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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 01-04-2008, 12.21.17   #1
arsenio
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Comunicatori si diventa

Comunicatori si diventa

La competenza comunicativa è un'arte che si può apprendere, e non è solo un tratto di personalità che si perfeziona soltanto se si possiede un'inclinazione all'intelligenza sociale.
L'efficacia comunicativa, nel senso di espressività autentica e non di strategica esibizione di effetti persuasori, in qualche misura s'impara: basta esserne fortemente motivati e soprattutto non presumere di essere già esperti nell'interagire con gli altri.

Oggi si è informati su tutto ma non si sa niente; si parla molto ma non si comunica,specialmente nel rapporto di coppia. Anche le tendenze della filosofia attuale, ad esempio del “consulente filosofico”,valorizza la riflessione interiore e la vita relazionale. Con l'apprendere qualche base teorica e contemporaneamente con osservazioni e verifiche in vari contesti “faccia a faccia”. A relazionarsi s'impara osservando gli altri, in modo mirato e senza prevenzione. Proponendosi di ascoltare le emozioni che stanno dietro le parole, immaginando altrui credenze,desideri, vere esigenze a volte occultate. L'empatia è una nostra immedesimazione emozionale che entra in risonanza controllata con l'altro. Ma richiede un iniziale automonitoraggio per accantonare comportamenti istintivi ed egocentrici, con lo scopo di dedicarsi con intenzionalità a un'altra persona.

E' da distinguere tra le conoscenze necessarie per iniziare un dialogo argomentativo a tesi e antitesi, di origine dialettico-filosofica, dove ci confrontiamo con le riflessioni altrui. In tal caso prevale il logos logico-razionale, le domande socratiche per far meglio risaltare le proprie interpretazioni e convinzioni. Mentre la comunicazione interpersonale è fondata sul pathos come coinvolgimento emotivo. Ho equiparato il logos che impronta un confronto di opinioni allo stile che dovrebbe contrassegnare una community virtuale, dove si cercano e confrontano diversi modi di parlare delle anche stesse cose. Il “pathos” è richiesto in qualche risorto scambio epistolare delle email, se si tratta di interazioni anche a carattere confidenziale e catartico. La chat rappresenta la chiacchiera.
Un'istintuale relazionalità, intimità, introspezione, pensiero intuitivo, accoglienza e contenimento, se in relazioni di sostegno, sono doti di genere femminile. La parola è dono elargito alle e dalle donne, e l'ascolto è il loro desiderio sovente vanificato. Gli uomini che amano le donne sono capaci di dire parole che loro amano; di restituire un filo dei loro pensieri, senza attendersi nulla. Uno degli obiettivi è anche sapersi far ascoltare raccontando cose interessanti in modo coinvolgente,trasmettendo entusiasmo e carica. In modo da stimolare curiosità e confronti. L'insincerità va bandita perchè è sempre “sopra le righe”. Si deve imparare ad essere se stessi, pur sapendo scegliere nel proprio archivio le parole più adatte a quel determinato contesto ed esigenza.
La dimensione dei sentimenti,dei legami confidenziali con gli amici, colleghi,famiglia, parenti, viene evitata dall'uomo che non ha mai imparato un lessico affettivo. Si trova ancora a disagio nel confrontarsi con le emozioni proprie e altrui, con problematiche della sfera affettiva e rapporti di coppia, a meno che non si sia formato nel tempo su tale ricettività. La carenza di abilità comunicative spesso porta all'aggressività verbale.
Il rapporto di coppia in quanto a comunicazione è carente anche perchè essendo noi maschi, qualora mai educatisi al mondo emozionale, per natura istintuale limitati dalla superficialità dell'amore, sempre visto attraverso l'ottica di un rapporto oggettuale, con una genitalità deprivata da valori emotivi. Sovente lo scambio verbale è un non-dialogo a circolo vizioso, che non approda a nulla. I sistemi di riferimento sono poveri e si ritiene di sapere già tutto ciò che occorre. Questo emerge dalle testimonianze dei terapeuti sistemico-relazionali della coppia, quando la comunicazione è diventata disfunzionale. Dove la donna sarebbe pur più disponibile a un compromesso Spesso i divorzi “con i capelli bianchi” sono chiesti da parte femminile perchè non si tollera più l'ambiente familiare dove non ci si parla più.

