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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 01-03-2008, 13.56.25   #1
donella
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Lo psicoterapeuta, la vita e i titoli...

Suggerito da un'altra discussione in questo Forum, un dubbio.

Mi sembra che gli studi di psichiatri e psicologi contino un numero ragguardevole di pazienti che han perso la bussola per "mal d'amore" : non di rado , a devastare l'equilibrio e l'esistenza, Passioni mal corrisposte o sentite tali.

Mi chiedo: e se lo psicoterapeuta le ha studiate sui libri e approfondite negli stages.... ma poi non le mai vissute sulla propria pelle..... ma è sicuro che potrà mai davvero capire e aiutare chi le vive e patisce????????
donella is offline  
Vecchio 01-03-2008, 21.03.03   #2
vero
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Messaggi: 89
Riferimento: Lo psicoterapeuta, la vita e i titoli...

Ciao,sai che la tua sembra un'ottima domanda..anzi,lo è!!
Non ho nessuna esperienza in campo,ma io direi che una purtroppo bella gran parte delle persone che ne fa mestiere,non è per forza "competente",mi spiego:
ognuno di noi ha un modo di funzionare,di percepire diverso,che non si trova per forza nei libri,ogni vissuto essendo a ogni individuo,non obbedisce a tale trauma,tale scuola di pensiero,molto teorica..se mi capisci,va interpretato molto più emotivamente che scientificamente;il cammino è diverso per ognuno,e secondo me ci deve arrivare,se non da sé,le capacità sono diverse,ma per gran volontà propria,e non solo sdraiandosi su un divano,essendo ascoltato e preso "in carico".L'ascolto è certo molto importante,ma non basta.Io trovo inconcepibile,o almeno molto molto strano che certe persone siano per 10anni in analisi..mah..poi che il terapeuta o il paziente s'innamori..mah..e l'etica professionale,dov'è?poi purtroppo temo anche che qualcuno non sia "competente",o,ancora peggio,non abbia interesse alla guarigione rapida del paziente,per via delle sedute..
Vedi,non tutti sono pronti a cercare veramente le radici del loro malessere,perché guardare in sé fa paura,e fa anche soffrire;ho una zia che ne cambia ogni volta che gli vienne detto parte di una verità che suppongo non voglia sentire..era solo per farti un' idea!!
Cio' non toglie per esempio che io ho molta più fiducia o confidenza con,per esempio,un kinesiologo,che sente i disagi in memoria nei nostri muscoli,anche senza che noi non spieghiamo nulla,perché stabilisce una comunicazione diretta colla nostra anima,senza che noi occultiamo,consciamente o meno,certi evventi.
Non disprezzo minimamente la professione,ma ci vuole la persona giusta,e che,come giustamente hai detto,non abbia solo studiato nei libri,ma abbia una sensibilità emotiva tale da realmente essere in grado di aiutare il paziente a scoprirsi,accetarsi,e capirsi...
ciao
vero is offline  
Vecchio 02-03-2008, 10.24.13   #3
hava
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Data registrazione: 05-12-2005
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Riferimento: Lo psicoterapeuta, la vita e i titoli...

Non e' certo possibile che lo psicoterapeuta abbia vissuto sulla sua pelle i vari disturbi dei suoi pazienti, e se pure lo fosse, sarebbe desiderabile? L'empatia necessaria in una cura psicologica non e' identificazione.
La psicoanalisi didattica degli analisti freudiani e' altra cosa avendo lo scopo di rendere il terapeuta conscio dei propri complessi, affinche' non lo intralcino nel suo lavoro.
Per il resto sono d'accordo con Vero. Molte cure si trascinano per anni rendendo il paziente dipendente in modo spesso nocivo. Molte persone trovano dallo psicologo una specie di incubatore dove possono godere di attenzione ed ascolto. Non sempre sono interessati a guarire perche' questo implica un arduo lavoro di introspezione.
Concluderei col consiglio di vagliare con grande cura la scelta del terapeuta, e non accontentarsi dei suoi titoli.
hava is offline  
Vecchio 02-03-2008, 17.29.15   #4
donella
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Riferimento: Lo psicoterapeuta, la vita e i titoli...

