La politica di Cristo non è di questo mondo

Aperto da Fpecchini, 17 Gennaio 2026, 11:09:32 AM

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Fpecchini

La politica di Cristo non è di questo mondo
Una critica alla teologia politica del movimento Darsi Pace
https://medium.com/@federiconicolapecchini/la-politica-di-cristo-non-%C3%A8-di-questo-mondo-dece073615d6

Commenti, anche critici, sono benvenuti!
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Koba

L'hai letto il Regolamento del Forum?
Il punto 8 dice:
"Non verranno accettati messaggi che contengono semplici domande [...] oppure solo link: (Su questa pagina www.garibaldifuferito.it parlo di Garibaldi, che ne pensate?)".

Sintetizza quello che hai scritto nel documento del link citato, se vuoi che se ne discuta.
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Fpecchini

L'articolo è una critica al concetto di teologia politica, e quindi al tentativo di un certo pensiero cristiano di politicizzare il vangelo e confondere la sfera sacra ed eterna con quella profana e temporale.
I riferimenti principali teologico-filosofici sono Marco Guzzi e il movimento Darsi Pace, Eric Voegelin, Sant'Agostino, Kierkegaard e Karl Barth.
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anthonyi

Effettivamente avevo pensato di intervenire.
Fpecchini, se vuoi sollecitare un dibattito devi presentare delle idee da te elaborate, certamente partendo da riferimenti documentale che puoi o meno indicare, ma presentando nel tuo post le idee di cui si discute.
Il tuo post n 2 da qualche indicazione, ma é oggettivamente poca cosa, soprattutto in relazione alla dimensione dell'argomento.
Per quanto mi riguarda, comunque, io non mi scandalizzo all'idea che il pensiero religioso, e nello specifico quello cristiano, diventi pensiero politico.
Non dobbiamo dimenticare che é proprio Gesú a segnare il confine tra religione e politica con: "date a Cesare quel che é di Cesare, date a Dio quel che é di Dio".
Per il pensiero cristiano originario I due mondi  sono separati, ma insistendo nella stessa società, necessariamente, vengono ad agire in maniera integrata.
Non é ragionevole pensare che milioni di persone di fede cristiana non possano aver voce nelle scelte politiche, e le loro scelte chiaramente saranno funzionali ai loro principi cristiani.
Col tuo post hai ricordato i bei tempi, quando a governare in Italia c'era la Democrazia Cristiana, perché quelli erano bei tempi rispetto al caos della politica di oggi che ha smarrito i suoi fondamenti valoriali, a destra come a sinistra.
Quello su cui posso trovarmi d'accordo con te é la critica ad una concezione etici sta, che cerca di trasformare il principio morale in legge perché ritengo tale strategia poco efficace nell'implementare detti principi, ma sono comunque convinto che obiettivo dello stato sia questa implementazione anche se realizzata con metodi Piú soft. In altri termini io credo nello stato etico, anche se non coercitivo.
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Meglio morire liberi che vivere da schiavi! 🤗

InVerno

Se lo scopo dell'autore è discutere ci sta anche che il testo sia su un altro sito, il sospetto davanti a queste operazioni soprattutto da parte di utenti nuovi è che ci sia solo voglia di far pubblicità ad una pagina, questo non è tollerato, quindi la liceità di questo intervento a mio avviso dipende dal comportamento dell'autore.

Non c'è niente di male ad avere la religione in politica, anzi quando una religione è vigorosa e cogente la società su cui si impone è quasi indistinguibile dalla politica, fatto salvo che il cristianesimo ha questa unicità di dar a Cesare quel che è di Cesare, frase che quasi sicuramente Gesù non hai mai detto ma comunque gli viene attribuita, che ha generato questo meraviglioso spazio per il laico dove la politica si può destreggiare senza gli impicci religiosi, e sarebbe un peccato tornare invece al modello teocratico ebraico\islamico.

Io comunque con Cristo in politica non vado granchè d'accordo, lui era evidentemente d'accordo con un paio di concetti che a me risultano indigesti, tra questi la possibilità che un uomo potesse avere in proprietà un altro uomo, anche detta schiavitù, e che le donne fossero proprietà del marito. Al netto delle parabole di buon senso ed i paradossi senza senso già queste due politiche per  me rappresentano un  ostacolo insormontabile, il fatto che "abbia fatto anche cose buone" è una vecchia tattica retorica italiana che non mi convince.