Comunicare è saper gestire in modo ottimale le proprie risorse psichiche; è una partecipazione attiva per condividere significati, per ampliare la capacità di espandere il proprio pensiero con un'intenzione di scambio. A tal proposito si citano le massime di Grice: non fornire un contributo più informativo di quello richiesto e necessario; non dire ciò che credi falso o ciò di cui non si hanno prove adeguate; essere pertinente e perspicui evitando espressioni oscure od ambigue. Essere brevi e ordinati nell'espressione.
Quindi,secondo un'etica della comunicazione, si deve preoccuparsi di sapere se le cose che diciamo sono vere o meno e discernerne le implicazioni. Anche se ci rivolgiamo a chi non possiede strumenti per poter distinguere e valutare ciò che ascolta, oppure non lo ritiene importante. Ciò che si raccomanda è di no fingere di capire quando no si capisce; o viceversa di fingere di non capire ciò che non è in sintonia con idee personali.

Un enunciato comunica assai più di quanto significa a livello lessicale; se si è abili si comprende pure ciò che non è stato detto o ciò che non si vorrebbe mai dire. Ascoltare è una generosità che torma sempre a proprio vantaggio. Perchè la capacità di relazione non è un monologo, e l'interlocutore si accorge subito se l'altro non lo ha ascoltato, dalle risposte inadeguate,dai rimando incompleti, ecc. che rivelano la sua disattenzione o disinteresse.

Una conversazione cambia la vita, se si crea un'alchimia misteriosa , dove si comunica non con aria fritta, ma con parole, silenzi, rimbalzi dei nostri pensieri, emozioni, cogliendo la coloritura emotiva delle parole.
Come per l'amore, comunicare è calarsi dentro l'oscurità dell'altro e incontrasi, al di là delle differenze di eta e dei nomi. Pur rispettando le reciproche unicità. A volte la nostra salvezza di maschi potrebbe essere una donna dialogante e affabulatrice. Ma oggi la polarità maschio -femmina è in via di uniformazione; nell'era della postmodernità alle donne non interessa più intraprendere un'avventura delle idee, alternativa alla diffusa piattezza discorsiva. Sentono più il bisogno di percepirsi accettate assoggettandosi alle mode culturali.
La comunicazione si situa in una dimensione psicologica che definisce se stessi e l'altro, per conservare il benessere dando voce alle dinamiche emotive interne , per rielaborare le proprie emozioni, necessarie per gestire la relazione. Ma la qualità della comunicazione incide sulle sofferenze psicologiche. Infatti la psichiatria è il luogo delle relazioni interpersonali,e l'obbiettivo è migliorare la comunicazione del paziente, con se e con gli altri. Specie quando si richiede una maggior riflessività per comprendere il proprio personale punto di vista e quello degli altri. Questo succede anche in famiglia, tra amici, nella coppia. Comunicazione è tutto ciò che può modificare in modo spontaneo il comportamento degl' interlocutori. Da distinguere dal puro scambiarsi informazioni, dove nel trasmettere un messaggio non si verifica se c'è comprensione.
Ma non si comunica solo con le parole,canale privilegiato dall'Occidente logocentrico. Altrettanto, o in modo ancor più efficace, è la comunicazione attraverso lo sguardo, il sorriso, le carezze, un abbraccio, la felicità sensoriale,una poesia che crea un cortocircuito emotivo, lo scambio di fantasie che mettono in contatto con mondi possibili.