Citazione:
Originalmente inviato da hava
Non e' certo possibile che lo psicoterapeuta abbia vissuto sulla sua pelle i vari disturbi dei suoi pazienti, e se pure lo fosse, sarebbe desiderabile?
L'empatia necessaria in una cura psicologica non e' identificazione.

Sono convintissima che empatia ed identificazione non debbano mai confondersi (e ho esperienza diretta del fatto che incontrare l'identificazione porti danni ben maggiori del non aver incontrato l'empatia. Anzi è il preciso motivo per il quale ho smesso di considerare lo psichiatra come "l'amico che davvero sa e di cui posso fidarmi".)

Sul primo tuo punto, invece, vorrei precisare due aspetti:
- il primo è che non riesco ad annoverare il "mal d'amore" (del quale soltanto parlavo) tra i veri e propri disturbi clinici... per le stesse identiche ragioni per le quali non posso considerare che la sia "disturbo clinico" la sofferenza da lutto. Insomma, e dimmi pure se sbaglio, in entrambi i casi non hai uno che ha in mano una bussola funzionante e non riesce a leggerla, hai solo uno che ha in mano una bussola priva di ago perchè qualcuno o qualcosa gliel'ha smontato;
- il secondo, e ferma restando la non auspicabilità che lo psicoterapeuta possa vivere tutti i disturbi clinici per poterli curare,... perdonami ma mi resta un fondino di convinzione che... ad esempio... lo psicoterapeuta ch'abbia su sè stesso superato...per esempio un doc... sia immensamente facilitato nella diagnosi, terapia, empatia col paziente doc...

