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Vecchio 30-08-2014, 12.14.10   #1
Roquentin
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Data registrazione: 28-11-2013
Messaggi: 23
Il pensiero di qualcun altro

Mi portarono a scuola quando avevo quattro anni e un bisogno immenso di aria e di vita. Ricordo l’androne fatiscente dell’asilo, l’odore sgradevole di cucine da caserma, la totale assenza di uomini che da uomini parlassero ad altri uomini. Per cinque ore al giorno – talvolta sette – ero costretto a relazionarmi con persone che la mia intelligenza cosmica avrebbe volentieri fatto a meno di d’incontrare. Ricordo l’educazione femminile con fastidio: intere generazioni di uomini tirati su da eserciti di donne fresche di scuole magistrali, vasetti di nutella, soapopera e sessualità respressa.
Cominciai ad associare la figura femminile all’autorità mentre quella degli uomini tramutava in qualcosa di evanescente e impotente. Ebbi la conferma quando fu per mano di una donna che ricevetti il primo schiaffo senza senso… schiaffi alla vita, così… tanto per fare rumore.
Il mio sangue si gelò per decenni, maturali la certezza che avrei dovuto attendere molto tempo prima di rimettermi in cammino per la mia strada, prima di liberarmi di tutta la cultura che era stata posta in me con dovizia di linguaggi persuasivi, minacce e televisioni oscene puntatate come fari sulla coscienza.
Ho impiegato quasi trent’anni per amare me stesso, per superare il danno del matriarcato e sentirmi pienamente uomo e persona in contatto coi principi della vita. Se guardo in dietro vedo una strage di senso, mi accorgo di come lo Stato, nella sue emanazione famiglia-scuola-chiesa, abbia gravemente attentato alla mia salute fisica, mentale e spirituale. Con azioni degne del peggior terrorismo spicologico, la mia mente profonda è stata soffocata da una quantità immonda di nozioni inutili, pedanti, pornografiche e patologiche.
Per molti anni ho identificato la scuola con un lager prima, un manicomio dopo ed un bordello in ultima analisi. Non è stato facile depensare tutto, ma soprattutto superare il risentimento, la rabbia e la sensazione di essere stato espropriato della liberà, messo in gabbia, preso in giro. Ora che mi accingo a l’asciare l’Italia con un biglietto di sola andata, comprendo la profonda indifferenza che mi lega al senso di cittadinanza, di nazione, di stato, di confine…
Ora che assisto allo spendore del disgelo ho compreso che il male assoluto non è finito un certo giorno, in una certa storia passata… il male assoluto è nell’epidermide, rizomatico, invilibile e stratificato in ogni ambito della vita sociale e privata. Ho superato la distinzione tra generi pervenedo alla nozione di persone. Ho compreso che semplicemente si diventa ciò che si pensa e che spesso il “nostro” pensiero è il pensiero di qualcos’altro.
Roquentin is offline  
Vecchio 30-08-2014, 16.03.40   #2
laryn
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Riferimento: Il pensiero di qualcun altro

Citazione:
Originalmente inviato da Roquentin
Ho compreso che semplicemente si diventa ciò che si pensa e che spesso il “nostro” pensiero è il pensiero di qualcos’altro.

Hai compreso molto bene. Noi siamo ciò che pensiamo d'essere e ciò che pensiamo d'essere il più delle volte non appartiene a noi, ma indotto, o ci appartiene in parte e, magari, anche sotto forma di autocondizionamento.
Vedo che sei arrivato a buon punto nell'appropriarti dell'autonomia di pensiero... continua, ma evita di imputare al mondo femminile in particolare e a quello maschile responsabilità che hanno, ma che non hanno saputo di avere, perchè anch'esse/i, in buona fede, sono state vittime di vittime.
Chi ha compreso cerch' d'essere esemplare e cerchi di esercitare la libertà di pensiero e d'azione. Non annidiamoci nel passato.
Auguri.
laryn is offline  
Vecchio 30-08-2014, 22.49.45   #3
Roquentin
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Data registrazione: 28-11-2013
Messaggi: 23
Riferimento: Il pensiero di qualcun altro

