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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 15-03-2008, 10.47.33   #1
arsenio
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Ciò che è migliore è sgradito ai più?

Perchè ciò che è migliore è sgradito ai più?

Rileggo alcuni classici che sono stati alla base della mia formazione etica, culturale e utili pure per comprendere le pulsioni umane. Certe norme di vita non sono più recepite da una società dove i simulacri di riferimento sono ben distanti dalla saggezza antica. Il breve brano che riporterò è tratto dal “De vita Beata” di Seneca; per chi vuole da confrontare con gli attuali valori e modelli di comportamento. Specie queste parole che ne sono l'essenza. “Le cose migliori sono sgradite ai più” e nessuno “sa dove stendere la mano per essere felice”.

Il filosofo precorre l'omologazione postmoderna? Oggi da entità inconsapevoli e acritiche, si replicano le suggestive pressioni di chi emana il prestigio della maggioranza,del pensiero e dei comportamenti tendenziali che rappresentano una generica temperie contemporanea.

Vane sono le contrapposizioni di singoli che hanno raggiunto per inclinazione ed educazione familiare un distacco critico dalle spersonalizzazioni di massa. Oggi osservate da ricerche psico- sociologiche, linguistiche, di ecologia tra massmedia, pubblicità e fruitore – consumatore. Tali studi di condotte trovano giustificazione nei contributi che arrecano alla pedagogia,psicoterapia, psicologia educativa, antropologia culturale. Tra atteggiamenti di alienazione passiva e ribellione degli “irregolari” che non riconoscono le norme omologanti. Ma oggi sono pochissimi che mantengono integre le proprie autonome opinioni.

Il rischio è perdere la libertà personale e le capacità percettive e ideative; limitare una lungimiranza verso la realtà che è più complessa di quanto ce la raffiguriamo. Perchè si teme di apparire diversi dagli altri e di essere così esclusi da approvate simbologie sociali, e di essere esclusi da rassicuranti appartenenze. I più vulnerabili sono coloro che non hanno raggiunto una sufficiente maturazione nella sfera emozionale, affettiva e cognitiva. Io sto notando in certi contesti una sempre maggior intercambiabilità di chi replica modi comunicativi, e si rende indistinguibile da altri nei percorsi di pensiero. Tali persone, in ogni contesto, diventano maneggioni e manipolatori che hanno gran potere carismatico e persuasivo. Ora propongo il brano di Seneca; ma certamente sarà incluso pure lui tra i “cattivi maestri”. Come ormai si definiscono coloro che vorrebbero cambiare qualcosa attraverso una maggior consapevolezza riguardo a scenari futuri non rasserenanti.



“E' così difficile raggiungere una vita felice che più la si ricerca con affanno e più ce ne si allontana. Bisogna stabilire dove dobbiamo andare, poi considerare per quale via possiamo farlo nel modo più rapido. Ma non senza un esperto che già conosca la strada da percorrere, perchè certo non è come negli altri viaggi dove,se si si è individuato il tragitto e si chiedono informazioni agli abitanti, non si può può sbagliare. Bisogna fare attenzione a non seguire , come pecore,il gregge di chi ci precede, perchè non si vada dove si deve andare, si va dove si vanno tutti. Del resto non c'è cosa che per noi comporti mali peggiori del conformarsi all'opinione pubblica,pensando che si meglio ciò che è accettato da un consenso più ampio. Poiché non ci mancano gli esempi, si finisce per vivere non secondo ragione ma imitando gli altri. Nessuno sbaglia soltanto per sé, ma diventa motivo di errore per gli altri. E' pericoloso, infatti appoggiarsi a chi ci precede, dal momento che ciascuno preferisce accodarsi, piuttosto che esprimere un parere proprio. In particolare,riguardo alla vita, non si esprime mai un parere, ci si affida sempre . Solo stando alla larga dalla potremo salvarci. Ma quando si parla di vita felice non si può rispondere come per le votazioni: “la maggioranza è da questa parte” Perchè è la parte peggiore. Nelle faccende umane non funziona così bene: le cose migliori sono sgradite ai più. La folla ne è la maggiore conferma. Chiediamoci allora cosa sia meglio fare e non quale sia il comportamento più normale;cosa ci faccia ottenere una felicità duratura e non ciò che riscuote l'approvazione del volgo. Pessimo interprete della verità; e per volgo intendo chi indossa il mantello al pari di chi porta la corona. Non credo alle apparenze. Ho uno strumento migliore degli occhi, più affidabile e che mi consente di distinguere il vero dal falso: il bene dell'animo deve trovarlo l'animo.
Ricerchiamo un bene non apparente ma solido, costante e bello soprattutto dentro: portiamolo alla luce. Non è lontano. Lo troveremo,basta solo sapere dove stendere la mano”

