La ( non ) origine dell'universo.

Aperto da iano, 14 Aprile 2026, 21:32:20 PM

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Il_Dubbio

Citazione di: iano il 19 Aprile 2026, 15:15:29 PMCritiche che si potrebbero condensare in una sola: ti limiti ad usare l'intuito, e nella misura in cui questo limite mi ponessi anch'io non potrei che essere d'accordo con te. Usando la logica invece ho cercato di evidenziare le contraddizioni e ridondanze presenti nel tuo scritto.
Proviamo dunque a mettere da parte l'emotività che genera  piccinerie, e veniamo alla mia risposta al tuo quesito : perchè dovrebbe aumentare se infinito?
Intuitivamente un infinito non può aumentare.
Se uno ad esempio ha un concetto intuitivo dei numeri pensa ai numeri naturali, 1,2,3,..., che sono infiniti.
L'infinito può essere potenziale o fattuale. Non c'entra niente l'intuito.
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iano

#31
Citazione di: niko il 19 Aprile 2026, 17:38:12 PMScommettere un soldo bucato che esse, le singolarota' dico, stiano agli estremi, oltreche' della teoria, pure della realta', e' in senso assoluto da idealisti, perche' gli idealisti pretendono che la realta' si pieghi sempre e comunque alla teoria, e soprattutto, cosa particolarmente evidente nel caso in questione, che il futuro, in questo caso il futuro della teoria e della visione scientifica stessa, sia radicalmente e innovativamente diverso dal passato,










Il presente stesso è una singolarità, essendo ciò che passando resta, e forse per questo una centralità difficile da scalzare.
Chi professa la centralità dell'uomo manca di specificare che è sempre riferita all'uomo di questo tempo.
A concetti vecchiotti, ma ancora in attività, si cerca quindi di dare una mano di vernice, ma quando si comprende l'attualità che in tal modo si è dissimulata , è come sentirsi catapultati a qualche migliaio di anni indietro, come fosse adesso.
Peccato che per capirlo bisogna studiare il greco.
Beato chi ha fatto il classico. :)
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PhyroSphera

Citazione di: Il_Dubbio il 19 Aprile 2026, 11:58:52 AMCi sono solo alcune puntualizzazioni che vorrei fossero prese in esame prima di ogni cosa.
Il big bang non vuol dire "esplosione" nel senso comune del termine, poi l'espansione non vuol dire aumento dello spazio come spesso viene indicato.

Lo spazio è sempre stato infinitamente esteso, ciò che cambia nel tempo sono le distante fra le galassie.
Non c'è un fuori o un dentro, non c'è un centro o una periferia.

Sulla necessità che questa espansione dell'universo abbia avuto inizio, secondo me, riguarda quel che possiamo pensare sul tempo. La parola "inizio" include un concetto temporale che, dovendo appunto avere una causa, questa sarebbe dovuta intervenire prima dell'inizio. Filosoficamente parlando sarebbe un controsenso.
Ma la scienza potrebbe trovare una strada alternativa, ovvero quella di sostenere un inizio senza causa.
Non so se opportuno, ma almeno per rendere l'idea, potrei fare esempio delle misure quantistiche. Il tentativo di fare una misura non causa il valore che si misura. Il sistema infatti sceglie casualmente il valore fra quelle possibili, per cui si può dire che i valori che si ricavano dalle misure quantistiche sono senza causa.


"Il  Dubbio" affascina i suoi interlocutori del momento, non me, cercando di "metterci una pezza" sulla (mia) affermazione che il "Big Bang" non è un modello; ma senza dare significato a scoppi, esplosioni o quant'altro, per il pensiero che state portando avanti non ha senso parlare di espansione dell'universo, perché il vostro sistema pensa l'origine in analogia con la scissione dell'atomo. Che poi, concretamente, si dica solo sommessamente del primo atomo, vergognandosi dell'infantilismo e dell'arebitrarietà di tale scenario, è altro conto, per psicologi.

