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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 04-11-2015, 15.35.49   #1
rododendro
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 28-08-2015
Messaggi: 3
senza lavoro a 60 anni

Mi sono alzato alle 12:40. Il gatto ai miei piedi m'invitava a rimanere ancora steso. Non ho nulla in programma, neanche per oggi, non c'è fretta, né necessità. Meglio il torpore, del nulla.
Se ti isoli, se progressivamente spegni l'energia che avevi costruito in decenni di attività vigorosa insieme alla forza interna che ti fa andare, se piano piano le tue laboriosità si riducono a zero, ti accorgi a un certo punto che non sei più quello di prima. Senti gli stimoli, quei pochi residui, come ovattati. E capisci che la forza se n'è andata. Lo stare troppo soli ti ha annientato, ha destabilizzato la fiducia nelle capacità di relazionarti a qualcuno, per curiosità dell'altro e con la coscienza del tuo portato. Questo analfabetismo di ritorno ti appare insormontabile, irreversibile. Sei scardinato nell'autostima. Ti senti nullo.
Leggo nei rapporti scientifici che la perdita di lavoro dopo i 50 anni è fra le prime cause di depressione, assieme a lutti e separazioni. Figurarsi dopo i 60. Sono stato troppo tempo ad aspettare, fino a diventare accidioso più che depresso, che qualcosa si smuovesse in questo stallo. Credendo che ancora la mia forza interiore mi potesse riscattare, favorisse un nuovo corso, inventasse prospettive inedite, persino in altri campi non proprio centrali rispetto alle cose che so fare. Ma di occasioni per me - e per questa categoria di autonomi ormai sfiancata in Italia - non ce ne sono: nel pubblico, che reinventa ogni giorno nuovi modi truffaldini per assegnare quei pochi incarichi che restano a colleghi 'compiacenti'; nel privato, che non investe più un soldo bucato, perchè quella qualità che offri non fa vendere, ne occorrono altri tipi.
Nel frattempo sono qui, in un letargo tormentato e improduttivo che ha macerato professionalità e personalità. La consapevolezza di essere su una strada di non ritorno è già qualcosa. So con certezza che devo invertire la tendenza, svegliarmi presto, agire, programmare, contattare, relazionarmi, inventare, ricominciare a 'essere vivo', dare un colpo di manovella prima che sia troppo tardi a quell'ingranaggio ossidato che si sta fermando.
Ma non riesco a andare oltre.
rododendro is offline  
Vecchio 10-11-2015, 09.18.02   #2
CVC
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-01-2011
Messaggi: 747
Riferimento: senza lavoro a 60 anni

Voglio leggere questo post con lo spirito di uno che sa di potersi trovare un giorno nella stessa situazione. La prima cosa che mi viene da dire è un invito a tenere duro, anche se può sembrare scontato e difficile da applicare. Credo che però il freddo realismo, come quello di considerare l'oggettiva durezza della situazione, non sia la cosa più utile in questi casi. Credo che se anche è dannoso illudersi pensando che la situazione possa improvvisamente cambiare in meglio, d'altra parte è molto importante anche accontentarsi di qualche piccolo miglioramento che si può ottenere, un piccolo trionfo dello spirito qua e la di un anima che non si rassegna a lasciarsi andare nel dolore. Dal punto di vista economico, l'unica cosa che di certo ti può far migliorare è l'istruzione che, anche questa, non produrrà risultati repentini, ma alla lunga premia in qualche modo la costanza e la volontà. Cerca di istruirti il più che puoi a costo zero tramite biblioteca e internet, fatti una cultura in tutto ciò che ti può essere utile nella tua situazione, diventa un esperto di sopravvivenza economica, cerca di adattarti alla tua situazione. Magari può esserti di consolazione indagare anche le cause dell'ascetismo, e cercare di capire come mai ci sia gente che cerchi di proposito quello stato in cui ora tu ti trovi contro la tua volontà.
CVC is offline  
Vecchio 10-11-2015, 16.58.18   #3
rododendro
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 28-08-2015
Messaggi: 3
Riferimento: senza lavoro a 60 anni