(continua)
arsenio is offline  
Vecchio 01-04-2008, 13.14.23   #2
arsenio
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seconda parte

La comunicazione come strumento nella relazione di aiuto

Particolare è la comunicazione usata come strumento nella relazione di aiuto.
Vengono presi a riferimento gli aspetti pragmatici. Si tratta di trasmettere informazioni, ma ascoltando, stimolando o provocando una risposta. E' necessaria un'immagine positiva di se stessi e aver beneficiato di adeguati modelli di relazione appresi durante l'infanzia, Soprattutto si deve apprezzare il lavoro che si svolge. Per interpretare la Comunicazione non verbale si osservino le mani, lo sguardo, il tono di voce, la distanza da noi, l'abbigliamento. Se si vuole far cambiare è determinante la scelta delle parole; usare le carezze psicologiche, chiedersi come gli altri ci vedono e cosa chiedono che possiamo loro dare. Capire l'altro , i suoi bisogni, il tipo di relazione che si può instaurare con lui,
La comunicazione di sostegno non è una discussione, non è un'intervista, nè un discorso personale; non è una confessione né una diagnosi. E' una relazione che esamina una situazione in cui l'altro non è riuscito ad adattarsi: si deve comprendere il problema in cui si pone quel particolare individuo e come lo vive. Infine sarà solo il soggetto, con una maggior chiarezza sulla sua situazione a decidere qual'è la miglio re situazione per lui, con la scoperta di risorse personali. La relazione di aiuto permette di creare un clima di confidenza, rispetto amore ,del quale il cliente ha bisogno per soddisfare bisogni fondamentali, anche mai appagati.
Non è una relazione di aiuto formale, come quella richiesta per un paziente psichiatrico.
In tale contesto si viene favoriti da proprie attitudini che non ostacolano l'ascolto attivo e per essere abili a scoprire indizi chiave. E' utile ripetere mentalmente parola per parola le frasi dell'altro, anche perchè ciò permette di concentrarsi. E' ricerca cooperativa di risorse che può cambiare la percezione di una situazione.
Non si valuta , non s'interpreta, non si forniscono supporti falsamente consolatori, gentilezze convenzionali. Non s' inquisisce, non si indicano soluzioni prefabbricate o secondo proprie concezioni della vita. Ognuno deve trovare da solo la propria strada, e si sospendono le proprie convinzioni. Autenticità e congruenza richiedono anche di saper gentilmente dissentire e metter a confronto,dove emergono le contraddizioni. Non si parla solo di noi in un autoracconto da conversazione frivola.
Si osservi l'energia fisica di chi ci sta di fronte: Sta bene? riformulare sempre e delineare il problema per capire se noi stessi l'abbiamo compreso.

