Buio

Aperto da Luther Blissett, 08 Febbraio 2026, 15:18:58 PM

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Luther Blissett

Ho dato alla discussione questo titolo traendolo dal titolo del libro che Dacia Maraini scrisse nel 1999: https://it.wikipedia.org/wiki/Buio_(Dacia_Maraini)
Nel prossimo post trarrò integralmente da tale libro uno soltanto dei dodici racconti in cui si snoda il libro, quello intitolato "Il pastore Ahmed e le tre ragazze nel bosco".
Il motivo per cui sto avviando questo thread è molto banale e scontato, eppure mi sento di avere anch'io il dovere di portare il mio minicontributo a cercare di far capire alla sinistra come mai essa, in questo frangente storico, stia perdendo terreno praticamente dappertutto nel mondo.
Non è che questo motivo che propongo sia quello più importante del declino mondiale della sinistra, ma è quello più significativo per me, che ormai come sapete sono appassionato cultore di filosofia e religioni, mentre assai poco mi sento coinvolto dalle tematiche politiche in senso stretto.
Però, pur apolitico e anche caratterialmente piuttosto asociale,  amo la democrazia, amo la libertà, e sono preoccupato per gli equilibri che stanno alla sua base, che un intero versante dell'opinione pubblica occidentale appaia in questo momento storico in qualche modo mal guidato.
Eppure non ritengo che la responsabilità primaria di tale evidente declino sia tanto da ascrivere ai politici cui spetterebbe la guida.
Il cuore della sinistra è ovunque costituito dagli intellettuali.
Sono gli intellettuali di sinistra i responsabili primari di questo declino.
Se costoro persistono a non voler rendersi conto di dove sta il nucleo dell'errore, la deriva rischia di continuare e anche aggravarsi.
Citiamo queste epocali parole che rivolse a tutti noi occidentali,  liberi e democratici, Gheddafi:
"Vi conquisteremo con le vostre leggi, vi governeremo con le nostre."
Riusciranno i nostri intellettuali di sinistra a capire questo concetto e a modificare conseguentemente certi propri atteggiamenti?
L'Islam mira, dopo che avrà ultimato la conquista dell'Africa, a conquistare anche l'Europa, e qui potrà contare sulla sostanziale complicità di gran parte degli intellettuali progressisti.
Questo che ho appena detto accadrà se e soltanto se questi intellettuali non avranno aperto gli occhi.
Intellettuale progressista era ad esempio Oriana Fallaci, prima che sul campo fosse obbligata dai fatti ad aprire gli occhi.
Idem si può dire per Giuliana Sgrena.
Ma è proprio necessario dover sperimentare sulla propria pelle la durezza di certi fatti, per capire che sarebbe finalmente l'ora di aprire gli occhi?  Chi è intellettuale dovrebbe avere una marcia in più per evitare di dover sperimentare di persona quali conseguenze ci sarebbero per tutti, se si continuasse a non voler aprire gli occhi.
(Paradossalmente ,su questo delicato tema dell'Islam, un'avvertenza, sia pure di rilievo molto minore, va fatta perfino verso il versante destro del mondo intellettuale: in passato ci sono stati non pochi intellettuali di destra che sono stati attratti dall'Islam, di cui probabilmente apprezzavano il core profondamente reazionario e tradizionalista, però ora, per fortuna, sembra non doversi più temere una tale deriva, almeno spero... eppure, ritengo mio dovere  notare quello che spero sia soltanto una singolarità che però mi ha suscitato inquietudine: il fatto che un  noto intellettuale di destra abbia scritto un libro in sintonia assieme a una teologa che si è convertita all'Islam: mi auguro che questo rimanga un apax phainomenon.)
Torniamo a noi, e al motivo per cui posterò questo racconto tratto dal libro della Maraini.
Dacia Maraini è una bravissima scrittrice, ed è una bellissima persona, la cui vita è di per sé un romanzo, dalla sua detenzione da bambina in un campo di concentramento giapponese, al suo nobile ritrarsi dal mondo dell'alta aristocrazia siciliana di cui comunque fa parte, dal suo padre centenario e straordinario (quello che fu l'autore dell'incredibile poesia del Giorno ad urlapicchio) e altri mille motivi: una grande intellettuale.
Leggo quasi tutto quello che lei scrive sui giornali, la ritengo uno dei fari dell'intellettualità progressista italiana.
Ebbene, quando tempo fa lessi quel suo racconto sul pastore Ahmed, mi arrabbiai.
Ecco cosa pensai tra me e me in quella circostanza.
Guarda questa qui come scrive bene questo racconto, sembra tutto vero, sembra un poliziesco fosco e duro, eppure avverto un plumbeo retrogusto di non autenticità.
I personaggi di questo libro sono tutti inventati, e questo racconto che sto leggendo so già come andrà a finire, dato che lo ha scritto una scrittrice che aderisce a una visione del mondo wokista.
Ahmed so già che è innocente, sin dalla prima pagina.   Ma che razza di poliziesco è un libro dove si sa già come andrà a finire? Mi domando come mai sto leggendo allora questo libro. Un libro che in altri tempi si sarebbe detto "parenetico", ossia atto ad ammaestrarci.
Ormai lo sto leggendo non più come un poliziesco, ma soltanto come un documento che mi conferma la deriva di brillanti  intelligenze come questa che stanno sprecando il loro talento nella difesa di un principio etereo  che si rivelerà nocivo per l'intera nostra società.
Dovremmo dunque accogliere una cultura retrograda e invasiva, che farà arretrare anche la nostra società, soltanto  perché dobbiamo rispettare questo etereo principio di tolleranza?
 
