Forum di Riflessioni.it
WWW.RIFLESSIONI.IT

ATTENZIONE: Questo forum è in modalità solo lettura
Nuovo forum di Riflessioni.it >>> LOGOS

Torna indietro   Forum di Riflessioni.it > Forum > Riflessioni > Le Finestre dell'Anima
 Le Finestre dell'Anima - Commenti sugli articoli della omonima rubrica presente su WWW.RIFLESSIONI.IT - Indice articoli rubrica
Vecchio 21-01-2013, 10.47.14   #1
Il_Dubbio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,706
L'io interprete: uno, nessuno o centomila?

Articolo di Guido Brunetti
https://www.riflessioni.it/finestre-a...fica-mondo.htm

L'interprete!

giusto filippo vento saliva agitare bip saluto gitani allargare senza affogare mentire salutare torto gino asse bip falso genio acculturato serio gentile ammorbidente sentiero caso

Queste parole le ho pensate in modo casuale e in sequenza. Il mio Io ora deve tentare una interpretazione.
La prima interpretazione è che le ho pensate Io in un arco temporale di pochi secondi (i bip erano parole non carine da riportare). La seconda interpretazione è che a seguito della lettura dell'articolo mi sono chiesto in che modo poter incominciare un dibattito sull'Interprete ed ho pensato di lasciare libero sfogo alla mente e poi di capire cosa succede.
La terza interpretazione si basa sul fatto che pur non avendo alcun strumento scientifico per individuare il luogo dove nascono le mie parole sono sicuro che non nascono in una grotta o nel mare, o all'interno di qualche altra cavità, ma dentro di me. Come faccio ad esserne sicuro non lo so.
Continuo con l'interpretazione.
Non ho scelto le parole, esse sono venute fuori casualmente e le ho riscritte. In quei pochi secondi sono successe altre cose all'interno del mio cervello (o nella mia mente?). Nascevano anche parole inesatte o senza senso che non ho riportato. Neanche l'azione di interpretare le parole e scegliere quelle esatte o con senso è stata un'azione volontaria, ma volontariamente ho poi riportato anche alcune parole su cui dubitavo. Tutto questo in pochi secondi.

Faccio ora un passettino indietro al momento in cui ho incominciato la lettura dell'articolo. Mentre leggevo l'articolo di Guido Brunetti cercavo con la mia mente di capire quale fosse il messaggio. Credo sia una cosa normale ma non sempre è un'operazione agevole. La mia mente era intenta a capire non tanto quel che dice per esempio Gazzaniga (uno degli autori a cui si fa riferimento), ma quel che pensa (o pensava mentre scriveva) Brunetti. La mia mente aveva la necessità di trovare un interlocutore preciso. Non ci sono riuscito.

Brunetti riporta all'inizio una analogia di alcuni neuroscienziati: la mente è una “scatola nera”.
Ecco, nel mentre cercavo di capire cosa Brunetti volesse dire con il suo articolo, la mia mente è diventata una scatola nera. Ogni tanto in questa scatola si accende una luce, ma questa aveva la stessa efficacia della sequenza casuale delle parole. Per questo motivo ho pensato: incomincio dalla sequenza casuale.

Riporto dall'articolo due frasi che Brunetti dovrebbe spiegare (purtroppo sono cosciente di non sapere il suo intimo pensiero visto che l'articolo è pieno solo di riferimenti ad altri autori).

1) Se dunque i nostri cervelli hanno infinite capacità e i due emisferi presentano
funzioni specifiche, come emerge quella potente sensazione di “unità” della coscienza ? La risposta è nella funzione di “interprete” presente nel cervello sinistro.

2)Dove si trovano le capacità di analizzare il sé ? Studi di brain imaging* e l’ esame di dozzine di casi mostrano che il senso del sé emerge da una serie di “sistemi distribuiti in entrambi gli emisferi.


Io non comprendo. Le due frasi sembrano contraddirsi.
Se l'unità della coscienza è dovuta alla presenza di una “funzione” (chiamata interprete) presente nel cervello sinistro, come è possibile che il Sé sia distribuito in entrambi gli emisferi?

