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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 01-09-2015, 21.47.41   #1
sgiombo
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Innaturalita' Della Filosofia?

Vi sono determinate tendenze comportamentali umane e almeno in parte anche animali preservate dalla selezione naturale, come le alterazioni sensoriali (per esempio l’ accentuazione dei contorni degli oggetti o le correzioni cromatiche atte a “stabilizzare” la percezione dei colori al variare delle condizioni di illuminazione degli oggetti), o come le cosiddette illusioni ottiche (che secondo me sono in realtà tendenze erronee dei giudizi o valutazioni circa le sensazioni e non alterazioni delle sensazioni stesse).
Sono tendenze comportamentali che distorcono in qualche misura la percezione della realtà in cui si vive ma che la selezione naturale ha favorito perché queste “distorsioni” sono utili ai fini della sopravvivenza e riproduzione nella stragrande maggioranza dei casi (dannose in un’ infima minoranza di casi; in proposito bisogna fra l’ altro tenere anche conto del fatto che la vita, soprattutto prima dell’ inizio dell’ evoluzione culturale umana ma spesso anche dopo, impone frequentemente scelte rapide anche se al prezzo di una certa approssimazione e “limitatezza teorica” piuttosto che “ben ponderate e teoricamente ottimali” al prezzo di una lentezza pratica che in moltissimi casi potrebbe rivelarsi fatale).
Fra queste tendenze comportamentali ve ne sono anche altre (oltre alle cosiddette illusioni ottiche) pure relative ai giudizi circa le sensazioni (riguardanti il “pensiero sul mondo”, la conoscenza della realtà in cui si è inseriti e si vive; potremmo chiamarle per analogia “illusioni logiche”) che sono ben più “teoricamente pesanti” rispetto alle semplici illusioni ottiche stesse.
Per esempio la tendenza a considerare continui gli oggetti che nello sfondo dell’ esperienza visiva sono parzialmente interrotti o nascosti da altre cose poste in primo piano o comunque anteriormente ad essi (cosa che nella stragrande maggioranza dei casi è vera ma talora potrebbe anche non esserlo, che a rigore non può dirsi teoricamente certa).
Oppure, in maniera del tutto analoga, la tendenza a credere nella verità delle inferenze induttive (la cui certezza è stata genialmente rilevata essere infondata dal grande David Hume con la sua critica della causalità) o quella a ritenere che gli oggetti materiali fenomenici continuino a esistere realmente in quanto tali (in quanto insiemi determinati e integrati di sensazioni fenomeniche) anche allorché non sono percepiti (cioè allorché gli insiemi determinati e integrati di sensazioni fenomeniche che li costituiscono non esistono, non accadono), come acutamente rilevato da George Berkeley col suo “esse est percipi”.
Tuttavia la ragione umana (a un certo grado dell’ evoluzione culturale) può criticamente rendersi conto della “fallacia teorica” di tali illusioni logiche nella pratica complessivamente vantaggiose, e non poco.
E’ così che è sorto il razionalismo, il dubbio metodico e sistematico ben illustrato da Descartes nel discorso su metodo, e in generale la filosofia.
Giunto ad un certo grado del suo sviluppo storico (o evoluzione culturale), l’ uomo si è trovato nelle condizioni che hanno gli hanno reso di fatto possibile e con le capacità mentali che lo hanno reso capace di criticare teoricamente queste tendenze comportamentali “naturali” (dovute alla selezione naturale) complessivamente utilissime nella pratica.
In questo senso mi sembra che si possa rilevare una certa “innaturalità” propria della filosofia.
O forse sarebbe meglio dire “preternaturalità”, dal momento che la naturalità (anche umana) non può comunque essere negata (le leggi di natura non possono essere violate; ma casomai si può conseguire, nel loro rispetto, uno sviluppo “ulteriore”, relativamente alle restanti specie animali, che non le abolisce ma in in certo senso le “reinterpreta”, una sorta di “superamento dialettico”; spero che i cultori di Hegel mi perdonino il senso approssimativo in cui impiego questo concetto).
sgiombo is offline  
Vecchio 02-09-2015, 10.51.21   #2
pepe98
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Riferimento: Innaturalita' Della Filosofia?

