Perché Dio si nasconde?

Aperto da Luther Blissett, 12 Gennaio 2026, 22:48:38 PM

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Duc in altum!

Citazione di: Luther Blissett il 17 Gennaio 2026, 23:50:58 PMSenza essere divino, mi son reso conto anch'io che si può provare a far nascere una religione anche grande, anche senza fare proprio nulla, dato che in speciali particolari circostanze le cose possono avvenire di per sé, automaticamente.
Sì, certamente, si può provare a far nascere qualsiasi religione, ma una e una soltanto è e resterà l'autentica, la Vera... fosse anche quella che professa che non esiste nessun Dio.
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"Solo quando hai perduto Dio, hai perduto te stesso;
allora sei ormai soltanto un prodotto casuale dell'evoluzione".
(Benedetto XVI)

iano

#31
Dio non si nasconde perchè non ha apparenza, o meglio, può apparire in ogni forma nella sua onnipotenza, non avendone quindi alcuna.
C'è chi una forma gliela da e chi si limita a smontarla, esercizio fin troppo facile da svolgere quest'ultimo, e io parteggio per i primi, se i secondi si limitano solo a smontare ciò che altri hanno creato.
Mentre parteggio per i secondi quando smontano il giocattolo  per capire come è fatto, derivando da ciò una libertà dai precedenti vincoli alla creatività..
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Luther Blissett

Riallacciandomi anche a quanto detto nella discussione sull'archeologia di Gesù, nell'Impero Romano gli ebrei erano una importante minoranza, costituita da alcuni milioni di persone, disperse praticamente in ogni parte dell'Impero, ma con  i nuclei più consistenti nella sua porzione orientale, ossia quella dove la koiné (la lingua comune) era anche per gli ebrei stessi il greco (mentre la lingua ebraica era già divenuta da qualche secolo una lingua morta, ed era stata sostituita dall'aramaico, parlato soprattutto dalla parte meno colta e più rurale della popolazione ebraica). Una importante minoranza ebraica, molto bene integrata,  viveva già da alcuni secoli anche nella stessa città di Roma.  Gli ebrei, nel loro insieme, non costituivano per l'Impero alcun problema da alcun punto di vista, ed erano in tutto e per tutto equiparati ad ogni altra etnia.
Esisteva però un problema particolare e speciale per Roma, il problema rappresentato dalla Palestina, abitata soltanto da poco più di mezzo milione di persone, quasi tutte parlanti soltanto l'aramaico.  La Palestina aveva preso nome dal popolo dei filistei che l'abitavano in precedenza quando gli ebrei giunsero per impadronirsene spinti dal loro dio (secondo quanto stava scritto nelle loro Scritture).  Gli ebrei di Palestina non erano cittadini pacifici come tutti gli altri ebrei sparpagliati nell'Impero Romano, ma costituivano un focolaio permanente di tensione e guerriglia, come si può constatare dal seguente scritto elaborato dall'AI di Google:
"La Palestina ai tempi di Gesù (I secolo d.C.) era un territorio attraversato da un intenso fermento messianico e da una forte resistenza anti-romana, spesso degenerata in guerriglia e atti di terrorismo. L'occupazione romana, iniziata con Pompeo nel 63 a.C., generava profonda ostilità tra la popolazione, divisa tra filo-romani (aristocrazia) e gruppi radicali decisi a cacciare l'occupante.
I principali gruppi guerriglieri anti-romani:
·        Zeloti (Zealots): Erano un movimento politico e religioso radicale che sosteneva l'uso della forza per rovesciare il dominio romano. Credevano che solo Dio fosse il legittimo governante di Israele e consideravano le tasse romane una profanazione.
·        Sicarii (Daggermen): Un gruppo estremista, spesso legato agli Zeloti, noto per le sue tattiche di guerriglia urbana e di terrore. Erano chiamati così perché portavano nascosto sotto le vesti un piccolo pugnale, detto sica, con cui pugnalavano romani o ebrei collaborazionisti in mezzo alla folla, specialmente a Gerusalemme.
·        Giuda il Galileo e la "Quarta Filosofia": Nel 6 d.C., in occasione del censimento di Quirino, Giuda il Galileo incitò alla rivolta armata contro le tasse romane, fondando il movimento che portò alla nascita del radicalismo zelota.
·        Banditi/Rivoluzionari: Storici come Giuseppe Flavio documentano una costante presenza di bande armate (chiamate lestai dai romani) che operavano soprattutto nelle zone montuose della Galilea e della Giudea.
Tattiche di Guerriglia:
·        Assassinati mirati: I Sicarii colpivano funzionari romani, collaborazionisti e aristocratici ebraici, per poi dileguarsi tra la folla.
·        Sabotaggio e imboscate: Le bande di ribelli attaccavano piccole guarnigioni romane o rifornimenti.
·        Propaganda del terrore: Le azioni violente erano pensate per spaventare i collaborazionisti e incitare alla ribellione aperta.
Il contesto del tempo di Gesù:
 La resistenza anti-romana non era un fenomeno isolato, ma una costante tensione che esplose con la Prima Guerra Giudaica (66-73 d.C.), culminata con la distruzione del Tempio di Gerusalemme. Anche se i vangeli non si concentrano su questo aspetto, il fatto che uno dei discepoli di Gesù fosse "Simone lo Zelota" (Luca 6:15) testimonia quanto la guerriglia fosse parte del tessuto sociale e politico dell'epoca. Gesù stesso fu percepito come un potenziale rischio per la sicurezza da parte delle autorità romane, proprio per la sua popolarità in un clima così instabile."


