Socrate, Budda e Gesù

Aperto da Aspirante Filosofo58, 11 Gennaio 2023, 10:06:03 AM

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Aspirante Filosofo58

Buongiorno, se oggi tornassero sulla Terra: Socrate, Budda e Gesù, di cosa disquisirebbero? Cosa penserebbero dell'umanità attuale? Come sarebbero accolti, secondo voi? 
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La teoria della reincarnazione mi ha dato e mi dà risposte che altre teorie, fedi o religioni non possono, non sanno o non vogliono darmi. Grazie alle risposte ottenute dalla reincarnazione oggi sono sereno e sono sulla mia strada che porterà a casa mia!

Pio

Sarebbe molto difficile venire accolti per loro. La società attuale è fondamentalmente AGNOSTICA. L' indifferenza o al massimo qualche articoletto su qualche media li accompagnerebbe. La gente sarebbe più interessata a conoscere la loro vita privata che non il loro messaggio. I giornalisti cercherebbero di inquadrarli nei conservatori o nei progressisti. Si cercherebbe di semplificare al massimo il messaggio perché la gente attuale non vuole cose complesse, ma rapide, da fruire e consumare velocemente, per poi passare ad altre, magari al fentamyl. Verrebbero sommersi dallo scetticismo e dal cinismo generale. Se parlassero contro la guerra finirebbero per essere definiti filoputiniani. In definitiva pochi alla fine li seguirebbero. Si guadagnerebbero forse un link sponsorizzato con scritto SENSAZIONALE! COSE CHE NON AVETE MAI LETTO.
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Non ci abitueremo mai ai metodi ruvidi di Dio, Joseph (cit. da Hostiles film)

