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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 07-05-2006, 11.07.31   #1
Yam
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Consulenza Filosofica

La consulenza filosofica
La consulenza filosofica è una disciplina di recente origine ma ormai diffusa in molti paesi del mondo. Nasce in Germania nel 1981, per iniziativa di Gerd Achenbach, il quale, lamentando il distacco della filosofia accademica dalla vita reale, rivendica il ruolo pubblico svolto dalla filosofia nell'antica Grecia, laddove essa si occupava anche della saggezza (in greco: phronesis), ossia del modo in cui ciascun uomo può condurre la propria vita, e veniva pertanto considerata una disciplina "pratica". Assumendo Socrate e il suo dialogo maieutico come modelli di riferimento e criticando l'atteggiamento medico di gran parte delle psicoterapie ed in particolare della psicoanalisi, Achenbach rivaluta l'approccio umanistico della relazione d'aiuto, e apre il primo studio al mondo di quella che egli chiama Philosophische Praxis (in italiano: consulenza, pratica, prassi filosofica). Lo scopo è offrire un servizio che sia alternativo alle psicoterapie a tutti coloro che, bisognosi di sussidio e collaborazione per affrontare problemi esistenziali, morali, decisionali, siano ciononostante "sani", cioè non affetti da psicopatologie.
Per indicare gli ambiti e le situazioni in cui la consulenza filosofica risulta particolarmente utile ed efficace, si possono citare le parole del presidente della maggiore associazione statunitense di consulenti filosofici, Lou Marinoff, il quale la ritiene adatta per "fronteggiare dilemmi morali, conflitti etico-professionali; per riconciliare l'esperienza con le credenze, i conflitti tra ragione ed emozione, le crisi di significato, scopi e valori; per favorire la ricerca di identità personale, di strategie nelle relazioni familiari; per superare l'ansia dovuta al cambio di un lavoro, l'incapacità di ottenere i propri obiettivi, la crisi di mezza età, le difficoltà relazionali; per affrontare la morte di una persona amata o la difficoltà a vivere la propria mortalità".
A differenza dalla psicoterapia, la consulenza filosofica non opera con tecniche psicologiche, non si occupa di inconscio e non ricerca nel passato le cause del sintomo, ma guarda al futuro lavorando razionalmente e realisticamente sul presente.
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Perché cercare consulenza da un filosofo?
Ogni uomo, indipendentemente dalla propria cultura ed estrazione sociale, ha una personale Weltanschauung (visione del mondo), attraverso la quale interpreta la realtà che lo circonda, reagisce ad essa, la giudica, vi interviene. Di fronte alla complessità che caratterizza le società moderne appare però problematico il conseguimento di visioni della realtà sufficientemente comprensive e coerenti. Sempre più spesso, anzi, si ha a che fare con dubbi e incertezze, causa di insicurezza e stati di crisi.
Fino ad ora soprattutto la psicoterapia sembrava essere la disciplina in grado di fornire una possibile risposta alle difficoltà esistenziali dei singoli. Se però il disagio ha radici nel modo in cui si interpreta la realtà, se le origini di dubbi e prostrazioni si trovano nella propria Weltanschauung, non sarà tanto opportuno rivolgersi ad un medico che cerchi una cura, quanto piuttosto a un esperto nell'elaborazione delle idee e dei pensieri, che cerchi di chiarificare i complessi rapporti che intercorrono tra interpretazione del mondo e scopi, valori e significati, concetti e aspettative.
L'esperto in questo settore è appunto il consulente filosofico, un laureato in filosofia che mette a disposizione di un consultante che gliene fa richiesta le proprie competenze. Egli instaura con il consultante una relazione dialogica che mira ad esplorarne e chiarirne la Weltanschauung, rispettandone però esigenze e priorità. Il consulente filosofico non ha modelli di "salute" o di "normalità", non lavora sull'inconscio, sulla psiche o sulla biografia della persona che lo consulta: la aiuta, facilitando la comprensione della sua visione della realtà, contribuendo a una riflessione su di essa e a una sua rielaborazione.
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La consulenza secondo i consulenti
"Il filosofo professionale non è necessariamente chiamato a rendere migliori le cose o ad aiutare a eliminare i problemi, ma piuttosto a renderli comprensibili nella loro complessità, in modo che l'altro possa vivere con essi, piuttosto che contro o a dispetto di essi" (Petra Von MORSTEIN, Canada)

