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Vecchio 30-10-2003, 13.34.43   #1
ExNovo
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Filosofia di Vita Vs Vita

PREMESSA: non so se è un discorso considerabile "filosofico"
I prinicipi etici sono per molti ragazzi importanti e per la maggior parte restante insignificanti. sono principi di comportamento, di scelta di azione riguardo alla propria politica di vita. mi fan ridere quelli che dicono che della politica non si interessano, vivendo e mangiando del resto grazie e per colpa delle scelte altrui, conducendo loro per primi una vita di politica individuale magari peggiore nella vita comune di qualsiasi altra politica di stato, palazzo, strada o qual si voglia. scegliere il proprio cammino e il proprio futuro e un po' giocare al lotto con la propria vita, come scegliere un bivio che difficilmente è ritransitabile nel caso di sbagli, l'eterno dilemma di chi ha un po' di sale in zucca, l'eterna indifferenza di chi invece si limita a sopravvivere o chi purtroppo non è nella situazione di poter scegliere come chi puo e non vuole; scegliere la propria strada non è facile e nemmeno difficile, è una scelta d'azione e non di riflessione, si attuano i propri principi etici e si segue la propria politica, quanto piu corretta quanto piu difficile da attuare. si vive giorno in giorno con problemi insignificanti al confronto ma giganti presi singolarmente, scelte pratiche di piccolo conto che sono come una buca nel cammino che puo rompere, scoraggiare o incoraggiare a proseguire per tale strada; non ho esperienze per ritenere che con i tempi i prinicipi etici, sempre chi li ha, acquistino un sapore e valore diverso, si affievoliscono o si invigoriscono, ma penso personalmente che la prima sia piu probabile e diffusa, e lo penso ogni giorno quando mi guardo intorno e vedo persone che sorridono mentre parlano, agiscono, pensano, tutto il contrario di 30 anni prima o quasi tutto il contrario. è un po' come stancarsi di andare a 50 per rendere il viaggio piu "tranquillo" con le buce sulla strada e comincino ad andare a 120 sulla strada costruita da coloro che invece sono in elicottero, si ha una dispersione "etica-morale" in tarda età probabilmente, per tarda non so nemmeno quanto in avanti possa essere e credo sia piuttosto variabile, dispersione che viene dettata dalla stanchezza di combattere per qualcosa che alla fine oltre alla piccola soddisfazione personale non giova a nient'altro, allora si pensa e si vede che i propri sogni sono lontani, e forse irraggiungibili, ma la vita è al presente e i sogni sono solo nella mente quindi si continua a sognare con la mente e a star male con lo spirito fino a quando quest'ultimo in combutta con la prima butta la spugna e imbocca l'entrata per l'autrostrada del vuoto materialismo creatore di sogni al presente. si vedono tutti i giorni, o almeno io con i miei occhi vedo tutti i giorni persone rassegnate che lavorano di giorno e di notte dormono, sognano con la mente ma lo spirito non è piu al servizio dell'etica, è al servizio del benessere di vita, della grande casa, macchina, parabola e conto in banca, della grande tranquillità economica e al riparo dallo stesso tipo di critiche sociali. ci si ingloba con il mondo attorno perche non si resiste piu a combattere per qualcosa che non esiste, per qualcosa che risiede nello spirito di tutti, per i sogni esistenziali. si finisce a far quel che "va fatto" perchè non si puo continuare a pensare quel che "si vorrebbe fare" allora passano i giorni, mesi e anni, la mente si atrofizza e smette di pensare, si limita a concedere qualche volta quel che lo spirito rinnega, ma che implicitamente assorbe, fino a quando ci si abitua a tal punto da aver "vergogna" "riluttanza" se vogliamo "spergiuro" di quel che si pensava e manifestava quando si era un po' più "puri"... come detto all'inizio non so se è un discorso filosofico o una semplice riflessione di vita, con questa premessa vi domando cosa ne pensate?

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ExNovo is offline  
Vecchio 30-10-2003, 14.35.34   #2
Marco_532
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Re: Filosofia di Vita Vs Vita

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Messaggio originale inviato da ExNovo
PREMESSA: non so se è un discorso considerabile "filosofico"
I prinicipi etici sono per molti ragazzi importanti e per la maggior parte restante insignificanti.

