Perché Gesù è dovuto morire in croce per liberarci dal peccato originale?

Aperto da sterpiu, 02 Dicembre 2017, 10:26:44 AM

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Angelo Cannata

Citazione di: Suttree il 30 Marzo 2018, 12:14:17 PMSi, ma se il buon Saulo fosse nato qualche anno prima, probabilmente sarebbe stato in piazza a votare Barabba :D Gesù non ha mai parlato di peccato originale.

Infatti ho ben precisato che si è rimesso alla volontà del Padre. Ha chiesto se potesse essere esentato dal sacrificio, e questo lo rende umano. Ma lo ha accettato.
Il paragone con i giudici non regge, puoi ben dire di essere un cadavere che cammina, ma se ne sei davvero convinto tanto varrebbe rinunciare alla scorta ed evitare altre inutili morti. In realtà la speranza di scamparla l'avevano ben chiara, come ben chiaro il pericolo che correvano.
Paolo non aveva bisogno di nascere anni prima, perché fu contemporaneo di Gesù.

Riguardo al tuo ragionamento sull'accettazione della morte, sia da parte di Gesù che di Falcone e Borsellino, io lo trovo fallace per il fatto che trascura la presenza in ogni essere umano di più spinte che possono anche essere opposte e conflittuali. In questo senso risulta errato compiere scelte preferenziali e privilegiare l'uno o l'altro aspetto, cioè concludere che ci sia stata sola accettazione oppure solo rifiuto nei confronti della morte. Sia in Gesù che in Falcone e Borsellino non ci fu né sola accettazione né solo rifiuto; ci fu conflitto tra la personale scelta di coerenza e la condizione umana che porta chiunque a temere la morte. Quindi non si può concludere né che i due si basassero esclusivamente sulla possibilità di scamparla (il che non renderebbe giustizia all'altezza del loro spirito di coerenza), né che si ritenessero talmente certi della loro morte da rendere immotivata la scorta (il che non renderebbe giustizia al fatto che erano esseri umani, con la conseguente paura della morte che ogni essere umano ha normalmente).
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InVerno

Come ha giustamente fatto notare Cannata, Cristo accetta il suo destino di crocifisso e gli va in contro. Addirittura alcuni apocrifi raccontano che si fosse messo d'accordo con Giuda e a tal punto accettò il suo destino. La figura di Giuda è la figura dell'ipocrita per eccellenza,il simbolo di tutto ciò che il Cristo aveva aspramente combattuto ad ogni livello, l'ipocrita evangelico non è più il semplice attore mestierante(etimo),ma colui che è attore della propria vita. La connessione tra l'ipocrisia e il peccato originale è stringente, non c'è ipocrisia senza conoscenza, perchè la prima non è altro che manipolazione della seconda. Se per esempio accettassimo che Cristo avesse conosciuto le intenzioni di Giuda, faremmo di lui un ipocrita di pari grado, non a caso la dottrina ha tenuto la storia negli apocrifi. La mia impressione è che la morte di Cristo anzichè liberarci (salvezza utile alla creazione di un credo) dal peccato originale ci abbia ricordato che è ancora tra noi attraverso un gesto di denuncia definitiva, esortandoci a continuare a "portare la croce" di questo conflitto. Un messaggio estremamente importante per tutte le persone\società\organizzazioni che nell'autoreferenzialità tipica di alcune tentano di mostrarsi come pure e coese negli atti e nello spirito,e se al tempo di Cristo questa denuncia poteva essere valida per una pasciuta e autoreferenziale casta ebraico-romana, oggi assomiglia più ad una bomba sepolta sotto l'altare di San Pietro. Tutte queste diatribe logiche\teologiche saranno pure in parte dovute al cattivo approccio dello studente, ma anche per via del fatto che qualcuno ha provato a costruirci sopra uno stato etico, oggi fortunatamente ridotto al lumicino, ma di cui sopravvivono ancora le leggi assolute (dogmi) che in quanto tali provocano ovviamente infiniti conflitti logici se poste di fronte a concetti finiti. Ragionare dogmaticamente è ovviamente un ossimoro, ed è quello che mi pare sta facendo Bagnara..
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"Once, men turned their thinking over to machines in the hope that this would set them free. But that only permitted other men with machines to enslave them" Frank Herbert

