Coscienza; implicazioni epistemologiche e metafisiche

Aperto da Alberto Knox, 21 Febbraio 2026, 01:36:23 AM

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Il_Dubbio

Come azione di buona volontà proverò a sintetizzare i miei interventi, che erano tutti indirizzati a mettere attorno alla coscienza una cornice.

Per prima cosa spiego che la coscienza non può essere trattata come un oggetto di studio scientifico. Poi mi concentro sui qualia, che sono proprio l'oggetto che non può essere analizzato scientificamente. A fronte di una discussione parallela sull'ordine, tento di analizzare la coscienza in base alle azioni che essa pare svolgere. Queste azioni sono qualitativamente diverse dagli altri esseri viventi, quindi non è solo coscienza, ma una più speciale  autocoscienza. Essa sembra al centro del progresso culturale. 
Il progresso culturale è frutto di assemblaggio di cose casuali? Oppure quel che poi vediamo è frutto di un senso ovvero che abbia avuto una spinta ordinativa? Facevo l'esempio delle uova che sono il frutto ordinato di una evoluzione naturale (non dico casuale perchè anche nella evoluzione naturale esiste un ordine interno). Poi facevo l'esempio di guerra e pace, o possiamo mettere anche la divina commedia ecc. In questi ultimi casi, ovvero nel progresso culturale, quale potrà essere stato il motore che ha spinto ad un ordine cosi forte?
La mia risposta è: l'autocoscienza.   p.s. da tenere in considerazione anche i tempi, l'uovo come tale nasce probabilmente dopo una evoluzione di centinaia di milioni anni, mentre guerra e pace ha avuto solo qualche migliaia di anni per essere sfornata.

io ho messo di fila i ragionamenti (che chiaramente erano ben piu lunghi presi a sezioni)

mi piacerebbe leggere le vostre sintesi.
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Lou

#256
Citazione di: iano il Oggi alle 05:29:22 AMI qualia valgono una descrizione condivisa della realtà.
Tutti vediamo il rosso allo stesso modo, ma il rosso nella realtà non esiste, perchè non è la realtà, ma un modo di vederla, che  ha un valore solo se condiviso.
Se le percezioni, come sostiene Alberto, fossero irrimediabilmente soggettive, ognuno vivrebbe in un suo mondo a parte, e per alcuni questo effettivamente avviene, ma  si tratta di un eccezione, e non ne farei dell'eccezione una regola.
Per me i qualia sono un modo semplificato e impoverito di parlare dell'esperienza, che invece è sempre strutturata attraverso pattern ricorrenti che permettono agli individui di incontrare il mondo in modi simili, anche se non identici.
Nessuno di noi ha mai visto il "rosso": ciò che percepiamo sono una rosa rossa, un semaforo rosso, un foglio rosso, e così via. Il "rosso" emerge sempre dalla relazione con l'oggetto percepito, con il contesto e con il corpo che percepisce.
La coscienza non è mai scollegata dal mondo: struttura le percezioni secondo schemi comuni, creando uno spazio intersoggettivo che rende possibile la condivisione dell'esperienza.

Come ha fatto notare @Phil partire da elementi ridotti e isolati, privi della ricchezza strutturale e del contesto che rendono l'esperienza vivente e condivisibile, si rischia di bloccare ogni comprensione reale della coscienza.

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"Quanti più occhi, occhi diversi, noi impegniamo per una cosa, tanto più completo sarà il nostro 'concetto' di quella cosa, la nostra 'obiettività'" F. Nietzsche

Alberto Knox

Ho letto anch io di discorsi attorno all ordine riferito ad un cristallo e poi comparato con l ordine coscienziale e che porta al nichilismo? Mah, a me viene da dire che si tratta di domini diversi di ordine . 
In questi casi servirebbe includere concetti  estranei alla biologia quali "contesto" e "modalità di descrizione" .  In natura l'ordine si ritrova in molte forme diverse. L'esistenza stessa delle leggi naturali è un tipo di ordine che si manifesta nelle varie regolarità della natura stessa. L'esatta ciclicità di un oscillazione di un atomo usato per scandire il tempo, l'oscillazione ciclica di un pendolo, la geometrica precisione dei pianeti, la configurazione delle linee spettrali elettromagnetiche ecc. L'ordine è spesso evidente anche nelle figure tridimensionali come il reticolo regolare dei cristalli e le forme degli organismi viventi ma mentre un cristallo è ordinato a causa della sua estrema semplicità, un organismo vivente è ordinato per il motivo opposto , in virtù cioè della sua complessità. L'ordine biologico è riconosciuto come tale perchè i diversi componenti di un organismo cooperano per adempiere a una funzione unitaria coerente.  Vi può essere ordine a una scala di grandezza e disordine in un altra e viceversa.

