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Tematiche Filosofiche / Re: Venire a conoscenza che no...
Ultimo messaggio di anthonyi - 07 Febbraio 2026, 08:52:43 AM
Citazione di: Estack il 06 Febbraio 2026, 18:51:40 PMCredo che scientificamente
Estack Questo é quasi un ossimoro, nella scienza non ci sono credenze, ci sono ipotesi che poi trovano Piú o meno riscontro.
In particolare l'ipotesi della creazione delle esperienze NDE da parte del cervello é stata supposta anch'essa da persone che fanno ricerche al riguardo e non sembra molto più convincente dell'ipotesi alternativa. Quello che colpisce i soggetti che hanno esperienze NDE é la vividezza della loro esperienza, qualcosa di nettamente differente dall'esperienza del sogno, la netta sensazione di realtà dell'esperienza stessa.
Comunque per essere precisi non é che si vede il paradiso, si vedono delle fasi di passaggio, e qualcuno si ritrova in un luogo tenebroso.
Quello che sorprende é la correlazione di tali esperienze tra loro, e anche con le culture e mitologie piú antiche.
I campi elisi, cioé un prato verde e fiorito, oppure l'averno, cioé un luogo di oscurità.
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Tematiche Spirituali / Re: Quando l'Anima lascia il c...
Ultimo messaggio di Aspirante Filosofo58 - 07 Febbraio 2026, 08:47:44 AM
Citazione di: Alexander il 06 Febbraio 2026, 19:19:49 PMVedendo che, se faccio del male, non me ne viene del bene, se dovesse un eventuale anima sopravvivere a sora nostra morte corporale, gliene ne verrà del bene se ha fatto una vita piena di bene. In che forma non è poi così importante.
Noi siamo abituati a ragionare come se tutto fosse duale (bell/brutto, alto/basso, grasso/magro... bene/male), perché ciò facilita le nostre scelte finché siamo incarnati nello spazio/tempo, con tutto ciò che comporta questa situazione. Tuttavia,  il funzionamento dell'Anima potrebbe anche non rispecchiare queste condizioni. Ammesso che l'Anima sia incarnata in questo ambito spazio/tempo per apprendere, non le interessano i giudizi. Diversamente da un percorso scolastico in cui troviamo delle materie di studio che ci piacciono e altre un po' meno, l'Anima sceglie una vita prima di incarnarsi e poi sta al corpo/mente cercare di capire e realizzare il progetto dell'Anima. 

Qualche tempo fa mi è capitato di leggere un libro, che poi ho recensito in questo forum, nell'apposita sezione. Riporto la recensione perché mi sembra utile all'argomento: Ho finito da pochi minuti di leggere il libro Anime coraggiose, di Robert Schwartz. Preciso che esso non è adatto a chi ha certezze granitiche e vede malamente ogni posizione diversa dalla propria, ma si rivolge a quanti (come me) hanno intrapreso un viaggio interiore, e sono alla ricerca della verità, perché non si accontentano di ciò che è stato loro raccontato, ma vogliono indagare, cercare, scoprire come stanno le cose esattamente.
L'autore stesso, di professione giornalista free lance, dopo aver intervistato diverse persone che, per i motivi più disparati erano passati "all'onore delle cronache" (incidenti di vario genere che li avevano costretti a cambiare vita, omosessualità, droga, ecc...) ha iniziato a frequentare dei "canalizzatori" e delle "canalizzatrici" che, mettendosi in contatto con i loro spiriti guida, permettessero di capire quale fosse la causa di  vite così "impegnative". Ovviamente, a queste canalizzazioni hanno partecipato anche i diretti interessati (diversamente esse non sarebbero state possibili). Quindi l'autore è arrivato alla conclusione che le prove di ogni vita, anche quelle più ardue, sono tutte concordate prima dell'incarnazione di ogni anima coinvolta nella vita terrena di ognuno di noi. 