Ho già detto in altri messaggi che non risulta dalla scienza fisica uno spazio infinitamente esteso, non perché il fisico ragioni di infiniti come fa il matematico - entrambi scienziati dico - ma per via della curvatura spaziotemporale. Lo spazio fisico cioè non è l'estensione, ma un estendersi diverso da un diagramma "cartesiano" - algebrico - tridimensionale. L'estendersi della realtà fisica segue la légge di una curva. Proprio similmente al Pianeta Terra, che è uno sferoide, per cui percorrendo il piano di terre e dei mari tra le terre (pianeta non semplice piano) non si va arbitrariamente in tutte le direzioni, accadendo ritorni obbligati. La curvatura è verificata tale non geometricamente, nessuna metria è possibile, ma considerando determinate relazioni fisiche.

Quanto al resto detto da "Il  Dubbio", come il suo precedente io lo conosco; non come le mie tasche ma come se avessi indosso un vestito di Eta Beta, da cui tirava fuori mille e una cose. "Il  Dubbio" giunge a un conflitto logico, quando dice di misurazione che non causa il valore della misura, cercando di far trangugiare agli sprovveduti l'idea di un inizio senza causa. Lui pensa alla quantistica, ma questa scientificamente è solo un corredo, un prospetto inerentye (!) alla Teoria dei Quanti; e senza dubbio esso consente tante elucubrazioni, ma solo se estrapolato dal contesto. "Il Dubbio" in realtà non ha accolto il Principio di Indeterminazione; pensa a un limite connesso a intervento dei misuratori, sostituendo al causalismo il determinismo: inizio quantistico senza causa, ma determinato. Peraltro non esiste una realtà fisica quantistica oggettiva, esistono i quanti, cioè una dinamica fisica accade secondo degli scarti, ci sono degli oggetti fisici che differiscono per la quantità in cui consistono; ma il quantismo non è realtà oggettiva! Esso tanto può essere cifrario scientifico quanto elenco tecnico; e solo l'invertire ruoli di scienza e tecnica porta al tentativo di spiegare l'origine dell'universo 'quantisticamente'... non senza contravvenire a ciò che Benedetto Croce chiamava il loico: qualcosa di meno che logico ma più che logos; uno col nostro essere e insieme il nostro essere. La scienza psicologica dice di strutture di pensiero di base, del naturale procedere - tra cui anche la follia, che è passione, emozione, non crisi, la crisi della follia non è la follia stessa, come sanno i veri psichiatri. Il procedere della mente, quello basilare, può esser doppiato e in questo c'è l'errore - ma la malattia è condizione esterna ai soggetti malati, non è in questione la malattia mentale. Ebbene un inizio senza causa per la realtà fisica, ciò è un errore rispetto al nostro naturale procedere mentale; un contravvenire al pensiero spontaneo e semplice. La Teoria dei Quanti non si interessa di inizi ma di organizzazioni; non di organizzarsi ma di organizzazioni.

Il mio solo apparente fuori-tema diceva anche questo: se si formula la domanda sull'origine dell'universo per risponderne non si può spiegare tutto con l'universo stesso. Perciò dicevo de il mondo, nel sistema di Schopenhauer, nel pensiero di Wittgenstein; da una chiusura non impedimento al cogliere un elemento differente che attesta un mistero, ciò che Wittgenstein chiamava il Mistico. I multiversi non sono universi e ciò aiuta a capire; mentre il mondo è meno ed è a questo livello che il tecnico agisce con preponderanza. Se si cerca nei prospetti scientifici per i tecnici, si trova un pezzo di mondo, dei fatti, tra cui le riuscite tecnice. Ma ciò non è uno specchio scientifico del divenire dell'universo. Questo è più della dinamica studiata dalla scienza fisica, mentre l'evoluzione tecnica è molto meno di detta dinamica fisica.

A dopo il resto.