Molto spesso i termini ordine e organizzazione vengono usati in maniera alternativa ma ciò può essere fuorviante. Viene spontaneo riferirsi a un organismo vivente con il termine organizzato , ma questo concetto non si applica a un cristallo , eppure entrambi sono ordinati. L'organizzazione è una qualità che è più caratteristica quando è riferita a un processo piuttosto che a una struttura. Un aneba è organizzata perchè i suoi vari componenti lavorano insieme , quali parti di una strategia comune dove ciascun componente gioca un ruolo particolare e concatenato con gli altri. Si potrebbe dire che l'ordine si riferisce alla quantità di informazioni (cioè entropia negativa ) presente in un sistema , mentre l'organizzazione si riferisce alla qualità delle informazioni stesse.
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Noli foras ire , in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Koba

Citazione di: Phil il 07 Aprile 2026, 21:50:58 PMSe «a essere oggettiva è la spinta alla creazione dell'ordine»(cit.) e se per quest'ordine intendiamo quello conoscibile «in tutta la materia, dai cristalli alla cellula al filosofo», allora la questione dell'ordine rimane essenzialmente esterna al problema del nichilismo e del senso esistenziale, poiché tale ordine (che si rivela a suo modo "preprogrammato", meccanico, etc.) non è né risposta né decostruzione delle domande di senso, ma ne è solo lo sfondo sbiadito. E se facciamo collassare "a martellate" tali domande su tale sfondo, siamo in pieno nichilismo, passivo (poi c'è quello positivo che danza fra le macerie, ma allora siamo ben lontani dall'"ordine consolatorio", dai meccanicismi naturali, etc.).
Detto diversamente: dubito che prendendo come musa la conoscibilità del progredire ordinato di un cristallo muteremo «l'approccio al problema del malessere esistenziale e del nichilismo», anzi è proprio tale progredire ordinato del cristallo che mette semmai il dito del nichilismo nella piaga di molte questioni esistenziali (poiché il "non senso", esistenzialmente parlando, di tale progredire cristallino ci dà risposte che non piacciono e ci mostra affinità che annichiliscono l'hybris umana). Il fatto che il nichilismo sia "sbocciato" dopo il razionalismo illuministico, non credo sia una situazione né casuale né reversibile; fare appello alla razionalità ordinata della comprensione di ciò che è "oggettivo", è esattamente il primo vagito del nichilismo (e in un certo senso anche di Nietzsche?), quindi difficilmente sarà la sua "(dis)soluzione".

Se decostruisci sul serio la domanda sul senso scopri che l'aspettativa di una finalità è un'indebita eredità della tradizione che l'illuminismo ha fatto a pezzi.
Quindi il malessere esistenziale – che non passa una volta eseguito per bene i propri esercizi genealogici e post-moderni – come può essere inquadrato? Portandosi dietro ancora le indebite aspettative teleologiche e maledicendo il cristallo per il suo ottuso procedere senza un perché?
La natura non ha un perché. L'uomo è espressione della natura. Vive e basta.
Ma proprio per questo la questione cambia: non si tratta più di colmare una mancanza immaginaria, ma di comprendere come, all'interno di processi che costruiscono ordine senza finalità, emergano anche le nostre forme di vita e il nostro malessere.
Allora perché l'uomo sta male? Perché non c'è un dio che lo sta aspettando da qualche parte? Perché la natura è cattiva?
Ormai lo abbiamo capito che è un errore impostare il problema sulla mancanza di qualcosa che ci siamo solo immaginato nel passato (un Dio che crea l'uomo e gli assegna un posto nella natura, che pur apparendo un po' spietata, non può che essere madre).
Dunque, lo sforzo dovrebbe essere quello di immaginare modi diversi di leggere la questione.
Il modello proposto non vuole risolvere il problema tramite la ragione scientifica. Ma leggere il sintomo all'interno di uno sguardo – con il concetto di un ordine costruito da un soggetto radicalmente "naturalizzato" – volutamente un po' paradossale.
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PhyroSphera

Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 09:29:03 AMPoi che io sappia si scrive uova al plurale e no uovi. Vogliamo continuare a correggerci o a puntualizzare sulla grammatica oppure c'è qualcosa di interessante che vorresti esprimere sul tema proposto?