L'anima di ognuno di noi: ha bisogno di fare esperienze di vario tipo (anche di quelle che siamo abituati a giudicare negativamente), per progredire; di imparare dagli opposti, per cui, per esempio, se l'anima ha la necessità di imparare l'importanza della collaborazione (in pratica di essere una goccia nell'oceano o un granello di sabbia nel deserto), si incarnerà in un corpo in cui alcune parti non collaborano col resto (presente!). Di conseguenza, anche l'anima di chi uccide centinaia di persone, con un attentato, o durante una guerra, apprende una lezione grazie a quelli che noi comunemente chiamiamo crimini o comunque giudichiamo in modo negativo. Anzi, secondo l'autore non esistono per l'anima azioni buone o azioni cattive, ma più semplicemente azioni che insegnano qualcosa all'anima, che ne permettono il perfezionamento. 

Non tutte le prove che dobbiamo affrontare durante la vita terrena, sono state programmate prima dell'incarnazione, ma alcune di esse sono dettate dal libero arbitrio di ognuno di noi (in quanto anima), libero arbitrio che, come ho già avuto modo di specificare in altro post, io considero unicamente legato alla reincarnazione (o metempsicosi). 

Cosa insegna questo libro?
  • Innanzitutto a non cadere nella trappola mentale dei giudizi e dei pregiudizi
  • A guardare la realtà da una prospettiva diversa
  • A considerare le prove che affrontiamo, non dei problemi da risolvere, bensì delle opportunità per crescere interiormente
Nelle prime pagine del libro l'autore specifica che non intende raccontare la verità assoluta, bensì far nascere la domanda in ognuno di noi: se fosse veramente così? 

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Tematiche Spirituali / Re: Quando l'Anima lascia il c...
Ultimo messaggio di Aspirante Filosofo58 - 07 Febbraio 2026, 08:37:52 AM
Citazione di: anthonyi il 06 Febbraio 2026, 16:35:37 PMSoprattutto la vista, mi ricordo il caso di un'esperienza NDE raccontata da un cieco dalla nascita, il quale seppe descrivere tutti gli eventi in relazione al suo salvataggio, oltretutto con una descrizione dei colori inspiegabile visto che appunto, essendo cieco dalla nascita, non si capisce come ha potuto imparare a distinguerli.
Forse aveva in memoria qualche vita precedente in cui non era cieco? Oppure queste percezioni gli arrivavano da un'altra dimensione? Se questa fosse la quinta dimensione, ossia fuori dallo spazio/tempo? 
#94
Tematiche Spirituali / Re: Piccola proposta di una nu...
Ultimo messaggio di iano - 07 Febbraio 2026, 03:56:28 AM
Citazione di: Luther Blissett il 06 Febbraio 2026, 22:00:11 PM
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La creazione implica una perdita di potere assoluto di Dio perché evidentemente, se Dio crea l'uomo libero, in qualche modo si espone al rischio di un uomo che disobbedisca alla sua legge. Quindi creando si apre - non è che necessariamente si compie il male, ma si apre una possibilità che il male si compia, perché evidentemente si può disobbedire alla legge di Dio,...

Dunque nel creare l'uomo libero Dio rinuncia al pieno controllo sulla realtà, avendo nella sua onnipotenza la libertà di diminuirsi, ma secondo me è possibile un altra chiave di lettura, che, al contrario, Dio, constatato come una realtà che risponda a precise leggi da lui decise, trovi in queste i suoi limiti,  perchè questi limiti non si potessero scambiare per i suoi, crea qualcosa che non obbedisca a precise leggi, e io non riesco a pensare a una dimostrazione di potenza che superi questa.
In sostanza l'unico modo che Dio ha di non porre limiti di fatto al suo potere è di esternare la sua libertà.

E' quello che abbiamo fatto noi con l'intelligenza artificiale, liberando la tecnologia dai limiti imposti dal nostro controllo su di essa.
Certo, nel farlo temiamo ne possa derivare del male, e chissà che anche Dio non lo abbia temuto.
Ma d'altra parte dove sta scritto che il controllo su ciò che creiamo sia in se un bene?
Noi, come Dio, stiamo sperimentando il potere di creare qualcosa che vada oltre il nostro controllo, superando i limiti che questo pone.



#95
Tematiche Filosofiche / Re: Venire a conoscenza che no...
