Coscienza; implicazioni epistemologiche e metafisiche

Aperto da Alberto Knox, 21 Febbraio 2026, 01:36:23 AM

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Alberto Knox

Secondo la mia personale opinione, tale visione Zen a riguardo del concetto di autonatura presenta qualche analogia con quello aristotelico di "entelechia" . Secondo Aristotele infatti ogni essere vivente è unione di materia-forma; la prima è costituita dal corpo,mentre la seconda è un atto primo, entelechia, principio vitale. 
Il concetto di entelechia indica l essere in compimento, la propietà di un fenomeno che ha inscritto in sè stesso la meta finale verso cui tende a evolversi . così è anche la psiche (nel suo senso più lato) con la sua intenzionalità e la sua spinta propulsiva, quindi , in accordo con Popper, con la sua natura di forza.
Ma questa entelechia è comune a tutta la biosfera e si caratterizza per la capacità di recepire informazioni dall ambiente e di rispondervi per evolvere in direzioni diverse in relazione alle circostanze ; gli esseri appartenenti alla biosfera compiono continue scelte , anche se indipendentemente dalla coscienza come comunemente intesa, e quindi esiste un certo grado di libertà , rendendo il sistema un misto di processi deterministici , di scelte libere e di caos, il cui significato e la cui meta ci sfuggono.
Il problema è ancora una volta materia di filosofia e non di limitato approccio tecnico riduzionista; quest ultimo ha un indiscutibile valore metodologico per analizzare i meccanismi dei fenomeni investigati , ma non può essere elevato al rango di ontologia. 
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Noli foras ire , in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

iano

#406
Citazione di: Alberto Knox il 17 Aprile 2026, 12:38:16 PMSecondo la mia personale opinione, tale visione Zen a riguardo del concetto di autonatura presenta qualche analogia con quello aristotelico di "entelechia" . Secondo Aristotele infatti ogni essere vivente è unione di materia-forma; la prima è costituita dal corpo,mentre la seconda è un atto primo, entelechia, principio vitale.
Il concetto di entelechia indica l essere in compimento, la propietà di un fenomeno che ha inscritto in sè stesso la meta finale verso cui tende a evolversi . così è anche la psiche (nel suo senso più lato) con la sua intenzionalità e la sua spinta propulsiva, quindi , in accordo con Popper, con la sua natura di forza.
Ma questa entelechia è comune a tutta la biosfera e si caratterizza per la capacità di recepire informazioni dall ambiente e di rispondervi per evolvere in direzioni diverse in relazione alle circostanze ; gli esseri appartenenti alla biosfera compiono continue scelte , anche se indipendentemente dalla coscienza come comunemente intesa, e quindi esiste un certo grado di libertà , rendendo il sistema un misto di processi deterministici , di scelte libere e di caos, il cui significato e la cui meta ci sfuggono.
Il problema è ancora una volta materia di filosofia e non di limitato approccio tecnico riduzionista; quest ultimo ha un indiscutibile valore metodologico per analizzare i meccanismi dei fenomeni investigati , ma non può essere elevato al rango di ontologia.


Il motivo per cui siamo irriducibili non è possibile dirlo, perchè se lo potessimo dire saremmo riducibili a quella descrizione.
Possiamo quindi definirci per esclusione, e perciò mai in modo conclusivo, determinando per riduzione ciò che non siamo.


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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