MAURO PASTORE
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PhyroSphera

#33
Citazione di: niko il 19 Aprile 2026, 17:38:12 PMIl biglietto bang nasce da una fluttuazione del vuoto quantistico (inflazione) e l'universo, dalla culla alla tomba, e', e resta, e restera', una forma di esistenza particolare, o meglio, un insieme coerente e circoscritto di possibili forme di esistenza particolari, di questo dato vuoto.

In ogni momento della sua "vita", l'energia complessiva e autoconservatesi dell'universo, sara' sempre zero.

E proprio questo "zero" garantisce la commensurabilira' dell'istante iniziale e finale dell'universo con quella di tutti gli altri attimi apparentemente "banali" della sua stesse durata, impedendo cosi', almeno in senso filosofico, la realta' finale e vincolante delle singolarita', cioe' delle pure espressioni teorico-matematiche, prive, a questo punto per principo e per definizione, di alcun senso e significato "fisico".

Le singolarita', e questo e' il punto che qui ci terrei a precisare, stanno, e risiedono, agli estremi, spesso iniziali, ma a volte pure finali, sempre insondabili e irriproducibili perche' irragiungibili, della teoria. Di alcune nostre, attuali teorie.

Scommettere un soldo bucato che esse, le singolarota' dico, stiano agli estremi, oltreche' della teoria, pure della realta', e' in senso assoluto da idealisti, perche' gli idealisti pretendono che la realta' si pieghi sempre e comunque alla teoria, e soprattutto, cosa particolarmente evidente nel caso in questione, che il futuro, in questo caso il futuro della teoria e della visione scientifica stessa, sia radicalmente e innovativamente diverso dal passato, in questo caso il passato della scienza, nel senso specifico che in passato, tutte le volte che i calcoli su qualche fenomeno fisico reale davano risultati infiniti, o implicati l'inesteso, si e' rivelata sbagliata o incompleta la teoria, non assurda, o metafisica, o creazionistica la realta'. Tanto per fare un esempio, la catastrofe ultravioletta nel corso degli studi sulla radiazione del corpo nero, era un risultato assurdo ma matematicamente coerente previsto dalla teoria, in pratica riscaldando un corpo nero si sarebbe dovuta produrre energia infinita: tale infinita', implicava, naturalmente, un errore ed una imperfezione nella teoria, non una "reale", e sostanziale, tendenza infinitizzante o verso l'inesteso e il continuo della realta' o propria della realta': anzi la successiva teorizzazione della natura discreta, e quantizzazzata, dell'energia emessa dalla radiazione di corpo nero, ha risolto, l'errore, precedente, della catastrofe ultravioletta, e ha permesso di ottenere, un risultato sia matematicamente coerente, sia compatibile con l'osservazione empirica.

Ora, secondo me e non solo secondo me, le singolarita' previste da molte delle cosmologia attuali, sono simili alla catastrofe ultravioletta, errori di percorso, matematicamente coerenti ma assurdi, derivanti dal fatto che si "forza" per estrapolazione, una teoria a descrivere cio' che essa non e' (assolutamente) in grado di descrivere, almeno fintantoche', sempre essa, non venga integrata con altre teorie e aggiornata.

L'infinito e l'inesteso, come concetti, emergono si', ma a dirci che i nostri calcoli applicati a certe particolari realta' sono sbagliati, non che una realta' che in ogni suo punto noto ci appare estesa e finita, abbia una "sorprendente" e "in controtendenza" predilezione per l'infinito e l'inesteso nei sui punti e momenti che noi (appunto: noi) consideriamo "estremi", in quanto per noi, e cioe'dal nostro punto di vista, iniziali o finali.

