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Vecchio 19-12-2009, 15.51.09   #1
nonsodinonsapere
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 19-12-2009
Messaggi: 1
Aiutatemi a comprendere kant

Ciao a tutti, mi presento: mi chiamo Matteo e faccio il quinto anno di liceo scientifico.
La mia professoressa parla del pensiero kantiano come se questo fosse l'ermeneutica della finitudine, e dimenticandosi che questa non è nient'altro che un appellativo dato da Abbagnano.
Lei afferma che le conclusioni delle prime due opere della terna (fondamentale) kantiana, sono la scoperta dei limiti: nella ragione corrispondono all'esperienza e nella pratica nell'impossibilità di raggiungere la santificazione. Io invece, studiando sempre sull'abbagnano, sono arrivato a un interpretazione diversa: la ragione è limitata, al contrario, moralmente, l'uomo è completamente libero. Infatti l'impossibilità di raggiungere la santificazione durante la vita rende possibile il raggiungerla dopo di questa. Bensì una giustificazione all'immortalità dell'anima e, se l'immortalità e un limite...
Ecco, io penso che il giudizio della professoressa sia stato dettato da, appunto, l'esistenzialismo di abbagnano.
Anche perché altrimenti non si spiega la terza opera, dove kant afferma che (parole mie, ma il concetto dovrebbe essere queto) l'uomo sente il bisogno di sintetizzare la libertà morale con la ragione limitata e quindi estende la sua libertà, attraverso la fantasia e l'arte, alla natura.
Aiutatemi a capire se sto errando.
nonsodinonsapere is offline  
Vecchio 19-12-2009, 19.15.09   #2
Koli
Moderatore
 
Data registrazione: 17-11-2007
Messaggi: 405
Riferimento: Aiutatemi a comprendere kant

Citazione:
Originalmente inviato da nonsodinonsapere
Ciao a tutti, mi presento: mi chiamo Matteo e faccio il quinto anno di liceo scientifico.
La mia professoressa parla del pensiero kantiano come se questo fosse l'ermeneutica della finitudine, e dimenticandosi che questa non è nient'altro che un appellativo dato da Abbagnano.

Ciao e benvenuto,
non so quasi niente sulla teoria della conoscenza in Kant. Provo però a risponderti in linea di massima.

Si, Abbagnano usa questa espressione e anche "filosofia del limite" per caratterizzare "la critica" kantiana. Per Abbagnano (leggo dal mio manuale a pag. 659-660) il criticismo di Kant mira a delineare i limiti della nostra conoscenza ed entro tali limita costruire un sapere valido.
Fin qui penso che quello che dice Abbagnano sia abbastanza pacifico. A me risulta. Vediamo se qualche esperto di Kant, e qui mi rivolgo ad Emmeci, possa confermarlo.

Citazione:
Lei afferma che le conclusioni delle prime due opere della terna (fondamentale) kantiana, sono la scoperta dei limiti: nella ragione corrispondono all'esperienza e nella pratica nell'impossibilità di raggiungere la santificazione.
Questo penso si vero ma bisogna precisare che l'esperienza è si importantissima per Kant (il quale ha ben presente il lavoro di Hume) ma non tutto si riduce ad essa. Le categorie ad esempio, non derivano dall'esperienza.


Citazione:
Io invece, studiando sempre sull'abbagnano, sono arrivato a un interpretazione diversa: la ragione è limitata, al contrario, moralmente, l'uomo è completamente libero.
Non è propriamente cosi. il Kant etico attribuisce la libertà (che rimane, almeno nella Fondazione della metafisica dei costumi, solo presupposta) solo a chi agisce eticamente, mentre chi segue le sue inclinazioni non è libero.


Citazione:
Infatti l'impossibilità di raggiungere la santificazione durante la vita rende possibile il raggiungerla dopo di questa. Bensì una giustificazione all'immortalità dell'anima e, se l'immortalità e un limite...
Si, Kant postula l'esistenza dell'anima e di Dio per giustificare l'attuazione della volontà santa, ovvero di quella volontà che vuole necessariamente agire secondo la legge etica.
In effetti qui ci sono elementi teologici però questo non va a inficiare quello che diceva Abbagnano sull'impostazione generale del nostro filosofo.


Citazione:
Anche perché altrimenti non si spiega la terza opera, dove kant afferma che (parole mie, ma il concetto dovrebbe essere queto) l'uomo sente il bisogno di sintetizzare la libertà morale con la ragione limitata e quindi estende la sua libertà, attraverso la fantasia e l'arte, alla natura.
Aiutatemi a capire se sto errando.
Non so niente sulla 3° Critica, quindi non mi pronuncio.