Da “De Vita Beata” di L. A. Seneca ( del 54 – 59 d. C.)
arsenio is offline  
Vecchio 15-03-2008, 13.05.36   #2
veraluce
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Riferimento: Ciò che è migliore è sgradito ai più?

Buondì Arsenio!

Porto il mio contributo...
Le maggioranze prima di diventar tali erano minoranze (suppongo) e prima ancora "singoli" individui... ciò che è sgradito ai più di oggi nessuno può escludere che possa diventare gradito ai più di domani... le rivoluzioni che hanno costellato la storia dell'uomo confermano questo...

Le idee che riescono a cristallizzarsi in un arco di tempo cospicuo nelle teste degli uomini sono quelle che riflettono le condizioni complessive esistenziali di quegli esseri umani che si ritrovano a vivere in quel preciso periodo storico...

Lo so, sono alquanto relativista... sarà che la mia ben nota tendenza "spirituale" mi porta a diffidare spesso dei "meglio" "peggio" e a rivisitare tali concetti in una visione più globale... (come dire: ognuno ha i propri limiti! )

Seneca come tanti altri "autori", lo leggo volentieri... ultimamente sono più coinvolta a leggere tutte quelle singole persone che scrivono qui...
...mi piace anche la varietà... tutte le sfumature in cui si può esprimere un essere umano per me sono arricchenti... anche se talvolta le idee si scontrano, non vuol dire che prima o poi non possano amalgamarsi o convivere nel rispetto reciproco... no?

Come faremmo a sapere che una cosa è dolce se non conosciamo l'amaro?
L'amaro è importante quanto il dolce, perché ci permette di capire che per avere una comprensione "completa" non possiamo escludere l'uno per avere soltanto l'altro...

Beh, ti devo lasciare Arsenio... ma prima ti mando un abbraccio...
veraluce is offline  
Vecchio 15-03-2008, 16.14.48   #3
espert37
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Riferimento: Ciò che è migliore è sgradito ai più?

Carissimo Arsenio, nonostante tu ti esprima in modo per mè un tantino complicato,ti seguo sempre molto volentieri con vivo interesse,la tua dialettica superlativa, frena spesso in mè il desiderio di intervenire conscio delle mie limitate capacità.(Probabilmente è una mia debolezza) Tutto ciò premesso, esprimo il mio compiacimento e la piena condivisione in quanto esprimi nel presente argomento, che unito alla filosofia di Seneca,aumenta le mie già fondate perplessità circa la validità della filosofia di Platone espressa nella sua Repubblica,della quale la nostra attuale è una diretta conseguenza. Grande valenza trovo nell'espressione indicante il non seguire ciecamente e passivamente la maggioranza ma di esprimere la propria personalità esprimendo le proprie idee,senza timore di sentirsi tagliati fuori dalle masse,anzi questo fà essere egregi, atti a migliorare se stessi e la società di cui si è parte.Questo come ben tu dici è il meglio,ma purtroppo spesse volte viene additato come anormale,ma sono convinto che esiste un lui abbastanza maturità per saper valutare e comprendere.
Purtroppo più gli eventi odierni mi passano davanti agli occhi e maggiormente matura in mè la convinzione che la repubblica non sia il modo migliore di governo.Mi auguro di sbagliare.
Mi permetto di non condividere la tua espressione,quando dici che gli sforzi di quei pochi che sono in possesso di giusti valori,siano vani.Io ne constato ogni giorno dei buoni risultati.Purtroppo la via da percorrere è molto in salita.
Purtroppo il materialismo imperante ha dato ai media un enorme potere,molto duro da affrontare.
Un amichvole saluto espert37
espert37 is offline  
Vecchio 16-03-2008, 11.57.16   #4
arsenio
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Riferimento: Ciò che è migliore è sgradito ai più?

