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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 15-12-2004, 09.25.34   #1
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
Il mondo come volontà e rappresentazione

Messaggi: 452

Inviato: Sab Dic 04, 2004 10:25 am
Titolo: Il mondo come volontà e rappresentazione




Schopenhauer, che ammirò Leopardi e fu un maestro per Nietzsche, è attuale nel descrivere il dolore di esistere.
Gettati nell'infinito viviamo nel presente che fugge morendo in un passato chiuso e privo di senso.
Vivere è differire la morte contrastando la noia e ogni volere è un doloroso bisogno che una volta soddifatto spegne il desiderio facendo precipitare nella noia.
Si persevera non tanto per amore della vita quanto per paura della morte veleggiando tra gli scogli verso il naufragio.
Le pause dalla sofferenza sono segnate dalla noia che costringe ad ammazzare il tempo pur ritenuto prezioso.
La conoscenza, il bello, l'arte, richiedono una disposizione naturale e l'intelligenza reca più dolore e solitudine tra gli altri che " vogliono" perdendosi in azioni insignificanti e sciocche.
Il dolore inestirpabile si presenta come privazione, bisogno, ansia , odio, angoscia, ambizione, avarizia, malattia, disgusto, noia, ecc.
Ogni inquietudine che cessa viene subito sostituita da un'altra e persuadendosi che ogni dolore riempie un posto che in sua assenza sarebbe stato occupato da un altro dolore, si può raggiungere un'imperturbabilità stoica.
I mali hanno origine non da fattori esterni ma da una predisposizione interiore, ad es. i grandi dolori ci rendono insensibili ai piccoli e viceversa.
La felicità è liberazine da un dolore-bisogno, noia compresa.
Dolce è il ricordo di mali superati o evitati; l'egoismo è volontà di vivere.
Futile e insignificante, stupida e irriflessa è la vita della maggior parte degli uomini : "orologi che camminano senza sapere perchè".
La vita è tragica, ma considerata nei particolari è comica : siamo buffoni senza la dignità di personaggi tragici.
Nè i tormenti rimediano all'inconsistenza, al vuoto, alla noia : perciò l'uomo crea demoni, dei e santi anche trascurando di combattere il male reale, soddisfacendo così il bisogno di sogni e spiriti.
Attraverso la santità si nega il volere liberandosi dal mondo e dai suoi dolori, passando nel vuoto del nulla.
Ciò che chiamiamo ente contrapposto al nulla è la rappresentazione-volontà : noi stessi.
A chi è animato dal volere, sopprimendo la volontà resta il nulla vero e assoluto.
Ma per chi annulla la volontà-desiderio, è il mondo reale e doloroso a esser nulla.


La noia è l'indefinibile inquietudine di un'attesa da cui non si attende più niente.
Ma anche le attività ripetitive, ammazzatempo e demotivate possono recare noia.

Invito alla lettura ditale classico filosofico, a rintracciarne gl'influssi nella cultura moderna e postmoderna, a vederne sotto certi aspetti un'interpretazione della vita che viviamo
arsenio is offline  
Vecchio 15-12-2004, 22.57.32   #2
Mirror
Perfettamente imperfetto
 
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Data registrazione: 23-11-2003
Messaggi: 1,733
Il "superamento" di Shopenhauer...

Non intendo addentrarmi, non ne sarei all’altezza, in una discussione di carattere filosofico e, nella fattispecie, del pensiero di Shopenhauer.
Ma mi piace esprimere un passaggio ed il cambiamento nel mio modo di Vedere e Vivere la vita riguardo alla sua concezione filosofica.

E' stato un grande pensatore che, in una particolare fase della mia esperienza umana, leggendo alcune delle sue opere, mi ha fatto molto riflettere: mi riconoscevo nella sua visione pessimista e fatalista.
Trovavo nelle sue argomentazioni giustificazioni per il mio stato psicologico ed esistenziale di allora.

Ma poi, non sentendomi soddisfatto di questa visione, la mia ricerca, fortunatamente, è proseguita.
E' proseguita con l'approfondimento delle dottrine filosofiche orientali, che tra l'altro, lo stesso Shopenhauer stimava, le quali mi hanno aperto altri orizzonti oltre quello un pò cupo e rassegnato del grande filosofo.

Ho scoperto i grandi insegnamenti tradizionali delle Upanishad, dello Zen, dell'Advaita, ecc...che sono l’aspetto in positivo, compiutamente “realizzato” del suo pensiero...la trasmutazione della rassegnazione in Accettazione.

