Se pensi ti ammali

Aperto da green demetr, 02 Marzo 2026, 22:46:39 PM

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green demetr

Mi dispiace di passare direttamente alla ultrafilosofia, ma capisco che ormai sono agli sgoccioli.

Ammettiamo che esista Satana, per l'esattezza Satan, non il diavolo della tradizione cattolica, ma quello di quella ebraica, o anti-ebraica delle massonerie varie.
Mettiamo che esiste, ed esiste proprio fenomenologicamente.
Ma allora non è chiaro che le vaccinazioni di massa potrebbero essere qualcosa che ha che fare con quello?

Domande retoriche ovvio.

Torniani a bomba; quante volte ho sentito dire alla gente che pensare gli da venire mal di testa? quante volte ho visto stare male, incalzate dal mio domandare novello?

E mi chiedevo: "minchia come sono messi male"

E ora come sapete o forse no, a 28 anni mi sono chiuso come ogni intellettuale che ci prova, a piangere nelle torre d'avorio.

Poi pian piano si è lasciato corrompere dal mondo ed è uscito.
Pian piano ha smesso di pensare anche se le sue vecchie cagate le strepitava ora in forum ora in un altro.

E poi l'apocalisse ha suonato la sua prima tromba infernale il 2020.

Poi come sempre avviene nella storia dall'egitto in poi, è partita la caccia all'ebreo e sappiamo come finisce.

Poi alza gli occhi al cielo, che vuol dire ti guardi nel cuore.

C'è la collona sonora del Gladiatore.

Poi prendi i libri e comincia il calvario...come è possibile?

Si tratta di un caso. Poi vedi gli astri...combaciano...sarà un caso ti chiedi.

te lo chiedi ma poi ti ammali, di nuovo.

non diciamo sciocchezze è un sintomo.

già ma di cosa? inizia la tortura del capire ciò che non si capisce piu.

è inutile analizzare non potete fare ciò che non posso nemmeno io.
poveracci.
frignoni.

benvenuti nella filosofia avanzata.
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Gargamella

green demetr

Se pensi ti ammali, come tutti i grandi scrittori, il pensiero sfinisce, ti costringe a guardarti in faccia, non rimane che auto-annientarsi, o meglio ammalarsi.

Perchè il pensiero ha questo effetto? Quali orizzonti dunque apre? C'è la possibilità di una ereditarietà?

Ho forti dubbi sull'eredità, perchè sennò muoiono tutti cosi giovani?

Eppure è questo il senso. Come se la morte stessa fosse l'ultima prova, o meglio la compagna fidata nel nostro percorso.

E' interessante sia da un punto di vista fenomenologico perchè porta a ripensare il transumanesimo in chiave cosmologica (a detta del prof. Alfieri c'è un allievo di Husserl che ha provato una declinazione cosmologica, peccato che sia un autore polacco) nei casi di mancata attivazione dello stesso pensiero, penso sopratutto a quello.

Ma al di là dell'oscurantismo, per chi invece vede la luce cosa significa questo?

Certamente la saggezza della bibbia è li ad aiutarci col suo giobbe.

Cosi si comportano e vivono i giusti, non c'è alcun dubbio.

Ma la vita di un intellettuale si deve giudicare al setaccio della sua lama di luce negli abissi dell'oscurità del mondo infernale-materiale?

Ma a che scopo? Per una forma di vita simbolica come nelle religioni?
Ma è una aberrazione!

In un mondo ateo dove non si può, come chi ha capito se sei nella filosofia avanzata, porre un Dio. Dove si può trovare il Dio?
Nelle forme certo, nei piaceri certo.
Ma le forme e i piaceri giacciono come pensa Hegel in un tempo che svanisce.
Ma noi se sei nella filosofia avanzata capiamo benissimo di essere fuori da tempo.
Il nostro desiderio è ciò che ci rende volitivi.
Ma svanisce nel fondo. Questo per me è di difficile comprensione.
Noi vorremmo attingere al cielo, ma la sua pioggia che ci dà vita ci spinge a terra.
La giustizia come pensavano gli antichi greci sta in terra, non nei cieli.
Le stesse forme platoniche sono in terra, dissimulate dalle ombre certo, ma in terra.
C'è chi da Aristotele giu fino a Cacciari, non intende che la forma è già di per se stessa un fenomeno, e ogni fenomeno è sulla terra.
Non è una astrazione, la giustizia è una, il bello è uno, il santo è uno.
Sono oggetti indagabili.
Fa questo l'intellettuale certo.
Ma muore nel farlo.