Tornando ai "pazienti" del "mal d'amore": lo sviluppo del 3d di Dafne Du, che tu conosci, mi ha effettivamente riportato alla vista un serie di esperienze fatte sia in prima persona che attraverso tantissimi amici.
Parlo di quei momenti in cui qualcosa non "quadra" e, piuttosto che tergiversare in intimità amicale, si sceglie di rivolgersi all'addetto ai lavori; e, un po' tutti noi, dicevamo "voglio vederci chiaro, voglio due occhi competenti e super partes che guardino le mie cose insieme ai miei, voglio pagare anche per l'enorme relax garantito dal segreto professionale, e voglio uno psichiatra perchè... se dovessi avere io qualcosa da resettare... lui e non lo psicologo può anche prescrivermi farmaci".
Con questo spirito una quantità di persone che frequento ha scelto questo piccolo "lusso" come si scelgono tante altre cose confidando che ci aiutino a star meglio.
Nessuno di noi ha mai avuto prescrizione anche di una sola camomilla.
Ognuno di noi andava per "vedere nella propria storia OLTRE ciò che riusciva a veder da solo". Sul presupposto implicito che non esistano azioni senza un perchè, e che dalle interazioni che ti descrivo tu possa "leggermi" anche il partner che non conosci.
Posso ammmetere che , in realtà, più che le modalità psicologiche si inseguissero quelle che potremmo dire più tipicamente... criminologiche (!). Se così fosse, sarebbe bastato professionalmente dire "non sono io lo specialista che lei cerca" piuttosto che prendere comunque in carico qualcosa per poi solo tergiversare..."curando" nulla.
Alcuni hanno beneficiato di conversazioni decisamente colte e piacevoli.
Altri hanno trovato - negli stessi professionisti - una aridità quasi espressiva di sbrigativissima anti-patia.
Qualcuna, dopo la conversazione colta e piacevole, ha dovuto lei resettare lo psichiatra che forse per la prima volta (visto che non sapeva riconoscerla) viveva una bella e intrigante passioncella verso la "paziente".
Ciò che invariabilmente tutti hanno trovato è stato un tentativo di immersione nelle PROPRIE articolazioni caratteriali con totale disinteresse del terapeuta verso la figura del partner.
La vis sanatrix naturae ha poi lavorato per tutti, e ok.
Lo psichiatra, però, non ha lavorato per nessuno di noi.
Ora, le storie ed i partners di ognuno di noi erano totalmente differenti l'uno dall'altro, ma quel che ci accomunava tutti era la più grande disponibilità - in presenza di storie t'assicuro particolari - a mettere in discussione noi stessi contemporaneanmente offrendo tutti gli elementi possibili per inquadrare ciascuno il proprio partner e le dinamiche che con lui o lei s'erano create: non per incollare pezzi di rapporti strani! Proprio e solo per poter esorcizzare , CAPENDO, quei pezzi che non riuscivamo a staccarci di dosso PER NON AVERLI CAPITI!
Nella stragrande maggioranza dei casi (a posteriori lo sappiamo) , la "stranezza" o ognuno di noi derivava dalla coesistenza di "passioni" importanti e non risolte proprie e/o del proprio partner: riconoscerne i segni e comporne la mappa (esattamente come avrebbe fatto il criminologo!) sarebbe stato RISOLUTIVO per tanti di noi, laddove invece, cercare di essere salottieramente coadiuvati ad "accettare per lavoro su se stessi" quel che resta non-capito nè dal terapeuta nè dal paziente... non è stato del benchè minimo ausilio. Anzi!
Mi permetti di portarti un esempio personale, che forse aiuta a visualizzare ciò che non riesco ad esprimere in modo più chiaro?
Dopo mesi e mesi di frequentazione di un quotato e non giovane psichiatra (che peraltro conosceva personalmente l'intera mia famiglia) e che altrettanto perfettamente conosceva lo spirito che animava i miei sporadici incontri con lui, una sera alle ore diciannove entro nel suo studio e, al suo fatidico e bendiposto "bene! cosa c'è di nuovo?" testualmente e serenamente rispondo "ma, dottore, mi sembra di vedere un mostro e vorrei che lo guardassimo insieme.... perchè per averci troppo pensato da sola... ormai sento d'aver perso la lucidità necessaria per capire se effettivamente c'è o se lo vedo solo io".
Segue narrativa.
Segue , potevano essere le 21, la sua diagnosi lapidaria : "il mostro c'è, non è lei ad immaginarlo".

Nessuna spiegazione ulteriore sul punto : dovevo evidentemente avere FEDE nella sua visione: solo che ero lì per CAPIRE, non per sostituire un atto di fede con un nuovo atto di fede.

Dalle ore 21 alle ore 03,00 del mattino (ora inverosimile alla quale mi sono imposta di uscire a costo di sembrar maleducata) si è parlato pressochè esclusivamente del SUO senso di protezione nei miei confronti. Nulla di sconveniente, nulla di particolarmente riprovevole. Tutto, però, forse solo patetico.
Uscii di lì piuttosto rinfrancata nella mia capacità di veder mostri, giacchè tale mi appariva con sufficiente chiarezza almeno lui.
Mai più entrata in alcuno studio di psicoterapeuta.
E' passato qualche anno, e oggi so che il "mostro" per il quale andai lì... mah... può avere mostruose debolezze e mostruose barriere comunicative.... ma "mostro" NON è.

Ora: è possibile che io abbia richiesto ad un professionista una prestazione che esula dalla sua professione. E comunque siamo in tanti tanti tanti a farlo.
Ove ciò fosse, non è molto più professionale saper dire "non è, questo che lei mi chiede, oggetto della mia professione" ? piuttosto che somministrare una "amorevole cura della vista" a chi (per lo stesso dire dello specialista) è fantasticamente sano, ed ha solo in mano una bussola senza ago?

