e dolori, quasi non passa giorno senza codeste notizie, sì che per noi, pur l'avessimo espulsa (la morte) eccola rientrar da telefoni, incontri e altre circostanze.
Il mirabile meccanismo grazie al quale abbiamo "composto" le nostre vite nel modo unico e irriproducibile che ci ha resi quel che siamo, necessariamente, avendo geneticamente impressa la data di scadenza (salvo anticipi di varia natura...), arriverà al suo turning-point (punto di svolta, virata che dir si voglia), percorrendo la direzione inversa.
Scartare come assurde le ipotesi al momento impossibili è posizione antiscientifica per eccellenza, aeroplano docet. Allo stesso modo l'idea dell'esistenza dell'io non è che una tra le molte idee o ipotesi... che uno privilegia in funzione del suo background; siamo ancora ben lontani (a mio parere) dall'aver fatto luce sul mistero dei misteri, altrimenti codesto forum e l'intero mondo forse cesserebbe d'esistere nel modo che conosciamo...
Il cavallo O-Dooley (a cui va il mio affettuoso saluto) ha supportato la messinscena della sua proprietaria che, scusate, ho trovato un po' macabra... (non voglio entrare nel merito, ognuno compie le scelte che ritiene giuste) con la dignità che sovente gli animali ci insegnano. Come tutte le cose, stelle e galassie comprese, anch'essi arrivano al famoso turning-point...
Quando Beethoven morì, fu sepolto in un cimitero. Un paio di giorni dopo, l'ubriaco della città stava attraversando il cimitero e ha sentito uno strano rumore provenire dall'area in cui era sepolto Beethoven. Terrorizzato, l'ubriaco corse e fece venire il prete ad ascoltarlo. Il prete si chinò vicino alla tomba e udì una musica debole e irriconoscibile provenire dalla tomba. Spaventato, il prete corse a chiamare il magistrato della città.
Quando il magistrato arrivò, chinò l'orecchio verso la tomba, ascoltò per un momento e disse: "Ah, sì, quella è la nona sinfonia di Beethoven, suonata al contrario".
Ascoltò ancora un po 'e disse: "C'è l'ottava sinfonia, ed è anche al contrario. La cosa più sconcertante". Così il magistrato ha continuato ad ascoltare; "C'è il Settimo ... il Sesto ... il Quinto ..."
All'improvviso il magistrato si rese conto di quanto stava accadendo; si alzò e annunciò alla folla che si era radunata nel cimitero: "Concittadini miei, non c'è nulla di cui preoccuparsi. È solo Beethoven che si sta decomponendo".
Cordialement
Jean
Salve jean. Oooooohhh! Finalmente un poco di sana ironia cimiteriale !. Bravissimo!. Tutti quelli che inorridiscono davanti alla decomposizione fan parte dell'antiecologismo (vergogna !) perchè risultano contrari al riciclo dell'organico.
I più buffi son poi quelli che - proclamando la sacralità dei corpi (umani, solo umani !) in decomposizione, non trascurano tuttavia di coltivare la più ridicola delle contraddizioni : la viltà della "carne" opposta alla nobiltà dello "spirito" il quale sembra non chieda altro che di abbandonare al più presto le cosiddette "spoglie mortali". Saluti.
Razionalista al cubo il nostro magistrato viennese, con qualche goccia di spirito ebraico suppongo. Per nostra fortuna quelle musiche siamo ancora in grado di ricomporle, ridando vita al grande compositore ogni volta in maniera diversa, secondo lo spirito dei tempi, garantendogli un'eterna giovinezza e un godimento raro, ora che le può sentire.
"L'amore è l'arte del presente" e la musica è perfetta per tale compito nella sua immaterialità capace di resistere a qualsiasi cataclisma e trascorrere del tempo. Arte ancillare, Frau Musika, si sottrae all'imperialismo dello sguardo, offrendo tutta se stessa all'organo gregario dell'udito con una forza che nessuna immagine può evocare, fino a sospendere tempo e spazio in un presente amoroso fattosi arte.
Di questi sottili piaceri è fatta la senescenza che, libera da patemi di sopravvivenza e prestazione, si può alfine arrendere alla gioia del puro esistere, per quel che dura. Per quell'infinito, che vale.
(https://www.bing.com/th?id=OIP.9hSvAZum04KLFCAIySw74wHaH6&w=184&h=198&c=7&o=5&pid=1.7%5B/img)
Lo scrittore brasiliano Mario De Andrade (1893 - 1945) nella sua poesia titolata "Ho contato i miei anni", dice fra l'altro: "Se conto i miei anni mi sento come quel bimbo cui regalano un sacchetto di caramelle: le prime le mangia felice e in fretta, ma quando si accorge che gliene rimangono poche comincia a gustarle lentamente.
Non ho più tempo per sopportare le persone assurde, gli invidiosi che cercano di screditare i più capaci per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati.
Ho poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali.
Adesso voglio vivere non tra chi vanta i suoi lussi e le sue ricchezze, ma con gente che desidera vivere con onestà e rettitudine.
