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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 08-05-2009, 18.38.10   #1
demonatte
Ospite
 
Data registrazione: 22-11-2008
Messaggi: 3
Filosofi, Arruolatevi!

Voi filosofi, che sapete delle questioni ultime e dei primi principi, e mai vi mancano parole e sentenze, rispondete anche a me, e a tanti come me, che ci angustiamo per cose piccole al confronto delle vostre, che non comprendiamo, e spiegateci perché mai noi e voi, e tutti i nostri compagni di questa generazione, siamo oggi con una catena al collo che è ancora più umiliante di quella dei cani, temuti meno ancora di un branco di pecore, degni di disprezzo perché incapaci di alzare la testa, di lavorare un campo, di ammazzare il vitello che mangiamo, pigri, grassi, petulanti, pavidi, senza volontà né fierezza.
Ma non tirateci fuori i vostri Trismegisti e Zarathustri, e tutti quei professori che almanacculicchiano, culeggiano, starnazzano a briglia sciolta, ma che quando gli si chiede il conto, e avremmo dovuto farlo da un pezzo, se la danno a gambe levate. E che me ne posso fare del vostro Nietzsche, di quel pover’uomo che usava proclami tanto esagerati quanto più la sua vita era meschina e triste, solo come un cane rognoso, che dalla famiglia prendeva solo legnate, che a lavorare figurarsi, e, intisichito com’era, nessuno glielo rimproverava, che per rimediare una donna si doveva frugare nelle tasche? Bel maestro ci siamo scelti. E che troverò in quello sciame di fenomenologi, ontologi, esistenziologi, arzigogologi, tutti lì a bocca aperta se uno fa il pazzo e finisce i suoi giorni rincorbellito in una torre, tutti lì a sbavare quanto più quello che si dice è astruso, inaudito, tremendo? E cosa, in quel volare di scacchi e sconfitte, tragicità e nichilismi, angosce e gettature-nel-mondo-della-vita-per-sé-in-sé-e-fra-sé-e-sé; cosa, in quell’intorcigliare di chiacchiere da professori, quell’arcibubbolare con le citazioni, quel fare i tragici, quel fare i vati, e quel non servire a un fico secco? Per Ercole, che spettacolo deprimente! Che belato indecente!
Non tirate fuori questa roba, che vien voglia di vomitare anche le budella. E se questa è la filosofia, anche la filosofia levatemela da davanti gli occhi. Ma questo io non lo accetterò mai, e so che alcuni tra voi la pensano allo stesso modo. E chi, avendo un po’ di orgoglio, accetterà che la filosofia sia un vacuo barbugliare con il linguaggio di una sètta, che solo voi capite? E con tutte queste cornacchierie, di grazia, dove siete arrivati? Avete trovato quello che cercavate, rinchiusi nelle vostre camerette a torcicollare sull’essere e sul nulla? A tal punto i libri di quei venditori di fumo vi sono entrati nel cervello, che ormai vi esprimete solo per mezzo di geroglifici tedeschi, come quel tale Arsenio. E quando tornerete alla vita reale, dove la metterete la vostra magniloquenza? Chi convincerete, con i vostri giri di parole? Come noi, mendicate impieghi inutili per non morire di fame; come noi, siete oppressi e avviliti dalla tirannia del denaro; come noi, siete stati cacciati nell’ultimo angolo dell’ultimo corridoio; come noi, siete moralmente impotenti.
Per questo io mi rivolgo a voi, e vi chiedo non un ragionamento sottile, ma una decisione franca. Possiamo scegliere se marcire fra i nostri libri chiedendoci tutta la vita “Perché?”, oppure uscire dalle nostre tane, e andare a caccia di quello cui solo merita dare la caccia, il nostro dovere. Voi tutti sapete che un ragionamento non farà mai divenire coraggiosi, né uomini di valore, e però può insegnarci dove e come cercare. Ma deve essere breve e preciso, senza inutili orpelli o ridicole misticherie, ma robusto e diritto, e diritto condurci a quello che noi dobbiamo volere, che non può essere un futile produrre altri ragionamenti, ma vivere da uomini liberi. Cerchiamo allora questi principi, ovunque essi siano, nel passato o nel presente, negli scritti di uomini meritevoli oppure nelle leggi di Stati e istituzioni, ordiniamoli, esercitiamoli, sperimentiamoli sulla nostra pelle, non possiamo immaginare quante sorprese e fatiche ci riserveranno: forse uno di questi doveri mi dirà di andare a coltivare patate, invece di leggermi tutti i libri di Heidegger. Ma quando li avremo trovati, e con essi addestrati, saremo in possesso di una disciplina che farà sbigottire gli altri uomini, e noi, divenuti con grande sforzo, con lunghe veglie, finalmente liberi, potremo finalmente liberare i nostri fratelli e sbranare coloro che ci hanno ridotti così, e che in questo momento se la ridono, convinti che noi pecore non saremo mai abbastanza forti per buttarli a terra.
Ecco, la proposta è questa. Smettiamo di giocare con le parole e con noi stessi.
Un sogno? Codardo, ti ho forse chiesto di ragliare, o di camminare sull’acqua? Sono tutte cose umane, e nessuna cosa umana ci può essere impossibile.
E non credete a quella turba di rattristati, cacasillogismi, cercacristi, così numerosa fra voi, che vi vogliono convincere che è dogmatismo anche l’essere sicuri di se stessi: quando vi chiederanno cosa volete mangiare, starete zitti perché la verità è relativa? quando vedrete un amico in difficoltà, starete forse impagliati, perché Dio è morto? Lasciateli ai loro guaiti, ai loro esseri immaginari, non rispondete ai loro cavilli, è solo vigliaccheria, non potete sapere, fino a che non provate sulla vostra pelle.
Oppure vogliamo noi tutti, all’unanimità, terminare i nostri giorni sillogismocciolando, ontologizzando, scagazzando? Perdìo, non facciamo questa fine.
demonatte is offline  
Vecchio 09-05-2009, 09.46.46   #2
Il_Dubbio
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Data registrazione: 03-12-2007
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Riferimento: Filosofi, Arruolatevi!