Nell'Italia centro-settentrionale dicono "ovi", è segnato anche sul vocabolario; ma quello che devo proprio lamentare è che dicendo "uovi" al posto di "uova" non è cambiato proprio niente di quello che dovevo dire e che ho detto. Impuntarsi su una desinenza diversa è in forte evidenza una scusa ed anche tanto insufficiente.

Comunque: la grammatica prevede anche l'uso libero delle desinenze oltre che l'uso di base. Esempio:
Nell'uso di base si dice "dottore" per il maschile e "dottoressa" per il femminile; ma nulla impedisce, ed anzi è previsto proprio dalla regola grammaticale, che si decida di usare altra desinenza, dovendo esprimere una sfumatura diversa, qualcosa di parricolare e diverso: dottora. Es.: 'la dottora oggi ha messo pure i pantaloni e fuma la pipa come il suo dottore'. Nell'esempio "dottora" è impiegato per umorismo, nel canzonare una donna che imita un maschio; ma esistono altri possibili impieghi.
Perciò:

uovo (m.), uova (pl. f.);

ma pure

uov-i... uovi, (pl. m.).

Questa tecnica grammaticale può dirsi conio. E' un concetto, per un verso, parallallelo a quello dei numeri irrazionali, nel senso che mostra una infinitudine contenuta in qualcosa di finito, la lingua italiana. Non esiste solo l'infinito nel grande e smisurato, anche nel piccolo (si considerino quante combinazioni diverse in frasi e discorsi!).
Faccio altro esempio.
Per la pubblicità di una automobile, tanti anni fa, si fecero alcuni conii, parole composte ex novo ma non del tutto liberamente:

risparmiosa; sciccosa (italianizzazione dal fr. chic: scic, con aggiunta del suffisso -osa: sciccosa)...

Detto in altri termini: sono utilizzabili quali suffissi anche le desinenze che formano i generi e i numeri (maschile, femminile; singolare, plurale). La grammatica prevede questo, che si formino parole che non fanno parte del vocabolario di base.


Meglio se dicevo ovi, ma è stato divertente mettere a nudo la tua pedanteria - anche perché, sinceramente, per i vostri paragoni tra romanzi e uova viene da fare un termine ex novo (se ben ricordo, un pensatore noto aveva fatto lo stesso esempio tuo).


Del resto che avevi replicato dirò in altro messaggio.



MAURO PASTORE
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PhyroSphera

Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 09:29:03 AMLa questione è che qua spesso leggo ragionamenti che non so da dove sono partiti. Si presume che tutte siano incentrate nel paradigma della coscienza. Ma poi ognuno ne da un taglio personale che se non ben spiegato si perde. Qualcuno parlava di nichilismo, cosa ha a che fare il nichilismo con il dibattito sulla coscienza? Si parla di ordine, ma poi questa discussione dimostra tutto il contrario. No che si voglia l'ordine perfetto, ma il tentativo di raggiungerlo sarebbe già  testimonianza  di buona volontà di raggiungere buoni risultati.
In filosofia si ricorre a volte ad argomenti molto vari, spaziando con la mente. Ma una provenienza ignota di un pensiero, di una affermazione, costituisce problema per chi tende a sentirsi onnisciente, per chi pretende orizzonti chiusi - un torto contro il filosofo - per chi ha una concezione sbagliata dell'ordine.