Infatti secondo me la filosofia serve a staccarsi dalla propria natura, dal soggettivo mondo dei sensi, per creare un mondo oggettivo, su cui costruire una logica che valga per tutti. La filosofia è in questo caso "mediatrice dei sensi".
Ho detto "creare", non "scoprire"! Infatti il vero essere è esattamente così come si presenta, ossia tramite sensazioni. A questo punto i sensi ci suggeriscono un mondo soggettivo: un uomo vede un mondo molto colorato, mentre un cane lo vede un po' meno... Il ragionamento ci porta invece a dire che il colore non è caratteristica del mondo, ma della sua interazione con l'organismo... In pratica il mondo dei sensi lo facciamo coincidere con le sensazioni di un essere cosciente, e ci inventiamo un nuovo mondo che non ha forma, in quanto separato dalle sensazioni, ma da cui queste ultime dipendono. Ed è osservando il mondo dei e un sensi che scopriamo(in questo caso scopriamo) le leggi che governano questo mondo, a cui abbiamo dato l'incarico di costituire una realtà oggettiva, ossia spiegare la coesistenza di più mondi.
In realtà è solo una nostra astrazione, e mi sembra ragionevole pensare che l'essere sia solo ció che è percepito.
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Vecchio 03-09-2015, 16.37.18   #3
maral
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Riferimento: Innaturalita' Della Filosofia?

Forse la naturale peculiarità umana è quella di vivere immaginandosi la possibilità di essere fuori da ciò che vive. Per questo la vita assume per l'uomo e solo per lui il significato di una prospettiva. Un lombrico invece non lo fa, a un lomgrico basta esserci e c'è sempre in ogni istante.
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Vecchio 03-09-2015, 18.24.40   #4
CVC
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Riferimento: Innaturalita' Della Filosofia?

Il legame fra filosofia e natura è testimoniato dal fatto che le opere dei primi filosofi hanno titoli come "Sulla Natura" o simili. In verità ben presto si è scorta la differenza fra la realtà come si presenta e la realtà in sé. Gli antichi non mancavano di osservare come un'asta perfettamente diritta, una volta immersa nell'acqua, apparisse curva e spezzata. I filosofi dell'antichità, in particolare gli stoici, consideravano i sensi illusori ed arrivavano addirittura, questi ultimi, ad identificare la natura con la ragione. Su Hume sono alquanto ignorante, mi sembra abbia cambiato prospettiva facendo partire il discorso filosofico dalla percezione anziché dalla ragione. Io credo che se ragioniamo sulla percezione è perché abbiamo una ragione, e credo che in psicologia si sia dimostrato come la percezione diretta delle cose non esista. Negli anni 50 se non erro, uno psicologo comportamentista, tale Tolman, osservando il comportamento dei ratti scorse in questi dei processi cognitivi, ossia di ragionamento, seppure a livello elementare. Se anche un comportamentista, cioè un seguace della dottrina dello stimolo e risosta e del riflesso condizionato e della formazione delle abitudini come matrice del comportamento umano, arriva ad ammettere che persino i topi, nel loro piccolo, un qualche straccio di ragionamento se lo fanno, non capisco come si possa pensare alla percezione diretta nell'umano. I sensi sono dei semplici corrieri dell'informazione, la ragione è ciò che dirige. Laddove l'uomo è diretto da altro, è perché la ragione è debole e non riesce ad imporsi. La filosofia non è innaturale perché la ragione, ambito della filosofia, è tanto naturale quanto i sensi e la percezione.
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Vecchio 03-09-2015, 20.09.42   #5
sgiombo
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Riferimento: Innaturalita' Della Filosofia?

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Il legame fra filosofia e natura è testimoniato dal fatto che le opere dei primi filosofi hanno titoli come "Sulla Natura" o simili. In verità ben presto si è scorta la differenza fra la realtà come si presenta e la realtà in sé. Gli antichi non mancavano di osservare come un'asta perfettamente diritta, una volta immersa nell'acqua, apparisse curva e spezzata. I filosofi dell'antichità, in particolare gli stoici, consideravano i sensi illusori ed arrivavano addirittura, questi ultimi, ad identificare la natura con la ragione. Su Hume sono alquanto ignorante, mi sembra abbia cambiato prospettiva facendo partire il discorso filosofico dalla percezione anziché dalla ragione. Io credo che se ragioniamo sulla percezione è perché abbiamo una ragione, e credo che in psicologia si sia dimostrato come la percezione diretta delle cose non esista. Negli anni 50 se non erro, uno psicologo comportamentista, tale Tolman, osservando il comportamento dei ratti scorse in questi dei processi cognitivi, ossia di ragionamento, seppure a livello elementare. Se anche un comportamentista, cioè un seguace della dottrina dello stimolo e risosta e del riflesso condizionato e della formazione delle abitudini come matrice del comportamento umano, arriva ad ammettere che persino i topi, nel loro piccolo, un qualche straccio di ragionamento se lo fanno, non capisco come si possa pensare alla percezione diretta nell'umano. I sensi sono dei semplici corrieri dell'informazione, la ragione è ciò che dirige. Laddove l'uomo è diretto da altro, è perché la ragione è debole e non riesce ad imporsi. La filosofia non è innaturale perché la ragione, ambito della filosofia, è tanto naturale quanto i sensi e la percezione.