Citazione:
Originalmente inviato da demonatte

Oppure vogliamo noi tutti, all’unanimità, terminare i nostri giorni sillogismocciolando, ontologizzando, scagazzando? Perdìo, non facciamo questa fine.

Shakespeare: Essere o non essere: questo è il dilemma.

Forse era un ontologizzatore, un scagazzatore, un cavillatore anche lui?


L'uomo ha due proprietà principali, azione e pensiero. Per riconoscere un uomo da un animale o da un sasso non basta però osservare la sua azione.
Attraverso la sua azione però si potrebbe intuire il suo pensiero, ma soltanto perché sappiamo (perché ne facciamo esperienza) che esiste un pensiero (del quale conosciamo soltanto l'aspetto esteriore) che comanda e dirige l'azione.
Per riconoscere un pensiero attraverso un'azione, è ovvio che necessita il cavillatore che si insinua nei meandri del linguaggio che, attraverso più forme, si manifesta esternamente attraverso l'azione. Senza la conoscenza dei cavilli quindi non è possibile riconoscere un pensiero e ovviamente riconoscere un'azione avvenuta dopo l'elaborazione di un pensiero.
In altre parole non potremmo riconoscere un sasso da un uomo.

Oggi qui tu non potevi scrivere nulla se qualcuno prima di te non si fosse preoccupato dei cavilli.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 09-05-2009, 13.59.12   #3
Giorgiosan
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Riferimento: Filosofi, Arruolatevi!