Non credo di capire cosa intendi per 'cause' dell'ascetismo, anche se m'incuriosisce. Per quello che so sia il fenomeno religioso che quello c.d. ateo si concentrano sulla rinuncia e sull'esercizio di astinenza da vari aspetti materiali della vita e, comunque, sono una scelta. Nel mio stato attuale, la perdita di fiducia e di forza di volontà, mi ostacolano a compiere scelte ben più modeste.
Studiare cose nuove, si, l'ho fatto e a tratti lo faccio tuttora. Cose che mi suscitano interesse o anche residui di passioni già in essere. Il punto centrale, anche qui, è la determinazione necessaria: basta molto poco a che un interesse si sgonfi e che qualsiasi ricerca diventi dispersiva, o spesso, causa di ulteriori sensi di vacuità. So che tutto questo può sembrare un lamento adolescenziale, ma so anche che per lunghi anni avevo a disposizione, come quei vecchi PC, il pulsante 'turbo'. E in genere lo usavo soddisfatto.
Che esista una pillola 'turbo' ?
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Vecchio 10-11-2015, 21.21.03   #4
freedom
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Originalmente inviato da rododendro
Ma non riesco a andare oltre.
Lo farai. Stai tranquillo. Anzi lo stai facendo con questo post.
Modestissimo suggerimento: cambia punto di vista. Esci dal loop fare/non fare: è un evidente circolo vizioso. Fottitene allegramente della spirale nella quale sei rimasto invischiato. Dimenticatene. Fai quello che vuoi: prendi un treno e fatti un giro in un'altra città. Fai trekking. Guardati Guerre stellari. Insomma vai a culo e soprattutto in culo a 'sta spirale.

Scusa la volgarità ma volevo passasse un messaggio forte!

Ciao!

P.S.
Ah dimenticavo, non sognarti di rispondere a questo post e a nessun altro ma alzati e va. Andale andale come diceva quello.
freedom is offline  
Vecchio 11-11-2015, 06.56.50   #5
acquario69
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Originalmente inviato da rododendro
Che esista una pillola 'turbo' ?

Ma forse siamo talmente abituati alla competizione,al fare,al "progresso",al produrre (per consumare) che non riusciamo a concepire più nulla che non rientri nello stesso (turbo) stile di vita..(!)
un esempio potrebbe essere l'assenza di lavoro che persino quando si avrebbe a disposizione un tempo fuori dal lavoro,subito dev'essere rimpiazzata da un altra attività che pero lungi da essere un attività ricreativa riassume le stesse identiche modalità..insomma la mia impressione e' che qualsiasi cosa si faccia non vi sarebbe più quel (sano) confine che dava luogo a uno stare al mondo diverso che contemplava cose diverse.

credo che sarebbe molto costruttivo risalire alle origini di tutto questo,si scoprirebbero delle cose molto interessanti e molti falsi miti che abbiamo introiettato cadrebbero.
io credo che un tempo,forse nemmeno troppo lontano da noi,il lavoro stesso non era considerato tale,come descritto sopra,intanto si lavorava per vivere e non il contrario,invece si ritiene che oggi la fatica umana sia ridotta rispetto a prima.. il che secondo me e' palesamento falso
ed anche il fatto che vi era una certa penuria,anche questo e' a mio avviso falso,perché di tante cose inutili non sapevano proprio che farsene,percio non avevano nemmeno l'esigenza di dover lavorare di più per ottenerle e infatti erano decisamente più liberi e innanzitutto con la testa!

e sull'argomento si potrebbero dire molte altre cose e in maniera più dettagliata che darebbero ulteriore conferme su quel poco ora accennato

pochi giorni fa si parlava qui (link sotto)

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleR...223d6f903.html

del lavoro esteso ormai alle 24 ore!!!..addirittura ho sentito di asili nidi che aprono alle 3 del mattino per poter consentire ad alcune famiglie di poter andare a lavorare!!
ma si,anche questo finirà per diventare "normale" !
acquario69 is offline  
Vecchio 11-11-2015, 08.31.37   #6
CVC
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Messaggi: 747
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@rododendro
Intendo che c'è chi cerca una vita ascetica andando controcorrente, per ragioni solitamente religiose o ideologiche, ma che comunque dimostra che il nostro stile di vita stereotipato, basato sul produrre per consumare, non è l'unico possibile. Capisco che in certe situazioni ci si sente come in una palude, ma l'unica cosa che può tirarti fuori è distogliere la mente da ciò che ti intorpidisce.

