Piccola proposta di una nuova teologia

Aperto da Luther Blissett, 24 Ottobre 2025, 02:00:00 AM

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iano

#210
Citazione di: Luther Blissett il 04 Maggio 2026, 20:55:27 PMViene poco dopo acciuffato dalla polizia che lo interroga venendo così a scoprire anche la sua provenienza dalla casa del dottor Jainko, che viene quindi arrestato a sua volta.
Se viene riconosciuto come non umano la sua testimonianza non ha valore, e diversamente è inaccettabile. Anche la possibilità  che Jainko, pentito, si costituisca, ancora non basta.
Ma siccome sinceramente pentito e desideroso di espiare le sue colpe, col consenso della polizia, costruisce un nuovo androide, il quale a sua volta sfugge, anche alla polizia, uccidendo questa volta un uomo, con concorrenza di colpa della polizia. :))

Il punto secondo me è un altro. Possiamo davvero immaginare Esso come impersonale?
Perchè noi per esemplificare il caso facciamo l'esempio del lancio dei dadi, nel quale c'è qualcuno che li lancia.
Un caso impersonale trascende la nostra immaginazione.
Accettare questo dio senza volto equivale ad accettare che la realtà sia essenzialmente imprevedibile. Negare cioè che il motivo per cui la possiamo determinare, nella misura in cui lo possiamo fare, costituisca la sua essenza.
In questi casi si tira in ballo, non fosse altro che per assonanza, il principio di indeterminazione, il quale però afferma tuto il contrario di ciò che promette.
Esso ci dice infatti, in una sua parte, che non c'è un limite teorico alla precisione con cui possiamo misurare una cosa, per quanto la misura sarà sempre affetta da un errore.
Cioè l'errore può essere ridotto teoricamente a piacere (  tecnologia permettendo), ma non può essere eliminato.
Abbiamo a che fare cioè con una indeterminazione di fatto, e non con una realtà indeterminabile, un problema che però i fisici aggirano calcolando ''l'esatto valore dell'indeterminazione'' in relazione alla tecnologia di misura a disposizione.
Fin qui tutto sommato nulla di nuovo.
Quindi quale vera novità introduce il principio di indeterminazione?
Esso stabilisce una dipendenza fra precise coppie di grandezze fisiche considerate prima indipendenti fra loro, e che nella loro generalità in effetti continuano a restare tali.
Come dire che le sorti delle misure delle due grandezze costituenti la coppia che il principio in modo preciso determina (se non bastasse ancora il suo potere di determinazione) non sono indipendenti, e che la misura che otterremo per una delle due dipende dalla misura che effettuiamo contemporaneamente sull'altra.
 Cioè, perchè questa dipendenza si manifesti, occorre che le misure siano contemporanee.

Proviamo a dirlo in altro modo. L'equazione dell'onda di indeterminazione è ben determinata.
Più che con una realtà determinata sembra che abbiamo a che fare con una realtà che si lascia determinare, in qualche modo.
La possibilità di un azione cosciente, e dello stesso costituirsi stesso di una coscienza quindi, riposa su una premessa di determinabilità, senza la quale nessuna azione volontaria sarebbe possibile.


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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Luther Blissett

#211
I pensieri stanno divagando  mentre il procedere del tuo corpo lo hai affidato al pilota automatico.  Si dice sia in questo modo leggero che dovrebbero scivolarti via le preoccupazioni, sole rimanendo trionfanti le fantasie.  Fantasie? Mi pare proprio non  ne resti nemmeno una che non sia accompagnata da un'ombra.
 