Ma ecco la grande novità di oggi, che per una volta sembra di quelle su cui volentieri avrebbe scritto Dacia Maraini.
Finalmente però è cronaca vera, cupa e feroce cronaca nera, e la leggo sul Corriere di oggi:
"Femminicidio a Nizza Monferrato. Uccisa e gettata nel canale. La vittima si chiamava Zoe Trinchero e aveva 17 anni.    Il femminicida, Alex Manna, italiano, fermato dai carabinieri, ha finito per confessare.   Sembra che sia stato proprio lui a indirizzare inizialmente i sospetti su un trentenne di origine africana, che ha rischiato di essere linciato."
Cara Dacia, stavolta avresti avuto ragione tu.   
Ma devi aprire gli occhi e capire che  non è intellettualmente corretto, né utile, che tu scriva soltanto libri dove la ragione ce l'ha sempre Ahmed.
L'Islam è promessa di dittatura per il nostro domani, e se persisteremo a essere tolleranti, diverremo complici di coloro che ci opprimeranno.
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Luther Blissett

Dividerò in due parti il racconto, dato che in toto superava i 20000 caratteri.
(dal libro "Buio", Dacia Maraini, editore BUR, 1999)
                                                  PARTE PRIMA
BUIO
Il pastore Ahmed e le tre ragazze nel bosco
Un giovane pastore dalle dita unte di grasso se ne sta seduto sotto il fico a mangiare pane cipolla e cacio. Vicino a lui un gruppo di pecore si sta difendendo dal caldo all'ombra di un carrubo. Il silenzio avvolge i rari rumori e li isola in un mare di felpa. Il verso segaligno delle cicale sale dai prati, insistente; il richiamo gutturale delle cornacchie scende dai cieli puliti.
Ma ecco che un rumore inatteso, inusuale, si stacca dal sentiero che porta a valle. Strano, a quest'ora, in questa zona del bosco dove non arriva mai nessuno! Il pastore Ahmed appoggia sopra una foglia il suo panino imbottito e si mette ad ascoltare. Delle voci femminili, spensierate e sorridenti, stanno salendo verso di lui.
Lo stomaco gli si chiude. Da quando vive solo su queste montagne in compagnia delle pecore, teme le voci umane. Immagina che tutti vogliano sindacare sulla sua condizione di lavoratore clandestino. Immagina che chiunque si avvicini a lui lo faccia per indagare, controllare. O magari derubarlo. Non è successo un mese fa che, mentre dormiva, dopo un pranzo di fichi acerbi e pecorino, un ragazzino gli abbia portato via il marsupio con tutti i suoi risparmi?
Ma ecco a mano a mano ingrandire all'orizzonte tre figurette leggere e colorate. Il pastore Ahmed, per istinto, va a nascondersi dietro un masso grigio, fra il viottolo e il fitto del bosco.
Le tre ragazze ora sono quasi a dieci metri da lui, portano i sacchi sulle spalle, sono in pantaloncini e maglietta. Una ha la frangia bionda e la coda di cavallo, le altre due hanno la testa rapata. Che siano due maschi? si chiede il pastore Ahmed ma le voci sono inconfondibili e anche i seni morbidi che si muovono al ritmo dei passi sotto le magliette.
Il pastore Ahmed inghiotte saliva guardandole avanzare, così fresche e innocenti. Più che attraenti però le trova rovinose, arroganti nella loro ignoranza di sé. Come si può permettere a delle ragazze di camminare a quel modo, di raparsi i capelli, di appendere alle orecchie dei ciondoli d'argento che penzolano osceni ad ogni moto del capo? al suo paese una cosa simile non avverrebbe mai. Ma qui non siamo al mio paese, si dice il pastore Ahmed, qui siamo ospiti e gli ospiti devono tacere e rispettare, tacere e rispettare...
Le ragazze chiacchierano a voce alta, ridono, procedono a ritmo lento e deciso, pestando le pietre di cui è cosparso il sentiero con grossi scarponi chiodati. Sopra gli scarponi sporgono i calzettoni arrotolati, rossi e gialli, e sopra i calzettoni si vede la carne nuda, dorata dal sole.
Il pastore Ahmed si aggrappa alla pietra grigia e prega in cuor suo Allah perché non gli faccia vedere ciò che sta vedendo. E, come per incantesimo, i suoi occhi, sebbene spalancati, non distinguono più lo spessore degli oggetti ma fissano ciechi e vuoti il buio davanti a sé.
 