Citazione:
Originalmente inviato da demonatte
Voi filosofi, che sapete delle questioni ultime e dei primi principi, e mai vi mancano parole e sentenze, rispondete anche a me, e a tanti come me, che ci angustiamo per cose piccole al confronto delle vostre, che non comprendiamo, e spiegateci perché mai noi e voi, e tutti i nostri compagni di questa generazione, siamo oggi con una catena al collo che è ancora più umiliante di quella dei cani, temuti meno ancora di un branco di pecore, degni di disprezzo perché incapaci di alzare la testa, di lavorare un campo, di ammazzare il vitello che mangiamo, pigri, grassi, petulanti, pavidi, senza volontà né fierezza.
Ma non tirateci fuori i vostri Trismegisti e Zarathustri, e tutti quei professori che almanacculicchiano, culeggiano, starnazzano a briglia sciolta, ma che quando gli si chiede il conto, e avremmo dovuto farlo da un pezzo, se la danno a gambe levate. E che me ne posso fare del vostro Nietzsche, di quel pover’uomo che usava proclami tanto esagerati quanto più la sua vita era meschina e triste, solo come un cane rognoso, che dalla famiglia prendeva solo legnate, che a lavorare figurarsi, e, intisichito com’era, nessuno glielo rimproverava, che per rimediare una donna si doveva frugare nelle tasche? Bel maestro ci siamo scelti. E che troverò in quello sciame di fenomenologi, ontologi, esistenziologi, arzigogologi, tutti lì a bocca aperta se uno fa il pazzo e finisce i suoi giorni rincorbellito in una torre, tutti lì a sbavare quanto più quello che si dice è astruso, inaudito, tremendo? E cosa, in quel volare di scacchi e sconfitte, tragicità e nichilismi, angosce e gettature-nel-mondo-della-vita-per-sé-in-sé-e-fra-sé-e-sé; cosa, in quell’intorcigliare di chiacchiere da professori, quell’arcibubbolare con le citazioni, quel fare i tragici, quel fare i vati, e quel non servire a un fico secco? Per Ercole, che spettacolo deprimente! Che belato indecente!
Non tirate fuori questa roba, che vien voglia di vomitare anche le budella. E se questa è la filosofia, anche la filosofia levatemela da davanti gli occhi. Ma questo io non lo accetterò mai, e so che alcuni tra voi la pensano allo stesso modo. E chi, avendo un po’ di orgoglio, accetterà che la filosofia sia un vacuo barbugliare con il linguaggio di una sètta, che solo voi capite? E con tutte queste cornacchierie, di grazia, dove siete arrivati? Avete trovato quello che cercavate, rinchiusi nelle vostre camerette a torcicollare sull’essere e sul nulla? A tal punto i libri di quei venditori di fumo vi sono entrati nel cervello, che ormai vi esprimete solo per mezzo di geroglifici tedeschi, come quel tale Arsenio. E quando tornerete alla vita reale, dove la metterete la vostra magniloquenza? Chi convincerete, con i vostri giri di parole? Come noi, mendicate impieghi inutili per non morire di fame; come noi, siete oppressi e avviliti dalla tirannia del denaro; come noi, siete stati cacciati nell’ultimo angolo dell’ultimo corridoio; come noi, siete moralmente impotenti.
Per questo io mi rivolgo a voi, e vi chiedo non un ragionamento sottile, ma una decisione franca. Possiamo scegliere se marcire fra i nostri libri chiedendoci tutta la vita “Perché?”, oppure uscire dalle nostre tane, e andare a caccia di quello cui solo merita dare la caccia, il nostro dovere. Voi tutti sapete che un ragionamento non farà mai divenire coraggiosi, né uomini di valore, e però può insegnarci dove e come cercare. Ma deve essere breve e preciso, senza inutili orpelli o ridicole misticherie, ma robusto e diritto, e diritto condurci a quello che noi dobbiamo volere, che non può essere un futile produrre altri ragionamenti, ma vivere da uomini liberi. Cerchiamo allora questi principi, ovunque essi siano, nel passato o nel presente, negli scritti di uomini meritevoli oppure nelle leggi di Stati e istituzioni, ordiniamoli, esercitiamoli, sperimentiamoli sulla nostra pelle, non possiamo immaginare quante sorprese e fatiche ci riserveranno: forse uno di questi doveri mi dirà di andare a coltivare patate, invece di leggermi tutti i libri di Heidegger. Ma quando li avremo trovati, e con essi addestrati, saremo in possesso di una disciplina che farà sbigottire gli altri uomini, e noi, divenuti con grande sforzo, con lunghe veglie, finalmente liberi, potremo finalmente liberare i nostri fratelli e sbranare coloro che ci hanno ridotti così, e che in questo momento se la ridono, convinti che noi pecore non saremo mai abbastanza forti per buttarli a terra.
Ecco, la proposta è questa. Smettiamo di giocare con le parole e con noi stessi.
Un sogno? Codardo, ti ho forse chiesto di ragliare, o di camminare sull’acqua? Sono tutte cose umane, e nessuna cosa umana ci può essere impossibile.
E non credete a quella turba di rattristati, cacasillogismi, cercacristi, così numerosa fra voi, che vi vogliono convincere che è dogmatismo anche l’essere sicuri di se stessi: quando vi chiederanno cosa volete mangiare, starete zitti perché la verità è relativa? quando vedrete un amico in difficoltà, starete forse impagliati, perché Dio è morto? Lasciateli ai loro guaiti, ai loro esseri immaginari, non rispondete ai loro cavilli, è solo vigliaccheria, non potete sapere, fino a che non provate sulla vostra pelle.
Oppure vogliamo noi tutti, all’unanimità, terminare i nostri giorni sillogismocciolando, ontologizzando, scagazzando? Perdìo, non facciamo questa fine.