Dunque, questa era la situazione in Palestina ai tempi del Cristo.
I romani presero la tragica decisione di compiere quello che fu un vero e proprio holocaustum minor, di proporzioni estremamente minori rispetto a quello avvenuto nel secolo scorso in Europa centrale, ma ugualmente si trattò di un atto di straordinaria violenza, lo sterminio e dispersione quasi totale della popolazione ebraica di Palestina. Tale evento non ebbe molte ripercussioni nel mondo di allora, nemmeno tra le tante comunità ebraiche sparse dappertutto, dato soprattutto che non esistevano le facili telecomunicazioni odierne.  È importante anche ricordare che la parte più colta e ricca della popolazione ebraica militava faziosamente a favore di Roma, e ciò perfino nella stessa Palestina: ad esempio, anche il tanto citato dagli esegeti cristiani Flavio Giuseppe era schierato nettamente a favore di Roma.  Questa appena descritta era la situazione in cui un presunto salvatore decise di incarnarsi per compiere la sua incomprensibile missione.
Il luogo e il momento storico scelto non pare tra i migliori, a meno che non sia stato scelto apposta per avere gli effetti più dirompenti con il minimo sforzo, tanto che si può adombrare perfino che non sarebbe stato neppure necessario darsi tanta pena a sacrificarsi e morire sia pure solo per tre giorni, dato che una situazione così localmente esplosiva non poteva in ogni caso non avere conseguenze. 
La tragedia ebraica del 70 d.C., trionfalmente istoriata nell'Arco di Tito, pur non avendo avuto gran ripercussione tra i popoli di quel tempo, e nemmeno tra gli ebrei stessi dispersi pacificamente ovunque, generò però un nugolo di sopravvissuti terrorizzati e inferociti, che erano quasi i soli a sapere quale cosa terribile era accaduto alla loro terra e al proprio popolo.
Sembrerebbe proprio che questi sopravvissuti disperati in qualche modo siano poi riusciti a escogitate il modo di vendicarsi. 
Intanto a Roma l'impero non poteva non sorvegliare quel distretto così estremisticamente ribelle che aveva spinto i romani a compiere un atto per loro inconsueto come un eccidio di massa.  I servizi segreti romani, che ovviamente esistevano anche allora,  sia prima che dopo l'eccidio programmato, non potevano smettere di attenzionare le varie comunità ebraiche dell'Impero, poiché, pur essendo pacifiche, potevano comunque avere parentele o comunque  connessioni coi ribelli riusciti a sfuggire al massacro.  La società globale ellenistica assorbì apparentemente senza contraccolpi quanto si era verificato in Palestina. Però più nervosa era la situazione a Roma: ai "servizi" non poté sfuggire, nei decenni precedenti  all'eccidio, la strana attrazione verso Roma di una nuova comunità mista costituita da ebrei e non ebrei mescolati insieme secondo nuove ritualità.  Quando Roma decise di compiere l'eccidio nell'anno 70 d.C., divenne massima l'attenzione dei responsabili militari romani verso questa strana nuova comunanza formatasi da parte di alcuni ebrei con alcuni non ebrei.    Interrompo bruscamente qui, altrimenti mi viene fuori un romanzo :)
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Luther Blissett

Cito da un altro thread un suggestivo post di niko, cui intendo allacciare una mia considerazione, riportandolo in questa mia discussione sul nascondersi di Dio e sul libero arbitrio come principale motivazione del suo nascondersi:

" Dove si firma, la petizione per essere (finalmente!) un robot felice, anziche' un essere umano infelice?

