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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 18-07-2007, 10.59.41   #1
sentieroluminoso
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Data registrazione: 18-04-2007
Messaggi: 60
Il coraggio di parlare

Ho letto da qualche parte delle paure, dell'insicurezza, dei comportamenti da archivio "delle sentenze negative" che si rimanifestano quando si cerca di far fronte alla propria paura di amare, di soffrire. Ho letto anche sarebbe bene mostrarsi per come si è, non voler a forza coprire il proprio essere ammantandolo di buono, che anche le sensazioni poco buone hanno dignità di essere, fino a che non le assegnamo la dignità di essere totali, di occupare ogni spazio della mente e del cuore. Era nata da poco un paio di mesi, sembrava però una buona strada un cammino costante. Il primo stop il giorno dopo il primo appuntamento, una specie di attacco di panico che ha avuto lui, mi ha chiamato la mattina dicendomi che aveva uno strano malessere, una settimana dopo, al nostro incontro mi ha confessato che dipendeva dal fatto che io ho un bambino, bambino che non sarà mai suo figlio e che questo gli causava un forte blocco, ammetteva che era una cosa stupida e senza senso, ma tant'è. All'epoca mi sembrò di dire le cose più sensate potessi (ero anche un pò frastornata da questo "caso" unico nel suo genere fino ad allora). che non si può vivere sui binari, che la vita va vissuta prima di farsene un'idea precisa, che era il caso di non soffermarsi su delle linee di principio, ma stabilirle di volta in volta, che la felicità molto spesso non è una serie di requisiti. Mi sembrava potesse essere giunto il messaggio (che in sostanza era non ti fare sfagiolamenti cranici, aprioristici, vediamo cosa accade e poi ne riparliamo). Per indole ci vado pianino, un pò di conoscenza non è male a supportare le risate, il gioco, l'anguria al fresco del castello e soprattutto, altro. Che è arrivato un pò di tempo fa, la costanza degli scambi e la loro qualità (anche la considerazione che si poteva tranquillamente uscire per cinema e basta o passeggiata e basta e che l'altro era una scelta delegata a me) mi avevano dato da pensare che l'empasse iniziale era stato risolto con un pò di fatalismo, con un pò di buon senso. Ma da un paio di giorni, aleggiava dentro me una sensazione di disagio, ragionavo con me stessa, cercavo di parlarmi, di codificare questi stati d'animo, la mia paura lo sapevo era lì, ho cercato di sentirla senza lasciarmene condizionare, uno stato d'animo, un pezzetto del mio animo non tutto. Ho tentato di riporre in archivio tutte le reazioni da insicurezza (frutto di vecchi retaggi) che mi sembravano essere l'unico strumento operativo possibile ed ho cercato di elaborarne di nuovi. Ieri notte una frase, sussurrata nel cuore della notte, ehi massi, io non voglio fare l'amica di letto, lo sai vero? Era una mia paura (o un mio sentore?), lui non si era comportato da classico toccata e fuga, il silenzio. Lo sai che io ho quella cosa, è più forte di me, è stupida ma te l'avevo detto, tu mi sembava l'avessi accettata.... e bla bla bla, ma hai fatto benissimo a dire, bla bla bla. Io lo so che ho fatto bene, ho ascoltato me, ero centrata (come dice qualcuno)? Per un pezzettino mi sento orgogliosa di quel che ho fatto per me, era giusto sapere prendere coscienza, capire, ascoltarsi ecc. ecc., per un pezzettone è cemento armato, che pesa sul cuore, sullo stomaco, opprime i polmoni e riempie la testa. Un pò l'ho riversato qui, in modo da costruire una scatola dove chiudere dentro quest'altro capitolo di equivoci, spero vogliate perdonarmi la getto via così.
sentieroluminoso is offline  
Vecchio 18-07-2007, 14.21.18   #2
visir
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Data registrazione: 02-05-2002
Messaggi: 436
Devi dire qualch'cosa.

Parlare è pericoloso come lo è vivere.

