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Vecchio 18-09-2006, 10.44.36   #1
Yam
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Data registrazione: 02-11-2004
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Poverta'

Sono stato stimolato ad aprire questo 3d da queste parole di Atisha:

che centra ora il povero e i suoi sogni?
ci sono due tipi di poveri..
coloro che la scelgono la povertà..
e coloro che sono deboli.. vittime anch'essi di sogni irrealizzati, vittime di condizionamenti..
e detti condizionamenti e sogni (illusioni) li puoi solo liberare con la consapevolezza.. allora non sarai più povero.. ma eventualmente, potrai scegliere di essere povero (e la cosa cambia) o avrai in mano gli strumenti per vivere una vita più dignitosa..
e come raggiungerla questa consapevolezza?
con il "metodo"...
non ho altro da aggiungere..

Credo che qui ci sia qualcosa che non va.
L'etimologia stessa della parola indica una sorta di ripiegamento, di costrizione, di mancanza di possibilita' a vivere con dignita' umana, a stare diritti, a testa alta.
I 3/4 della popolazione mondiale riversano in condizioni di Poverta' e per secoli e secoli l'opulento occidente ha vissuto e si e' sviluppato rapinando materie prime ai quei tre quarti popolazione del pianeta.

Poverta', pero' ha anche un significato Mistico.
Una volta ebbi una profonda esperienza di contatto con un'altra dimensione e ricevetti un messaggio ben preciso " diventa un centro e inizia a richiamare, non possedere mai nulla". Da li inizio' tutta la mia ricerca spirituale e quel non possedere mai nulla credo che comunque sia uno dei fulcri di qualsiasi via spirituale.

Se io possiedo, qualcun altro sara defraudato di qualche cosa, e anche io perdero' qualcosa, in chiarezza, semplicita', felicita', lucidita'.
Per me la poverta' e' una dimensione interiore di grande valore, cerco di non possedere nulla e di mettere tutto a disposizione degli altri, come padre di famiglia (senza viziare nessuno...anzi..) e come cittadino del mondo.

Non condivido certe allucinanti visioni della spiritualita' dominante con influenze orientali, che e' tipica di una certa visione del mondo, completamente distorta. (ci si fissa sulla pura Coscienza di Se' pensando di fare chissa che cosa.)
A Dharamsala per esempio, sede del governo tibetano in esilio, ci sono decine e decine di monasteri ricchissimi e fuori neanche le fogne e gente che non possiede nulla, neanche da mangiare e quei paffuti monaci sembrano maialini all'ingrasso, ma si sa l'insegnamento e' "tutto e' sogno"....questa deviazione del senso autentico di insegnamenti come l'Advaita e' oggi molto comune non solo piu' in Oriente ma anche qui in Occidente.
Yam is offline  
Vecchio 18-09-2006, 11.28.15   #2
faqir
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Data registrazione: 18-09-2006
Messaggi: 48
Riferimento: Poverta'

Gentile Yam,

Vorrei portare il mio contributo a questa discussione sulla povertà, parlando però della "povertà spirituale", (tra l'altro il mio nick name "faqir" significa in arabo "povero"), la povertà o meglio "indigenza" economica è un'altra cosa, e per coloro che ne sono costretti la vita non è certo facile.

Nel Sufismo ci si definisce faqir (povero) perchè ci si ricorda a vicenda la "vera natura" ed il "vero stato" dell'uomo in questo mondo, come viene detto in questo versetto del Corano:

"O uomini , voi siete i poveri (fuqarà) i bisognosi di Dio, mentre Dio è il Ricco (Al-Ghanì) colui che è sufficiente a Se stesso, il Degno di lode." (Corano 35,15)

I Maestri del Sufismo attirano l'attenzione del discepolo sullo stato di "faqr" comunemente chiamato con "povertà spirituale" evidenziandolo come un passaggio “obbligatorio” per la realizzazione spirituale. Perciò è un argomento molto “operativo” per chi vuol veramente “perfezionare” se stesso.

Riporterò alcuni brevi spunti su questo argomento presi da Autori Tradizionali, con l’augurio di “stimolare” la curiosità e l’interesse di chi leggerà queste righe, affinché ognuno possa contribuire attingendo alle sue conoscenze Tradizionali, o alla sua Tradizione.