MAURO PASTORE
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Alberto Knox

Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 10:07:00 AMmi piacerebbe leggere le vostre sintesi.
In sintesi , se la coscienza viene definita come un prodotto emergente dalla complessità del cervello e se c'è un sostanziale accordo nel mondo scientifico che l esperienza abbia una base fisica nella fisiologia del cervello , come e perchè questo si realizzi rimane ancora tutt altro che chiaro. Come afferma metaforicamente lo stesso Chalmers "non è affatto chiaro come quella sorta di budino untuoso grigiastro (il cervello) possa trasdurre reazioni chimiche e attività elettrica nell esperienza e nel pensiero con i loro significati, la cui portata si estende ben oltre le necessità imposte dalla lotta per la sopravvivenza" . A questi si aggiunge l attività inconscia , solo parzialmente sondabile e molto piu vasta, misteriosa ma non meno importante di quella cosciente. Se l intima relazione mente/cervello è indubitabile , non è però chiaro di quale natura essa sia, mentre la correlazione tra attività mentali e attivazione di circuiti cerebrali non significa rapporto di causa-effetto ma solo associazione; affermare il contrario, secondo l ottica materialista, è come sostenere che la causa del camminare siano le gambe , escudendo a priori la possibilità che si cammina perchè la mente lo ha deciso e ha gestito l operazione tramite le necessarie modificazioni funzionali neuromuscolari. Una causalità bidirezionale da cervello a mente e viceversa sembra piu ragionevole , ma questo richiede una variazione di paradigma . Il fatto che la mente possa modificare il cervello sia funzionalmente sia strutturalmente è ormai chiaro ed è giunto il momento di restituire alla mente questo ruolo, negato a priori dal materialismo del ventesimo secolo. 
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PhyroSphera

#262
Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 10:07:00 AMCome azione di buona volontà proverò a sintetizzare i miei interventi, che erano tutti indirizzati a mettere attorno alla coscienza una cornice.

Per prima cosa spiego che la coscienza non può essere trattata come un oggetto di studio scientifico. Poi mi concentro sui qualia, che sono proprio l'oggetto che non può essere analizzato scientificamente. A fronte di una discussione parallela sull'ordine, tento di analizzare la coscienza in base alle azioni che essa pare svolgere. Queste azioni sono qualitativamente diverse dagli altri esseri viventi, quindi non è solo coscienza, ma una più speciale  autocoscienza. Essa sembra al centro del progresso culturale. 
Il progresso culturale è frutto di assemblaggio di cose casuali? Oppure quel che poi vediamo è frutto di un senso ovvero che abbia avuto una spinta ordinativa? Facevo l'esempio delle uova che sono il frutto ordinato di una evoluzione naturale (non dico casuale perchè anche nella evoluzione naturale esiste un ordine interno). Poi facevo l'esempio di guerra e pace, o possiamo mettere anche la divina commedia ecc. In questi ultimi casi, ovvero nel progresso culturale, quale potrà essere stato il motore che ha spinto ad un ordine cosi forte?
La mia risposta è: l'autocoscienza.  p.s. da tenere in considerazione anche i tempi, l'uovo come tale nasce probabilmente dopo una evoluzione di centinaia di milioni anni, mentre guerra e pace ha avuto solo qualche migliaia di anni per essere sfornata.

io ho messo di fila i ragionamenti (che chiaramente erano ben piu lunghi presi a sezioni)

mi piacerebbe leggere le vostre sintesi.
I qualia sono concetto di ordine filosofico, ma la scienza può studiare anche la filosofia. Però è cattiva illusione che lo scienziato pensi di superarla con ciò o di contenerla. Qualia, sebbene non dia idea della nostra singolarità, indica la intuizione delle identità. Mentre il quantum è relativo alla sola individuazione, ed è concetto di ordine scientifico. I filosofi possono studiarlo senza pretendere di doppiare la scienza... restando che la filosofia è premessa per la scienza e non viceversa. Quale meglio? Star dietro o davanti? Non c'è da far classifica ma ripartizioni.