Ergo la scienza, per quanto possano valere gli imperativi etici che detto io dal mio anche politicamente ed esistenzialmente interessato punto di vista, deve/dovrebbe riprendersi dal (lungo) abbaglio/shock creazionistico (del passato secolo) e re-imparare a ri-raccontarsi, e soprattutto a ri-raccontare il cosmo quale suo leggittimo oggetto, con la (umile) categoria della trasformazione/evoluzione e non con quella (tronfia, e antropicamente compiaciuta) della creazione, dell'istante iniziale, della singolarita' eccetera; insomma, tanto per cambiare, dovrebbe scristianizzarsi, e ri-grecizzarsi per quanto possibile. Trasformazioni reversibili dello stato di vuoto in altri stati di vuoto, e non eventi in assoluto storicizzati e storicizzanti, implicati, se uno li va' a guardare un minimo filosoficamente, l'unicita', la linearita' del tempo, e la creazione dell'essere dal nulla. Senza esagerare, dire che il mondo provenga dall'inesteso, dell'infinito infinitamente raddensato e concentrato, da quello che sostanzialmente e' resta un punto geometrico, e' praticamente la stessa cosa, del dire che esso, il cosmo, provenga dal nulla, e dall'arbitrio/caso, quindi da una realta' spirituale, non in ultima istanza da una deterministica, o materiale. Da cui tutti i paradossi, del tipo, se il tempo stesso ha un inizio, come decidere da fuori dal tempo uno punto/attimo preferenziale per "collocare" li' e non "altrove" l'inizio stesso del tempo, eccetera eccetera.

Per quanto riguarda la singolarota' iniziale, quello che realmente ne sappiamo e ne sanno, e' che l'universo, negli istanti iniziali della sua esistenza era un oggetto estremamente caldo e denso, molto diverso da come e' oggi.

Un conto e' l'evidenza, di uno stato iniziale caldo e denso, un conto e' l'estrapolazione, puramente  teorico-matematica, della singolarita'.

Puo' essere bello, parlare di "atomo" iniziale, o di "seme" iniziale, ma chiunque conosca un po' la  versione greco-classica di questi (tutto sommato vecchiotti) concetti sa' che essi prevedevano, almeno nella loro formulazione originale, la realta' dell'estensione, e della intonsa, e non scindibile in "epoche" consecutive, temporalita'.

Che questi (stessi) concetti, di atomo o di seme primordiale intendo, vengano usati, a volte, ad oggi, per negare, l'estensione di ogni cosa che esiste nello spazio, e la natura onnicomprensiva del tempo, a me non puo' che fare un effetto, diciamo cosi' un po' strano. E dico strano in senso negativo, come spero si sia capito.