Sul testo linkato avrei tante obiezioni, ne riservo solo una nella chiosa dove si scrive "Per questo il successo mondano, il trionfo storico è precluso all'azione cristiana, che invece agli occhi del mondo fallisce sempre, ed è perciò oltraggiata e derisa." La religione cristiana ha avuto un incredibile successo mondano, per secoli e secoli, la strada non è preclusa per qualche motivo ultraterreno, l'essere derisi non è un destino ineluttabile, è una conseguenza naturale per chi sostiene "cose dell'altro mondo"!
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Ora Noè, coltivatore della terra, cominció a piantare una vigna. Avendo bevuto il vino, si ubriacó. Genesi 9:20

Fpecchini

Salve a tutti, non era mia intenzione farmi pubblicità ma solo trovare interlocutori interessanti su un tema che mi sta a cuore.
Forse però sono fuori luogo in questo forum, in quanto l'articolo tratta di una questione soprattutto interna al cristianesimo e alla questione di come vivere la fede. Ovviamente sul tema del messianismo politico si sono espressi anche molti commentatori non cristiani (vedi ad es. Bloch, Benjamin, Taubes, Agamben, ecc.) che però nutrivano un particolare interesse per l'esegesi scritturale, specialmente paolina. In questo senso forse l'articolo potrebbe essere uno spunto per una discussione sul messianismo più in generale.

Detto qusto, credo che sia anthonyi sia InVerno abbiano sostanzialmente frainteso la mia posizione, perchè io non nego la possibilità che i cristiani facciano politica, critico solo che la facciano in nome di Cristo invece che in nome proprio, di semplici cittadini. Questo perchè nessun cristiano può dire di conoscere la volontà di Dio, se non è Dio stesso a rivelargliela. E questa verità rivelata è una verità di fede, che può essere compresa solo da altri che condividono la stessa fede. Non è invece rilevante nell'ambito della società umana in generale, dove non tutti credono e quindi un appello ad una verità rivelata semplicemente non ha alcun senso per i più. Ogni tentativo storico della Chiesa di imporre la propria fede a tutta la società ha portato non ad una società davvero cristiana, ma ad un pervertimento del messaggio evangelico e ad una cristianità di facciata che assomiglia molto più al fariseismo che Gesù criticava che alla Chiesa primitiva degli Apostoli.
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anthonyi

Citazione di: InVerno il 17 Gennaio 2026, 15:42:54 PMIo comunque con Cristo in politica non vado granchè d'accordo, lui era evidentemente d'accordo con un paio di concetti che a me risultano indigesti, tra questi la possibilità che un uomo potesse avere in proprietà un altro uomo, anche detta schiavitù, e che le donne fossero proprietà del marito. Al netto delle parabole di buon senso ed i paradossi senza senso già queste due politiche per  me rappresentano un  ostacolo insormontabile, il fatto che "abbia fatto anche cose buone" è una vecchia tattica retorica italiana che non mi convince.


Adesso abbiamo anche chi interpreta il pensiero di Gesú, e poi lo giudica. Gesú non fa affermazioni contraddittorie con le consuetudini istituzionali del suo tempo perché la sua missione é generare un'evoluzione non istituzionale, ma del cuore umano. Dio comunica con l'uomo adattandosi ai limiti del suo linguaggio con principi semplici, come quello che "gli ultimi saranno i primi", che serve certo a dare sollievo spirituale agli ultimi, ma anche a far capire ai primi che non hanno molte ragioni per forzare la loro posizione di privilegio. Non a caso nel mondo cristiano, dopo qualche secolo, la schiavitú sparirà senza bisogno che ci sia un intervento specifico al riguardo. 
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anthonyi

Citazione di: Fpecchini il 17 Gennaio 2026, 17:20:38 PMSalve a tutti, non era mia intenzione farmi pubblicità ma solo trovare interlocutori interessanti su un tema che mi sta a cuore.
Forse però sono fuori luogo in questo forum, in quanto l'articolo tratta di una questione soprattutto interna al cristianesimo e alla questione di come vivere la fede. Ovviamente sul tema del messianismo politico si sono espressi anche molti commentatori non cristiani (vedi ad es. Bloch, Benjamin, Taubes, Agamben, ecc.) che però nutrivano un particolare interesse per l'esegesi scritturale, specialmente paolina. In questo senso forse l'articolo potrebbe essere uno spunto per una discussione sul messianismo più in generale.