Eppure all'inizio sembrava vi fosse  un venticello leggero e invece in arrivo  già è prenotato  un turbine impetuoso.
Non essere pessimista, era solo una folata passeggera, vedi? avviciniamoci, parrebbe una nubecola di farfalline svolazzanti, proviamo ad acchiapparne una.  Ma no, non le tocchiamo che appena le tocchi ti sporcano le mani della loro cenere  impalpabile e muoiono.
Ma sì, sono proprio farfalline, cadute dentro un mulinello agitato dal vento... bellissimo modo di morire... (ssst, Esso, ammettiamolo, è  spesso un artista: pensa che in questo canto, queste qui le fa morire come Paolo e Francesca).
Non riuscendo a scrollarmi via di dosso un detrito cristiano, mi accorgo  che sto già ricercando anche qui un qualche concorso di colpa dell'uomo.
Le pale eoliche sono state congegnate dall'uomo, vedi?, e sono fatte per deturpare la natura e uccidere gli uccelli, le cose come le pale sono innocenti, è la malizia dell' uomo che le ha costruite.
 
"Anche la chimica è un crimine umano che sta avvelenando il mondo, e infatti deriva dall'alchimia che era materia di eretici che trafficavano col diavolo." Una parte consistente della società ancora pensa in questo modo, e nel profondo, persino una oscura parte di noi persiste a pensare così.
 
Ma ora veniamo a noi e ai nostri tempi. Noi uomini non troppo cortesi, nelle nostre sanguigne contrade da qualche secolo in qua  ci siamo messi in testa che per venire a conoscere la verità e fare avanzare il sapere dobbiamo porre sotto tortura la natura.
Lo ammettiamo, contro la natura ci sentiamo animosi, sentiamo che dobbiamo interrogarla, e intuiamo che non basteranno soltanto i modi gentili.
Abbiamo affibbiato alla natura il nomignolo Esso, per provare a personalizzarlo, ed è ovvio che non possiamo considerarlo un interlocutore, dato che non si può discutere con una nonpersona.
Ma proviamo a fargli lo stesso alcuni appunti, che servono appunto come appunti per far capire a noi stessi con Cosa abbiamo a che fare.
 
                          Il titolo di sapore western di questa parte è: "Per  qualche enzima in più..."
 
Ad esempio, sarebbe stato molto semplice, per la Natura, ridurre il tasso di violenza generale di tutte le forme di vita, evitando di fondare tutta l'evoluzione dei viventi sulle catene alimentari, evitando così di accrescere senza limiti la bellicosità tra loro di tutti gli organismi viventi.
Esprimendomi grossolanamente a sciabolate dirò così:
Tutte le cellule viventi sono fondate sulla estremamente versatile chimica organica del carbonio, essendo costituite fondamentalmente da tre principali categorie di sostanze organiche:
 
acidi grassi (consistenti in molecole costituite da catene carboniose fatte di carbonio C e idrogeno H):
carboidrati, ossia gli zuccheri, che a carbonio C e idrogeno H vedono aggiungersi anche ossigeno O);
proteine (queste molecole vedono aggiungersi un quarto componente principale, l'azoto N).
 
Gli acidi grassi servono a mille scopi tra i quali essenziali sono il loro costituire membrane delimitanti; i carboidrati servono soprattutto a fornire energia ma non solo, e le proteine servono soprattutto a svolgere funzioni strutturali, a costituire la struttura sia delle cellule, sia degli aggregati di cellule, ovvero dei vari tessuti degli organismi.
Orbene, Esso aveva dimostrato al principio di saper gestire straordinariamente bene tutti gli aspetti del metabolismo generale degli organismi viventi, dimostrando una spontanea genialità (sia pure di natura del tutto casuale, accidentale) nel dare il via alla vita delle prime fasi.
Uno degli iniziali sprint più formidabili e promettenti  è stata la fotosintesi clorofilliana, che è quel processo biologico mediante il quale le piante in generale trasformano l'energia apportata dalla luce del sole in energia chimica.  Sfruttano così la clorofilla convertendo acqua HO (che le radici hanno assorbito dal terreno) e anidride carbonica  CO presa dall'atmosfera in due prodotti: glucosio e ossigeno O₂.
Si noti che il glucosio è la molecola base della categoria di tutti i carboidrati o zuccheri che dir si voglia, e quindi è un nutrimento essenziale per gli altri esseri viventi che non dispongono di clorofilla; si noti che al contempo, con questa straordinaria reazione chimica si ottiene anche arricchimento dell'atmosfera in ossigeno O₂, ossigeno che permetterà la respirazione degli esseri viventi.
Questa semplice e insieme geniale formula è di quelle strategiche nell'agevolare l'esplosione degli organismi viventi sul nostro pianeta.
 
