Piccola proposta di una nuova teologia

Aperto da Luther Blissett, 24 Ottobre 2025, 02:00:00 AM

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Luther Blissett

#165
Citazione di: anthonyi il 25 Febbraio 2026, 09:56:06 AMMi fa piacere, Luther, se cominci a riflettere sulla possibile pericolosità di certi atteggiamenti. D'altronde sono cose che avevo già detto in relazione a quel topic sull'esoterismo che sempre tu avevi aperto. Ho notato poi che hai postato una poesia nella quale é contenuta un'offesa verso Dio, scritta da una donna morta suicidata, come la tua amica ricercatrice sull'esoterismo.
Come dice il proverbio: "Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi", saggezza antica, purtroppo persa in questi tempi moderni.
Ecco, vedi una importantissima differenza tra il Dio che tu stai seguendo e il Dio migliore del tuo, se permetti, che io mi sto immaginando possibile.
Il mio Dio gioca sempre perché è un Puer aeternus, e con Lui penso proprio che sia obbligatorio scherzare :)

Io non riesco nemmeno a concepire che un Dio si possa offendere, non ci riesco, capisci?
E oltretutto, quella di Anne Sexton era una poesia, mi pare che sospetti il male dappertutto.

Che cosa vorresti?  Avresti voluto che la poetessa ringraziasse Dio per la morte che ha programmato per noi tutti?
Non si ha il diritto di dire la verità davanti a Dio?   Questa cosa succede solo con i tiranni.
È grave che tu non te ne accorgi.   Non può e non deve essere Dio un essere così, un Dio a cui non sia possibile dire la verità.
E voi cristiani continuate a ripetere amore amore allo stesso identico modo in cui i musulmani ripetono pace pace.
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iano

#166
Citazione di: Luther Blissett il 26 Febbraio 2026, 21:56:23 PMRiassumo in soldoni quali sono le differenze  tra la concezione di Dio  cristiana-cattolica e  la concezione di Dio che ho chiamato teolistica o teolista.
 
Il Dio cristiano è uno e trino, ovvero è una Entità costituita da tre Persone Divine, mentre il Dio teolistico è una Entità costituita da moltissimi miliardi di persone umane e umanosimili non soltanto quindi appartenenti al nostro pianeta ma anche  ad altri mondi analoghi al nostro.
Dato che a me piace prendere tutto con animo leggero e mi piace scherzare col Dio che ho immaginato infinitamente più simpatico di quello dei cristiani che è invece un tipo che se la tira, e dato anche che al momento attuale ignoriamo quanti siano questi miliardi di persone che Lo compongono, ipoteticamente potremmo immaginarci che siano parecchi bilioni, nel senso di migliaia di miliardi, così che in contrapposizione al Dio uno e trino dei cristiani io desidero credere nel mio simpatico Dio biliardino :)  So che certamente a Lui piacerà che Lo chiamo anche così :) 
 
Una altra immensa differenza tra i due Signori riposa sul significato fondamentale del loro sguardo che si posa su di noi umani.
È uno sguardo giudicante, quello del Dio cristiano, intimidatorio, pesante, generatore di sensi di colpa e paranoie, e promessa vaga di amore strano e gelide minacce.
È uno sguardo complice,  quello del nostro Dio teolistico, intimamente partecipe, infinitamente em-patico e sim-patico, compagno di giochi forse esagerato per le nostre fragili vite, di cui Lui è parassita, ma mai dovremo dimenticare che Lui rimarrà sempre un Puer aeternus, un eterno bambino, e che siamo soltanto noi a direttamente vivere e morire, mentre Lui gioca con noi partecipando ad ogni attimo della nostra vita e della nostra morte.
 
Un divario immenso ci sarà tra il Dio cristiano per sempre Zar di tutti i cieli e
il nostro Dio biliardino con cui giocheremo chissà per sempre.
Difatti, mentre il Dio dei cristiani è visceralmente diverso da noi umani, che quindi siamo soltanto sue creature, il Dio teolista è un Arlecchino fatto di  noi tutti, e noi non siamo Sue creature, ma parti sostanziali di Lui, e Dio lo costituiamo tutti insieme.
Corollario di quanto appena detto, altra infinita differenza, col Dio cristiano non ci staranno tutti, si sarà perso per strada dei pezzi, e invece col Dio teolista ci saremo tutti, senza eccezione alcuna.
 
Ovviamente, non si possono realisticamente confrontare tra loro due teologie, di cui una spadroneggiante da millenni grazie alle macchinazioni coi tiranni, ed una che sta nascendo appena.
Il credente nel Dio cristiano potrà rimanere convinto che il suo Dio, in cui in fondo crede anche per abbrivio e abitudine, vincerà ogni tenzone, e s'illuderà che così sarà anche con Allah.
Ma c'è un'altra radicale differenza  che rende qualitativamente diversa questa nuova teologia chiamata teolismo dal cristianesimo in ogni sua denominazione, così come da ogni altra teologia formatasi tradizionalmente. 
E qual è questa differenza?
È che il teolismo ha cercato fin dal suo primo fondarsi di restare il più possibile dentro i confini della logica e della ragione.
Questa nuova teologia si sta tentando di costruirla riducendo al minimo possibile ogni sfaccettatura irrazionale.
Sono pochissimi gli elementi irrazionali che sono stati utilizzati nell'edificare questa teologia: il più irrazionale di tutti è il concetto di Dio, cui non ho potuto (né voluto) rinunciare, ovviamente.
Il Dio concepito dal teolismo è un Dio possibile, tenendo conto di tutte le estreme limitazioni che ci pone l'analisi della Realtà così come la conosciamo.  Non era mica facile costruire un Dio, tenendo conto di quanti orrori si sono da considerare.
E almeno finora non mi pare siano emerse incongruenze destabilizzanti della struttura dell'edificio teologico teolistico.
Nel campo della psicologia ferve da tanto tempo il dibattito sulla scientificità o meno della psicoanalisi. Nel campo delle teologie un tale dibattito non sarebbe nemmeno proponibile, ma nemmeno concepibile, per tante ovvie ragioni.
È ovvio che nemmeno il teolismo aspira a divenire una scienza, come naturalmente non può esserlo alcuna teologia. Eppure, desidero ancora coltivare la speranza che il teolismo possa aspirare ad una importante validazione, che potrebbe rivelarsi provenire da ricerche future  nella manipolazione dei sogni lucidi.
Dei sogni lucidi ebbi occasione di occuparmene tanti anni fa, purtroppo con risultati anche allora deludenti.  Pur frequentando allora l'ambito universitario, non riuscii a trovare nessuno che realmente sapesse  procurarsi sogni lucidi a volontà. Non escludo a priori nemmeno adesso che esistano realmente rarissime persone in grado di farli, ma la mia ricerca di allora fallì perché non ne trovai nessuna concretamente. Perfino un noto autore che vantava nei libri di esserne capace e di insegnarne la tecnica, mi deluse completamente.  E anche allora ricordo che avevo all'inizio sperato di poter avere qualche miniconferma sulla realtà o meno dei cosiddetti viaggi astrali, ma dovetti malmostosamente abbandonare l'impresa riconoscendo sul campo che ancora una volta avevano avuto ragione gli scientisti.
 
Però, sia ora che ci sono ancora, sia in futuro quando non ci sarò, questa teologia teolista vi consiglio di non dimenticarvela del tutto, ma di lasciare aperta una porticina, poiché questa teologia non dico che potrebbe essere dimostrata, ma dico che varrà la pena compiere delle precise ricerche, se si sarà trovato che i sogni lucidi sono effettivamente effettuabili, anche da parte di pochissimi, o persino di uno solo, non importa, invito questi pochissimi a compiere il seguente esperimento che potrete desumere dal racconto che ho fatto dell'incubo- sogno che vi ho raccontato.
(Portare il controllo dello stato di veglia nel sogno rimane il mio sogno proibito.)
Suggerimento per chi dovesse ritenersi in grado di compiere degli autentici sogni lucidi:
Si tratta di ripetere il mio sogno, soltanto dalla comparsa dell'ambiente carcerario in poi, ambiente che vi invito a scegliere come scenario da riprodurre onironauticamente.
Chi appunto saprà entrare in un dedalo di aspetto carcerario fatto di tante stanze e porte e di una parete, può in parte all'inizio anche ignorare la parete, e invece dirigersi con decisione verso la porta più vicina ed entrare nelle altre stanze fino a trovarne una dove qualcuno sta dormendo.
Se trovate una stanza con un dormiente, non fate come ho fatto io nel mio incubo-sogno, ma io non mi trovavo dentro un sogno lucido come avrei voluto e so di non potere,
voi invece entrate con gentilezza e con gentilezza cercate di svegliarlo.
Quella persona che dorme non siete voi, ma è davvero un'altra persona, ovvero una parte di Dio, e anche voi lo siete. Vi scambiate i dati e i numeri di telefono, e vi svegliate, ciascuno dalla sua stanza, e poi nella veglia correte a cercare tutti i riscontri dell'esperienza effettuata.
E per quanto riguarda la parete all'inizio ignorata, mi affido alla vostra fantasia sperimentale.
Lo so che poi ritornerete là dentro altre volte, mille altre volte. 
Vi auguro di riuscire :)
La tua teologia non sta di più dentro ai confini della razionalità rispetto a quella cristiana, ma semplicemente hai messo fuori dai confini la parte irrazionale, cioè Dio, promuovendolo ad Esso, come si fa in politica per togliersi dai piedi certi elementi scomodi.
Il confronto va fatto fra pari, e pari per me sono metafisicamente Dio ed Esso, anche detto ''caso'', tralasciando tutte le loro eventuali schiere di discendenti in diverso grado, uni trini e biliardini.

Biliardini... :))
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

anthonyi

#167
Citazione di: Luther Blissett il 26 Febbraio 2026, 22:10:58 PMEcco, vedi una importantissima differenza tra il Dio che tu stai seguendo e il Dio migliore del tuo, se permetti, che io mi sto immaginando possibile.
Il mio Dio gioca sempre perché è un Puer aeternus, e con Lui penso proprio che sia obbligatorio scherzare :)

Io non riesco nemmeno a concepire che un Dio si possa offendere, non ci riesco, capisci?
E oltretutto, quella di Anne Sexton era una poesia, mi pare che sospetti il male dappertutto.