Ultimo messaggio di iano - 07 Febbraio 2026, 02:54:43 AM
Citazione di: Estack il 06 Febbraio 2026, 18:51:40 PMCredo che scientificamente i casi di premorte in cui le persone pensano di vedere il paradiso,siano creazione del cervello.
Alle creazioni del cervello non dovremmo dare una accezione negativa in se.
La scienza ci suggerisce un metodo per distinguere quando dietro alle creazioni del cervello c'è la realtà, lasciando in sospeso il giudizio quando non è possibile applicare il metodo, o, potendolo applicare, finché  non si trova una corrispondenza.
#96
Tematiche Spirituali / Re: Piccola proposta di una nu...
Ultimo messaggio di Luther Blissett - 06 Febbraio 2026, 22:00:11 PM
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Comunemente si dice che i profeti hanno fatto degli annunci di salvezza materiale: tu sarai seduto alla tavola, intorno a te saranno tua moglie e i tuoi figli saranno come dei rami di ulivo fioriti etc., tu sarai seduto sullo scalino della tua casa e nessuno ti disturberà, nessuno ti danneggerà. Queste promesse materiali la terra sarà feconda dice.. i tuoi montoni non perderanno un colpo queste greggi che si moltiplicano etc. questa era l'attesa, aveva questa densità, questa concretezza, che è molto lontana anche da noi perché per noi neanche la ricchezza non è più fatta di greggi ma è fatta di una specie di artificio elettronico che non si sa bene che cosa sia. Quindi è chiaro che quando questa salvezza destinata alla totalità dell'uomo, alla sua esistenzialità e nella sua storicità, perché la promessa era stata fatta anzitutto al popolo e non ai singoli, viene meno perché storicamente i morti resusciteranno, Cristo ritornerà, ci sarà un giudizio, ci sarà la vita eterna, Dio asciugherà le lacrime dei vostri occhi e.. non ci sarà più morte, non ci sarà più lutto.. quando questo non è avvenuto, evidentemente l'unica possibilità che rimaneva di permanere nel riconoscimento della messianicità e della divinità di Cristo, era di dire che le promesse così come erano state fatte sono state interpretate male da noi, perché lui dietro quell'espressioni materiali alludeva a dei beni spirituali certamente ben più grandi di quello. Quindi c'è stato un trapasso da queste promesse che erano legate appunto alla concretezza della vita storica ed esistenziale dell'uomo a delle promesse che sono di carattere spirituale. Io non trovo molto di questo nella Bibbia onestamente, né nell'Antico né nel Nuovo Testamento, ma trovo che non ci fosse altro modo per uscire dall'impasse nella quale ci si trovava, dal momento in cui si dice: è Dio, è morto per noi, ci ha salvato, ci ha redento, continuiamo a morire, tutto continua tale e quale, allora vuol dire che abbiamo interpretato male. Parlava di immortalità in un senso totalmente diverso, parlava di liberazione dal peccato, ma non dalle conseguenze del peccato, ci siamo riconciliati con Dio ma continuiamo a morire etc.. non c'era altra via che questa interpretazione che a me appare metaforica.
