Il teorema di Pitagora, di Paolo Zellini, Adelphi, 2023.

Aperto da PhyroSphera, 24 Marzo 2026, 19:04:52 PM

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PhyroSphera

Non c'è tanto tempo per aspettare che arrivi alla fine del libro e la mia critica è concentrata su qualcosa di  inaccettabile. Ero entusiasta adocchiando il libro sullo scaffale del negozio e ottimista leggendo le note di copertina. Ma arrivato alla fine del primo capitolo e anzi a partire dal suo stesso inizio, ho dovuto constatare non adeguatezza alle mie e non solo mie aspettative.
Il mezzo che utilizzo per queste comunicazioni, internet e il web, è assai adatto quando di tempo ce n'è poco.


Alla radice del discorso dell'autore la persuasione che il mondo arcaico di Pitagora non c'è più e non ha lasciato tracce. Non c'è per qualcuno, indubbiamente; ma il noi cui l'autore riferisce l'assenza non è specificato, lasciando intendere allo sprovveduto che indichi a suo modo un tutti. Uno sproposito etnograficamente insostenibile; proprio in Italia esiste un retaggio greco antico.
Sul retro/esterno di copertina si trova un'informazione sbagliata, a negare la paternità di Pitagora sull'omonimo Teorema, che viene scambiato per suoi analoghi di altre culture di tempi remoti. In realtà storia ed esegesi attestano la forza rivoluzionaria e novità del pensiero greco-elleno antico, scienza matematica compresa. Questo sbaglio attesta l'allineamento a posizioni culturali che proiettano indietro nel tempo le filosofie orientali sorte dal contatto coi greci dall'Occidente; una proiezione storica e psicologica che non consente autocoscienza filosofica né orientamenti filosofici rigorosi.
Nel primo capitolo l'autore si ostina a ragionare di ciò che ammette di non comprendere, il mondo di Pitagora, segno che si accontenta di una idealizzazione, di un fantasma; ma fa conto che si possa continuare come se il mondo greco fosse il trastullo nelle mani di un bimbo, estraneo ma che ci si diverte. Il fatto è che il recupero del pensiero antico è una cosa seria.
E' senza dubbio positivo che egli noti la spiritualità alla base di ogni scienza matematica, che stigmatizzi la tendenza riduzionistica e calcolante, dominante nel nostro tempo, che tale base la nega. Ma la direzione seguita con questa critica va dalla scienza al mistero, nonostante sia evidenziata la sequenza opposta. Niente volgersi alle premesse, solo la menzione, e così la spiritualità viene assimilata alla semplice metafisica, scientificamente trasformata in metafisicismo - l'ideale, non l'idea, raggiunto poi senza comprensione delle premesse arcaiche.
Si dice del triangolo quale entità mistica, contemplata quale forma da cui deriva il cosmo; ma per i motivi che io ho esposto tutto si riduce a una fantasia da cartone animato. Si passa a Platone e ad Aristotele, per una considerazione che definirei atomistica - ma nel senso in cui pensava Leibniz non Democrito, anacronisticamente cioè - delle figure geometriche quali matrici della realtà, di cui si ragiona in base a fissazioni di punti e relative espansioni.
Del numero, quale essenza-origine del mondo, del pensiero filosofico-matematico di Pitagora? E' davvero buona cosa che se ne affermi il discorso, di contro ai negatori contemporanei - ed in effetti non è su questo che la mia critica si appunta. Però un passaggio del testo del libro tradisce una terribile svista. Si dice della Teoria degli Insiemi, a detta dell'autore Paolo Zellini crollata a fronte di manifestazioni di contraddizioni da essa comportate. Qualche seria autorità accademica confermerebbe il triste evento? Non se ne ha proprio notizia del fatto. Semmai Paolo Zellini ed altri che lui segue pensavano, pensano di poter contenere questa teoria in una specifica analisi numerica, nella pretesa che la definizione del numero che essa offre potesse essere fatta propria da tanto arditi analisti. Ovviamente - ovvio per chi ha una vera solida base filosofico-matematica, non viceversa matematica-filosofica - si tratta di un vano sogno. Difatti il numero è intrinsecamente sfuggente a una definizione attuata con lo stesso oggetto da definirsi. Il sogno positivistico, di una scienza che valuti internamente a sé le proprie premesse, è irrealizzabile e ciò è chiaro considerando che la scienza viene dalla filosofia non quale emergere di una ragione superiore ma quale precisarsi e formarsi di un ragionamento particolare che è volto a indagare e scoprire fenomeni. Il fenomeno consiste in una manifestazione ma l'oggetto che si manifesta è per lo scienziato incomprensibile quanto a essenza e ad essere in sé. Non che io voglia confondere filosofia di Kant, scienza di Pitagora e scienza di Cantor; è il positivista o aspirante tale che vuole appropriarsi indebitamente della prospettiva filosofica, che invece esorbita la riflessione scientifica, scientifico-culturale. Inutile che si provi col dire che le Critiche kantiane sono roba passata; se le si pone in causa così, bisogna farle reagire! Soprattutto: se il prof. Zellini avesse buona volontà di fare distinzione tra Teoria degli Insiemi ed Insiemistica, non precipiterebbe il lettore ingenuo in una oscurantista negazione di entrambe!