@acquario
Dal taylorismo in poi il lavoro è sempre più organizzato su base scientifica. Ciò significa che se i ricercatori constatano che l'operaio lavora meglio con la musica, allora l'operaio è costretto ad ascoltare musica tutto il santo giorno; e se uno vuole svolgere la propria mansione nel modo che gli è più congeniale, non può perchè è stato scientificamente provato che bisogna fare così e cosà.
Mi ricordo quando lavoravo alla catena in una piccola ditta artigianale e dovetti litigare col proprietario perchè pretendeva di spostarmi fisicamente nel modo che gli pareva più efficiente come se fossi un attrezzo. Si è passati dalle macchine al servizio dell'uomo all'uomo al servizio della macchina. Aristotele definiva lo schiavo 'utensile umano', ma perlomeno lo schiavo serviva. Si dice che fra non molto ci saranno robot umanoidi che sostituiranno del tutto o quasi il lavoro umano. Calcolando che a quel punto per fare funzionare tutto basterà un impegno inferiore all'1% della popolazione, potremmo dire che se fin'ora la peggiore condizione umana era la schiavitù, ora sarà l'inutilità. E lo stato che ora lamenta Rododendro forse sarà la condizione 'normale' dell'uomo.
CVC is offline  
Vecchio 11-11-2015, 12.16.35   #7
acquario69
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Originalmente inviato da CVC
@rododendro
Intendo che c'è chi cerca una vita ascetica andando controcorrente, per ragioni solitamente religiose o ideologiche, ma che comunque dimostra che il nostro stile di vita stereotipato, basato sul produrre per consumare, non è l'unico possibile. Capisco che in certe situazioni ci si sente come in una palude, ma l'unica cosa che può tirarti fuori è distogliere la mente da ciò che ti intorpidisce.

@acquario
Dal taylorismo in poi il lavoro è sempre più organizzato su base scientifica. Ciò significa che se i ricercatori constatano che l'operaio lavora meglio con la musica, allora l'operaio è costretto ad ascoltare musica tutto il santo giorno; e se uno vuole svolgere la propria mansione nel modo che gli è più congeniale, non può perchè è stato scientificamente provato che bisogna fare così e cosà.
Mi ricordo quando lavoravo alla catena in una piccola ditta artigianale e dovetti litigare col proprietario perchè pretendeva di spostarmi fisicamente nel modo che gli pareva più efficiente come se fossi un attrezzo. Si è passati dalle macchine al servizio dell'uomo all'uomo al servizio della macchina. Aristotele definiva lo schiavo 'utensile umano', ma perlomeno lo schiavo serviva. Si dice che fra non molto ci saranno robot umanoidi che sostituiranno del tutto o quasi il lavoro umano. Calcolando che a quel punto per fare funzionare tutto basterà un impegno inferiore all'1% della popolazione, potremmo dire che se fin'ora la peggiore condizione umana era la schiavitù, ora sarà l'inutilità. E lo stato che ora lamenta Rododendro forse sarà la condizione 'normale' dell'uomo.

certo, credo sia ormai un fatto assodato già da tempo che la meccanizzazione (questa preceduta dal materialismo teorico e poi pratico) abbia finito per meccanizzare l'uomo stesso,diventando lui stesso "macchina" finendo a sua volta per concepire l'intera esistenza solo attraverso questi (stretti) parametri..che non puo non finire per logiche conseguenze alla condizione ultima dell'inutilità come spieghi anche tu,e da tutti i punti di vista.

a un certo punto rododendro dice:
So con certezza che devo invertire la tendenza,svegliarmi presto, agire,programmare,contattare, relazionarmi, inventare, ricominciare a 'essere vivo',dare un colpo di manovella prima che sia troppo tardi a quell'ingranaggio ossidato che si sta fermando.
Ma non riesco a andare oltre.


allora io penso che per andare oltre,per poter andare oltre e liberarci da questa palude che intorpidisce bisogna innanzitutto prendere piena consapevolezza di tutto questo,dobbiamo percio tornare ad essere persone
acquario69 is offline  
Vecchio 11-11-2015, 17.18.03   #8
rododendro
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Riferimento: senza lavoro a 60 anni

Premetto che nonostante l'età (o proprio per quella, chissà) cose che dite a mio conforto, suggerimenti accorati e sinceri che leggo nelle risposte, producono una immediata e visibile commozione. Mi sento accolto. Grazie. Ma, mi dispiace Freedom, devo rispondere...