Che cosa vorresti?  Avresti voluto che la poetessa ringraziasse Dio per la morte che ha programmato per noi tutti?
Non si ha il diritto di dire la verità davanti a Dio?  Questa cosa succede solo con i tiranni.
È grave che tu non te ne accorgi.  Non può e non deve essere Dio un essere così, un Dio a cui non sia possibile dire la verità.
E voi cristiani continuate a ripetere amore amore allo stesso identico modo in cui i musulmani ripetono pace pace.
Io non sospetto nulla, osservo, una cosa é scherzare simpaticamente, un'altra é offendere, è definire qualcuno un pervertito é un'offesa. Poi vedi, Luther, il problema non é che Dio si "offende", il problema é che l'offesa a Dio é qualcosa di perfettamente in linea con la volontà del male e quindi, cosí come le "ricerche esoteriche" apre uno spiraglio, nella nostra psiche, alla sua azione nella nostra mente. E il male, quando é lasciato libero di agire, produce incubi, angoscia, depressione, e anche quella strumentale sensazione di piacere che si prova ogni volta che con le parole si dissacra la fede, un modo per tenere la persona strettamente vincolata a lui.
Nell'evoluzione piú drammatica, La depressione che il male produce, porta l'individuo al suicidio come é possibile oggettivamente osservare nei due casi che non sono stato io ad andarmi a cercare, ma sei tu che hai presentato nel forum.
Te lo ripeto Luther io non sospetto, osservo, analizzo e rappresento la mia interpretazione di quello che ho osservato.
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Meglio morire liberi che vivere da schiavi! 🤗

Luther Blissett

Inserisco direttamente in questo thread questa poesia della Dickinson, poiché la considero una delle più sintetiche e smaglianti prese di coscienza che mai siano state fatte sull'idea stessa di coscienza cosmica.
https://www.riflessioni.it/logos/index.php/topic,5700.0.html
Tante sono le traduzioni in italiano reperibili di questa celebre poesia, ma a me piace tradurla in modo teolistico, volendo rendere il termine inglese "brain" con "coscienza", di cui la poetessa ci mostra la cosmicità nella smisurata grandezza, nella abissale profondità e nella equivalenza con Dio. "Coscienza cosmica": sono convinto che fosse proprio questo il significato profondo inteso dalla poetessa americana nel suo utilizzo del  termine "brain", e nell'interezza di questa sua poesia:
 
"La coscienza è più grande del cielo,
 mettili pure fianco a fianco insieme,
 e vedrai l'una divorarsi l'altro,
 e, come niente fosse, anche te.
 
 La coscienza è più profonda del mare,
 mettili pure blu sopra al blu,
 e vedrai l'una inzupparsi dell'altro,
 come farebbe una spugna nel secchio.
 
 La coscienza peserà quanto Dio,
 tirali pure su libbra per libbra,

e li vedrai vibrare, se diversi,
come nei versi sillabe e suoni."


Poeti e mistici sono le antenne più sensibili, ma una cosa enorme come la coscienza cosmica l'avvertiamo tutti, in fondo. La coscienza cosmica è un qualcosa  che ci ha dato la natura, qualcosa  che ci appare obiettivamente spropositata.
Nessun animale può accorgersi dell'esistenza del cielo, nemmeno creature come gli uccelli che pure vi si librano dentro. 
Noi non possiamo non accorgercene: è questa immensa cosa qui la coscienza cosmica.
 
Una riflessione possibile:
Alcune correnti mistiche sostengono che di coscienza cosmica non possa che essercene una sola.
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Luther Blissett

#169
Non sono solito lasciarmi granché impressionare dai film, però molti anni fa un telefilm della serie "Ai confini della realtà"  mi risultò così disturbante  che temetti di star male..
Logicamente mi chiesi come mai mi avesse colpito così tanto, e non trovai risposta, ma è soltanto in questi ultimi tempi che forse ho iniziato a capire il motivo di tale oscura inquietudine.
Quella nota serie di fantascienza aveva dedicato tre telefilm al tema del  ragazzino ritardato mentale provvisto però di misteriosi poteri "ai confini della realtà": tutti e tre i telefilm mi avevano in vario modo disturbato, ma in particolare era stato uno di essi, il più recente, risalente al 1986, dal titolo "The toys of Caliban" ad arrecarmi il maggior disagio, al punto di rischiare di farmi star male.
Posso ritenere ora che il ragazzino minorato dai misteriosi poteri rappresentasse una sorta di oscura prefigurazione del Puer ipotizzato dalla teologia teolistica.
Questa idea del teolismo è venuta formandosi nella mia mente nel corso di questi ultimi due-tre anni, e azzardo quindi l'ipotesi che quel remoto telefilm abbia oscuramente contribuito al formarsi della mia nuova teologia.
 
Sul piano della teoria teologica, mi rendo conto che lo spunto datomi dall'impressione indottami da quel telefilm  mi ha spinto  a stare forse eccessivamente aggravando le ipotetiche condizioni neuropsichiatriche del nostro Dio minore, che quasi diviene un Dio minorato, che in certi frangenti sono arrivato a prefigurarmi perfino come un adorabile Pet divino.
Il guaio è che questo ipotizzato deficit intellettivo non possiamo escludere del tutto che sia una ulteriore condizione inflitta da Esso al nostro Dio minore, dato che si deve pur trovare una spiegazione logica alla scarsa attitudine che Lui sta dimostrando nell'apprendere dalla nostra umana esperienza.
Lui è tumultuosamente infervorato dalle nostre vite, che in Lui rimangono impresse nella Sua divina memoria, ma deve notarsi che Lui rimane sempre Puer, Bambino, rimane sempre un Infante,  e  "infans" significa che non parla. Il problema è spiegato così dal teolismo: vi è una netta separazione delle doti di cui dispongono le due entità che ci sovrastano. L'intelligenza è tutta dalla parte di Esso  ed è chiaramente separata dalla memoria che invece è tutta dalla parte del nostro Dio minore.
La memoria è una dote personale, e solo il Dio persona ne dispone infinitamente. Non dimentichiamo che è di memoria che è fatta qualunque persona, sia a livello umano che divino.
Ma il nostro Dio, pur disponendo di una infinita memoria, può rivelarSi scarseggiare alquanto quanto a intelligenza.
Occorre notare che per il teolismo memoria e intelligenza sono funzioni cognitive nettamente distinte, e che solo a livello umano può esservi un mix adeguato  e coerente di buona intelligenza con buona memoria.
Riguardo al nostro Dio minore dobbiamo arrenderci all'idea che potremmo scoprire in Lui un deficit intellettivo che dobbiamo sperare non sia troppo rilevante.
Dell'intelligenza infinita, purtroppo, ne gode soltanto Esso, che però non essendo persona, in sostanza e quindi in pratica possiamo considerarlo nonesistente. E ciò che non è persona non ha memoria, detto altrimenti, non serve la memoria a un ente che  non è persona.
 
Eccovi due versioni del medesimo telefilm, entrambe soltanto in inglese (non le ho trovate in italiano):  la prima ha l'audio un po' difettoso, ma ha i sottotitoli in spagnolo; la seconda versione è migliore ma senza alcun sottotitolo. (Mi stavo dimenticando di ringraziare ERU, che tra le tante altre cose, è colei che mi ha aiutato a rintracciare il telefilm, il cui titolo avevo anche rimosso)
 
https://youtu.be/KeG4Awqeuxg
 
https://youtu.be/CrA8LBcYHDA
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Eʀυ

Citazione di: Luther Blissett il 04 Marzo 2026, 00:15:34 AMQuella nota serie di fantascienza aveva dedicato tre telefilm al tema del  ragazzino ritardato mentale provvisto però di misteriosi poteri "ai confini della realtà": tutti e tre i telefilm mi avevano in vario modo disturbato, ma in particolare era stato uno di essi, il più recente, risalente al 1986, dal titolo "The toys of Caliban" ad arrecarmi il maggior disagio, al punto di rischiare di farmi star male.
Io interpreto il personaggio di Toby - mantenendomi rigorosamente entro l'orizzonte dell'episodio - come una figura divina che si imbatte, in via del tutto eccezionale, nell'Altro: non un'emanazione, bensì un'essenza realmente distinta da Lui.

Sorge allora un interrogativo: che cosa accadrebbe se l'alterità fosse autentica e non meramente funzionale?
Proviamo, per un istante, a introdurla nell'assetto della scena e ad osservarne gli effetti.

È come se Toby abitasse un sogno ad occhi aperti, vigile e tuttavia privo di vera lucidità. Un sogno ignaro della propria natura onirica.
Le entità che gli stanno accanto - i genitori - dotate di volontà propria e dunque effettivamente distinte dal suo universo interiore, sono nondimeno costrette a dimorarvi, ontologicamente vincolate all'inconscio del figlio.
Qui, a mio dire, affiora l'aspetto più perturbante.
L'orrore, la vera esperienza tragica, per i personaggi intrappolati nasce dalla consapevolezza limpida e irrevocabile di essere Altro, di non coincidere con Lui. Non si tratta di amnesia indotta né di equivoco ontologico: è autentica Alterità. E tuttavia questa coscienza si rivela radicalmente inefficace, una lucidità priva di potere.
Forse la forma più pura di impotenza concepibile: sapere di essere distinti senza poter mai far valere tale distinzione.
Ben diversa sarebbe la condizione di un essere interamente immerso nel sogno di Toby, semplice proiezione della sua mente. Costui non soffrirebbe nello stesso tragico modo, poiché non percepirebbe alcun confine. Potrebbe conoscere paura, angoscia, persino terrore, ma si tratterebbe di moti interni al sistema, tensioni generate e riassorbite nella medesima sintassi onirica.
Un dramma chiuso, per così dire, e proprio per questo infinitamente più tollerabile della frattura lucida e senza scampo che è l'esperienza dell'Altro reale.

Ritengo che i genitori incarnino, in forma esemplare, l'assurdità disagiante dell'essere davvero altro-da-Lui, quell'incommensurabile distanza che produce cortocircuiti nell'intera struttura e ne prelude al collasso - esattamente come nel finale, quando il padre porge al figlio l'immagine di un'esplosione, invitandolo a renderla reale.
Un sistema chiuso, privo di uno spazio reale per l'alterità, appare sul punto di incrinarsi non appena quest'ultima vi fa irruzione.
Noi, calati nei panni degli Altri, saremmo forse irrimediabilmente impreparati dinanzi a una simile divinità. Ogni nostro tentativo di relazione oscillerebbe tra il desiderio irrealizzabile di fonderci con Lei e l'impulso di dissolverci per non-essere più.
Parrebbe quasi che il teolismo, dinanzi a tale eventualità, conservi una sua peculiare innocenza, preservandosi dal terrore ontologico proprio in virtù dell'assenza di un'alterità radicale interna.
Si potrebbe allora ipotizzare che un sistema siffatto goda di una maggiore stabilità rispetto a uno che, al contrario, accolga in sé la frattura dell'Altro.