Loris Bagnara

Rispondo in particolare a Angelo e a Suttree.
Premetto che non sono qui a difendere il cristianesimo, poiché non sono cristiano.
Vorrei solo stabilire la verità storica e teologica del cristianesimo.
E allora, quale fonte migliore del catechismo ufficiale della Chiesa Cattolica?
A questo indirizzo http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s2c1p7_it.htm trovate la seguente citazione:
Citazione
389 La dottrina del peccato originale è, per così dire, « il rovescio » della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, che tutti hanno bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tutti grazie a Cristo. La Chiesa, che ha il senso di Cristo, 506 ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al mistero di Cristo.

Mi pare molto, molto chiaro.
E' la Chiesa cattolica a dirlo, non sono certo io.
Chi la pensa diversamente, può farlo, ma non è cattolico.

P.S. InVerno, non sono io a ragionare dogmaticamente. E' la Chiesa che lo fa. E chi non accetta questo, non è cattolico. Tutto qui.
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Loris Bagnara

Citazione di: Angelo Cannata il 30 Marzo 2018, 18:11:43 PM
Per quanto riguarda lo schema che hai proposto sul racconto del peccato originale, esso trascura totalmente la condizione di asservimento in cui Adamo si trova posto prima del peccato. Trascurando questo o quell'aspetto è facile costruire sul testo tutto quello che vogliamo e difatti è così che si è costruita la dottrina della colpa di Adamo. Se invece il testo viene rispettato in tutto ciò che dice, senza operare selezioni preferenziali, il suo significato viene a risultare ben diverso.
Certo, Adamo è totalmente asservito a Dio: Dio è Dio, e Adamo è la creatura, totalmente insufficiente a se stessa. Proprio per questo Dio è in grado di imporre ad Adamo le sue leggi. E' il testo che imposta il rapporto Dio-Adamo in questo modo (similmente al rapporto Dio-Israele).
E con questo, cosa intendi dire, Angelo? Forse che il comportamento di Adamo va valutato alla luce della sua condizione di asservimento, appunto? Come quando si giudica un ladro alla luce del fatto che è povero e che ha bocche da sfamare? Un'attenuante?
Tu poi farlo, certo, ma l'interpretazione è tua: non deriva dal testo biblico e non è quella che è poi stata sviluppata dai teologi.

Se poi vogliamo dire che il comportamento di Yahwè nell'AT è più simile a quello di un ottuso e feroce feudatario, che a quello di "Dio", siamo anche d'accordo. Ma questo significa che nella teologia ebraica e cristiana ci sono molte, molte cose da rivedere, se proprio non vogliamo buttare via tutto.
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Angelo Cannata

Citazione di: InVerno il 31 Marzo 2018, 12:35:22 PM
Come ha giustamente fatto notare Cannata, Cristo accetta il suo destino di crocifisso e gli va in contro. Addirittura alcuni apocrifi raccontano che si fosse messo d'accordo con Giuda e a tal punto accettò il suo destino. La figura di Giuda è la figura dell'ipocrita per eccellenza,il simbolo di tutto ciò che il Cristo aveva aspramente combattuto ad ogni livello, l'ipocrita evangelico non è più il semplice attore mestierante(etimo),ma colui che è attore della propria vita. La connessione tra l'ipocrisia e il peccato originale è stringente, non c'è ipocrisia senza conoscenza, perchè la prima non è altro che manipolazione della seconda. Se per esempio accettassimo che Cristo avesse conosciuto le intenzioni di Giuda, faremmo di lui un ipocrita di pari grado, non a caso la dottrina ha tenuto la storia negli apocrifi. La mia impressione è che la morte di Cristo anzichè liberarci (salvezza utile alla creazione di un credo) dal peccato originale ci abbia ricordato che è ancora tra noi attraverso un gesto di denuncia definitiva, esortandoci a continuare a "portare la croce" di questo conflitto. Un messaggio estremamente importante per tutte le persone\società\organizzazioni che nell'autoreferenzialità tipica di alcune tentano di mostrarsi come pure e coese negli atti e nello spirito,e se al tempo di Cristo questa denuncia poteva essere valida per una pasciuta e autoreferenziale casta ebraico-romana, oggi assomiglia più ad una bomba sepolta sotto l'altare di San Pietro. Tutte queste diatribe logiche\teologiche saranno pure in parte dovute al cattivo approccio dello studente, ma anche per via del fatto che qualcuno ha provato a costruirci sopra uno stato etico, oggi fortunatamente ridotto al lumicino, ma di cui sopravvivono ancora le leggi assolute (dogmi) che in quanto tali provocano ovviamente infiniti conflitti logici se poste di fronte a concetti finiti. Ragionare dogmaticamente è ovviamente un ossimoro, ed è quello che mi pare sta facendo Bagnara..
Sulla prima frase su cui ho messo il neretto: non capisco come mai Gesù dovrebbe risultare ipocrita in caso di conoscenza delle intenzioni di Giuda: i vangeli infatti presentano Gesù proprio come a conoscenza delle sue intenzioni: c'è il momento in cui dice "Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà" e poi, in Giovanni, "Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto»".