Detto qusto, credo che sia anthonyi sia InVerno abbiano sostanzialmente frainteso la mia posizione, perchè io non nego la possibilità che i cristiani facciano politica, critico solo che la facciano in nome di Cristo invece che in nome proprio, di semplici cittadini. Questo perchè nessun cristiano può dire di conoscere la volontà di Dio, se non è Dio stesso a rivelargliela. E questa verità rivelata è una verità di fede, che può essere compresa solo da altri che condividono la stessa fede. Non è invece rilevante nell'ambito della società umana in generale, dove non tutti credono e quindi un appello ad una verità rivelata semplicemente non ha alcun senso per i più. Ogni tentativo storico della Chiesa di imporre la propria fede a tutta la società ha portato non ad una società davvero cristiana, ma ad un pervertimento del messaggio evangelico e ad una cristianità di facciata che assomiglia molto più al fariseismo che Gesù criticava che alla Chiesa primitiva degli Apostoli.
In realtà non é per niente una questione interna al Cristianesimo, il rapporto tra religione e politica é una questione sociale fondamentale, è di logica andrebbe tra le tematiche sociali e non tra le questioni religiose. 
Quanto a quei politici che usano la religione per finalità politiche, magari sventolando Vangeli  E coroncine del rosario Ai comizi politici, non sono altro che il segno del grande decadimento che ha la politica di oggi e sono d'accordo con te nel censurarli.
Altro é il discorso, invece, quando il politico si pone in posizioni etiche, sulle questioni della vita nascente e morente, in quel caso ci vuole  rispetto per i valori che sono dietro queste posizioni etiche, anche se magari quei valori non li si condividono. 
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Fpecchini

Citazione di: anthonyi il 17 Gennaio 2026, 19:57:43 PMIn realtà non é per niente una questione interna al Cristianesimo, il rapporto tra religione e politica é una questione sociale fondamentale, è di logica andrebbe tra le tematiche sociali e non tra le questioni religiose.
Quanto a quei politici che usano la religione per finalità politiche, magari sventolando Vangeli  E coroncine del rosario Ai comizi politici, non sono altro che il segno del grande decadimento che ha la politica di oggi e sono d'accordo con te nel censurarli.
Altro é il discorso, invece, quando il politico si pone in posizioni etiche, sulle questioni della vita nascente e morente, in quel caso ci vuole  rispetto per i valori che sono dietro queste posizioni etiche, anche se magari quei valori non li si condividono.
Quello che volevo dire è che dal mio punto di vista è necessario distinguere tra la fede in Gesù Cristo e nel suo Vangelo da una parte, in quanto vissuta nel rapporto personale con Dio, all'interno comunità dei credenti e anche come azione evangelizzatrice nella società intera, e dall'altra la Cristianità in quanto fenomeno sociale e storico. Questo è molto difficile da fare per noi perchè siamo nati e cresciuti vicnino ad uno dei centri, probabilmente il centro principale della cristianità storica.
Essa, La Chiesa Cattolica Romana, a partire dal IV secolo si è strettamente alleata con l'Impero ed ha creato una specie di ordine ibrido che ha governato l'Occidente per almeno un millenio e che ha profondamente influenzato la sua civiltà, i suoi valori, ecc. Questo ha avuto effetti complessi, positivi e negativi, ma fondamentalmente estranei e spesso contrapposti al messaggio evangelico (pensiamo alle crociate, all'inquisizione, ecc.). Con questo non voglio condannare la cristianità come il male assoluto, ma sostenere che essa è stata un compromesso storico, per certi versi molto migliore di altri, ma per altri molto lontano dall'ideale chiesto da Gesù Cristo. Ora, leggendo il Vangelo appare evidente come Gesù Cristo non sia uno che si accontenta dei compromessi storici. Dai suoi seguaci egli richiede scelte radicali. La Cristianità quindi, nel suo complesso come fenomeno storico-sociale, ha tradito lo stesso messaggio che si proponeva di promuovere, e quindi non può dirsi veramente cristiana. Ripeto, con questo non voglio negare i molti lati positivi della civiltà occidentale, in larga misura dovuti proprio agli influssi dell'etica cristiana. Ma quello che cercavo di dimostrare nell'articolo è che dal punto di vista dell'economia della salvezza i vari progressi umani in campo etico, politico e sociale valgono solo relativamente. Non sono sbagliati in sè, ma è sbagliato per il cristiano fare troppo affidamento in essi e confonderli con il Regno promesso da Dio.
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Duc in altum!

Citazione di: Fpecchini il 19 Gennaio 2026, 20:12:43 PMQuello che volevo dire è che dal mio punto di vista è necessario distinguere tra la fede in Gesù Cristo e nel suo Vangelo da una parte, in quanto vissuta nel rapporto personale con Dio, all'interno comunità dei credenti e anche come azione evangelizzatrice nella società intera, e dall'altra la Cristianità in quanto fenomeno sociale e storico. Questo è molto difficile da fare per noi perchè siamo nati e cresciuti vicnino ad uno dei centri, probabilmente il centro principale della cristianità storica.
Se può servire, non c'è più nulla da distinguere tra il Cristianesimo (inteso come la fede il Gesù Cristo e il suo Vangelo) e la Cristianità (realtà socio-politica che dà origine alla società cristiana).
Per un semplice motivo: la Cristianità è morta nel CVI ed è stata sepolta nel CVII... mentre il Cristianesimo è vivo perennemente in attesa della Parusia!