Dov'e' il banchetto, che tutti andiamo a firmare?

Tutta questa esaltazione del male in quanto coessenziale alla scelta e alla liberta', e quindi indirettamente al bene/verita', che dalla liberta' e dalla scelta secondo alcuni non potrebbe prescindere e' sospetta, e' individualismo e decadenza della dimensione sociale e autonoma dell'uomo in nuce...

La religione della carita' e dell'amore, in cui alla fine, ogni anima si salva sa se' e per se', e semmai, con l'aiuto, immagginario, dell'amico, dio incarnato, immagginario.

L'anima, questa bizzarra entita' che nel passare da espediente cognitivo e gnoseologico per la fondazione e la condivisione  del metodo filosofico, quale in origine era, a espediente soteriologico per la salvezza individuale in vista di un futuro infinito, perde ogni sensata relazione, con tutto il resto.

Impariamo che siamo condizionati da quello che siamo e da quello che sappiamo, fino al punto da non avere alcuna residua liberta' se non come indeterminazione ed illusione, e riscopriremo a vera, dimensione sociale dell'esistere.
Quella in cui nessuno si salva da solo, e nessuno, puo' veramente essere felice se non lo sono tutti gli altri, intorno a lui."

Ho citato questo post di niko, perché individua bene un altro dei punti critici che minano alla base il libero arbitrio come giustificazione valida per il nascondersi di Dio.
Ok, Dio, così agendo,  ci starebbe ammettendo che esiste il fascino tremendo del male, che è talmente potente che può sfidare Dio stesso, e quindi avrebbe decretato di esporci al rischio di non saper resistere alla tentazione di restare incantati da questo suo affascinante nemico.
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iano

#34
Citazione di: Luther Blissett il 06 Marzo 2026, 18:40:16 PMCito da un altro thread un suggestivo post di niko, cui intendo allacciare una mia considerazione, riportandolo in questa mia discussione sul nascondersi di Dio e sul libero arbitrio come principale motivazione del suo nascondersi:

" Dove si firma, la petizione per essere (finalmente!) un robot felice, anziche' un essere umano infelice?

Dov'e' il banchetto, che tutti andiamo a firmare?

Tutta questa esaltazione del male in quanto coessenziale alla scelta e alla liberta', e quindi indirettamente al bene/verita', che dalla liberta' e dalla scelta secondo alcuni non potrebbe prescindere e' sospetta, e' individualismo e decadenza della dimensione sociale e autonoma dell'uomo in nuce...

La religione della carita' e dell'amore, in cui alla fine, ogni anima si salva sa se' e per se', e semmai, con l'aiuto, immagginario, dell'amico, dio incarnato, immagginario.

L'anima, questa bizzarra entita' che nel passare da espediente cognitivo e gnoseologico per la fondazione e la condivisione  del metodo filosofico, quale in origine era, a espediente soteriologico per la salvezza individuale in vista di un futuro infinito, perde ogni sensata relazione, con tutto il resto.

Impariamo che siamo condizionati da quello che siamo e da quello che sappiamo, fino al punto da non avere alcuna residua liberta' se non come indeterminazione ed illusione, e riscopriremo a vera, dimensione sociale dell'esistere.
Quella in cui nessuno si salva da solo, e nessuno, puo' veramente essere felice se non lo sono tutti gli altri, intorno a lui."

Ho citato questo post di niko, perché individua bene un altro dei punti critici che minano alla base il libero arbitrio come giustificazione valida per il nascondersi di Dio.
Ok, Dio, così agendo,  ci starebbe ammettendo che esiste il fascino tremendo del male, che è talmente potente che può sfidare Dio stesso, e quindi avrebbe decretato di esporci al rischio di non saper resistere alla tentazione di restare incantati da questo suo affascinante nemico.