Sono abbastanza al passo con le teorie della decrescita lenta, che condivido 'mentalmente', come anche altre posizioni, new-age e non, riguardo al senso reciproco del lavoro e della vita, dagli assunti marxiani fino alla critica delle tante inquietanti pratiche del postcapitalismo odierno. Non vorrei però che questo mio post generasse un thread sociologico: so poco di sociologia, molto degli stati d'animo di un uomo di 62 anni, a cui negli ultimi 2 qualcosa ha fatto sprofondare il terreno sul quale poggiava. E' sbagliato aver basato la propria vita sul lavoro? Ne siamo certi sempre? Anche quando quell'attività, tutt'altro che alienante, creativa al 70% almeno, è stata insieme frutto e fonte di passione pura, ingegno, cimento, accrescimento personale e di competenze? e, non vorrei dirlo, luogo di amore, dunque di vita. Non posso neanche affermare di essermi precluso, per questa dedizione 40ennale, altre cose importanti: affetti, matrimonio, figli, alcuni interessi, musica, svaghi, viaggi e pure 'percorsi' personali (sono stato in terapia per 10 anni). Né che queste altre cose - fra alti e bassi - siano state marginali o vissute come tali. Insomma, ora sono nella palude, ma (pur ignorando se sono mai diventato ciò che sono) non riesco a negare di essere anche 'persona'. Vorrei condividerlo con e per voi.
'Alzati e và' mi sembra il contributo centrale, anche perché mi risuona molto dentro. Ho sempre saputo e creduto che qualdo il gioco si arresta occorre 'mischiare le carte', ma il succo è questo: ho dei progetti, non sento più la forza e ho paura di rimettermi in gioco.
rododendro is offline  
Vecchio 11-11-2015, 22.49.35   #9
Galvan 1224
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Dopo aver letto il tuo primo intervento mi accingevo a risponderti poiché la situazione che vivi, la perdita di qualcosa di fondamentale, il lavoro come gli affetti o la salute… o per altri la dignità (vedi il grandioso esempio di come l’abbia consacrata col proprio sacrificio Salvo D'Acquisto, riportato da Freedom in altra sezione del forum) sollecitano una risposta a chi la venga a conoscere, e nel dichiararti commosso e accolto hai ricompensato i tuoi interlocutori.

Come ha ben espresso CVC - Voglio leggere questo post con lo spirito di uno che sa di potersi trovare un giorno nella stessa situazione. La prima cosa che mi viene da dire è un invito a tenere duro, anche se può sembrare scontato e difficile da applicare. quel che accade ai nostri simili è sovente specchio di quel che accadrà a noi, immedesimarsi nell’altro, nei suoi problemi, ha anche un effetto sul nostro stato interno.

Ho atteso prima di rispondere perché non mi era chiara la direzione da seguire, non volendo riproporre i punti di vista di chi mi ha preceduto che condivido per la gran parte.

Così quello che leggerai non è per distinguermi ma per integrarmi con la visione sin qui espressa negli interventi.
Leggila come si legge un raccontino, come in effetti (forse) è…



Era passato un po’ di tempo… sian stati giorni o mesi non è il punto, il punto è che qualcosa alfine successe, arrivò della nuova acqua sulle pale arrugginite del vecchio mulino e quelle come per magia, cigolando che pareva il lamento d’animali affamati, si rimisero in moto e la ruota completò il suo primo giro… e non si fermò, ché l’acqua non venne meno.
Il lamento scemò di tono e la ruggine si sciolse permettendo al lucente metallo sottostante di mostrar la sua forte tempra.

Oggi davanti a quelle pale in movimento e all’andirivieni del mugnaio, intento a svuotar sacchi di granaglie e riempirne altri di farina, ci sembra impossibile che quella perfetta macchina s’inceppò, dubitando potesse mai riprendere il suo corso.

C’era poca acqua nel ruscello, inferiore di livello a quello delle pale, da non aver speranze.
Il mugnaio dallo sconforto non uscì più di casa e la gente s’allontanò sempre più da quel luogo un tempo conosciuto e rispettato.

Ma qualcuno non se ne andò… tutti i giorni andava al mulino e a suo modo lo pregava di riprendere a girare… era il figlio del mugnaio, un bambino che non aveva negli occhi, nella mente e nel cuore se non quel girar della grande ruota… e da quel movimento la farina, il cibo… la piccola felicità quotidiana del suo babbo e la vita per tutta la famiglia.

Un giorno passò di là un uomo e osservò il bimbo… trascorrere le ore fermo a guardar la ruota.
Gli chiese il motivo e il bimbo disse che chiamava l’acqua.

Conosciuta la storia l’uomo gli promise un aiuto e il giorno dopo si presentò con due secchielli, con una corda attaccata al manico.
Dal parapetto li calarono sin sul rigagnolo, issandoli poi con un po’ d’acqua.
E come convenuto, insieme, la gettarono sulle pale.
Se c’avessero soffiato sarebbe stata la stessa cosa, quanto ad effetto.
Andarono avanti per un po’ e poi si salutarono.

