Coscienza; implicazioni epistemologiche e metafisiche

Aperto da Alberto Knox, 21 Febbraio 2026, 01:36:23 AM

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PhyroSphera

Citazione di: iano il Oggi alle 11:24:36 AMAd ogni cosa , nella tua considerazione, sembra vi si aggiunga un ''-ismo'', con una sistematicità  tale da indurmi a coniare per ciò un nuovo termine: Pastorismo.
Potremmo caratterizzarlo come l'atteggiamento di chi contrasta l'espressione dell'altrui pensiero in ogni caso, compreso quello in cui il proprio sembra coincidervi, per cui se  Alberto pone Cartesio a base del pensiero di Freud,  tu dici che invece no, che semmai esso è piuttosto adatto alla nozione di Inconscio , che  nella trattazione di Freud però è centrale .

Assommare pensieri a casaccio, come hai fatto tu, non è replicare.

Il mondo dei pastori lascialo in pace.


MAURO PASTORE
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iano

#91
Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 13:30:16 PMAssommare pensieri a casaccio, come hai fatto tu, non è replicare.

Il mondo dei pastori lascialo in pace.


MAURO PASTORE
Contro l'ormai prevedibile tenore delle tue critiche,  che tutti sono ''oidi'' che professano ''ismi'', estrarre pensieri a casaccio contempla la possibilità, seppur remota, di replicare con una critica che possa essere invece stimolante.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Alberto Knox

#92
Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 09:52:12 AMCartesio non può esser messo da parte in nome dell'inconscio, anche perché il suo pensiero è adatto alla nozione di inconscio.
Riferirsi a Cartesio come fai tu è sulla scia del cartesianismo, non entro il vero pensiero cartesiano. L'immanentismo se inopportuno assolutizza la materialità e proietta la psiche 'in cielo', quindi si innesca il circolo vizioso: bisogna tornare 'coi piedi per terra' ma si resta orbi della prospettiva dell'anima; e così via in un disperato gioco di rimandi.
Di Cartesio critico il suo postulato , ovvero la res cogitans e la res extensa ,critico la separazione distinta fra le due realtà o sostanze come egli le chiamava.  Queste due sostanze hanno praticamente qualità opposte: la res cogitans è libera, sensibile, immateriale, indeterminata, indivisibile, la res extensa è materiale, insensibile, determinata, divisibile, inoltre è vincolata alle leggi della fisica. I qualia, in fin dei conti, non erano altro che il risultato dell'interazione tra queste due realtà così distinte. Se, da un lato, il dolore poteva essere spiegato fisicamente come processo che coinvolgeva alcune particelle, dall'altro, era anche una sensazione reale provocata dallo stesso processo fisico che agiva sulla res cogitans. Così, per Descartes, la descrizione fisica degli eventi mentali (come i qualia) in terza persona, non potrà mai coincidere con la descrizione soggettiva in prima persona poiché appartenenti a domini assolutamente diversi. E in questo senso certo che hai ragione a dire che la neurologia da sola non potrà mai aggiungere granchè sullo studio della coscienza essendo quest'ultima percepita soggettivamente. Infatti ho ribadito che lo studio sulla coscienza è necessariamente interdisciplinare.  Cartesio dunque  si trovava nella situazione di non poter negare l'esistenza né delle sensazioni né tanto meno dei processi fisici che soggiacciono ad esse. Per questo motivo postula l'esistenza di due realtà ben distinte. Inoltre critico anche il postulato "cogito ergo sum" perchè nonostante egli criticasse ed avesse seri dubbi sull attendibilità sia delle percezioni sia delle parole non riuscì ad evitare l errore egocentrico che si è trascianato per secoli nella cultura occidentale e che ancora perdura perchè perfettamente in sintonia con la coscienza ordinaria e il senso comune. La percezione  dell esistenza di sè come essere pensante è per Cartesio una forma di conoscienza intuitiva, chiara ed autoevidente . La mente (la res cogitans) a differenza della res extensa è immateriale e comprende anche il concetto di anima immortale, mentre la presenza dell idea di infinito e di Dio, innata e non derivabile dal mondo finito, porta alla dimostrazione della sua stessa esistenza. Nel tentativo di dimostrarne l esistenza egli è necessariamente ricorso (credo intenzionalmente per ottenere l approvazione degli scolastici e della Chiesa) a ragionamenti , in questo casi sì , davvero circolari.
In estrama sintesi il ragionamento alla base della dimostrazione di Dio è il seguente :
a) Se Dio fosse ingannatore le idee non potrebbero essere chiare e distinte
b)ma Dio in quanto essere perfettissimo non può ingannare
c)  quindi le idee chiare e distinte sono vere
d) essendo l idea di Dio chiara e distinta , allora Dio esiste.

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Noli foras ire , in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

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