Ciao
Koli is offline  
Vecchio 20-12-2009, 00.06.36   #3
Nikolaj Stavrogin
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Data registrazione: 07-11-2009
Messaggi: 59
Riferimento: Aiutatemi a comprendere kant

Sul rapporto fra moralità e libertà secondo me non c'è molto da interpretare, Kant è molto preciso al proposito.

Partendo dalla premessa che esiste una legge morale in ognuno di noi (che si esprime attraverso 3 "formule"), Kant, nella Critica della Ragion Pratica, deve postulare 3 cose, dette anche "esigenze" della legge morale, o del "completamento di essa" (secondo Kant, senza i 3 postulati, la legge morale non avrebbe molto senso). I 3 postulati sono: libertà, esistenza dell'anima immortale, esistenza di Dio.

Quello che richiedi tu, il postulato della libertà, è, in ordine di importanza, il più importante. Infatti, non avrebbe senso parlare di legge morale, se l'uomo non è libero! Comunque, se nella religione l'uomo scopre prima la libertà, e poi la moralità, per Kant, l'uomo scopre prima la moralità, poi la libertà.

Ora ti sintetizzo bene come argomenta Kant:

1. Esiste una legge morale dentro ognuno di noi
2. La legge morale si esprime tramite un comando (imperativo categorico)
3. Se devo, allora posso (nel senso che posso sia ubbidire all'ordine morale, sia non ubbidire)
4. Se posso sia ubbidire che non ubbidire, allora scelgo
5. Se scelgo, sono libero

Libertà è intesa qua come libero arbitrio, ovvero la possibilità di scegliere fra 2 opzioni differenti (seguire la legge morale, e non seguirla).

In sintesi Kant dice che la moralità è la ratio cognoscendi della libertà, e la libertà è la ratio essendi della moralità.

Con queste parole intende dire che attraverso la moralità conosciamo la libertà, e la libertà stessa è il fondamento perchè la moralità abbia senso.

Tutto chiaro?
Nikolaj Stavrogin is offline  
Vecchio 22-12-2009, 08.12.57   #4
theoreo42
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Data registrazione: 12-12-2009
Messaggi: 14
Riferimento: Aiutatemi a comprendere kant

bravo stravogin.

http://it.wikipedia.org/wiki/Immanue...zio_este tico


caro nonsodinonsapere () ovviamente alla professoressa dovrai riportare quello che dice l'abbagnano.

Ma è chiaramente totalmente fuorviante.

Infatti è l'esatto opposto.
Diciamo che kant è l'estremo (e ardito) tentativo di sostenere logicamente le categorie del metafisico Aristotelico.


Se (non so per quale dono divino) già a questa età senti il desiderio di un confronto piu' maturo con la contemporanità, ti consiglio di fare un confronto molto stretto Kant-Hume vedrai che l'ermeneuta della finitudine è Hume e Kant è solo un uomo che ha tentato(invano) di salvare i resti della vecchia logica aristotelica (necessità-causa).

Quantomeno una cosa l'aveva capita(da Hume), Dio non è dimostrabile usando quella logica.
(eppure se vai nel thread dio non esiste, vi sono una marea di pseudofilosofi che si ostinano ad argomentare Dio in maniera logica...non ci sono parole! studia bene!) per esempio l'ultima parte

Citazione:
'uomo sente il bisogno di sintetizzare la libertà morale con la ragione limitata e quindi estende la sua libertà, attraverso la fantasia e l'arte, alla natura.

non solo è sbagliato come senso della frase ma anche nell'uso terminologico! attento!
theoreo42 is offline  
Vecchio 22-12-2009, 10.22.42   #5
Nikolaj Stavrogin
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Data registrazione: 07-11-2009
Messaggi: 59
Riferimento: Aiutatemi a comprendere kant

In effetti theoreo42 hai ragione, se Kant o non avessi mai letto, o non avessi mai conosciuto Hume, sarebbe stato perdonabile, ma lo stesso filosofo tedesco dice di aver avuto un'illuminazione dopo aver letto il nostro empirista inglese!

Anche se la cosa che mi lascia più perplesso di Kant è la sua filosofia morale. Un conto è il primo postulato della libertà, ma gli ultimi mi lasciano di stucco proprio. Dopo le 600 pagine della critica della ragion pura, dove ha annientato qualsiasi ragionamento metafisico, ci ritorna, e in maniera ancor più più forte, dicendo che "non possiamo non ammettere l'esistenza di dio", e che la morale è il mezzo per arrivare alla "cosa in sè". Mmh..

Invece all'autore del topic consiglio di studiare bene Kant che è comunque importante, e la prima volta non è semplice cimentirsi con tutta la sua terminologia, diciamo che non aiuta a facilitare le cose.
Nikolaj Stavrogin is offline  

 



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