Tra "Il  Dubbio" e "iano" fino a "niko", io rilevo una intricata elucubrazione che non può avere un termine, nonostante "niko" giustamente noti che l'infinito matematico non è un infinito delle teorie fisiche stesse. Difatti il notarlo farebbe capire che la domanda sull'origine pone in campo ben altro che la sola scienza ausiliata dalla filosofia. Tuttavia "niko" fa il contrario e notando che il formulario matematico dei fisici non corrisponde a nessun infinito reale della fisica studiata scientificamente, presume che allora non vi sia nessuna creazione dell'universo o realtà metafisica. Nega anche l'istante iniziale assieme a ciò, ma la considerazione fisica dell'origine non può prescinderne!
Non c'è un inizio del tempo, ma in che senso? Ci può essere un principio del tempo, se da ciò che eterno nasce qualcos'altro... e l'antecedente al tempo non è tempo, ma solitaria eternità... E tutto questo vale epistemologicamente, non cosmologicamente e ancor meno fisicamente... Ma appunto se si restringe l'orizzonte, non è possibile domanda sull'origine, eppure il farne, anche questo forum, mostra che esiste e non è contraddittoria!!
E che dire di evoluzioni da vuoti a vuoti? Che storicamente sarebbe la cronaca di una magia. Quale Essere potrebbe fare il mago così? In ipotesi il Dio delle religioni, cristianesimo compreso; ma in realtà la magia ha spazio ridotto nell'universo ed è sconosciuta per la considerazione fisica. Credere in una evoluzione-non-creazione, rifiutare il cristianesimo per un magismo? Per esser coerenti ci vorrebbe religiosità e fare concorrenza a Cristo col Mago, fingendo che sia fisicamente razionale che tutto si crei da un perfetto vuoto per terminare in un perfetto vuoto. Questo tipo di fantasia era sovente l'inizio degli effetti dell'oppio, dopo apparivano giardini come incantati; con gli anni i segni di vecchiaia precoce per gli oppiomani erano reali; così come l'insinuare che il creazionismo sia follia crea realmente un regresso e precipitare veloce in ciò che si temeva. Niente fede in Cristo? Superstizione nel Mago, non un Mago Merlino che ricorda torri, uccelli e limitari, ma uno che fa suggestione col concetto stesso di realtà fisica... O proprio leggeri come negli effetti delle imitazioni chimiche degli oppiacei? E sarà vero di questo Mago, pure greco? Greco come il sedicente tale professore Galimberti che scambiava (o scambia ancora?) la coscienza cristiana del limite, del non-potere umano, per una ybris fingendo la greca ybris non greca? Perché forse Euripide non mostrava già una tragedia che non può esser veramente tale a tutti gli effetti, ugualmente alla Croce cristiana? La Stoa non era attigua all'etica cristiana? Forse il segno del Nazareno non poteva anche essere susseguente? Non dicono più bardi, astolfo compreso, che profeti ebrei sul passato cristico, sulla storia precristiana?
E alle prese col termine spurio di singolarità ci si illude tanto, ma quest'è: un singolo vuoto non genera niente... è questo è logico, più che loico.
Per "niko" il seme iniziale no, l'atomo primordiale no; il vuoto primordiale a spiegare la realtà in cui viviamo... Questo era l'incubo di chi anziche mangiarlo, l'oppio se lo poneva dentro il fondoschiena. La "neuro" lo consente ma poi ci mette i tormenti; meglio rapiti un mesetto da un narcos che finire con la neuro, senza logia e davanti alla presunzione che... 'il tutto inizia da quando il neurologo emette la "diagnosi"...' La realtà non sarebbe altro che un ex ospedale? Esiste negli USA una dottrina fideistica che dice il mondo venire dal volo di un aeroplano.

Invece la filosofia dice Assoluto, la vera e propria fede afferma Dio; forse è illogico? O sarebbe da esplorarne significati, sensi?


P.S.
Quanto ai due ultimi messaggi prima di questi ultimi miei, in uno compare il fattuale non l'attuale infinito, come se fosse un trampolino di lancio verso la Genesi, e invece serve ai tecnici per fare calibri. Il secondo è di un separato o divorziato o scapolo di Sophia.



MAURO PASTORE
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iano

#34
Citazione di: PhyroSphera il 21 Aprile 2026, 02:31:09 AMP.S.
Quanto ai due ultimi messaggi prima di questi ultimi miei, in uno compare il fattuale non l'attuale infinito, come se fosse un trampolino di lancio verso la Genesi, e invece serve ai tecnici per fare calibri. Il secondo è di un separato o divorziato o scapolo di Sophia.



MAURO PASTORE
Non c'è modello che non contenga singolarità, ma non per questo possiamo dirli inutili, a meno che a una singolarità non si riducano, e abbiamo qui proprio un caso a cui poter applicare tal singolar modello, che diremo del ''marchese Del Grillo'' : ''Io sono io, e voi non siete un c...o''.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

iano

Citazione di: iano il 21 Aprile 2026, 09:49:19 AMNon c'è modello che non contenga singolarità, ma non per questo possiamo dirli inutili, a meno che a una singolarità non si riducano, e abbiamo qui proprio un caso a cui poter applicare tal singolar modello, che diremo del ''marchese Del Grillo'' : ''Io sono io, e voi non siete un c...o''.