Citazione di: Luther Blissett il 04 Marzo 2026, 00:15:34 AMMi stavo dimenticando di ringraziare ERU, che tra le tante altre cose, è colei che mi ha aiutato a rintracciare il telefilm, il cui titolo avevo anche rimosso
Figurati, Luther :) Per me è stato un autentico piacere, oltre che motivo di profonda soddisfazione.
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Luther Blissett

#171
Citazione di: Eʀυ il 05 Marzo 2026, 01:36:43 AMIo interpreto il personaggio di Toby - mantenendomi rigorosamente entro l'orizzonte dell'episodio - come una figura divina che si imbatte, in via del tutto eccezionale, nell'Altro: non un'emanazione, bensì un'essenza realmente distinta da Lui.

Sorge allora un interrogativo: che cosa accadrebbe se l'alterità fosse autentica e non meramente funzionale?
Proviamo, per un istante, a introdurla nell'assetto della scena e ad osservarne gli effetti.

È come se Toby abitasse un sogno ad occhi aperti, vigile e tuttavia privo di vera lucidità. Un sogno ignaro della propria natura onirica.
Le entità che gli stanno accanto - i genitori - dotate di volontà propria e dunque effettivamente distinte dal suo universo interiore, sono nondimeno costrette a dimorarvi, ontologicamente vincolate all'inconscio del figlio.
Qui, a mio dire, affiora l'aspetto più perturbante.
L'orrore, la vera esperienza tragica, per i personaggi intrappolati nasce dalla consapevolezza limpida e irrevocabile di essere Altro, di non coincidere con Lui. Non si tratta di amnesia indotta né di equivoco ontologico: è autentica Alterità. E tuttavia questa coscienza si rivela radicalmente inefficace, una lucidità priva di potere.
Forse la forma più pura di impotenza concepibile: sapere di essere distinti senza poter mai far valere tale distinzione.
Ben diversa sarebbe la condizione di un essere interamente immerso nel sogno di Toby, semplice proiezione della sua mente. Costui non soffrirebbe nello stesso tragico modo, poiché non percepirebbe alcun confine. Potrebbe conoscere paura, angoscia, persino terrore, ma si tratterebbe di moti interni al sistema, tensioni generate e riassorbite nella medesima sintassi onirica.
Un dramma chiuso, per così dire, e proprio per questo infinitamente più tollerabile della frattura lucida e senza scampo che è l'esperienza dell'Altro reale.

Ritengo che i genitori incarnino, in forma esemplare, l'assurdità disagiante dell'essere davvero altro-da-Lui, quell'incommensurabile distanza che produce cortocircuiti nell'intera struttura e ne prelude al collasso - esattamente come nel finale, quando il padre porge al figlio l'immagine di un'esplosione, invitandolo a renderla reale.
Un sistema chiuso, privo di uno spazio reale per l'alterità, appare sul punto di incrinarsi non appena quest'ultima vi fa irruzione.
Noi, calati nei panni degli Altri, saremmo forse irrimediabilmente impreparati dinanzi a una simile divinità. Ogni nostro tentativo di relazione oscillerebbe tra il desiderio irrealizzabile di fonderci con Lei e l'impulso di dissolverci per non-essere più.
Parrebbe quasi che il teolismo, dinanzi a tale eventualità, conservi una sua peculiare innocenza, preservandosi dal terrore ontologico proprio in virtù dell'assenza di un'alterità radicale interna.
Si potrebbe allora ipotizzare che un sistema siffatto goda di una maggiore stabilità rispetto a uno che, al contrario, accolga in sé la frattura dell'Altro.
Complimenti per la tua vibrante analisi del caso Toby: come di consueto coi tuoi post, anche questo è da incorniciare.
Adesso mi dispiacerebbe se tu non avessi presente anche il film del 1983 "Ai confini della realtà", e in particolare, il terzo segmento di quel film, dal titolo "Prigionieri di Anthony."
Stasera ho voluto rivedere questo segmento di quel film, per rianalizzare anche le mie reazioni attuali. Ho poi cercato invano su YouTube un filmato linkabile.  Il massimo che sono riuscito a trovare è soltanto questo inutile frammento di soli due minuti che comunque fa conoscere Anthony:    https://youtu.be/TWbUPUaGTrI
Sarebbe bello se tu avessi presente anche questo episodio del film, così da poter  raffrontare i due casi di ragazzini dagli straordinari poteri.
 
Ti riferisco sùbito la mia reazione attuale alla rivisitazione dell'episodio "Prigionieri di Anthony": è stata minima, direi anzi che questo episodio non mi pare aver ritoccato nessuna delle mie corde.
Invece, quando nei giorni scorsi ho rivisto l'episodio di Toby, ho riavvertito ancora la persistenza del  perturbante.
A influenzare il tono delle emozioni penso che solo in parte derivi dal diverso finale dei due episodi: non credo che il finale edificante del caso Anthony basti a spiegare il non vibrare delle corde.
Dei due, resta il fatto che soltanto il caso Toby era riuscito a urtarmi al punto di farsi rimuovere dalla mia coscienza.
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Eʀυ

Citazione di: Luther Blissett il 06 Marzo 2026, 00:29:52 AMComplimenti per la tua vibrante analisi del caso Toby: come di consueto coi tuoi post, anche questo è da incorniciare.
Adesso mi dispiacerebbe se tu non avessi presente anche il film del 1983 "Ai confini della realtà", e in particolare, il terzo segmento di quel film, dal titolo "Prigionieri di Anthony."
Stasera ho voluto rivedere questo segmento di quel film, per rianalizzare anche le mie reazioni attuali. Ho poi cercato invano su YouTube un filmato linkabile.  Il massimo che sono riuscito a trovare è soltanto questo inutile frammento di soli due minuti che comunque fa conoscere Anthony:    https://youtu.be/TWbUPUaGTrI
Sarebbe bello se tu avessi presente anche questo episodio del film, così da poter  raffrontare i due casi di ragazzini dagli straordinari poteri.
 
Ti riferisco sùbito la mia reazione attuale alla rivisitazione dell'episodio "Prigionieri di Anthony": è stata minima, direi anzi che questo episodio non mi pare aver ritoccato nessuna delle mie corde.
Invece, quando nei giorni scorsi ho rivisto l'episodio di Toby, ho riavvertito ancora la persistenza del  perturbante.
A influenzare il tono delle emozioni penso che solo in parte derivi dal diverso finale dei due episodi: non credo che il finale edificante del caso Anthony basti a spiegare il non vibrare delle corde.
Dei due, resta il fatto che soltanto il caso Toby era riuscito a urtarmi al punto di farsi rimuovere dalla mia coscienza.
Ti parlo della mia impressione sull'episodio del '61*, poiché mi pare possieda una struttura assai più marcatamente teologica, tale da prestarsi con particolare efficacia al confronto con il nostro Toby.
Mi sarà inoltre utile, sul finire, quale fondamento descrittivo per accostarmi alla figura di Anthony nel remake dell'83.

*https://it.wikipedia.org/wiki/Episodi_di_Ai_confini_della_realt%C3%A0_(serie_televisiva_1959)_(terza_stagione)#Un_piccolo_mostro

Dunque:
Nell'Anthony del '61 ravvedo molto del Dio biblico. Potrei quasi dire che egli costituisca la caricatura della sua ricezione popolare, ossia di quella figura divina percepita, nella coscienza comune, come supremo giudice dei pensieri.
Uno sguardo capace di penetrare le pieghe più segrete della coscienza, di scorgere la colpa nascosta e di esigere una purezza che non si limiti al gesto visibile, ma si estenda fino al territorio invisibile della mente.
In questo senso Anthony incarna perfettamente tale immaginario. Egli non è soltanto onnipotente nel dominio degli eventi: è, per così dire, onniveggente nell'ambito mentale.
È come un dio che esiga incessantemente la "purezza" dei pensieri altrui.
E questo, in fondo, costituisce uno dei meccanismi più antichi dell'esperienza religiosa.
Nel momento in cui la divinità penetra l'interiorità dell'uomo, non è più sufficiente agire rettamente. Diventa necessario pensare rettamente.
Il Dio che vede il cuore è infinitamente più potente del dio che giudica soltanto le azioni.
Gli adulti che lo circondano, nel ripetere quasi liturgicamente espressioni del tenore di "è una cosa buona" - formula che mi verrebbe spontaneo trasporre nel più solenne "è cosa buona e giusta", se non temessi di sconfinare nel registro eucaristico cristiano successivo - sembrano pregare incessantemente il loro dio affinché non si volga contro di loro, affinché continui a dispensare la propria benevolenza.
La loro stessa sopravvivenza dipende dal mantenere intatta la purezza del pensiero.
Anthony è dunque un dio davanti al quale non resta che implorare pietà.

Toby, invece, è il dio che non giudica, non esamina, non scruta. Non possiede neppure la struttura mentale per farlo. L'interiorità degli altri non lo riguarda. Non indaga i loro pensieri, non pretende purezza mentale, non istituisce alcun ordine normativo.
Ed è, soprattutto, un dio che non punisce, neppure quando le conseguenze della sua immaginazione precipitano i genitori in situazioni che appaiono, dall'esterno, come autentiche punizioni inflitte dall'alto.
In verità, le catastrofi che si susseguono non sono che meri effetti collaterali ontologici di un potere che eccede infinitamente la sua maturità cognitiva, poiché egli non comprende il peso cosmico delle proprie immagini.
La sua mente produce realtà con la stessa innocenza con cui un bambino genera immagini mentali.
Per questo Toby è il dio per il quale non si implora pietà, bensì al quale si rivolge pietà.

Probabilmente è questa la ragione per cui, emotivamente, anch'io ho provato assai meno nei confronti di Anthony e molto di più nei confronti di Toby.
Non ho mai avvertito nulla nei confronti del Dio con cui sono cresciuta, per quanto abbia più volte tentato di farlo, arrivando talvolta persino a simulare le emozioni che intravedevo negli altri - il timore, la devozione, l'amore per Dio - quasi recitando interiormente una parte.
Un po' come gli adulti nel mondo di Anthony, costretti a pensar bene anche quando quel pensiero non nasce spontaneamente.
È una disciplina mentale forzata.
La religione, del resto, è anche un fenomeno profondamente imitativo. Gli esseri umani apprendono non soltanto i sistemi di credenze, ma anche i rituali emotivi osservando coloro che li precedono. Quando però la risonanza interiore non si produce, ciò che permane è soltanto la forma...

L'Anthony primigenio mi pare dunque configurarsi come sostanzialmente anti-teolista, proprio in quanto divinità morale, giudice della coscienza, e non puramente divinità cognitiva come Toby, che genera mondi senza giudicarli.
Mentre l'Anthony dell'83 - ed eccoci infine al punto - potrebbe essere letto, coerentemente con il sottofondo teorico che ho delineato, come una sorta di figura di transizione: da quel Dio dell'Antico Testamento ('61) che castiga i pensieri impuri, al Dio del Nuovo che, guidato dall'amore, propende verso un uso benevolo dei propri poteri.
Un dio ancora in formazione, potrei dire: un dio che apprende lentamente la misericordia, la creazione positiva.
E anche questa figura rimane, a suo modo, anti-teolista.