Citazione:
Originalmente inviato da veraluce
Buondì Arsenio!

Beh, ti devo lasciare Arsenio... ma prima ti mando un abbraccio...

Carissima veraluce ho molto piacere sia di ritrovarti sia per i problemi veramente stimolanti che poni quale invito al dialogo.
E' vero che certe idee innovative solo con il tempo furono reinquadrate nel loro giusto valore: la storia della fortuna delle idee è spesso imprevedibile e tortuosa, fatta di incomprensioni, lotte ,disconferme: non è detto risultino sempre vittoriose. Ora sarebbe augurabile il ritorno di un neo-illuministico umanesimo che gettasse luce su oscurantismi e superstizioni di un tetro revival da medioevo.
Su di un piano storico, il postmodernismo indica la crisi irreversibile, secondo alcuni profetici studiosi, della civiltà d'Occidente. Anche uno storicismo progressista è stato abbandonato e non gode più di un eccessivo favore. Si è inclini ad ammettere che qualche progresso, in qualche settore, avverrà comunque, ma non in traiettorie per lunghi periodi di tempo, e in ogni settore del sapere e della nostra vita mortale. Soprattutto nel campo morale e di nuove etiche che riconsiderino temi classici ma ormai da revisionare, alla luce di mutamenti ambientali, ecologici, animalisti, ecc. Piuttosto si vive l'idea di un futuro dal progresso incerto e si vive l'idea di scenari futuribili catastrofici, per varie minacce incombenti.: incidenti nucleari, sovrappopolazione,degrado ambientale, ecc.
Per quanto riguarda il sapere, si è oltremodo pessimisti, proprio per l'inarrestabile progresso tecnologico,con tutte le implicazioni e conseguenze. Il sapere della saggezza dapprima è stato sostituito da quello della conoscenza,e questa ora è sottomessa all'informazione, in forme ipertrofiche e caotiche, per chi non ha appreso l'uso alcun strumento selettivo. S'inventò la scrittura, la stampa, e poi ci fu l'avvento della TV e del computer. Ed i saperi si sono degradati per qualità e addirittura oggi possiamo fare a meno di formulazioni verbali strutturate in sequenze logiche. Ha preso il sopravvento il post - pensiero dove predomina l'immagine e le frammentazioni concettuali, i collage di taglia e incolla le wikipedie “fai da te” senza riscontri di esperti dei vari settori.
La visione alfabetica diventa sempre più impegnativa, faticosa e indecifrabile, soprattutto concettualmente, a favore di suoni visioni d'immagini,sms. I libri sono considerati anche qui aggeggi antiquati e ormai inservibili, i grandi saggi dei teorici storici delle emozioni e dei sentimenti come Goleman, sono sviliti. Gl' intellettuali italiani che pure all'estero ci ammirano, anche qui sono stati definiti più o meno “cattivi maestri”, con applausi di chi approva una disfatta della cultura. I classici non vengono più ristampati e si trovano solo nelle biblioteche: non li richiede più nessuno.
Le chat, come i cellulari,sono domini delle chiacchiere infinite,cosìalcuni forum, solo con maggiori pretese e con l'illusione di partecipare ad una cultura alta e a elevate conversazioni: con una mentalità da ragioniere si vorrebbero affrontare temi sull' educazione, sulla famiglia, sui problemi di coppia, sui sentimenti amorosi, su delicati problemi sociali, filtrati sempre da una visione unilaterale e ricca di volgarità.
Chi si propone non visioni riduttive ma spazia attraverso svariati punti di vista anche con confronti contrastanti viene sminuito a “repertorio”. Manca soprattutto il riscontro immediato che consente un'elaborazione dei messaggi per significati condivisi, e le identità sono sempre fittizie, per chi ha occhi resi esperti da certe tipiche e iperboliche rappresentazioni virtuali .Si procede sempre e solo per significati attribuiti, spesso con grossolane squalifiche di chi vorrebbe elevare un po' la qualità delle discussioni.
Mi sono un po' dilungato sul mondo virtuale perchè, da attento osservatore, mi sembra sia tra gli specchi fedeli dell'attuale temperie politico-culturale del nostro paese.