Brunetti (o chi per lui) in sostanza dice: L'IO (l'unità) sembra essere una teoria della mente presente solo nell'emisfero sinistro. Io mi chiedo invece: se taglio in due gli emisferi (destro, sinistro) e l'unità è presente solo in quello sinistro, il Sé presente anche nell'emisfero destro in che modo vive il suo Sé?
Sembrerebbe naturale credere che il Sé dell'emisfero destro debba frantumarsi in molteplici parti di IO (se fosse vero che la funzione di unità sia presente solo nell'emisfero sinistro). Quindi un uomo che dovesse avere i due emisferiri separati vivrebbe con miliardi (o almeno quanti saranno i processi mentali o singoli pensieri) di IO al suo interno. Mi chiedo se questa idea sia giustificata dallo studio di qualche caso specifico. Non mi sembra, perchè per ottenere questo risultato basterebbe che i due emisferi siano separati. Quel che dice Brunetti invece è: Il contributo maggiore alla comprensione più recente del concetto di coscienza è venuto dagli studi condotti su soggetti che vivono con i due emisferi cerebrali separati, a seguito di traumi o di interventi chirurgici, che hanno interrotto le vie di comunicazione fra il loro emisfero sinistro e quello destro. Gli esperimenti condotti da Roger Sperry e Michael Gazzaniga su un cervello diviso, split brain, mostrano che ciascuno dei due emisferi può avere una sua consapevolezza.


Quindi, con la divisione dei due emisferi, otteniamo solo due consapevolezze e non una (sinistro) + molteplici (o infinite) dell'emisfero destro.

Deduco quindi che la teoria secondo la quale solo nell'emisfero sinistro sia presente una funzione che unifica l'IO (come invece è riportato da Brunetti) è falsa.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 17-03-2014, 09.29.57   #2
oroboros
Ospite abituale
 
Data registrazione: 26-01-2008
Messaggi: 175
Riferimento: L'io interprete: uno, nessuno o centomila?

Un'onda che sbatte e spruzza pare essere la causa di ciò che è chiamato caso, per la difficoltà implicita alla determinazione del senso che ha ogni goccia di quello schiumare. Ma il "caso" è solo un termine che indica le difficoltà date dal poter individuare le ragioni d'essere di realtà che sfuggono all'analisi. Ogni goccia ha il suo proprio senso, che è direzione impressa dalle leggi che modulano la liquidità della quale le gocce sono parte. L'accidente non è il caso, perché ha cause non legate tra loro prima che l'accidente sia compiuto. Il caso non è legge, ma è ciò che si oppone alle leggi universali, dunque è contraddizione irriducibile, perché priva di senso. Ogni opposizione appare essere una contraddizione, su un piano di osservazione sul quale una realtà esclude la realtà che le si oppone, ma quando considerata su un altro e più elevato livello la stessa opposizione diviene una complementarità, che troverà la sua sintesi nell'unità dalla quale la stessa opposizione è stata generata. Per quanto si riferisce alla fonte dell'ispirazione dalla quale nascono le idee informali, che si offrono al pensiero che dà loro forma, quel "non luogo" è la centralità non sottomessa all'estensione né alla durata, la stessa fonte dalla quale noi proveniamo e che ci disseta.
oroboros is offline  
Vecchio 26-06-2014, 16.45.21   #3
FMJ
Utente bannato
 
Data registrazione: 23-06-2014
Messaggi: 147
Riferimento: L'io interprete: uno, nessuno o centomila?