Allego di seguito quella che è probabilmente la clip più iconica:
https://youtu.be/cTwBJZrziiQ?list=PLDWeGYuzgn8ZaBMTPPuQUDYNI37uXR696
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Luther Blissett

Citazione di: Eʀυ il 07 Marzo 2026, 00:42:03 AMTi parlo della mia impressione sull'episodio del '61*, poiché mi pare possieda una struttura assai più marcatamente teologica, tale da prestarsi con particolare efficacia al confronto con il nostro Toby.
Mi sarà inoltre utile, sul finire, quale fondamento descrittivo per accostarmi alla figura di Anthony nel remake dell'83.

*https://it.wikipedia.org/wiki/Episodi_di_Ai_confini_della_realt%C3%A0_(serie_televisiva_1959)_(terza_stagione)#Un_piccolo_mostro

Dunque:
Nell'Anthony del '61 ravvedo molto del Dio biblico. Potrei quasi dire che egli costituisca la caricatura della sua ricezione popolare, ossia di quella figura divina percepita, nella coscienza comune, come supremo giudice dei pensieri.
Uno sguardo capace di penetrare le pieghe più segrete della coscienza, di scorgere la colpa nascosta e di esigere una purezza che non si limiti al gesto visibile, ma si estenda fino al territorio invisibile della mente.
In questo senso Anthony incarna perfettamente tale immaginario. Egli non è soltanto onnipotente nel dominio degli eventi: è, per così dire, onniveggente nell'ambito mentale.
È come un dio che esiga incessantemente la "purezza" dei pensieri altrui.
E questo, in fondo, costituisce uno dei meccanismi più antichi dell'esperienza religiosa.
Nel momento in cui la divinità penetra l'interiorità dell'uomo, non è più sufficiente agire rettamente. Diventa necessario pensare rettamente.
Il Dio che vede il cuore è infinitamente più potente del dio che giudica soltanto le azioni.
Gli adulti che lo circondano, nel ripetere quasi liturgicamente espressioni del tenore di "è una cosa buona" - formula che mi verrebbe spontaneo trasporre nel più solenne "è cosa buona e giusta", se non temessi di sconfinare nel registro eucaristico cristiano successivo - sembrano pregare incessantemente il loro dio affinché non si volga contro di loro, affinché continui a dispensare la propria benevolenza.
La loro stessa sopravvivenza dipende dal mantenere intatta la purezza del pensiero.
Anthony è dunque un dio davanti al quale non resta che implorare pietà.

Toby, invece, è il dio che non giudica, non esamina, non scruta. Non possiede neppure la struttura mentale per farlo. L'interiorità degli altri non lo riguarda. Non indaga i loro pensieri, non pretende purezza mentale, non istituisce alcun ordine normativo.
Ed è, soprattutto, un dio che non punisce, neppure quando le conseguenze della sua immaginazione precipitano i genitori in situazioni che appaiono, dall'esterno, come autentiche punizioni inflitte dall'alto.
In verità, le catastrofi che si susseguono non sono che meri effetti collaterali ontologici di un potere che eccede infinitamente la sua maturità cognitiva, poiché egli non comprende il peso cosmico delle proprie immagini.
La sua mente produce realtà con la stessa innocenza con cui un bambino genera immagini mentali.
Per questo Toby è il dio per il quale non si implora pietà, bensì al quale si rivolge pietà.

Probabilmente è questa la ragione per cui, emotivamente, anch'io ho provato assai meno nei confronti di Anthony e molto di più nei confronti di Toby.
Non ho mai avvertito nulla nei confronti del Dio con cui sono cresciuta, per quanto abbia più volte tentato di farlo, arrivando talvolta persino a simulare le emozioni che intravedevo negli altri - il timore, la devozione, l'amore per Dio - quasi recitando interiormente una parte.
Un po' come gli adulti nel mondo di Anthony, costretti a pensar bene anche quando quel pensiero non nasce spontaneamente.
È una disciplina mentale forzata.
La religione, del resto, è anche un fenomeno profondamente imitativo. Gli esseri umani apprendono non soltanto i sistemi di credenze, ma anche i rituali emotivi osservando coloro che li precedono. Quando però la risonanza interiore non si produce, ciò che permane è soltanto la forma...

L'Anthony primigenio mi pare dunque configurarsi come sostanzialmente anti-teolista, proprio in quanto divinità morale, giudice della coscienza, e non puramente divinità cognitiva come Toby, che genera mondi senza giudicarli.
Mentre l'Anthony dell'83 - ed eccoci infine al punto - potrebbe essere letto, coerentemente con il sottofondo teorico che ho delineato, come una sorta di figura di transizione: da quel Dio dell'Antico Testamento ('61) che castiga i pensieri impuri, al Dio del Nuovo che, guidato dall'amore, propende verso un uso benevolo dei propri poteri.
Un dio ancora in formazione, potrei dire: un dio che apprende lentamente la misericordia, la creazione positiva.
E anche questa figura rimane, a suo modo, anti-teolista.

Allego di seguito quella che è probabilmente la clip più iconica:
https://youtu.be/cTwBJZrziiQ?list=PLDWeGYuzgn8ZaBMTPPuQUDYNI37uXR696
Anche stavolta mi trovo a condividere la tua disanima punto per punto.

Anthony suscita istintiva antipatia, ma anche un vigile timore, e tu hai spiegato analiticamente bene tutti i passaggi.
La tradizione ci ha condizionato a un dover porgere comunque una nostra reverenza verso un certo genere di tirannelli di sfacciata supponenza.
Ma ecco che una cultura ben supportata dalla ragione può aiutarci a emanciparci da siffatta tradizione, e a ritrovare la libertà da ogni condizionamento.
Se fossimo in un laboratorio di profumeria, diremmo che la tua analisi dimostra di aver saputo distillare l'essenza del teolismo, e tutto ciò senza nemmeno aver avuto necessità di ricorrere alle tradizionali essenze d'oriente.

P.S. Detto in breve, l'episodio intitolato "Prigionieri di Anthony" del 1983 lo rivedo adesso come uno spot pubblicitario di sapore disneyano commissionato per conto dei TdG :)
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Eʀυ

Citazione di: Luther Blissett il 07 Marzo 2026, 09:14:26 AMP.S. Detto in breve, l'episodio intitolato "Prigionieri di Anthony" del 1983 lo rivedo adesso come uno spot pubblicitario di sapore disneyano commissionato per conto dei TdG :)
Una sintesi mirabilmente calzante :)
E, a ben vedere, dall'essere Testimoni (di Geova) al ritrovarsi Prigionieri (di Anthony) il passo appare sorprendentemente breve. Basta un mezzo passo linguistico, e qualche dinamica sociale ben nota.
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Luther Blissett

#175
In questi ultimi giorni, dopo la nottata del sogno-incubante, quando mi addormento ho continuato a praticare quei vari trucchetti che vengono suggeriti per provare ad autoindursi i cosiddetti sogni lucidi: ad esempio, quello di guardarsi le mani prima di addormentarsi. Risultati finora zero, e ormai sto decidendo di smettere del tutto di riprovarci ancora, dopo il sogno diciamo così sciocco  di stanotte.
Allora, prima di tutto vorrei chiarire con maggior precisione che cosa intendo per sogno lucido. Con questa espressione non intendo riferirmi a quegli spezzoni di sogni più o meno lucidi che ogni tanto càpitano occasionalmente a tutti e quindi anche a me.  Perfino nell'ultima parte del sogno incubante che era iniziato con una delirante stanza di Escher, avevo esperito una piccola fase finale quasi lucida.
Insomma, momenti di lucidità nel pieno dei sogni, siano essi bizzarri o anche ordinari, non sono eccezionali, e possono capitare a tutti.     Ma a me interessa un tipo particolare di sogni lucidi, ossia quel tipo di sogni che presuppongono due fasi: nella prima fase, ancora in stato di veglia,  mi preorganizzo mentalmente una serie di operazioni da attuare in un preciso scenario, operazioni da attuare successivamente,  nella seconda fase, quando mi troverò in stato di coscienza onirico ma conservante una capacità di elaborazione volitiva, e quindi in grado di poter modulare il contenuto e la trama del sogno, sogno che allora sì che potrò definire lucido veramente, se potrò agire in tale seconda fase  (quella onirica) con una abilità operativa almeno parzialmente paragonabile a quella che avrei avuto se fossi rimasto in stato di veglia.
Mi rendo conto che sto desiderando di mettere il piede in due staffe.
Ammetto che questa cosa non ci riesco a farla, anche se da più parti sento di racconti mirabolanti.
Ma continuo a pensare che in realtà si tratti di un equivoco di fondo.
Dato che quasi tutti abbiamo prima o poi esperito qualche sogno che ci è sembrato lucido, allora che non è sorprendente che saltino fuori tante testimonianze che lo fanno apparire quasi un'evenienza normale. Ho voluto quindi precisare meglio che il sogno lucido che intendo io è un "sogno lucido operativo", della cui esistenza concreta e fattibile non sono affatto ancora convinto.
Ma aggiungo pure che ritengo che, quand'anche tale particolare tipologia di sogni fosse da ritenersi estremamente rara, non la ritengo impossibile, e spero ancora che ci sia in giro qualcuno capace di saperseli procurare a volontà.
 