La rivoluzione culturale cinese propose ed impose agli intellettuali di conoscere il duro lavoro manuale prima di produrre qualsiasi "intellettualità".
Il lavoro, questo era il loro scopo, avrebbe equilibrato il loro pensiero.
Dopo una giornata passata nelle fattorie collettive a nessuno sarebbe venuto in mente di chiedersi: io esisto? I calli nelle mani e la stanchezza sarebbe state prove inconfutabili ed apodittiche.

Anche un tale Francesco d'Assisi volle che i suoi fratelli lavorassero prima di predicare. La predica ne avrebbe guadagnato certamente.

Il lavoro, però, non è garantito, nonostante campeggi solennemente nella Costituzione.
Chi non ha un lavoro non può che essere disgustato da tutto: dal filosofare, dall'opulento mondo dello spettacolo, dai divi sportivi, dai talk-show per non parlare dei politici, perché tutte le loro attività non paiono solo inutili ma controproducenti.

Veniamo a questo forum nel quale tu stesso hai trovato il luogo per sfogare la tua disillusione e proprio fra persone che filosofeggiano.
Tante volte si perde il contatto con la realtà e si naviga solo in un mare di parole che poco alla volta diventano puri suoni.

Dal momento che partecipi a questo forum ti chiederei di proporre un argomento di discussione con volterriano spirito di realismo.
Almeno io lo apprezzerò.

A risentirti.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 09-05-2009, 18.00.33   #4
demonatte
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Riferimento: Filosofi, Arruolatevi!

Perbacco, devo rispondere!
Per me, ma anche per gli altri, perché è proprio così, compagni, proprio ascoltando queste piattole, che la fiducia ci viene meno, e continueremo a subire in modo ignominioso.
Tu, che vai raccontando? Pensi che un lavoro non ce l'abbia? Ce l'ho, ed è in un paese in guerra. Non parlarmi di realismo, perché io sono in mezzo a chi la realtà la conosceva a dieci anni molto più di quanto tu la conosca adesso. Oppure anche tu hai vissuto in Libano, e sai cosa voglia dire la tua casa bombardata, i tuoi raccolti distrutti, i tuoi amici uccisi? Ma è proprio qui che i tuoi discorsi fanno venire la nausea, e sono disprezzati come ciance di uno senza midollo. O pensi che qui non si sappia cosa vuol dire avere un ideale? Solo che qui ci si prepara, si lotta, tutti i giorni, per conquistare questo ideale. Parlami di te, e dimmi chi sei, tu che conosci la realtà, e che credi a Gesù Bambino e a Babbo Natale.
Fratelli miei, giudicate voi se vi dico cose che non possono essere.
Usate la vostra filosofia per un obbiettivo, che si tocca, vi trasforma realmente: ordinate i vostri doveri morali, siatene sicuri, e fatelo insieme. Ed esercitateli continuamente nella vita reale, perché è per questa che sono fatti.
Vi dico solo questo: pensate a quando avete agito seguendo il vostro dovere morale. Non vi siete sentiti forse più forti di tutte le teorie, le chiacchiere, le scuse?
demonatte is offline  
Vecchio 09-05-2009, 19.13.56   #5
Giorgiosan
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Originalmente inviato da demonatte
Perbacco, devo rispondere!
Per me, ma anche per gli altri, perché è proprio così, compagni, proprio ascoltando queste piattole, che la fiducia ci viene meno, e continueremo a subire in modo ignominioso.
Tu, che vai raccontando? Pensi che un lavoro non ce l'abbia? Ce l'ho, ed è in un paese in guerra. Non parlarmi di realismo, perché io sono in mezzo a chi la realtà la conosceva a dieci anni molto più di quanto tu la conosca adesso. Oppure anche tu hai vissuto in Libano, e sai cosa voglia dire la tua casa bombardata, i tuoi raccolti distrutti, i tuoi amici uccisi? Ma è proprio qui che i tuoi discorsi fanno venire la nausea, e sono disprezzati come ciance di uno senza midollo. O pensi che qui non si sappia cosa vuol dire avere un ideale? Solo che qui ci si prepara, si lotta, tutti i giorni, per conquistare questo ideale. Parlami di te, e dimmi chi sei, tu che conosci la realtà, e che credi a Gesù Bambino e a Babbo Natale.
Fratelli miei, giudicate voi se vi dico cose che non possono essere.
Usate la vostra filosofia per un obbiettivo, che si tocca, vi trasforma realmente: ordinate i vostri doveri morali, siatene sicuri, e fatelo insieme. Ed esercitateli continuamente nella vita reale, perché è per questa che sono fatti.
Vi dico solo questo: pensate a quando avete agito seguendo il vostro dovere morale. Non vi siete sentiti forse più forti di tutte le teorie, le chiacchiere, le scuse?