La Povertà Spirituale (Faqr)

Si può definire "essere contingente" quello che non ha in se stesso la propria ragione sufficiente; un simile essere, per conseguenza, non è niente, di per se stesso, e nulla di quel che è gli appartiene in proprio.

E’ questo il caso dell’essere umano, considerato come individuo, cosi come di tutti gli esseri manifestati in uno stato qualsiasi, poiché, qualunque sia la differenza tra i gradi dell’esistenza universale, essa è sempre nulla nei confronti del Principio. Questi esseri, umani o no, sono dunque, per tutto ciò che sono, in totale dipendenza dal Principio, “al di fuori del quale nulla, assolutamente nulla, può esistere”; ed è proprio la coscienza di questa “dipendenza” che costituisce quel che numerose Tradizioni chiamano “povertà spirituale” .

In pari tempo questa coscienza (di dipendenza), per l’essere che vi sia pervenuto, ha per conseguenza il distacco da tutte le cose manifestate, in quanto un tale essere sa da quel momento che anche queste cose non sono niente e che la loro importanza è rigorosamente nulla nei confronti della Realtà Assoluta.

“Semplicità” e “piccolezza” sono altrettante attitudini equivalenti di quella “povertà” di cui si parla cosi spesso nel Vangelo, e che in genere è cosi mal compresa: “Beati i poveri in spirito, perché ad essi appartiene il Regno dei Cieli”. Questa “povertà”, in arabo el-faqru, conduce, secondo l’esoterismo musulmano, a el-fanà, cioè all’estinzione dell’ “io”.

“Povertà”, “semplicità”, “infanzia” non sono che una sola ed unica cosa, e l’abbandono che tutte queste parole esprimono, culmina in una “ estinzione “ che è, in realtà, la pienezza dell’essere.

" O uomini, voi siete i poveri (fuqarà) i bisognosi di Dio, mentre Dio è il Ricco (Al-Ghanì) colui che è sufficiente a Se stesso, il Degno di lode." (Corano 35,15)

Le abitudini più tenaci da sradicare dall’anima sono “l’amore della gloria” e “l’amore della ricchezza”, affinchè la gloria sia mutata in umiltà e la ricchezza in povertà.

“Umiltà” e “povertà” sono due porte monumentali per accedere a Dio e raggiungere la Sua Presenza.

Abù Yazid al-Bistàmì (sufi del Kurasàn m. 874) ricevette, tramite una voce interiore, un richiamo venuto da Dio che gli diceva: “O Abù Yazid! I nostri magazzini sono pieni di atti di obbedienza (hidma); vieni a Me per la piccola porta dell’umiltà e della dipendenza (iftiqàr)! ”

Abd al-Qàdir Giylànì (sufi m. 1166) ha detto: “Io mi sono presentato a tutte le porte (del Paradiso), e dappertutto ho trovato folla di persone. Allora, sono andato alla porta dell’umiltà e della povertà e l’ho trovata libera”. Sono dunque entrato ed ho chiamato: “ Venite da questa parte ! “.

L’umiltà consiste ad abbassarsi davanti a tutti i tuoi simili, davanti all’élite come davanti al volgo, in particolare davanti i compagni ed i fratelli che vi tengono in alta stima.

Quanto alla “povertà” essa consiste nel rinunciare alle ricchezze ed a vuotare il proprio cuore dalla preoccupazione di acquisirle. (tratto da L’Autobiografia del Sufi Ahamad Ibn Agìba).