Mi ero perso questo ''felice'' post di Niko, e mi viene da riflettere che con Dio potremmo intendere più che l'onnipotente, ciò che sfugge al nostro volere, e che non è necessariamente fuori di noi, ma che in un Dio possiamo esternare.
In altre parole, che la nostra potenza finisce dove inizia quella di Dio, è un altro modo di dire che è limitata, Econ un Dio riempiamo questa lacuna, diversamente difficile da accettare ad una volontà che tutto pretende di gestire, per cui se non possiamo farlo noi, ci sarà comunque un entità a noi esterna a supplire.
Che ci siano cose che agiscano in noi fuori dal nostro volere cosciente non è difficile da capire, e a ciò potremmo relegare per intero il libero arbitrio, libero in effetti solo dal nostro volere, se non fosse che la coscienza dei suoi effetti lo pone al confine fra volere e involontarietà, da farci apparire quasi cosa normale il volere di volere, quando invece si tratta di una impossibilità.
Il libero arbitrio, se veramente libero, è tale perchè fuori dal nostro controllo cosciente, e la coscienza avviene solo a cose fatte per ratificare la ''non decisione'', prendendosene il merito o demerito, assumendosi una responsabilità che non si ha.
Noi in effetti siamo solo responsabili, quanto dimentichi, della creazione del meccanismo che poi in automatico prende decisioni. Ciò perchè giungere ad una conclusione da cui far derivare un azione, come dimostrano le nostre infinite discussioni, non è cosa facile, e la peggiore conclusione è nessuna conclusione, quando l'inazione è la peggiore decisione quando si rende necessaria un azione, la quale può rivedersi e riconsiderare una volta effettuata , ma solo se la si mette in atto.
Ora, non voglio con ciò dire che in questo forum noi stiamo solo a perdere del tempo, perchè in esso si decide la nostra personale filosofia, che è quella che poi ''decide'' le nostre azioni.
Noi dobbiamo considerarci responsabili della nostra filosofia, la quale ''agisce'' anche quando non sappiamo di averla, e la nostra responsabilità si limita quindi ad averne una in modo cosciente, e essa non dipende solo da noi, ma dal contesto in cui viviamo, per cui parlare del nostro libero arbitrio come fosse del tutto nostro, e come se agisse in modo diretto e istantaneo, cosa possibile solo a un Dio, o a ciò che nascondendosi dentro noi, al pari di quel Dio ci risulta insondabile.
L'horror vacui consegnato ormai alla storia dal punto di vista fisico, permane intatto dal punto di vista psicologico, riempito quest'ultimo dal libero arbitrio, mentre quello lo si colmava con l'etere.

Insomma, caro Niko, non c'è nulla da firmare, perchè abbiamo già firmato.
I nostri attimi di felicità non si sa bene da dove arrivino, e per questo forse sono felici, perchè per tutto quello che possiamo invece sottoporre alla nostra critica cosciente c'è poco da gioire.
In ogni caso, quella sfiducia che riponiamo nell'uomo, laddove in parte ci risulta insondabile, sembra che sia più facile riporvela esternandola, ciò che le da il diritto di avere quantomeno un nome.
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Luther Blissett

Come chiosa finale (?) di questo thread ci sta a pennello questa frase di Theodor Adorno:
"La libertà non sta nello scegliere tra nero e bianco, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta".
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Alexander

Anche il non-scegliere è una scelta:scegli di non scegliere tra bianco e nero. È una posizione terza tra bianco e nero, ma sempre di posizione si tratta.
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Jacopus

Citazione di: Alexander il 07 Marzo 2026, 13:53:32 PMAnche il non-scegliere è una scelta:scegli di non scegliere tra bianco e nero. È una posizione terza tra bianco e nero, ma sempre di posizione si tratta.
Vero ma Adorno voleva sottolineare un'altra circostanza, ovvero che spesso le nostre scelte (e quindi la nostra libertà) è autolimitata da una serie di convenzioni sociali. Prima di Marx nessuno poteva scegliere il marxismo, così come prima di Colombo nessuno poteva scegliere di raggiungere le Indie dall'Atlantico. Uscire fuori dagli schemi convenzionali è una forma di libertà, anzi è la forma di libertà per eccellenza ed è quella che mette in moto la storia dell'uomo.
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Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.

anthonyi

Citazione di: Jacopus il 07 Marzo 2026, 15:23:23 PMVero ma Adorno voleva sottolineare un'altra circostanza, ovvero che spesso le nostre scelte (e quindi la nostra libertà) è autolimitata da una serie di convenzioni sociali. Prima di Marx nessuno poteva scegliere il marxismo, così come prima di Colombo nessuno poteva scegliere di raggiungere le Indie dall'Atlantico. Uscire fuori dagli schemi convenzionali è una forma di libertà, anzi è la forma di libertà per eccellenza ed è quella che mette in moto la storia dell'uomo.