E veniamo al sogno di questa notte, sogno che mi ha proprio scocciato.
Continuo a ritenere che noi siamo gli autori inconsapevoli dei nostri sogni, nel senso che ne siamo inconsapevolmente i registi, e che il materiale onirico sia una miscellanea composita, un fritto misto di roba nostra rimestata nell'inconscio, e mescolata a residui diurni e mixata da interferenze percettive.  Adottando una chiave di lettura teolistica, chiave secondo la quale noi siamo identità secondarie del Puer, nei nostri sogni ordinari restiamo ordinariamente separati dalle altre identità, oltre che dal Puer.  Abbiamo chiamato barriera o membrana amnestica quell'ipotetico sistema di separazione tra le varie identità che ci sepimenta tra di noi identità secondarie, e tutte noi dal Puer.
Tale membrana amnestica, come ogni altra struttura, e come noi stessi, è stata creata da Esso, che, come abbiamo sempre detto e ripetuto, è intelligenza stocastica combinatoria, eterna e  impersonale.
Visto dalla nostra prospettiva, Esso sbaglia tutto sempre e sistematicamente, ma noi costituiamo proprio una di quelle eccezionalissime  prospettive straordinarie in cui Esso sembra averne indovinata una, ovvero ha indovinato un universo dove ha creato un Puer paralizzato da mille mali e frantumato in  miriadi di pezzi, che poi siamo noi mortali.  Ogni cosa Esso l'ha fatta  a casaccio, ma noi siamo stati "fortunati", abbiamo vinto la iperlotteria cosmica.  Esso ci ha estratti dal nulla, assieme al nostro Puer.     Tutto quel che ha fatto è imperfetto, e anche presupponendo questo, abbiamo detto che prima o poi troveremo il  modo di oltrepassare tale barriera.
E che c'entra il sogno fatto stanotte, in che senso mi ha scocciato? 
Anche stanotte speravo di avvicinarmi a qualcosa che assomigliasse a un sogno lucido.
E prendiamola a ridere, che è meglio.   
Invece di un sogno lucido mi è arrivato un sogno trucido.
Mai visto tanto sangue in un sogno.
Grandguignolesco.
Beh, mi sento un po' in crisi, nel continuare a sostenere che noi siamo gli autori esclusivi dei nostri sogni ordinari.
Mi sa che devo introdurre un fattore di correzione nella mia teoria riguardo a chi è autore dei sogni.
Da ora in poi mi verrà da dire che noi siamo "coautori" dei nostri sogni personali.
Coautori insieme a chi?  È ovvio che è insieme a Esso noi siamo i coautori dei nostri sogni.
Tutta quella barbarie cui ho oniricamente assistito è materiale a me estraneo, e capisco che mi è fin troppo chiaramente provenuto direttamente da Esso.
Una sua paradossale utilità il sogno di stanotte comunque mi dà l'impressione di averla avuta.
Questo sogno infatti non l'ho vissuto come un incubo, non credo che il mio cuore abbia rischiato fibrillazioni, sentivo il sogno come un film scemotto, mi pare di avere compreso quasi lucidamente mentre ancora mi trovavo dentro al sogno che lo spettacolo avvilente cui stavo assistendo poteva avere come occulto regista soltanto una nonpersona, e un nonessere, come lo è Esso.
Quando Esso si comporta così non lo fa per malizia, non ha coscienza, fa come quando fuori piove, Esso è il soggetto di tutti i verbi impersonali come piovere e  nevicare etcetera. Quando tuona, è Esso. Non ha colpa di nonessere. Non ce la possiamo prendere con un terremoto o uno tsunami. È il suo infinitamente squallido modo di creare. Esso può riuscire a indovinare qualcosa che ci sembrerà giusto soltanto ogni eone. Possiamo soltanto commiserarlo, non saprà mai nemmeno che esiste.
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Luther Blissett

Per chi volesse provare a imparare a praticare sogni lucidi propongo questo opuscoletto che ho notato circolare liberamente:

INTRO                                    Come imparare a praticare i sogni lucidi (autore: Jacob Quinn)

Con questo opuscolo imparerai a fare sogni lucidi.
Se non hai mai avuto questo tipo di esperienza e ti sembra difficile, o addirittura impossibile, e se pensi che per imparare la tecnica c'è bisogno di lunghi corsi che, nel dettaglio, ti spieghino come, dove, quando e perché fare determinate cose, ho una buona notizia per te: i sogni lucidi non sono un fenomeno straordinario, né un dono riservato a pochi eletti.
Pensa a quando hai imparato ad andare in bicicletta: le prime pedalate sono state sicuramente piene di paura, ansia, confusione, probabilmente sei anche caduto. Ma ad un certo punto, nella tua mente è accaduto qualcosa di fantastico e ti sei trovato a librare su quelle due ruote in perfetto equilibrio come se avessi pedalato per tutta la vita!
Allo stesso modo, con questa guida ti indicherò passo passo come "abbandonare le rotelle" ed iniziare a pedalare da solo, ovvero come controllare i tuoi sogni in modo tale da decidere in autonomia quando attivare i sogni lucidi.

Personalmente, sentii parlare di "lucid dreaming" per la prima volta leggendo un libro di Carlos Castaneda, "Viaggio a Ixtlan".  In quel libro, lo stesso Castaneda racconta il suo incontro con un potentissimo sciamano che gli svelerà tutti i segreti dell'universo e che gli insegnerà, tra le altre cose, come controllare i propri sogni.
Da allora, ho provato da solo, basandomi su ciò che Castaneda raccontava nel libro. Niente da fare: più provavo, più aumentava la frustrazione. Poi, dopo qualche anno, avvenne qualcosa di straordinario, e da allora sono in grado di sognare lucidamente ogni volta che voglio, grazie ad un metodo ben preciso che oggi voglio condividere con te.

In questa guida, voglio far sì che tu possa risparmiarti mesi (anni) di frustrazione, indicandoti esattamente la strada più efficace per imparare a fare sogni lucidi nel minor tempo possibile.

Buona lettura e... Sogni d'oro :) 

CAPITOLO 1                                              Cosa sono i sogni lucidi?

Fare sogni lucidi significa essere coscienti del fatto che si sta sognando, nel bel mezzo di un sogno. Questa consapevolezza attiva la capacità di controllare coscientemente il sogno e ci dà la possibilità di fare ciò che vogliamo, senza alcun limite.

Quando fai un sogno lucido, sei cosciente e sveglio esattamente come in questo istante, mentre il tuo corpo dorme nel letto. Mentre i sogni standard ti lasciano quella strana sensazione di un collage di scene di un film di cui ricordi poco (un film in "autoplay" di cui, solitamente, sei solo un semplice spettatore passivo), i sogni lucidi ti permettono di essere tu il regista dei tuoi sogni, di decidere cosa accade, dove ti trovi, cosa fai, dici, ecc.

In un mondo onirico lucido, tutto è possibile! Possiamo superare i limiti fisici della realtà e fare qualsiasi cosa, mentre siamo pienamente coscienti: volare, camminare attraverso i muri, teletrasportarci, esplorare posti mai visti, incontrare personaggi famosi... insomma, la fantasia è l'unico limite!

I sogni lucidi sono lo strumento perfetto per entrare in contatto con la parte più profonda di noi stessi, ma anche con la parte più spirituale. Non hanno controindicazioni, infatti dopo una notte di sogni lucidi ti sentirai tanto risposato quanto una notte di sogni standard. Allo stesso tempo, avrai la possibilità di affrontare paure, ricordi traumatici, ansie e questo ti aiuterà senz'altro a migliorare alcuni aspetti della tua vita quotidiana.

Imparare a fare sogni lucidi ci rende registi e protagonisti dei nostri sogni. Vediamo come, nel prossimo capitolo.

CAPITOLO 2                                    Come fare sogni lucidi?

1.                Il diario dei sogni
Il primo passo consiste nel ricordare i propri sogni. Ognuno di noi fa moltissimi sogni ogni notte, ma ne ricordiamo una piccolissima parte. Chi dichiara di non fare sogni, in realtà ne fa tanti quanti chi dichiara di farne tanti, solo che non se li ricorda.
Come fare per ricordare i sogni? Semplice! Prendi un quaderno e sulla copertina scrivi "DIARIO DEI SOGNI". Ogni sera, prima di andare a dormire, scrivi la data e lascia il diario e la penna sul tuo comodino. Poi, appena ti svegli, registra nel tuo diario tutti i sogni (o i frammenti di sogni) che ricordi. Ogni volta che apri gli occhi, che sia giorno o notte, chiedi a te stesso: "Cosa stavo sognando?", poi prendi il tuo diario e scrivi tutto ciò che ricordi: immagini, suoni, sensazioni, ecc. Puoi scegliere di scrivere in maniera descrittiva oppure puoi semplicemente appuntare delle parole chiave: a te la scelta.
(Se non ti piace scrivere su carta, puoi anche usare il tuo smartphone per registrare delle note vocali o testuali)

Non scoraggiarti se nelle prime settimane ricorderai poco o nulla: l'obiettivo non è ricordare il 100% dei tuoi sogni, ma abituare la tua mente a ricordare qualcosa ogni volta che ti svegli. Infatti, scrivendo i tuoi sogni ogni volta che ti svegli, stai comunicando al tuo cervello che i sogni per te sono importanti.
Già questo semplice messaggio è sufficiente per aumentare la qualità e la quantità di sogni che ricorderai. Un po' come succede agli appassionati di calcio che ricordano a memoria risultati e formazioni di partite di 30 anni fa: se qualcosa ti interessa davvero, il tuo cervello riserverà ad essa un posto speciale nella memoria.

Inoltre, rileggendo ogni sera il tuo diario, ti convincerai che "Sì, puoi ricordare i tuoi sogni", perché sono lì, nero su bianco, ed è un dato di fatto che la tua mente non può che accettare.

2.                Individuare i segni
Dopo qualche settimana di registrazione dei tuoi sogni, sfoglia il tuo diario e cerca dei segni ricorrenti, qualcosa che compare di frequente nei tuoi sogni: sensazioni, oggetti, persone, luoghi...

Fai una lista di tutto ciò che compare di frequente nei tuoi sogni: gli elementi di questa lista sono ciò che andremo a cercare nel prossimo step.

3.                Realtà o sogno? I "controlli della realtà"
Il terzo step consiste nel chiederti attivamente e regolarmente durante il giorno se stai sognando o meno.

Fa sì che diventi un'abitudine, ripetilo quasi come un mantra. Fermati un minuto, guardati intorno e pensa: "Sto sognando adesso?". Osserva ciò che ti circonda e cerca indizi che ti confermino che stai sognando, ad esempio:

Nei sogni non è sempre possibile cambiare l'illuminazione: gli interruttori normalmente non funzionano. Se hai a portata di mano una lampada o un interruttore, toccalo e accendi/spegni la luce. Se non funziona, è possibile che tu stia sognando.
Se puoi, salta sul posto un paio di volte. Se inizi a volare o levitare, stai sognando!
Cerca di leggere qualcosa. Solitamente, nei sogni non si riesce a leggere un testo lungo, magari solo qualche parola su un bigliettino (e, spesso, anche in quel caso, le lettere e i numeri si muovono e trasformano fino a cambiare totalmente il testo rendendolo illeggibile). Cerca un libro, un cartello, un foglio e leggilo: se ciò che c'è scritto si muove, è illeggibile o cambia dopo pochi secondi, stai sognando.
Guardati intorno e cerca i cambiamenti intorno a te. La tua casa ha le pareti blu nella realtà? Bene, guardale attentamente. Se sono di un colore diverso, hai la certezza che stai sognando.
Prova a immaginare qualcosa di normalmente impossibile: immagina che la tua macchina voli. Ovviamente ciò è impossibile nella realtà, ma se vola... beh, stai sognando!

Come puoi vedere, questa è solo una parte dei cosiddetti "controlli della realtà" che puoi effettuare ogni giorno per verificare se stai sognando o meno. Probabilmente ti sentirai un po' stupido nel fare queste verifiche durante la tua giornata, ma l'obiettivo reale di questo esercizio è far sì che la tua mente si abitui a effettuare questi controlli ad ogni ora del giorno e della notte, così da permetterti di effettuarli anche mentre stai sognando. E' proprio questo il passo fondamentale per fare sogni lucidi! Per facilitare il processo, stabilisci in quali momenti della giornata effettuare questi "controlli della realtà", ad esempio:

ogni volta che entri in macchina; ogni volta che ti lavi i denti; quando apri il frigorifero; quando accendi/spegni una luce; .....