Mi sembra d'aver capito, Hava, che tu sia un'addetta ai lavori, e ti sarei davvero grata della tua autorevole opinione.

donella is offline  
Vecchio 02-03-2008, 18.13.14   #5
nevealsole
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Ciao,
pur non essendo addetta ai lavori intervengo con piacere (ottimo argomento) e con toni un po' scherzosi.

Il primo rilievo è che, seppur non bisogna vivere ogni esperienza per capire, è certo che è più facile capire avendo vissuto.

In sincerità, al bisogno, sceglierei una donna.

Rilevo poi che, il caso, mi ha fatto incontrare qualche psicologo (non psichiatra) sulla mia strada.
Non come terapeuta ma come amico/conoscente/corteggiatore.
Due di questi uomini, in effetti, sono dei terapeuti.
Sinceramente rabbrividisco all'idea di trovarmeli davanti in tale ruolo (poi magari sono bravissimi, per carità), per quanto mi sono sembrati "fuori di testa" nel privato.

Una mia amica, psicologa, mi ha confidato quella che per me è una grande verità: spesso si sceglie psicologia sentendo di aver qualcosa di non risolto prima di tutto in sé... e si vuole capire meglio.
Poi, come ha detto Hava, ci sono anni in cui il terapeuta si prepara (proprio attraverso l'analisi su di sé) e "risolve" i suoi conflitti.

Può darsi che non tutti riescano a risolverli.

La mia amica psicologa, che oggi fa tutt'altro proprio perché non le piace il confronto continuo con la malattia, mi racconta come la squilibrata più squilibrata che abbia mai conosciuto nella sua vita privata sia oggi una terapista a tutti gli effetti...
nevealsole is offline  
Vecchio 02-03-2008, 19.36.06   #6
donella
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Citazione:
Originalmente inviato da nevealsole
Una mia amica, psicologa, mi ha confidato quella che per me è una grande verità: spesso si sceglie psicologia sentendo di aver qualcosa di non risolto prima di tutto in sé... e si vuole capire meglio.
Poi, come ha detto Hava, ci sono anni in cui il terapeuta si prepara (proprio attraverso l'analisi su di sé) e "risolve" i suoi conflitti.

Può darsi che non tutti riescano a risolverli.

La mia amica psicologa, che oggi fa tutt'altro proprio perché non le piace il confronto continuo con la malattia, mi racconta come la squilibrata più squilibrata che abbia mai conosciuto nella sua vita privata sia oggi una terapista a tutti gli effetti...

Sì, Neve, esattamente questo (senza alcuna volontà di offendere la categoria Psicologi) risultava anche nel mio ambiente, ed è la seconda ragione per la quale tutti facevamo riferimento alla figura dello psichiatra.

Almeno per il territorio italiano, poi, c'è da dire che sono ancora operativi moltissimi psicologi iscritti all'albo con le regole piuttosto "a maglie larghe" dettate all'atto della sua istituzione. Non vorrei dire sciocchezze, ma se non ricordo male, in via transitoria ebbero la possibilità di iscriversi una sfilza di laureati in altre cose (tipo lettere, filosofia, giusrisprudenza), sol che avessero fatto un qualche seminario e successiva psicoanalisi.
SE il ricordo è sufficientemente esatto, in Italia dovremmo ancora avere una serie di operatori professionali... che altro non sono che persone le quali, accostatesi alla materia per proprie esigenze personali, hanno più o meno potuto convertire la terapia.... in titolo abilitante per curare altri!