Il pregiudizio che la scienza non si possa occupare di coscienza è antipsicologico, di solito di chi vorrebbe abolire scienze e tecniche psicologiche. La scienza psicologica ha per oggetto anche la coscienza, non intesa però quale buona o cattiva coscienza. Alcuni che fanno psicologia, psicoanalisi, psicosintesi, psicoterapia, psicografia... tentano di includere l'etica della coscienza nei loro lavori e rapporti scientifici; e questa illusione è ai danni del còmpito del filosofo. Ci sono uomini di légge e tanti altri innamorati di detta confusione, che ai loro occhi fa apparire acchiappaggi o bracconaggi di presunti soggetti pericolosi come fossero conseguenze di scienze e tecniche. Ultimamente io per esempio percepisco un tentativo di bracconaggio ai miei danni da parte di uomini anche in divisa che fraintendono il codice stradale e ci aggiungono divieti per giunta contrari alle stesse norme della strada. Se uno gira in semplice divisa da motociclista, ecco che vien fuori uno scemo che pensa alla imitazione di un militare... e l'articolo del codice dove è detto di procedere secondo caratteristiche del proprio mezzo purché in sicurezza viene contrariato fingendo che le indicazioni di limiti siano divieti semptre vigenti ad andare oltre le indicazioni. La confusione tra ciclomotori e motocicli, i primi soggetti a surplus di potenza benché con poca potenza effettiva disponibile, i secondi assolutamente no, fa il resto; e parte il bracconaggio, in associazione illegale con strutture sanitarie che così non hanno più niente di autentico - certe volte, se il motociclista ha bisogno di essere combattivo per arrivare, i persecutori iniziano direttamente con l'acchiappaggio, sempre secondo il mito del raptus. In realtà la scienza psicologica sa di arbitrarietà stabile della nostra mente (non è questione teologica di servo o libero arbitrio), quella neurologica di un orientamento di base sempre e in ogni caso presente, quella fisiologica dell'assenza, sempre e in ogni caso, di moti avulsi... sicché bracconieri e cacciatori sono in questi casi - il motociclismo è stato solo un esempio - sempre importuni e violenti...

Le uova, i romanzi, nell'esempio de "Il  Dubbio": ordinamento naturale, e quello eminentemente politico con l'esempio di Guerra e Pace... il suo (dell'utente "Il  Dubbio") appello all'autocoscienza e quindi l'allusione al fare ordine con la possibilità, in mancata autocoscienza, di un ordine in meno... uova, e guerre e paci presentate per uguali... dacché il possibile, ma pur sempre assurdo, vagheggiamento di conferire un ordine da esterno, che dia "una sistemata" sia a natura che a soprannaturale, sistemata che non c'è, che è incubo, ma che può essere surrogata dal danno contro la vita del prossimo, e allora all'incubo succede una bruttura e cattiveria diversa ma reale. "Il  Dubbio" inserisce dei parametri fittizzi che sviano.

L'autocoscienza, quale peculiarità della nostra coscienza, non è "affare" di ipotetiche uova ièpoteticamente uguali a romanzi politici; è nostra natura, certificata da studi scientifici, che nessuna contingenza, nessun disurbo cioè, malattia, malanno, disagio... ci può inibire, eludere, togliere. Non esistono le cure per dare o allargare coscienza, la coscienza è libera, incontrare il proprio inconscio diversamente non è il sogno illuministico di una mente sempre più grande; la supposizione che la realtà degli esseri sia, possa essere indifferenza tra un uovo e un romanzo è di chi ignora cosa è il cosmo, il vero ordine; che non è il rimandare il più tardi possibile la morte in un nascere-per-diventare-vecchi-poi-morire - ora ho detto di un messaggio successivo (a questo citato qui su) de "Il  Dubbio". L'anzianità non sempre è la vecchiezza, si può morire anche solo anzianissimi; i fenomeni di esuberanza vitale non sono trasgressioni di veri ordini; la malasanità e le sue intromissioni, fatte di frammenti pseudologici ('uovo=romanzo' è falsa identità, parallelo impossibile), sono solo quel che sono.


