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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 08-05-2002, 18.23.41   #1
Claudio
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Data registrazione: 01-04-2002
Messaggi: 202
Relazioni...

Una mia amica ha da poco partorito una bellissima bambina frutto di una relazione che è terminata proprio quando lui ha saputo che lei era incinta.
Ora quel padre non si farà + vedere (molto probabilmente).
Cosa rimane alla bambina di lui? Si affezionerà se dovesse incontrarlo, se lo cercasse? Non credo proprio.
Ma allora perché noi dovremmo sentire così forte il peso, per esempio, del senso di colpa quando un genitore ci fa notare che lo "trascuriamo", che non lo andiamo mai a trovare, che "non gli vogliamo bene"??
Tutto quello che ci lega al genitore è una storia, un passato. Quando ti fai una vita tua e ti allontani dal tuo nucleo famigliare devi sentirti ancora in debito con i tuoi genitori?
Che legame ha quell'uomo che ha abbandonato ragazza e neonata oltre al legame di sangue e di responsabilità che ha scansato così cinicamente?

In una prospettiva generale
Che cosa ci lega ad un'altro/a? Non è forse il ricordo?
Il sangue ha un significato molto relativo direi.

Che ne pensate?

Ciao

?!?!
Claudio is offline  
Vecchio 08-05-2002, 22.17.32   #2
VanLag
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Data registrazione: 08-04-2002
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E’ difficile la tua domanda. Se dovessi interpretare, molto indegnamente, Maharaj direi che: finché c’è un “io”, questo è collegato ai familiari, tanto dalla memoria, quanto da eredità genetiche. Se non ci fosse più un io, ciò che rimarrebbe saprebbe da se stesso e per se stesso quello che va fatto….

Comunque il problema dei doveri verso i nostri genitori, verso i nostri cari, o verso gli altri in genere non è di facile definizione e tanto meno soluzione. Il meglio sarebbe ottimizzare le proprie scelte in modo da riuscire ad esserci per gli altri senza mai arrivare a negare se stessi. Proposta non facile ma neppure assurda.
VanLag is offline  
Vecchio 09-05-2002, 08.47.58   #3
ely
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credo che il legame con quella bambina sarà solo di sangue.
Un bambino adottato rinosce come suoi genitori quelli adottivi e non quelli naturali perchè lo hanno amato, educato,giocato con lui, sgridato.
ely is offline  
Vecchio 09-05-2002, 13.29.50   #4
Pie'oh'pah
 
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Mmmm...

io non mi posso esprimere perchè sarei troppo di parte!

Comunque si, sono d'accordo sul fatto che i legami dipendono più che altro dal vissuto di una persona, non dal cosiddetto legame di sangue.

Se non altro quando sei piccolo, poi quando diventi aduto ti ritrovi a cercare le tue radici ovunque...tipo quando fai una ricerca sulle origini del cognome della famiglia o sull'albero genealogico...ma è più che altro questione di "appartenenza", non tanto di affettività...

Boh, basta, altrimenti divago troppo


Pie
 
Vecchio 10-05-2002, 22.56.01   #5
Claudio
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Messaggi: 202
genitore...

Anche se noi siamo responsabili per la nostra vita (in che misura poi? bohh!)
dobbiamo fare i conti con chi ci ha visti nascere e ha instaurato con noi una certa forma di relazione arrivando a definirne il tipo e la modalità di legame. Un figlio che associa la dipendenza genitoriale a sicurezza, riconoscimento e appartenenza farà fatica a trattare i suoi genitori/e come persone che possono fare i loro errori. Tenderà a minimizzare anche gli sbagli più madornali, raggiungendo paradossalmente a negare di aver subito violenza, perché è vincolato ad una identità che gli permette di riconoscersi.

E' perfetto perseguire la propria vera natura, riconoscere di non essere un corpo, ma quando sei impastato in quel fango pesante e colloso come pece, da che parte ti muovi, cosa fare?

Mi ricordo che il mio maestro di meditazione ripeteva incessantemente di meditare. La pratica ti libera, o meglio, la costanza, la tenacia. "Tu non sei quello che vivi o quello che pensi o quello che fai. Sei oltre tutto questo."