La postmodernità, quale concetto contestualizzato alla cultura e alla comunicazione, non mancherebbe di offrire spiragli e possibili aperture. E con una prospettiva culturale postindustriale e antiutopica si oppone ai grandi miti dell'età moderna come il falso progresso , la ragione, la rivoluzione . Tenendo conto di ambivalenze, di disincantamenti, di un disancoramento da un sistema universale di norme e certezze per una maggior riflessività sociale e individuale. Globalizzazione da un lato, frammentazione dall'altro. Una maggior riflessività concede la capacità di mettere in questione e di confrontare i propri punti di vista con quelli degli altri. In questo processo assume una rilevanza fondamentale la comunicazione, poichè ogni informazione aggiuntiva costringe l'individuo a ripensarsi, a riconoscere i limiti del suo sapere generando una condizione di instabilità della conoscenza e della coscienza. Infatti, quanto più aumenta la conoscenza del mondo, tanto più diventa instabile, e quando la coscienza è mediatizzata, tanto più viene messa in discussione da informazioni successive. In questa prospettiva la comunicazione è il luogo stesso della riflessività. Quindi il pluralismo globale dovrebbe mettere in crisi il proprio sistema di credenze con un confronto di vari punti di vista e con l'interrogarsi sulla propria identità anche culturale.

Il nostro problema, collaterale e a cui mi sembra tu accenni, è se sia possibile una società futura dove venga rivalutata la maturità individuale, in contrasto con supini adeguamenti eterodiretti,a cui qualcuno m'invitò a sottostare per amore di una socialità di gruppo. Dove le voci alternative vengono sempre zittite. Ebbene, proprio su tale punto che contrassegna l'individuo non aggregato, autonomo, indipendente, che non teme di contrapporre il suo pensiero a quello adottato dalla maggioranza, non sono troppo ottimista: vedi che a dialogare con me rimangono ben pochi, se non per aprioristiche svalutazioni, e le new entry non ancora entrate in un'ottica di suggestive omologazioni.
Oggi è sempre in auge l'individuo futile che vive per istintiva adesione a determinati comportamenti additati, e per procura, specie le donne, all'ombra rassicurante e protettiva della loro eterna fragilità e sottomissione a chi presumono “domini” più con l'apparire che con sostanziali contenuti.
Sono imitazioni inconsapevoli e illusoriamente autorealizzanti: distorsioni che coincidono con le induzioni massmediatiche o con la desiderabilità della maggioranza. Si gode non tanto dell'attività in sé, quanto dal sapere che vi si partecipa come la “folla solitaria”. Uguale agli altri, ma pagando con un'identità da clone interscambiabile, uguale nelle idee e nei modi di vita, con un'identità inautentica oppure estinta.
Rifuggono da “inquietanti o noiosi arricchimenti spirituali, le loro non-scelte sono indotte in rimandi circolari tra domanda e offerta: ne sono esempio i più melensi bestseller che appagano una rilassante prevedibilità. Ciò che oggi più si teme è una reale avventura delle idee. L'emulazione è sempre un contatto con gli altri finalizzato all'approvazione, per le persone prive di altre risorse, e in definita fragili
Si rifiuta la cultura: si dice che per conversare di elevati argomenti della psiche basta essere “creativi”; non solo non occorre sapere cosa è stato detto, anche storicamente sul tema proposto, ma agganciarsi a certe solide basi conoscitive quali premesse è “dannoso”. Questo in ogni sito.
Si esiste soltanto sembrando ciò che gli altri si aspettano. L'uomo sociale non sa vivere che nell'opinione altrui, e dalla loro approvazione,basata anche su tacite connivenze, trae il senso del suo esistere.

Le identità maschili sono molto vulnerabili, proprio quelle più arroganti, specie nella dimensione della realtà dove la vita va virilmente affrontata senza finzioni e fasulli battimani. Le ragazze? Li stanno imitando, assorbendone le concezioni perfino su problemi che un tempo erano di competenza femminile; o di maschi che si erano formati con appropriati studi psico-sociologici.