Dunque esorbitando dal proprio còmpito, pensando nel suo 'retrobottega' di aver afferrato la Cosa in sé dei filosofi e di averla portata nelle aule dove si insegna la matematica, Zellini sconfina nella teologia, esaltato dalla capacità della matematica di approdare a formulazioni precise, a loro modo esatte, riguardo alle premesse che lui cita senza capire: ciò che - preciso io - filosoficamente è l'Assoluto, teologicamente il Mistero di Dio. Quanto a questo si trova nello stesso primo capitolo del libro un grosso disastro di indistinzioni e confusioni. Tanta cura nel definire l'elemento demonico, presente nel pensiero pitagorico, elemento considerato quale entità divino-mondana che spalanca l'abisso del reale, vita e morte assieme... e tanta cura nel confonderlo con l'elemento demoniaco. Così la citazione della morte nel pomeriggio cantata dalla poesia di G. Lorca, un viaggio nella coincidenza diabolica perché sul piano naturale del dio e del dèmone la sfida tra uomini e tori non ha per fatalità la morte: le geometrie di toro e torero sono una consuetudine che dovrebbe mostrare la fine di una bestia che si è sconfitta da sola, ovvero che non vuole fermarsi dal reagire violentemente ai giochi umani, o la non-fine di una bestia che rifiuta, prima o poi, il non abbastanza intelligente combattimento; mai la fine di un uomo che non vuol prevaricare la natura dell'animale ma solo partecipare a una selezione naturale e lottare per essa e per il proprio destino. Allora se il torero muore, se tutto accade epicamente ma innaturalmente, la lotta è con Satana, anzi il Diavolo, quale coincidenza non geometrica, forza oscura del creato fattosi remoto da Dio, che separa l'uomo da Dio. Zellini non nega ma di fatto immagina il dèmone al posto del demonio, con la solita confusione su mitologia e teologia, entrambe di fatto denigrate. Secondo la sua versione il dèmone si pone contro il creatore fino ad esser la premessa per la morte del torero - ma questa è inaspettata, la poesia di Lorca dice di imprevisto. Il dèmone non può porsi in alternativa al piano della natura; fa da segno e rivela il lato negativo della natura, da distanziare; non di più. Non è insomma il caso del confronto tra l'uomo e la bestia cornuta (mi si consenta: non è forse la luna stessa, con la sua falce, a raccontare che uomini e tori possono litigare sospesi tra vita e morte?).

Così l'affermazione di Zellini, della matematica quale concreta rivelazione del reale, naufraga; naufragio disastroso sospinto da traduzioni dal greco pedestri e convenzionate e confusione verbale oltre che intellettuale tra dèmoni e demòni (con tanto di accenti mancanti a fare tanto smog psichico), tra il filo che lega l'anima al suo destino fino alla morte naturale e i lacci che impediscono a chi non crede in Dio di evitare la tragedia finale, non naturale. Queste indistinzioni l'autore Paolo Zellini come tantissimi altri le fa per mancanza di competenza e positivistica prepotenza verso il mondo dei Misteri, del Mistero di Dio.



MAURO PASTORE
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iano

#1
Citazione di: PhyroSphera il 24 Marzo 2026, 19:04:52 PMSi dice della Teoria degli Insiemi, a detta dell'autore Paolo Zellini crollata a fronte di manifestazioni di contraddizioni da essa comportate. Qualche seria autorità accademica confermerebbe il triste evento?