Tornando seri, ragionerei sulla possibilità che un modello possa spiegare qualcosa come un inizio, se nell'applicare il modello da qualche parte occorrerà iniziare.
Non sembra essere un caso che, ponendo l'inizio dell'universo nel nulla, a questo nulla poi si sia dovuta dare una consistenza, ciò che equivale di fatto a un ritorno al caos primordiale biblico, che per quanto caotico qualcosa era già.
Se dal nulla invece si vuol davvero partire, siccome questo nulla non contiene nulla, e quindi neanche il tempo, non c'è allora un inizio da cui partire, perchè nel punto in cui tutto  dovrebbe iniziare non c'era ancora il tempo, e non ce cosa che possa iniziare se non nel tempo.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

PhyroSphera

Citazione di: iano il 21 Aprile 2026, 09:49:19 AMNon c'è modello che non contenga singolarità, ma non per questo possiamo dirli inutili, a meno che a una singolarità non si riducano, e abbiamo qui proprio un caso a cui poter applicare tal singolar modello, che diremo del ''marchese Del Grillo'' : ''Io sono io, e voi non siete un c...o''.

Ho già detto della confusione che si fa tra singolarità delle esistenze e raggio d'azione limitato di una légge fisica, inclusa in una teoria scientifica fisica, limitatezza detta impropriamente singolarità per togliere le cattedre dei filosofi e dei teologi ai filosofi e teologi, infatti il tuo intervento tende al puro sofisma - fino poi a prodursi in una sorta di tentativo umorista, ironico o sarcastico, che mi offende perché confonde il mio mondo con l'altrui. Dài per scontate troppe cose ma soprattutto ne pensi proprio a sproposito.

Quelle come la tua sono repliche che hanno una specie di stampo di fabbrica.


MAURO PASTORE
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PhyroSphera

#37
Citazione di: iano il 21 Aprile 2026, 10:37:47 AMTornando seri, ragionerei sulla possibilità che un modello possa spiegare qualcosa come un inizio, se nell'applicare il modello da qualche parte occorrerà iniziare.
Non sembra essere un caso che, ponendo l'inizio dell'universo nel nulla, a questo nulla poi si sia dovuta dare una consistenza, ciò che equivale di fatto a un ritorno al caos primordiale biblico, che per quanto caotico qualcosa era già.
Se dal nulla invece si vuol davvero partire, siccome questo nulla non contiene nulla, e quindi neanche il tempo, non c'è allora un inizio da cui partire, perchè nel punto in cui tutto  dovrebbe iniziare non c'era ancora il tempo, e non ce cosa che possa iniziare se non nel tempo.
Dato che io ho logicamente posto in campo la teologia, devo onestamente dire che l'assurdità di un nulla-inizio non è delle dottrine di fede, religiose della Creazione. Queste sono rappresentabili matematicamente quali postulati di un'altra dimensione, filosoficamente dicibile assoluta, da cui origina l'universo nelle sue dimensioni proprie. In questo la scienza matematica incontra nel proprio linguaggio quello del teologo; il numero filologicamente è connesso col nume. Ma nume può essere anche solo idea oltre che Dio, resta dunque la scienza impossibilitata ad affrontare la questione.

E. Severino criticava giustamente suddetta assurdità e il collega anziano G. Bontadini notava che si tratta, quanto a dato di vera fede, di un inizio da Dio della creatio ab, ex nihilo (entrambe le preposizioni vanno bene se coi rispettivi contesti propri). E' una contesa che esiste dall'antichità, nel caso che ho citato giunta ad estrema divaricazione. Questo nihil è assenza dell'universo stesso, suo non-essere, non nulla assoluto (nihil absolutum); ma la persuasione che l'universo sia tutto impedisce di seguire questo ragionamento - come pure di essere autentici nel domandare l'origine. Se esiste Dio, il non essere dell'universo non è il nulla!

Se il fisico vuole trovare nella fisica il dominio del domandare "qual è l'origine dell'universo", lui si trova a pensare solamente un non-universo che fisicamente è appunto un niente; infatti l'universo è una totalità estrema (la totalità non è il tutto), allora se ha un'origine questa è altro da esso.
Non è veramente in correlazione alla scienza affermare una nascita-evoluzione-fine dell'universo da vuoto a vuoto; non è autenticamente teologico affermare una genesi  niente - enti dell'universo.
Se questa ultima erranza non la si riconosce per inautentica dottrina e si cerca di confutarla rapportandosi alle fedi religiose, lo scenario della nascita-evoluzione-fine da vuoto a vuoto risulta soltanto una diminuizione del conflitto logico.