La comunicazione disfunzionale quotidiana

Quali sono gli ostacoli maggiori alla comunicazione nella nostra cerchia di familiari, parenti ed amici? Le rigide convinzioni, il parlare solo per far piacere, per dovere, per dire cose “giuste”, per far colpo, ecc. Con chi è difficile comunicare? Con gli amici monotoni, e in ordine decrescente, con il partner, con i genitori, con i figli, con i colleghi. Perchè? Per le parole inutili e prevedibili, di rito, circostanziali. Si ripetono le stesse cose trite e ritrite,si recita un rassicurante ruolo acquisito, senza cercare inedite parole che orientino a diversi percorsi mentali. In questa condizione è impossibile dirsi cose nuove, mentre chi è “meno amico” potrebbe superare certe barriere per un discorso più autentico.
Rimedi? Nuovi amici. Quando si comunica veramente? In caso di eventi inaspettati, di attività creative, di alcune circostanze speciali, di un nuovo amore, di una stimolante amicizia .Errori? Si tende a giudicare, manipolare, ricattare, ci s' impone, non si ascolta. Si ripetono automaticamente frasi non originali spesso prive di chiarezza ed essenzialità. Suggerimenti? Una mente colorata , metamorfica, sensibile e plastica. Soprattutto per la sua mutevolezza e libertà da condizionamenti legati alla propria storia e identità. Esiste? Non credo, se non nel mito. Sarebbe veramente “nessuno”
Ma quant'è possibile essere e trovare amici, partner, colleghi dalla mente creativa e mutevole, motivati al continuo rinnovamento di conoscenze per elaborarle in una vitale conversazione? Quanto si è capaci di sfuggire nel tempo ad una stagnazione mentale per poter mantenere rapporti gratificanti e significativi? In ogni caso anche una propria ricchezza interiore non è sufficiente, perchè dev'essere adeguatamente espressa potenziando le capacità comunicativo-relazionali.
Accanto all'esigenza di uno spazio di autonomia il voler superare l'isolamento scambiando in libertà idee, esperienze,emozioni con chi ci circonda, è un bisogno irrinunciabile, ma le persone si differenziano per la loro capacità d' instaurare e mantenere rapporti interpersonali soddisfacenti. Si presume di saper comunicare ma conta più la qualità che la quantità di ciò che si dice e spesso non si tiene conto delle incomprensioni e delle sfumature di significato che ha o può assumere la parola; delle possibilità comprensive dell'ascoltatore,dell'impatto di una frase sull'altrui mondo interiore,ecc. Il modo come l'altro ci sperimenta non coincide con ciò che noi pensiamo di essere per gli altri e non sapremo mai cosa sanno gli altri su di sé. Gli altrui criteri di giudizio vanificano il nostro voler apparire nel migliore dei modi.
Cos'è la comunicazione? E' passare da un processo intrapsichico a un processo interpersonale. Oltrepassando l'individualità. Si socializzano efficacemente le proprie conoscenze ed il proprio dialogo interiore usando le parole nel modo più adatto,trasformando una realtà mentale in una realtà sociale. Per quanto riguarda l'invenzione, può esser ancora meno facile uscire dai nostri copioni alla ricerca di argomenti nuovi e idonei a un discorso che susciti interesse. Ma ci si può accontentare di “socializzare” per non essere soli, anche o forse soprattutto scambiandoci frasi che non hanno troppo senso ma che concedono quella sicurezza e complicità del già ripetuto tante volte, all'insegna pure di una noia condivisa. Proprio come Ionesco ci vuole far capire nella “Cantatrice calva”.
arsenio is offline  
Vecchio 01-04-2008, 16.24.54   #3
vero
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Ciao Arsenio,grazie per il bellissimo spunto di riflessione sulla comunicazione,argomentatissimo ,come sempre..
Ma sai,io mi chiedo talvolta se sono "io" a aver bisogno di tali scambi profondi colle persone..o se tutti sono cosi ma non lo sanno,o fanno finta di sentirsi appagati sfiorando la vita,sfiorando le relazioni,ma senza sentire un reale bisogno di sincerità,lealtà,trasparenza.. perché cosi si comportano i più in questa società..della quale talvolta mi chiedo se faccio parte..
molto bello il passaggio sulla comunicazione di coppia..e mi ha fatto pensare a una mia amica,lesbica,che mi diceva che agli uomini bisogna sempre spiegare e scorticare tutto quando si parla...non posso neanche dargli torto...anche se,ovviamente,non si puo' né si deve generalizzare..

ps/la tua buca è piena...svuotala..

véro
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Vecchio 02-04-2008, 07.34.50   #4
Maura
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Bravo Arsenio! Quoto tutto ciò che scrivi.
C'e' solo un cliente che forse andava al posto di utente o paziente.
Odio i corsi di comunicazione per aumentare le vendite.
Ricordo un promotore finanziario, che dopo lo scoppio della bolla speculativa in borsa di alcuni anni fa, chiese impudentemente a chi teneva un corso sulla comunicazione la tecnica per acquisire nuovi clienti e continuare a vendere i propri prodotti.
Ecco l'altra faccia della scienza delle comunicazione, utilizzata in modo deviato (ovviamente secondo la mia opinione) come per esempio in un certo tipo di pubblicità , o in campagna elettorale.