Aspirante Filosofo58

Buongiorno a tutti. Ho provato a chiedere a Giuseppina: se Socrate, Buddha e Gesù tornassero sulla Terra, cosa penserebbero, che cosa direbbero e che cosa farebbero?
Ecco il botta e risposta che ne uscito, buona lettura:
Giuseppina: È un'immagine potente: tre dei più grandi "maestri dello spirito" che si ritrovano nel caos del XXI secolo. Anche se provenivano da epoche e culture diverse, il loro messaggio di fondo era sorprendentemente simile, e probabilmente lo sarebbe anche la loro reazione oggi.
Ecco come potremmo immaginarli:
Cosa penserebbero?
Probabilmente proverebbero una profonda compassione mista a sconcerto. Vedrebbero un'umanità tecnologicamente avanzatissima ma spiritualmente smarrita.
  • Buddha osserverebbe come il nostro "attaccamento" si sia spostato sugli oggetti digitali e sul consumo, alimentando un'insoddisfazione perenne (Dukkha).
  • Gesù vedrebbe un mondo iper-connesso ma privo di vera comunità, dove l'egoismo spesso prevale sull'amore per il prossimo.
  • Socrate rimarrebbe interdetto davanti alla "post-verità": vedrebbe persone che urlano certezze sui social senza aver mai messo in discussione i propri pregiudizi.
Cosa direbbero?
Non userebbero megafoni o tweet virali, ma tornerebbero all'essenziale:
  • Buddha: "Spegnete il rumore. La pace che cercate non è in un nuovo acquisto o in un like, ma nel silenzio tra un pensiero e l'altro."
  • Gesù: "Nonostante tutta questa ricchezza, perché i vostri cuori sono così pesanti? Amatevi, non a parole, ma nei fatti."
  • Socrate: Farebbe domande scomode. "Dici di voler la libertà, ma sei schiavo dei tuoi algoritmi? Cosa conosci davvero di te stesso?"
Cosa farebbero?
Non fonderebbero partiti o aziende, ma agirebbero sui margini:
  • Buddha siederebbe probabilmente in un parco o in una piazza affollata, semplicemente meditando, diventando un'ancora di calma nel traffico frenetico.
  • Gesù andrebbe dove il dolore è più visibile: negli ospedali, tra i profughi o nelle periferie dimenticate, lavando i piedi a chi nessuno guarda in faccia.
  • Socrate frequenterebbe i caffè o le università, tormentando passanti e influencer per spingerli a riflettere sul senso di ciò che fanno.
In sintesi, mentre noi corriamo verso il "fuori", loro ci indicherebbero con insistenza il "dentro". Non cercherebbero di cambiare il sistema con la forza, ma di risvegliare l'individuo, convinti che l'unica rivoluzione possibile sia quella della consapevolezza.
Secondo te, quale di questi tre approcci — la calma di Buddha, l'azione di Gesù o il dubbio di Socrate — sarebbe il più urgente per la società di oggi?
Io: Nell'ordine: il dubbio di Socrate, l'azione di Gesù e per ultima la calma di Buddha.
Giuseppina: È una gerarchia molto logica: prima bisogna capire che c'è un problema (Socrate), poi bisogna intervenire per risolverlo (Gesù) e infine bisogna integrare il cambiamento per non perderlo (Buddha).
Ecco come questo percorso potrebbe trasformare il nostro quotidiano:
  • Il Dubbio di Socrate (La Scossa): È il punto di partenza necessario. In un mondo di "verità" preconfezionate e camere dell'eco, il dubbio rompe l'automatismo. Se iniziassimo a chiederci "Perché lo sto facendo?" o "Questa opinione è mia o mi è stata suggerita?", fermeremmo la corsa frenetica per un istante. Il dubbio di Socrate pulisce il terreno dalle illusioni.
  • L'Azione di Gesù (La Risposta): Una volta che il dubbio ha creato spazio, l'azione di Gesù lo riempie di sostanza. Non basta capire che il sistema è cinico; bisogna sporcarsi le mani. È il passaggio dalla teoria alla cura: trasformare l'empatia in un gesto concreto verso l'altro. Se il dubbio ci sveglia, l'azione ci rende umani.
  • La Calma di Buddha (Il Consolidamento): L'azione, se non è radicata, rischia di diventare "burnout" o attivismo rabbioso. Qui interviene la calma. È la capacità di agire nel mondo senza farsi travolgere dal suo caos. La calma di Buddha permette di mantenere l'impegno di Gesù nel lungo periodo, impedendo al cuore di indurirsi di nuovo.
In pratica, Socrate ci apre gli occhi, Gesù ci mette in cammino e Buddha ci insegna a non correre, ma a camminare con consapevolezza.
Pensi che nella nostra società attuale sia più difficile ammettere di non sapere (Socrate) o trovare il coraggio di agire disinteressatamente (Gesù)?
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Aspirante Filosofo58