Doppio se mi hai seguito fin qui
arsenio is offline  
Vecchio 16-03-2008, 12.02.07   #5
Dora
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Riferimento: Ciò che è migliore è sgradito ai più?

A proposito di quanto hai scritto, credo che vivere in modo critico scegliendo consapevolmente senza essere influenzati dalla scelta della maggioranza sia estremamente faticoso.
Infatti per scegliere in modo responsabile occorre documentarsi, approfondire una o più materie ed anche il loro intersecarsi. Per fare ciò sono necessarie conoscenze, tempo e razionalità. Il risultato a cui si perviene deve poi essere contemperato con la propria valutazione soggettiva basata sulle proprie preferenze o attitudini. E’ davvero possibile porsi in modo critico di fronte ad ogni “occasione” “situazione” a cui ci si trova di fronte?.
Dalla scelta di un buon vino che quindi deve essere fatta valutando tutto il processo di produzione e non solo, alla valutazione morale del comportamento di un soggetto che risulta prodotto anche in parte dal suo vissuto e pertanto non facilmente conoscibile.
Tutte le cose quotidiane dovrebbero essere analizzate, valutate, per vivere in modo totalmente indipendente e critico.
Temo che nella società contemporanea ciò sia di difficile attuazione perché la struttura della società è decisamente complicata.
Di troppe cose occorre tener conto per essere giustamente critici perché essere critici senza tendere il più possibile alla verità sarebbe fin troppo facile.
Ed allora, forse, si finisce per “delegare” la scelta ad una maggioranza che di fatto non esiste perché ognuno di noi forma la maggioranza di riferimento degli altri. In sostanza se non c’è almeno un primo che fa una valutazione critica l’idea che ciò che hanno scelto i più possa essere frutto di una valutazione attenta è un falso ragionamento.
Secondo me una buona scelta, valutata, si può avere solo da chi ha investito in conoscenze adatte a predisporlo ad una valutazione equilibrata e quindi critica che sfugge alle maglie del percorso spesso senza riflessione della maggioranza e quindi per ogni problema il numero dei critici intenditori (se mi passi il termine) risulta esiguo.
Forse, se il senso della responsabilità permeasse la nostra società, si potrebbe decidere di delegare la scelta ad un soggetto che riscuote seriamente fiducia in quanto depositario di una capacità non comune di rapportarsi a quel settore e quindi detentore di una criticità ragionata e ottimale invece che ad una massa che esprime l’idea poco critica della maggioranza.
In sostanza è necessario sforzarsi di porre in essere un ragionamento critico sulle tutte le questioni , predisponendo tutte le risorse necessarie, e quindi affidarsi al proprio personale senso critico, mantenendo la maggiore distanza possibile da una ideologia prevalentemente commerciale che tende ad ingenerare falsi bisogni o a presentare come irrinunciabili determinati comportamenti.
Tuttavia data l’impossibilità di scegliere davvero consapevolmente e criticamente in tutti gli ambiti del quotidiano stante la straordinaria mole di informazioni necessarie, credo che una soluzione potrebbe essere affidarsi più alla qualità ( le qualità del critico scelto) che alla quantità di scelte nello stesso senso (la maggioranza).
Ovviamente, se applicata a tutti gli ambiti del vivere quotidiano, questa soluzione produrrebbe poi effetti da valutare, fra cui, in taluni settori, anche la carenza di risorse per soddisfare le scelte di tutti qualora davvero si formasse una maggioranza consapevole.
Dora is offline  
Vecchio 17-03-2008, 13.51.45   #6
arsenio
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Riferimento: Ciò che è migliore è sgradito ai più?