Non concordo affatto che in psicologia si sia dimostrato come la percezione diretta delle cose non esista: che l' uomo o anche il topo ragionino non toglie che possano anche avere e di fatto abbiano percezioni non attenzionate, non oggetto di considerazione e pensiero (ed eventualmente conoscenza: quante cose vedi senza mimamante pensarci quando guidi o cammini su un percorso arcinoto e abituale?) e che le percezioni in generale non possano del tutto correttamente essere distinte dal (le percezioni del) pensiero e dalla conoscenza delle sensazioni, perfino anche quando di fatto ne sono accompagnate.

Io sostengo invece che la critica razionale portata alle estreme conseguenze é sì ovviamente naturale (non essendovi a mio parere nulla di soprannaturale al mondo), e tuttavia va contro una tendenza fondamentale della selezione naturale (che non é assoluta: anche le corna dei cervi maschi e le code dei pavoni sarebbero più adattative di come sono se fossero un po' più piccole!); in questo senso l' ho definita un po' provocatoriamente "relativamente innaturale" o "preternaturale" (che supera senza negarla, ovviamente, la naturalità, così come fino alla storia od evoluzione culturale -umana- si é realizzata).
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Vecchio 04-09-2015, 22.44.43   #6
paul11
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Riferimento: Innaturalita' Della Filosofia?

Puntualizzo dei concetti.
Il dualismo innaturale era già nelle culture antichissime e si è manifestato nelle spiritualità con diverse interpretazioni.L'uomo divino è contro l'uomo di natura.La problematica è sempre stata la manifestazione della potenza della natura e la morte. I miti e le spiritualità per quanto dualisticamente dividessero trascendenza e natura, la univano nella continuità narrativa dellla nascita-vita-morte.

La modernità separa nettamente trascendenza e natura.La prima è indicibile in quanto non appartenente alla metodica della scienza; la seconda è formidabilmente indagata ,capita,spiegata e soprattutto "piegata" al potere umano dell'artificio. La scienza spiega finalmente la malattia e la potenza della natura,il terrore degli antichi....ma non può risolvere il ciclo della vita, non può che allungare l'esistenza, ma non può lenire il dolore e la sofferenza e tanto meno dare una spiegazione se non il "nulla" della morte. Ora soffre per sua mano e non più l'ira divina.Ciò che il mito significava nel rapporto uomo divino, oggi l'uomo alienato non sa più nemmeno sperare.
L'umanità acquisì una strada ,lasciando qualcosa di sè sulla vecchia.
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Vecchio 05-09-2015, 15.54.48   #7
CVC
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Non concordo affatto che in psicologia si sia dimostrato come la percezione diretta delle cose non esista: che l' uomo o anche il topo ragionino non toglie che possano anche avere e di fatto abbiano percezioni non attenzionate, non oggetto di considerazione e pensiero (ed eventualmente conoscenza: quante cose vedi senza mimamante pensarci quando guidi o cammini su un percorso arcinoto e abituale?) e che le percezioni in generale non possano del tutto correttamente essere distinte dal (le percezioni del) pensiero e dalla conoscenza delle sensazioni, perfino anche quando di fatto ne sono accompagnate.