Quando leggo post come il tuo, le mie preferenze vanno senz'altro al filosofare o al filosofeggiare o anche solo a fare chiacchere.


Non c'è bisogno che ti parli di me dal momento che sembri conoscermi.
Non so se il mio midollo sia sano, spero di sì.

A babbo Natale debbo aver creduto anch'io ma non me ne ricordo.
Se lo dici tu sarà così.
A Gesù bambino, adolescente, adulto devo confessarti che credo.


Dici di usare la filosofia per un obiettivo. Giusto!
La stessa cosa consiglio a te.

(P.S Non te la prendere ma sono convinrto che tutte le cose drammatiche che dici di aver vissuto o sono millanterie o non ti sono servite a niente, il che sarebbe ancor peggio.... altrimenti non saresti così intollerante.)

Viva la rivoluzione.

Ultima modifica di Giorgiosan : 09-05-2009 alle ore 20.04.47.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 11-05-2009, 14.38.11   #6
ornella
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Se non erro era Ludwig Wittgenstein a sostenere che ci sono poche cose originali da poter individuare, esprimere, tutto è stato pensato e detto
Forse è vero, ma sono convinta che pensieri non originali possono essere accostati con originalità.
Sono anche certa che la Filosofia per quanto abbia una sua dignità pura da ogni pretesa utilitaristica, può gettare reti che scavano tra il Reale e la Storia lontano da assolutismi cercando l'Assoluto.

Ok se almeno riuscissimo come demonatte propone, se non a trovar la Verità a limitare le falsità. Un Filosofo credo non possa scegliere, e la purezza è intrinseca al risultato non al metodo.
ornella is offline  
Vecchio 11-05-2009, 22.42.15   #7
smackmm88
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Originalmente inviato da demonatte
chi, avendo un po’ di orgoglio, accetterà che la filosofia sia un vacuo barbugliare con il linguaggio di una sètta, che solo voi capite? E con tutte queste cornacchierie, di grazia, dove siete arrivati? Avete trovato quello che cercavate, rinchiusi nelle vostre camerette a torcicollare sull’essere e sul nulla?

Da quel che ho letto, mi pare di aver capito che la filosofia non è molto apprezzata..
Beh, pazienza. Per fortuna al giorno d'oggi ognuno può pensarla come vuole, guai se non fosse così;
di conseguenza, ciò che mi spinge a rispondere non è il desiderio di elencare le ragioni per cui la filosofia andrebbe apprezzata.. sarebbe una perdita di tempo..!!
Ognuno ha una visione soggettiva della realtà, ed è giusto che ogni forma di pensiero vada rispettata.. non necessariamente condivisa.

Quindi, in questa risposta, gradirei semplicemente esprimere il mio parere personale.
Io penso che ci sia una diffusa tendenza nell'affibbiare al termine "filosofia" un significato astratto, sconnesso dalla realtà..
e devo dire la verità, quand'ero più piccola, associavo il termine filosofia a qualcosa di terribile, difficile e complicato.

Ho cominciato a comprendere il significato vero e proprio a partire dal terzo superiore.
Ma era il classico meccanismo..(dal greco φιλοσοφία, composto di φιλείν (filèin), amare e σοφία (sofìa), sapienza, cioé amore per la sapienza).. ci si basava sullo studio dottrinale dei filosofi più famosi.. insomma, le solite cose che si fanno a scuola.. talvolta anche noiose.