Dopo aver seguito con pazienza e dedizione questi tre step, la domanda

IN QUESTO MOMENTO STO SOGNANDO?

Verrà tradotta dal tuo subconscio in:

POTREBBE ESSERE UN SOGNO, MEGLIO CONTROLLARE!

A questo punto, entrano in gioco i segni, ovvero tutti gli elementi ricorrenti che hai inserito nella tua lista.

Facciamo un esempio:
nei miei sogni, mi capitava spesso di sognare delle chitarre.
Ogni volta che ne vedo una in televisione, su internet, in un negozio, in un concerto, mi chiedo se sto sognando.

Questo controllo della realtà ha aumentato tantissimo le mie possibilità di fare sogni lucidi perché l'abitudine quotidiana di pormi la domanda appena vedo una chitarra diventa abitudine anche nei sogni, ed è proprio questo che attiva il sogno lucido!

Per dirla alla Morpheus di Matrix, questa è la pillola rossa che ti permetterà di vedere quanto è profonda la tana del Bianconiglio :)


CAPITOLO 3                                                Attraverso lo specchio

E così, dopo settimane di esercizio, costanza, dedizione, appunti, controlli della realtà, sei riuscito ad attraversare lo specchio: ti sei chiesto "STO SOGNANDO?" e, a differenza delle innumerevoli volte in cui ti sei posto questa domanda, questa volta stai sognando davvero!
Cosa fare ora?
Per prima cosa, resta calmo. La troppa sovreccitazione potrebbe farti svegliare! Stai tranquillo e guardati intorno. Ricordati che adesso sei il padrone dei tuoi sogni.
Prova a dire a te stesso "Aumentare la lucidità al 1000%!" e aumenterai istantaneamente la tua capacità di osservazione, il che ti proietterà in uno stato di rilassamento e tranquillità tali da permetterti di fare ciò che vuoi. Ora, non ti resta che provare a chiedere ciò che vuoi che avvenga e attendere che avvenga. E' il tuo sogno, il tuo mondo, esploralo, vola, cammina, teletrasportati, materializza la Statua della Libertà davanti a te!

Mentre stai facendo il tuo primo sogno lucido, è importante ripeterti di ricordare il sogno al tuo risveglio. Anche se nel tuo sogno lucido sei pienamente cosciente e hai la sensazione che non dimenticherai mai un'esperienza del genere, cerca di tenere a mente (o ripeti a te stesso) che
RICORDERAI QUESTO SOGNO!
Appena ti svegli, scrivi nel tuo diario tutti i dettagli di questo sogno, magari con un colore diverso per distinguerlo dagli altri sogni: questo potenzierà ancor di più la tua capacità di fare sogni lucidi in futuro.

Falsi risvegli

Può succedere di svegliarsi la mattina, andare in bagno, iniziare a lavarsi i denti e ritrovarsi di colpo di nuovo a letto. Questo è il cosiddetto "falso risveglio": credi di esserti svegliato ma stai ancora sognando.

Per prevenire questo strano fenomeno che accade spesso quando si inizia a scoprire il mondo dei sogni lucidi, può essere d'aiuto fare dei controlli della realtà ogni mattina appena ti svegli.

Oltre ad eliminare i falsi risvegli, abituerai il tuo cervello a comprendere che i controlli della realtà sono parte della nostra quotidianità e che vanno effettuati a partire da quando ci svegliamo, potenziando tantissimo la nostra capacità di sognare lucidamente!


Come svegliarsi da un sogno lucido

Ci sono alcuni modi efficaci per svegliarsi da un sogno lucido:

Ripeti a te stesso: SVEGLIATI!
Datti un pizzicotto
Sdraiati nel tuo sogno e decidi di andare a dormire. Ti sveglierai quasi immediatamente nel tuo letto.                   

Ovviamente, non dimenticare di fare il controllo della realtà appena ti svegli e, successivamente, di scrivere il tuo sogno sul diario.

CAPITOLO 4                                  Cose da fare durante un sogno lucido

Concludo questa guida con alcuni suggerimenti di cose da fare durante un sogno lucido. Questa è solo una lista di semplici idee per avere una base di partenza ma ti consiglio vivamente di scrivere la tua lista di cose da fare e, magari, di spuntare tutte quelle che riesci a fare nei tuoi sogni:


Vola! Che tu decida di volare come Superman, come un uccellino o come un fantasma, l'importante è godersi il panorama mentre lo fai!
Incontra un personaggio famoso. Teletrasportati nel salotto dei Cunningham di Happy Days e fai quattro chiacchiere con Ricky e Fonzie, assaggia le pietanze della Signora Cunningham e poi raggiungi gli altri da Arnold's per un drink!
Cucina qualcosa di buono
Affronta le tue paure! Hai paura di nuotare? Buttati in acqua da un trampolino di 20 metri e ripeti a te stesso che nel tuo sogno non hai paura di nulla.
Mangia senza limiti! Non perderti questa occasione, soprattutto se nella vita di tutti i giorni sei a dieta
Cerca il significato della vita! Non è detto che tu riesca a
trovarlo, ma la ricerca sarà divertente e stimolante Crea la casa dei tuoi sogni e tornaci ogni volta che vuoi!
Dialoga con gli animali! (la prima volta che ho fatto una chiacchierata con i miei cani e il mio gatto mi hanno raccontato di quanto siano curiosi di sapere dove vado quando esco la mattina per poi tornare la sera!)
Ristruttura la tua casa nei sogni prima di farlo nella realtà, così vedrai cosa funziona e cosa no ed eviterai di dipingere le pareti del tuo colore preferito se lo stesso non si abbina per niente ai mobili che hai appena comprato :)
Vivi la tua serie tv preferita. Diventa il capitano dell'Enterprise e vai alla ricerca di strani, nuovi mondi assieme al tuo equipaggio, oppure sii il nuovo elemento chiave della banda de La Casa di Carta...
Incontra un parente scomparso. A volte, riabbracciare un parente che non c'è più, anche solo in un sogno, può renderci più forti di quanto immaginiamo. Sfrutta i sogni lucidi per provare nuovamente la sensazione che solo il caldo abbraccio di una persona cara può darti.

Queste sono solo poche, semplici idee. Che tu decida di usarle o no, ricorda che i sogni lucidi sono un ottimo modo di potenziare la creatività, di rilassarsi e di fare cose pazzesche senza mettersi nei guai.

Spero che questa guida ti sia piaciuta e ti invito a continuare a perfezionarti nel sognare lucidamente.

A tal proposito, ti lascio una lista di libri che potranno aiutarti in questo percorso fantastico.

Sogni d'oro o... sogni TUOI! :)

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Luther Blissett

Nel post precedente ho proposto una delle tante guide in circolazione sulla tecnica del sogno lucido per stimolare qualche forumista ad avventurarcisi.  Per compiere piccoli esperimenti di ricerca  riguardanti la nuova teologia di cui si sta discutendo qui, la tecnica del sogno lucido  mi sembra proprio quella ideale.  Per quanto mi riguarda, ho già spiegato che mi considero negato ad apprendere tale tecnica.  E spero sempre che compaia qualcuno che mi sorprenda dicendomi di esser riuscito a ottenere veri sogni lucidi a comando.  E pensare che non è nemmeno la prima volta che cerco di apprendere tale tecnica: la volta precedente accadde parecchi anni fa, e in quella circostanza mi sarebbe servita per esplorare i cosiddetti viaggi astrali.  Ma la cosa che mi fa pensare è che in quella circostanza ero in ambiente universitario, e potevo disporre della bacheca per richiamare l'attenzione degli studenti e dei ricercatori interessati, e alla ricerca parteciparono anche un paio di autori di guide per i sogni lucidi che si presumeva, almeno loro, che non mi avrebbero deluso. Certo, è forse possibile individuare altre tecniche per compiere quel tipo di ricerche che vorrei realizzare ora, ma la non riuscita dei tentativi effettuati con le rêveries mi hanno un pochino scoraggiato.
Ci sarebbe una importante alternativa: il training autogeno.
Ma adesso non ricordo se l'ho spiegato o meno pure in questo forum che non posso più praticare il training dato che mi accadde di avere un arresto cardiaco che potrebbe riverificarsi a causa dell'eccessiva risposta autogena al proponimento di rallentare il cuore durante la fase degli esercizi inferiori.  Il mio prof, che per fortuna era presente durante quella mia seduta di training, dovette intervenire per rianimarmi dall'arresto cardiaco.
Quindi, mi sembra di trovarmi ora senza  delle alternative valide per tentare nuovi esperimenti concreti.
Mi si dirà che possono esserci senz'altro altre tecniche ancora, ma occorre anche che io sia effettivamente pratico di tali eventuali tecniche, e sia nella tecnica della rêverie che in quella del training autogeno posso considerarmi esperto, tanto che ad esempio il mio prof mi utilizzava per mostrare agli studenti come si effettuava il training.   Se ora sto tanto insistendo sulla tecnica dei sogni lucidi, di cui invece non mi ritengo affatto competente, è perché in particolare questa tecnica mi sembra la più adatta in assoluto per esplorare alcuni aspetti del teolismo.
Dato che comunque ho dedicato il post precedente alla tecnica dei sogni lucidi, ed essendone io incompetente, ho dovuto ricorrere a riportare uno scritto altrui, sto ora pensando che per completezza di proposte, convenga  introdurre brevemente i forumisti che non ne avessero precisa contezza ad alcune nozioni base riguardanti il training autogeno, che potrebbe proporsi come una alternativa ai sogni lucidi, per applicarlo a quei sospirati esperimenti.
Dato che appunto io non posso più praticare il training autogeno, mi servirebbe pescare un aiutino da parte di qualcuno bravo in questa tecnica, se proprio non ci fosse nessuno a saper cavalcare i sogni lucidi, i quali continuo a sospettare che non esistano nemmeno, e che vengano considerati "sogni lucidi" sogni che lo sono soltanto parzialmente e che quindi non sarebbero utilizzabili per operare lucidamente dentro uno scenario onirico lucidamente approntato.
Dedico dunque il prossimo post a una guida essenzialissima al training autogeno, consigliandovi ovviamente di non fidarvi soltanto del mio scritto.  
(Non ci si lasci scoraggiare da quel che accadde a me, evento che mi accadde anche perché io tendevo a esagerare con quella tecnica: per me era diventato l'equivalente di un trip da allucinogeni.
A quanto risulterebbe, la letteratura scientifica non riporta casi di decesso durante la pratica del training) 
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Luther Blissett

Dato che il post che intendevo inserire oltrepassa il limite, devo frazionarlo in due parti.