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Quando si parla di male, non si parla della persona che invecchiando si indebolisce e poi muore: beh, questo è un male molto relativo, che possiamo paganamente considerare. Ma c'è un eccesso di male appunto, c'è il bambino che sprofonda in un cunicolo e muore dopo giorni di agonia etc. dinanzi a questo eccesso di male che c'è nel mondo - dice Jonas - i casi sono certamente due. O Dio è totalmente inconoscibile e quindi non possiamo dire perché, come si concilia Dio con l'esistenza del male nel mondo, non conosciamo Dio e non sappiamo le ragioni, non possiamo conoscere nessuna ragione dei suoi comportamenti. Però il Dio biblico è un Dio che si rivela, è un Dio grande che si rivela come un Dio di misericordia, Dio di pietà, Dio di tenerezza, di giustizia, allora a questo punto ci troviamo di fronte: o Dio vedendo il male che c'è nel mondo può consolarlo, può evitarlo, può fermarlo etc. ma non lo fa; oppure vorrebbe ma non può ... allora lui, dice Jonas, in casi.. in qualche modo, questi due attributi, vista la conoscibilità di Dio e vista l'esistenza di un eccesso di male nel mondo, i casi sono certamente due: o Dio non è perfettamente onnipotente, per cui non può ovviare all'enorme male che accade; oppure Dio non è perfettamente buono, non è perfettamente misericordioso e tollera che il male accada. Certo a questo punto la soluzione di Jonas a me sembra molto convincente, anche perché è molto conforme alla tradizione ebraica. L'unico modo che abbiamo per uscire da questa contraddizione fra l'esistenza di Dio e il male del mondo, è quello di ammettere che in qualche modo Dio non sia perfettamente onnipotente. A questo punto Jonas dice che questo, che Dio, non possiamo pensare Dio come non-onnipotente per sua natura nel senso che - gli ebrei non accetterebbero volentieri che uno parlasse di Dio in questi termini e credo con ragione - perché se Dio potessimo concepirlo come non onnipotente, evidentemente lo concepiremmo come se ci fosse all'esterno di lui qualcosa che lo condiziona. Quindi evidentemente Dio in qualche modo lo dobbiamo originariamente considerare non delimitato da nulla, non impedito da nulla, quindi onnipotente etc. Però Dio può questo - lo dice anche Schelling, se non ricordo male - proprio perché Dio è onnipotente può anche abdicare alla propria onnipotenza. Allora ci sarebbe stato - ma naturalmente qui sono cose che non si sanno, sono cose che si balbettano all'interno di una speranza, di una fede - ci sarebbe stato un atteggiamento di Dio il quale, anziché scegliere la potenza, anziché scegliere la forza, anziché scegliere il dominio e la vittoria, sceglie la debolezza, cioè annichilisce se stesso. E il Tzim-tzum sarebbe poi dopo la fase in cui, avendo scelto questa sottrazione di potenza, crea, rendendo possibile la vita. Quindi prima però Dio è un Dio - e qui direi che siamo all'estremo opposto di quello che è la posizione per esempio di uno Schelling o di un Pareyson, in cui effettivamente Dio nel momento in cui pone se stesso, pone la pienezza della potenza, pone il bene: con questo atto di libertà originaria Dio,ponendo se stesso, pone il bene. In realtà paradossalmente si potrebbe dire che la Bibbia piuttosto dice che, ponendo se stesso, pone la possibilità del male, pone la debolezza, che è quella che culminerà poi nella Croce.
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Ora direi che il nichilismo è l'ultimo stadio conseguente della vicenda storica che parte dalla croce di Cristo, o se vuole anche da prima, da quando Dio con il Tzim-tzum si ritrae e beh. Perché il nichilismo cos'è? E' la negazione in fondo di un'autorità assoluta, di un principio assoluto eh, non c'è più nulla che vincoli in modo assoluto, non c'è più nulla che valga in modo sostanziale. Ora quest'idea del Dio biblico che muore crocefisso, è l'idea di un Dio che in quanto Dio creatore, signore, padrone, reggitore, provvidente dell'universo, in qualche modo viene meno. Di lì poi attraverso il processo di secolarizzazione venuta meno l'idea di Dio - e naturalmente c'è questa doppia tendenza nella storia dell'Occidente: da una parte quella di far assumere all'uomo il ruolo che precedentemente veniva attribuito a Dio, cioè il ruolo dell'onnipotenza attraverso la tecnica, attraverso la scienza; ma anche l'attribuire all'uomo quello che è la vicenda di Dio stesso, cioè l'uomo come Cristo è morto sulla croce, ha abdicato alla sua onnipotenza, alla sua licenza divina etc - così l'uomo fa l'esperienza del nichilismo, perde qualunque forza abdica a qualunque suo potere etc.. diventa debole, diventa contraddittorio, diventa un uomo che fa l'esperienza dell'angoscia e della solitudine e del non senso delle cose. Ora, se questo è nichilismo, direi che l'emblema del nichilismo si possa riconoscere bene nella Croce.