Di questa serie (psicoterapeuti che non hanno mai frequentato la facoltà di psicologia) ne conosco personalmente tre: una è depressa cronica e perde continuamente il filo logico del discorso; la seconda .... parla praticamente solo di sè; il terzo.... di media ogni tre anni trasforma in convivente una propria paziente (dopo essersene perdutamente innamorato).
donella is offline  
Vecchio 02-03-2008, 22.53.13   #7
hava
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A Donella ---cerchero' di riferirmi al pensiero dominante nel tuo post precedente.
Gran parte degli "addetti ai lavori" come li chiami tu, circolano in una sfera privilegiata nella quale essi soli comprendono il linguaggio, e la diagnosi e' la parola chiave.
Peccato, perche' secondo me una cura puo' essere efficace solo se eseguita in collaborazione. Il terapeuta impara dal paziente non meno che viceversa.
Anche quando si tratta di "mal d'amore" o altri problemi ci sono sempre quei terapisti che hanno pronta una diagnosi o risposta sicura sulla quale non si discute.
E poi c'e' la tendenza di etichettare ogni bisognoso d'aiuto come malato o disturbato, ed in questo sono compresi i medici in generale.
Come probabilmente sai c'e' in psichiatria una discussione per cio' che riguarda normale e non-normale, e ci sono quelli che vedono la normalita' in ogni espressione e comportamento umano.
Anni fa' ho partecipato ad un seminario che trattava della
"sociologia della medicina". La prof. ci presento' una teoria secondo la quale uno degli scopi delle professioni mediche sia di acquistare sempre piu' forza nella nostra societa'.
Uno degli esempi e' l'aumento dei loro campi d'azione come: criminologia, tribunali, settori finanziari, ecc.
Altri esempi sono l'uso di termini che vorrebbero essere incomprensibili per "gente comune".
Augurandovi buona notte.
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Vecchio 03-03-2008, 04.44.03   #8
hava
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......Segue , potevano essere le 21, la sua diagnosi lapidaria : "il mostro c'è, non è lei ad immaginarlo".

Nessuna spiegazione ulteriore sul punto : dovevo evidentemente avere FEDE nella sua visione: solo che ero lì per CAPIRE, non per sostituire un atto di fede con un nuovo atto di fede......[quote] [DANELLA]


Che sia chiaro: nessun terapeuta dovrebbe distribuire diagnosi. Invece deve aiutarci a comprendere noi stessi e incoraggiarci a prendere le nostre decisioni.
hava is offline  
Vecchio 03-03-2008, 15.14.33   #9
donella
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Gentilissima Hava... al mio sentito grazie aggiungo solo il rammarico del saper che non esiste alcun criterio per discernere a priori se si avrà la fotuna di rivolgersi ad un Professionista come te.... o a chissà chi e chissà perchè "così"...

Particolarmente mi ha avvilita la conferma (che mi è sembrato di poter leggere nelle tue parole) di una "medicalizzazione" e "gergalizzazione" tanto volute quanto superflue ed artate.

Volendo sorriderci.... non sarebbe poi azzardato concludere che psicologia e psichiatria attuali debbano per prime curarsi (da chi?) un vistoso complesso d'inferiorità!
Fuor dallo scherzo : avete in pugno , voi Professionisti Veri, il carisma di chi manipola una scienza giovane ma realmente sentita come basilare. Che bisogno c'è , da parte della generalità, di medicalizzare e gergalizzare.... proprio così deludendo le aspettative migliori?

donella is offline  
Vecchio 03-03-2008, 19.25.51   #10
Maura
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Citazione:
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Suggerito da un'altra discussione in questo Forum, un dubbio.

Mi sembra che gli studi di psichiatri e psicologi contino un numero ragguardevole di pazienti che han perso la bussola per "mal d'amore" : non di rado , a devastare l'equilibrio e l'esistenza, Passioni mal corrisposte o sentite tali.

Mi chiedo: e se lo psicoterapeuta le ha studiate sui libri e approfondite negli stages.... ma poi non le mai vissute sulla propria pelle..... ma è sicuro che potrà mai davvero capire e aiutare chi le vive e patisce????????