"Come esperto nell'interpretazione delle visioni del mondo, il consulente filosofico aiuta i consultanti a scoprire i diversi significati che sono contenuti nei loro modi di vita ed esamina criticamente quegli aspetti problematici che rappresentano le loro difficoltà. Egli non offre teorie, ma piuttosto pratiche e strumenti per analisi concettuali, problematizzazioni, individuazioni di assunti nascosti, descrizioni, distinzioni, indicazioni di rapporti. Tali strumenti possono aiutare i clienti ad esaminare le loro della realtà criticamente ed a rivederle" (Ran LAHAV, Israele)

"L'obiettivo del consulente filosofico non è semplicemente rendere felici e soddisfatti i propri clienti, ma piuttosto chiarire e migliorare le loro idee e visioni del mondo attraverso un processo di riflessione critica. Si assume che tale riflessione possa spesso portare ad una soluzione dei problemi dei clienti, e che da ciò possano scaturire anche soddisfazione e felicità; ma il consulente filosofico si concentra sull'analisi delle visioni del mondo associate ai problemi esistenziali del cliente, non sui problemi stessi. I consulenti filosofici possono approntare servizi unici e di gran valore - l'analisi critica di idee e visioni del mondo problematiche - ma la consulenza filosofica non è psicoterapia o consulenza spirituale" (Roger PADEN, U.S.A.)

Phronesis

Il Presidente e' Umberto Galimberti, vorrei sapere cosa ne pensano i Filosofi qui presenti.
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Vecchio 07-05-2006, 12.09.14   #2
nexus6
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en passant...

Quante cose nuove che si scoprono... e questa è proprio una di quelle. Scrivo le prime riflessioni che mi vengono in mente.

1. Questo “consulente filosofico”, in quanto uomo con una semplice laurea in filosofia e qualche credito preso qua e là tra tesi e assistenza ad altri consulenti, non è al di sopra delle parti, possiede eccome modelli di “normalità” e di “salute” e difficilmente sarà in grado di trattenerne la proiezione su coloro che richiederanno i suoi servizi.

2. Questi figuri dovrebbero analizzare non direttamente i problemi della gente, ma gli aspetti della visione del mondo che portano a quelle problematicità, chiarendo, rendendo comprensibili le complesse trame delle indecisioni, delle incertezze, dei dilemmi morali e di significato. Ah però... la prossima volta che rinasco mi piglio una bella laurea in filosofia... così risolvo tutti i miei dilemmi...

3. Fino ad un certo punto parlare di alcune di queste cose potrebbe essere utile, ma superata una certa soglia, il consultante bramerà ben più che un semplice “chiarimento”, perché in fondo sta pagando per ben altro. Dopo la fase di chiarimento, infatti, c’è quella di “rielaborazione”... anche se viene specificato che non si tratta di fare psicoterapia o consulenza spirituale... ma c’è qualcosa che non mi torna...
Se uno arriva dal consulente con una visione del mondo totalmente ed irrimediabilmente pessimista verso se stessi e gli altri, il consulente che fa? Nei migliori casi fornirà degli stimoli affinché questa visione possa, diciamo, essere rielaborata, ma più semplicemente, modificata... verso che cosa? A quali modelli si ispirerà mai il consulente?

4. I consulenti affrontano i “problemi esistenziali”? E chi è che non ne ha? E loro cosa possono offrire? All’inizio, certo, li potranno “chiarire”, ma poi? Acconsentiranno alle aspettative del pagante? Inizieranno a fare gli spiritosi? In questo non ci sarebbe nulla di male, beninteso, se non venisse dichiarato espressamente il contrario.

5. Continua a non tornarmi qualcosa...: il consulente verrà percepito come una figura “importante” e l’altro si sentirà “paziente”, anche se non lo dovrebbe essere (ed anche questo è espressamente dichiarato, cioè non verranno trattati individui non “sani”... che vorrebbe dire poi...), ma ugualmente capirà che in quello che ha sempre pensato riguardo al mondo c’è “qualcosa che non va”, anche se non vi è nulla di strettamente “patologico”. Queste parole mi fanno un po’ rabbrividire: il consulente è “un esperto nell'elaborazione delle idee e dei pensieri...”; quando uno va da un esperto, si presume che non lo si sia altrimenti non si spenderebbe dei soldi per una consulenza...