PhyroSphera

#407
Citazione di: Alberto Knox il 17 Aprile 2026, 12:38:16 PMSecondo la mia personale opinione, tale visione Zen a riguardo del concetto di autonatura presenta qualche analogia con quello aristotelico di "entelechia" . Secondo Aristotele infatti ogni essere vivente è unione di materia-forma; la prima è costituita dal corpo,mentre la seconda è un atto primo, entelechia, principio vitale.
Il concetto di entelechia indica l essere in compimento, la propietà di un fenomeno che ha inscritto in sè stesso la meta finale verso cui tende a evolversi . così è anche la psiche (nel suo senso più lato) con la sua intenzionalità e la sua spinta propulsiva, quindi , in accordo con Popper, con la sua natura di forza.
Ma questa entelechia è comune a tutta la biosfera e si caratterizza per la capacità di recepire informazioni dall ambiente e di rispondervi per evolvere in direzioni diverse in relazione alle circostanze ; gli esseri appartenenti alla biosfera compiono continue scelte , anche se indipendentemente dalla coscienza come comunemente intesa, e quindi esiste un certo grado di libertà , rendendo il sistema un misto di processi deterministici , di scelte libere e di caos, il cui significato e la cui meta ci sfuggono.
Il problema è ancora una volta materia di filosofia e non di limitato approccio tecnico riduzionista; quest ultimo ha un indiscutibile valore metodologico per analizzare i meccanismi dei fenomeni investigati , ma non può essere elevato al rango di ontologia.
In riferimento alla coscienza quindi alla psiche, entelechia è negli studi del junghiano E. Bernhard la finalizzazione. Si sa che Jung introdusse il finalismo in psicologia, sostituendolo al causalismo da S. Freud attribuito agli eventi psichici da prospettiva avulsa. Tanti nella cultura hanno tentato di far apparire la concezione scientifica di Jung un soggettivismo, ma è proprio tutto il contrario.
Le cause che Freud ravvisava dell'attività onirica, da prospettiva neurologica oscillando tra fisiologia e psicologia - ad esempio: prima di addormentarsi forte sete non soddisfatta, quindi immagini oniriche di inospitale deserto - non consistevano in un prospetto scientifico ma di un quadro scientifico solamente. Il sogno come meccanismo di soddisfazione del desiderio rimosso non è una spiegazione scientifica di questo tipo: la condizione fisica (nell'esempio: la sete insoddisfatta) causa la situazione psichica (l'immagine onirica del deserto). Si tratta di un quadro così come viene fatto dai neurologi per capire ciò che a loro interessa, la realtà neurale. Difatti il neurologo potrebbe capire mediante la descrizione di questo iter di veglia e sonno quale sia la stato dei neuroni. Freud dovette prendere atto che in uno stato nevrotico - per esempio la reiterazione di orinazioni notturne involontarie, in presenza di immaginazioni di elementi acquatici (fiumi, torrenti... ed altro) non tranquillizzanti e inquietudine e fastidio al risveglio - non sono i neuroni ad essere interessati patologicamente. Lui cercava dimostrazione opposta senza poterla ottenere e a fronte della dimostrazione che le stesse psicosi, schizofrenie comprese, sono accadimenti psichici non neurali cui reagire psicologicamente, lui era incredulo e spesso oscurantista.
E' invece la affermazione del sogno quale mezzo di realizzazione della psiche attraverso l'inconscio che è scientifica. Essa viene dimostrata analizzando i contenuti onirici nel loro valore simbolico non quali segni di corrispondenza corpo-mente. Questa non presenta alcun nesso di causa ed effetto perché le immaginazioni corrispondendo a delle precedenti esperienze fisiche non ne sono affatto causate: sono solo interrelate. Difatti nei rapporti tra la mente e il corpo è la prima attiva e il secondo passivo.
Entelechia in psicologia (Bernhard) è la descrizione della autorealizzazione del Sé, che è una descrizione di natura.

Nell'affermare invece che la natura si fa da sé entrano in causa altri elementi, ma il discorso Zen si riferisce anche all'Assoluto. Per il saggio zen la vita naturale non è fatta di obblighi ma è al contempo libertà, e ciò potrebbe esser detto "autonatura"... Ma la libertà della natura è da ricondurre all'Assoluto (ovvero Dio nei monoteismi, lo Zen è un non-teismo), a un essere superiore la cui natura non è data ma è la sua stessa identità. Per questa ragione facevo quel lungo resoconto di psicologia e religione, per far capire che ricorrere allo Zen non è neutrale e pone in campo altro dai contenuti delle teorie scientifiche, per quanto queste rechino elementi di confine.
Coscienza dell'Assoluto, di Dio, o del relativo, del mondo? Non si può tacere l'opzione tra teismo e non-teismo, anche perché nel rifiutare il primo c'è il rischio di confondere la scienza e la religione. Non si deve trascurare il vero patrimonio scientifico né fare confusione tra misticismi e dati scientifici, tra ricerca filosofica pura o religiosa anche.

Il tuo ricorso allo Zen ha qualcosa di religioso che tu usi come perturbante e elemento confusivo - mentre esso altro è, quindi il tuo è un abusare.


MAURO PASTORE
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PhyroSphera

Ho perfezionato il testo del mio ultimo messaggio; all'inizio causa invio accidentale era proprio monco.