Citazione:
Originalmente inviato da Dora
A proposito di quanto hai scritto, credo che vivere in modo critico scegliendo consapevolmente senza essere influenzati dalla scelta della maggioranza sia estremamente faticoso.
Infatti per scegliere in modo responsabile occorre documentarsi, approfondire una o più materie ed anche il loro intersecarsi. Per fare ciò sono necessarie conoscenze, tempo e razionalità. Il risultato a cui si perviene deve poi essere contemperato con la propria valutazione soggettiva basata sulle proprie preferenze o attitudini. E’ davvero possibile porsi in modo critico di fronte ad ogni “occasione” “situazione” a cui ci si trova di fronte?.
Dalla scelta di un buon vino che quindi deve essere fatta valutando tutto il processo di produzione e non solo, alla valutazione morale del comportamento di un soggetto che risulta prodotto anche in parte dal suo vissuto e pertanto non facilmente conoscibile.
Tutte le cose quotidiane dovrebbero essere analizzate, valutate, per vivere in modo totalmente indipendente e critico.
Temo che nella società contemporanea ciò sia di difficile attuazione perché la struttura della società è decisamente complicata.
Di troppe cose occorre tener conto per essere giustamente critici perché essere critici senza tendere il più possibile alla verità sarebbe fin troppo facile.
Ed allora, forse, si finisce per “delegare” la scelta ad una maggioranza che di fatto non esiste perché ognuno di noi forma la maggioranza di riferimento degli altri. In sostanza se non c’è almeno un primo che fa una valutazione critica l’idea che ciò che hanno scelto i più possa essere frutto di una valutazione attenta è un falso ragionamento.
Secondo me una buona scelta, valutata, si può avere solo da chi ha investito in conoscenze adatte a predisporlo ad una valutazione equilibrata e quindi critica che sfugge alle maglie del percorso spesso senza riflessione della maggioranza e quindi per ogni problema il numero dei critici intenditori (se mi passi il termine) risulta esiguo.
Forse, se il senso della responsabilità permeasse la nostra società, si potrebbe decidere di delegare la scelta ad un soggetto che riscuote seriamente fiducia in quanto depositario di una capacità non comune di rapportarsi a quel settore e quindi detentore di una criticità ragionata e ottimale invece che ad una massa che esprime l’idea poco critica della maggioranza.
In sostanza è necessario sforzarsi di porre in essere un ragionamento critico sulle tutte le questioni , predisponendo tutte le risorse necessarie, e quindi affidarsi al proprio personale senso critico, mantenendo la maggiore distanza possibile da una ideologia prevalentemente commerciale che tende ad ingenerare falsi bisogni o a presentare come irrinunciabili determinati comportamenti.
Tuttavia data l’impossibilità di scegliere davvero consapevolmente e criticamente in tutti gli ambiti del quotidiano stante la straordinaria mole di informazioni necessarie, credo che una soluzione potrebbe essere affidarsi più alla qualità ( le qualità del critico scelto) che alla quantità di scelte nello stesso senso (la maggioranza).
Ovviamente, se applicata a tutti gli ambiti del vivere quotidiano, questa soluzione produrrebbe poi effetti da valutare, fra cui, in taluni settori, anche la carenza di risorse per soddisfare le scelte di tutti qualora davvero si formasse una maggioranza consapevole.

gentile dora
grazie per il tuo intervento ponderato. Il problema che ho posto è classico e ormai credo sia condizionato da fattori istintuali-genetici e culturali-ambientali. Si tratta del condizionamento della maggioranza verificato da molte sperimentazioni . Nota quella dello psicologo sociale statunitense Zimbardo. Ad esempio, in un gruppo ci sono vari collaboratori dello uno psicologo che affermano di vedere due segmenti perfettamente uguali. Invece c'è una sensibile differenza. Ebbene si chiede, a chi prima non è stato istruito sulla risposta da dare, la stessa cosa e afferma anche lui che i segmenti sono uguali, perchè ... chi l'ha preceduto così ha visto, e lui non vorrebbe ...sbagliarsi

Ci sarebbe anche una battuta un po' volgaruccia ma illuminante: “miliardi di mosche non possono sbagliarsi nella scelta del cibo da preferire, e così ho deciso di assaggiare anch'io”

Fa parte pure di quelle trappole mentali in cui è facile cadere. Anche qui mi si disse più o meno: cento opinioni che confermano un'idea sono più valide di una sola. Ovviamente ciò disconfermerebbe le omologazioni di massa,; la lettura del bestseller in classifica sarebbe ritenuto un capolavoro tout court anche se è di una mediocrità impressionante; il kitsch sarebbe vera arte, i film di Boldi e de Sica passerebbero alla storia del cinema per il loro enorme successo; e infine, i nick virtuali che ottengono migliaia di interventi e di consensi dicono cose che sono vangelo , di rara profondità e acume, forse geniali. Ora se vuoi continua un po' tu e spero di reincontrarti al forum

Se vuoi, puoi dare un'occhaita pure al post che ho inviato a veraluce, dove cerco di inquadrare il tema in un contesto più ampio.

arsenio is offline  
Vecchio 17-03-2008, 17.00.54   #7
veraluce
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Ehi Arsenio, grazie per il super-post tutto per me...