Cara Donella, prima d’iniziare la mia terapia, sono andata a cercarmi le differenze tra i vari profili professionali, così tanto per capire meglio a chi mi stavo rivolgendo. Ritengo possa essere utile a chi come me a fatica riesce ad orientarsi nella materia:

NEUROLOGO: è il laureato in Medicina e Chirurgia che ha acquisito la specializzazione relativa, il cui corso ha la durata di quattro anni. L'oggetto dello studio è il sistema nervoso centrale e periferico (cervello e midollo spinale, nervi periferici) e la clinica delle specifiche malattie: infettive, infiammatorie, tumorali, degenerative; esempi possono essere le encefaliti, le nevriti, la sclerosi multipla, gli accidenti vascolari cerebrali (c.d. ictus), il morbo di Alzheimer, le epilessie, il morbo di Parkinson, etc.
Il corso di studi comprende anche conoscenze generali di psicopatologia e terapia.

PSICHIATRA: la qualifica di Psichiatra si ottiene frequentando un corso di specializzazione della durata di quattro anni riservato ai laureati in Medicina e Chirurgia. Il corso fornisce una preparazione generale di conoscenze che comprendono: neurologia, aspetti biologici dei disturbi emozionali e mentali (aspetti genetici, biochimici, disturbi psichici da causa medica, oltre naturalmente alla psicofarmacologia); la dimensione psicosociale; la psicodinamica, la psicopatologia generale, la terapia. Quest' ultima comprende in breve:
- la psichiatria biologica che enfatizza e approfondisce gli aspetti biochimici e farmacologici;
- le terapie psicodinamiche, che hanno la radice comune nella Psicoanalisi;
- le altre psicoterapie, come per es. il filone dello studio e modificazione del comportamento.

PSICOLOGO: titolo di studio conseguito alla fine del corso di Laurea di cinque anni. Vi sono previsti diversi indirizzi, quali quello clinico, sperimentale, del lavoro … La laurea in Psicologia non abilita di per sé ad esercitare la professione di Psicoterapeuta, per cui occorre una formazione specifica (vedi la voce "psicoterapeuta").

PSICOANALISTA: nel linguaggio comune è considerato sinonimo di Psicoterapeuta; in realtà può legittimamente definirsi tale solo lo Psicoterapeuta che si è formato ad una delle scuole di psicologia del profondo che hanno tratto origine dalla Scuola di S. Freud o di alcuni suoi allievi.

PSICOTERAPEUTA: dal 1989, con l'introduzione della legge n°56, per esercitare la professione di Psicoterapeuta è necessario avere frequentato un corso di specializzazione e formazione di quattro anni, riconosciuto dal Murst, dopo la Laurea in Medicina o in Psicologia.
Le scuole riconosciute appartengono a indirizzi teoretici anche assai dissimili. Caratteristica comune a tutte le scuole è che il percorso prevede non solo lo studio ma anche la formazione, intendendosi con ciò che l'allievo deve fare esperienza di persona della tecnica terapeutica che poi utilizzerà nella professione. Questo aspetto peculiare, definito "didattica" , comprende anche la c.d. supervisione. Per supervisione si intende che dall' inizio della professione e anche per molti anni, il terapeuta si confronta regolarmente con il proprio didatta sui casi clinici che ha in trattamento.
La formazione e la supervisione acquisiscono un particolare rilievo nelle terapie ad indirizzo psicodinamico (in primis la Psicoanalisi); in queste terapie entrano più intensamente in gioco, rispetto ad altre , differenti livelli nel rapporto interpersonale di cura (il c.d. transfert) che il terapeuta deve sapere riconoscere e utilizzare.

SESSUOLOGO: si attribuisce questa qualifica chi si ritiene esperto nel campo dei disturbi che riguardano la sessualità e la vita di coppia. Non è un termine riconosciuto ufficialmente e non dovrebbe essere usato, perché può generare confusione sulle effettive competenze acquisite.
Riguardo ai disturbi della riproduzione e alle disfunzioni dell' apparato genitale sono figure competenti il Medico Ginecologo per la donna e il Medico Andrologo per l'uomo; alcune situazioni disfunzionali dell'apparato genitale, per esempio l' impotenza e la frigidità senza causa organica dimostrabile, e i problemi della coppia possono essere di competenza dello Psicoterapeuta.

maura
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