Piccola proposta di una nuova teologia

Aperto da Luther Blissett, 24 Ottobre 2025, 02:00:00 AM

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Eʀυ

Citazione di: Luther Blissett il 01 Febbraio 2026, 00:05:16 AMIl nostro Dio non ci osserva per giudicarci, bensì ci osserva per con-vivere-insieme-a-noi, e intanto che ci osserva, osserva Sé stesso in noi.
Riflettendo attentamente, vi scorgo una componente simil-apocatastatica.
"Simil", poiché nel teolismo non si contempla un unico evento di restaurazione finale, ma un processo perpetuo di assemblaggio delle coscienze, frammento per frammento, in momenti disgiunti, privo di un grande epilogo sincronico. 
Le morti umane si configurano come delle piccole apocatastasi private, che, mancando di contemporaneità, non sono mai capaci di ricostituire un Uno definitivamente intero.
Potrei dunque definirla apocatastasi seriale, asincrona, puntiforme. 
Parto dal principio fondamentale universalista, che è la condizione di possibilità: nessuno resta perduto, nessun frammento può restare per sempre escluso, perché l'Essere non ammette perdite definitive. Non vi è un vero "fuori" dall'Uno, bensì soltanto un "non-ancora" dell'/nell'Uno. 
La dissociazione divina, che genera infinite personalità umane, mi ricorda l'universalismo, per la sua enfasi sulla separazione come illusoria o provvisoria.
L'apocatastasi sarebbe dunque la forma locale che tale condizione di possibilità assume, ogni volta che una coscienza si ricorda di Sé.
Le "ricomposizioni multiple" di ciò che appare disperso e separato, si attuerebbero non attraverso, ma nonostante Dio, nonostante la Sua patologia primigenia, come una sorta di apocatastasi "dal basso", ovvero scaturita dalle vite umane, dalla sofferenza, dall'esperienza, dalla storia, dal divenire, piuttosto che da un'iniziativa sovrana e libera.
È distribuita e garantita nel tempo, aperta all'infinito.
Chiaro che non possa assumere carattere escatologico, poiché si riferisce a un Essere eterno, senza fine; e quand'anche si riferisse agli uomini, si tratterebbe comunque di esistenze umane che non sono mai realmente altro-da-Dio.
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Luther Blissett

Citazione di: Eʀυ il 01 Febbraio 2026, 17:50:37 PMRiflettendo attentamente, vi scorgo una componente simil-apocatastatica.
"Simil", poiché nel teolismo non si contempla un unico evento di restaurazione finale, ma un processo perpetuo di assemblaggio delle coscienze, frammento per frammento, in momenti disgiunti, privo di un grande epilogo sincronico.
Le morti umane si configurano come delle piccole apocatastasi private, che, mancando di contemporaneità, non sono mai capaci di ricostituire un Uno definitivamente intero.
Potrei dunque definirla apocatastasi seriale, asincrona, puntiforme.
Parto dal principio fondamentale universalista, che è la condizione di possibilità: nessuno resta perduto, nessun frammento può restare per sempre escluso, perché l'Essere non ammette perdite definitive. Non vi è un vero "fuori" dall'Uno, bensì soltanto un "non-ancora" dell'/nell'Uno.
La dissociazione divina, che genera infinite personalità umane, mi ricorda l'universalismo, per la sua enfasi sulla separazione come illusoria o provvisoria.
L'apocatastasi sarebbe dunque la forma locale che tale condizione di possibilità assume, ogni volta che una coscienza si ricorda di Sé.
Le "ricomposizioni multiple" di ciò che appare disperso e separato, si attuerebbero non attraverso, ma nonostante Dio, nonostante la Sua patologia primigenia, come una sorta di apocatastasi "dal basso", ovvero scaturita dalle vite umane, dalla sofferenza, dall'esperienza, dalla storia, dal divenire, piuttosto che da un'iniziativa sovrana e libera.
È distribuita e garantita nel tempo, aperta all'infinito.
Chiaro che non possa assumere carattere escatologico, poiché si riferisce a un Essere eterno, senza fine; e quand'anche si riferisse agli uomini, si tratterebbe comunque di esistenze umane che non sono mai realmente altro-da-Dio.
Quasi ogni tua frase meriterebbe un approfondimento.
Mi limito a cogliere soltanto alcuni punti:

(Chiaro che non possa assumere carattere escatologico, poiché si riferisce a un Essere eterno, senza fine; e quand'anche si riferisse agli uomini, si tratterebbe comunque di esistenze umane che non sono mai realmente altro-da-Dio. = E infatti il teolismo sostiene che noi non siamo creature ma siamo i frammenti viventi di un Dio fattoSi a pezzi  in un meccanismo che Lo vede  ricomporSi di continuo ad ogni exitus singolare)

(...nessuno resta perduto, nessun frammento può restare per sempre escluso, perché l'Essere non ammette perdite definitive = Impossibile qualsiasi spreco spirituale: l'Essere, accumulatore seriale di ogni memoria, mai potrebbe permettere che possano perdersi per strada parti di Sé.)

(Potrei dunque definirla apocatastasi seriale, asincrona, puntiforme. =
Sì, e aggiungiamoci pure apocatastasi permanente o apocatastasi continua  :)



Il Dio del filosofo cattolico Jean Guitton sarebbe l'osservatore quantistico dell'Universo, responsabile dell'incessante collasso della funzione d'onda cosmica.
Il Dio minore concepito dal teolismo sarebbe, invece, a Sua volta, una IperCreatura Egli stesso! (colpo di scena :)
Per essere infatti ancora più precisi, noi umani non siamo creature del nostro Dio minore, ma Sue parti con Lui ricomponibili. Però anche il nostro Dio minore è invece a Sua volta una IperCreatura, IperCreatura difettosa creata da Esso, ossia quell'entità impersonale il cui studio è demandato agli scienziati.
Si tratta di una catena creaturale generata da Esso: Esso genera un Essere difettoso destinato a durare per sempre, un Essere che non ha luogo né tempo attorno a Sé, un Essere che ha bisogno di frammentarSi per proiettarSi in un mondo  plurale dove sentirSi multiplo vivente e mortale, un mondo dove Esso ha gettato a questo fine miliardi di umani.
Ma Esso si è ripetuto in scala ancora minore direttamente anche con noi umani, dove ha ugualmente fatto dipendere da miriadi di esserucoli infinitesimi (il microbiota) la nostra salute normale, fondendo funzionalmente al nostro genoma quello di quegli esserucoli (il microbioma).
Esso è ripetitivo e ricorsivo e in teoria potrebbe talora essere statistico-probabilisticamente prevedibile, ma appunto abbiamo già detto che è compito demandato ai fisici e ai matematici studiarne le vicende.

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