                                    PARTE PRIMA
Raccontiamoci qualcosa sulla tecnica, chiamata anche dello "yoga occidentale", più nota come training autogeno. E vediamo come questa tecnica, pur così semplice, può proporsi come buon metodo rilassante e ritemprante ma anche come ottimo metodo di meditazione.
 
https://it.wikipedia.org/wiki/Training_autogeno
Si chiama autogeno proprio perché andrebbe svolto, come da definizione, da soli, senza l'ausilio, se non didattico, di altre persone.
 E' tuttavia da notare che non è affatto rara l'applicazione guidata da parte di conduttori di training su gruppi di soggetti, così come l'utilizzo di musicassette da parte dei meditanti: quando ciò si verifica, i meccanismi psicologici in atto sono soltanto assomiglianti a ciò che avviene nel vero training autogeno, e i fenomeni realmente svolgentisi cominciano a configurarsi più come di natura suggestiva e sofrologica che autogena. In altri termini, più che di training autogeno, dovrebbe parlarsi di tecniche di ipnosi o autoipnosi, con o senza scariche autogene.
 Quando un soggetto compie da solo il training autogeno, non effettuerebbe vera e propria autoipnosi, anche se questa affermazione è contestata da alcuni autori.
 
 Occorre ora ricordare per sommi capi come si svolge una seduta di normale training autogeno. Premetto che la mia sommaria presentazione risente di personale rielaborazione e ibridazione con altre tecniche e che quindi fa discostare alcuni passaggi e dettagli da procedure considerate standard.
 Tale tecnica la si deve praticare in un primo tempo a lungo in ambiente protetto per apprenderla bene.
 Quando ci si è impratichiti, essa può essere adottata poi anche in circostanze estreme, e infatti è spesso adoperata da atleti, alpinisti, navigatori solitari, piloti, e perfino astronauti.
 Il soggetto si sceglie una delle tre classiche posizioni previste dai manuali.
 Preferibile è, a mio parere, allenarsi sin da subito nella posizione meno comoda delle tre, ossia quella chiamata del "cocchiere a cassetta".
 Sarebbe troppo lungo spiegare il perché di questa scelta relativamente scomoda, ma diciamo sùbito che è la posizione più conveniente da apprendere, anche perché sarà quella più utile e facilmente riproponibile in circostanze estreme e in situazioni limite.
 Il training autogeno è un'ottima tecnica di rilassamento, e il suo originario nome tedesco ci dice qualcosa d'interessante sui meccanismi fisiologici che ne vengono modificati: "tecnica di autodistensione da concentrazione" oppure ancora "distensione per concentrazione passiva".
 Operando il training si ottiene una commutazione biopsichica ottenendo d'influenzare sensibilmente gli organi corporei.
 Sono classicamente proposti dai manuali sei esercizi detti inferiori e sei esercizi detti superiori.
 E' molto importante una sorta di magia che deve accordarsi alle parole, un recupero della parola onnipotente quasi di tipo regressivo-infantile, per cui è estremamente efficace una scelta oculata delle parole giuste con cui comporsi dei proponimenti da recitarsi interiormente, vere formule magiche, ripeto, che se ben vagliate possono divenire di grande potenza.
 Con poche selezionatissime parolette occorre comporre delle formule elementari ed essenziali, che devono risuonare intimamente come dei veri e propri ordini imperativi che si impartiscono al proprio corpo e ai propri organi interni.
 E' proprio così: il normale training autogeno richiede che si tratti la propria corporeità come fosse subordinata alla propria parola significativa.
 Si sottolinea la necessità di ripensare bene sulla strategia di parole delle proprie formule di proponimento. Massima attenzione soprattutto alla scelta delicatissima degli aggettivi. Attenzione anche all'evitamento del pronome personale "io" quando riferito a funzioni corporee: ogni riferimento fisiologico va diretto al corpo impersonalmente, e se si desidera invitare se stessi a respirare placidamente, si ordinerà a sé medesimi: "il corpo respira calmo e regolare", e non "io respiro calmo e regolare". Invece, è ammessa, con discrezione, l'autoreferenzialità quando applicantesi alle funzioni prettamente psichiche, e si potrà quindi dire a se stessi: "sono calmo".
 Come avviene che in termini atmosferici si dice "nevica" o "piove", ci si deve riferire all'atmosfera interiore analogamente come se si trattasse di una nostra intima psicometeorologia, sì che "io respiro" si tradurrà come "respira" immaginandosi come avverrebbe in tedesco un pronome impersonale come soggetto del verbo.

Il primo fondamentale atto da compiere per iniziare la procedura di commutazione nel training autogeno è il chiudere le palpebre.
 La semplice chiusura degli occhi già di per sé predispone la corteccia cerebrale occipitale al cosiddetto stato alfa, stato rilevato elettroencefalograficamente come ideale di stati rilassanti e meditativi.
 Tutto quanto verrà detto di qui di seguito va compiuto mantenendo costantemente gli occhi chiusi, e osservando il silenzio, poiché ovviamente le formule di proponimento saranno recitate tacitamente.
 Ogni seduta va comunque preceduta da una fase cognitiva molto accurata: è il caso di dire che ogni seduta va premeditata _ è logico vi sia una pre-meditazione prima di ogni meditazione _ si era infatti avvertito della necessità di un forte impegno intellettivo nelle scelte lessicali, impegno più che lucido, che richiede intelligenza e fredda razionalità ai limiti del cinismo, poiché occorre organizzarsi per ingannare alcuni assetti fisiologici del nostro corpo.
 Dato che questo è solo un post e non un trattato, tralascio molti aspetti limitandomi ad alcuni spunti.
 Da notare che quanto ora si dirà non è conseguibile ovviamente di già alla prima seduta, e generalmente occorre una ripetizione costante e graduale degli esercizi per ottenerne efficacia.
 Il primo e secondo esercizio inferiori (fortemente collegati tra loro da un inscindibile nesso fisiologico) sono i più importanti da apprendere e logicamente ad essi dovranno dedicarsi le prime sedute.

Immaginiamo ora per comodità didascalica di seguire un soggetto che abbia appreso a discretamente svolgere l'intera sequenza degli esercizi inferiori e superiori.
 Tra virgolette ecco una sequenza possibile di formule di proponimento che potrebbe avere adottato:
 Disporsi su uno sgabello nella posizione che un cocchiere assumerebbe sul calesse.
 Chiudere gli occhi
 Una prima formula di proponimento da recitarsi intimamente: " Sono perfettamente calmo"
 Oppure "Sono completamente calmo". Occorre scegliere bene tra questi due avverbi quello che ci convince di più e che ci lasci placidamente calarci nella procedura tacitando il senso autocritico e altri eventuali pensieri molesti parassiti.
 
 I sei esercizi inferiori:
 
 Esercizio I (della pesantezza), la cui formula di proponimento può essere:
 "Il braccio destro è pesante"
 [Si scelga il braccio destro se si è destrimani, quello sinistro se si è mancini: occorre dirigere la propria attenzione e i propri ordini interiori al braccio più vicino all'io: vi è una connessione estrema e sottile tra la nostra mano e la nostra coscienza]
 [[Il senso di pesantezza deve avvertirsi come una sensazione di incremento della forza di gravità, corrispondente all'abbandono dell'arto al campo di forze gravitarie del pianeta, arto che deve immaginarsi divenire pesante come un macigno]]
 
 Esercizio II (del calore). Formula: "Braccio destro caldo".
 [Notare come può ricercarsi una ulteriore essenzialità rinunciando pure all'articolo "il" e alla voce "è" del verbo essere, che ancora erano stati adoperati nel corso del primo esercizio]
 [[Si noti che l'esercizio I correttamente eseguito di per se stesso induce un riscaldamento dell'arto così come richiesto dal secondo esercizio. Inoltre, il senso di calore tende ad estendersi per un fisiologico fenomeno di generalizzazione dal braccio a tutto l'organismo]]
 
 Esercizio III (del cuore). Formula: "Il cuore batte calmo e regolare" oppure "Il cuore batte valido e ritmico".
 [Anche qui la scelta dei termini deve conformarsi a esigenze soggettive e alla propria sensibilità nei confronti delle diverse parole, che diversamente risuonano in ciascuno di noi. Nella formula proposta vi è un lieve ritorno di complessità sintattica, col recupero dell'articolo e ridondanza aggettivale, ma col prosieguo e l'approfondirsi dell'allenamento, anche questa formula può prosciugarsi alla mera essenzialità.]
 
 Esercizio IV (del respiro). Formula: "Respiro calmo e regolare"
 [Si noti che "respiro" è da intendersi come sostantivo e non come verbo alla prima persona, e deve significarci come fosse "E' il corpo che respira". Questo esercizio quarto va considerato in stretta connessione al precedente e possibilmente va appreso contestualmente al precedente]
 
 Esercizio V (del plesso solare, o dell'addome).
 Formula: "Addome irradiante calore"
 [Il plesso solare è il cosiddetto "cervello addominale", importante snodo neurovegetativo di tessuto nervoso autonomo indovato a livello intestinale. Dato che il termine anatomico "plesso solare" suona inusuale, lo si eviti, sostituendolo nella formula di proponimento col termine "addome". L'importante è che a livello mentale si senta come se il senso di calore acquisito a livello dell'esercizio II da questo momento in poi avvenisse come se si fosse imperniato su di un centro di irradiazione, e questo centro lo si deve avvertire in corrispondenza più o meno del nostro addome. Se si vuole, per semplicità, lo si può sentire coincidente con l'ombelico]
 
 Esercizio VI (della fronte fresca). Formula: "Fronte piacevolmente fresca"
 [Nelle formule recitate subvocalicamente è importante evitare termini che evochino il freddo vero e proprio... Quindi, "fresco", non freddo". Però, si utilizzino pure trucchi immaginativi iconici che facciano uso di un ghiaccio mentale se occorre per convincersi di sentire la fronte piacevolmente fresca (senza però nominarlo, data la potenza sublime attribuita alla parola: la parola ghiaccio può raffreddare eccessivamente rispetto ad una mera immagine del ghiaccio – dalle cose concrete è più semplice difendersi, molto meno da quelle sublimi). Solo a livello verbale va evitata l'associazione con freddo, gelo e ghiaccio, mentre possono invece immaginarsi, come materie pensate, non come parole pensate, sostanze gelide come blocchi di ghiaccio per facilitarsi la commutazione biopsichica che s'intende conseguire.]