Un grande passo,
forse il solo passo è abbattere col soffio della chiara visione l'assurda idea di essere colpevoli (o responsabili) di qualcosa.
Il senso di colpa... la paura di aver sbagliato...
Sono atteggiamenti che noi abbiamo imparato, non sono innati.
Ma anche se a parole lo capisci, quello che provi dentro ancora non emerge chiaro, e te lo tieni finché non ti trovi a faccia a faccia con quella relazione malata che vorresti tanto sanare, perché ne hai parlato con gli amici, con la tua compagna, con Dio...
Ma quando ti trovi davanti a quello che volevi sanare fino a pochi istanti prima, tutti i buoni propositi vanno in vacanza, prendono il largo, non ti assistono, si perdono nel mutismo, nell'imbarazzo e dietro una maschera che non riesci a togliere.
Forse non vuoi togliere!
Forse prendi in giro tutti i tuoi amici quando dici che vuoi sanare quella relazione. In realtà è quella in cui ti riconosci di più, e ci stai bene lì, altrimenti perché continuare con quel gioco?!

Ti muovi fra un atteggiamento e l'altro. Con gli alcuni sei in un modo, con altri sei in un altro. Chi è quello "vero"? Forse non esiste. "Io sono come mi conviene essere", reciti un ruolo in ogni caso.

Far crollare ogni idea che ci siamo fatti di noi stessi è il solo modo per smettere di vivere nel sogno (o nell'incubo) che ci siamo creati. Certo sono parole... semplici parole, ma il primo passo non è la comprensione?
Però deve essere una comprensione vera, non di facciata!
Ci vuole onestà, la massima onestà per vedere i fatti come sono, per riconoscere le proprie difficoltà, ma anche la serietà delle proprie intenzioni.

Scusate se ho parlato a me stesso. Mi sono sfogato un pò...

"forumterapia"

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Ultima modifica di Claudio : 10-05-2002 alle ore 23.00.16.
Claudio is offline  
Vecchio 11-05-2002, 11.20.29   #6
Mary
Ospite abituale
 
Data registrazione: 02-04-2002
Messaggi: 2,624
Caro Claudio
Uno spermatozoo non fa un padre. Padre e madre sono coloro che educano e amano. Difficilissimo mestiere, se di mestiere vogliamo parlare. Meraviglioso stato, se di ricchezza d'amore vogliamo parlare.
I sensi di colpa sono solo legacci che ci paralizzano. Cosa ben diversa dal rendersi conto, vedere di aver commesso un errore.
Quando vedi che il frutto dell'albero che avevi piantato non è buono, lo abbandoni e cerchi un altro albero che possa dare buoni frutti.
Genitori non si nasce si diventa. Ed è proprio dai figli che si impara a diventarlo.
Io sono madre e per nulla al mondo vorrei che i miei figli si sentissero "legati" a me. Devono mettere radici da un'altra parte, devono crescere, devono imparare.
Quel che ho fatto per loro non richiede neppure un grazie. Anzi, sono io ha ringraziare loro di tutto quello che mi hanno dato con la loro presenza. Il mio unico desiderio sarebbe di poter continuare a dare loro tutto quello che mi è possibile.
Non si devono mettere al mondo i figli per avere una compagnia nella vecchiaia. E' la forma di egoismo più grande che possa esserci. Quando dai con amore non chiedi e non ti aspetti nulla in cambio.
Ed un figlio che va a trovare i genitori deve farlo liberamente. Deve farlo solo se sente dentro di sé il desiderio di farlo. Solo se li ama veramente. A volte l'amore per i genitori è solo una forma di dipendenza, di attaccamento non vero amore. E' difficile amare i genitori di vero amore.
E il vero amore non si domanda: " vado a trovarli o non vado a trovarli?" Ci va e basta, perchè sente la grande gioia di abbracciare chi ama.

Non è un ovulo o spermatozoo a fare una madre o un padre, ma l'amore che si ha dentro e che si desidera donare.
Ciao

Mary is offline  

 



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