Riflessioni (superficiali) delle 12:09 7/5/06.
nexus6 is offline  
Vecchio 07-05-2006, 12.38.56   #3
Yam
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Re: en passant...

Citazione:
Messaggio originale inviato da nexus6

Se uno arriva dal consulente con una visione del mondo totalmente ed irrimediabilmente pessimista verso se stessi e gli altri, il consulente che fa? Nei migliori casi fornirà degli stimoli affinché questa visione possa, diciamo, essere rielaborata, ma più semplicemente, modificata... verso che cosa? A quali modelli si ispirerà mai il consulente?

Maieutica Socratica.

Credo valga la pena approndire, se non altro per il tentativo di ridare alla Filosofia la sua vera funzione.
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Vecchio 07-05-2006, 13.54.36   #4
epicurus
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Re: Consulenza Filosofica

anch'io, come nexus, sono molto critico verso questa pratica...

Citazione:
Messaggio originale inviato da Yam
lamentando il distacco della filosofia accademica dalla vita reale, rivendica il ruolo pubblico svolto dalla filosofia nell'antica Grecia, laddove essa si occupava anche della saggezza (in greco: phronesis), ossia del modo in cui ciascun uomo può condurre la propria vita, e veniva pertanto considerata una disciplina "pratica". Assumendo Socrate e il suo dialogo maieutico come modelli di riferimento

la filosofia può (e deve) avere anche risvolti pratici, ma una cosa è dire che chi si interessa di filosofia reagisca concretamente in base alla propria filosofia (teorica), un'altro è dire che i filosofia debbano andare a propinare ad altri le loro riflessioni, in questo secondo caso c'è un grande problema. infatti se si dice "io sono un filosofo e la penso così", allora il filosofo si mette in discussione pubblicamente, cioè si fa bersaglio delle critiche di altri filosofi, e così svolge la sua funzione principale; ma se invece uno dice "io sono un filosofo e tramite la mia consulenza ti aiuterò a trattare con la tua visione del mondo", allora il filosofo si innalza rispetto al suo paziente. non c'è più il filosofo che socraticamente si continua a mettere in discussione attraverso i confronti dialettici, ma c'è il filosofo su un piedistallo che dispensa consigli.

Citazione:
Per indicare gli ambiti e le situazioni in cui la consulenza filosofica risulta particolarmente utile ed efficace, si possono citare le parole del presidente della maggiore associazione statunitense di consulenti filosofici, Lou Marinoff, il quale la ritiene adatta per "fronteggiare dilemmi morali, conflitti etico-professionali; per riconciliare l'esperienza con le credenze, i conflitti tra ragione ed emozione, le crisi di significato, scopi e valori; per favorire la ricerca di identità personale, di strategie nelle relazioni familiari; per superare l'ansia dovuta al cambio di un lavoro, l'incapacità di ottenere i propri obiettivi, la crisi di mezza età, le difficoltà relazionali; per affrontare la morte di una persona amata o la difficoltà a vivere la propria mortalità".
A differenza dalla psicoterapia, la consulenza filosofica non opera con tecniche psicologiche, non si occupa di inconscio e non ricerca nel passato le cause del sintomo, ma guarda al futuro lavorando razionalmente e realisticamente sul presente.

continuo a non capire come un filosofo possa, professionalmente, aiutare una persona in forte crisi. per di più la maggior parte delle volte (se non tutte) il problema è un problema di accettazione emotiva: razionalmente si sa cosa fare e come interpretare una data situazione, ma emotivamente si è nel panico più totale. e allora un filosofo, che si muove solo 'razionalmente', non so quanto possa servire. per di più l'uomo è un essere fortemente storico, e rinunciare a cercare nel passato le cause di alcuni disturbi (studiare la sua storia), credo, sia un forte limite. d'altro canto se una persona si sta rivolgendo ad uno specialista (spendendo un bel po' di dinero) allora presumibilmente tale persona avrà dei forti problemi.