...comprendo ciò che hai esposto (sono riuscita a leggere fino alla fine! )...
...ma quali sono le ragioni per cui, in una società come la nostra, in cui tutto è a portata di mano in termini di conoscenza, si giunge a non valorizzare ciò che realmente occorre per migliorare le condizioni di convivenza, e a perpetuare invece stili di vita (atteggiamenti, comportamenti, etc) in fin dei conti deleteri e anche autolesionistici?
Per pigrizia? Comodità? O...?


Inoltre quali sono quelle capacità che mi permettono di essere una "animale (veramente) sociale" (così dice una mia cara amica), mantenendo allo stesso tempo il pieno rispetto della mia individualità?

Buona serata a te!


P.S.: In riferimento al fatto che poche persone ad oggi mantengono un dialogo con te... beh, potrebbero esserci tante motivazioni per questo... non credo che chi magari ha avuto qualche divergenza di opinione con te non apprezzi te o le tue conoscenze...
...in questo luogo virtuale è sempre tanto facile equivocare quanto è molto difficile poi arrivare a chiarirsi e a superare codesti equivoci... pensa che io ho messo a dura prova la pazienza di molte persone qui dentro (ne sa qualcosa Espert, il quale prima o poi mi eviterà di sicuro )...
veraluce is offline  
Vecchio 19-03-2008, 11.22.20   #8
arsenio
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Riferimento: Ciò che è migliore è sgradito ai più?

Citazione:
Originalmente inviato da veraluce
Ehi Arsenio, grazie per il super-post tutto per me...

...comprendo ciò che hai esposto (sono riuscita a leggere fino alla fine! )...
...ma quali sono le ragioni per cui, in una società come la nostra, in cui tutto è a portata di mano in termini di conoscenza, si giunge a non valorizzare ciò che realmente occorre per migliorare le condizioni di convivenza, e a perpetuare invece stili di vita (atteggiamenti, comportamenti, etc) in fin dei conti deleteri e anche autolesionistici?
Per pigrizia? Comodità? O...?


Inoltre quali sono quelle capacità che mi permettono di essere una "animale (veramente) sociale" (così dice una mia cara amica), mantenendo allo stesso tempo il pieno rispetto della mia individualità?

Buona serata a te!


P.S.: In riferimento al fatto che poche persone ad oggi mantengono un dialogo con te... beh, potrebbero esserci tante motivazioni per questo... non credo che chi magari ha avuto qualche divergenza di opinione con te non apprezzi te o le tue conoscenze...
...in questo luogo virtuale è sempre tanto facile equivocare quanto è molto difficile poi arrivare a chiarirsi e a superare codesti equivoci... pensa che io ho messo a dura prova la pazienza di molte persone qui dentro (ne sa qualcosa Espert, il quale prima o poi mi eviterà di sicuro )...

