Acqua di sorgente e acqua di cisterna

Aperto da Anello Verde, 25 Aprile 2026, 17:26:35 PM

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Anello Verde

Lo Sheykh Tadili nella sua opera La vita tradizionale è la sincerità scrive:
"Sappiate – Allâh vi conceda misericordia! – che la santità (wilâyah), al pari della funzione di profeta, non è il frutto di un'acquisizione. La wilâyah comporta dei gradi; il suo dominio, di realtà essenziali e sottigliezze, è l'Interiore. Non v'è in essa alcun intermediario.
Quanto alla realtà del wâlî, certuni hanno detto di lui: «Allâh s'è fatto carico del suo interesse, ha cacciato lontano da lui il suo avversario (shayân), e gli ha dato il dominio sulla sua nafs, che non ha più alcuna presa su di lui, giacché è il testimone d'Allâh sulla Sua terra ed esegue la sunnah d'Allâh e la Sua Legge (fard)». Chiunque, conoscendo il suo stato di wâlî, non si sarà conformato alle sue parole e ai suoi atti, non avrà giustificazioni di fronte ad Allâh il giorno della Resurrezione. âtimî l'ha così definito: «Egli è colui che procede seguendo il Profeta nell'Esteriore e nell'Interiore». Ed è stato detto: «Il wâlî è colui che regge il creato per mezzo della Verità con l'intermediazione del Profeta». Sîdî Sahl ben 'Abd-Allâh Tustarî, lo shaykh di Junayd, ha detto: «Allâh fa conoscere gli awliyâ' solo ai loro simili o a quelli cui vuole renderli utili. Se Allâh li mostrasse alle creature, ogni musulmano avrebbe sicuramente l'obbligo di far tesoro delle loro parole e dei loro atti» e un cattivo esito sarebbe da temere per chi li disconoscesse. Ma Allâh – gloria a Lui e ch'Egli sia esaltato! – stende su di loro il Suo velo, per misericordia verso i Suoi servitori.
Gli shuyûkh kummâl (perfetti) dei sufi figurano tra gli awliyâ'. Essi reggono, nella loro conformità (alla norma), il creato con la Verità, con l'intermediazione del Profeta, giacché sono i Califfi ortodossi che prendono a modello, nelle loro parole, nei loro atti e nei loro stati (awâl), i Califfi che furono tra i Compagni del Profeta – su di lui le benedizioni e la pace! – come as-Ṣiddîq, al-Fârûq, Uthmân ibn Affân e Saydinâ 'Alî – Allâh sia soddisfatto di tutti loro! –.
Gli shuyûkh dei sufi si collocano a dei gradi (maqâmât) diversi: lo shaykh della direzione (irshâd) è quello la cui scienza giuridica (fiqh) si mescola con la scienza del taawwuf, di modo ch'egli non si dedica esclusivamente né al taawwuf, né al diritto [exoterico]. Lo shaykh dell'aspirazione (immah) istruisce con l'aspirazione. Lo shaykh degli stati interiori istruisce con gli awâl. Lo shaykh dell'educazione (tarbîyah) e del viaggio (sulûk), lui, riunisce tutti i maqâmât".
 
È la vicinanza con questi santi che va cercata da chi intenda percorrere la via del taawwuf.
Le turuq nelle quali è viva la presenza di shuyûkh autentici sono sorgenti: coloro che si avvicinano con la giusta attitudine potranno abbeverarsi con un'acqua vivificante, che può risvegliarli agendo nel profondo del loro essere e del loro cuore. È quest'acqua benedetta che deve essere cercata da chi aspira a una realizzazione spirituale. Quando gli shuyûkh muoiono e cessano di agire direttamente all'interno della loro tariqa, quest'azione rivitalizzante cessa di esistere. Le organizzazioni che avevano diretto possono conservare parte dell'acqua ricevuta all'interno di cisterne, che per un certo periodo potrà ancora dissetare chi andrà ad abbeverarsi ad esse; col passare del tempo però l'acqua – se non più purificata dallo spirito – diventerà stagnante e intossicherà, o addirittura avvelenerà, coloro che fiduciosi la berranno.
(Fonte: ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo)
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