Citazione:
Egli instaura con il consultante una relazione dialogica che mira ad esplorarne e chiarirne la Weltanschauung, rispettandone però esigenze e priorità . Il consulente filosofico non ha modelli di "salute" o di "normalità", non lavora sull'inconscio, sulla psiche o sulla biografia della persona che lo consulta: la aiuta, facilitando la comprensione della sua visione della realtà, contribuendo a una riflessione su di essa e a una sua rielaborazione.

lo aiuta facilitando la comprensione della sua visione della realtà e chiarisce la visione del mondo, rispettandola e senza proiettare su di essa modelli di salute e normalità?

in un modo o nell'altro, se il filosofo vuole mutare lo stato del soggetto, deve modificargli la visione del mondo, questo è poco ma sicuro. e su quali basi? con quali modelli? Maieutica Socratica, si risponde, ma questa comunque presuppone già in punto di arrivo (più o meno vago) dove si vuole far arrivare l'interlocutore.

Citazione:
"L'obiettivo del consulente filosofico non è semplicemente rendere felici e soddisfatti i propri clienti, ma piuttosto chiarire e migliorare le loro idee e visioni del mondo attraverso un processo di riflessione critica. Si assume che tale riflessione possa spesso portare ad una soluzione dei problemi dei clienti, e che da ciò possano scaturire anche soddisfazione e felicità;[...]"

leggiamo bene quel che c'è scritto qui sopra: si ritiene che l'obiettivo non sia la felicità e l'equilibrio del cliente (perchè altrimenti sarebbe una filosofia fittizia, solamente strumentale), però dato che si sa che il cliente cerca questo (e cos'altro dovrebbe cercare il paziente?!) si dice che si assume che tale riflessione filosofica porti felicità ed equilibrio. ma chi è che lo assume? e con quali giustificazioni? molti (dunadan compreso, almeno credo) credono che la filosofia (per la profonda analisi delle cose) porti fatalmente all'infelicità, sebbene io non sia d'accordo (non porta sempre all'infelicità) riconosco che può portarci. quindi un'analisi filosofica della nostra visione del mondo (se tale analisi vuole essere neutrale, come il conculente filosofico ci dice) è assolutamente indifferente alla nostra felicità/infelicità.

d'altro canto la storia è piena di filosofi (accademici) pessimisti........

epicurus
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Vecchio 07-05-2006, 15.28.07   #5
Yam
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Re: Re: Consulenza Filosofica

Citazione:
Messaggio originale inviato da epicurus


d'altro canto la storia è piena di filosofi (accademici) pessimisti........


Non i pre-socratici e i socratici.
Per capire in profondita' cio' che viene proposto bisogna andare ad indagare su terreno della Filosofia che all'epoca non era Separata dalla Spiritualita'.
I primi pre-socratici, secondo recenti studi, erano veri e propri sciamani e in contatto con l'Oriente. Gia' il nonno di mia moglie, umanista di fama internazionale e rettore di Universita', studioso di antichita' Greco Romane, era molto interessato ai contatti avvenuti tra Oriente e Occidente in epoca pre-Socratica. L'arte del Ghandara in India ne' una prova inconfutabile. Sto leggendo un autore straordinario, che mi piace moltissimo, e' il Filosofo Peter Kingsley, sta per uscire per bompiani un suo lavoro ( Ancient Philosophy, Mistery and Magic - Oxford University Press 1996) , per il momento e' disponibile solo: "I luoghi oscuri della Saggezza" - Marco Tropea Editore. E' Parmenide l'oggetto dell'indagine...e il suo Poema sulla Natura e' visto come un viaggio iniziatico e secondo l'autore, che ha un certo spessore accademico e una formazione ineccepibile, non e' comprensibile se non da questo punto di vista. Appena l'ho finito vi dico qualcosa.

Il Filosofo quindi in questo caso e' una persona che conosce profondamente se stessa ed e' quindi in grado di aiutare gli altri.

Di fatto non saprei se tutti i consulenti siano ad un livello di preparazione cosi alto da poter aiutare gli altri........

Ultima modifica di Yam : 07-05-2006 alle ore 15.33.09.
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Vecchio 07-05-2006, 21.25.40   #6
gyta
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Messaggio originale inviato da epicurus
per di più la maggior parte delle volte (se non tutte) il problema è un problema di accettazione emotiva: razionalmente si sa cosa fare e come interpretare una data situazione, ma emotivamente si è nel panico più totale.

Infatti direi senza ombra d'alcun dubbio che i problemi siano esclusivamente di entità emotiva (!)