Io sostengo invece che la critica razionale portata alle estreme conseguenze é sì ovviamente naturale (non essendovi a mio parere nulla di soprannaturale al mondo), e tuttavia va contro una tendenza fondamentale della selezione naturale (che non é assoluta: anche le corna dei cervi maschi e le code dei pavoni sarebbero più adattative di come sono se fossero un po' più piccole!); in questo senso l' ho definita un po' provocatoriamente "relativamente innaturale" o "preternaturale" (che supera senza negarla, ovviamente, la naturalità, così come fino alla storia od evoluzione culturale -umana- si é realizzata).
Da "Intelligenza Emotiva" di Daniel Goleman

Immaginate di essere soli a casa di notte e di stare leggendo un libro, quando all'improvviso sentite un rumore in un'altra stanza. Ciò che accade nel vostro cervello nei momenti successivi ci fa capire come funzionano i circuiti neurali della paura e quale sia il ruolo dell'amigdala come sistema di allarme. Il primo circuito cerebrale coinvolto si limita a ricevere il suono nella sua natura fisica ondulatoria e lo trasforma nel linguaggio del cervello per mettervi in allarme. Questo circuito va dall'orecchio al tronco encefalico e poi al talamo. Di li si dipanano due vie nervose: una diramazione più picola conduce all'amigdala e al vicino ippocampo; l'altra, più grande, porta alla corteccia uditiva nel lobo temporale, dove i suoni vengono classificati e compresi...................... ........
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Questa è solo una parte dell'appendice titolata "I circuiti neurali della paura"
Rileggendo, pur non avendo compreso tutto per via della mia ignoranza riguardo ai termini tecnici, non riesco proprio a concepire l'esistenza di una percezione diretta delle cose. Anche perchè credo che tutti questi meccanismi siano suscettibili in un qualche modo ai nostri stati coscienti e quindi alla nostra ragione, alla nostra rappresentazione della realtà


La critica razionale portata agli eccessi non è più tanto razionale, perchè l'uomo non è solo ragione. Pensare ad un uomo fatto di sola ragione è irrazionale.
Non credo che la critica razionale vada contro alla selezione naturale, ritengo anzi che sia un'espressione della natura ed anche e soprattutto una forma di adattamento
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Vecchio 05-09-2015, 19.16.27   #8
sgiombo
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Da "Intelligenza Emotiva" di Daniel Goleman

Immaginate di essere soli a casa di notte e di stare leggendo un libro, quando all'improvviso sentite un rumore in un'altra stanza. Ciò che accade nel vostro cervello nei momenti successivi ci fa capire come funzionano i circuiti neurali della paura e quale sia il ruolo dell'amigdala come sistema di allarme. Il primo circuito cerebrale coinvolto si limita a ricevere il suono nella sua natura fisica ondulatoria e lo trasforma nel linguaggio del cervello per mettervi in allarme. Questo circuito va dall'orecchio al tronco encefalico e poi al talamo. Di li si dipanano due vie nervose: una diramazione più picola conduce all'amigdala e al vicino ippocampo; l'altra, più grande, porta alla corteccia uditiva nel lobo temporale, dove i suoni vengono classificati e compresi...................... ........
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Questa è solo una parte dell'appendice titolata "I circuiti neurali della paura"
Rileggendo, pur non avendo compreso tutto per via della mia ignoranza riguardo ai termini tecnici, non riesco proprio a concepire l'esistenza di una percezione diretta delle cose. Anche perchè credo che tutti questi meccanismi siano suscettibili in un qualche modo ai nostri stati coscienti e quindi alla nostra ragione, alla nostra rappresentazione della realtà


La critica razionale portata agli eccessi non è più tanto razionale, perchè l'uomo non è solo ragione. Pensare ad un uomo fatto di sola ragione è irrazionale.
Non credo che la critica razionale vada contro alla selezione naturale, ritengo anzi che sia un'espressione della natura ed anche e soprattutto una forma di adattamento

Che l 'uomo non si sola ragione l' ho sempre pensato anch' io e affermato chiaramente più volte, anche nel forum.

Nulla che accade nella vita può andare contro la selezione naturale (che infatti l' avrebbe eliminato e dunque non accadrebbe più).
Ma credo che l' evoluzione biologica per mutazioni genetiche e selezione naturale (relativa, non assoluta, come d' altra parte tutto in natura!) presenti per così dire determinate "tendenze predominanti" e altre "controtendenze" (rispetto alle prime): corna dei cervi, code dei pavoni maschi e razionalità umana portata conseguentemente fino alle estreme conseguenze (filosofiche; che non significa assolutizzarla! Sarebbe irrazionalistico!) credo esemplifichino queste "controtendenze".

La citazione iniziale di un neurologo (mi sembra evidente sia tale) forse era diretta ad altre discussioni.
Qui mi limito ad affermare che le neuroscienze in quanto tali non possono risolvere il problema filosofico di rapporti mente/cervello (anche se bisogna tener conto delle sue scoperte).
sgiombo is offline  

 



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