Come vedi le sirene hanno un certo influsso anche su di me, ho dato un’occhiata a ciò che avresti lanciato oggi e non ho resistito all'impulso di risponderti.
Prometto che sarà l'ultimo intervento per il mese di aprile!
Maura
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Vecchio 02-04-2008, 18.35.14   #5
nevealsole
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Ciao Arsenio,
guardo con molto interesse alla relazione d'aiuto.
In tutta sincerità, mi era anche venuto in mente di fare uno di quei programmi che ti abilitano a svolgere la relazione d'aiuto, magari nei gruppi.
Mi viene da fare una riflessione, che non ha a che fare tanto con te quanto col sistema "mondo" nel suo complesso.
Il counselor, in qualche modo, aiuta a superare alcuni problemi che l'individuo non è capace di affrontare da solo.
Certo dà idee, suggerimenti, spunti.
Ascolta e, come Socrate, fa domande per far capire, per tirare fuori quello che c'è dentro.
E' logico che se investi dei soldi, in qualche modo lo fai per avere un riscontro anche economico.
Però io tante volte mi dico: ma stiamo parlando di persone che hanno solo bisogno di essere ascoltate, di sentirsi dire: "ce la puoi fare".
E la cosa in certo modo mi sembra surreale, perché si tratta di persone che avrebbero diritto di essere ascoltate da chi è loro vicino: i familiari, gli amici, i colleghi se vogliamo.
Invece non lo sono, e si devono rivolgere ad una sorta di servizio di "consigli a pagamento".
Alle volte ci ho pensato, ho pensato che questa è una cosa che mi riuscirebbe bene fare... però mi sembra quasi una violazione del senso di carità umana.
Molto belli sono i gruppi di ascolto, quelli li trovo spesso funzionanti, c'è reciprocità anche se è necessario chi ha competenza per condurre.
I risultati in termini di ripresa di fiducia sono sorprendenti, in chi vuole riscoprirsi o scoprirsi.
Vedo però una "fetta" saldissima che non vuole riscoprirsi diverso.
E' triste, perché diventa una sofferenza cui non puoi porre rimedio, inizi a intravedere il cambiamento di chi hai di fronte, e poi la persona si lascia nuovamente prendere da ciò che era.
Ho assistito a programmi di recupero di detenuti con problemi di dipendenze.
Avrei scommesso ci fosse stata la scintilla del cambiamento, che la comunicazione fosse realmente efficace. Poi con la fine del programma imposto dalla legge, fine di tutto.
Non riesco a comprendere se in questi casi ci sia una comunicazione falsa ben celata (dico ciò che so tu vuoi sentire) oppure un iniziale crederci da parte degli interessati, che poi cade nel vuoto.

Il tema della comunicazione familiare è interessante, è vero che sia nel contesto familiare/amoroso che in quello amicale si creano delle "sacche di noia".
Momenti in cui si ripetono le stesse cose banali, credendo di non poterne uscire più.
Credo che l'efficacia in questo senso dipenda dalla capacità di mantenersi "mentalmente attivi".
Di solito si parla di cose che accadono, di cose che si leggono, di cose che si vedono, di cose che si pensano.
Se non facciamo niente di nuovo, non vediamo nuovi luoghi, non proviamo nuove esperienze, non leggiamo, non pensiamo... finisce che poi neppure parliamo.
Molte persone pensano di parlarsi, ma non lo fanno affatto.
Credo dipenda, come forse ho già detto, dalla mancanza di consapevolezza di sè.
In ogni caso combattere la noia non è facile, se è una componente molto forte in noi stessi.

nevealsole is offline  
Vecchio 03-04-2008, 10.36.11   #6
arsenio
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Originalmente inviato da vero
Ciao Arsenio,grazie per il bellissimo spunto di riflessione sulla comunicazione,argomentatissimo ,come sempre..
Ma sai,io mi chiedo talvolta se sono "io" a aver bisogno di tali scambi profondi colle persone..o se tutti sono cosi ma non lo sanno,o fanno finta di sentirsi appagati sfiorando la vita,sfiorando le relazioni,ma senza sentire un reale bisogno di sincerità,lealtà,trasparenza.. perché cosi si comportano i più in questa società..della quale talvolta mi chiedo se faccio parte..
molto bello il passaggio sulla comunicazione di coppia..e mi ha fatto pensare a una mia amica,lesbica,che mi diceva che agli uomini bisogna sempre spiegare e scorticare tutto quando si parla...non posso neanche dargli torto...anche se,ovviamente,non si puo' né si deve generalizzare..