Più che un autorità ci sarebbe la recente storia della matematica a confermarlo, ma convengo sul fatto che ''crollata'' sia un termine forte, tanto è vero che i matematici continuano ad usarla in modo proficuo.
Dicamo che ha fallito l'intento di porsi a fondamento della matematica, e a questo fallimento è seguita, grazie a Godel, la dimostrazione che questo fondamento non esiste.
La cosa destò grande scalpore, perchè tutti davano per scontato che questi fondamenti ci fossero, come mi pare tu ancora fai, e che fossero solo da trovare.
A questo scopo la teoria degli insiemi effettivamente sembrava prestarsi, e il filosofo Russell infatti vi si impegno per ben tre anni, se non ricordo male, ma non ebbe nessuna esitazione, freschi di stampa i suoi Principia, frutto di tanto lavoro, a dar ragione a Godel, motivo per cui Russel rimane uno dei miei eroi, perchè per me l'onesta intellettuale è la prima virtù del filosofo.
I matematici, come tutti gli uomini, hanno i loro desideranda e loro radicate convinzioni, ma nessuna di queste cose supera il valore che danno a una dimostrazione matematica, alla quale dunque, una volta verificatala, non gli resta che inchinarsi, o almeno così le cose sono andate da Euclide in poi, del quale ci rimane ampia letteratura, mentre nulla ci è rimasto di Pitagora, per cui si ha buon agio ad attribuirgli nulla come ogni cosa.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

PhyroSphera

#2
Citazione di: iano il 24 Marzo 2026, 22:35:23 PMPiù che un autorità ci sarebbe la recente storia della matematica a confermarlo, ma convengo sul fatto che ''crollata'' sia un termine forte, tanto è vero che i matematici continuano ad usarla in modo proficuo.
Dicamo che ha fallito l'intento di porsi a fondamento della matematica, e a questo fallimento è seguita, grazie a Godel, la dimostrazione che questo fondamento non esiste.
La cosa destò grande scalpore, perchè tutti davano per scontato che questi fondamenti ci fossero, come mi pare tu ancora fai, e che fossero solo da trovare.
A questo scopo la teoria degli insiemi effettivamente sembrava prestarsi, e il filosofo Russell infatti vi si impegno per ben tre anni, se non ricordo male, ma non ebbe nessuna esitazione, freschi di stampa i suoi Principia, frutto di tanto lavoro, a dar ragione a Godel, motivo per cui Russel rimane uno dei miei eroi, perchè per me l'onesta intellettuale è la prima virtù del filosofo.
I matematici, come tutti gli uomini, hanno i loro desideranda e loro radicate convinzioni, ma nessuna di queste cose supera il valore che danno a una dimostrazione matematica, alla quale dunque, una volta verificatala, non gli resta che inchinarsi, o almeno così le cose sono andate da Euclide in poi, del quale ci rimane ampia letteratura, mentre nulla ci è rimasto di Pitagora, per cui si ha buon agio ad attribuirgli nulla come ogni cosa.

Prego il lettore di essere comprensivo, nei limiti del possibile, non solo verso la lunghezza di questo messaggio, ma per alcune sue parti che potrebbero sembrare esorbitanti e alquanto assurde e invece non lo sono. Non si può separare la filosofia dagli eventi della vita senza perdere concretezza di pensiero a volte assolutamente necessaria, per questo ho dovuto includere alcuni episodi di cronache reali. E' contenuto qui anche qualche resoconto che parrebbe proprio fuori posto, fuori misura, incauto, o esaltato; ma assicuro che non è così.