A questo punto, se Esso fosse stato un interlocutore valido (e non, purtroppo, un'entità impersonale benefica solo per accidente e alla fine sostanzialmente malefica nei fatti ) gli si sarebbe potuto formulare la seguente domanda:
"Complimenti, Esso, tra le altre cose, per la genialata della fotosintesi clorofilliana.  Ma con tale formula tu avresti avviato a parziale soluzione solo una parte, appunto, del problema nutrizionale dell'insieme degli esseri viventi.  Hai provveduto a rifornirli di carboidrati, ok, ancora complimenti.
Ma le proteine, come la mettiamo con le proteine?
Tu che sei stato capace di escogitare una formula così performante, che cosa fai, ti fermi a metà?
Secondo te, cosa succederà quando,  proprio a causa della tua straordinaria formula, questo pianeta si riempirà di un oceano di esseri viventi, e tutti questi dovranno procurarsi l'azoto che serve per consentire al loro metabolismo di costruirsi le proteine: ecco, rispondimi, che cosa faranno tutti costoro?
Inizieranno tra tutti loro una guerra terribile che durerà miliardi di anni e non finirà mai, o forse finirà se arriveranno a formarsi per caso creature viventi dotate anche di personalità oltre che di intelligenza, creature che dopo tanti dolorosi millenni potranno tentare di fermare la spaventosa catena di morte che tu hai procurato alla totalità degli esseri viventi, che hai scomodato dal nulla per rigettarle poi nel nulla dopo i tormenti della vita.
Ma lo so che di tutto questo non puoi vergognarti, e che è logico che dietro di te non può esserci  nessun dio responsabile.
Pensa, sarebbe bastato che tu avessi escogitato un enzima per fissare l'azoto nei viventi, una formula sicuramente molto più semplice di quella che avevi escogitato con la clorofilla.
E se avevi tirato fuori dal cilindro un enzima siffatto, pensa, avresti ridotto in maniera spettacolare la necessità del conflitto nella totalità degli esseri viventi.
Ma io ti dico "pensa" e tu non sei persona, sei vanamente intelligente, sei il lato oscuro della materia, sei eterno senza ragione, senza che nemmeno te ne rendi conto.
Non lo sappiamo ancora se tu hai creato soltanto esseri viventi destinati alla morte.
Sei talmente ciecamente crudele che potresti aver creato perfino altre creature ancora più infelici di quelle mortali, potresti aver creato uno o anche più esemplari di quelli che noi umani chiameremmo Dèi minori.
Forse hai fatto una cosa così anche con noi umani, dobbiamo ancora scoprire se è effettivamente così.
Se fosse così, significherebbe che avresti creato esseri senza corpo né luogo, così da obbligarli a parassitare noi esseri viventi per poter avere almeno l'illusione di vivere e morire.
Ritengo che tu, se hai fatto una cosa del genere, hai conseguito questo allucinante risultato svincolando questa infelice creatura (eterna come te) dalle leggi della termodinamica.
Vorresti che Lui rimanga per sempre nell'abisso come te?
Non è detto, Esso, non  è detto.
Lui è una persona, non è come te, non ha nessuna colpa di quello che tu hai fatto.
Ti informo che alcuni di noi stanno ipotizzando che tu abbia commesso un altro errore grave, di cui per fortuna non puoi nemmeno renderti conto, e quindi neanche te lo racconto."
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Luther Blissett