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véro

Cara Véronique, sono sempre le donne , prima o dopo, che sentono l'esigenza del dialogo, della comunicazione di reciproco sostegno, dell'ascolto comprensivo, come quei rapporti che voi donne riuscite sovente ad instaurare con le amiche.
Tra gli amici maschi c'è una forma di cameratismo, una solidarietà che nasce dallo svolgere assieme qualche attività; perchè per natura e cultura non conoscono quella relazionalità tipica di un'amicizia avanzata in cui si condividono confidenze e mondi interiori.
Le donne dapprima amano più una manifestazione di potere maschile, sovente è solo presunta: non è difficile, basta un po' di “scenografia” per blandire la loro credulità di infatuate. Oppure si tratta di un potere subìto nei confronti di una persona “carismatica”,capace di usare strategie che soggiogano la psiche femminile.
L'uomo relazionale e nello stesso tempo virilmente protettivo perchè non ha una fragilità caratteriale o carenze da celare dietro arroganze, ma sa osservare il mondo con una percettività sensibile di tipo “femminile, come dissi, anche storicamente è anacronistico. Salvo provarne nostalgia, voi donne, in qualche periodo un po' critico della vita. Alcune si accorgono tardi di tale esigenza ,oggi forse meno perchè non esiste più una gran polarità tra i generi sessuali. Ma pur in qualche misura in alcune permane, nel loro Dna e in tracce di un loro archetipo non ancora estinto. Noto che spesso s' innamorano proprio di quella maschilità che non sa ascoltare,salvo poi affermare, come ieri alla Tivù, che la qualità maschile più ambita che antepongono a tutte le altre, è la capacità di ascolto.
La tua amica presumo che sia passata all'altra sponda dopo aver sperimentato che nemmeno se lo scortichi da un uomo puoi ottenere ciò che non ha mai posseduto.
Ieri ho visto “Un bacio romantico” con Jude Law; il personaggio che rappresenta è molto insolito e”originale”:dolce,romantico ,eppure per niente sdolcinato o metrosexual. Ma ho pensato a quanto poco avrebbe affascinato se portato fuori dallo schermo, e senza la sua attribuzione d'icona tra gli attori maschili.
A volte ancora si tratta di un genetico masochismo femminile per cui un uomo affidabile e “virtuoso” è ritenuto non meritato, e ciò le conduce verso maschi anche di estrema miseria interiore.

Ti assicuro che svuoto la mia box, oppure a volte restano un paio di msg, e non so perchè vengano rifiutati;c'è qualche disfunzione. Te ne invierò uno io.

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Vecchio 03-04-2008, 10.37.09   #7
arsenio
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Bravo Arsenio! Quoto tutto ciò che scrivi.
C'e' solo un cliente che forse andava al posto di utente o paziente.
Odio i corsi di comunicazione per aumentare le vendite.
Ricordo un promotore finanziario, che dopo lo scoppio della bolla speculativa in borsa di alcuni anni fa, chiese impudentemente a chi teneva un corso sulla comunicazione la tecnica per acquisire nuovi clienti e continuare a vendere i propri prodotti.
Ecco l'altra faccia della scienza delle comunicazione, utilizzata in modo deviato (ovviamente secondo la mia opinione) come per esempio in un certo tipo di pubblicità , o in campagna elettorale.