Riguardo al fondamento, quello che i filosofi indicano è un'altra cosa da quello che alcuni scienziati vanamente ricercano negli oggetti di scienza. Dunque io so bene dei limiti delle scienze su fondamenti ultimi e sul Fondamento ultimo.
Certo il discorso può dar adito ad apparenze sbagliate. Io accetto la critica al fondamento portata da Heidegger, riguardo al fondamento metafisico; ma va detto che non fu abolizione ma "sfondamento" (s-fondamento...), cioè la scoperta razionale di un varco, non di più. Certo alla metafisica fu tolto il primato intellettuale su codesto oggetto, ma non fu abolito il discorso tradizionale né i sistemi filosofici erano annientabili. Nel pensiero del Secolo XX io ho trovato adeguato riferimento al Fondamento nella teologia protestante di Paul Tillich, non a caso anche filosofo. Invece nel mondo cattolico un'intera corrente di pensiero metafisico incontrando la critica del Pensiero Debole si rendeva insostenibile. Questo caso fu segnato dalla rinuncia intellettuale di Papa Ratzinger alle prese con la critica distruttiva di J. Habermas - ma la vicenda, terminata con dimissioni del papa, restava incompiuta anche culturalmente; e il mondo cattolico è vasto ed io trovai adeguata metafisica sopravvissuta nell'opera del filosofo e teologo australiano David M. Armstrong, che dall'analisi perveniva a definire gli "stati di fatto" oltre la terribile sentenza nietzschiana sulla inesistenza di considerazioni oggettive sui fatti. Tale sentenza si ritrova, diversamente, anche nel Pensiero Debole. Ma a questo punto si deve dire che tali stati sono di ordine scientifico oltre che filosofico... E questo ci riporta al problema di come pensare il Fondamento. Io ho trovato il pensiero giusto in Paul Tillich, che disse cristianamente di essere e non nulla. Differentemente l'ebreo Levinas disse di altro dall'essere, l'indicibile assoluto della dottrina del Tetragramma. Il matematico e dotto P. Zellini fa ruotare il suo pensiero sui detti stati - si badi però che sono io che li sto ponendo proprio del tutto in causa. Diversamente la teologia protestante con Tillich va alla fonte dell'essere anzi si collega e principia alla fonte dell'essere. Quindi il "fondamento" quale premessa è diverso da quello quale raggiungimento. Nella descrizione dotta di Zellini (che io non rifiuto in quanto tale, dico dopo aver continuato un po' nella lettura del libro) non si trova un percorso metafisico tradizionale, ma pur sempre un itinerario mentale che ne ripete la direzione (dicevo di metafisicismo). Tutto questo ho incluso anche per spiegare quale fondamentalità io penso, quale fondamento accolgo. Non bisogna pensare che la critica del fondamento del marxismo, quella di interpretazioni parziali fatte da "heideggeriani di sinistra" che non sapevano cogliere la conservazione accanto alla rivoluzione nel pensiero di Heidegger, non bisogna pensare che tale critica sia valida per tutte le concezioni del fondamento ultimo! Non c'è disputa in questo, bisogna capirlo, ma distinzioni!

Riguardo al quadro che tu hai fatto di storia del pensiero matematico, convengo con te che è andata per un verso così come hai riferito. C'è stata anche la speculazione positivista sulla Teoria degli insiemi, l'illusione di poterla elevare a fondamento (interno - mi ricollego con ciò al lungo excursus fatto proprio qui su); questa illusione si scontrò col Teorema di Incompletezza di K. F. Gödel... certo che positivisticamente anche tale Incompletezza destò l'illusione di un fondamento, stavolta negativo; inoltre l'idea che gli Insiemi fossero a fondamento non poteva sparire del tutto solo per questa successiva scoperta. C'è ragione nel dire che il positivismo scientista si vince del tutto solo con senso del limite, saggezza, filosofia. Ma ci sono anche altre considerazioni positive, che non sono frutto d'illusioni, propriamente non ascrivibili al positivismo.
Il fatto che B. Russel mise da parte la prima illusione avvalendosi del lavoro di Gödel, ciò spiega come mai otteneva tanto spazio per la sua logica. L'incompletezza diventò fondazione negativa per una nuova dottrina delle essenze e per una logica matematica mai veramente scientifica. So bene che esiste una logica nella scienza matematica, che io presenterei, onde evitare equivoci, per matematica logica e non viceversa. Ma il riferimento, assolutamente, non è l'opera di Russell, che non mi risulta pervenisse da solo a risultati scientifici in questo campo, bensì quella di George Boole (1815 - 1864), che iniziò la particolare disciplina applicandosi all'algebra. Ho ristudiato ultimamente il suo pensiero in relazione a teologia, cibernetica, informatica e vere e false intelligenze artificiali, incontrando da chi messo a parte delle mie riflessioni incauto rifiuto - tanto che ricorsi protestando a specie di avviso di pericolo, tanto era preoccupante la reazione impulsiva e superficiale impertinentemente oppostami). Il fatto è che alcune acquisizioni filosofiche della scienza matematica vengono scambiate per il rovescio; e mi risulta essere proprio il caso di B. Russell non di G. Boole, il quale filosofando prima, era per iniziare la sua scienza. Ma non voglio dire che Russell non avesse acume, anzi ne era superdotato; solo che analiticamente procedeva con unilateralità. La compagnia del pensiero di A. N. Whitehead non deve ingannare su questa unilateralità, che ci fu e che nelle conseguenze verso àmbiti di fede e religione esercitò influsso negativo di chiusura degli orizzonti - riaperti appunto da pensatori quali D. M. Armstrong. Il quadro dotto di Zellini risente di questa apertura, ma io nel procedere con la lettura del suo libro vi ho ravvisato il grave rischio di una dittatura etica tecnoscientifica e di una conseguente prepotenza da parte di Stato etico, fino al disastro. A questo punto potrei sembrare pessimista fino ad esagerazione, ma quanto a questo io mi autoeducai sui testi di Schopenhauer, che in ultima istanza era un pragmatico, non contemplatore inopportuno o importuno, quindi affermo cose a ragion veduta:

La condizione odierna è più grave di quella ai tempi di Ipazia ad Alessandria d'Egitto, quando i carcerati cominciarono a diventare cavie per esperimenti, il giudizio contro di loro abbinato a stime sbagliate ai loro danni. I cristiani erano furiosi per questo, e si racconta che alcuni, non si sa bene se alcuni di loro, addebitassero alla stessa Ipazia responsabilità gravissima, uccidendola in tanti (si suppone per lapidazione, ma non si è certi né del modo né che il fatto realmente avvenisse; le fonti non offrono certezze, come pure non si sa nulla di sicuro circa le cause e gli eventuali autori dell'incendio della Biblioteca di Alessandria, immensa tragedia culturale dell'antichità, episodio che alcuni attribuirono ai cristiani). La situazione odierna è tragicamente precipitata, per quanto si sa, negli Stati Uniti d'America, dove violenza più grave, non il maltrattamento fino al rischio di morire ma la stessa violenza dell'uccisione, è da alcuni pensata e desiderata relativamente a dati scientifici per giunta positivisticamente interpretati, cioè non tali quali sono.
La versione ufficiale dei fatti è che le pene capitali accadono per violenza continuata, reale anche se non sempre effettiva, dei condannati nelle prigioni, non accadendo esse per semplici stime ed ancor meno scientifiche. Tuttavia in California si riuscì ad abolire la pena di morte ((anche io feci la mia parte a distanza, ma pure quando in precedenza ero lì favorii questo esito per quel che potevo)) solo smentendo la tesi pseudoscientifica che le esecuzioni capitali fossero terapeutiche per gli stessi condannati. Studiosi scrupolosi si applicarono a dimostrare che tali atti esecutivi non possono essere terapeutici. I sistemi di pena capitale sopravvissero in alcuni Stati americani solo dichiarando che non erano state quelle tesi pseudoscientifiche a guidare i boia. Ma le pene capitali in California furono sospese con detti pareri di studio, negativi appunto. Appena in tempo o era già capitato che si sacrificassero violentemente vite umane sull'altare della (falsa) scienza? A fronte di tanta aberrazione dunque, la costruzione di una etica scientifica su fatti e persone, a parte la falsa aura di neutralità o disimpegno, ripresenterebbe il problema contrastato in California, sotto forma diversa di falsa scienza giuridica, non psicologica e terapeutica.
P. Zellini nota senza colpe quanto il numero e i concetti di eccesso e difetto contarono per l'etica antica greca; egli però, distrattamente forse?, anziché valutare i fatti storici e culturali nella loro interezza, anziché procedere secondo premesse maggiori, superiormente a filosofia e a scienza, ha praticato direzione inversa; e così si offre l'occasione al positivista di costruire schemi falsamente etici per organizzazioni scientifiche dei giudizi e catalogazioni dei fatti omologate a stessi giudizi, secondo persuasione sbagliata che detta organizzazione scientifica sia collegabile direttamente ai fatti. Pensiamo ai test alcoolici e al seguente scenario:
un accusato di omicidio, testato solo modestamente ubriaco viene ritenuto massicciamernte responsabile, perché la giurisdizione è organizzata secondo riferimenti numerici, matematici. Lo scienziato matematico offre consulenza al biochimico, garantendogli che un certo range è aritmeticamente ineccepibile; il biochimico ci mette il suo, anche se ci vorrebbe il biologo - e anche antropologo forse; e il giurista acquisisce e organizza i dati scientifici. Il giudice sentenzia: "lei era poco ubriaco, abbastanza lucido in forza del corpo abbastanza libero; io ho raccolto le prove dei fatti e nei fatti lei ha agito in corrispondenza a questa sua capacità; i fatti li ho accertati io, il resto lo ha accertato la scienza; lei è colpevole." Ritenuto massicciamente responsabile e incarcerato, si pretenderebbe da lui adeguato comportamento in carcere. Anche in ciò si procederebbe ugualmente a prima: "soggetto insofferente (eccesso di livello x alto), psicopatologicamente sereno perché essendo colpevole dovrebbe accettare la detenzione, ma preoccupante cioè violento coi carcerieri, dunque costoro hanno diritto a difendersi e sono anche insofferenti (livello alto y del difetto), per cui la circostanza (divario estremo tra x e y) non solo giuridicamente consente ma scientificamente prevede l'eliminazione forzata di stesso carcerato." Il famoso detenuto R. Cutolo (quello cui F. De andrè rivolse una sua celebre canzone), con numerosissime condanne ricevute però in vertiginosa ma non bastante diminuzione per revisioni e annullamenti, lamentò di essere finito in sorta di giostra falsamente scientifica, in relazione a violenze da lui commesse in stesso carcere che lui attribuiva a false stime su presunte e non vere condizioni tollerabili, poi in relazione a sue richieste di incontri amorosi giudicate irreali sempre per false osservazioni scientifiche, difatti raccontò che una inseminazione artificiale non era limitazione per sua volontà né sua necessità ma l'invenzione e la invadenza di falsi tecnici e falsi scienziati...