perchè?

quale è il fenomeno la forma che non vediamo? è questa la domanda? ai prossimi giorni.
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Gargamella

Alexander

#2
E la Noia che spazio trova nella vita intellettuale? Perché scrivo poesie quando sono triste e mi annoio scriveva Jimenez? Penso, rifletto, faccio filosofia perché la vita mi è tediosa o la vita mi diventa tediosa perché penso, rifletto e faccio filosofia? I momenti in cui sono stato quasi felice sono stati quelli dove ha vissuto senza pensare troppo : una passeggiata nel bosco attento a scovare funghi ; rotolare sul tappeto o fare il cavallo con i figli piccoli in groppa, ridendo come matti. I matti sono felici, ridono di gusto. Non sanno forse perché ridono, ma ridono con tutti i denti. I miei sono sorrisi tirati. Se rido, quasi mi trattengo. Il pensiero mi incalza: non va bene ridere così, mi dice. I tuoi denti non sono perfetti, mi suggerisce.
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iano

#3
Citazione di: green demetr il 02 Marzo 2026, 22:46:39 PMTorniani a bomba; quante volte ho sentito dire alla gente che pensare gli da venire mal di testa? quante volte ho visto stare male, incalzate dal mio domandare novello?

E mi chiedevo: "minchia come sono messi male"
Per andare dove dovevi andare, per dove sei andato?
Se non sei arrivato, non è perchè hai sbagliato strada, o perchè era l'isola che non c'è, ma perchè, col senno di poi, forse c'eri già, e adesso non ci sei più, e se provi a tornarci ti prendono per matto.
Ovunque tu sia andato adesso si è creata una distanza incolmabile, e ''non è il tempo che ti manca, e neanche l'età'' (°), per cui si, è vero, non è più tanto, ma tu sei proprio sicuro di volerlo usare per aumentare la distanza?

(°)
Testo di un capostazione di Voghera, che è partito dalla sua stazione per fare il cantautore, e c'è pure arrivato, ma poi, quando ha capito di avervi lasciato l'anima, non è più riuscito a tornare.
La strada la conosceva, e l'ha percorsa a ritroso, ma quando è arrivato ha capito che si, il posto era quello, ma che lui era un altro.
Si chiamava Gianmaria Testa.
 
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Lou

#4
Citazione di: green demetr il 12 Marzo 2026, 23:00:49 PMSe pensi ti ammali, come tutti i grandi scrittori, il pensiero sfinisce, ti costringe a guardarti in faccia, non rimane che auto-annientarsi, o meglio ammalarsi.

Perchè il pensiero ha questo effetto? Quali orizzonti dunque apre? C'è la possibilità di una ereditarietà?

Ho forti dubbi sull'eredità, perchè sennò muoiono tutti cosi giovani?

Eppure è questo il senso. Come se la morte stessa fosse l'ultima prova, o meglio la compagna fidata nel nostro percorso.

E' interessante sia da un punto di vista fenomenologico perchè porta a ripensare il transumanesimo in chiave cosmologica (a detta del prof. Alfieri c'è un allievo di Husserl che ha provato una declinazione cosmologica, peccato che sia un autore polacco) nei casi di mancata attivazione dello stesso pensiero, penso sopratutto a quello.

Ma al di là dell'oscurantismo, per chi invece vede la luce cosa significa questo?

Certamente la saggezza della bibbia è li ad aiutarci col suo giobbe.

Cosi si comportano e vivono i giusti, non c'è alcun dubbio.

Ma la vita di un intellettuale si deve giudicare al setaccio della sua lama di luce negli abissi dell'oscurità del mondo infernale-materiale?

Ma a che scopo? Per una forma di vita simbolica come nelle religioni?
Ma è una aberrazione!

In un mondo ateo dove non si può, come chi ha capito se sei nella filosofia avanzata, porre un Dio. Dove si può trovare il Dio?
Nelle forme certo, nei piaceri certo.
Ma le forme e i piaceri giacciono come pensa Hegel in un tempo che svanisce.
Ma noi se sei nella filosofia avanzata capiamo benissimo di essere fuori da tempo.
Il nostro desiderio è ciò che ci rende volitivi.
Ma svanisce nel fondo. Questo per me è di difficile comprensione.
Noi vorremmo attingere al cielo, ma la sua pioggia che ci dà vita ci spinge a terra.
La giustizia come pensavano gli antichi greci sta in terra, non nei cieli.
Le stesse forme platoniche sono in terra, dissimulate dalle ombre certo, ma in terra.
C'è chi da Aristotele giu fino a Cacciari, non intende che la forma è già di per se stessa un fenomeno, e ogni fenomeno è sulla terra.
Non è una astrazione, la giustizia è una, il bello è uno, il santo è uno.
Sono oggetti indagabili.
Fa questo l'intellettuale certo.
Ma muore nel farlo.