Il nostro Dio è una Persona infelice, per il Suo esser stato dannato a languire in deserta solitudine in un nonluogo dove è stato confinato e dove esiste esclusivamente Lui, ed è conseguentemente disperato per la Sua conseguente consapevolezza di non poter mai morire. Lui, insieme agli esseri umani, che sono invece infelici per il motivo opposto, cioè perché sono mortali, forma un Organismo polisomatico e polipsichico complessivamente immortale. Questo immane Organismo è una entità generata fortuitamente da Esso. Esso è la denominazione che la teoria teolistica ha dato a quel meccanismo naturale impersonale che in casi straordinariamente rari è in grado stocasticamente di arrivare a plasmare entità di natura personale.
Dato che noi umani siamo aggregati assieme a questa Persona immortale a formare una unica entità che perciò nel suo insieme può definirsi divina, possiamo ritenerci anche noi, pur al momento mortali, potenzialmente in grado di mutare il nostro destino personale.
Possiamo con buona ragione chiamare quella Persona il Dio nostro, e, allo stesso tempo, quella Persona può legittimamente considerare noi come il Suo Dio. Morendo con ciascuno di noi, Dio allevia la Sua angoscia di immortalità, e vivendo le nostre vite, ci percepisce come Dio vivente, mentre Lui persiste a soffrire sentendoSi condannato a languire in disperata solitudine in un nonluogo.
 
Il fatto critico è che  il nostro Dio non ha alcuna certezza che noi umani esistiamo realmente, Lui teme che noi umani si sia tutti soltanto delle Sue allucinazioni, e allucinatorio Lui ritiene che sia anche tutto il nostro mondo pullulante di vita dove noi viviamo.  E' esattamente in questo che consiste la tragedia assoluta del solipsismo divino.  Lui crede di essere in grado di avere potenti allucinazioni creative, capaci per se stesse di generare una illusoria Realtà compensativa, in grado di ricreare un mondo di viventi intorno alla Sua solipsistica disperazione.
Lui, il Puer, ci vede tutti insieme, noi esseri umani, come fossimo il vero Dio che potrebbe salvarLo dalla Sua disperazione, ma purtroppo Lui non ha certezza che noi umani esistiamo davvero, poiché appunto Lui teme che noi si sia soltanto Sue allucinazioni compensatorie.
Qui si sta spiegando quanto possa essere sottile la malizia di Esso che è il vero creatore di tutto ciò che esiste, creatore che tuttavia occorre estrema attenzione a non scambiare mai  per il vero Dio.   Esso può anche identificarsi, piuttosto, con l'orologiaio cieco di Dawkins.
E' Esso che ha creato sia la Natura che ci costituisce, che poi ci ha forgiato come esseri viventi evoluti infine a divenir consapevoli, è Esso che ha creato noi umani come esseri mortali e che ha creato infine anche  il nostro Dio, il Puer, come essere immortale.
La potenza creativa di poter disporre della Materia rimane purtroppo  tutta a disposizione di questa entità irresponsabile, Esso, che tutto crea compiendo tutti gli errori ed orrori possibili.
Ma per fortuna e in ultima analisi, Esso non è necessariamente il padrone assoluto di tutta la Realtà: Esso è soltanto la macchina impersonale autrice di tutti i misfatti che si succedono nei mondi. 
Per fortuna, possono esistere luoghi speciali della Realtà dove Esso può essere asservito e ridotto ad essere ciò che in fondo Esso è per sua natura: una  macchina, un cieco meccanismo, non dimentichiamolo.
Il destino delle macchine deve essere quello di servire gli esseri umani o umanosimili che  possono ritrovarsi nei mondi.
 
Si rileverà questa ennesima simmetria, che si è voluto puntualizzare in questo post: da una parte,  tra la speranza coltivata dal nostro Dio che noi, che Lui considera il Suo Dio, esistiamo realmente (e che noi non si  sia solo delle vane allucinazioni dettate dalla Sua disperazione) e, dall'altra parte, la speranza che anche noi esseri umani coltiviamo che Lui esista davvero per noi come nostro Dio (e anche noi umani, purtroppo, non abbiamo ancora questa certezza).
Che cosa è che si oppone a che entrambe queste parti di cui è costituita la nostra complessiva divinitas possano scoprire che la controparte esiste realmente e che non sia solo una smisurata illusione? 
La risposta scontata sta sempre nello studiare il mare delle perversità evocabile  in quel pronome notorio: Esso.
Ma ecco perché ricorriamo sovente a citare questo incomodo, è per sottolineare come l'agire di Esso contempli certamente tutta una serie di inevitabili errori.  Questa è la vera natura profonda di Esso: Esso è una sorgente infinita di glitch, errori.
Occorre studiare per trovare questi glitch, che, per esempio nel nostro caso, Esso ha compiuto nel separarci dal Puer, i difetti inevitabili della "membrana amnestica".
Occorre appunto che qualcuno in grado di farlo provi ad effettuare quell'esperimento di cui più volte si è qui parlato.
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Luther Blissett

Ottima idea quella di avere inserito nel forum anche uno spazio dedicato alla musica.
 
