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Vecchio 18-03-2004, 11.42.12   #1
A.Nilic
iscrizione annullata
 
Data registrazione: 17-03-2004
Messaggi: 58
Un nuovo accademismo

Leggendo la discussione "L'arte è morta" mi sono reso conto che alcuni modi di vedere che ho potuto constatare nel tempo sono ancora vivi. Escluse le maggioranze che non riescono a concepire ancora che un'opera d'arte possa essere creata al di fuori dei generi tradizionali (pittura, scultura, musica, etc), quello che mi colpisce maggiormente è la paura, largamente condivisa da molte persone, di trovarsi di fronte ad opere che di "arte" non hanno nulla, ma hanno molto della truffa. Di sicuro questa preoccupazione non è infondata, tutti noi ne siamo presi e temiamo di poter essere ingannati visitando questa o quell'esposizione di arte contemparanea. Tuttavia non ci troviamo di fronte ad un fenomeno nuovo. Già Baudelaire, in veste di critico d'arte, lamentava l'avvilente banalità che riempiva le varie edizioni dei "Salons" di opere dal sapore dozzinale e stantio. Anche se le forme sono cambiate, e molto (per fortuna), la sostanza mi sembra che sia rimasta la stessa. Visitando la Biennale d'arte di Venezia si ha l'impressione (a mio avviso più che motivata) di essere di fronte ad un cumulo di immondizie. Tuttavia bastava visitare il padiglione israeliano, dove si potevano trovare le installazioni di Michal Rovner, per comprendere che basta usare, sebbene costi grande fatica, il proprio senso critico, per poter scovare tra quel cumulo indistinto di "robaccia" quattro o cinque opere davvero significative. Bisogna che ci rendiamo conto, tutti quanti, che oramai la possibilità di esprimersi, seppur controllata saldamente dal mercato e da vari poteri economici e culturali, si è davvero allargata di molto, ancora di più che ai tempi di Baudelaire, e perciò è evidente che non possano esistere migliaia di persone dotate di talento e, soprattutto, che non tutti quanti hanno la fortuna di essere inseriti nel meccanismo del mercato d'arte, con tutti i condizonamenti che comporta, abbiano davvero qualcosa da dire.
Secondo il mio modo di vedere il problema che afflige l'arte di oggi e la rende spesso fredda oppure banale è, anche questo, simile a quello che doveva colpire il povero Baudelaire: l'accademismo cieco. Prima i modelli da imitare, quasi sempre superficialmente ed in modo per niente originale, erano gli antichi, l'arte greca e l'arte romana, che dell'arte greca era una riproposizione. Oggi cos'è cambiato? Al dogmatismo classicista si è sostituito, secondo me, il dogmatismo dada-surrealista. Oramai ogni opera d'arte "che si rispetti" deve avere una sua spinta che è originata da una presunta capacità di scandalizzare, da qualche ingrediente onirico e, per essere ancora più appetitosa, anche da qualche meccanismo di derisione a buon mercato. Tuttavia, fenomeni diffusi come il Kitsch o la concettualizzazione estrema, e per questo riduttiva, dell'arte (è il caso di Simon Starling), traggono dal modo dadaista e da quello surrealista solo gli aspetti più superficiali, proprio come faceva tanta arte accademica nei confronti dell'arte classica. La carica vitale, corrosiva, impossibile da cancellare ancora a distanza di anni, di molti grandi protagonisti delle avanguardie storiche sembra essere annullata da molte riproposizioni attuali, che, invece di essere contro il sistema di valori vigente, lo asseconda docilmente. E' stato lo stesso Marcel Duchamp a dire, se non sbaglio negli anni '60, che il solo modo per scandalizzare era quello di non scandalizzare più. Lui, il maestro per eccellenza dello scandalo, questo lo aveva capito, perché aveva il gusto vero della provocazione, ma migliaia di epigoni forse....
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