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La creazione implica una perdita di potere assoluto di Dio perché evidentemente, se Dio crea l'uomo libero, in qualche modo si espone al rischio di un uomo che disobbedisca alla sua legge. Quindi creando si apre - non è che necessariamente si compie il male, ma si apre una possibilità che il male si compia, perché evidentemente si può disobbedire alla legge di Dio, quindi può entrare il peccato, può entrare la colpa, può entrare l'ingiustizia, può entrare la morte, mentre fin quando Dio è soltanto se stesso ... Dio è perfetto. La Bibbia dice che Adamo ed Eva, che il più grande dono che Dio ha fatto all'uomo è la sua sessualità. Lo dice la Bibbia lo dice pienamente: questo è ossa della mie ossa, è carne della mia carne, dice Adamo quando riceve Eva. Noi invece abbiamo incominciato a dire, non per influsso biblico ma per influsso dei padri che erano tutti un po' platonici, abbiamo cominciato a dire viceversa che la materia è il negativo e che lo spirito è il positivo. Avendo fatto questo, avendo concentrato ciò che è positivo nella spiritualità e ciò che è negativo nella carnalità, nella corporeità anche, abbiamo aperto la strada a giudicare, a far sì che il sesso sia una cosa turpe. La carne è qualcosa di inferiore ecco così, peccaminoso, è qualche cosa di turpe e - dicevo - per il filosofo greco l'orgasmo era qualcosa di.. perché? Perché nell'orgasmo si perde il nous, la riflessione, l'uomo si degrada al grado di animale, e infatti normalmente non succede che uno faccia dei grandi pensieri.. però questo ha aperto la strada a questo uso della sessualità puramente banale, puramente cattivo, puramente chiuso in se stesso, egoistico, incapace di spontaneità, di donazione, questo, soltanto un genere da consumare perché c'è. Ma noi abbiamo cominciato a dire che è turpe la carne. Non avremmo dovuto dirlo.
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Quanto alla violenza, c'è una frase - se non sbaglio credo sia nel libro della Sapienza, no, nell'Ecclesiastico - in cui si dice che Dio è magnanimo perché è potente, Dio è misericordioso perché è potente: cioè in effetti tutte le volte che Dio non ricorre alla violenza, ma Dio in qualche modo perdona, Dio sopporta etc., è un segno non di debolezza, ma di potenza di Dio. Cioè Dio è talmente potente, è come il re assolutamente vincitore dopo una guerra, che a un certo punto è clemente verso coloro che ha vinto. Cioè voglio dire: noi istintivamente assoceremmo la violenza alla potenza, e la misericordia alla debolezza, mentre invece direi che le cose andrebbero capovolte. Dio può essere misericordioso proprio perché è potente. Mentre se Dio è costretto a ricorrere alla violenza, se Dio è costretto a ricorrere alla vendetta, vuol dire che non è un Dio così onnipotente da poter dominare tutte quante le cose, ma deve anzi difendersi dall'attacco. Viene in mente il Tao quando dice: l'imperatore è talmente potente che non deve mai fare una legge, perché se facesse una legge vorrebbe dire che c'è qualcosa che non va bene così com'è e che deve disporre perché avvenga in un modo diverso; mentre invece l'imperatore assolutamente potente non ha bisogno di legiferare. Così il Dio assolutamente potente o onnipotente non avrebbe bisogno di ricorrere a nessun castigo, a nessuna violenza, a nessuna vendetta etc. perché tanto nessuno può attentare alla sua potenza.