perchè?

quale è il fenomeno la forma che non vediamo? è questa la domanda? ai prossimi giorni.
Ti faccio un dono.;)
Come...
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"La verità è brutta. Noi abbiamo l'arte per non perire a causa della verità." F. Nietzsche

green demetr

Citazione di: Alexander il 13 Marzo 2026, 11:23:41 AMomenti in cui sono stato quasi felice sono stati quelli dove ha vissuto senza pensare troppo : una passeggiata nel bosco attento a scovare funghi ; rotolare sul tappeto o fare il cavallo con i figli piccoli in groppa, ridendo come matti. I matti sono felici, ridono di gusto. Non sanno forse perché ridono, ma ridono con tutti i denti. I miei sono sorrisi tirati. Se rido, quasi mi trattengo. Il pensiero mi incalza: non va bene ridere così, mi dice. I tuoi denti non sono perfetti, mi suggerisce.
Esatto, io non sono mai felice quando leggo, quando penso, mi sento molto meglio quando rifletto non sulle astrazioni (di cui però siamo fatti) ma sulle forme che mi accompagnano. Un passeggiata nel parco, una gallinella d'acqua, una poesia di Montale.
Un pesce, una grondaia, un sacchetto spostato dal vento, l'odore marcio di un laghetto artificiale, le sculture che imitano il barocco per il centro di milano.
i maledetti piccioni.
Sono sempre state queste le cose che mi fanno sentire tutt'uno, come nella declamazione di Ungaretti.
Ma ciò che conta è il sorriso di una ragazza, il volto saggio di un uomo.
E ancora di piu il desiderio del corpo di una donna.
Non il corpo della donna, il desiderio dello stesso.
Ma ciò cade a terra, il desiderio piu si avvicina all'oggetto, piu ne è distaccato, piu ne è terrorizzato come nella tradizione psicanalitica piu schietta.
E una volta troppo vicino lo vuole distruggere come nella tradizione psicanalitica piu schietta.

Ma il problema è ancora piu vasto, perchè se non lo distruggi tu, si distrugge lui automaticamente.
Il tempo dilegua.

Inizia cosi la filosofia, la ricostruzione del vissuto, la valorizzazione.
Etc.
Ma è una sostituzione (una sublimazione), non è la realtà.

Perchè, perchè ciò che è vero, il desiderio della forma, il voler vedere apparire (per l'esatezza, che sia una gallinella d'acqua o la figa qui poco importa) si infrange con la possibilità stessa che questo si inveri.

Sembra quasi che stiamo perdendo di vista qualcosa di piu grande.
Non è questione del transumanesimo che il piu grande è una visione della natura in sè, perchè non esiste nè natura nè transumanesimo senza un sè.
E' solo il sè che può vedere il de-siderio (cio che proviene dai cieli etimologicamente).
Oggi i cieli li abbiamo cancellati (Sloterdijk, sfere 1).
Non vogliamo piu vederli, viviamo di infinite sostituzioni, ci distruggiamo nel tentativo di comprendere la sostituzione e non la realtà.
A me pare grave.
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Gargamella

green demetr

Citazione di: iano il 13 Marzo 2026, 17:29:48 PMper cui si, è vero, non è più tanto, ma tu sei proprio sicuro di volerlo usare per aumentare la distanza?
L'ho già sentito nominare, non ho idea di chi sia questo Testa.
Ma vedi, la distanza per una psicologia onesta è la mamma.
Sono proprio sicuro di lasciare la mamma?
Dipende da come il tuo complesso edipico si è risolto.
In questa discussione non ho voglia di parlare di come si è risolto in me.

Il fatto è che a me non interessa la distanza dall'oggetto primario.
Bisogna fare un lavoro enorme su se stessi.
E si rischia la pazzia, letteralmente.
La psichiatria contemporanea addirittura cancella la possibilità di questa analisi.
Criminalizza chi la volesse fare via istituzionale.

Vedi tu mi parli di qualcosa della filosofia corso intermedio.
Ossia il rapporto difficile (ma razionalmente fattibile, non certo in questi tempi folli per certo, ma in un futuro piu maturo) tra super-io e sè.