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Articolo di Guido Brunetti
https://www.riflessioni.it/finestre-a...fica-mondo.htm

L'interprete!

giusto filippo vento saliva agitare bip saluto gitani allargare senza affogare mentire salutare torto gino asse bip falso genio acculturato serio gentile ammorbidente sentiero caso

Queste parole le ho pensate in modo casuale e in sequenza. Il mio Io ora deve tentare una interpretazione.
La prima interpretazione è che le ho pensate Io in un arco temporale di pochi secondi (i bip erano parole non carine da riportare). La seconda interpretazione è che a seguito della lettura dell'articolo mi sono chiesto in che modo poter incominciare un dibattito sull'Interprete ed ho pensato di lasciare libero sfogo alla mente e poi di capire cosa succede.
La terza interpretazione si basa sul fatto che pur non avendo alcun strumento scientifico per individuare il luogo dove nascono le mie parole sono sicuro che non nascono in una grotta o nel mare, o all'interno di qualche altra cavità, ma dentro di me. Come faccio ad esserne sicuro non lo so.
Continuo con l'interpretazione.
Non ho scelto le parole, esse sono venute fuori casualmente e le ho riscritte. In quei pochi secondi sono successe altre cose all'interno del mio cervello (o nella mia mente?). Nascevano anche parole inesatte o senza senso che non ho riportato. Neanche l'azione di interpretare le parole e scegliere quelle esatte o con senso è stata un'azione volontaria, ma volontariamente ho poi riportato anche alcune parole su cui dubitavo. Tutto questo in pochi secondi.

Faccio ora un passettino indietro al momento in cui ho incominciato la lettura dell'articolo. Mentre leggevo l'articolo di Guido Brunetti cercavo con la mia mente di capire quale fosse il messaggio. Credo sia una cosa normale ma non sempre è un'operazione agevole. La mia mente era intenta a capire non tanto quel che dice per esempio Gazzaniga (uno degli autori a cui si fa riferimento), ma quel che pensa (o pensava mentre scriveva) Brunetti. La mia mente aveva la necessità di trovare un interlocutore preciso. Non ci sono riuscito.

Brunetti riporta all'inizio una analogia di alcuni neuroscienziati: la mente è una “scatola nera”.
Ecco, nel mentre cercavo di capire cosa Brunetti volesse dire con il suo articolo, la mia mente è diventata una scatola nera. Ogni tanto in questa scatola si accende una luce, ma questa aveva la stessa efficacia della sequenza casuale delle parole. Per questo motivo ho pensato: incomincio dalla sequenza casuale.

Riporto dall'articolo due frasi che Brunetti dovrebbe spiegare (purtroppo sono cosciente di non sapere il suo intimo pensiero visto che l'articolo è pieno solo di riferimenti ad altri autori).

1) Se dunque i nostri cervelli hanno infinite capacità e i due emisferi presentano
funzioni specifiche, come emerge quella potente sensazione di “unità” della coscienza ? La risposta è nella funzione di “interprete” presente nel cervello sinistro.

2)Dove si trovano le capacità di analizzare il sé ? Studi di brain imaging* e l’ esame di dozzine di casi mostrano che il senso del sé emerge da una serie di “sistemi distribuiti in entrambi gli emisferi.


Io non comprendo. Le due frasi sembrano contraddirsi.
Se l'unità della coscienza è dovuta alla presenza di una “funzione” (chiamata interprete) presente nel cervello sinistro, come è possibile che il Sé sia distribuito in entrambi gli emisferi?

Brunetti (o chi per lui) in sostanza dice: L'IO (l'unità) sembra essere una teoria della mente presente solo nell'emisfero sinistro. Io mi chiedo invece: se taglio in due gli emisferi (destro, sinistro) e l'unità è presente solo in quello sinistro, il Sé presente anche nell'emisfero destro in che modo vive il suo Sé?
Sembrerebbe naturale credere che il Sé dell'emisfero destro debba frantumarsi in molteplici parti di IO (se fosse vero che la funzione di unità sia presente solo nell'emisfero sinistro). Quindi un uomo che dovesse avere i due emisferiri separati vivrebbe con miliardi (o almeno quanti saranno i processi mentali o singoli pensieri) di IO al suo interno. Mi chiedo se questa idea sia giustificata dallo studio di qualche caso specifico. Non mi sembra, perchè per ottenere questo risultato basterebbe che i due emisferi siano separati. Quel che dice Brunetti invece è: Il contributo maggiore alla comprensione più recente del concetto di coscienza è venuto dagli studi condotti su soggetti che vivono con i due emisferi cerebrali separati, a seguito di traumi o di interventi chirurgici, che hanno interrotto le vie di comunicazione fra il loro emisfero sinistro e quello destro. Gli esperimenti condotti da Roger Sperry e Michael Gazzaniga su un cervello diviso, split brain, mostrano che ciascuno dei due emisferi può avere una sua consapevolezza.