Grazie per le tue parole, ma soprattutto per la critica. Avrei dovuto parlare di "persone" e non di generi, sarà il prossimo passo verso un pensieto sempre meno condizionato.
Roquentin is offline  
Vecchio 31-08-2014, 07.26.59   #4
acquario69
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Messaggi: 1,444
Riferimento: Il pensiero di qualcun altro

Citazione:
Originalmente inviato da Roquentin
Mi portarono a scuola quando avevo quattro anni e un bisogno immenso di aria e di vita. Ricordo l’androne fatiscente dell’asilo, l’odore sgradevole di cucine da caserma, la totale assenza di uomini che da uomini parlassero ad altri uomini. Per cinque ore al giorno – talvolta sette – ero costretto a relazionarmi con persone che la mia intelligenza cosmica avrebbe volentieri fatto a meno di d’incontrare. Ricordo l’educazione femminile con fastidio: intere generazioni di uomini tirati su da eserciti di donne fresche di scuole magistrali, vasetti di nutella, soapopera e sessualità respressa.
Cominciai ad associare la figura femminile all’autorità mentre quella degli uomini tramutava in qualcosa di evanescente e impotente. Ebbi la conferma quando fu per mano di una donna che ricevetti il primo schiaffo senza senso… schiaffi alla vita, così… tanto per fare rumore.
Il mio sangue si gelò per decenni, maturali la certezza che avrei dovuto attendere molto tempo prima di rimettermi in cammino per la mia strada, prima di liberarmi di tutta la cultura che era stata posta in me con dovizia di linguaggi persuasivi, minacce e televisioni oscene puntatate come fari sulla coscienza.
Ho impiegato quasi trent’anni per amare me stesso, per superare il danno del matriarcato e sentirmi pienamente uomo e persona in contatto coi principi della vita. Se guardo in dietro vedo una strage di senso, mi accorgo di come lo Stato, nella sue emanazione famiglia-scuola-chiesa, abbia gravemente attentato alla mia salute fisica, mentale e spirituale. Con azioni degne del peggior terrorismo spicologico, la mia mente profonda è stata soffocata da una quantità immonda di nozioni inutili, pedanti, pornografiche e patologiche.
Per molti anni ho identificato la scuola con un lager prima, un manicomio dopo ed un bordello in ultima analisi. Non è stato facile depensare tutto, ma soprattutto superare il risentimento, la rabbia e la sensazione di essere stato espropriato della liberà, messo in gabbia, preso in giro. Ora che mi accingo a l’asciare l’Italia con un biglietto di sola andata, comprendo la profonda indifferenza che mi lega al senso di cittadinanza, di nazione, di stato, di confine…
Ora che assisto allo spendore del disgelo ho compreso che il male assoluto non è finito un certo giorno, in una certa storia passata… il male assoluto è nell’epidermide, rizomatico, invilibile e stratificato in ogni ambito della vita sociale e privata. Ho superato la distinzione tra generi pervenedo alla nozione di persone. Ho compreso che semplicemente si diventa ciò che si pensa e che spesso il “nostro” pensiero è il pensiero di qualcos’altro.

in effetti credo abbia già detto molto laryn…una cosa che mi piacerebbe aggiungere e' il fatto di non portar rancore,perché può diventare un peso enorme,che uno finisce per portarsi appresso senza più manco rendersene conto.
forse..io credo che quello che arriviamo a comprendere di noi stessi,quando andando avanti ci liberiamo da tutti (o quasi) i condizionamenti ricevuti,deve diventare parallelamente comprensione dell'altro (ma che può intendersi anche come "altro da noi")…ma appunto non per subirlo ma per spezzare definitivamente quella catena a cui un po masochisticamente in questi casi ci si lega l'un l'altro

Ultima modifica di acquario69 : 31-08-2014 alle ore 08.07.20.
acquario69 is offline  
Vecchio 31-08-2014, 10.41.29   #5
vanina
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Riferimento: Il pensiero di qualcun altro

Potrei sottoscrivere (come Tantissimi Altri, credo) quasi ogni parola di Roquentin.
Più precisamente: potrei sottoscrivere ogni parola descrittiva del mondo scuola-educazione istituzionale.
Completamente diversa la conclusione circa l'influenza del matriarcato dell'educazione... ma (probabilmente) solo perchè nella mia vita non c'è stato un solo istante in cui non mi fosse centralissima l'autorevolezza di mio padre.