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Nell'orizzonte del Nuovo Testamento c'è un Dio che salva la vita dell'uomo, c'è l'intervento di Dio e il ritorno di Dio, la parusia, il giudizio finale, la resurrezione dei morti, la vita eterna. Qui adesso siccome queste cose, queste promesse non si sono compiute, c'è stato uno sdoppiamento: qualcuno è andato dalla parte - tanti secoli - è andato dalla parte della spiritualizzazione, cioè dicendo quello che conta in fondo è essere conciliati con Dio (che poi ci sia l'ingiustizia o non ci sia l'ingiustizia, o ci sia il povero o ci sia il ricco, io se posso aiutare il povero l'aiuterò ma non è questo essenziale, lo diceva Don Orione, diceva: un pezzo di pane in terra - parlando dei poveri, dei malati, degli handicappati - un pezzo di pane in terra è il paradiso in cielo).Quest'idea che quaggiù le cose vanno come vanno: ora in realtà questa è la spiritualizzazione. Dall'altra parte, come opposizione molto giustificata storicamente a questa spiritualizzazione, c'è l'idea che l'uomo è maturo, è adulto e in definitiva può salvarsi da solo. Può salvarsi con strumenti politici, con strumenti sociali, con legislazione adeguata, abolendo il latifondo facendo.. ecco questa è l'altra metà del messaggio. Quelle due cose, la salvezza dello spirito e la conciliazione con Dio, il miracolo di Dio e la salvezza materiale delle nostre povere vite, che stavano insieme nel messaggio evangelico perché era un messaggio escatologico, un nuovo eone - nuovi cieli e nuova terra in cui abiti la giustizia, dice la seconda lettera di Pietro - si è separata in due. Per cui effettivamente tanto vedo manchevole la teologia che insiste sulla salvezza dell'anima, sulla conciliazione del peccato, tanto vedo manchevole anche la teologia diciamo della liberazione, che ecco accentua tutto sulla possibilità di una salvezza dei corpi eh... ma non perché veda la necessità della salvezza dei corpi, ma perché ritiene che questa salvezza dei corpi possa essere conseguita attraverso un'opera storica dell'uomo, quindi rinunciando al miracolo di Dio.
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Forse una domanda che si pone con un certo filosofico distacco - cercare un Dio che salva o che non salva - in me si pone in maniera molto più radicalmente esistenziale: e se Dio non salvasse, e se i morti restassero morti per sempre? Allora che senso avrebbe avuto questa promessa? E soprattutto: si è ancora cristiani se si revoca in dubbio la possibilità della salvezza? Ma allora qui vorrei dire: non è il revocare in dubbio, nella mia ottica non si tratta di mettere su un piano: Dio potrebbe salvarci ma Dio potrebbe anche non salvarci, allora vediamo quale delle due cose dobbiamo scegliere. In realtà non è un dubbio di tipo razionale - vediamo questa possibilità ma c'è anche quest'altra possibilità, è piuttosto... e poi Giobbe. Non è che uno si fa delle domande per il gusto di farsi delle domande: è che è preso alla gola dal fatto che Dio potrebbe non essere giusto che Dio potrebbe non salvarlo, pur sapendo che Dio è colui che salva, che Dio è colui che è giusto, fa l'esperienza del fatto che due realtà contrastano, e questo è portato - mi pare - alle estreme conseguenze. Queste possibilità di un qualche fallimento di Dio: è indubbio che già il Dio della Bibbia è un Dio che sperimenta innumerevoli fallimenti, dal tradimento del suo popolo di Israele nella Bibbia ebraica, fino ad arrivare a quello che è l'apostasia delle masse attuali insomma. Allora quindi in questo senso l'idea che il Dio sia un Dio perdente - d'altra parte un Dio crocefisso, concepirlo come un Dio vincente è anche molto difficile - quindi quest'idea di un Dio perdente, soltanto che invece di fallimento si parla più volentieri di sconfitta. E io forse ho usato la parola fallimento - la uso spesso la parola fallimento - e forse accentua ancora di più questo aspetto, ma proprio prende alla gola me, perché dico: e se Dio non ci salvasse più? Io sono convinto che questa domanda ha senso soltanto se me la pongo all'interno della fede, perché chiedere se Dio ci salva o non ci salva significa ammettere Dio ed essere presi da questa drammatica domanda: e se poi non ci salvasse? Quindi resta all'interno della fede. Certo se facessi un piccolo passo più avanti, non sarei più nella fede: perché se ammettessi come possibilità che Dio è veramente sconfitto, che Dio è veramente fallito, che Dio non salverà mai, evidentemente uscirei fuori dall'orizzonte della fede, e mi risolverei anche un sacco di preoccupazioni.