Il buon Hegel è stato bravo ad stappare la lattina.
Ma solo Nietzche è andato oltre (in attesa di leggere lo Zibaldone, che forse è pure piu preciso, e kierkegaard, che sono leggibili, e di interpretare kafka o la tragedia antica, che sono illeggibili in sè).

La filosofia avanzata parte già dal fatto che ci si è allontanati dall'oggetto primario.

Se vuoi dai ricordi del lico, quello che Leopardi chiamo il "luogo natio".

La gente crede di liquidare Leopardi pensando che il suo problema fosse il lutto della madre (sintetizzo io velocemente e molto meglio di qualsiasi altro libro mai scritto finora).

Ma non c'è nessun problema. Vi sbagliate, non avete capito nulla.

Leopardi, Nietzche e altri grandi scrittori partono da un luogo moooolto lontano.

Lontano dall'oggetto primario.

Se la filosofia non si libera dall'ombelico del mondo, rimarrà per sempre una filosofia piccola piccola. Di cui ora che mi sto spegnendo a me interessa il giusto, ossia molto poco.

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Gargamella

green demetr

Citazione di: Lou il 13 Marzo 2026, 18:41:02 PMTi faccio un dono.;)
Amore mio non ho tempo per i meme, sopratutto se sei una donna matura, ti prego di crescere.
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Gargamella

green demetr

La stanchezza del pensare equivale alla autodistruzione dei piu grandi intellettuali, che si finisca ammalati di cuore, ubriachi col fegato spappolato, presi da malattie autoimmuni.
Perchè?
Perchè il principale valore dell'uomo è la condivisione, come nella visione di bruno (forse, mai letto) l'educazione è una condivisione delle sublimazioni, delle sostituzini ripeto, e la verità è sempre piu in là.
Il pensiero di Bruno è sempre un passo di là (ovviamente il nostro eroico filosofo non poteva capire del perchè di questa ossessione nel dialogo, anche con il diavolo stesso, la chiesa cattolica, ma lui fuggi chiunque anche i satanisti massoni della svizzera. Non glie ne fregava niente della discussione in sè, ma la ricerca della verità, distruzione di ogni sostituzione, spostamente dell'asse, piegamento dello stesso, e infine distruzione del sistema, dagli spruzzi di sangue di ciò che era rimasto, nuove visioni De-centrate, uno dei filosofi piu pazzi mai esistiti.
Eppure nel suo delirio comico finito in tragedia ovviamente, quanta piu verità c'era rispetto ai filosofi borghesi, quelli su cui sua maestà antisemita Heidegger sputava giustamente sopra.
Ma Heidegger ha mai capito Nietzche? Direi proprio di no.
Qualsiasi studioso dell'ebraismo vede chiaramente quanto Nietzche li abbia quasi raggiunti.
Ovviamente poi Nietzche li ha superati. Ha superato anche me.

Non ricordo che però parli mai dell'oltre filosofia.
Vediamo, perchè putroppo c'è bisogna dei grandi filosofi, per poter vedere, o ambire di vedere, quello che vedevano loro.

Muoiono tutti gli intellettuali veri, perchè non si può vivere di sostituzioni, il cuore cede, siamo in una società fuori di testa.

Ti ammali, perchè vuoi resistere, non puoi far altro che indagare ciò che c'è oltra la sostituzione.
Vedi sottotraccia, sotto la pelle artificiale del mondo inteso come società ovviamente.

Accanto a loro, vorrei pensare anche io.
Oggi mi sento vuoto. Vuoto.

Mi succede quando mi occupo di cose che non mi interessano, ieri ho dovuto fare un piccola immersion nelle conferenza, per capire almeno superficialmente che diavolo sia la filosofia della tecnodestra...interessante...ma nello stesso completamente fuori fuoco rispetto a quello che vorrei studiare io.

Sono morti perchè non c'è condivisione. Perchè addirittura c'è astio.
Oggi addirittura c'è prevenzione.
Ad ogni video che guardo, c'è il video che mi vorrebbe far cambiare idea.
Che mi vuole far tornare indietro.
Anche qui nel forum, chi pensa di essere intellettuale, filosofo.
Se vuoi contribuire ben venga. Se no lascia stare no? Ringrazio i due interventi fatti sopra, quelli seri. In fin dei conti lavorare stanca, ma il lavoro è molto importante. salve ancora!
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Gargamella

iano

Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

green demetr

Citazione di: iano il 20 Marzo 2026, 03:15:52 AMhttps://youtu.be/3YUqvVj_oWk?si=oVoc3D7lBf6VHol8
Oh almeno so ora chi è.
Nella meditazione di oggi allora mi dà modo di pensare che anzitutto in fin dei conti per chi guarda sul fondo della vita non ci sono poi cosi tante differenze.