Tre ore più tardi, una ragazza dagli abiti stracciati e la faccia rigata di sangue, entra nel caffè di P. Chiede con voce stranita un bicchiere d'acqua. Ma il barista non fa in tempo a servirla che lei casca lunga per terra.
«Signorina, si sente male? vuole un cognac?» chiede il barista che si chiama Oreste ed ha appena diciotto anni. La ragazza ora ha riaperto gli occhi, ma non risponde. Le lacrime le rigano il viso attonito e senza colori.
Sarà meglio che chiami il parroco, si dice il barista sapendo che abita a due porte di distanza ed è un giovanotto ardimentoso e pieno di energia che la domenica gioca a calcio con i ragazzi del paese.
Il parroco, in quattro passi è al caffè. Scosta la tendina di cordicelle plastificate e si china sulla ragazza che ora se ne sta muta e rattrappita in posizione fetale in mezzo al pavimento.
«Ma questa è ferita, Gesummaria, chiama la polizia, Oreste, e chiama l'ambulanza.»
La telefonata concitata arriva al posto di polizia di P. dove Adele Sòfia sta tenendo un breve corso di aggiornamento per neoassunti della Celere. Interrompe la lezione per correre al Pronto Soccorso dove intanto la ragazza è stata trasportata.
«Il cuore è a posto» le dice l'infermiere asciugandosi le mani; «è sotto choc. Questi sono i documenti che aveva addosso.»
La commissaria si infila gli occhiali: la ragazza si chiama Donatella Lumi, è nata a Bari il tre giugno 1980. «Capelli biondi, occhi scuri. Segni particolari: un tatuaggio sulla caviglia destra.» Ma i capelli sono rapati a zero e la caviglia è nascosta dal calzettone arrotolato.
Le gambe sono coperte di tagli e graffi come se avesse camminato, anzi corso, in mezzo agli spini. Ci sono anche due ferite, ma non profonde, al ginocchio sinistro, come se fosse caduta su una pietra aguzza o un pezzo di vetro. La ferita sul braccio invece pare profonda, sembra di coltello. Cosa e chi l'avrà conciata così?
Intanto le osserva le palpebre aspettando che si riaprano. Il respiro è normale. Ogni tanto il corpo intero è scosso da un singhiozzo, come succede ai bambini quando hanno smesso di piangere ma continuano a portare nel respiro l'eco del recente pianto.
La commissaria prende fra due dita il polso della ragazza. Che batte con un ritmo irregolare, precipitoso. Eppure non sembra che abbia la febbre.
«Commissaria, una comunicazione per lei.» La voce gracchiante della radio portatile le invade l'orecchio: «abbiamo trovato due cadaveri nel bosco di San Venanzio, contrada Acqua dei lupi. Stop. Due ragazze adolescenti, apparentemente strangolate. Sono state legate ad un albero e poi uccise, probabilmente violentate. Stop. Le stiamo portando all'ospedale per l'autopsia. Chiuso.»
Quindi erano in tre. Stavano facendo una gita nel bosco di San Venanzio. Sono state assalite e trucidate. Una sola si è salvata ed eccola qui.
Finalmente Donatella Lumi apre gli occhi e si guarda intorno perplessa:
«dove sono Alex e Pigi?».
«Vuole un poco d'acqua?»
«Dove sono Alex e Pigi?» grida la ragazza e fa per scendere dalla barella.
«Stia quieta, non lo vede che la ferita butta sangue?»
«Quale ferita?»
«Qui sul braccio. Ricorda come se l'è fatta?»
«Voglio rivedere le mie amiche.»
«Le rivedrà. Adesso non è possibile.»
«Perché?»
«Non ricorda niente di quello che è successo?»
«Che è successo, ditemelo.»
«Siete state aggredite. Non ricorda?»
«No, niente. Ma Alex e Pigi...»
«Sono state ferite.»
«Ferite? e da chi?»
Adele Sòfia guarda con pietà quella piccola testa rotonda brutalmente rapata, l'orecchio minuto da cui pende un orecchino d'argento in forma di orsacchiotto. L'altro sembra essere stato strappato da una mano impaziente e crudele: il lobo è diviso in due brandelli.
«Che ne è dell'altro orecchino?» chiede alla ragazza sperando di suscitarle qualche ricordo.
«Perché?» la domanda è accompagnata da un gesto della mano verso l'orecchio ferito. La ragazza se lo palpa come cercando di ricordare lo scempio, ma qualcosa glielo impedisce. La sua fronte si corruga invano.
«Cerchi di rammentare», suggerisce dolcemente la commissaria.
«Dovevamo andare sulla cima del monte Tribolo.»
«E che cosa ve lo ha impedito?»
«Non lo so.»
Intanto, ecco avvicinarsi il dottore col carrello dei medicinali. Appoggia la cucitrice sulla ferita e preme tenendo fermo il braccio. La ragazza non grida, non si lamenta, sembra quasi non provare dolore. Continua a portarsi la mano all'orecchio con un gesto automatico ed ossessivo.
Arrivano i genitori, Maria e Ubaldo Lumi, con la macchina della polizia. Donatella li abbraccia piangendo.
Chiede loro notizie delle due amiche, ma continua a non ricordare niente di quello che è successo nel bosco di San Venanzio.
Adele Sòfia cerca di ricavare qualche notizia sulle tre ragazze. Erano molto amiche, spiega la madre di Donatella, uscivano sempre insieme. Questo fine settimana avevano deciso di fare una spedizione sulla cima del monte Tribolo, passando per i boschi di San Venanzio. Si erano portate gli zaini con la roba da mangiare, da bere e il sacco a pelo per dormire, su al rifugio Croce. Ma qualcuno le aveva aggredite all'altezza della contrada Acqua dei lupi. Chi può essere? chiedono insistenti quasi che il solo fatto di appartenere alla polizia, la renda veggente.
 