Il giorno dopo erano ancora là.
E quello dopo ancora, a rifar lo stesso gioco.

Se era un gioco o altro, fatto sta che man mano la gente se ne accorse e dapprima uno... poi molti s’unirono col proprio secchiello.
Anche con tutte quelle persone a gettar acqua la ruota non si smosse… tuttavia il vecchio legno ricominciò a grondar acqua, come ai bei tempi.

Poiché il bambino non dava segno di desistere, l’uomo gli domandò cosa si aspettava, a quel punto…

“… una sola cosa, il mio babbo… lui è il mugnaio…”

E il mugnaio, vedendo tutti i giorni quel codazzo di persone andar verso il suo mulino, senza saper come s’alzò e li seguì.

Ci mise un attimo a comprendere quel che stava succedendo… qualcuno gli dette un secchiello e con le lacrime agli occhi partecipò al gioco, se era un gioco…

Anche il cielo si commosse, e piovve… ritornò l’acqua al ruscello e il mio amico ritornò alla vita.


Galvan 1224 is offline  
Vecchio 12-11-2015, 03.03.55   #10
acquario69
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Originalmente inviato da rododendro
E' sbagliato aver basato la propria vita sul lavoro? Ne siamo certi sempre?

Ti dico quello che penso,ovviamente dal mio punto di vista e secondo me, si ,e' sbagliato basare tutto sul lavoro,non nego che può essere (ma credo non per molti) anche fonte di realizzazione personale,come lo sia stato per te,pero che il fatto di ritrovarsi un giorno senza faccia poi crollare tutta intera l'impalcatura esistenziale (almeno da quello che mi sembra di arrivare a percepire)
lascia aperte a mio personale e modesto avviso alcune perplessità in questo senso.

premesso che ognuno di noi ha un suo percorso e non e' certo possibile camminare dentro le scarpe di un altro..
per quanto mi riguarda ho avuto l'opportunità di avere un lavoro ed essere in una condizione tale che a molti non sarebbe dispiaciuto ritrovarsi al mio posto (e ti parlo di anni in cui non cera la crisi di oggi) eppure a me a un certo punto e' scattato qualcosa dentro e mi sono semplicemente detto se ne valeva comunque la pena…e mi risposi di no..
ad oggi posso dire senza alcun dubbio che ho fatto bene a prendere la decisione che presi; mollai tutto e molti mi diedero per pazzo a lasciare "la gallina dalle uova d'oro"…evidentemente a me interessava che le uova fossero commestibili anziché d'oro!

tra l'altro credo pure di aver fatto giusto in tempo,visto pure come le cose siano andate peggiorando e oggi sarei rimasto sicuramente col cerino in mano…io pero lo avevo anche pre-visto,e forse lo avevo previsto proprio perché per me vi erano anche altre cose oltre al lavoro che ritenevo più importanti

mi piace riportare qui un raccontino zen che proprio in quel periodo descritto sopra mi fece riflettere non poco..
(naturalmente,come già ho cercato di dire sin dall'inizio non e' detto che valga lo stesso senso in egual misura per gli altri)


Un uomo ricchissimo aveva un amico, maestro Zen, che per vivere faceva il pescatore. Un giorno, passeggiando di mattina sulla spiaggia, incontrò il pescatore che stava comodamente sdraiato a prendere il sole.
"Ma come, non vai a pescare oggi?" disse il ricco.
"Sono già uscito stamattina presto, e ho preso ciò che mi serviva per mantenere me e la mia famiglia", rispose il pescatore.
"Cosa fai del pesce che peschi?, chiese il ricco.
"Lo vendo al mercato del pesce, pagano abbastanza bene" disse il pescatore.
"Ma allora perché non sei ancora a pescare a quest'ora?"
"A che scopo?" disse il pescatore.
"Se peschi di più guadagnerai più denaro! " disse il ricco.
"A che scopo?"
"Potresti comprarti un'altra barca e raddoppiare la pesca"
"A che scopo?"
"Dopo un po’ di tempo potresti mettere su una flotta di pesca"
"A che scopo?"
"Con il denaro guadagnato potresti mettere su un’industria di trasformazione del pesce"
"A che scopo?"
"Ma insomma" disse il ricco, innervosito, "potresti guadagnare tanto denaro da permetterti di non lavorare più e di startene sdraiato al sole senza fare nulla!"
"Amico mio," rispose il pescatore, " ma io sono già sdraiato al sole senza fare nulla!"
acquario69 is offline  

 



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