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Quando si parla di sconfitta di Dio o di fallimento di Dio, non si parla di Dio in sé, si parla del Dio in quanto salva. Dio fallisce, Dio è sconfitto se non salva; un discorso di Dio al di là della salvezza non c'è, non possiamo neanche chiederglielo... come possiamo parlare di Dio come se fosse un oggetto materiale della nostra riflessione. Allora in questo senso certamente la sconfitta, quella che è la storia della sconfitta storica del cristianesimo, della grande apostasia. Se noi guardiamo la storia del cristianesimo è una storia che dopo cinquecento anni e l'invasione, l'avanzata, l'espansione islamica porta via tutti i paesi che erano stati la culla della cristianità no, l'Africa settentrionale, Asia etc. Poi, dopo altri cinquecento anni, c'è lo Scisma tra Oriente e Occidente, dopo altri cinquecento - faccio dei numeri un po' all'ingrosso e così - c'è la Riforma, altri cinquecento anni c'è l'apostasia delle masse etc.: questo è il fallimento di Dio, se Dio deve essere colui che salva. Perché se Dio deve essere qualche altra cosa che non ha rapporto con la salvezza e la salvezza che ci dà Dio è soltanto un discorso che riguarda noi, ma c'è un discorso che riguarda Dio che come tale non possiamo fare, che non conosciamo e che non ci riguarda - allora non possiamo certo parlare di sconfitta di Dio o di fallimento di Dio. Ma quello che fallisce è il Dio che promette di salvarci, così come la fede non è fede nell'esistenza di Dio perché dice San Paolo anche i demoni, Giacomo.. anche i demoni credono in Dio e tremano. No certo, la fede non è quella, i demoni sanno che c'è Dio o credono che c'è Dio, sanno che c'è Dio, però non è questa la fede. La fede non è la fede nell'esistenza di Dio: la fede è nell'esistenza di un Dio di misericordia che ci salva, che stabilisce la giustizia.
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Tematiche Spirituali / Re: Piccola proposta di una nu...
Ultimo messaggio di Luther Blissett - 06 Febbraio 2026, 21:57:29 PM
Non sono poche le persone con cui avrei voluto incontrami per intervistarle, ma che poi per i più vari motivi mi sono sfuggite.  Una di queste, indimenticabile, si chiamava Sergio Quinzio.
Mi manca molto  l'essermi fatto sfuggire per un contrattempo l'incontro che avrei dovuto  avere con questa persona di esasperata sensibilità.
Dedico il prossimo post ad un suo scritto che ci rivela di quanta disperazione fosse intessuta la sua fede appassionata.
Rileggendo ora il suo testo in una chiave teolistica, mi verrebbe da dire che il nostro Dio minore, di questa Sua identità secondaria, ne sarà rimasto letteralmente estasiato.

(Il suo scritto che vi propongo è tratto dall'intervista: "La sconfitta di Dio" - Roma, Museo delle Tradizioni Popolari, 28 giugno 1996)
#98
Tematiche Spirituali / Re: Quando l'Anima lascia il c...
Ultimo messaggio di Alexander - 06 Febbraio 2026, 19:19:49 PM
Vedendo che, se faccio del male, non me ne viene del bene, se dovesse un eventuale anima sopravvivere a sora nostra morte corporale, gliene ne verrà del bene se ha fatto una vita piena di bene. In che forma non è poi così importante.
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Tematiche Filosofiche / Re: Uccidere un uomo è la stes...
Ultimo messaggio di Alexander - 06 Febbraio 2026, 19:09:28 PM
Citazione di: Jacopus il 06 Febbraio 2026, 18:39:36 PMSi. Almeno secondo una certa corrente neuroscientifica. È uno stato emotivo di base, necessario alla sopravvivenza, che si chiama stato affettivo della "ricerca". Nell'uomo ciò che cambia sono le molteplici possibilità date dalla cultura e dalla tecnologia. Per un animale lo stato della ricerca si limita alla ricerca di prede e nuovi habitat, di femmine o maschi per l'accoppiamento, ma non ha soldi, non può fare viaggi turistici né costruire templi o astronavi.
Tante ipotesi. Purtroppo non basta affermare una cosa perché sia vera. Bisogna pure dimostrarlo.
#100
Tematiche Filosofiche / Re: Venire a conoscenza che no...
Ultimo messaggio di Estack - 06 Febbraio 2026, 18:51:40 PM
Credo che scientificamente i casi di premorte in cui le persone pensano di vedere il paradiso,siano creazione del cervello.