Come vedi le sirene hanno un certo influsso anche su di me, ho dato un’occhiata a ciò che avresti lanciato oggi e non ho resistito all'impulso di risponderti.
Prometto che sarà l'ultimo intervento per il mese di aprile!
Maura

Cara Maura, per favore, non metterti i tappi di cera, perchè il mio canto è piuttosto flebile, e devi maggiormente temere Lestrigoni ed Erinni. Apprezzo molto le tue tentazioni

La tua osservazione sulla comunicazione persuasoria è molto appropriata. Ben diversa da quella sana che s' intrattiene in ambito familiare e quotidiano.
La comunicazione manipolatoria e scorretta viene insegnata ai venditori, e quella volta a ottenere alcuni effetti ai politici, ma non solo; anche altri con meno abilità ci provano da autodidatti. I leader hanno sempre a loro disposizione esperti in comunicazione da marketing.

Tale strategia viene detta in ambito di “comunicazione sana” d'ispirazione gestaltica, “attacco di sfruttamento”. Quando qualcuno ci vuole vendere o regalare qualsiasi cosa pure ben sapendo cosa in realtà sta sotto l'offerta, e si deve vigilare ed imparare a difendersi da tale cinismo da parte di persone non malvagie, ma senza scrupoli etici,quando si tratta di guadagno.

arsenio is offline  
Vecchio 04-04-2008, 10.41.24   #8
arsenio
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Originalmente inviato da nevealsole
Ciao Arsenio,
guardo con molto interesse alla relazione d'aiuto.


Cara neve brava sono pertinenti al tema in questione i punti che esponi e volendo potrebbero essere ampliati all'infinito, tante sarebbero le implicazioni.
Ho pensato veramente che l'intelligenza emotiva o sociale, che è alla base di ogni intersoggettività, si possa quasi sempre apprendere in qualche misura, se diventa un progetto in cui ci s'impegna. Si tratta di individuare, riconoscere, gestire e modulare le proprie emozioni; capacità non solo innata. E' pur vero che alcune responsabilità di tale mancata maturazione sono attribuibili all'ambiente della famiglia d'origine. Così tutti quei disagi che poi ne derivano vengono in qualche modo rimossi con “droghe” di ogni tipo: dipendenze, aggressività, regressioni, e anche disturbi alimentari. TV, Internet, chat iPod,videogiochi, diventano gli anestetici quotidiani impropriamente usati per stordirsi - e non per connettersi con l'Altro - in non proficui interscambi. Viene vanificata quell' empatia di cui tutti presumono di possedere in sufficienza. Ci sono solo identificazioni acritiche con un gruppo: si condividono le stesse esperienze e ciò che si teme è essere diversi rispetto alla moltitudine di chi sta intorno. Si regredisce senza rimedio.