MAURO PASTORE
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Il_Dubbio

Citazione di: Alberto Knox il Oggi alle 11:13:45 AMIn sintesi , se la coscienza viene definita come un prodotto emergente dalla complessità del cervello e se c'è un sostanziale accordo nel mondo scientifico che l esperienza abbia una base fisica nella fisiologia del cervello , come e perchè questo si realizzi rimane ancora tutt altro che chiaro. Come afferma metaforicamente lo stesso Chalmers "non è affatto chiaro come quella sorta di budino untuoso grigiastro (il cervello) possa trasdurre reazioni chimiche e attività elettrica nell esperienza e nel pensiero con i loro significati, la cui portata si estende ben oltre le necessità imposte dalla lotta per la sopravvivenza" . A questi si aggiunge l attività inconscia , solo parzialmente sondabile e molto piu vasta, misteriosa ma non meno importante di quella cosciente. Se l intima relazione mente/cervello è indubitabile , non è però chiaro di quale natura essa sia, mentre la correlazione tra attività mentali e attivazione di circuiti cerebrali non significa rapporto di causa-effetto ma solo associazione; affermare il contrario, secondo l ottica materialista, è come sostenere che la causa del camminare siano le gambe , escudendo a priori la possibilità che si cammina perchè la mente lo ha deciso e ha gestito l operazione tramite le necessarie modificazioni funzionali neuromuscolari. Una causalità bidirezionale da cervello a mente e viceversa sembra piu ragionevole , ma questo richiede una variazione di paradigma . Il fatto che la mente possa modificare il cervello sia funzionalmente sia strutturalmente è ormai chiaro ed è giunto il momento di restituire alla mente questo ruolo, negato a priori dal materialismo del ventesimo secolo.
ok grazie perfetto e condivisibile. Non ho appunti da fare, solo un aspetto mi sembra che si possa mettere in correlazione a quello che dici e che secondo me, nel dibattito fuori da questo contesto,ha fatto da cornice alla discussione sulla coscienza in senso materialistico,  concetti risultanti dal  determinismo. Solo una volta giunti a trovare un'altra fonte, questa volta indeterministica, nella natura fisica ma no ancora in quella complessa degli esseri viventi, ecco che il dibattito ha preso una certa verve, un certo vigore. 

siccome certi dibattiti finivano con includere, senza prove e cosi senza appigli concreti, il cervello fra i sistemi di natura indeterministica, io poi negli anni mi sono concentrato piu nel cercare "prove" che dessero al cervello o alle menti, un senso la cui probabilità mi desse un risultato assurdo. Ovvero ritornando alle esempio dell'uovo e di guerra e pace, quale probabilità avrebbe avuto la natura in senso deterministico e materialistico di procedere così speditamente verso ciò che vediamo, cioè la cultura? Come detto l'uovo e la sua costruzione sarà stato un processo lungo anche forse miliardi di anni, mentre ciò che vediamo ha avuto solo poche migliaia di anni per realizzarsi, addirittura accelerando negli ultimi secoli. Proprio questa discrepanza nei tempi di realizzazione naturali e umane, trovo il piccolo appiglio su cui potrebbe fondarsi il superamento, per attività umane, del determinismo.
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PhyroSphera

#264
Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 11:36:22 AMLe uova, i romanzi, nell'esempio de "Il  Dubbio": ordinamento naturale, e quello eminentemente politico con l'esempio di Guerra e Pace... il suo (dell'utente "Il  Dubbio") appello all'autocoscienza e quindi l'allusione al fare ordine con la possibilità, in mancata autocoscienza, di un ordine in meno... uova, e guerre e paci presentate per uguali... dacché il possibile, ma pur sempre assurdo, vagheggiamento di conferire un ordine da esterno, che dia "una sistemata" sia a natura che a soprannaturale, sistemata che non c'è, che è incubo, ma che può essere surrogata dal danno contro la vita del prossimo, e allora all'incubo succede una bruttura e cattiveria diversa ma reale. "Il  Dubbio" inserisce dei parametri fittizzi che sviano.


Aggiungo alla mia perorazione (non sono tesi) degli interludi, perché un po' di riposo e svago ci vuole, ma senza andare fuori tema e fuori discussione anzi per aiutare la concentrazione (di chi mi starebbe o sta seguendo).

Al primo link un "pezzo rock", dal titolo eloquente How many more times. Lo includo come testimonianza di non sopportazione, il fatto che ci sia del vandalico nella musica dei Led Zeppelin, ai confini con la non-musica come sempre nel vero rock, io lo trovo un pregio. Notevoli, psicopatologicamente, i falsetti da litigio terribile del figlio col padre imbarazzato e da adulto mammone ma fino all'impossibile. Sarcastico psicodramma ma i cui protagonisti in intimità non sono reciprocamente intrusi - opposto è il caso di quando l'operatore del settore vorrebbe restituire coscienza alla sua vittima, orrore e disgusto che comunque la canzone trasmette un po' (forse non solo genericamente, quale sfondo di un racconto), con allusiva rabbia, in una trama testuale altrettanto ma variamente allusiva:

https://www.youtube.com/watch?v=qSIS0o7vtPE

Al secondo link certo non troverete le sequenze originali del film, ma le immagini non sono difformi - io non sono esperto del mondo del regista Woody Allen, che non è il mio (altra cosa il soggetto russo del film) ma sembra proprio che le proporzioni non sono sbagliate. Nel video però c'è uno scherzo (non il mio, ma lo trovo interessante):

https://www.youtube.com/watch?v=tA5CfOK1okg

Nota Bene:
Della eventuale pubblicità aggiunta ai video, non me ne compiaccio proprio, non me ne si attribuisca condiscendenza.



