La Chimera di Arezzo

Aperto da doxa, 01 Marzo 2026, 11:56:59 AM

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La "Chimera di Arezzo": scultura etrusca in bronzo. Fu realizzata tra l'ultimo quarto del V sec. a. C. e i primi decenni del IV sec. a. C.. Faceva parte di un gruppo di bronzi sepolti nell'antichità per poterli custodire. E' alta cm 78,5  e lunga cm 129, Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

In questa scultura la Chimera è ferita ma sta ancora combattendo. Ha la bocca spalancata e la criniera irta. La testa di capra sul dorso è già reclinata e morente, il serpente azzanna uno dei corni dell'ovino.

Il corpo della Chimera è modellato in maniera da mostrare le costole del torace, le vene solcano il ventre e le gambe.

Forse la Chimera  bronzea di Arezzo faceva parte di un gruppo scultoreo con Bellerofonte su Pegaso, un grandioso dono votivo  collocato in un tempio. Questa ipotesi è confermata dall'iscrizione sulla zampa anteriore destra, in cui vi si legge la scritta TINSCVIL o TINS'VIL (TLE^2 663), che significa "donata a Tinia ", il dio degli Etruschi, =  il Zeus  greco e lo Iuppiter o Giove della religione romana e italica.

Il nome "Chimera" deriva dal greco "Khimaira" (= capra): un mostro della mitologia greca, collegato al mitico eroe Bellerofonte (in greco antico Bellerophóntēs, epiteto che gli fu dato dopo aver assassinato Bellero, re di Corinto), noto per aver ucciso la Chimera: un animale composito che Omero,  nel VI libro dell'Iliade, descrisse con la testa di leone, il corpo di una capra e la coda di serpente.

Anche nella mitologia greca la Chimera  è formata con parti del corpo di animali diversi: testa leonina, artigli estroflessi,  sul dorso  una testa di capra dalla cui bocca escono fiamme, al posto della coda un serpente che aggredisce mordendo uno dei corni della capra. Questo mostro terrorizzava gli abitanti della Licia, antica regione della Turchia, sulla costa meridionale dell'Anatolia, nell'attuale provincia di Adalia.

L'antico poeta e scrittore greco Esiodo (vissuto tra l'VIII e il VII sec. a. C., noto per le sue opere "Teogonia" e le "Opere e i giorni") ed altri  autori  immaginarono Bellerofonte sul cavallo alato Pegaso, nato  dall'unione del sangue versato da Medusa (una delle Gorgoni, decapitata dall'eroe Perseo) con Poseidone, il dio del mare. Dopo la sua nascita,  Pegaso volò verso l'Olimpo, dove divenne il portatore dei fulmini di Zeus. Il cavallo fu addomesticato dall'eroe Bellerofonte, che ricevette le briglie d'oro dalla dea Atena per cavalcarlo. Pegaso è considerato un simbolo di libertà. Di solito  è rappresentato come un magnifico cavallo bianco con ali piumate.

Con l'aiuto di Pegaso l'eroe Bellerofonte riuscì a sconfiggere la Chimera: infilò la punta del suo giavellotto nelle fauci della belva, il fuoco che ne usciva sciolse il piombo che uccise il mostruoso animale.



Bellerofonte mentre  attacca la Chimera, dipinto sulla base di un epinetron attico a figure rosse,  circa 425 – 420 a. C., Museo Archeologico Nazionale di Atene.
L'epinetron è un semi cilindro cavo, chiuso ad una estremità, utilizzato dalle donne greche durante la filatura della lana.

Ad Arezzo la scultura bronzea che raffigura la Chimera fu rinvenuta nel 1553 durante la costruzione di una fortificazione fuori dalla Porta di San Lorentino. La scultura fu donata al Granduca di Toscana Cosimo I, che la collocò nel Palazzo Vecchio, poi a Palazzo Pitti.
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