La qualificazione dell’uomo è la povertà (al faqr); che l’uomo la realizzi e la Ricchezza di Dio (al-Ghanà) gli sarà presto data. Cosi pure colui che aspira a delle grazie elevate abbassi la sua anima e si cancelli davanti alle creature. (dal Sudfi Ibn ‘Agìba , idem)

saluti
faqir
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Vecchio 18-09-2006, 12.40.55   #3
joannes
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Riferimento: Poverta'

(yam) : Non condivido certe allucinanti visioni della spiritualita' dominante con influenze orientali, che e' tipica di una certa visione del mondo, completamente distorta. (ci si fissa sulla pura Coscienza di Se' pensando di fare chissa che cosa.)



yam è proprio questo che intendevo chiarire con atisha quando le ho posto tale questione. Cosa ce ne facciamo della Coscienza , della Consapevolezza se poi dinnanzi ad un povero passiamo avanti perchè guardiamo troppo in alto da non vedere piu quel che c'è in basso? in questo caso non si puo certo piu parlare ne di coscienza tantomeno di consapevolezza perchè non si comprenderebbe piu coscienza o consapevolezza di cosa! ci si crea solo un mondo di finta pace, serenità chiusi in un ampolla; un ampolla di ipocrisia. Chi in pratica vede se e non l'altro non vede nemmeno se stesso ma si inganna credendo di farlo. Apprezzo molto quel che hai detto riguardo la povertà a cui sei arrivato; non sei lontano dal regno dei cieli ti avrebbe detto qualcuno!
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Vecchio 18-09-2006, 13.55.26   #4
Lucio Musto
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Primariamente, io credo, bisogna accordarsi sul significato che vogliamo attribuire nella nostra analisi al concetto di povertà.

Quindi chiedersi se S. Francesco d'Assisi, Gandhi e Teresa di calcutta fossero poveri.

Poi se sia davvero ricco il mio Caposervizio perdutamente ghiotto di caffè, che però lo prende alla macchinetta (a meno che non gli venga offerto) perché, si giustifica "costa meno".

Infine se, e come, e quanto sia povera la madre che non riesce a nutrire a sufficienza i suoi figli, e quanto come e di cosa ricca quella che non riesce a non farli essere obesi.

Non è un discorso facile, nemmeno frammentato così: perché povertà e ricchezza sono innanzi tutto illusione, o se piace il termine, tentazione... o provocazione.
Lucio Musto is offline  
Vecchio 18-09-2006, 14.20.20   #5
joannes
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Rudello con questo modo di pensare dovremo fare l'albero genealogico del termine "illusione". La povertà non è illusione almeno quanto non lo sia la ricchezza; non lo è certo per il povero forse chi ha la pancia piena può permettersi la disquisizione su ciò che è e ciò che può essere ma siamo alle solite. Se dunque ti illudi di vedere poveri sulla tua strada ti illudi di vedere la realtà e ad essa non ti sapresti rapportare. Una volta un gran bravo sacerdote ci disse di non stare li a fare calcoli quando incontriamo un povero, se magari lo sia davvero, magari ci marcia, forse ci sta ingannando e via dicendo rivelando di fatto il nostro poco amore, il nostro superfluo che ci serve anche quello, ma di agire con amore senza stare troppo a disquisire ipocritamente perchè la carità non è ipocrita ma è amore. Ecco perchè se è illusione la povertà o se non ne sai dare una visione ben chiara e specifica non fai che rendere illusione l'amore e fuggire da entrambi. per questo poi ci creiamo le maschere e a queste si, sappiamo dare un nome!
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Vecchio 18-09-2006, 15.14.32   #6
Mirror
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Fiducia reale (FEDE)... e Comprensione = Felicità

Ecco una storiella da meditare. Molti spiriti religiosi dicono riferendosi a Dio: "Sia fatta la tua Volontà".
Poi in pratica contestano, di fatto, in ogni momento, la sua manifestazione... compresa la povertà che molte espressioni del Suo Essere si trovano a vivere, a sperimentare... non a caso, probabilmente.
Che razza di Fiducia in Dio è mai questa?