Nel ragionamento sicuramente l'uscita dagli schemi può aiutare, ma se tanti si mettono a trasgredire la convenzione di guidare a destra della strada non la vedo bene. 
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Meglio morire liberi che vivere da schiavi! 🤗

iano

#39
Citazione di: anthonyi il 07 Marzo 2026, 17:01:31 PMNel ragionamento sicuramente l'uscita dagli schemi può aiutare, ma se tanti si mettono a trasgredire la convenzione di guidare a destra della strada non la vedo bene.
Non è che se vediamo il mondo a tre colori, invece che due, cambia la sostanza, ma cambia solo il numero dei colori, e sei libero di usarne quanti ne vuoi, a meno che non poni fede in un mondo fatto in bianco e nero.
In mancanza di tale fede, ''vedere'' il mondo in bianco e nero è solo una convenzione, che non tutti hanno la consapevolezza di usare, ciò che equivale a tutti gli effetti a porvi fede.



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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

anthonyi

Citazione di: iano il 07 Marzo 2026, 22:09:57 PMNon è che se vediamo il mondo a tre colori, invece che due, cambia la sostanza, ma cambia solo il numero dei colori, e sei libero di usarne quanti ne vuoi, a meno che non poni fede in un mondo fatto in bianco e nero.
In mancanza di tale fede, ''vedere'' il mondo in bianco e nero è solo una convenzione, che non tutti hanno la consapevolezza di usare, ciò che equivale a tutti gli effetti a porvi fede.




Tu ti riferisci a quelle che sono sintesi culturali per interpretare la realtà. L'esistenza di queste sintesi é necessaria per gestire concettualmente una realtà complessa. 
Le nostre capacità di ragionamento sono limitate, iano, e quindi non é vero che noi possiamo gestire quanti colori vogliamo, e a volte, la sintesi dicotomica(cioé Il bianco e nero) si rivela efficace. Nel caso bene/male secondo me lo é, in particolare perché é abbastanza facile riconoscere il male, e, per ragionamento residuale, presupporre che dove non é evidente il male allora si presuppone vi sia il bene. Rispetto a questo meccanismo, il tentativo di far apparire la presenza di altri colori, é solo un mezzo del male utilizzato per creare confusione. 
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Jacopus

La scissione netta fra bene e male è la forma più raffinata di "male". Spostando tutto il male sui malvagi e reputandoci buoni, replichiamo i meccanismi della violenza malvagia, ma negandola attraverso la proiezione e la scissione. Per lo stesso motivo Lacan affermava che sotto Kant, ma insieme a lui, dobbiamo sempre essere al corrente di convivere con Sade. È in fondo un meccanismo già compreso dai Vangeli, che sottolineano l'importanza del perdono e del "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Ma il cristianesimo altrove afferma il contrario, scindendo il bene e il male non più sul piano degli atti (perdonabili) ma sul piano della fede (imperdonabile).
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anthonyi

Citazione di: Jacopus il 08 Marzo 2026, 09:13:08 AMLa scissione netta fra bene e male è la forma più raffinata di "male". Spostando tutto il male sui malvagi e reputandoci buoni, replichiamo i meccanismi della violenza malvagia, ma negandola attraverso la proiezione e la scissione.
Non condivido questa consequenzialità. Il riconoscimento certo del male in una data situazione non implica che noi siamo giustificati e che il male ricada su uno specifico "malvagio".
Quella é la logica del "capro espiatorio".
Negando la possibilità di identificare il male nello specifico perché "tutti sono peccatori" si annichilisce la differenza tra bene e male, e qualsiasi principio di responsabilità individuale.
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iano