La mattina dopo, Adele Sòfia viene svegliata prestissimo dal medico legale che ha eseguito l'autopsia: «le ragazze sono state prima violentate e poi strangolate».
La commissaria sa che le prime giornate sono determinanti nella ricerca di un colpevole. Avrebbe già dovuto mandare dieci uomini in perlustrazione nella zona del delitto; ma come trovarli dieci uomini a P. dove ce ne sono a stento tre, di cui uno in ferie, un altro malato, il terzo si occupa del corso di aggiornamento che ha raccolto nella piccola città una settantina di nuovi assunti?
Dopo avere ingollato un caffè bollente si incammina verso la chiesa da cui sente provenire delle grida. Spinge la porta laterale e si trova davanti i parenti delle due ragazze uccise che piangono a voce alta, lanciano insulti, esortano alla vendetta.
Avere sempre a che fare col dolore umano, ma che mestiere è? si chiede avanzando in mezzo alla folla dei congiunti che appena la vedono, l'assediano con domande e recriminazioni.
Un lampo, due lampi, ma da dove vengono tutti questi fotografi? chi li ha fatti entrare? Adele Sòfia si caccia in bocca una rondella nera di liquirizia salata arrivata dall'Olanda e si avvia verso l'uscita secondaria nascosta dietro l'altare.
Ad aspettarla c'è l'ispettore Marra col fuoristrada «andiamo al bosco di San Venanzio» dice e si abbandona sul sedile succhiando la liquirizia salata che è particolarmente profumata e amara.
Il fuoristrada salta sulle buche della vecchia statale poi si infila fra gli alberi, inerpicandosi lungo il sentiero per capre. Querce e faggi sembrano volerli fermare nella loro corsa disagiata allungando lunghi rami bitorzoluti che si spezzano contro la carrozzeria della macchina
Poco prima di arrivare alla contrada Acqua dei lupi sono costretti a scendere e proseguire a piedi. Il sentiero si stringe fino a trasformarsi in un fondo di torrente ed è così ripido che si rischia di capovolgersi.
«Non ho le scarpe adatte per un posto simile.»
«Nemmeno io.»
I due si incamminano faticosamente su per quell'erta pietrosa, seguiti da un nugolo di moscerini che girano vorticosi attorno alle loro teste. L'aria è afosa e immobile. Si sentono solo le cicale e il verso monotono delle cornacchie in cerca di cibo.
«Ma questo cos'è?»
«Sembrerebbe un panino imbottito»
«Pane e formaggio, con i segni di un morso.»
«Posato sopra una foglia.»
«Metta nel sacchetto. Andiamo avanti.»
Poco dopo raggiungono il luogo del delitto, ora recintato con strisce di plastica bianche e rosse. Si vedono ancora le chiazze di sangue sulle pietruzze del sentiero, lì dove è stata ferita la ragazza che è riuscita a scappare.
«Vuole una liquirizia salata, Marra?»
«Che roba è?»
«Dà un senso di frescura. Inganna la sete.»
«Be', proviamo.»
«L'ha portata la mappa dettagliata della zona?»
«Sì, eccola.»
Adele Sòfia stende la mappa su una larga pietra che sporge dal terreno e osserva i segni dei torrenti, delle macchie, dei burroni.
«Non ci sono case in questa zona. Solo pascoli e foresta. Ci saranno dei pastori.»
«Mi sono informato. Ce ne sono due di pastori che portano le pecore da queste parti: un sardo di nome Piddu, e un marocchino che si chiama
Ahmed Zhusi.»
«In regola o clandestino?»
«Non lo so. Clandestino, credo.»
«Ma le pecore di chi sono?»
«Quelle che porta in giro Piddu sono sue e del fratello. Ne hanno più di ottocento. D'inverno le tengono in Puglia, d'estate le portano qui, nella zona di San Venanzio. Le altre pecore, quelle a cui bada il marocchino,
appartengono ad un certo avvocato Tronci di Napoli.»
«Un avvocato che tiene le pecore?»
«Ne ha tante, ma non sono mai state contate. Certamente evade le tasse, il marocchino lavora in nero.»
«Le tre ragazze camminano chiacchierando. E' domenica. Fa caldo. Si propongono di arrivare in cima al monte Tribolo entro le due. Qualcuno intanto le sta spiando. E poi l'assalto. Con la minaccia di un coltello vengono legate all'albero; vede? qui sulla corteccia ci sono le tracce della corda. Questo farebbe pensare che fosse uno solo. Se fossero stati in due o più di due non avrebbero avuto bisogno di legarle. Uno solo, invece sì, perché così poteva tenerle sotto controllo tutte e tre. Donatella Lumi però riesce a slegarsi e a scappare. Come mai l'uomo non l'ha seguita?»
«Se doveva tenere ferme le altre, non poteva mettersi ad inseguire quella che fuggiva.»
«La ragazza, per di più, non si avviava verso il viottolo che conduce all'abitato, ma verso il burrone. Se è uno che conosce il posto doveva sapere che da lì non si esce. E invece la ragazza, pur di sfuggirgli, si precipita giù per il burrone e in qualche modo, con la forza della disperazione, ce la fa a raggiungere la strada e le case. Potrebbe essere andata così, che ne dice,
Marra?»
«Neanche una capra, giù per quel precipizio...»
 (continua)
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Luther Blissett