Alla fine della sua vita Mulla Nasruddin dichiarò che aveva sempre vissuto nella tristezza, ma che ora, all’improvviso, si sentiva felice.
Tutti gli abitanti del villaggio rimasero sconvolti, stupiti da quella notizia: quell’uomo era sempre stato depresso, triste, aveva sempre visto il lato oscuro delle cose, come mai ora era tanto allegro. Era sempre stato un pessimista, vedeva sempre spine in ogni cosa.
Una volta ebbe un raccolto eccellente: tutti i suoi meli erano carichi di frutta, e un vicino gli disse: “Ora, finalmente, non potrai lamentarti. Questo raccolto farà cadere su di te una pioggia d’oro, che mi dici, Nasruddin?”
E Nasruddin, immerso nella tristezza più nera disse: “Va tutto bene, ma dove troverò ora mele marce per nutrire i maiali?”
Un uomo simile sarà sempre infelice… perfino di fronte a un raccolto eccellente vede difficoltà.
All’improvviso quest’uomo divenne felice, era naturale che tutto il villaggio fosse incuriosito, per cui gli chiesero in coro cosa mai fosse successo, e Nasruddin rispose:
“Ho imparato a collaborare con l’inevitabilità della vita. Dopo anni di lotta, ho compreso qualcosa. Ora ho deciso che ciò che deve essere, deve essere. D’ora in poi collaborerò con l’inevitabile, per cui non ho più motivo di essere infelice… ecco perché sono felice!”



Ultima modifica di Mirror : 18-09-2006 alle ore 15.26.39.
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Vecchio 18-09-2006, 15.31.47   #7
Yam
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Bella la storiella di Mirror anche se evocante un tempo in cui l'uomo viveva in simbiosi con la natura.
Io penso che si quella felicita' si possa manifestare in un uomo, ma che cio' non significhi affatto indifferenza, come troppo spesso ho visto manifestare anche da importanti maestri Tibetani, che sono quelli che ho conosciuto meglio (mentre una minoranza non era cosi).
L'equanimita', la gioia, la compassione, sono qualita' umane attive, molto attive....e non passive.
La collaborazione con la Vita e' quindi dinamica, non statica, passiva.
No?
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Vecchio 18-09-2006, 16.28.10   #8
Mirror
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Citazione:
Originalmente inviato da Yam
Io penso che si quella felicita' si possa manifestare in un uomo, ma che cio' non significhi affatto indifferenza, come troppo spesso ho visto manifestare anche da importanti maestri Tibetani, che sono quelli che ho conosciuto meglio (mentre una minoranza non era cosi).
L'equanimita', la gioia, la compassione, sono qualita' umane attive, molto attive....e non passive.
La collaborazione con la Vita e' quindi dinamica, non statica, passiva.
No?

Scusami, ma questi sono giudizi, proiezioni, valutazioni ed interpretazioni del tutto personali, e fondamentalmente egoiche , sulla passività o meno delle qualità umane che altri esprimono.
Trovo che sia importante osservare soprattuto noi stessi... giudicare gli altri non porta lontano... sicuramente non avvicina alla Comprensione profonda.
Forse quei Maestri il cui operato o "distacco" oggi giudichi negativamente non li hai ben compresi. Chi lo sa? Perchè no?

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Vecchio 18-09-2006, 16.49.02   #9
Mary
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Citazione:
Originalmente inviato da Yam
Poverta', pero' ha anche un significato Mistico.
Una volta ebbi una profonda esperienza di contatto con un'altra dimensione e ricevetti un messaggio ben preciso " diventa un centro e inizia a richiamare, non possedere mai nulla". Da li inizio' tutta la mia ricerca spirituale e quel non possedere mai nulla credo che comunque sia uno dei fulcri di qualsiasi via spirituale.

Se io possiedo, qualcun altro sara defraudato di qualche cosa, e anche io perdero' qualcosa, in chiarezza, semplicita', felicita', lucidita'.
Per me la poverta' e' una dimensione interiore di grande valore, cerco di non possedere nulla e di mettere tutto a disposizione degli altri, come padre di famiglia (senza viziare nessuno...anzi..) e come cittadino del mondo.

Non condivido certe allucinanti visioni della spiritualita' dominante con influenze orientali, che e' tipica di una certa visione del mondo, completamente distorta. (ci si fissa sulla pura Coscienza di Se' pensando di fare chissa che cosa.)
A Dharamsala per esempio, sede del governo tibetano in esilio, ci sono decine e decine di monasteri ricchissimi e fuori neanche le fogne e gente che non possiede nulla, neanche da mangiare e quei paffuti monaci sembrano maialini all'ingrasso, ma si sa l'insegnamento e' "tutto e' sogno"....questa deviazione del senso autentico di insegnamenti come l'Advaita e' oggi molto comune non solo piu' in Oriente ma anche qui in Occidente.