Per la tastiera delle emozioni, la musica è davvero la Musa più ispiratrice: è giusto  che faccia capolino anche in questo thread dedicato a una teologia novella, la teologia del piccolo Dio prigioniero della psiche dell'Uomo, la teologia che propone di liberare sia l'Uomo che il nostro divino prigioniero dall'entità che entrambi ha creato tenendoci tra noi separati.
Anche ad Esso che non lo merita dedico questa musica a cui non posso non pensare ogni volta che penso ad Esso:
https://youtu.be/5Ls8-pk4IS4?list=RD5Ls8-pk4IS4
 
Ogni spunto musicale suscita o si accorda con un diverso stato d'animo, e non è affatto detto che una musica allegra incrementi la gioia, o al contrario che susciti mestizia una musica malinconica.
Da noi viventi tutta la tastiera arde essere toccata fino allo stremo... e  c'è chi vorrebbe che la musica fosse presente anche in quel momento.
 
Si raccoglie un diverso sapore e un diverso sapere ad ogni stato di coscienza, e l'umore ogni colore può così attraversare.
 
La musica è sul serio una forma di energia per la psiche, in grado di rianimare anche le fiammelle tremolanti.
Questa musica triste lo sembra soltanto poiché sa tenere segreto il suo vitalismo:
 https://youtu.be/9uMIgPeoHho?list=RD9uMIgPeoHho
 
Ma tutto il corpo, non la psiche soltanto, vuol partecipare:
https://youtu.be/7JXxFUjx6Vw?list=RD7JXxFUjx6Vw
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Visechi

"Si rileverà questa ennesima simmetria, che si è voluto puntualizzare in questo post: da una parte,  tra la speranza coltivata dal nostro Dio che noi, che Lui considera il Suo Dio, esistiamo realmente (e che noi non si  sia solo delle vane allucinazioni dettate dalla Sua disperazione) e, dall'altra parte, la speranza che anche noi esseri umani coltiviamo che Lui esista davvero per noi come nostro Dio (e anche noi umani, purtroppo, non abbiamo ancora questa certezza).
 Che cosa è che si oppone a che entrambe queste parti di cui è costituita la nostra complessiva divinitas possano scoprire che la controparte esiste realmente e che non sia solo una smisurata illusione?"

 
 