Dolce veraluce alla bontà anche la “poesia” deve rendere omaggio quando apro un tuo post buchi la crosta di ghiaccio del monitor e ne emana tepore. Tu già sei un animaletto sociale e nel contempo sei te stessa. Tra valori sociali e individuali c'è sempre una conflittualità, che si risolve con un compromesso, tra il bisogno irrinunciabile degli altri e l'esigenza di uno spazio di autonomia: perfino, o forse soprattutto, nel rapporti di coppia e nelle amicizie. In ogni caso saper bastare a se stessi autoaccettandosi, ma sempre riconoscendo, anche con l'aiuto di altri, le proprie potenzialità e risorse da rendere manifeste, per non trasformare la vita in una sterile attesa in cui si “va sempre bene come si è”. Fa parte della maturità pure psicoaffettiva, che denota sicurezza, libertà, creatività. Dipendere rigidamente dagli altri, ad ogni stadio di vita, impoverisce la propria identità. E in definitiva rimarrà solo chi è incapace di una socializzante affettività. Infine, se i pur numerosi contatti umani sono qualitativamente poveri, non alleviano la solitudine. In tal caso è preferibile un produttivo stare soli per riflettere e conoscersi,piuttosto che svendersi con persone sgradevoli o insignificanti. Anche in tale ambito ritorma il concetto di una scelta che privilegi la qualità e non la quantità.
In quanto alla tua domanda, perchè non riusciamo discernere, valorizzare, scegliere il “meglio”, ciò è dovuto principalmente al fatto che si nasce, cresce, invecchia, in conformità dell'immagine socio-culturale del gruppo o gruppi a cui si appartiene, famiglia e società compresa. E le “felicità” indicate sono elaborate da miti collettivi storicamente condizionati. La maturità non coincide con un numero di anni, e a volte ci si inganna sul valore dei propri percorsi esperienziali, che non siano un'adesione acritica a criteri collettivi: anche se si sono fatte molte esperienze importa più cosa si è realmente ricavato dai sottesi vissuti. Succede spesso che proprio durante la giovinezza non si riescono o non si vogliono, tralasciare i modelli anonimi e prefabbricati tipici a quell'età. Si sarà un giorno in grado di cambiare per scelte più gratificanti? La risposta ai posteri Avevo allargato tale argomento,credo in “La droga che fa per noi” , ma nessuno vi ha partecipato. Le droghe, le dipendenze, i modi d' impiegare il tempo, i miti ed i riti contemporanei ecc. del terzo millennio, li conosciamo bene. Come puoi constatare oggi certi valori - ma per me non sono quelli retorici con la maiuscola - a cui io do molta importanza sono tramontati, non capiti, derisi.

In quanto alla responsabilità delle madri non l'ho mai tralasciata. Il rapporto con la madre è sempre fondamentale e oggi è più che mai e approvata la teoria dell' attaccamento sicuro in cui il rapporto madre-bambino è fondamentale, per un primo rapporto, molto affettivo, autorevole, democratico. Non iperprotettivo o lassista. Ne avevo parlato, anche riguardo a testimonianze dirette di mia figlia educatrice e cultrice di strategie educative. Pure riguardo a gravi carenze educative dei genitori con cui è a contatto. Come sbagliati sistemi, personali modelli e soprattutto nessuna educazione ad una corretta fruizione di tivù,strumenti audovisivi, nessuna lettura stimolata né racconti di fiabe, ecc. I bambini oggi, già alla scuola dell'infanzia sono tutti psichicamente disturbati pur non soffrendo nulla di organico. I genitori sono i veri bulli, i veri frustrati che inducono le bambine di quattro anni a simulare sfilate da top-model a casa e che poi replicano a scuola.

ricambio con una poesiola mia:

Incontro d'aprile

Ricordo nella stagione ancora morta d'un aprile
appena all'inizio, in una stazione balneare
t'aspettavo come d'accordo sull'arenile
presso un vetusto pontile che avanzava lungo il mare.

Ero straniato in quell'atmosfera di luce crepuscolare
e diffusa, in contrasto con quella già a me nota
della spiaggia solatia e gremita dell'estate
invasa dal brulicare della folla chiassosa.
Ed ora il meriggiare mi pareva pallido e assorto
come quello cantato da Montale.
T'ho riconosciuta a distanza dall'agile figura e parvenza.
Il sole instabile disparve e un brivido per repentina brezza
ci sorprese sul litorale ancor più languido e più smorto.
Trascorsero le ore e d'intesa s'interruppe
il nostro discorso , come per un' attesa.

Per fuggire l'uggia cominciammo a rincorrerci sulla battigia
tra grumi di conchiglie frante ed alghe a gruppi raggrumate
come fiocchi di nera bambagia,finché ci colse un grande affanno.

Non l'ho più dimenticata la chiave che girava
nella serratura arrugginita, né il cigolio
dei cardini mentre aprivo la porta del capanno

arsenio

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