                                                       PARTE SECONDA

Al ritorno, Adele Sòfia passa all'ospedale per sapere se la ragazza comincia a ricordare, ma le dicono che niente è cambiato. «Continua a toccarsi l'orecchio e a chiedere delle sue due amiche.»
Nel pomeriggio vengono rintracciati i due pastori: Piddu e Zhusi. Il sardo è ben vestito, arriva col suo avvocato e porta in tasca il cellulare. Il marocchino se ne sta in piedi, dimesso e spaventato, asciugandosi il sudore con un fazzoletto appallottolato.
Piddu racconta brevemente che quella mattina era in paese a trattare una partita di formaggi. Le pecore le aveva lasciate sole col cane. «Ho i testimoni. Vuole i nomi?»
Zhusi invece ammette, in uno strano linguaggio che mescola il francese all'arabo e all'italiano, che era lì nel bosco di San Venanzio, che ha visto le tre ragazze salire per il viottolo, che le ha spiate nascosto dietro una roccia ma che non è mai uscito dal suo nascondiglio.
E' chiaro che i sospetti si concentrano sul pastore marocchino che è in Italia senza documenti: è stato trovato in possesso di un coltello "da formaggio" come dice lui e di una corda arrotolata che però non porta tracce di cortecce d'albero.
Il giovane viene portato in presenza di Donatella Lumi perché lo riconosca, ma lei scuote la testa sconsolata: no, non sa, non ricorda, non ha mai visto quell'uomo.
Anche Piddu è messo a confronto con la ragazza, ma lei continua a fare segno di no con la testa. Infine, il sardo viene mandato a casa.
Adele Sòfia trova finalmente un interprete e interroga per ore il pastore Ahmed. Ma per quanto insista non riesce a tirargli fuori niente più di quanto ha detto la prima volta; che ha sentito le tre ragazze arrivare lungo il sentiero mentre stava mangiando un panino con il formaggio, che ha posato il panino su una foglia per nascondersi dietro un masso, che è rimasto lì a guardarle passare, che ha pregato Allah di non vedere ciò che stava vedendo e che il Signore l'aveva accontentato perché, sebbene tenesse gli occhi aperti, non vedeva che ombre, ombre nere.
Questo discorso ingenuo e confuso stranamente suona sincero alla commissaria. Ma i superiori premono perché si chiuda il caso "assicurando il colpevole alla giustizia". I giornalisti l'assalgono ogni volta che mette il naso fuori della porta. Le sono stati messi a disposizione altri uomini; ma a che servono, ormai?
La capanna di Ahmed Zhusi viene rivoltata senza che vi si trovi niente che possa incriminarlo. Sul pavimento di terra c'è solo un poco di paglia con sopra disteso un sacco a pelo. Accanto, fra due pietre, una scatola di latta con dentro duecentomila lire, un Corano rilegato in pelle, una camicia pulita e un paio di sandali fatti con pelle di pecora.
«Bisogna che vada a parlare con il padrone delle pecore, l'avvocato Tronci; viene con me, Marra?»
«Il Tronci, ho guardato, è residente a Napoli ma ha un appartamentino a P.»
 