IO: - Perché è molto improbabile che uno venga da me di sera parlando in tedesco e sprigionando gelo, per trattare di affari dei quali non so e non voglio saper nulla. Molto più verosimile è che stia per manifestarsi in me una malattia e che nel mio stordimento il tremito di febbre, contro il quale mi avvolgo nei panni, io lo proietti all'esterno, nella vostra persona, e vi veda soltanto per scorgere in voi la scaturigine del gelo.
LUI (con una risata tranquilla e convincente da attore): - Quale assurdità! Quale intelligente assurdità stai dicendo! Direi che farnetichi. E come sei artificioso! D'una artificiosità intelligente, quasi rubata alla tua opera musicale! Ma qui, in questo momento, non stiamo facendo musica. Questa è pura e schietta ipocondria! Non fingere debolezza, sii un pochino orgoglioso, e non rinunciare subito ai tuoi cinque sensi! Nessuna malattia sta per scoppiare in te, anzi dopo quell'attacco insignificante godi la migliore salute giovanile. D'altro canto, scusa, non vorrei essere indelicato: che cosa è mai la salute? Ma così, caro mio, la tua malattia non si manifesta. Tu non hai traccia di febbre e non c'è ragione alcuna che tu l'abbia mai ad avere.
IO: - In secondo luogo, perché a ogni parola che pronunciate rivelate la vostra nullità. Dite continuamente cose che sono in me e provengono da me, non già da voi. Scimmiottate Kumpf nei modi di dire e non avete l'aria di aver mai frequentato l'università e di esservi seduto accanto a me sul banco degli asini. Voi parlate del povero "gentleman" e di colui al quale do del tu, e persino di persone che mi hanno dato del tu senza ricambio. Persino dell'opera, parlate. Come fate a sapere tutte queste cose?
LUI (ridendo ancora con arte e scotendo il capo come ad una deliziosa trovata infantile): - Come faccio? Tu vedi, questo è certo che lo so. E da che vorresti argomentare a tuo disdoro che non vedi bene? Sarebbe proprio contrario a qualsiasi logica, come la si impara nelle scuole superiori. Anziché dedurre dalle mie nozioni che non sono qui in concreto, dovresti piuttosto concludere che non solo sono concreto, ma sono anche colui che tu mi reputi in tutto questo tempo.
IO: - E chi reputo che siate?
LUI (con cortese rimprovero): - Va' là che lo sai! Non dovresti fare a rimpiattino come se non mi avessi aspettato da un pezzo. Lo sai anche tu che i nostri rapporti esigono una buona volta un chiarimento. Se io sono (e questo, credo, ormai lo ammetti), non posso essere che Uno. Dicendo «chi sei?» intendi «come ti chiami?». Ricordi certamente tutti i buffi nomignoli fin dai tuoi tempi goliardici quando non avevi ancora buttato alle ortiche la Sacra Scrittura. Li sai tutti a menadito e potresti scegliere. Possiedo, infatti, si può dire, soltanto nomignoli, coi quali mi si può fare il solletico sotto il mento con due dita: lo devo alla mia popolarità, non è vero? anche quando non la si è cercata e quando, in fondo, si è convinti che è dovuta a un malinteso. È sempre lusinghiero e fa bene. Cerca dunque, se proprio vuoi chiamarmi per nome, benché tu di solito non chiami così le persone, dato che nella tua indifferenza non ne conosci i nomi... cerca fra i vezzeggiativi contadineschi, che sono "ad libitum"! Uno solo non lo vorrei sentire, perciocché è decisamente una maligna calunnia e non si adatta alla mia persona. Chi mi chiama il sor "Dicis-et-non-facis" sbaglia di grosso. Sarebbe anche questo certamente un solletico con le dita sotto il mento, ma è una calunnia. Io faccio quel che dico, mantengo appuntino le mie promesse e posso dire che questo è un mio principio commerciale, all'incirca come gli ebrei sono i mercanti più fidati; e quando c'è stato un imbroglio, è proverbiale che l'imbrogliato sono io, credulo sempre nella fedeltà e nell'onestà altrui.
IO: - "Dicis et non es". Pretendete davvero di starmi seduto di fronte sul divano e di parlarmi in buona lingua kumpfiana, con frasi arcaiche? Proprio qui in Italia pretendete di venirmi a visitare, dove siete estraneo alla zona e niente affatto popolare? Che assurda mancanza di stile! A Kaisersaschern vi avrei magari tollerato. A Wittenberg o alla Wartburg, persino a Lipsia mi sareste apparso credibile, ma non qui, sotto un cielo cattolico-pagano!
 
Brani tratti dal Doctor Faustus di T. Mann
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Luther Blissett