Solo l'essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di viverla.
Si, ho fretta di vivere con intensità che la maturità ci può dare.
Non intendo sprecare neanche una sola caramella di quelle che mi restano nel sacchetto". ???
Per concludere vi faccio leggere un'intervista rilasciata dal prof. Umberto Veronesi, noto ancologo, circa un anno prima di morire.
Che cosa rimane della vita a 90 anni ?. "A volte il desiderio di morire".
Novant'anni, una data da festeggiare? "Certo. Lo farò con tutta la mia famiglia. Siamo una tribù di quasi trenta persone, dai novanta ai due anni. Un'era geologica".
"Quando sei giovane non pensi alla vecchiaia e man mano che invecchi il confine fra "giovane e anziano" si sposta sempre più in là. Semmai si pensa alla morte, questo sì. Io ci ho pensato molto perché sono un sopravvissuto. A diciott'anni in guerra sono saltato su una mina e sono rimasto vivo per caso. O per miracolo, qualcuno direbbe. Da allora ogni giorno di vita per me è una conquista. Ho deciso che avrei colto la bellezza dell'esistenza a piene mani, finché vita ci fosse stata. E così è avvenuto. Non mi sono fatto mancare nulla".
Lei ha detto: se esiste il diritto alla vita, esiste anche il diritto di morire. Si chiama eutanasia. Sarebbe pronto a farvi ricorso?
"Senza la minima esitazione. Se una malattia mi privasse della mia dignità di persona chiederei l'eutanasia. Ho fatto anche il testamento biologico che contiene le mie volontà sulla fine della mia vita, in caso mi accadesse di essere incapace di esprimerle di persona".
È sicuro di non essere sfiorato in alcun modo da un ripensamento sull'abbandonata fede?
"Perdere Dio mi ha obbligato a cercare valori morali dentro di me. Sono sufficienti a darmi forza. L'impegno etico è la sola cosa che mi ha lasciato Dio. Non ho avuto e non avrò alcun ripensamento, ma ho continuato a studiare le religioni. È un viaggio affascinante che aiuta a capire la storia, perché le religioni sono il risultato delle circostanze e della cultura di un popolo in un determinato periodo".
La religione ai tempi della sua adolescenza era l'unica cornice della vita. L'avvertiva addosso?
"Non mi pesava perché rientrava nei riti familiari di mia madre, una donna che io adoravo incondizionatamente. I suoi gesti mi rassicuravano: recitare il rosario, preparare la tavola, mettermi a letto con lo scaldino per i piedi, accendere una candela in chiesa. Quando ho sviluppato un mio senso critico e la cornice ha iniziato a gravarmi, l'ho subito abbandonata. Mia madre ci ha parecchio sofferto, ma mi ha capito".
Come laico ha mai cercato di costruirsi un suo Dio privato e succedaneo oppure, per dirla con Nietzsche, Dio è morto e nulla più?
"Sto con lo scienziato Peter Atkins, che dice che Dio non è mai esistito".
Se si guarda indietro, qual è il suo più grande senso di colpa?
"Non aver fatto abbastanza per salvare l'umanità dal cancro".
Meglio Derrida: imparare a vivere significherebbe imparare a morire, a considerare, per accettarla, la finitezza assoluta della vita, senza salvezza, resurrezione o redenzione. O Cioran: chiunque non muore giovane presto o tardi se ne pentirà.
"Derrida dalla prima all'ultima parola. Vivere più a lungo permette di produrre più idee e le idee rappresentano la nostra immortalità. Il senso della vecchiaia è questo. E il senso della vita, in fondo".
Un'altra sua citazione: mi preparo a morire senza accorgermene. Che cosa significa?
"Considero la morte un dovere e un imperativo biologico. Fin da ragazzo ho pensato che la vita deve finire e non ha alcuna dimensione metafisica. Chi crede nella finitezza assoluta della vita è sempre pronto a morire. Non c'è da perdonare né da chiedere perdono dei peccati o redimersi per garantirsi un buon soggiorno nell'aldilà. Se le nostre idee sono la nostra immortalità, con la nostra vita di pensiero, ogni giorno ci prepariamo a morire".
La sua definizione di vecchiaia?
"La vecchiaia del corpo è un massacro. Quella della mente no, se si è fortunati".
Quando ha cominciato a dirsi oggi sono diventato vecchio? Voglio dire, quando comincia l'età della nostra manutenzione?
"La manutenzione del corpo c'è sempre, o almeno dovrebbe esserci, ma mentre da giovane è un dettaglio della vita, da vecchio diventa un'attività prioritaria. La vecchiaia è anche questo: il corpo che non sta più dietro alla mente".
Quali sono i privilegi degli anziani, se ne esistono?
"Il potersi esprimere liberamente senza paura di rovinarsi la carriera, il matrimonio, la famiglia, i rapporti sociali profittevoli".
Tutto si perde, restano solo i ricordi?