MAURO PASTORE
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iano

#38
Citazione di: PhyroSphera il 21 Aprile 2026, 14:11:21 PMDato che io ho logicamente posto in campo la teologia, devo onestamente dire che l'assurdità di un nulla-inizio non è delle dottrine di fede, religiose della Creazione. Queste sono rappresentabili matematicamente quali postulati di un'altra dimensione, filosoficamente dicibile assoluta, da cui origina l'universo nelle sue dimensioni proprie. In questo la scienza matematica incontra nel proprio linguaggio quello del teologo; il numero filologicamente è connesso col nume. Ma nume può essere anche solo idea oltre che Dio, resta dunque la scienza impossibilitata ad affrontare la questione.

E. Severino criticava giustamente suddetta assurdità e il collega anziano G. Bontadini notava che si tratta, quanto a dato di vera fede, di un inizio da Dio della creatio ab, ex nihilo (entrambe le preposizioni vanno bene se coi rispettivi contesti propri). E' una contesa che esiste dall'antichità, nel caso che ho citato giunta ad estrema divaricazione. Questo nihil è assenza dell'universo stesso, suo non-essere, non nulla assoluto (nihil absolutum); ma la persuasione che l'universo sia tutto impedisce di seguire questo ragionamento - come pure di essere autentici nel domandare l'origine. Se esiste Dio, il non essere dell'universo non è il nulla!

Se il fisico vuole trovare nella fisica il dominio del domandare "qual è l'origine dell'universo", lui si trova a pensare solamente un non-universo che fisicamente è appunto un niente; infatti l'universo è una totalità estrema (la totalità non è il tutto), allora se ha un'origine questa è altro da esso.
Non è veramente in correlazione alla scienza affermare una nascita-evoluzione-fine dell'universo da vuoto a vuoto; non è autenticamente teologico affermare una genesi  niente - enti dell'universo.
Se questa ultima erranza non la si riconosce per inautentica dottrina e si cerca di confutarla rapportandosi alle fedi religiose, lo scenario della nascita-evoluzione-fine da vuoto a vuoto risulta soltanto una diminuizione del conflitto logico.


MAURO PASTORE
Un universo non generato, o un Dio non generato che lo genera, mi sembrano equivalersi dal punto di vista logico.
Dire che ciò che genera l'universo è il caso, significa solo spersonalizzare la causa, ma ciò non risolve la questione.
Non c'è una causa prima che la si possa dire propriamente tale.
Prima c'era ciò che dopo rimane, senza causa alcuna, è una possibile soluzione.








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iano

#39
Citazione di: iano il 21 Aprile 2026, 16:09:50 PMPrima c'era ciò che dopo rimane, senza causa alcuna, è una possibile soluzione...
... se nel divenire si riscontra una costante, la sua continuità.
Divenire che può descriversi come un susseguirsi di cause ed effetti.
A questa descrizione non possiamo chiedere di superare i suoi limiti, e non è dandogli un nome, teologia o scienza, che ci riusciamo.
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Lou

#40
Io in tutta questa discussione mi son persa la domanda fondamentale.

Ma serpeggia, latente.

Cerchiamo forse un fondamento che ci spiegi e dispieghi il nostro impiegamento nell'universo?

Una garanzia, che ci illustri il nostro posto in uno spazio/tempo che non compendiamo appieno, eppure pare ci siamo immersi.

Per domandarci in fondo chi siamo e cosa ci facciamo in tutte queste faccende?
 Se ci fosse un senso?

Che ab origine ci sia una domanda, si puó ipotizzare.

E dico, allora: non mascheriamo domande esistenziali, con teorie, modelli e ipotesi che dir si voglia, scientifici o filosofici che siano, a cui  le suddette domande, han dato corso, peraltro a molteplici dispigamenti..