#215
Mi è stato chiesto in che modo il teolismo ipotizzi come concretamente potrebbero svolgersi i nostri vissuti nel momento della nostra transizione dalla vita alla morte. 
Per rispondere, occorre richiamarsi all'analogia con quella grave forma di malattia neuropsichiatrica che il teolismo ha proposto come proprio principale modello ispiratore, ovvero l'analogia con il "disturbo dissociativo dell'identità", icasticamente rappresentato dal celebre caso Billy Milligan, il soggetto che risultò "affetto" da 24 accertate diverse identità personali.
Aggiungiamo che l'ipotesi teolistica sostiene tra l'altro i seguenti punti:
a)che esista un'entità impersonale, ridenominata dal teolismo "Esso", entità che coincide con la Natura stessa, che altri hanno ben descritto come "orologiaio cieco", meccanismo creatore di tutto ciò che esiste, compreso il materiale vivente, financo quello dotato di coscienza;
b)che "Esso" è dunque l'entità impersonale che ha creato anche l'Uomo, ma che nonostante ciò non può essere dall'Uomo definita "Dio";
c)che non esista alcun Dio personale onnipotente;
d)che "Esso" non ha in sé, in quanto nonpersona, alcun intento morale né positivo né negativo, e che quindi sarebbe in teoria scorretto trovare nel suo agire una intenzionale malizia, ma tuttavia, tenuto conto che il suo agire erratico comporta dei risultati in assoluta prevalenza più che drammatici, è corretto definire tale entità come sostanzialmente negativa;
e)da quanto detto nel punto precedente d, ne consegue che sarebbe inutile rivolgere "preghiere" verso un'entità così "deprecabile", essendo Esso non soltanto "cieco" ma anche "sordo";
f)Esso è dunque il creatore di tutti gli esseri viventi, che nella loro totalità ha forgiato in una modalità analoga a quella che nella descrizione dei moderni processi industriali l'Uomo ha definito di "obsolescenza programmata", avendo invariabilmente la morte come risultato finale per tutti i viventi;
g)il teolismo, come rilevante punto nuovo, ipotizza che Esso abbia creato, sia pure come rarissime singolarità, anche delle entità personali dotate di coscienza ma destinate a restare immortali;
h)tali creature singolari, cui Esso ha conferito la prerogativa dell'immortalità, svincolandole dalle leggi della termodinamica, rappresentano dunque una apparentemente straordinaria eccezione nel suo agire, che nella sua normalità implica sempre un alfa e un omega per ogni creatura vivente;
i)nonostante che la prerogativa dell'immortalità conferita a tali rarissime creature possa di primo acchito sembrare uno straordinario privilegio, Esso in quanto entità creatrice sostanzialmente negativa non si smentisce nemmeno in siffatta circostanza, in quanto tali "privilegiate" creature vengono da Esso create come prive di corpo e di mondo attorno, e quindi come pure coscienze personali, che avvertiranno l'assenza di propria corporeità e di ambiente attorno come una spaventosa deprivazione sensoriale che le condurrà a una angosciosa mal-esistenza allucinatoria;
j)una di queste "privilegiate" creature, forgiate come immortali da Esso, è quello che il teolismo ha chiamato come il nostro piccolo Dio personale, che abbiamo anche chiamato "Puer aeternus", "Infans", entità senza-Parola, immatura e innocente, che vive e muore di tutti noi, che Egli "vive" senza nemmeno esser certo che noi esistiamo davvero e che invece non fossimo nient'altro che Sue allucinazioni;
k)Esso è un creatore sempre imperfetto, dato che tutte le sue creature viventi sono o mortali oppure anche rarissimamente immortali, ma sempre comunque tendenzialmente tutte infelici;
l)l'infelicità delle creature mortali è ovviamente spiegabile con l'angoscia di morte che più o meno affligge chiunque sia consapevole di esser mortale;
m)l'infelicità dei rarissimi esseri immortali è la tremenda consapevolezza che l'immortalità senza corpo e senza mondo con cui sono stati concepiti non è affatto un privilegio, bensì una terribile condanna, per cui costoro "guardano" verso noi mortali con invidia, tormentati da una inguaribile angoscia di eterno, che loro temono non potrà terminare mai;
n)venendo al nostro caso particolare, il nostro piccolo "Dio minore", possiamo comunque definirLo Dio, pur avendo compreso che Egli manchi di ogni prerogativa divina oltre quella di essere immortale, e oltre quella di avere una immortale Memoria, essendo di questa fatta la Sua Persona;
o)il nostro Dio non sa di essere Dio, siamo noi che sperabilmente sapremo che Lui è il nostro Dio, e di Lui possiamo anticipare che è un Essere disperato che ci guarda come se Dio invece lo fossimo noi, dato che noi, diversamente da Lui, abbiamo dei corpi ed un mondo a noi attorno che ci consente di vivere e morire, e Lui guarda ogni nostra vita e poi morte con l'insopprimibile desiderio di poter finalmente morire anch'Egli ponendo così fine alla sua infinita infelicità.
 