"Sì. Dell'infanzia il sorriso di mia madre Erminia, il calore dell'amicizia degli animali. Degli anni della guerra le urla di dolore dei moribondi, gli sguardi increduli dei soldati di fronte alla follia della violenza. La prima donna che ho baciato, non rammento chi fosse, ma ricordo il suo profumo e la sensazione dello sbocciare di un sentimento. Il primo grande dolore, la morte di mio padre, Francesco. Avevo sei anni. Le persone scomparse delle quali continuo a evocare il nome, un gesto, le forme del viso o del corpo: mia madre, mia sorella Franca, i miei fratelli Pino, Lino e Antonio, Don Giovanni il prete-filosofo di campagna. Intorno ai diciotto anni ho vissuto sesso, amore e dolore. La mia vita è continuata così, in sovrapposizione permanente ".
Qual è il tempo più crudele?
"Quando si perde la lucidità, a qualsiasi età avvenga".
Ha finto spesso di essere felice?
"Più che felice, ho finto di essere ottimista, per dare speranza ai miei malati".
Pensa di essere riuscito a dare un significato al suo passaggio su questa terra?
"L'esistenza in generale non ha alcun senso. La terra è un granello in un universo indifferente, è destinata a scomparire per la seconda legge della termodinamica. Eppure ho cercato anch'io di dare un senso alla mia vita e l'ho trovato nel trasmettere un pensiero che spero possa contribuire al miglioramento concreto delle generazioni future che per circa due milioni di anni ancora vivranno su questo pianeta".
Quali sono i traguardi raggiunti di cui va orgoglioso?
"I progressi nel controllo del cancro prima di tutto e poi qualche battaglia vinta nell'avanzamento civile e sociale. Come la fecondazione assistita, per fare un esempio. Poi ho creato, con l'aiuto di molte persone straordinarie, delle istituzioni, che, spero, terranno vive molte delle mie idee. L'Associazione italiana per la ricerca contro il cancro, l'Istituto europeo di oncologia e la mia Fondazione per il progresso delle scienze".
Lei è stato spesso, diciamo così, un provocatore: dalla chirurgia sul seno all'eutanasia, dal nucleare agli Ogm, dalla posizione sull'ergastolo fino al riconoscimento parziale delle ragioni dell'Is. Mai un pentimento?
"Nessuno, quelli che lei cita come se fossero errori sono stati gli impegni scientifici e civili più importanti della mia vita. Non sono un provocatore a meno che per provocare si intenda indurre a una visione diversa delle cose che si distacca dai luoghi comuni e dalle posizioni più popolari. Pensi che non sopporto neppure lo scontro verbale dei talk show. Mi sento piuttosto un anticonformista e credo di averlo dimostrato pagandone le conseguenze, venendo preso di mira da critiche feroci. Vede, c'è un doppio fil rouge che lega tutte le mie lotte di pensiero. Il primo è il bisogno di infrangere i retaggi e le verità acquisite per sviluppare un sistema di idee e valori propri. Il secondo è la convinzione che tutti i fenomeni hanno una causa e solo agendo sulle cause si possono risolvere anche le situazioni più dolorose e tragiche. Questo è anche il senso delle mie parole sull'Is. Opporre violenza alla violenza non fa che alimentare una spirale di sangue, morte e paura. Esattamente ciò che l'Is vuole. Occorre invece capire le ragioni della follia jihadista e su queste intervenire dopo averle, non legittimate, ma decodificate".
Che cosa resterà di noi dopo la morte? Non saremo più nulla com'era prima di nascere?
"Noi non saremo più nulla ma rimarranno le nostre idee. Ce l'ha insegnato Socrate che infatti resta nel nostro pensiero anche dopo duemilaquattrocento anni".
Quali sono stati i suoi comandamenti privati?
"Credo nella libertà, nella giustizia, nella solidarietà e nella tolleranza".
E la sua fedeltà assoluta?
"Al principio dell'autodeterminazione della persona".
Siamo noi ad avere una vita o è la vita che ci possiede?
"Siamo parte di un disegno biologico codificato nel nostro Dna che ci impone di conservarci, riprodurci e poi morire ".
L'aldilà è dell'anima o del pensiero?
"Non c'è aldilà. Il pensiero può sopravvivere al corpo ma in modo immanente. Il nostro pensiero può continuare a vivere sulla terra attraverso chi ci pensa".
Ricordo una sua battuta: "Ti annuncio che sono moribondo". Perché? "In questi giorni non ho voglia di fare l'amore". In una classifica personale delle priorità in quale posizione mette il sesso?
"Altissima. Il sesso è
un'espressione vitale positiva e irrinunciabile. Oltre a essere, lo ripeto, un imperativo del Dna, che ci ordina di riprodurci".
È stato più Casanova o più Don Giovanni?
"Casanova. Ho sempre amato l'eterno femminino".
Un ricco mansionario per dipartenti scritto dal grande clinico ateo. Vezzeggiato fino alla fine: Casanova o Don Giovanni ? Certo non Leporello !