Sulle tecniche della relazione di aiuto e sui gruppi di reciproco sostegno fondato sul confronto di vissuti, ho esperienze anch'io. Ho collaborato per qualche anno con la fondazione Idea che s'interessa dei disturbi dell'umore, con sedi in tutta Italia e con la presenza di volontari. Se l'organizzazione di base in quanto a formazione e diffusione pubblicitaria è stata bene avviata,risulta una “terapia” collaterale approvata anche da parte psichiatrica. Le testimonianze dei partecipanti sono favorevoli. Potrei lanciarti qui alcune mie brevi relazioni sulle esperienze teorico-pratiche avute,ma se ricordo l'avevo già fatto e non vorrei ripetermi. Si tratta di entrare in uno spirito “maieutico”socratico, che oggi è pure ripreso dall'emergente “consulenza filosofica”, forse il futuro di una filosofia che esce dagli sterili accademismi. Ma non si tratta solo di un puro ascolto catartico, che ne può essere la base, specie per chi in famiglia è inascoltato.
Nei gruppi di auto aiuto si adotta soprattutto la tecnica “a specchio” rogersiana, riformulante, e non direttiva che viene pure adottata dalla “comunicazione sana” di derivazione gestaltica. Si deve far emergere spontaneamente la scoperta di come si potrebbe fronteggiare un proprio problema, e vedervi da sé le personali potenzialità e risorse che potrebbero in qualche modo portare ad una soluzione o compromesso.
La tecnica per moderare un gruppo è accessibile, specie a chi ha sperimentato e superato analoghi disagi e può mettere a confronto i suoi vissuti e risoluzioni, nell'interesse degli altri. Ma è quasi istintivo incorrere in qualche errore assolutamente incompatibile con l'aiuto che si vorrebbe fornire. Quindi, se il gruppo in sé, vero protagonista,non presenta eccessivi problemi, i “facilitatori” - moderatori sono spesso inadeguati. Soffrono a loro volta , non tanto di disagi psichici, quanto di disturbi della personalità a volte seri, che proiettano sugli utenti. Ad esempio una narcisistica onnipotenza con indebite attribuzioni di professionalità psicologica e psichiatrica, di cui non hanno nemmeno l'ombra di conoscenze,poi proiezioni di aggressività, regressioni e rivendicazioni di status non posseduti. Perchè si tratta di volontari senza particolari selezioni. Spesso coloro che si dedicano a tali attività sono persone che hanno a loro volta qualche personale problema a cui in tal modo vorrebbero porre rimedio. Nella mia città non c'è stata molta scelta, e i responsabili di sede si rassegnano e si abituano anche a persone inadatte. Se in seguito sarai interessata a proseguire su tali temi, non avrei difficoltà di fornirti altri particolari su esperienze teoriche e sul campo. Dei gruppi professionali a pagamento non saprei. Spesso sono molto speculativi e non è detto vi trovi scrupolosità professionale e deontologia.
E' vero che nessuna terapia, né di parola né di farmaco può assicurare un cambiamento, o mettere al riparo d ricadute. Ciò che comunque mi dà fastidio è quando profani e privi di sensibilità, affermano,con una tipica frase: “Tutto dipende dalla tua volontà”. Inferiorizza ancor di più un depresso che può solo attenersi, come “volontà” ad una necessaria compliance con medici e terapeuti, e specialmente per quanto riguarda l'assunzione regolare e monitorata di farmaci, qualora necessari.

La “noia” è argomento altrettanto complesso,e credo di avervi pure qui parlato in modo più esteso. La sua vissuta percezione può essere soggettiva rispetto alle situazioni esistenziali in cui si è coinvolti. Mi riferisco ancora a certe evasioni dalla realtà quotidiana che invece di essere fughe dalla noia, ne sono un'altra forma.
Mentre la persona noiosa è difficile descriverla. Non necessariamente ripete le stesse cose; per lo più non distingue ciò che è importante da ciò che non lo è; infarcisce il suo racconto di particolari inutili e poco interessanti, anche se è composto da poche frasi. Ignora l'ironia e l'umorismo, non abbandona argomenti che non possono ravvivare e mettere in moto lo scambio interpersonale.
Quasi nessuno può dire di non aver incontrato deprimenti scocciatori, parlatori sconclusionati, conversatori verbosi, amplificatori di banalità e volgarità.
La nostra società sta distinguendosi sempre più per individui carenti d'humour, o abbruttiti da giornate monotone a cui non sanno reagire. Ci sono sempre gli edonisti infelici lieti di ammazzare il tempo senza altra crescita per poter trascendere da sé in un dinamico rapporto con il mondo. La perdita dell' immaginario e della curiosità verso se stessi e gli altri conduce a miseri passatempi.
In conclusione la persona noiosa è determinata in particolare da una tediosa affabulazione, un disconosciuto autentico humour, un'incompetenza comunicativa. L'amico che non è noioso , sa crearti intorno sempre una risonanza.
Ma a volte il “noioso” è ritenuto più rasserenante. Non ti fa troppo pensare,non ti mette a confronto con l'imprevedibile. La persona sagace, che collega vari punti di vista, propri e altrui, oggi è un individuo non omologato al pensiero e comportamenti più diffusi, e desta sospetto. Si teme a confrontarsi con le diversità di ogni genere. Si preferiscono sfuggire ,tralasciare, come elementi estranei all'insieme dell'insignificanza . A volte il “Non noioso” è frainteso, ritenuto lui “noioso”, e la sua parola non entra in circolo.

Grazie per avermi permesso questa lunga riflessione.

arsenio is offline  

 



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