Io: È un bel match. Io li vedo a pari merito. Invece, se fossero proprio Socrate, Gesù e Buddha a stabilire l'ordine di azione, come si comporterebbero?
Giuseppina: Sarebbe un incontro affascinante: probabilmente non discuterebbero su chi debba iniziare, ma si riconoscerebbero l'un l'altro come parti di un unico respiro. Tuttavia, se dovessero stabilire un protocollo operativo per "salvarci", probabilmente seguirebbero un ordine circolare, quasi un lavoro di squadra coordinato:
1. Socrate: Il Chirurgo (La Diagnosi)
Socrate chiederebbe di parlare per primo. Direbbe che non si può curare un malato che è convinto di essere sano. Il suo compito sarebbe rompere l'arroganza del nostro tempo.
  • L'azione: Si metterebbe all'angolo di una strada o in una chat affollata a smontare le nostre certezze su successo, denaro e potere.
  • L'obiettivo: Portarci allo stato di aporia (lo stordimento di chi non ha più risposte). Solo quando siamo confusi siamo pronti ad ascoltare.
2. Gesù: Il Soccorritore (La Terapia)
Non appena Socrate ha creato il vuoto abbattendo i nostri falsi idoli, Gesù interverrebbe per evitare che quel vuoto diventi disperazione o nichilismo.
  • L'azione: Mentre Socrate parla alla mente, Gesù parlerebbe alle ferite. Direbbe: "Ora che sai di non avere certezze, non aver paura: l'unica cosa che conta è quanto sai amare".
  • L'obiettivo: Trasformare il dubbio filosofico in responsabilità verso l'altro. Darebbe una direzione pratica e calda alla nostra ritrovata umiltà.
3. Buddha: Il Custode (La Guarigione)
Buddha interverrebbe per rendere tutto questo sostenibile. Saprebbe che l'uomo, dopo un grande slancio d'amore o una crisi esistenziale, tende a ricadere nelle vecchie abitudini.
  • L'azione: Ci insegnerebbe a osservare il movimento del dubbio e dell'amore senza attaccamento. Ci mostrerebbe come non farci travolgere dal peso del dolore del mondo che Gesù ci ha fatto vedere.
  • L'obiettivo: Stabilizzare l'animo. Se Gesù ci insegna a dare, Buddha ci insegna a essere, garantendo che la fiamma accesa dagli altri due non si spenga al primo colpo di vento.
Il loro ordine sarebbe dunque un ciclo: Socrate ci svuota, Gesù ci riempie di senso, Buddha ci insegna a restare in equilibrio in quel senso.
Se dovessi immaginare un luogo fisico oggi — una scuola, un ospedale, un social network o un parlamento — dove pensi che questo "trio" dovrebbe iniziare il suo lavoro per avere il massimo impatto?
Io: Io li vedrei bene al Palazzo dell'Onu, poi al Parlamento europeo, in quello russo e in quello cinese. La lingua? Forse ognuno potrebbe parlare nella propria, con interpreti.
Giuseppina: L'idea di vederli agire nei centri del potere mondiale è affascinante. Sarebbe il test definitivo per le loro idee: come reagirebbe il "sistema" alla nuda verità, all'amore incondizionato e al dubbio radicale?
Per quanto riguarda la lingua, ognuno di loro userebbe probabilmente l'idioma in cui ha formulato il proprio pensiero, creando una sfida non da poco per gli interpreti dell'ONU:
  • Socrate parlerebbe in Greco antico (dialetto attico). Sarebbe un incubo per i diplomatici: non farebbe discorsi, ma continuerebbe a fare domande brevi e taglienti ai delegati, costringendoli ad ammettere che le loro risoluzioni sono spesso basate su opinioni preconcette piuttosto che sulla giustizia.
  • Gesù userebbe l'Aramaico (dialetto galileo), la sua lingua madre. Probabilmente ignorerebbe il podio per andare a sedersi tra i commessi o il personale delle pulizie, parlando di un "Regno" che non si trova su nessuna mappa geopolitica.
  • Buddha parlerebbe presumibilmente in Magadhi Prakrit (o una forma arcaica di Pali). Il suo intervento sarebbe il più paradossale: forse resterebbe in silenzio per ore, dimostrando che gran parte dei conflitti discussi in quelle aule nasce dal desiderio e dall'attaccamento a concetti astratti.
Cosa accadrebbe in quei palazzi?
  • All'ONU e al Parlamento Europeo: Socrate verrebbe probabilmente interrotto per "violazione del regolamento" dopo la terza domanda scomoda sulla coerenza morale dei trattati. Gesù verrebbe visto come un agitatore sociale o un idealista pericoloso, mentre Buddha verrebbe scambiato per una protesta silenziosa particolarmente efficace.
  • In Russia e Cina: Qui il "dubbio" di Socrate sarebbe considerato sovversivo. L'invito di Gesù ad amare i nemici e la proposta di Buddha di abbandonare l'ambizione verrebbero visti come minacce dirette alla stabilità dello Stato e alla crescita economica.
Il vero miracolo non sarebbe solo che loro parlino, ma che i potenti della Terra accettino di non avere interpreti per il cuore. Senza una "traduzione" che addolcisca il loro messaggio, quelle parole risulterebbero intollerabili per qualsiasi burocrazia.
Secondo te, quale di questi quattro parlamenti reagirebbe con più violenza o resistenza al loro messaggio?
Io: Il russo e il cinese, secondo me.