Riguardo al senso della liberazione compiuta dalla morte di Gesù, c'è sicuramente un malinteso, che in gran parte mi sembra si sia diffuso in tutta la Chiesa Cattolica. Il malinteso riguarda l'idea che Gesù ci abbia liberato dal peccato perché ha sofferto. Ma in realtà ciò che è liberante nell'opera di Gesù non è il fatto in sé di aver sofferto. Dio Padre non è un mostro assetato di sofferenza, disposto a cancellare il peccato solo se vede qualcuno soffrire. Anche perché la sofferenza in sé è un male e dal male non ci si può aspettare altro che male, a meno che qualcuno lo trasformi in bene, ma in tal caso, appunto, non è più male, perché è stato trasformato. Ciò che è liberante nell'opera di Gesù è la sua capacità di rendere l'uomo nuovo, rendere l'uomo in grado di compiere un salto di qualità, trascendersi, trasformarsi, elevarsi a un livello superiore. Ciò viene compiuto non dalla sofferenza in sé, ma dal modo in cui Gesù attraversò la sofferenza. Allora si può capire meglio che la venuta di Gesù possa essere considerata effettivamente trasformante, salvifica. Una difficoltà fondamentale a comprendere la salvificità di Gesù può derivare proprio da questo: l'aver identificato la sua opera di salvezza con il fatto puro e semplice di aver sofferto, aver pagato un prezzo. Quel prezzo ci fu, ma il suo valore non consiste nell'essere stato un prezzo, consiste nella sua capacità di trasformare coloro che decidono di coinvolgersi in esso.
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Angelo Cannata

Citazione di: Loris Bagnara il 31 Marzo 2018, 16:07:59 PM

Citazione
389 La dottrina del peccato originale è, per così dire, « il rovescio » della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, che tutti hanno bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tutti grazie a Cristo. La Chiesa, che ha il senso di Cristo, 506 ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al mistero di Cristo.

Mi pare molto, molto chiaro.
E' la Chiesa cattolica a dirlo, non sono certo io.
Chi la pensa diversamente, può farlo, ma non è cattolico.

P.S. InVerno, non sono io a ragionare dogmaticamente. E' la Chiesa che lo fa. E chi non accetta questo, non è cattolico. Tutto qui.
La Chiesa Cattolica si è sempre preoccupata di mantenere il suo messaggio capace di dialogo con le attività più serie, più nobili, più sensate, che l'uomo è riuscito a porre in essere. Tra queste attività ci sono le scienze, tra cui la fisica, la scienza storica e le scienze letterarie di studio dei testi. Quando, all'interno di una scienza, si fa una scoperta seria, la Chiesa si rende conto che si butterebbe la zappa sui piedi reagendo contro quella scoperta, poiché sarebbe lei a perdere serietà. In questo senso la Chiesa ha da sempre lavorato per aggiustare la sua teologia in modo da farla andare d'accordo con le scoperte più serie compiute dall'uomo. Ora, se si scopre che il racconto di Adamo ed Eva non è un racconto di colpa, la Chiesa si butterebbe la zappa sui piedi barricandosi dietro l'intoccabilità dei dogmi. Si tratta piuttosto di lavorare per vedere se e come la scoperta possa andare d'accordo con i dogmi.
D'altra parte, in base ai ragionamenti che hai presentato, la dottrina sul peccato originale sarebbe demolita già in partenza per il semplice fatto che Adamo ed Eva, da un un punto di vista sia di scienza storica che di scienza di interpretazione del testo, non possono essere considerati come esistiti. Ed ecco che la Chiesa rattoppa il buco dicendo che quello di Adamo ed Eva può essere considerato un racconto simbolico che riferisce una realtà concreta; simbolico nel suo essere impersonato in due protagonisti fittizi, Adamo ed Eva, concreto perché riferirebbe di una condizione umana reale, cioè il genere umano viene ad esistere sulla terra nella condizione di esseri immersi nel peccato. Ed ecco tappato il buco. Allo  stesso modo non ci sarebbero grosse difficoltà se, con un po' di buona volontà, si volesse mettere d'accordo la dottrina col fatto che il racconto non narra una colpa umana.
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Angelo Cannata