MAURO PASTORE
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Phil

Citazione di: Koba il Oggi alle 10:45:50 AMSe decostruisci sul serio la domanda sul senso scopri che l'aspettativa di una finalità è un'indebita eredità della tradizione che l'illuminismo ha fatto a pezzi.
Quindi il malessere esistenziale – che non passa una volta eseguito per bene i propri esercizi genealogici e post-moderni – come può essere inquadrato?
Direi che se si fanno bene quegli esercizi, il malessere non può che passare spontaneamente. Se invece riteniamo che «lo sforzo dovrebbe essere quello di immaginare modi diversi di leggere la questione»(cit.), significa allora che non abbiamo "fatto bene" quegli esercizi, quindi la questione non è stata realmente decostruita (studiare la decostruzione, non è attuarla), quindi restando "intatta" la questione, rimane parimenti intatta la sua capacità di mettere a disagio con il suo domandare.
Come dire: se faccio gli studi e gli esercizi adatti per capire come si muovono le maree, non dovrebbe più turbarmi né l'esistenza delle maree né risultarmi imprevedibile il loro manifestarsi; se invece, anche dopo aver "fatto i compiti", resto sorpreso dalla loro imprevista comparsa, significa che facendo quei compiti non li ho presi abbastanza sul serio da trarne le conseguenze, usando ciò che ho appreso anche fuori dal foglio di carta.
Ancora più in sintesi: se studio la composizione chimica, le controindicazioni, etc. dell'aspirina, ma poi non la prendo davvero, il mal di testa rimane e se continuo ad arrovellarmi su cosa mai potrebbe farmelo passare, più che al paradosso indulgo all'ironia del destino.

P.s.
Mi scuso per l'offtopic, ma il discorso con koba era partito dalla "tangente" dell'ordine come istanza anche terapeutica della coscienza, oltre che come criterio conoscitivo. Ci si potrebbe riagganciare al discorso principale con "virtuosismi", del tipo: l'incomunicabilità dell'esperienza dei qualia come denominatore comune fra studio dei fenomeni di coscienza e strutture di senso esistenziale; l'"infelicità metodologica" di scegliere come completamento di carenze conoscitive qualcosa che non può essere conosciuto (i qualia o un senso esistenziale già decostruito a priori); la strutturazione ordinata della conoscenza che incappa nei suoi limiti contingenti (studio del cervello e sua irrilevanza esistenziale) facendo emergere la consueta difficoltà nell'accettare il non-sapere, con conseguente fuga dall'"hypotheses non fingo" verso orizzonti infalsificabili (non studiabili, etc.).
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PhyroSphera

Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 11:36:22 AMSe uno gira in semplice divisa da motociclista, ecco che vien fuori uno scemo che pensa alla imitazione di un militare... e l'articolo del codice dove è detto di procedere secondo caratteristiche del proprio mezzo purché in sicurezza viene contrariato fingendo che le indicazioni di limiti siano divieti semptre vigenti ad andare oltre le indicazioni.
Specifico, soprattutto per eventuali lettori stranieri, non per i pedanti, che nel testo c'è un 'semptre' da sostituirsi con un: sempre. Ho evidenziato la parola in rosso.

Per agio del lettore - può esser tanto faticoso leggere i miei messaggi e un piccolo intoppo diventare tanto spiacevole - riporto l'intero testo un'altra volta:


I qualia sono concetto di ordine filosofico, ma la scienza può studiare anche la filosofia. Però è cattiva illusione che lo scienziato pensi di superarla con ciò o di contenerla. Qualia, sebbene non dia idea della nostra singolarità, indica la intuizione delle identità. Mentre il quantum è relativo alla sola individuazione, ed è concetto di ordine scientifico. I filosofi possono studiarlo senza pretendere di doppiare la scienza... restando che la filosofia è premessa per la scienza e non viceversa. Quale meglio? Star dietro o davanti? Non c'è da far classifica ma ripartizioni.