E sono d'accordo non c'entra niente l'età, e il tempo c'è sempre (fin quando c'è vita), e per chi è democratico dentro di sè la porta è sempre aperta, ma certo.

Ma poi arriva la sentenza, la polvere di gesso che spargi per la città, che copre il pavimento della sua casa, è come prima, nessuno è entrato, nessuno ha visto i segni per la città.

E lui rimane ad ascoltare il rumore delle mattine e delle sere, il ritmo misterioso della natura.

Il pezzo si chiude qui la musica come al solito è una sorta di fortino dove coccolarsi.

Un morire giorno dopo giorno. Non c'è condivisione e la vita si spegne.

Grazie della condivisone Iano.





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Gargamella

Koba

"[...] Quando sarà che tutte queste ombre di Dio non ci offuscheranno più?
Quando avremo del tutto sdivinazzato la natura! Quando potremo iniziare a naturalizzare noi uomini, insieme alla pura natura, nuovamente ritrovata, nuovamente redenta!"
[F. Nietzsche, "Gaia scienza", aforisma 109]

Ecco, potremmo partire da qui.
Un'ipotesi è che se il pensiero porta alla malattia e alla distruzione della vita significa che ha smesso di essere espressione della natura, cioè ha smesso di porsi come parte del gioco delle infinite metamorfosi, e si è imposto di catturare qualcosa di duraturo – le essenze delle cose che si manifestano a noi.
Il nostro modo di conoscere le cose è fermare l'infinito flusso della natura in "istantanee", appunto le forme. Ma che a supporto delle forme ci sia qualcosa che vada oltre il loro semplice essere presenti, qualcosa che poi sarebbe il fine e il senso del fenomeno stesso (e quindi per estensione, il fine della vita dell'uomo), ecco tutto questo ancora una volta è platonismo e l'effetto è pensare che la radice e il senso delle cose siano custodite in un altro mondo.
Come si sa il risultato, quando ci si arrende all'evidenza che questo mondo essenziale semplicemente non c'è, è il nichilismo.
Ma appunto, non si tratterà per caso di un errore imbarazzante?
Il nichilismo, la decadenza, la malattia come semplici errori? Anche se necessari, pur sempre dei semplici errori?
Per esempio il concetto di individuo – che è solo un errore utile, un abbozzo di schema, niente di più, niente di meno. Noi infatti siamo moltitudine in continuo assestamento e mutamento. Ogni nostro cambiamento è solo espressione di necessità interne, organiche, e di perturbazioni esterne. Un gioco insensato: nel nostro piccolo rispecchiamo il grande gioco della natura, il suo produrre senza un perché ogni cosa secondo una logica di immenso spreco.
Vorremmo trattenerci in una forma stabile e dall'altra sentiamo di doverci consumare e disperdere in cose senza un perché, per il solo motivo che siamo qui a vivere per morire e riassorbiti finalmente nei processi della natura.

A volte capita di emergere all'improvviso da una condizione di stordimento e si prende coscienza così dell'ottusità dei pensieri che ci hanno accompagnato per mesi, a volte per anni.
Dopo alcune settimane passate a leggere il romanzo che Nikos Kazantzakis ha dedicato a Francesco d'Assisi, tutto quel consumarsi nel cercare di soffrire e così mettere in riga il proprio corpo, tutte quelle scemenze senza senso come buttare della cenere nella zuppa affinché non se ne goda, ecco dopo tutti quei pensierini da bambinetti pieni di sensi di colpa, per tornare a respirare, è bastato rileggere le prime tre pagine della Lettera a Meneceo di Epicuro.
Un alieno che dovesse imbattersi in questi due documenti della civiltà umana si chiederebbe: com'è possibile? Nel giro di 1500 anni è mai possibile che l'intelligenza umana, la saggezza, lo sguardo equilibrato, che tutto questo sia stato spazzato via da... da che cosa? Malattia? Desiderio di morte? Un'immaginazione patologica che spinge a volersi solo spirito?

Suvvia, cerchiamo di realizzarla questa benedetta "grande salute" di cui parlava Nietzsche!
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