Citazione di: Loris Bagnara il 31 Marzo 2018, 16:29:48 PMCerto, Adamo è totalmente asservito a Dio: Dio è Dio, e Adamo è la creatura, totalmente insufficiente a se stessa. Proprio per questo Dio è in grado di imporre ad Adamo le sue leggi. E' il testo che imposta il rapporto Dio-Adamo in questo modo (similmente al rapporto Dio-Israele).
E con questo, cosa intendi dire, Angelo? Forse che il comportamento di Adamo va valutato alla luce della sua condizione di asservimento, appunto? Come quando si giudica un ladro alla luce del fatto che è povero e che ha bocche da sfamare? Un'attenuante?
Tu poi farlo, certo, ma l'interpretazione è tua: non deriva dal testo biblico e non è quella che è poi stata sviluppata dai teologi.
L'asservimento, presentato in questo modo, viene a risultare come la semplice limitatezza dell'uomo nei confronti di Dio. Ma nel racconto non si limita a questo: si tratta di grave svilimento della dignità umana. In questo senso non si tratta di attenuante, di tratta di un vero e proprio atto d'accusa contro Dio: è Dio che viene a risultare il vero colpevole del peccato originale, vista la condizione inaccettabile in cui nel racconto risulta di aver posto l'uomo.
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Suttree

Citazione di: Angelo Cannata il 30 Marzo 2018, 18:25:22 PM
Citazione di: Suttree il 30 Marzo 2018, 12:14:17 PMSi, ma se il buon Saulo fosse nato qualche anno prima, probabilmente sarebbe stato in piazza a votare Barabba :D Gesù non ha mai parlato di peccato originale.

Infatti ho ben precisato che si è rimesso alla volontà del Padre. Ha chiesto se potesse essere esentato dal sacrificio, e questo lo rende umano. Ma lo ha accettato.
Il paragone con i giudici non regge, puoi ben dire di essere un cadavere che cammina, ma se ne sei davvero convinto tanto varrebbe rinunciare alla scorta ed evitare altre inutili morti. In realtà la speranza di scamparla l'avevano ben chiara, come ben chiaro il pericolo che correvano.
Paolo non aveva bisogno di nascere anni prima, perché fu contemporaneo di Gesù.

Riguardo al tuo ragionamento sull'accettazione della morte, sia da parte di Gesù che di Falcone e Borsellino, io lo trovo fallace per il fatto che trascura la presenza in ogni essere umano di più spinte che possono anche essere opposte e conflittuali. In questo senso risulta errato compiere scelte preferenziali e privilegiare l'uno o l'altro aspetto, cioè concludere che ci sia stata sola accettazione oppure solo rifiuto nei confronti della morte. Sia in Gesù che in Falcone e Borsellino non ci fu né sola accettazione né solo rifiuto; ci fu conflitto tra la personale scelta di coerenza e la condizione umana che porta chiunque a temere la morte. Quindi non si può concludere né che i due si basassero esclusivamente sulla possibilità di scamparla (il che non renderebbe giustizia all'altezza del loro spirito di coerenza), né che si ritenessero talmente certi della loro morte da rendere immotivata la scorta (il che non renderebbe giustizia al fatto che erano esseri umani, con la conseguente paura della morte che ogni essere umano ha normalmente).