Il pregiudizio che la scienza non si possa occupare di coscienza è antipsicologico, di solito di chi vorrebbe abolire scienze e tecniche psicologiche. La scienza psicologica ha per oggetto anche la coscienza, non intesa però quale buona o cattiva coscienza. Alcuni che fanno psicologia, psicoanalisi, psicosintesi, psicoterapia, psicografia... tentano di includere l'etica della coscienza nei loro lavori e rapporti scientifici; e questa illusione è ai danni del còmpito del filosofo. Ci sono uomini di légge e tanti altri innamorati di detta confusione, che ai loro occhi fa apparire acchiappaggi o bracconaggi di presunti soggetti pericolosi come fossero conseguenze di scienze e tecniche. Ultimamente io per esempio percepisco un tentativo di bracconaggio ai miei danni da parte di uomini anche in divisa che fraintendono il codice stradale e ci aggiungono divieti per giunta contrari alle stesse norme della strada. Se uno gira in semplice divisa da motociclista, ecco che vien fuori uno scemo che pensa alla imitazione di un militare... e l'articolo del codice dove è detto di procedere secondo caratteristiche del proprio mezzo purché in sicurezza viene contrariato fingendo che le indicazioni di limiti siano divieti sempre vigenti ad andare oltre le indicazioni. La confusione tra ciclomotori e motocicli, i primi soggetti a surplus di potenza benché con poca potenza effettiva disponibile, i secondi assolutamente no, fa il resto; e parte il bracconaggio, in associazione illegale con strutture sanitarie che così non hanno più niente di autentico - certe volte, se il motociclista ha bisogno di essere combattivo per arrivare, i persecutori iniziano direttamente con l'acchiappaggio, sempre secondo il mito del raptus. In realtà la scienza psicologica sa di arbitrarietà stabile della nostra mente (non è questione teologica di servo o libero arbitrio), quella neurologica di un orientamento di base sempre e in ogni caso presente, quella fisiologica dell'assenza, sempre e in ogni caso, di moti avulsi... sicché bracconieri e cacciatori sono in questi casi - il motociclismo è stato solo un esempio - sempre importuni e violenti...

Le uova, i romanzi, nell'esempio de "Il  Dubbio": ordinamento naturale, e quello eminentemente politico con l'esempio di Guerra e Pace... il suo (dell'utente "Il  Dubbio") appello all'autocoscienza e quindi l'allusione al fare ordine con la possibilità, in mancata autocoscienza, di un ordine in meno... uova, e guerre e paci presentate per uguali... dacché il possibile, ma pur sempre assurdo, vagheggiamento di conferire un ordine da esterno, che dia "una sistemata" sia a natura che a soprannaturale, sistemata che non c'è, che è incubo, ma che può essere surrogata dal danno contro la vita del prossimo, e allora all'incubo succede una bruttura e cattiveria diversa ma reale. "Il  Dubbio" inserisce dei parametri fittizzi che sviano.

L'autocoscienza, quale peculiarità della nostra coscienza, non è "affare" di ipotetiche uova ièpoteticamente uguali a romanzi politici; è nostra natura, certificata da studi scientifici, che nessuna contingenza, nessun disurbo cioè, malattia, malanno, disagio... ci può inibire, eludere, togliere. Non esistono le cure per dare o allargare coscienza, la coscienza è libera, incontrare il proprio inconscio diversamente non è il sogno illuministico di una mente sempre più grande; la supposizione che la realtà degli esseri sia, possa essere indifferenza tra un uovo e un romanzo è di chi ignora cosa è il cosmo, il vero ordine; che non è il rimandare il più tardi possibile la morte in un nascere-per-diventare-vecchi-poi-morire - ora ho detto di un messaggio successivo (a questo citato qui su) de "Il  Dubbio". L'anzianità non sempre è la vecchiezza, si può morire anche solo anzianissimi; i fenomeni di esuberanza vitale non sono trasgressioni di veri ordini; la malasanità e le sue intromissioni, fatte di frammenti pseudologici ('uovo=romanzo' è falsa identità, parallelo impossibile), sono solo quel che sono.



MAURO PASTORE
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