Lo trovano in maniche di camicia, con una sigaretta appesa al labbro. Un uomo sui cinquant'anni, dai tratti regolari, gli occhi infossati, chiari, i capelli lunghi dietro le orecchie, il corpo atletico, l'aria sicura di sé.
«Lei sa che è proibito dalla legge tenere lavoratori non dichiarati.
Quanto lo pagava al mese?»
«Un poveraccio che ho raccolto per strada. Chiedeva l'elemosina, dormiva sotto i ponti. Gli ho dato un lavoro, che male c'è?»
«Non ha risposto alla mia domanda.»
«Ma se non sapeva neanche da che parte cominciare! ho dovuto insegnargli tutto, da come si richiamano le pecore a come si mungono. Un vagabondo, un selvaggio. E guarda che mi ha combinato! ha visto tutta quella carne nuda e ha perso la testa.»
«Quindi lei dà per scontato che sia stato lui a uccidere quelle due ragazze?»
«E chi altro?»
«Le risulta che sia un tipo violento?»
«Be', da come ammazzava le pecore, tenendole strette fra le cosce, ho capito che il sangue gli piaceva. E gli piaceva procurare dolore, costringere la vittima al suo volere... per rivalsa magari: sa, si tratta di un uomo povero che ha sempre visto la ricchezza come un insulto personale. D'altronde, quelle ragazze andavano in giro sole, mezze nude, con quelle magliettine scollate, senza reggiseno... Un uomo che sta sempre solo, a digiuno, in mezzo alle pecore, che cosa può fare?»
«Come fa a sapere che erano senza reggiseno?»
«Be', lo immagino. Ho visto una foto sul giornale di ieri; quel tipo di ragazze alla moda, che si rapano i capelli, che si vestono da uomo e, appunto, non portano reggiseno, non mi stupirei che se la facessero fra di loro.»
Adele Sòfia cerca di ricordare se nella foto pubblicata sul giornale si vedesse il seno della ragazza che si è salvata. Ma no, non le pare che si vedesse, era una fotografia della sola testa.
«Quando l'ha visto l'ultima volta, il Zhusi, prima di quella domenica?»
«Non ricordo. Forse il giovedì. Lo vedevo sempre il giovedì quando gli portavo la paga. Ma adesso devo proprio andare. C'è un cliente che mi aspetta.»
«Grazie, avvocato. Lei quindi sarebbe disposto a testimoniare contro
Ahmed Zhusi nel caso venisse accusato di omicidio?»
«Certo. A sua disposizione, commissario. Arrivederci.»
 
Tornando indietro, Adele Sòfia ripensa a quel colloquio succhiando una tartaruga di liquirizia. C'è qualcosa che non la convince in quell'avvocato. E' troppo sicuro nel dare come scontata la colpa del pastore. E poi come fa a sapere che le ragazze in gita non portavano reggiseno? nessun giornale ha stampato una cosa simile. Eppure le ragazze erano effettivamente senza reggiseno.
La sera stessa organizza una perquisizione nell'appartamento dell'avvocato Tronci a P. Gli agenti si trovano davanti una donna piccola e rabbiosa dalla faccia coperta di rughe «come una pellerossa... aveva perfino una treccia grigia che le penzolava sulla schiena» le racconta l'ispettore Marra.
La perquisizione è durata quasi due ore, ma non si è trovato assolutamente nulla che potesse insospettire. «Mentre noi frugavamo fra i mobili la madre del Tronci ci teneva d'occhio, seduta sulla soglia.»
«E l'avvocato?»
«L'avvocato, in vestaglia a righe gialle e nere, andava avanti e indietro fumando una sigaretta dietro l'altra.»
 
La commissaria chiede che le diano ancora tre giorni prima di dichiarare chiuso il caso. Tutte le evidenze sono contro Ahmed Zhusi, ma quel giovane le sembra sincero. C'è qualcosa nella sua voce e nei suoi occhi che non le parla di menzogna e di ipocrisia, ma di fierezza ferita.
«Tornerò dal Tronci» dice a Marra e cerca di trascinarlo con sé, ma l'ispettore è testimone a un matrimonio fra paesani e deve andare.
 