Il punto di comprensione di Shopenhauer, benché altissimo, però, a mio modesto avviso, non era stato portato a compimento. Mancava dello stadio finale.

Il suo fondamentale “no” alla vita che scaturiva nel sentire in ogni manifestazione dell'esistenza quella Volontà della natura impersonale che ci fa sentire "burattini" e che comporta un profondo senso d'impotenza, di noia, d'inutilità, di pessimismo per l'io, negli insegnamenti trascendentali e “metafisici” delle filosofie orientali non dualistiche, viene trasformato, invece, in un "sì", in Liberazione, proprio su questa terra, permettendo il “Rinascere”, se profondamente comprese e “realizzate”, ad una nuova Coscienza.

Il grande pensatore, a mio parere, aveva trovato la serratura giusta ma girava la Chiave in senso opposto.
La sua lettura del senso dell’esistenza, per quanto frutto di profonda osservazione dei fatti della vita, della storia e dell’animo umano, era condizionato da un senso dell’ego non superato, che gli ha creato un pesante senso di rassegnazione, di chiusura , intrappolandolo in un mondo interiore dominato da un grande egocentrismo…con conseguente interpretazione della realtà fenomenica come fatto esistenziale fondamentalmente infelice da subire e assolutamente ingovernabile per l’uomo.

Questa sua condizione psicologica, combinata alla sua grandissima intelligenza, carattere e cultura, gli ha permesso di scrivere delle importantissime e monumentali opere filosofiche che hanno contribuito allo sviluppo del pensiero umano ma mancano della Comprensione Ultima del senso della vita e della morte…della Vera Volontà del Tutto (…)

Ultima modifica di Mirror : 15-12-2004 alle ore 23.07.13.
Mirror is offline  
Vecchio 19-12-2004, 03.03.46   #3
leibnicht
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Data registrazione: 06-09-2003
Messaggi: 486
Per me

l'approfondimento di Schopenhauer non fu mai tutt'uno con la vita.
Dovetti, per intemperanza esistenziale, ricondurre il mio percorso cronologico al piano atemporale dell'ontologia.
Nietszche ricupera e riconduce il pensiero di S. all'ente ermeneutico che questi, inavvertitamente, ritenne biologicamente concluso: quello della Rappresentazione.
Così, per N. della Geburt der Tragoedie, "il mondo si giustifica come fenomeno estetico".
Consideriamo il concetto di "estetico" com'esso si poteva porre alla metà del secolo XIX, nell'ambito cultural-linguistico tedesco: poca distanza intercorre tra il "fenomeno" estetico, kantianamente inteso, e la Rappresentazione, dall'odiato Hegel ripresa, di S.
Infatti, il giovane N. pensava con ciò di aver trasceso i limiti di S., che ammirava perdutamente, riconducendo all'alveo classico, rifiltrato attraverso le suggestioni di Goethe, una possibile idea di emancipazione della volontà istintuale (Dioniso) attraverso la rappresentazione (il mondo come fenomeno "affettivamente" inquieto, saturo di suggestioni che un'istanza poetica adiva a cogliere).
leibnicht is offline  
Vecchio 20-12-2004, 09.27.39   #4
arsenio
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Messaggi: 1,006
Schopenhauer e l'ascesi

Nemmeno io sono un “filosofo”; m’interessa la filosofia per qualche riflessione interdisciplinare sulla vita quotidiana.

E’ pertinente la tua associazione alle filosofie orientali. Per Schopenhauer infine giova annullare il desiderio per arrivare all’ ascesi come i santoni indiani.
Si ritiene difficile occidentalizzare certe discipline, in ogni caso Jung interpretò lo zen in conformità come il raggiungimento del “vuoto di sé”, non per intuire l’identità dell’essere ma per facilitare l’entrata di contenuti inconsci da cui si ottiene una personalità priva di conflitti.