Insomma, differentemente dalla sorta di altrui delirio che ho illustrato, lo scienziato matematico, ma anche il solo matematico, che propone prospetti e schemi per l'etico, dovrebbe essere avviato in ciò dall'etico stesso; e questi instradato da chi ispirato non solo comprensivo, cioè da chi in grado ancora superiore; ma se si procede solo dalla matematica all'etica verso una soluzione assoluta, allora c'è il disastro, il delitto, la follia... E questa follia nessuno scienziato psicopatologo potrebbe valutare per impedire che essa si ripeta, perché si inizierebbe a ciò dopo il compiersi della sciagura e altra sciagura si prospetterebbe nonostante tutto, stante il fatto che la sola premessa matematica non solo è insufficiente, è anche nella sua arbitrarietà e assenza di riferimenti necessari sbagliata, intrinsecamente pericolosa.
L'esempio del detenuto Cutolo forse parrà peregrino, ed io l'ho fatto perché le condizioni dei carceri in Italia erano e sono in tanta parte intollerabili e perché penso le vittime di tale intollerabilità potrebbero trovare in questo scritto un motivo per avere qualcosa di buono. Ma io trovai in prospettiva futura un caso potenzialmente ancora più tragico: la intenzione di profittare di una invadenza tecnica verso lo spostamento su strada, per introdurre sistemi di morte spacciati per sistemi di riduzione del dolore. Dico del tentativo di istituire per il motociclismo un limite stabile per la sicurezza mediante l'imposizione di apparecchio automobilistico non motociclistico (apparecchio detto ABS, ma la sigla non definisce la destinazione per automobili), e del profitto che si voleva trarre da questa impresa, con lo scopo di analoghe proposte di controllo della vita e limitazione della vita, nella intenzione dichiarata ma irreale di voler evitare inutili sofferenze all'umanità. Mi spiego. Si volevano trattare i motoveicoli come fossero autoveicoli e i motocicli come fossero ciclomotori quindi imporre un controllo elettronico di frenata di tipo automobilistico, con effetto controproducente - il che non era neppure ignorato da tutti i protagonisti dell'impresa!; in correlazione a ciò si volevano introdurre negli Stati europei metodi per il fine-vita in contrasto con la stessa vitalità. Il primo interessamento avrebbe avuto effetto di piegare il Parlamento Europeo ad una attività in realtà non spettàntegli, perché non era su pareri, risorse ed esiti tecnici e tecnologici che esso poteva legiferare; col secondo interessamento, consentito discretamente dal primo, si sarebbe voluto cercare di far approvare dal Parlamento Europeo dei particolari sistemi per dare la morte, ciò sotto scusa falsa di eutanasia - termine che significa buona morte, non morte provocata! - e specialmente per la istituzione della pena di morte, nella fattispecie realizzantesi secondo false pretese di scientificità e rigorosità etica e tecnica. Io già da prima avevo messo in relazione le due tendenze, interessandomi alla strana ossessione di alcuni sedicenti automobilisti circa la presunta, falsa necessità che le frenate dei motocicli (e motociclette quindi) dovessero essere proprio uguali a quelle delle automobili, ossessione che, notavo, era assieme alla delittuosa pretesa che i motociclisti vittima di incidenti non dovessero né potessero mai beneficiare di giudizi o risarcimenti a favore. Questo il pensiero espresso dai persecutori: 'Siete stupidi, irresponsabili, volete rischiare con tanta potenza solo su due ruote, se voi finite male non dovete avere diritto a richiedere alcunché'. Notato che si trattava anche di facoltosi personaggi e trovato sui giornali e poi su pubblicazioni internet le notizie