«Lei, avvocato Tronci, dove si trovava, la mattina di domenica quattordici luglio?»
«Qui stavo, dove vuole che fossi? io dormo la domenica, mi riposo. Lo chieda a mia madre.»
«Lei, signora, conferma?»
La donna china il capo energicamente. Ma Adele Sòfia non si accontenta e le chiede che lo dica a voce alta: «può giurare di essere stata qui con suo figlio per tutta la mattina?». La donna continua a dire sì con la testa ma non pronuncia parola.
«Da quanto tempo il Zhusi lavora per lei, avvocato Tronci?»
«Da un anno circa. Se ci sono da pagare delle multe le pagherò. Ma visto che dovrà stare chiuso in galera...»
«Lei non ha un dubbio, uno solo, che possa essere stato qualcun altro?»
«Mi sembra così chiaro...»
«E' disposto a costituirsi parte civile assieme ai parenti delle due ragazze uccise?»
«Certo, subito.»
«Non aveva neanche un poco di simpatia per il suo pastore?»
«Lo conoscevo appena. E quando ho saputo cosa aveva fatto...»
«Quando l'ha saputo con esattezza?»
«Al telegiornale delle otto, la sera di domenica. Hanno fatto il nome dei due pastori della zona. Hanno mostrato la foto della ragazza che si era salvata. Delle altre, hanno detto come erano state legate e seviziate...» «Be', veramente delle altre due si è saputo solo il giorno dopo...»
«Allora forse confondo.»
«Va bene, la saluto, avvocato. Forse tornerò a trovarla. Intanto si tenga a disposizione, per favore...»
«Al suo servizio, commissaria... sempre al suo servizio.»
L'avvocato la accompagna verso l'uscita e sembra contento, sorride e cammina saltellando.
Passando accanto al bagno dalla porta aperta, Adele Sòfia vede qualcosa che attira il suo sguardo: un oggetto luccicante, seminascosto sotto il tappetino della lavatrice. Entra, si china a raccoglierlo. E si trova in mano un orecchino d'argento in forma di orsacchiotto.
«Devo chiederle di seguirmi, avvocato. Questo è l'orecchino di
Donatella Lumi. Come mai si trova nel suo bagno?»
«Mamma, come mai questo orecchino si trova qui? Io non entro mai in questo bagno, ne ho un altro vicino alla stanza da letto.»
La madre lo guarda fisso senza dire una parola. Le rughe si sono talmente concentrate intorno agli occhi che appare come una bertuccia sbalordita mentre spia da un ramo di qualche foresta tropicale.
«Ah, ora ricordo. Qualche volta, mia madre, che è molto generosa, metteva nella nostra lavatrice la biancheria del pastore Zhusi. Era un favore che gli faceva, proprio perché è generosa, caritatevole. Certamente quell'orecchino è caduto dalla tasca di una delle camicie del pastore Ahmed.»
«Signora, mi può mostrare le camicie di Ahmed che lei ha messo in lavatrice? pulite o sporche non importa.»
Ma la donna non si muove. Come una statua di legno che rappresenti il personaggio della Sorpresa, rimane inchiodata al suo posto a guardare il figlio con occhi fermi e muti.
«Ora la troviamo, la camicia di Ahmed, ora la troviamo» dice l'avvocato frugando fra le camicie sporche. Ne tira fuori una, sgualcita, e la mostra trionfante alla commissaria: «ecco, guardi.»
 
Adele Sòfia accompagna l'avvocato al posto di polizia. Lo interroga ancora e finalmente, dopo ore e ore di domande, l'uomo ammette di essere stato al bosco di San Venanzio, quella mattina.
«Ero andato per pagare il pastore, in ritardo di qualche giorno. Non sempre ero puntuale. Appena arrivato ho visto lo scempio che aveva fatto: le due ragazze giacevano morte sotto l'albero e lui mi chiedeva di aiutarlo a seppellire i corpi. Gli ho detto che era pazzo e me ne sono andato.»
«E dopo tutto questo, sua madre si prende una camicia dello Zhusi e la porta in casa per lavarla?»
«Non so come quell'orecchino sia finito da me. Non escludo che il pastore Ahmed l'abbia ficcato nella mia tasca.»
Una vecchia storia. L'avvocato la conosce bene: è difficile per la giustizia stabilire la verità quando le colpe sono così divise fra due possibili responsabili. Ahmed Zhusi ha raccontato a sua volta che l'avvocato è andato a trovarlo la domenica a fine mattinata, che lui gli ha detto di avere visto le tre ragazze e che l'altro le ha inseguite su per il sentiero.
A chi credere? I due vengono incarcerati con l'accusa di violenza carnale e omicidio. I giornali ne parlano diffusamente prendendo le parti dell'uno o dell'altro. Dopo due mesi vengono liberati tutti e due per mancanza di prove.
 
Solo a gennaio, quasi sei mesi dopo, Donatella Lumi ritrova la memoria e riconosce il Tronci: «è lui, è lui, lo ricordo bene. Ci è venuto dietro per il sentiero. Sembrava amichevole. Ci ha offerto dell'acqua. Ci ha chiesto da dove venivamo, dove andavamo. Mio Dio, Alex, perdonami! Pigi, dove sei? Poi improvvisamente ha tirato fuori il coltello e ci ha ordinato di metterci in ginocchio. Aveva cambiato voce. Non era più quella persona gentile che chiacchierava prima con noi, era un altro, non ci guardava in faccia, non riusciva più neanche a girare il collo. Ho fatto un gesto come per cacciarlo via e lui mi ha dato una coltellata sul braccio. Alex e Pigi si sono precipitate per darmi una mano ma lui aveva già srotolato la corda. Ci ha legate addosso a un albero dicendo che dovevamo stare tranquille, che non ci avrebbe fatto niente. Intanto prendeva a sberle Alex perché si era messa a piangere. Poi ha dato una coltellata in faccia a Pigi. Alex, povera Alex, l'ha buttata per terra e la teneva ferma col coltello alla gola. Pigi era paralizzata, non riusciva neanche a piangere. Io ho visto che la corda era lenta da una parte e ho cominciato a tirare. Mi sono liberata e mi sono messa a correre. Ho sentito Pigi che gridava "vai, chiama qualcuno!". Lui ha fatto per venirmi dietro ma Alex ha preso a scalciare e lui si è chinato su di lei per darle uno schiaffo. Correvo, correvo, non sapevo dove andavo. Finché mi sono trovata davanti un burrone. Mi sono buttata giù rotolando fra le pietre. Non so come sono riuscita ad arrivare fino in fondo, non lo so...»
«E non ha visto, assieme con l'avvocato, un uomo giovane dai capelli neri ricci, un berrettino bianco in testa?»
«No, quello era solo.»
Quindi era vero quello che aveva detto Ahmed Zhusi: Allah lo aveva reso temporaneamente cieco per salvargli la vita.
 