Dopo la premessa di questa quindicina di punti ricapitolanti sia pure parzialmente il teolismo, è possibile provare a rispondere al quesito con cui si è iniziato il presente post, ovvero "come concretamente potrebbe verificarsi il nostro vissuto di morte immediatamente dopo l'effettivo decesso?" 
In base a tutto quanto detto, per rispondere alla domanda, proviamo ad applicare ciò che consegue all'analogia con quella particolare malattia che ha contribuito a ispirare la teoria teolistica stessa, il disturbo dissociativo dell'identità.
Quella particolare malattia vede  il paziente affetto da un disgregarsi della propria identità  primaria in innumerevoli identità secondarie, 24 nel caso clinico Billy Milligan, centinaia di miliardi nel caso Puer aeternus.
Noi, morendo, recuperiamo la consapevolezza di restare esistenti ma sentiamo venir meno quella nostra  personalità secondaria che ci eravamo venuti formando attraverso la vita vissuta che abbiamo vista concludersi da pochi istanti: a tal punto siamo quindi destinati a finire conservati nella prodigiosa Memoria del Puer.  Egli, nonostante le miliardi di vite umane che Lui ha con ognuno di noi con-vissuto, rimane convinto che noi tutti si sia soltanto delle Sue allucinazioni, che anzi Lui guarda speranzoso come noi fossimo nel nostro insieme una divinità da cui , pur continuamente disatteso, Si attende aiuto.  E Lui, credendoci soltanto allucinazioni, e non invece delle persone vere e proprie, che sono state vive e ora son destinate a restare nella Sua Memoria, rimane deluso ogni volta che noi non ci accorgiamo di Lui e della Sua speranza che noi, che Lui davvero crede divini, Lo si aiuti a finalmente morire, cosa che rimane il Suo desiderio più grande e inesaudibile.
 
L'obiettivo del teolismo è quello, in primo luogo, di validarsi attraverso la riuscita dell'esperimento proposto nel post #195 del presente thread.
Una volta ottenuta una validazione, sia pure anche soltanto indiziaria, dovrà trovarsi un metodo efficace per riuscire a convincere il Puer della nostra effettiva esistenza concreta, e anche noi dovremo arrivare a convincerci della Sua esistenza.
Se sia noi che Lui riusciremo a renderci conto che la controparte esiste davvero, potrà cambiare radicalmente il destino di entrambe le parti.
E' stato Esso a creare noi umani mortali e Lui divino infante immortale, e Lui è una Persona immortale composta soltanto di Coscienza e Memoria, profondamente infelice, poiché Esso Lo ha creato gettandoLo fuori dal mondo, mentre noi Esso ci ha creato gettandoci nel mondo.
Esso ci ha creato, noi e Lui, insieme, però tenendoci patologicamente separati, entrambe le parti deficitarie della controparte.
Il nostro dovrà essere un incontro reciprocamente salvifico, che salvi sia noi dall'annientamento, sia Lui dalla condanna infinita che Lo affligge.
Se sapremo come convincerLo, Lui la smetterà di agognare la Sua morte e Si convertirà a goderSi la vita, scoprendo che pullulante delle nostre vite vissute è già ricolma la Sua Memoria, e di infinite altre vite ancora si colmerà ancora.
 
Non sarà una cosa semplice, ma sarà comunque possibile, essendo il nostro Dio minore un Dio "possibile", poiché compatibile con ciò che sappiamo della Realtà.
Il tempo delle religioni favolistiche e irrazionali dovrebbe una buona volta giungere al termine, ed è tempo che si applichi anche alla ricerche sulla Coscienza i metodi della scienza e, quando questi sembreranno non bastare, in ogni caso la logica e la ragione.
 
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