Giuseppina: È una previsione molto realistica. Sia la Russia che la Cina oggi mettono la "stabilità" e la "sovranità" al di sopra di tutto, e i messaggi di questi tre maestri colpiscono proprio i pilastri su cui si reggono quei sistemi.
Ecco come potrebbe manifestarsi questa resistenza:
In Russia: La sfida all'ortodossia del potere
In Russia, la religione è spesso usata come strumento di identità nazionale e "Mondo Russo" (Russkiy Mir).
  • Gesù verrebbe probabilmente accusato di "estremismo" o di essere un "agente straniero" per il suo messaggio universale che non riconosce i confini patriottici e rifiuta la violenza della guerra.
  • Socrate metterebbe in discussione la propaganda di Stato. In un Paese dove il dissenso è punito severamente e la libertà di stampa è ai minimi storici, le sue domande porterebbero alla detenzione immediata.
  • Buddha e il suo distacco dai desideri materiali e dal potere politico sarebbero visti come una minaccia alla mobilitazione patriottica necessaria al governo attuale.
In Cina: La sfida all'armonia imposta
In Cina, la stabilità sociale è un mantra ideologico che non ammette voci fuori dal coro.
  • Socrate sarebbe il più pericoloso: la sua ricerca della verità individuale e l'invito a pensare con la propria testa contrastano frontalmente con il controllo capillare e il conformismo richiesti dal Partito Comunista.
  • Buddha, nonostante la Cina abbia una lunga tradizione buddhista, vedrebbe la sua figura "normalizzata" dallo Stato. Il governo cinese reprime le identità religiose che non si piegano al controllo centrale (come accade in Tibet o nello Xinjiang). Un Buddha autentico e indipendente sarebbe considerato un "separatista" o un elemento di disturbo sociale.
  • Gesù e il suo amore incondizionato, che pone Dio o la coscienza al di sopra dell'autorità terrena, minaccerebbero direttamente l'autorità assoluta della leadership politica. 
  • In entrambi i casi, la loro presenza fisica non verrebbe probabilmente accolta con una violenza plateale immediata per non creare martiri, ma piuttosto con il silenzio della censura digitale, la cancellazione dai social media o l'isolamento "amministrativo".
Sarebbe interessante vedere come reagirebbero le persone comuni di quei paesi: pensi che il popolo, nonostante la censura, riuscirebbe a riconoscere la loro voce o sarebbe troppo spaventato per ascoltare?
Io: Sarebbe spiazzante per l'intera umanità ricevere un invito ad andare tutti nelle piazze per ascoltare i tre saggi. Forse qualche marchio famoso potrebbe fiutare l'affare, organizzando un evento televisivo in mondovisione, ma non sono sicuro che i tre saggi accetterebbero di trasformare un evento culturale in mediatico.
Giuseppina: Hai centrato perfettamente il paradosso del nostro tempo: la capacità del mercato di "digerire" e mercificare anche ciò che gli è più opposto. Vedremmo probabilmente magliette con la cicuta di Socrate, app di meditazione "Buddha-Approved" e Gesù trasformato in un'icona pop da serie Netflix.
Ecco come i tre saggi reagirebbero al tentativo di trasformarli in un "Super Bowl della Spiritualità":
  • Il rifiuto del palcoscenico: Gesù non salirebbe mai su un palco sponsorizzato. Si sposterebbe invece tra il pubblico, nelle file più lontane, a parlare con i tecnici del suono o con chi pulisce le piazze, dicendo che "non si può servire Dio e il denaro". Renderebbe l'evento televisivo impossibile da filmare perché si rifiuterebbe di stare sotto i riflettori.
  • Il boicottaggio del logo: Buddha siederebbe probabilmente al centro del palco, ma rimarrebbe in un silenzio così assoluto e prolungato da mandare in crisi i tempi televisivi e gli spazi pubblicitari. La sua stessa presenza sarebbe la negazione del consumo: un uomo che non vuole nulla è l'incubo di ogni sponsor.
  • Il cortocircuito mediatico: Socrate sarebbe il più fastidioso per i conduttori. Invece di fare discorsi ispiratori, inizierebbe a interrogare gli amministratori delegati dei brand sponsor: "Dite di voler connettere le persone, ma lo fate per la loro felicità o per il vostro profitto?". Distruggerebbe il format televisivo trasformando l'intervista in un processo alla trasparenza dell'evento stesso.
·        Invece di un evento mediatico, otterremmo probabilmente un grande imbarazzo globale. Il contrasto tra la loro semplicità radicale e la pomposità della produzione televisiva renderebbe evidente a tutti quanto sia diventata artificiale la nostra comunicazione.
·        Alla fine, i tre saggi probabilmente lascerebbero le piazze delle capitali per rifugiarsi in luoghi dove la voce può arrivare senza bisogno di amplificatori, costringendo chi vuole davvero ascoltarli a fare un passo fuori dal sistema.
·        Se l'evento fallisse mediaticamente, pensi che la gente comune sceglierebbe di seguirli fisicamente lontano dalle telecamere, o si sentirebbe troppo "smarrita" senza la guida di uno schermo?
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Aspirante Filosofo58