Non proprio, è nato una decina d'anni dopo, e soprattutto allora facevano la differenza.
Continuo a trovare il tuo paragone assolutamente fuori centro. In Gesù ci fu piena e totale accettazione della morte, nonostante la preghiera al Padre, e infatti si consegnò volontariamente ai suoi assassini. Ed al cospetto del Sinedrio e  di Pilato non tentò nessuna difesa.
Falcone e Borsellino ovviamente non l'accettarono, pur mettendola in conto, ben consapevoli della sua possibilità. Anzi, umanamente fecero di tutto per sfuggirle.
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Suttree

Citazione di: Loris Bagnara il 31 Marzo 2018, 16:07:59 PM
Rispondo in particolare a Angelo e a Suttree.
Premetto che non sono qui a difendere il cristianesimo, poiché non sono cristiano.
Vorrei solo stabilire la verità storica e teologica del cristianesimo.
E allora, quale fonte migliore del catechismo ufficiale della Chiesa Cattolica?
A questo indirizzo http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s2c1p7_it.htm trovate la seguente citazione:
Citazione
389 La dottrina del peccato originale è, per così dire, « il rovescio » della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, che tutti hanno bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tutti grazie a Cristo. La Chiesa, che ha il senso di Cristo, 506 ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al mistero di Cristo.

Mi pare molto, molto chiaro.
E' la Chiesa cattolica a dirlo, non sono certo io.
Chi la pensa diversamente, può farlo, ma non è cattolico.

P.S. InVerno, non sono io a ragionare dogmaticamente. E' la Chiesa che lo fa. E chi non accetta questo, non è cattolico. Tutto qui.
So che il magistero della Chiesa afferma ciò. Ma Cristo non era mica cattolico :)
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Loris Bagnara

Buona questa!  :D
E' vero, ma questo significa dire che il cristianesimo è stato inventato dai Padri della Chiesa, quelli che peraltro hanno selezionato i testi che supportavano la teologia da loro elaborata, e scartato gli altri come apocrifi.
Questo significa mettere in crisi un bel po' di cose.
Intanto ci sarebbero tutti gli apocrifi da considerare, con tutti i diversi punti di vista.
E poi, potrei mettere in dubbio la realtà stessa della resurrezione: e se fosse frutto di una manipolazione per supportare una certa teologia?
Aggiungiamoci quel che dice Angelo, e cioè che l'AT è un atto di accusa contro Dio. Sono pienamente d'accordo.
Tanto d'accordo che, a mio avviso, l'AT non è nemmeno da considerare in generale un insieme di testi di ispirazione divina.
Ma allora? L'AT è inservibile. Quanto al NT, come detto sopra, si spalancano molti dubbi e incertezze.
Stando così le cose, mi pare impossibile trarre dalla storia di Gesù Cristo più che un messaggio di carattere etico. Elevatissimo, certo.
Ma nessuna delle grandi risposte che io, ad esempio, cerco, e che mi fanno propendere per altre dottrine (la teosofia, nello specifico).
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Angelo Cannata

Loris, ho l'impressione che dietro i tuoi interventi ci sia un punto non chiarito, cioè su cosa si debba basare la fede di un cristiano. Un cristiano non può motivare la propria fede sul fatto che le cose che crede siano verità storiche: Dio non è una verità storica, la risurrezione di Gesù neanche, con buona pace di Ratzinger che ha preteso che lo fosse.

Il Cristianesimo è una scelta interpretativa: io cristiano scelgo di pensare che Dio esiste, che il mondo l'ha creato lui, che Gesù è risorto, che Dio ci ama.

Hai fatto riferimento al mettere in dubbio la realtà della risurezione, ma la risurrezione non è una realtà, è una scelta di fede: si sceglie di credere che Gesù è risorto. Se fosse una realtà, l'ateismo non sarebbe possibile, così come non è possibile pensare che Garibaldi non è esistito, a meno che non ci si voglia muovere nel dubbio filosofico su tutto, che è tutto un altro discorso.
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Loris Bagnara

Ciascuno di noi si pone certe domande, a cui cerca di dare risposta in vario modo.
Per quanto mi riguarda, esprimo il concetto con una metafora.
Se immaginiamo che le risposte che cerchiamo siano lassù in alto, nel cielo iperuranio,
io cerco di raggiungerle con un razzo a tre stadi:

  • il primo stadio, quello che fa il tragitto più lungo, è la scienza;
  • il secondo stadio è la filosofia;
  • il terzo stadio, quello che fa il tragitto più breve, è la fede.
Evito partire in volo direttamente col terzo stadio...
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Angelo Cannata

Come hai scritto tu stesso, la fede fa il tragitto più breve, cioè non ha bisogno di fondarsi sulla scienza, né sulla filosofia; ha il dovere di mantenersi in dialogo con esse, ma dialogare è diverso da fondarsi. Se per avere fede intendi aspettare di avere prima sufficienti elementi forniti dalla scienza o dalla filosofia, allora non solo non giungerai mai alla fede, ma l'eventuale fede a cui giungerai sarà una fede falsa, distorta, perché fondata su elementi che non possono fondare la fede.
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Loris Bagnara

Citazione di: Angelo Cannata il 31 Marzo 2018, 23:13:52 PM
Come hai scritto tu stesso, la fede fa il tragitto più breve, cioè non ha bisogno di fondarsi sulla scienza, né sulla filosofia; ha il dovere di mantenersi in dialogo con esse, ma dialogare è diverso da fondarsi. Se per avere fede intendi aspettare di avere prima sufficienti elementi forniti dalla scienza o dalla filosofia, allora non solo non giungerai mai alla fede, ma l'eventuale fede a cui giungerai sarà una fede falsa, distorta, perché fondata su elementi che non possono fondare la fede.
La tua concezione della fede è esattamente quella che ha mandato al rogo milioni di persone per eresia, stregoneria e simili. Allora si doveva credere alla lettera della Bibbia e ai dogmi, anche se i concetti espressi nelle lettera della Bibbia e nei dogmi erano palesemente in contrasto con nuove le nuove acquisizioni della scienza, e perfino in molti casi difficilmente sostenibili dal punto di vista logico e razionale.
Hai ammesso tu stesso, Angelo, che la Chiesa ha dovuto rivedere il proprio atteggiamento, e che ha capito di dover evitare di mettersi in contrasto con la scienza. Il dialogo di cui tu parli, fra fede e scienza, per me è pura ipocrisia: la fede cerca disperatamente di conservare il proprio potere sulle coscienze degli individui, e per far questo cautamente apre alle nuove scoperte, ma un po' alla volta, per timore d'essere spazzata via in un sol colpo.

Io credo che se gli esseri umani sono dotati di sensi e ragione, debbano usare questi strumenti fin dove è possibile spingerli. Non è pensabile che il creatore ci abbia fornito di strumenti di conoscenza che non devono essere usati, e che usandoli si arrivi a una conoscenza (tu la chiami "fede") "falsa e distorta". Allora Dio sarebbe davvero lo Yaldabaoth degli gnostici.
La verità è una, e non ci può essere disaccordo fra gli strumenti che ho a disposizione per raggiungerla.

La fede è uno strumento potente, che però ha il difetto di non impedire che si possa credere ciecamente anche alle più incredibili fesserie. La storia è piena di questo, e anche il cristianesimo, purtroppo.

Quindi, che cosa può farci evitare di cadere in madornali errori? Semplice, gli altri strumenti che abbiamo a disposizione: sensi e ragione.
Anziché correggere le verità di fede man mano che la conoscenza scientifica progredisce, faccio l'operazione contraria.
Prima costruisco un solido basamento di conoscenze scientifiche, e questo mi evita gli errori più madornali.
Su questo basamento, costruisco un secondo livello con la ragione, con la filosofia, e questo mi evita gli errori più sottili, incongruenza interne e varie assurdità (ad es. i concetti di un Dio infinito e di creazione dal nulla, che sono incompatibili fra loro).
Infine, quando ho scartato tutto quello che so per certo comportare errore, solo allora uso lo strumento della fede, per sostenere innanzitutto di fronte a me stesso la verità che mi pare più adatta a fornire le risposte che cerco.
Certo, la fede fa il percorso più breve ed è quella che raggiunge il cielo, ma solo se parte dal punto più favorevole: altrimenti, il cielo non lo raggiunge. Se non per puro caso o per predestinazione, per grazia divina; ma a me ripugna credere che uno si salvi e l'altro no "per puro caso", o perché predestinato...