Quindi, con la divisione dei due emisferi, otteniamo solo due consapevolezze e non una (sinistro) + molteplici (o infinite) dell'emisfero destro.

Deduco quindi che la teoria secondo la quale solo nell'emisfero sinistro sia presente una funzione che unifica l'IO (come invece è riportato da Brunetti) è falsa.

In neuropsicologia si deve sempre tenere ben presente il concetto di "dominanza". Questo significa che una certa funzione neuropsicologica può essere presente in entrambi gli emisferi ma sulla quale, normalmente, un emisfero "domina". Questo aspetto è da tenere sempre ben presente.

Anche l'emisfero destro ha una sua unitarietà e una sua consapevolezza, ma ce l'ha per immagini, nel qui e ora, odori, suoni, sensazioni, sapori. E' uno. E' consapevole. Ma in maniera diversa da come lo è il sinistro che è lineare, tra passato e futuro, pensa in lingua e non per immagini, cataloga, analizza ecc.

Emisfero destro ed emisfero sinistro, sono ricondotti ad un "UNO" sovraordinato ad entrambi gli emisferi, grazie ad una funzione neuropsicologica che qui viene chiamata "l'interprete" e che si trova localizzata nell'emisfero sinistro.

Quando recido il corpo calloso, "L'interprete" smette di agire sull'emisfero destro, riconducendolo all'unitarietà coerente con il sinistro. Questo, non significa che l'emisfero destro si "frammenti" visto che, in ogni caso, esso ha la SUA consapevolezza e i suoi circuiti di coscienza ma, semplicemente, che esso non viene più ricondotto all'unitarietà con l'emisfero sinistro, grazie all'azione di quella funzione neuropsicologica di sintesi che qui è chiamata l'"Interprete".

FMJ
FMJ is offline  
Vecchio 14-07-2014, 18.17.39   #4
Il_Dubbio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,706
Riferimento: L'io interprete: uno, nessuno o centomila?

Citazione:
Originalmente inviato da FMJ
In neuropsicologia si deve sempre tenere ben presente il concetto di "dominanza". Questo significa che una certa funzione neuropsicologica può essere presente in entrambi gli emisferi ma sulla quale, normalmente, un emisfero "domina". Questo aspetto è da tenere sempre ben presente.

Anche l'emisfero destro ha una sua unitarietà e una sua consapevolezza, ma ce l'ha per immagini, nel qui e ora, odori, suoni, sensazioni, sapori. E' uno. E' consapevole. Ma in maniera diversa da come lo è il sinistro che è lineare, tra passato e futuro, pensa in lingua e non per immagini, cataloga, analizza ecc.

Emisfero destro ed emisfero sinistro, sono ricondotti ad un "UNO" sovraordinato ad entrambi gli emisferi, grazie ad una funzione neuropsicologica che qui viene chiamata "l'interprete" e che si trova localizzata nell'emisfero sinistro.

Quando recido il corpo calloso, "L'interprete" smette di agire sull'emisfero destro, riconducendolo all'unitarietà coerente con il sinistro. Questo, non significa che l'emisfero destro si "frammenti" visto che, in ogni caso, esso ha la SUA consapevolezza e i suoi circuiti di coscienza ma, semplicemente, che esso non viene più ricondotto all'unitarietà con l'emisfero sinistro, grazie all'azione di quella funzione neuropsicologica di sintesi che qui è chiamata l'"Interprete".