Condivido pienamente, specialmente mi ha colpito quel " diventa un centro e inizia a richiamare, non possedere mai nulla" stupendo. Forse un giorno, in una futura società, sarà questo uno dei motti che seguono il primo assoluto che è "ama".
Da un bel po' di tempo so che tutte le cose che chiamo mie, mia casa, mia auto, mio lavoro, mio terreno, mie piante in verità non mi appartengono, non possono in alcun modo appartenermi. Io ne ho solo l'uso, niente altro.

Posso impedire che gli alberi del mio terreno vengano abbattuti, ma non posso fare niente altro.

Tutti dovrebbero poter avere l'uso di quel che è necessario ad una dignitosa e sana e felice vita.

Quando i preti inneggiano alla povertà e poi sguazzano in auto di grossa cilindrata, penso che ci sia qualcosa di sbagliato.

La povertà esiste semplicemente perchè si è stati derubati. A nessuno può essere imposta la povertà. Vivere con quel che si ritiene indispensabile è un fatto soggettivo non oggettivo. Chi colpevolizza i poveri (politici compresi) dicendo che è colpa loro che "non si danno da fare" sono fra i peggiori ipocriti in circolazione.

Se tu riesci a mangiare due mele mentre io vado oltre le dieci, se io amo avere un solo orologio e tu dieci non si può creare una regola valida per tutti.

Come può essere considerato giusto pagare pochi euro ad un operaio che rischia la vita in un cantiere e arricchirsi sino alla nausea speculando in borsa tenendo in mano con somma fatica un telefonino e qualche intrallazzo?

No, non trovo nessuna scusa alla povertà. Dietro ad un povero c'è sempre un ricco che si trasforma in parassita.

ciao
mary
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Vecchio 18-09-2006, 17.18.48   #10
paperapersa
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Riferimento: Poverta'

Sono stata povera, Dio,
per dire "mai più la povertà"!
Ho accettato la carità
per diventare caritatevole
Ho perso due fratelli di sangue
per aprire le mie braccia
a tutti i miei fratelli in spirito
Sono stata orfane e ho pregato:Non togliere il padre ai figli
anche se questa fosse l'unica strada per cercarti
Sono stata "la prima della classe
per comprendere, apprezzare
ed aiutare gli ultimi.
Sono stata tradita dalle amiche
per credere nell'evolversi dei rapporti
e poter essere "amica" di tutti
sono stata "pecora nera"
per sentire addosso la vergogna e il giudizio
e non giudicare più alcuno
Sono stata malata
per comprendere di quanto amore
e compassione necessitano i malati
Sono stata sola e inascoltata
per poter aprire le mie orecchie
e il mio cuore a chi soffre
Sono stata derisa per ilmio aspetto
per superare l'aspetto di ognuno
e andare all'essenza
per scoprire la bellezza di ogni essere e creatura
sono stata "zittita" per capire l'ascolto
sono stata "umiliata"per capire il perdono
ma sono anche e sempre molto amata
per poter distribuire a piene mani
tutto l'amore di cui mi hai colmato e mi colmi.
Non so cos'altro dovrò imparare o Padre,
dure lezioni mi sono data
per comprendere le parti del Tutto,
le infinite sfaccettature del Tuo Essere
ma sono qui, nell'eterno presente
a gioire della vita
e a berne l'amaro ed il dolce
in un gustoso equilibrio
di sapore e profumo
e così sia


Febbbr.2005 malu


La povertà è solo una delle esperienze dell'anima incarnata
è dolorosa e può portare a volte anche alla disperazione....
finchè ci sarà un solo uomo sulla terra che dovrà pensare
a come guadagnare l'indispensabile per tirare avanti, difficilmente
potrà avere interessi spirituali......
Non tutti emergono dalla povertà e la prendono come spinta evolutiva....
ma il mondo sta cambiando e sono certa che presto
l'umanità comprenderà che si può essere spirituali solo se i bisogni primari
sono soddisfatti.....poi ci si potrà anche affidare alla volontà di Dio
e guardare gli uccelli e i gigli dei campi......
paperapersa is offline  

 



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