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Il termine principio etico è derivabile dalla parola greca ETHOS e indica le norme di vita dettate dall’etica, cioè da quella dottrina di vita derivata dall’indagine personale dell’uomo di fronte ai concetti di bene e di male. Il principi etici sono quindi tutti quei principi che riguardano l’attività umana, in quanto valutabili con il criterio di distinzione tra bene e male. Nella filosofia hegeliana il termine eticità si riferisce all’attuazione graduale del bene in realtà storiche e istituzionali, (famiglia, società, ecc.), nelle quali la libertà passa dalla sua astratta espressione individualistica, nella quale prevalgono gli interessi o le tendenze personali nei rapporti sociali ,con tendenza a svalutare gli interessi o le esigenze della collettività ,in nome della propria personalità e del proprio egoismo, all’universalità concreta. L’importanza che si dà all’eticità dell’ethos individuale è strettamente dipendente dal fatto che l’atteggiamento del singolo è più o meno volto ad affermare l’autonomia del singolo ,negando la possibilità di rapporti di interdipendenza tra i singoli.
Si può negare questo rapporto di interdipendenza? No!…fin dal principio viviamo nel rapporto, e non possiamo fare a meno di questo. Pensiamo ad un bambino e alla sua madre…vivrebbe il bambino senza la relazione con sua madre, senza nessuno che lo nutre, senza nessuno che si prenda cura di lui? Credo sia impossibile una cosa del genere. Questo ci dovrebbe far capire come sia fondamentale che ci sia una relazione sin dal principio. Con la crescita si può fare a mano della relazione? Possiamo essere indipendenti a tutti gli effetti e dipendere esclusivamente da noi stessi? Non credo, soprattutto nella società, composta da individui collaboranti al fine di facilitare le esigenze del singolo e di dare la possibilità a questo di soddisfare desideri non raggiungibili nell’individualità pura. Dopo queste considerazioni c’è da dire che nella società moderna il singolo crede che quelle possibilità in più che non avrebbe individualmente siano dovute e che lui non è indispensabile nella relazione. Da un certo punto di vista nessuno è essenziale nella relazione, ma la stessa non potrebbe esistere senza qualcuno. Quindi chiunque tenta di fare parte della relazione attivamente senza prendere ciò che gli viene offerto e non offrendo niente, sviluppa la relazione, che a sua volta tenderà a migliorare.
È un discorso lunghissimo e non credo si possa esaurire scrivendo due righe…si sta parlando di schematizzare la vita…il problema è che parecchi individui non ragionano su quello che sono grazie alla relazione e su quello che potevano essere se questa veniva limitata ,anche se a mio parere la relazione tra gli individui non può essere limitata e più si sviluppa più si ha bisogno della stessa.
BISOGNA COMPRENDE QUANTO DETTO PER RPOVARE LA SENSAZIONE DI SENTIRSI PARTE DELLA STESSA IN MANIERA ATTIVA, CONTRIBUENDO AL SUO SVILUPPO.

Marco_532 is offline  
Vecchio 30-10-2003, 16.18.54   #3
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Sono d'accordo con quel che dici, la domanda che muovevo io nel mio post era pero di tipo piu "realistico". Riferito al comportamento della maggior parte delle persone ormai "adulte" in società del tempo d'oggi quando nella loro gioventù professavano valori ormai se vogliamo dimenticati. E' piu o meno questo che intendevo:

RAGAZZO = IDEE (sogni, valori +o- Etici e "puri?")
... crescita ...
UOMO = VITA REALE (pagare l'affitto detto in modo simbolico ma quanto mai indispensabile nella realtà)

Al momento della vita reale l'uomo rimpiazza in parte o tutte le idee che aveva da ragazzo, tralasciando il proprio pensiero per la pura necessità che la società impone quando arrivano le bollette a casa (per dirla ancora in modo simbolico).

E' questo che mi desta un po' di rammarico quando vedo per strada persone ormai senza più tempo-voglia di pensare.

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ExNovo is offline  
Vecchio 30-10-2003, 16.36.23   #4
Marco_532
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Al momento della vita reale l'uomo rimpiazza in parte o tutte le idee che aveva da ragazzo, tralasciando il proprio pensiero per la pura necessità che la società impone quando arrivano le bollette a casa (per dirla ancora in modo simbolico).

E' questo che mi desta un po' di rammarico quando vedo per strada persone ormai senza più tempo-voglia di pensare.

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Sono daccordo..Ci sono quelle persone, e sono mote, ma sono bloccate in una realtà, che secondo me è illusoria. La società impone determinate cose...per esempio si deve lavorare.
Nessuno può fare a meno di questo se nella stessa vuole integrarsi, ma è insensato lasciarsi gli ideali alle spalle e vivere in quella realtà stagnante.
Io sono in grado di lavorare e al contempo di pensare (come dici tu)...le persone che non lo fanno è perchè NON RIESCONO A VEDERE OLTRE QUELLA REALTà...e a mio parer non vale la pena vivere per quella realtà.
Che senso avrebbe il vivere per lavorare? Il senso cel'ha la frase :"Lavoro per soddisfare i mie bisogni nella società".
Marco_532 is offline  

 



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