Abbraccio in pieno la tue asserzioni..!
Aggiungendo un'ulteriore commento:
Il problema non consta negli strumenti di tipo razionale
(modalità della stessa psicoanalisi coscienza razionale ad imbevere e far filtrare il tessuto inconscio),
ma principalmente nel fatto che un suddetto metodo
porrebbe infinite possibilità di stratificazioni ulteriori nella vita emotiva andando proprio a minarne lo sblocco in una proiezione di contenuti che nulla hanno a che fare coi disagi profondi dell'uomo che riguardano in prima ed ultima istanza solo e solamente il vissuto emotivo, quindi la storia personale!

Perché appunto non si può "guardare al futuro" se non "lavorando razionalmente e realisticamente sul presente" ed il presente realistico sono le motivazioni profonde che spingono l'individuo ad essere ed agire in una determinata maniera (!) Per interrompere tale circuito chiuso solo un lavoro personalissimo privo di proiezioni direzionali del terapeuta e volto alle zone ombra dell'uomo può essere percorso di reale e profondo cambiamento e non cambiamento fittizio (ovvero di superficie), come avverrebbe nell'ipotesi da te, Yam descritta!


Invece l'idea è carina se la si prospetta entro un differente ambito
quello appunto dell'incontro in una sorta di 'maieutica' posta come modalità in cui
ci si incontra nel sociale e si fa il "sociale"!
Allora in quest'ottica diviene un punto d'incontro dove ogni uomo in qualità di pensatore apporta il proprio contributo e perché no.. uno/più storici della filosofia come coniugatori nelle varie esperienze d'incontro..!
Un modo diverso per fare la storia.. la nostra..
Allora si, sarebbe un "aiuto" ma un aiuto alla qualità dell'incontro sociale!*




Gyta

*Naturalmente tale "ruolo" di coniugatore sarebbe espresso come
scelta collaborativa e non come mansione retribuita

Ultima modifica di gyta : 07-05-2006 alle ore 21.27.30.
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Vecchio 10-05-2006, 13.59.49   #7
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Re: Re: Re: Consulenza Filosofica

Citazione:
Messaggio originale inviato da Yam
Non i pre-socratici e i socratici.
Per capire in profondita' cio' che viene proposto bisogna andare ad indagare su terreno della Filosofia che all'epoca non era Separata dalla Spiritualita'.
I primi pre-socratici, secondo recenti studi, erano veri e propri sciamani e in contatto con l'Oriente. Gia' il nonno di mia moglie, umanista di fama internazionale e rettore di Universita', studioso di antichita' Greco Romane, era molto interessato ai contatti avvenuti tra Oriente e Occidente in epoca pre-Socratica. L'arte del Ghandara in India ne' una prova inconfutabile. Sto leggendo un autore straordinario, che mi piace moltissimo, e' il Filosofo Peter Kingsley, sta per uscire per bompiani un suo lavoro ( Ancient Philosophy, Mistery and Magic - Oxford University Press 1996) , per il momento e' disponibile solo: "I luoghi oscuri della Saggezza" - Marco Tropea Editore. E' Parmenide l'oggetto dell'indagine...e il suo Poema sulla Natura e' visto come un viaggio iniziatico e secondo l'autore, che ha un certo spessore accademico e una formazione ineccepibile, non e' comprensibile se non da questo punto di vista. Appena l'ho finito vi dico qualcosa.

Il Filosofo quindi in questo caso e' una persona che conosce profondamente se stessa ed e' quindi in grado di aiutare gli altri.

Di fatto non saprei se tutti i consulenti siano ad un livello di preparazione cosi alto da poter aiutare gli altri........

maieutica...
spesso equivale a "sintesi"
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Vecchio 10-05-2006, 14.05.59   #8
maxim
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Re: Re: Re: Re: Consulenza Filosofica

Citazione:
Messaggio originale inviato da turaz
maieutica...
spesso equivale a "sintesi"

Se ci si comprende subito si...altrimenti è necessario uno sforzo da parte di entrambi
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Vecchio 10-05-2006, 17.02.47   #9
gyta
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Messaggio originale inviato da turaz
maieutica...
spesso equivale a "sintesi"

'Maieutica' equivale a sviluppo del potenziale (!)
al quale di sicuro potrà seguire una sintesi di collimazione del percorso stesso!
Ed in tal guisa, giusta-mente.. lo "sforzo" verso una comunicazione è essenziale!



Gyta
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Vecchio 10-05-2006, 17.34.47   #10
turaz
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quando è "sforzo" si rischia di "deviare".
se per "sforzo" intendi "pura volontà" allora sono d'accordo.
turaz is offline  

 



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