Intervengo solo per associarmi a Quanti hanno già sottolineato l'importanza (comunque e comunque benefica) del percorso svolto: si cresce anche e soprattutto "per opposizione", no?
E rendiamo dunque grazie a chi , dandoci l'opportunità di doverci opporre (sia pure soltanto interiormente e con sofferenza e con senso di soffocamento) ci ha dato in realtà un'Opportunità di Crescita!

P.s. : poche cose ricordo con più orrore e squallore dell'asilo noblesse delle suore (in cui ressi solo un anno, proprio a quattro anni) e del catechismo che sempre dalle stesse suore mi accompagnò invece fino alla quinta elementare.
Dal catechismo in genere - per il modo in cui veniva esercitato ancor prima che per le sue potenzialità astratte - avevo e conservo orrore.
Ma....quando alle elementari di mio figlio avevo la possibilità di esonerarlo dal catechismo cattolico......ci pensai parecchio, insieme a mio marito...e poi giungemmo alla conclusione che fosse assolutamente opportuno NON esonerarlo, e la ragione condivisa fu appunto questa : entrambi abbiamo vissuto le stesse conturbanti spiacevolezze , ma....entrambi le abbiamo superate e dobbiamo riconoscere che anche grazie a questo siamo cresciuti. E dunque...perchè privare nostro figlio della stessa Possibilità?
vanina is offline  
Vecchio 31-08-2014, 22.13.39   #6
laryn
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Data registrazione: 14-07-2014
Messaggi: 134
Riferimento: Il pensiero di qualcun altro

Citazione:
Originalmente inviato da Roquentin
Grazie per le tue parole, ma soprattutto per la critica. Avrei dovuto parlare di "persone" e non di generi, sarà il prossimo passo verso un pensieto sempre meno condizionato.

Non è solo questo.
Quando veniamo al mondo non siamo autosufficienti.
Il linguaggio lo apprendiamo.
Se nasciamo in Italia apprenderemo il linguaggio con la terminologia italiana.
Possiamo dire d'essere stati condizionati a esprimerci in italiano piuttosto, come oggi forse potremmo desiderare, che in inglese?
Se siamo nati in Italia è probabile che ci abbiano inculcati i principi del cattolicesimo, piuttosto che, per i nati in Arabia, quelli dei mussulmani.
Fino all'età adulta è la norma subire condizionamenti, nè potrebbe essere diversamente.
In linea di principio tutti i genitori vogliono il meglio per i propri figli, ed il meglio che essi oggi vogliono, domani sarà rinfacciato come il peggio, o come condizionamento.
E' inevitabile, a meno che una volta nato non ti abbiano affidato alle cure della lupa.
Che poi dietro i genitori, i parenti, la scuola, la società etc, ci siano MENTI PENSANTI determinate a condizionare e a condizionare nella direzione dei propri interessi piuttosto che in altri (quelli dei figli ad esempio), i nostri genitori ed i nostri educatori ne erano in genere ignari, e, loro malgrado, le istruzioni che hanno fornito ai figli e scolari/allievi in assoluta buona fede l'han fatto perchè essi stessi erano pezzi (si fa per dire) forgiati con l'impronta dello stesso stampo (forse quello ideato da quelli menti pensanti interessati ai propri esclusivi iteressi?),
E' importante, pertanto, che tutti, raggiunta l'età della ragione iniziamo a costruire la nostra propria personalità, la nostra autonomia di pensiero.

Cerchiamo d'avere un occhio benigno nei confronti di coloro che anni addietro, pur badando al nostro bene, han finito inconsapevolmente per farci divenire ingranaggi (perchè ingranaggi essi stessi) utili all'economia di coloro che dominano e hanno le redini di questa società.
L'autonomia di pensiero è ciò che potrebbe salvaguardarci, per quanto possibile.
laryn is offline  

 



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