Vivere non è solo respirare, mangiare, andare in bagno, guidare la macchina, vivere è esprimersi.
Esprimersi è un modo di esporsi e chi si espone può essere colpito.

Colpito anche dalla felicità, non per forza dall'insensibilità di un mondo brutale.

Capita, in questa strana roulette, a volte un pò russa, che pare essere la vita.

Avere un figlio è mica una colpa, come non lo è essere poveri, famosi oppure senza istruzione regolare.
Sono scelte che si fanno, il risultato è sempre o quasi "a sorpresa".

Chi non mi ama non mi merita, scrivilo nel cuore e, a furia di leggerlo, diventerà vero.

Pat, pat (ma è l'ultima) .
visir is offline  
Vecchio 20-07-2007, 16.20.25   #3
sentieroluminoso
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Data registrazione: 18-04-2007
Messaggi: 60
E se ci fosse un lato B?

Scusandomi con Visir, che è stato molto carino con i suoi pat pat, mi accorgo oggi a distanza di qualche ora, che ci potrebbe essere un lato b del disco, una parte nascosta che potrebbe essere plausibile, almeno quanto la prima che vedete riportata su. Provo a buttarla giù, per completezza di esposizione e perchè credo sia giusto così.

La scatola degli equivoci
Personaggi: lui, lei, gli altri.

Lui: nei suoi inoltrati anta, molto affascinante, intelligente, divertente premuroso. Qualche idea un pò troppo rigida, una convivenza finita da un anno, un anno senza donne.

Lei: nei suoi inoltrati enta, una bella donna, simpatica, ironica, sensuale, un matrimonio finito e la voglia di ricominciare (la metto tra i difetti), qualche scartina nel conto del punteggio, quasi nessuna carta di denari.

Gli altri: Mentre lui sembra essersi cristallizzato in quest'anno di digestione e metabolismo del suo fallimento, lei invece ha una discreta vita sociale, di solito agli uomini piace e si diverte a frequentarne, anche se limita le sue frequentazioni a serate di cinema o chiacchierate o mare in compagnia, raramente trascende, lui è l'ultima rarità. Nonostante questo è consapevole del suo fascino e frequenta pur nel limite di una serata di chiacchiere anche altri, in gruppo o da soli.

Trama: I due si incontrano e si piacciono, un piccolo stop iniziale dovuto probabilmente da un po' di insicurezza da assunzione di responsabilità (il bambino), che però sembra bypassato velocemente, la storia si incanala in una ricerca divertita e divertente dell'altro. No sesso. Risate, serate, cinema, attrazione si, ma leggera e disinvolta. Ad un certo punto dopo un paio di mesetti, lei decide che avrebbe piacere a fare il passo successivo e vedere cosa accade. Lo fanno, lei lo giudica un buon passo, è riuscita a lasciarsi andare un po' e questo le piace. Tuttavia ha dei campanellini nella testa, tutto troppo preciso, tutto troppo perfetto, si chiede, ma la fregatura dove sta? Decide di operare una scelta, un po' azzardata, ma non la ritiene immorale. Offre a se stessa la possibilità di gettare una sbirciatina al di là della perfezione, della puntualità, vuole tastare il polso e sentirne il battito. Sa che è un'operazione delicata e che potrebbe causare la "morte cerebrale" della sua storia, ma sa anche che non vuole perdere tempo. Non giudica la sua azione moralmente scorretta, perchè offre al suo interlocutore due possibilità: rassicurarla (se se la sente) o darsela a gambe. "Una frase, sussurrata nel cuore della notte, ehi massi, io non voglio fare l'amica di letto, lo sai vero?" e puff quello che sembrava un bel soufflé al formaggio leggero ed appetitoso diventa di colpo una pizza con le acciughe! Dopo lo scoramento iniziale (ma per chi? Per lui o per aver confermato un'amaro presagio?), Lei si sente compiaciuta di aver risparmiato tempo, amore e fantasia.
sentieroluminoso is offline  

 



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