Ciao
arsenio is offline  
Vecchio 20-12-2004, 10.43.36   #5
herzog
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Data registrazione: 15-12-2004
Messaggi: 404
Talking profano

Ho letto con molto interesse le vostre osservazioni e cerco di esprimere qualche mia considerazione da, ormai, profano della materia (avevo letto molta filosofia da ragazzino, Schopenauer compreso; sono però passati vent'anni e la memoria ha perso molto di quel bagaglio)...nella mia "ricerca" personale, fatta ormai di letture non filosofiche o non principalmente tali, sono arrivato a questo punto, senza alcuna pretesa di originalità, ovviamente: penso che l'identità di una persona si scopra e si realizzi nel suo vivere quotidiano, nel suo "precipitare" e "immergersi" nell'essere, accettando della vita, e quindi vivendo, ogni sua/nostra sfaccettatura...il dolore come il piacere, la gioia come la tristezza, l'amore come l'odio, il bello come il brutto...la vita è completezza e realizzarsi in essa, un io che resta tale anche se/proprio perché immerso nel quotidiano, di cui supera i travagli ed i piaceri con l'accettazione...lo stesso dicasi per la morte, nostra e altrui, compimento naturale di un viaggio che va vissuto e contemplato nella sua complessità...la morte, evento sommamente ingiusto, ma che fa parte della vita come ne fa parte, appunto, l'ingiustizia...
Scusate per la frammentarietà e per l'eventuale scarso rigore
Ciao Herzog
herzog is offline  
Vecchio 21-12-2004, 09.15.14   #6
arsenio
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Messaggi: 1,006
l'identità

Credo tu abbia intuito il processo dell'identità e ne chiarisco il concetto.


L’identità è una costruzione della memoria che può durare tutto l’arco de vita.
Entrano in gioco i nostri vissuti positivi e negativi che vanno elaborati per scoprire chi si è veramente, verificando ciò che si è appreso e come si fronteggiano gli eventi. Va verificata l’interdipendenza tra valutazioni, comportamenti, motivazioni.
Alla base ci dev’essere l’intenzione di conoscere il mondo, gli altri e se stessi che richiede cultura, autoosservazione, interazioni sociali. Per verificare la nostra unicità o un passivo adeguamento alle esigenze imposte dalla società del tempo.
Il passato non è da tutti ricuperabile allo stesso modo anche perché l’autoconsapevolezza richiede introspezione e confronti socio-culturali non facili e per alcuni disagevoli, e l’attuale società tende a spegnere le emozioni, i sentimenti, l’autentica curiosità e l’immaginazione.

Ciao
arsenio is offline  
Vecchio 21-12-2004, 11.39.14   #7
herzog
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Talking identità

Sono assolutamente d'accordo con te, Arsenio...e penso che la ricerca, la scopertà della nostra identità, e il viverla, richiedano un certo rigore introspettivo, cui faccia da contraltare l'ironia, unica, vera arma in grado di sollevarci, almeno a volte, dal dolore per quello che scopriamo in noi e negli altri (è per questo che amo molto gli scrittori ebreo-americanì, così profondi nelle analisi delle individualità, così raffinati nella capacità di scorgere l'ironia nel divenire umano...ma questo è un altro discorso per un'altra discussione)...in questi giorni sono andato a vedere un mostra d'arte intitolata "L'uomo e le bestie" che parla proprio della dualità dell'animo umano...ebbene, io penso, accettiamola e viviamola per quello che è, con rigore, ironia, senso di responsabilità e rispetto...
In questo senso si sfugge, mi pare, dal mondo come volontà e come rappresentazione...
Ciao Herzog
P.S. chiedo sempre scusa per eventuali eresie
herzog is offline  
Vecchio 23-12-2004, 09.15.01   #8
arsenio
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Messaggi: 1,006
auto - ironia

Si è perso il senso della lievità auto – ironica spesso fraintesa, diversa dall’aggressività sarcastica.
Dell’immaginosa giocosità verbale, del pensiero divergente che include anche l’humour genuino.

Gli animali hanno sempre popolato il nostro immaginario. In campo extrafigurativo pensa alle favole di Fedro, uno tra i miei libri di culto.

Per quanto mi riguarda vorrei trasformarmi come Giove in cigno, alla ricerca di una Leda……

Non occorre che ti scusi, ma è meglio essere erotici che eretici.


Auguri
arsenio is offline  
Vecchio 23-12-2004, 09.29.59   #9
herzog
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Messaggi: 404
Talking solidale

Temo che, proseguendo e condividendo le tue note, in questi tempi, l'erotismo (quello vero, anche fatto d'ironia) sia ormai anch'esso un'eresia...e, quindi, sempre in linea con le tue considerazioni (che, ripeto, sottoscrivo), ben venga essere, anche in questo campo, eretici
Herzog
herzog is offline  

 



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