che riportavano le tendenze oramai entrate in atto, io come meglio potetti inviai messaggi, in particolare per la Polizia Europea, dopo essermi accorto che era proprio a livello europeo che stava accadendo decisivamente il duplice fattaccio. Questa Polizia intervenne al Parlamento Europeo, durante i lavori parlamentari per imporre ABS automobilistico sui motocicli; agì in quanto l'interessamento non era lecito; inoltre fu riconosciuta incompetenza e fuorvianza tecnica nello stesso interessamento. Del resto, della seconda tendenza in atto, apparve notizia che non si era potuto discutere nulla in Parlamento, a causa dei còmpiti specificati per quest'ultimo circa i limiti dell'organo, per ciò che concerne materia non abbastanza generale e specifica per una legislazione, sia pure solo normativa o regolativa. L'imposizione dell'ABS automobilistico sui motocicli fu impedita e sostituita da una norma basata sulla esigenza di garanzie maggiori - non particolari - anche per la sicurezza del motociclismo, 'frenate comprese'. Salutai allegramente il provvedimento, che opportunamente mostrava tutto il divario tecnico e di sicurezza tra motocicli e ciclomotori, questi assolutamente non all'altezza. Dell'altra parte dell'impresa, ricordo le notizie di proteste persino tafferugli contro il mancato interessamento e lavoro del Parlamento stesso ma soprattutto contro l'interessamento della polizia, giudicato 'una sopresa inspiegabile, un'azione superstiziosa, una riuscita solo a casaccio, un segno di inadeguatezza culturale...'. Ma i discorsi di questi manifestanti a metà naufragavano nel non-detto e nel non-dicibile. Non mancò, in questo frangente, chi, essendo stato messo a parte di quel che era accaduto e stava accadendo, volesse recarsi alla sede di detto Parlamento per tenere d'occhio la situazione, vista la difficoltà da parte di tantissimi a valutarla!... Ho incluso tutto questo apparente sproloquio per dire che applicare la matematica e la scienza, quale primo elemento, all'etica e poi alla decisione - anche politica - può essere la fine di onestà, civiltà e istituzione politiche (non solo di una libera e felice circolazione stradale).
Ebbene nel libro di Zellini si apre questa tragica prospettiva senza che l'autore dia previo avvertimento di cosa stia facendo.



MAURO PASTORE
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PhyroSphera

Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 02:35:05 AMHo incluso tutto questo apparente sproloquio per dire che applicare la matematica e la scienza, quale primo elemento, all'etica e poi alla decisione - anche politica - può essere la fine di onestà, civiltà e istituzione politiche (non solo di una libera e felice circolazione stradale).
Ebbene nel libro di Zellini si apre questa tragica prospettiva senza che l'autore dia previo avvertimento di cosa stia facendo.



MAURO PASTORE
Assolutamente voglio precisare che Zellini tenta di escludere la scienza dal processo di costruzione matematica dell'etica; ma il fatto è che il suo ragionamento principia dalla scienza, mostra un accadimento scientifico, coinvolgente la scienza matematica antica e peraltro non riconoscendogli pienamente la previa origine religiosa ed etica. E' dal punto di vista scientifico e in forza della scienza che egli pensa e fa pensare a una semplice matematica base dell'etica e tale provenienza non è indifferente né inattiva. Questo dato mostra che il suo discorso, per quanto dotato di restante ambivalenza, è ancora più insidioso di quanto potrebbe sembrare a una semplice prima comprensione della critica da me mossagli.

MAURO PASTORE
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