Con il tempo, però, cominciavo a capire che mentre studiavo i vari paragrafetti scolastici, la filosofia era una materia diversa da tutte le altre perchè sviluppava in me un senso critico.. mi faceva ragionare su alcune cose.. ecco, mi faceva pensare.

Oggi secondo me non sappiamo più pensare. Diamo per scontato l'esistenza di alcune cose, senza chiederci nemmeno il perchè della loro esistenza.

Noi, per esempio, tendiamo ad associare il pensiero a qualcosa di astratto.. ma se ci facciamo caso il pensiero non è altro che un'attività del nostro cervello, caratterizzata da un'infinità di impulsi neurochimici che si susseguono continuamente.
In realtà il pensiero è strettamente connesso con il nostro agire.

E' pensando, che abbiamo costruito il nostro mondo.
Abbiamo scoperto un mare di cose, esperimento dopo esperimento; abbiamo fatto nascere la scienza, la tecnologia, la storia.. tutto ciò che abbiamo creato, è stato prima pensato dalla nostra mente; dalla mente di grandi uomini.

E continueremo a farlo. Continueremo a "pensare" e ad "agire".
Non tutti gli uomini pensano prima di agire.. e secondo me sarebbe ora di farlo.

Non necessariamente dovremo giungere ad una verità assoluta, non è neanche detto che esista!
Potremo solo continuare a Ragionare e a pensare, e poi di conseguenza ad agire (l'ideale, per me, sarebbe attraverso la scienza).

La nostra mente, (o almeno la mia), è spinta continuamente da una voglia irresistibile di sapere e di conoscere, e di cercare incessantemente la "verità".. su qualsiasi cosa.
Probabilmente non troverò tutte le verità che cerco.
Ma se non cercherò, non troverò mai nulla..

Non è del tutto corretto pensare che lo scopo della filosofia sia quello di indagare sull'essere o sul nulla. La filosofia per me è una delle cose più concrete e razionali che possano esistere, oltre la scienza.

Se ci pensiamo è grazie alla ricerca scientifica che abbiamo scoperto che l'a-tomo non è realmente indivisibile.. ma esistono gli elettroni e tutto il resto.
E chissà a quante altre piccole verità giungeremo..

Dovete credermi, oggi, dopo tanto tempo ho scoperto che la filosofia sta alla base di ogni ricerca scientifica, di ogni ragionamento della vita quotidiana, di ogni piccola cosa. Non potrei passare del tempo senza sistemare e schematizzare la realtà attraveso essa.

La filosofia dottrinale che si fa nelle scuole è una perdita di tempo, si masticano sempre le stesse cose.. si studiano le 20 paginette per poi prendere un voto. In realtà bisognerebbe spingere i ragazzi a ragionare e a pensare.. i libri servono semplicemente a farsi un'idea della filosofia.

Concludo,

Secondo me la filosofia non è solo "chiedersi perchè".
Essa é la via razionale che la scienza dovrebbe seguire per giungere ai perchè.

Saluti MM88!!!!
smackmm88 is offline  
Vecchio 11-05-2009, 23.32.25   #8
S.B.
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Riferimento: Filosofi, Arruolatevi!

A parte il solito pregiudizio nei confronti dei teoretici (che non sono solo filosofi, eppure i filosofi ne fanno sempre da capro espiatorio, forse perchè la loro torre d'avorio è spesso la più alta) e la retorica un po' datata, mi sembra che in realtà demonatte colga un pensiero che oggi sta tornando d'attualità: il primato dell'agire pratico.
'Primato' nel senso che è il punto più alto, più importante, della vita umana, il punto sul quale si misura il valore (morale) o la capacità tecnica di un uomo (e il dover pagare una prostituta rientra nella scarsità di capacità tecnica o nella pochezza morale? Povero Nietzsche!).

Ma, come mostra l'intervento del nostro compagno (di sventura), di cui ammiriamo le parole ignorando le gesta, è la teoria che ti fa muovere un passo in un senso o nell'altro.
E se anche i filosofi, in carne ed ossa, non hanno fatto quel passo mentre parlavano, certamente qualcuno ha camminato parecchio mentre li ascoltava, e molti sono di certo inciampati.
S.B. is offline  

 



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