Mi interessa però approfondire la tua personale visione cristiana, Angelo.
Da quel che dici non puoi essere cattolico. E da quel che hai scritto riguardo al Dio dell'antico testamento, e alle sue "colpe" nei riguardi del peccato di Adamo ed Eva, ci avviciniamo alla posizione degli gnostici per i quali il Dio dell'AT, Yaldabaoth, era un Dio malvagio, e il vero Dio "buono" era oltre.
Lo gnosticismo, nelle sue varie correnti, è stata forse la concezione prevalente fra i cristiani fino a quando la chiesa non si è saldata con l'impero, per pure questioni di potere, e allora tutte le correnti gnostiche furono messe al bando e perseguitate, fino a farle quasi scomparire. Anche la messa al bando del concetto di reincarnazione, molto diffuso fra i primi cristiani, fu bandito per una pura questione di potere.
Potrebbe essere gnostica, la tua visione? E perché non potrebbe accogliere l'idea di reincarnazione, che non è esclusa in alcun luogo del NT?
Mi chiedo anche, Angelo, quale sia la tua posizione riguardo al dogma trinitario. Questo dogma è certamente frutto di un'elaborazione teologica successiva, proprio come il concetto del peccato originale e del potere salvifico del sacrificio di Cristo.
E sulla resurrezione fisica dei corpi? Questo è un concetto che personalmente trovo fra i più - chiedo scusa, ma è il mio sentire - grotteschi (e anche inutili, considerato che l'anima già è immortale) fra quelli mai elaborati da una religione.
E ci sarebbero molte altre questioni, ma mi fermo qui. Grazie, se vorrai rispondere.
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Suttree

Citazione di: Loris Bagnara il 31 Marzo 2018, 22:08:28 PM
Buona questa!  :D
E' vero, ma questo significa dire che il cristianesimo è stato inventato dai Padri della Chiesa, quelli che peraltro hanno selezionato i testi che supportavano la teologia da loro elaborata, e scartato gli altri come apocrifi.
Questo significa mettere in crisi un bel po' di cose.
Intanto ci sarebbero tutti gli apocrifi da considerare, con tutti i diversi punti di vista.
E poi, potrei mettere in dubbio la realtà stessa della resurrezione: e se fosse frutto di una manipolazione per supportare una certa teologia?
Aggiungiamoci quel che dice Angelo, e cioè che l'AT è un atto di accusa contro Dio. Sono pienamente d'accordo.
Tanto d'accordo che, a mio avviso, l'AT non è nemmeno da considerare in generale un insieme di testi di ispirazione divina.
Ma allora? L'AT è inservibile. Quanto al NT, come detto sopra, si spalancano molti dubbi e incertezze.
Stando così le cose, mi pare impossibile trarre dalla storia di Gesù Cristo più che un messaggio di carattere etico. Elevatissimo, certo.
Ma nessuna delle grandi risposte che io, ad esempio, cerco, e che mi fanno propendere per altre dottrine (la teosofia, nello specifico).

Concordo con te, il cristianesimo come religione istituzionalizzata fu confezionata dai padri della Chiesa, e credo debba il 90% del suo successo a Paolo. Questo però è altro discorso sia dal messaggio di Gesù, sia dalla realtà o meno di ciò che lui affermò di essere, resurrezione compresa.
Devo dire che proprio le differenze tra i vangeli canonici, mi fanno pensare ad una trascrizione più o meno veritiera. Se invece fossero stati tutti più o meno concordi nella narrazione
avrei pensato ad un riediting pesante. E' come per gli alibi, quando son troppo perfetti, quasi sempre hai trovato l'assassino :D Oltretutto, a differenza di quanto si pensasse, la loro datazione è stata retrodatata e gli storici li ritengono scritti nell'attuale forma già dal primo secolo.
Anche la non eliminazione di passi francamenti scomodi mi fa ritenere che si sia tentato di non alterare le parole di Gesù. Cosa dire infatti del passo di Luca in cui preannuncia il suo trionfante ritorno imminente, per giudicare tutti e in quella stessa generazione?
L'esegesi di quelle frasi ha fatto andare ai matti generazioni di teologi, con notevolissime arrampicate sugli specchi :)
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