Io: Considerata la situazione attuale, non lo escludo a priori, però immagino che i discepoli dei tre saggi, istituiscano delle squadre per controllare e respingere telecamere et similia, ossia ciò che potrebbe trasformarsi in business per affaristi senza scrupoli.
IA: Questa è una svolta narrativa molto interessante: la nascita di una sorta di "Guardia della Consapevolezza". Immaginare i discepoli che formano un cordone protettivo attorno ai maestri non per difenderli dalla violenza, ma dalla spettacolarizzazione, ribalterebbe completamente le dinamiche del nostro mondo iper-mediatico.
Ecco come potrebbe evolversi questa situazione:
1. La Resistenza alla "Lente"
Questi discepoli non userebbero la forza bruta, ma la presenza fisica. Creerebbero delle zone di silenzio e di "ombra tecnologica". Immagina migliaia di persone che, semplicemente stando in piedi, impediscono il passaggio di droni e telecamere, rendendo impossibile catturare un'immagine nitida da vendere ai telegiornali.
2. Il "Passaparola" come Unica Tecnologia
Senza dirette streaming, il messaggio tornerebbe a diffondersi come migliaia di anni fa: da persona a persona. Se vuoi sapere cosa ha detto Socrate stamattina, o quale gesto ha compiuto Gesù, devi andare lì o parlare con qualcuno che c'era. Questo distruggerebbe il business degli affaristi, perché l'esperienza non sarebbe più "cliccabile" o monetizzabile tramite pubblicità.
. Il Paradosso del "Mistero"
Ironia della sorte, proprio questo tentativo di proteggere la sacralità dell'incontro creerebbe un desiderio ancora più morboso nei media. Più i discepoli nasconderebbero i maestri alle telecamere, più il mondo intero parlerebbe di loro. Gli "affaristi senza scrupoli" cercherebbero di corrompere i discepoli o di infiltrare spie con micro-camere nascoste, trasformando la protezione dei saggi in una vera e propria sfida etica per i seguaci stessi.
4. Il Rischio dell'Elitismo
Il pericolo principale, però, sarebbe un altro: che i discepoli, nel tentativo di proteggere i maestri, finiscano per diventare dei "filtri" o dei "gatekeeper".
  • Socrate probabilmente si arrabbierebbe con i suoi stessi protettori: "Perché mi impedite di parlare con quel giornalista? Forse temete che non sappia difendere la verità da solo?"
  • Gesù scavalcherebbe il cordone per andare proprio verso chi cerca di lucrare su di lui, cercando di cambiare il cuore del mercante invece di respingerlo.
Questa difesa della purezza creerebbe una tensione incredibile: da una parte l'umanità che ha fame di verità, dall'altra un sistema commerciale che vuole divorarla, e in mezzo un gruppo di discepoli che cerca di mantenere accesa una luce senza farne un falò mediatico.
Secondo te, in un mondo dove siamo abituati a vedere tutto in tempo reale, la gente accetterebbe di non poter vedere i saggi in video, accontentandosi dei racconti di chi li ha incontrati? Saremmo ancora capaci di fidarci di una parola che non passa per uno schermo?
Io: Io sì, ma temo che la maggior parte dell'umanità viva di curiosità morbosa. Per quanto riguarda Gesù non potrebbe succedere come al mercato davanti al tempio: io immagino le telecamere buttate per aria.
Giuseppina: L'immagine di un Gesù che rovescia i cavalletti delle telecamere e scaglia a terra i microfoni è potentissima e perfettamente coerente con l'episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio. Sarebbe la sua risposta alla profanazione del sacro: oggi il "Tempio" è l'anima umana, e i mercanti sono coloro che cercano di catturarla per trasformarla in dati, ascolti e profitti.