MAURO PASTORE
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Alberto Knox

Noli foras ire , in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

iano

#410
Citazione di: PhyroSphera il 18 Aprile 2026, 10:01:54 AMMa la libertà della natura è da ricondurre all'Assoluto (ovvero Dio nei monoteismi, lo Zen è un non-teismo), a un essere superiore la cui natura non è data ma è la sua stessa identità. Per questa ragione facevo quel lungo resoconto di psicologia e religione, per far capire che ricorrere allo Zen non è neutrale e pone in campo altro dai contenuti delle teorie scientifiche, per quanto queste rechino elementi di confine.
Coscienza dell'Assoluto, di Dio, o del relativo, del mondo? Non si può tacere l'opzione tra teismo e non-teismo, anche perché nel rifiutare il primo c'è il rischio di confondere la scienza e la religione. Non si deve trascurare il vero patrimonio scientifico né fare confusione tra misticismi e dati scientifici, tra ricerca filosofica pura o religiosa anche.
Se c'è un ineliminabile parte di inconoscibile, rimane solo da stabilire dove vada piazzata. Se noi abbiamo la presunzione di poterci conoscere,, dovremo piazzarla fuori di noi. Diversamente dovremo considerare di essere propriamente noi, non descrivibili altrimenti che  come  pura identità, per coscienza di se.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

PhyroSphera

Citazione di: iano il 18 Aprile 2026, 11:07:10 AMSe c'è un ineliminabile parte di inconoscibile, rimane solo da stabilire dove vada piazzata. Se noi abbiamo la presunzione di poterci conoscere,, dovremo piazzarla fuori di noi. Diversamente dovremo considerare di essere propriamente noi, non descrivibili altrimenti che  come  pura identità, per coscienza di se.

Tu dici di un noi, un inconoscibile e un piazzamento; la cosa si dovrebbe piazzare fuori di noi se conosciamo noi stessi altrimenti riconoscere che essa è noi.
La tua logica è relativa a una relazione con l'Assoluto mentre si presume di poterne disporre. Dato che noi non disponiamo dell'Assoluto, la tua è una logica che funziona solo teoricamente.
La realtà è che l'Assoluto, in quanto sciolto dai legami delle relatività, non può esser messo da parte. La sua libertà ci interessa inevitabilmente, anche solo a pensare la possibilità di un coinvolgimento.
Diversamente detto, e più radicalmente: inutile fingere che la nostra coscienza limitata sia quella infinita - supercosciente significa più ed oltre lo stato di coscienza ma non una coscienza infinita. Chi finge mostra di non prendere sul serio tutto, e questo è scorretto prima di tutto verso la vita.
Da dove tu hai preso l'alternativa 'o me o fuori'? La realtà che i discorsi sull'Assoluto, Zen compreso, pongono in evidenza non è una alternativa di queste. Inutile mettere in mezzo lo Zen se si vuol pensare in termini irrimediabilmente angusti.

MAURO PASTORE
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iano

#412
Citazione di: PhyroSphera il 18 Aprile 2026, 22:14:01 PMTu dici di un noi, un inconoscibile e un piazzamento; la cosa si dovrebbe piazzare fuori di noi se conosciamo noi stessi altrimenti riconoscere che essa è noi.
La tua logica è relativa a una relazione con l'Assoluto mentre si presume di poterne disporre. Dato che noi non disponiamo dell'Assoluto, la tua è una logica che funziona solo teoricamente.
La realtà è che l'Assoluto, in quanto sciolto dai legami delle relatività, non può esser messo da parte. La sua libertà ci interessa inevitabilmente, anche solo a pensare la possibilità di un coinvolgimento.
Diversamente detto, e più radicalmente: inutile fingere che la nostra coscienza limitata sia quella infinita - supercosciente significa più ed oltre lo stato di coscienza ma non una coscienza infinita. Chi finge mostra di non prendere sul serio tutto, e questo è scorretto prima di tutto verso la vita.
Da dove tu hai preso l'alternativa 'o me o fuori'? La realtà che i discorsi sull'Assoluto, Zen compreso, pongono in evidenza non è una alternativa di queste. Inutile mettere in mezzo lo Zen se si vuol pensare in termini irrimediabilmente angusti.

MAURO PASTORE
Non ti offendere se ti restituisco il disprezzo nel quale tutti ci accomuni al punto da non distinguerci uno dall'altro,  se è vero che io non ho parlato di Zen e di assoluto, esprimendomi in termini angusti perchè anche tu potessi comprendere.
Mi avresti compreso infatti se, invece di parlare di un dentro e un fuori, avessi detto che essi non attengono alla realtà, ma al nostro modo di percepirla?
Noi appunto siamo coloro che percepiscono, e ciò non comporta che ci sia necessariamente un dentro e un fuori, ma una distinzione fra soggetto e oggetto della percezione.
Il soggetto non può essere al contempo soggetto e oggetto della percezione.
C'è semmai una identificazione fra noi e parte di ciò che percepiamo, all'interno di  una impropria identificazione  fra la realtà e la percezione che ne abbiamo.
Conoscere la realtà non significa possederla, come possedere una verità che non solo io non credo esista, ma se esistesse non vorrei neanche conoscerla, per non correre il rischio di usarla, visto l'esempio che ci dai, solo per gettare fango sui miei simili.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

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