Scaviamo.
 
E chiedo quale è la domanda, pregnante, sulla (non) origine dell'universo.

È il big bang?

Io rispondo: no, è una domanda sul senso, e il big bang ne è una tra tante.

In realtà, stiamo interrogando noi stessi, niente e nessun altro.




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"Quanti più occhi, occhi diversi, noi impegniamo per una cosa, tanto più completo sarà il nostro 'concetto' di quella cosa, la nostra 'obiettività'" F. Nietzsche

iano

#41
Citazione di: Lou il 21 Aprile 2026, 17:45:19 PMIo in tutta questa discussione mi son persa la domanda fondamentale.

Ma serpeggia, latente.

Cerchiamo forse un fondamento che ci spiegi e dispieghi il nostro impiegamento nell'universo?

Una garanzia, che ci illustri il nostro posto in uno spazio/tempo che non compendiamo appieno, eppure pare ci siamo immersi.

Per domandarci in fondo chi siamo e cosa ci facciamo in tutte queste faccende?
 Se ci fosse un senso?
Questa discussione, per come è nata, e poi si è sviluppata, potremmo quindi col senno di poi, intitolarla
''Delle risposte alternative che possono darsi a una domanda che nasce dall'esigenza di una ricerca di un senso , delle quali  una positiva, che trova un senso fuori di noi, e una negativa che toglie senso alla domanda, non essendo stata un esigenza logica a motivarla.''
La risposta ''fuori di noi'' che sia un dio o qualcosa di metafisicamente ad esso assimilabile, come il caso, può dare il senso che cerchiamo oppure no, ma in ogni caso per dare un senso all'universo , ne deve stare fuori, per potersi dire di quello causa.
Io quindi noto che questa causa prima esterna si mostra da un lato necessaria per l'attribuzione di un senso, ma non necessaria in senso logico, perchè non è un esigenza logica spostare cause ed effetti fuori dalle descrizioni che facciamo dell'universo, descrizioni che necessariamente hanno un inizio, che può ipotizzarsi come inizio dell'universo, solo identificando l'universo con le sue possibili descrizione, confondendo i mezzi coi fini.
Rinunciare a un senso non è facile neanche per me, tanto che sono certo che il senso che faccio uscire dalla porta mi rientrerà dalla finestra e a mia insaputa.

Allora, l'argomento si potrebbe così sintetizzare, se un senso non sembra essere logicamente in se necessario, o quantomeno la coscienza di averlo, potremmo prendere in considerazione di non andarlo a cercare, nella misura in cui, a seconda di dove crediamo di trovarlo, ciò può portare a divisioni insanabili fra noi?
Quindi noto la seguente contraddizione, che da un lato dal senso che ci diamo sembra discendere un etica della quale non sembra potersi fare a meno, e dall'altro ciò genera ciò che etico non possiamo considerare, come divisioni insanabili che generano conflitti.
Per cui mi chiedo se, hai visto mai, l'accettazione di una mancanza di senso, come la logica pure ci suggerisce, per quanto operazione non facile in se come detto, non possa togliere a quei conflitti la causa, e se quella causa è intrinseca alla causa che genera l'universo, però di quella causa in se non abbiamo alcun bisogno, o potremmo comunque considerare, se il bisogno c'è, di potervi anche rinunciare perchè quanto meno non sembra illogico farlo.

E rinunciando a ciò cosa ci resterebbe? Ecco, forse questa è la domanda, posta in modo esplicito, come la volevi.
Immagino che ci siano dei pro e dei contro a ciò, come sempre accade nelle cose umane, e siccome ampia letteratura insiste sui pro, mi sembrava il caso di riequilibrarla considerando anche gli eventuali contro.

Noi andiamo alla ricerca di una causa, ma ciò che otteniamo è solo di generarne una, perchè la nostra fede, nel bene e nel male, produce sempre un effetto.

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