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anthonyi

A me sembra che oggi, le promesse di dittatura, vengano da realtà differenti da quelle dell'islam, è siano purtroppo fin troppo interne al nostro mondo occidentale. 
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Meglio morire liberi che vivere da schiavi! 🤗

Luther Blissett

Citazione di: anthonyi il 08 Febbraio 2026, 15:41:16 PMA me sembra che oggi, le promesse di dittatura, vengano da realtà differenti da quelle dell'islam, è siano purtroppo fin troppo interne al nostro mondo occidentale.
Forse stai pensando alla tecnologia come un moloch. Se non è così, spiegati meglio.
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anthonyi

Citazione di: Luther Blissett il 08 Febbraio 2026, 15:44:42 PMForse stai pensando alla tecnologia come un moloch. Se non è così, spiegati meglio.
Sto pensando ai rossobruni, populisti, neodestre che avanzano. Non mi sembra tanto complicato. È purtroppo sono proprio loro che usano anche lo spauracchio dell'islam per prendere spazio.
Io per carità non sono pro islamisti, ma di questi tempi cerco di concentrarmi sul pericolo maggiore (scrivendo quest'ultima frase ho avuto un deja vu, Chissà Che vuol dire) ???
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Meglio morire liberi che vivere da schiavi! 🤗

Luther Blissett

Citazione di: anthonyi il 08 Febbraio 2026, 18:03:56 PM(scrivendo quest'ultima frase ho avuto un deja vu, Chissà Che vuol dire)
Molto sporadicamente, ho avuto anch'io episodi di déjà vu. 
Tra le tante teorie esplicative, non escludentisi tra loro, propenderei, almeno per l'ultimo episodio che ho avuto di recente, per l'ipotesi oniromnestica, cioè per un difettoso recupero tardivo del ricordo di un sogno dimenticato, avente qualcosa in comune con l'esperienza del momento.
Questa ipotesi la preferisco ad altre nel mio caso, per il fatto che mi pare di dare soverchia importanza ai sogni, cosa che dal punto di vista razionale dovrei fare molto meno.
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baylham

Tramite una ricerca con Google AI risulta che gli stranieri in Italia sono attualmente circa il 9% (5.400.000) della popolazione residente. La percentuale degli stranieri di religione islamica sul totale degli stranieri è stimata intorno al 31% (1.700.000).
Da questi semplici dati osservo
1- che le politiche anti immigratorie della destra sono stupide e fallimentari. La tendenza inevitabile per motivi demografici ed economici è nel senso di una crescente immigrazione in Italia.
2- che la religione islamica in Italia non rappresenta un serio problema politico.
Ritengo che la demografia e l' economia globali siano assai più determinanti della religione nella comprensione delle cause dello spostamento politico a destra dell'Occidente.

Ritengo che sinistra e islamismo siano incompatibili. Non conosco un solo intellettuale democratico di sinistra che sia influenzato dall'islamismo. Comunque non ritengo che gli intellettuali abbiano un ruolo cruciale nel sistema politico, soprattutto se hanno una formazione letteraria o filosofica.

Non capisco che cosa ci sia di sinistra nel racconto di Dacia Maraini: che il marocchino non è il colpevole, che il commissario è una donna? Forse sarò ignorante, ma non ho mai sentito di un caso reale che fosse simile a quello del racconto, del tutto inverosimile.

Trovo che ci sia una inflazione di racconti investigativi, criminali (addirittura con suore e preti nella veste di investigatori) che alimenta un clima politico favorevole alla destra, le cui politiche repressive considero criminogene.


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anthonyi

Citazione di: baylham il Oggi alle 18:25:25 PMTrovo che ci sia una inflazione di racconti investigativi, criminali (addirittura con suore e preti nella veste di investigatori) che alimenta un clima politico favorevole alla destra, le cui politiche repressive considero criminogene.



La destra si sostiene con la paura, non con il melodramma tipico italiano, e tipico anche della nostra fiction. E' proprio il fatto che in essa si usino figure accomodanti, come I preti, che rendono la nostra fiction funzionale certamente a una certa visione tradizionale e familistica, ma non certo a una destra repressiva.
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