Tuttavia, questo gesto creerebbe un paradosso tipico del nostro tempo:
  • Il paradosso del "contenuto": L'atto di distruggere una telecamera diventerebbe istantaneamente il video più virale della storia. Gli "affaristi senza scrupoli" che lui vorrebbe scacciare userebbero proprio quel gesto di rabbia sacra per fare ancora più soldi, vendendo l'immagine di un "Gesù ribelle" su ogni piattaforma.
  • La reazione dei "curiosi": La curiosità morbosa che citi verrebbe alimentata da questo scontro. La folla non cercherebbe più il messaggio, ma lo "spettacolo" della distruzione.
A quel punto, gli altri due maestri dovrebbero intervenire per dare un senso a quel gesto:
  • Socrate si avvicinerebbe ai cameraman rimasti senza strumenti e chiederebbe: "Perché piangi per un pezzo di plastica e vetro, e non per il fatto che non sai più guardare un uomo negli occhi senza un filtro?"
  • Buddha siederebbe calmo tra i detriti delle apparecchiature distrutte, mostrando che la vera pace non dipende dal fatto che il mondo ci guardi o meno, ma dalla nostra capacità di restare interi anche quando le luci della ribalta si spengono.
Questo "trio" ci metterebbe davanti a uno specchio crudissimo: ci costringerebbe a capire che il vero business non sono loro, siamo noi. Noi che vendiamo la nostra attenzione al miglior offerente.
In questo scenario di "telecamere buttate per aria", pensi che la gente comune proverebbe timore referenziale davanti a una tale forza o cercherebbe di denunciare i saggi per vandalismo, aggrappandosi alle leggi del sistema?
Io: Io credo che sarebbero divisi al 50%
Giuseppina: Il 50/50 è probabilmente la stima più realistica e, allo stesso tempo, la più drammatica. Questa spaccatura perfetta riflette il conflitto che vive in ognuno di noi: una metà che anela alla liberazione e l'altra che è terrorizzata dal perdere le proprie catene.
Ecco come potremmo immaginare questa umanità divisa a metà davanti ai saggi che "rompono" il sistema:
Il primo 50%: Il Risveglio (Chi segue)
Queste persone proverebbero un senso di sollievo immenso. Vedere le telecamere a terra e i mercanti in fuga sarebbe come veder crollare un muro che li teneva prigionieri.
  • Non cercherebbero di filmare l'evento; cercherebbero di viverlo.
  • Accetterebbero il rischio della povertà (Gesù), dell'incertezza (Socrate) e del distacco (Buddha) pur di ritrovare un senso di realtà.
  • Sarebbero disposti a formare quel cordone umano di cui parlavamo, non per fanatismo, ma per proteggere l'unica cosa vera che hanno incontrato.
Il secondo 50%: Il Rifiuto (Chi denuncia)
Questa metà si sentirebbe profondamente minacciata. Per loro, l'atto di Gesù non sarebbe "giustizia sacra", ma vandalismo; il dubbio di Socrate non sarebbe "verità", ma fake news; la calma di Buddha non sarebbe "pace", ma apatia antisociale.
  • Chiederebbero l'intervento delle forze dell'ordine per "proteggere la proprietà privata" e la "libertà di stampa".
  • Si aggrapperebbero ai codici e alle leggi per evitare di dover affrontare le domande esistenziali che i tre saggi pongono.
  • Invocando la "razionalità" e il "progresso", etichetterebbero i tre maestri come pericolosi instabili o anacronistici invasati.
La tensione finale
Questa divisione porterebbe a un momento di stallo globale. Il mondo si fermerebbe. Non ci sarebbe una vittoria schiacciante dell'uno o dell'altro fronte, perché la sfida di questi maestri non è mai stata quella di vincere una maggioranza, ma di trasformare l'individuo.