#43
Citazione di: anthonyi il 08 Marzo 2026, 08:58:46 AMTu ti riferisci a quelle che sono sintesi culturali per interpretare la realtà. L'esistenza di queste sintesi é necessaria per gestire concettualmente una realtà complessa.
Le nostre capacità di ragionamento sono limitate, iano, e quindi non é vero che noi possiamo gestire quanti colori vogliamo, e a volte, la sintesi dicotomica(cioé Il bianco e nero) si rivela efficace. Nel caso bene/male secondo me lo é, in particolare perché é abbastanza facile riconoscere il male, e, per ragionamento residuale, presupporre che dove non é evidente il male allora si presuppone vi sia il bene. Rispetto a questo meccanismo, il tentativo di far apparire la presenza di altri colori, é solo un mezzo del male utilizzato per creare confusione.
Quante ne vogliamo, secondo gli scopi che ci prefissiamo, nei limiti che possiamo.
Siccome poi si tratta di una riduzione, e non di una sintesi, due è la minima riduzione, dunque la riduzione basilare.
Ma il punto non è quale riduzione adottiamo, ma l'avere coscienza o meno che di una riduzione si tratti, e se tu la riduzione la scambi per una sintesi forse quella piena coscienza non ce l'hai.
Se la riduzione binaria ( bene, male) non fosse efficace nessuna riduzione sarebbe possibile, essendo la minima adottabile.
Ma se adottassi una riduzione ternaria ( bene, bene/male, male) perchè starei favorendo il male, mentre nella riduzione (bene, male) invece non lo starei facendo?
La confusione qui sta nello scambiare la realtà con i mezzi che usiamo per descriverla.
Questa confusione nasce appunto secondo me dalla mancata completa coscienza di cui dicevo sopra, per cui un elemento descrittivo diviene elemento della realtà, fino ad essere a volte personalizzato in un demone.
Io non sono la personificazione del male, ma neanche del bene.
Diciamo che bene o male sono una brava persona. :)

Credo che Jacopus stia tentando di dirti è che l'utile discriminazione che facciamo della realtà, siccome in qualche modo ci coinvolge per il tramite della altrettanto utile regolamentazione sociale che ne deriva, con esiti che però possono risultare appunto discriminatori, non può fare a meno di contrappesi correttivi, che si pongano ''al di la del bene e del male''.
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iano

#44
Citazione di: iano il 08 Marzo 2026, 10:09:37 AMMa il punto non è quale riduzione adottiamo, ma l'avere coscienza o meno che di una riduzione si tratti, e se tu la riduzione la scambi per una sintesi forse quella piena coscienza non ce l'hai.
Questa mia critica non è stata corretta.
Tu hai tutto il diritto di credere che la realtà sia molteplice, e quindi intrinsecamente complessa, tale da potersi trattare entro i nostri limiti  solo portandola a sintesi, mentre io ipotizzo, più che credere, che la realtà sia intrinsecamente una, e quindi indescrivibile se non riducendola a più elementi, laddove due è la minima riduzione possibile.
Una critica comunque permane.
Se sintetizziamo la complessità semplificandola in bene e male, allora il bene e il male non esistono in se, esistendo in se le molteplicità che ad essi riconduciamo,  e non si può favorire quindi alcuno di questi elementi non esistendo, e tantomeno potremo farlo riducendo la sintesi a un maggior numero di elementi.

Il termine ''ridurre' l'ho usato in forma ambivalente, ma non tale credo da indurre confusione.
In ogni caso, le nostre diverse posizioni hanno diverse interessanti conseguenze logiche.
Una realtà, per quanto complessa, se fatta di elementi in numero limitato, permette un numero limitato, per quanto grande, di possibili sintesi.
Una realtà, che è una, ammette invece una infinità di modi in cui la si può dividere, o come impropriamente ho detto, ''ridurre a molteplicità''.
I due punti di vista hanno  in comune che in un modo o nell'altro la realtà ammette in tal modo di essere descritta.
Ora io penso che le conseguenze dell'aver sintetizzato la realtà in bene e male sono ormai ben sperimentate, e quindi sotto gli occhi di tutti, e personalmente non posso dirmene soddisfatto, per cui prenderei in considerazioni sintesi e/o riduzioni alternative e sono quelle in cui si è impegnata l'impresa scientifica, barcamenandosi fra sintesi e riduzioni varie che dir si voglia, usate come ipotesi, senza por fede a a nessuna di esse.
Nell'impresa scientifica in effetti sintesi e riduzioni si alternano senza soluzione di continuità.
Ad esempio, ad una preoccupante moltiplicazione di particelle elementari, tale da destare confusione nella mente di ognuno di noi, oggi segue la sintesi dovuta al rilevamento sperimentale bosone di Higgs, e così via in un alternarsi senza soluzione di continuità, perchè io credo che la realtà si lasci descrivere, e per conseguenza di ciò si lasci trattare, ma non si lascerà mai imbrigliare in nessuna fede o teoria scientifica.


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