Certo la politica di Cristo non è di questo mondo, ma è solo in questo mondo che possiamo decidere di accettare la Sua politica (termine che discende da un'accezione greca molto in sintonia con la Chiesa: "liturgia", alias: servizio pubblico, liberamente assunto, in favore del popolo).

Da tutto ciò si può dedurre che il punto di vista del Cristianesimo: "noi viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo" (Gv 17, 14), mentre "siamo sale della Terra e luce del Mondo" (Mt 5, 13-16), ci invita sì a essere proiettati a una realtà mistica e misteriosa che apparirà un giorno in tutta la sua gloria ecc. ecc, ma anche a poter sperimentare (e costruire) questa realtà surreale nel nostro servizio pubblico, liberamente assurdo, in favore del popolo.

Ecco perché la Politica è definita la più alta forma di carità (alias agape, alias Amore)... non l'essere un politico!

Pace&Bene
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"Solo quando hai perduto Dio, hai perduto te stesso;
allora sei ormai soltanto un prodotto casuale dell'evoluzione".
(Benedetto XVI)

anthonyi

Citazione di: Duc in altum! il Oggi alle 10:50:18 AMSe può servire, non c'è più nulla da distinguere tra il Cristianesimo (inteso come la fede il Gesù Cristo e il suo Vangelo) e la Cristianità (realtà socio-politica che dà origine alla società cristiana). 
Per un semplice motivo: la Cristianità è morta nel CVI ed è stata sepolta nel CVII... mentre il Cristianesimo è vivo perennemente in attesa della Parusia!



Pace&Bene
A me non sembra che la società cristiana sia morta. Più che altro ha avuto notevoli mutazioni culturali e sociali. 
Nella nostra società occidentale odierna ancora vive la dimensione della cristianità, in forme esplicite o implicite, anche se purtroppo questo non risulta evidente per via dei tanti detrattori della stessa che certo vorrebbero seppellirla del tutto ma finora non ci sono ancora riusciti. 
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Meglio morire liberi che vivere da schiavi! 🤗

Duc in altum!

Citazione di: anthonyi il Oggi alle 11:16:27 AMA me non sembra che la società cristiana sia morta. Più che altro ha avuto notevoli mutazioni culturali e sociali.
Non è questione di ciò che può sembrare a me o a te... o a chiunque altro.
Dal punto di vista cattolico è la stessa Chiesa di Roma che lo ha decretato (CVI e CVII non sono supposizioni di un individuo).

Per capirci, gentile @anthonyi, la morte della cristianità significa la fine della diffusione obbligatoria (e quindi la sua penetrazione profonda) del cristianesimo nella cultura e nell'etica pubblica.

Certo, come tu ben dici, ci sono notevoli mutazioni culturali e sociali (il cambiamento d'epoca secondo Papa Francesco), ma queste non fanno (e faranno) altro che constatare maggiormente l'unicità del cristianesimo come solvente per l'Umanità, e che esso non necessita della cristianità per determinarsi (oggi come domani), perché Gesù non impone, ma propone...

Pace&Bene
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"Solo quando hai perduto Dio, hai perduto te stesso;
allora sei ormai soltanto un prodotto casuale dell'evoluzione".
(Benedetto XVI)

anthonyi

Citazione di: Duc in altum! il Oggi alle 12:50:34 PMNon è questione di ciò che può sembrare a me o a te... o a chiunque altro.
Dal punto di vista cattolico è la stessa Chiesa di Roma che lo ha decretato (CVI e CVII non sono supposizioni di un individuo).

Per capirci, gentile @anthonyi, la morte della cristianità significa la fine della diffusione obbligatoria (e quindi la sua penetrazione profonda) del cristianesimo nella cultura e nell'etica pubblica.

Certo, come tu ben dici, ci sono notevoli mutazioni culturali e sociali (il cambiamento d'epoca secondo Papa Francesco), ma queste non fanno (e faranno) altro che constatare maggiormente l'unicità del cristianesimo come solvente per l'Umanità, e che esso non necessita della cristianità per determinarsi (oggi come domani), perché Gesù non impone, ma propone...

Pace&Bene
La diffusione obbligatoria della dottrina é aspetto tendenzialmente politico. Quando invece si parla di società cristiana allora si tratta di un sistema di valori già diffuso e profondamente presente nella società, al punto che anche coloro che criticano l'assetto istituzionale della Chiesa, si fanno portatori degli stessi valori.
Io con Cristianità tenderei a Definire La società Cristiana, mentre l'approccio di indottrinamento coercitivo tenderei a definirlo come "ortodossia cristiana". 
Un saluto. 
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