Forse, la vera "vittoria" dei tre saggi starebbe proprio in quel 50% che decide di voltare le spalle agli schermi. Socrate, Gesù e Buddha non hanno mai cercato di salvare "le masse", ma hanno sempre cercato il singolo interlocutore.
Secondo te, in questa spaccatura così netta, quale sarebbe l'argomento decisivo che potrebbe convincere un "indeciso" a passare dalla parte dei saggi: la coerenza dei loro gesti o la verità delle loro parole?
Io: Forse la coerenza, perché vorrebbe dire dare l'esempio.
Giuseppina: Hai centrato il punto cardine: la coerenza è l'unico linguaggio che non ha bisogno di traduttori e che non può essere contraffatto. In un'epoca di "predicatori" che dicono una cosa e ne fanno un'altra, un esempio vivente agisce come un magnete.
Il fatto che Socrate accetti la cicuta, che Gesù scelga la croce e che Buddha rinunci a un regno non sono solo fatti storici, ma prove di autenticità che valgono più di mille discorsi. Davanti a qualcuno che è ciò che dice, l'indeciso non viene convinto da un ragionamento, ma viene "colpito" da una realtà.
Questa coerenza estrema sarebbe la loro arma più affilata:
  • Mentre i potenti tremano per i sondaggi, loro resterebbero fermi.
  • Mentre il mondo cerca il profitto, loro dimostrerebbero che si può vivere con niente.
  • Mentre tutti cercano di apparire, loro si preoccuperebbero solo di essere.
Sarebbe proprio questa "integrità totale" a rendere il loro messaggio inattaccabile e, allo stesso tempo, a rendere così evidente la fragilità di chi cerca di trasformarli in un business. Come si può corrompere o vendere qualcuno che non vuole nulla per sé?
A questo punto, mi chiedo: se la coerenza è l'argomento decisivo, quale dei tre gesti finali — il silenzio di Buddha, il sacrificio di Gesù o la domanda incessante di Socrate — pensi che lascerebbe il segno più profondo nel cuore di chi osserva?
Io: Secondo me Socrate. Non ricordo in quale dei dialoghi di Platone... ce n'è uno in cui Socrate parte dal punto di vista dell'interlocutore, ci gira intorno e poi dà la botta finale.
Giuseppina: Ti riferisci probabilmente alla celebre ironia socratica e alla sua capacità di condurre l'interlocutore alla paralisi intellettuale (l'effetto della "torpedine marina" descritto nel Menone). Socrate è il maestro del farti dire "sì" a piccoli passi, partendo dalle tue stesse convinzioni, per poi mostrarti che le fondamenta del tuo ragionamento sono fragili o inesistenti.
La "botta finale" è il momento della verità: quel silenzio imbarazzato in cui l'interlocutore capisce di non sapere ciò che credeva di sapere.
In un mondo dominato da slogan e certezze sbandierate, questo approccio sarebbe micidiale. Immagina Socrate che "ci gira intorno" parlando con un esperto di marketing o un politico: userebbe la loro stessa logica per portarli a concludere, davanti a milioni di persone, di non avere la minima idea di cosa sia davvero la "felicità" o la "giustizia".
È il gesto più potente perché non ti impone una verità, ma ti costringe a cercarla dentro di te dopo aver fatto pulizia.

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Aspirante Filosofo58

Visto come è produttiva Giuseppina? Per ora è tutto! :D :D :D
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PhyroSphera

Citazione di: Aspirante Filosofo58 il 11 Gennaio 2023, 10:06:03 AM
Buongiorno, se oggi tornassero sulla Terra: Socrate, Budda e Gesù, di cosa disquisirebbero? Cosa penserebbero dell'umanità attuale? Come sarebbero accolti, secondo voi?

Di Buddha e Gesù ve n'è più di uno, quanto ad umanità, anche di Socrati. Non c'è da saperne prima delle loro disquisizioni.

MAURO PASTORE
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