FMJ

L'articolo (forse l'ho letto male o interpretato male non so...) sosteneva che l'IO (con funzione di Unità) si trovasse solo nell'emisfero sinistro. Ma se anche il destro ha la sua unità e una SUA consapevolezza non vedo la ragione di credere (o supporre) che l'unità si trovi solo nel sinistro.
Evidentemente questa teoria non serve per sostenere che esista una sola funzione, localizzata solo nell'emisfero sinistro (e che determina l'unità dell'IO), se poi anche il destro ne ha una sua propria (ed è questo che ho voluto sostenere nel mio intervento).
Quando entrambi gli emisferi (come è normale che sia) sono collegati, la funzione ipotizzata non modifica l'impianto originale. Non aggiunge niente cioè al nostro desiderio di sapere dove risiede l'IO, perchè mi sembra logica la considerazione che questa non risieda solo nel sinistro.
Anche se esistesse, quindi, una "funzione" nel sinistro che "interpreta" il destro, nel caso di separazione tra gli emisferi, sembra che il destro continui a interpretarsi da solo.
Ovvia la considarazione, tutta mia personale, che forse esiste anche nel destro una funzione che interpreta il sinistro, ma che non è stata ancora trovata. In questo ultimo caso, da me ipotizzato, la dominanza di un emisfero sull'altro potrebbe avere una ragion d'essere. L'ipotesi fin qui sostenuta nell'articolo, invece, non mi sembra aggiungere molto (dire molto poco) a quel che si può dire sull'IO.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 14-09-2014, 12.41.53   #5
mariodic
prof
 
L'avatar di mariodic
 
Data registrazione: 28-05-2011
Messaggi: 221
Riferimento: L'io interprete: uno, nessuno o centomila?

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Articolo di Guido Brunetti
https://www.riflessioni.it/finestre-a...fica-mondo.htm


Quindi, con la divisione dei due emisferi, otteniamo solo due consapevolezze e non una (sinistro) + molteplici (o infinite) dell'emisfero destro.

Deduco quindi che la teoria secondo la quale solo nell'emisfero sinistro sia presente una funzione che unifica l'IO (come invece è riportato da Brunetti) è falsa.
Riprendo le due ultime frasi del post di "Il Dubbio" perché ritengo che la questione dell'io o dell'IO sia estremamente importante e tale da non poter banalmente ridursi ad una problematica biologica, sapendo piuttosto bene che la questione riguarda in pieno la filosofia, la teologia e la fisica moderna la quale interessa la relatività e la meccanica quantistica.
Per ora mi limito a dire che bisogna distinguere l'io individuale, comunemente inteso, dall'IO assoluto della filosofia dell'idealismo sperando nel seguito di questa discussione.
Grazie.
mariodic is offline  
Vecchio 14-09-2014, 21.57.03   #6
Jacopus
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 09-08-2014
Messaggi: 86
Riferimento: L'io interprete: uno, nessuno o centomila?

La posizione di Gazzaniga è spostata in modo netto verso la spiegazione organica della mente e dell'azione umana. Vi sono ovviamente altre posizioni molto meno estreme, che tuttavia non sottovalutano le ultime scoperte delle neuroscienze e della brain-imaging.

Spiegare tutto in termini di organicismo ci riconduce però inevitabilmente ad un Lombroso in chiave hi-tech. Infatti se è la specifica conformazione del cervello a determinare i nostri comportamenti, la conseguenza è ritenere il libero-arbitrio una semplice chimera e pertanto ogni crimine, almeno a livello epistemologico, sarebbe giustificabile ed eventualmente punibile opportunisticamente, nella consapevolezza di condannare comunque degli innocenti, che non potevano fare altro, dato quel tipo di cervello in dotazione.
Una spiegazione organicistica del resto è sintonica con una visione della società "tecnologica", che si autoassolve rispetto alle possibili motivazioni del disagio di alcuni suoi componenti, facendone risalire la causa a semplici contatti elettrici fra sinapsi e conformazione di masse cerebrali, ponendo fra le questioni "metafisiche" tutti gli studi antropologici e di psicologia sociale.
Per approfondire consiglio di leggere: Isabella Merzagora Betsos, Colpevoli si nasce?.
Un saluto.
Jacopus is offline  

 

« - | - »


Note Legali - Diritti d'autore - Privacy e Cookies
Forum attivo dal 1 aprile 2002 al 29 febbraio 2016 - Per i contenuti Copyright © Riflessioni.it