 Col sesto esercizio si conclude la serie degli esercizi inferiori, e il soggetto può permanere quanto desidera in un piacevole e rigenerante stato di rilassamento.
 Quando intenderà recuperare lo stato lucido normale, dovrà effettuare la manovra detta "ripresa".
 La ripresa consiste nei seguenti atti:
 Estendere e flettere più volte le braccia; piegando e distendendo le braccia, respirare profondamente, e infine riaprire gli occhi. Aperti gli occhi, se si vuole, si può anche effettuare uno sbadiglio rilassato e anche un po' sbracato. Senza slogarsi però :)
 
 
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Luther Blissett

#179
                            PARTE SECONDA
I soggetti progrediti nel training autogeno possono andare oltre i sei esercizi prima descritti, aventi per scopo il rilassamento.
 Possono cimentarsi con i sei esercizi superiori, che sono esercizi di meditazione immaginativa e visualizzazione simbolica.
 Si può passare direttamente dallo stato rilassato ottenuto dal sestetto degli esercizi inferiori, senza riaprire gli occhi, alla sequenza delle tecniche superiori.
 Il soggetto progredito avrà anche conseguito una estrema essenzialità nelle formule efficaci di autocontrollo fisiologico, e ad esempio l'intera sequenza degli esercizi inferiori potrebbe mentalmente svolgersela in una manciata di secondi, il tempo appena occorrente per dirsi, sempre in modalità silente:
 "Calma... peso... calore...cuore e respiro calmi e regolari... addome irradiante calore... fronte piacevolmente fresca"
 Appena il soggetto esperto avrà terminato di pronunciarsi mentalmente tale formula divenuta con l'esercizio così abbreviata ed essenziale, si sentirà come se si trovasse in un giaciglio immerso sotto la coltre pesante di un piumino caldissimo emergendone soltanto con la testa piacevolmente fresca.
 Gli occhi sono chiusi, ma ora sta per avvenire una piccola novità, che è il clic che accende verso la nuova serie di esercizi, quelli superiori.


 Sotto le palpebre, occorre che il soggetto ruoti le pupille verso l'alto e l'interno.
 Senza riaprire le palpebre, gli occhi che ruotano verso l'alto e l'interno in alcuni soggetti possono dare una strana sensazione di vertigine. Bisogna in tal caso resistere alla tentazione di aprire gli occhi e fidarsi della natura che non sta facendo correre alcun rischio di cadere al soggetto, poiché egli si trova esattamente nella prima considerata medesima posizione del cocchiere a cassetta.
 Quello strano senso di mancamento è invece buon segno, segno che si è pronti a proseguire il viaggio, stavolta molto più nella psiche e nella coscienza piuttosto che soltanto nel proprio corpo.
 La manovra della ripresa, con cui si esce dalla condizione rilassata del training autogeno, allorché si deve uscire dalla condizione meditativa conseguita con gli esercizi superiori si articola in alcune ulteriori aggiunte di cui diremo tra poco. Fingeremo di non voler proseguire e di voler uscircene al termine del primo esercizio superiore, e così noteremo subito le piccole differenze.
 
 I sei esercizi superiori:
 
 Tecnica prima (preceduta dalla prova delle esperienze cromatiche: prova dei colori):
 Esercizio della visualizzazione di un prato verde.
 Si parte, come prima detto, dalla base conquistata della condizione rilassata dal complesso degli esercizi inferiori.
 L'esercizio parte dapprima dalla ricerca del colore preferito, e si pensa come se "davanti agli occhi della mente si sviluppasse un colore"... e quel colore sarà il colore preferito.
 L'esercizio consiste in un sogno a occhi aperti di un prato verde: si procede "camminando lento pede" rilassati sulle morbide e umide zolle erbose di un prato fino a dove gorgoglia un gentile ruscelletto di "chiare fresche e dolci acque", dove ci si lascerà schizzettare, e si risalirà poi verso la vicina sorgente ( e come disse il poeta, ci si deve sentire nelle bollicine, tutto "più liquido che l'aria"...)
 [Immaginiamo, ora, di volercene uscire precocemente dalla condizione meditativa a questo punto, dopo soltanto il primo esercizio appena iniziato. Ecco una possibile sequenza completa di atti, fino a questo punto (tra virgolette son segnate le formule) :
 Si chiudono gli occhi e "Calma... peso...calore...cuore e respiro calmi e regolari... addome irradiante calore... fronte piacevolmente fresca..." A occhi chiusi, mantenendo serrate le palpebre, si ruotano le pupille convergendole verso l'alto e l'interno, come se si volesse convergere verso il terzo occhio immaginario posto al di sopra della linea di congiungimento degli altri due, e si riprende a formulare mentalmente: "La calma si approfondisce... davanti alla mente si sviluppa un colore... il colore si fa sempre più chiaro... il colore è nettamente chiaro..." Ma ecco che intendo uscire e intraprendere perciò la "ripresa".
 [si noti che nelle formule può usarsi qualche verbo coniugato alla prima persona poiché si riferisce ad azioni della mente e non del corpo]
 Ripresa: "Il colore declina piano piano... il colore è completamente scomparso... Conto fino a sei: al sei mi sento perfettamente bene, calmo e fresco. Uno: le mie gambe sono leggere.
 Due: le mie braccia sono leggere. Tre e quattro: cuore e respiro perfettamente normali. Cinque: la fronte è di temperatura normale." Mentre pensa il numero sei, il soggetto si mette ad estendere e flettere energicamente le braccia, respira profondamente e finalmente riapre gli occhi.]
 Ma immagineremo invece ora che il soggetto abbia deciso di procedere oltre, e che rimandi la ripresa e la conseguente uscita soltanto alla fine di tutti gli esercizi meditativi possibili.
 Riprendiamo la sequenza con la
 
 Tecnica seconda. (Prova della percezione di oggetti concreti, ad esempio immaginando una candela accesa):
 Esercizio della visualizzazione di una casa vuota.
 Con la candela accesa, una immaginaria ispezione di una casa più o meno vuota, procedendo dal basso verso l'alto, dalla cantina fin verso la mansarda e la soffitta.
 Mentre si procede esplorando, annotarsi mentalmente gli eventuali dettagli e oggetti presenti o assenti lungo il percorso. Importante inventario che può rivestire dei significati.
 
 Tecnica terza. (Prova di percezione di valori astratti): ad esempio, ci si può provare a visualizzarsi un rapporto armonioso con la propria/ con il proprio partner (che può anche essere fantastico), immaginandosi un rapporto idilliaco.
 Una vera
rêverie, un sogno a occhi aperti, che viene però compiuto nei binari di un autocontrollo psicofisiologico rigoroso, che ha permesso di giungere fin qui in maniera ponderata, con la mente sotto controllo eppure legata a un filo d'aquilone e quasi 'galleggiante nell'etere'.
 
 Tecnica quarta. (La tecnica dello specchio immaginario): Con gli occhi della mente si immagina di avere davanti uno specchio e di guardarci dentro per constatare ciò che ne estrarremo. Può ottenersi una rappresentazione dinamica del carattere e della personalità. Occorre vedere questo specchio della mente che guarda dentro di noi e lì vedersi come si è e come si vuole diventare. In questa tecnica, stavolta, c'è tutt'altro che evitamento dell'Io, e piuttosto c'è il suo approfondimento, essendo l'Io il protagonista. E' la tecnica che consente di formularsi le domande antiche del 'conosci te stesso'(il greco ghnothi sautòn): "Chi sono io?" "Che cosa voglio diventare?" "Qual è il mio scopo?"
 
 Tecnica quinta. (Viaggio verso il fondo del mare): la via verso il fondo del mare è un'occasione straordinaria per esperire sensazioni anche estremamente forti. Può divenire decisamente la parte più emozionante delle nostre esercitazioni. Può in casi estremi accadere di sentirsi obbligati a interrompere la tecnica con riemersione rapida d'emergenza, ad esempio quando ci si sente affondare in un abisso senza fondo che ci attira: discendere nel proprio baratro personale interiore può divenire il vissuto più simile possibile ad un'esperienza infernale.
 Il soggetto deve immaginarsi un viaggio nelle profondità marine. Mentre si cala negli abissi, nella mano destra deve sentirsi armato di un'arma potente, una bacchetta magica, o meglio un micidiale lancia-raggi distruggitori da fantascienza, e nella mano sinistra da un fatato anello di luce capace di ipnotizzare gli eventuali mostri che emergano d'improvviso dai gorghi. Sono d'un tratto probabili delle formidabili battaglie con i mostri che allignano nelle profondità dell'inconscio. Non sono da escludersi reazioni anche violente. E' questa una tecnica delicata che va gestita con grandissima attenzione. Nello scontro col "Leviatano interiore", nel confronto con parti del sé e con le incomprensibili e imponderabili mostruosità che vengono dal profondo sono possibili reazioni paradosse ma anche una positiva abreazione dell'aggressività. In sostanza, è questa una tecnica che può risultare assai efficace nel dare una sferzata energetica e trasformativa alla persona.


 Tecnica sesta. (Via verso la cima del monte): E', all'opposto della tecnica precedente, la via a salire, l'ascesa verso la cima del monte alla ricerca, presso la vetta, del Vecchio Saggio, con l'incontro del quale infine si conclude il cammino. Avvertenza: è assolutamente consigliato impegnarsi in questa tecnica sesta senza avere scavalcato la tecnica precedente del descensus ad Adem, ossia della rischiosa discesa nelle proprie interiorità. In alcuni casi, nello svolgimento della tecnica della salita verso la cima del monte possono verificarsi esperienze illuminative o in vario modo sconcertanti, e in rarissimi casi sono ritenute possibili, a questo stadio, anche esperienze paranormali e perfino (perché escluderle?) spirituali.
 Se vi capiterà di scoprirvi particolarmente predisposti a queste esperienze estreme potreste ricavarne stati di godimento che non avreste ritenuto possibili, disorientanti se non chiaramente riorientanti ossia capaci di invadervi dentro di trasfigurante calore e fuori di radioso splendore. Per provare a smontarvi vi si dirà che potreste aver conseguito semplicemente uno sguardo allucinato, un bagno di endorfine, un drogarvi encefaline: lasciate dire. Ma se e quando aveste la ventura di aver provato tali stati così estremi e peculiari, tali che vi sembrerà di essere saliti su un abbagliante Tabor, vedrete con quale nuova segreta felicità vi appresterete a ridiscendere da quella cima conquistata, e con nuova inusitata docilità vi obbligherete ai modi consueti e placidi dell'esercizio della ripresa con cui riacquisirete uno stato di coscienza ordinario, serbando con voi il ricordo palpitante di una sconcertante esperienza, con la promessa di tornare ancora, mille volte.

Insomma, tutto quanto meraviglioso, e vi sembrerà tutto vero, ma c'è un ma: gli scienziati hanno individuato come responsabili di tutto ciò sostanze allucinogene prodotte dal nostro cervello, come la dimetiltriptammina, detta anche DMT
https://it.wikipedia.org/wiki/Dimetiltriptammina
Mi dispiace, ragazzi, ma purtroppo sembra che le cose stiano proprio così  :(
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