Piccola proposta di una nuova teologia

Aperto da Luther Blissett, 24 Ottobre 2025, 02:00:00 AM

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Luther Blissett

#195
Per quanto detto nel post precedente, rimane prioritario trovare un modo per scoprire indizi validi a conferma dell'ipotesi teolistica.
Continuo a confidare che qualche appassionato di cosiddetti "sogni lucidi" che si senta vilipeso dal mio sostenerne la loro insussistenza, e che invece si ritenga in grado di confutare il mio scetticismo, arrivi a utilizzarli proprio per dimostrarmi che invece esistono e possono funzionare.  A me va bene anche che si cimenti coi sogni lucidi utilizzandoli per dimostrare l'invalidità del teolismo: in tal caso, lo inviterei a utilizzare, come modello per ripeterlo in modalità onironautica, quel mio drammatico sogno che ritengo illuminativo (reperibile ai post 148, 156 e 164 di questo stesso thread), il sogno della stanza a geometria variabile di Escher-Abbott che poi diviene una specie di carcere.
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Luther Blissett

Citazione di: Luther Blissett il 14 Aprile 2026, 21:47:19 PMSe il Puer esiste, ne conseguirebbe che sarebbe certa la nostra immortalità.
In tal caso il problema vero sarà come risolvere la Sua angoscia.
Mi sono accorto di non aver completato il concetto, e lo faccio ora riscrivendo più correttamente il tutto:
"Se il Puer esiste, ne conseguirebbe che, per conseguenza della Sua,  sarebbe certa anche la nostra immortalità: in tal caso il problema vero sarà come risolvere la Sua angoscia senza che questa Sua angoscia non divenga anche nostra."
(E tra le due forme contrapposte di angoscia, quella di eterno e quella di morte, davvero non saprei quale sia la peggiore)

Grande è il sospetto che dietro questo contrapporsi di angosce vi sia la malizia di Esso che avrebbe utilizzato tale conflitto inestinguibile allo stesso modo in cui l'ATP funge da carburante biologico per i corpi: angoscia di eterno e angoscia di morte che spingono da una parte ad agognare l'eterno riposo della morte e dall'altra il desiderio insaziabile della vita.
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Luther Blissett

Mi riaggancio a quanto ho scritto nel post #15 del presente thread a riguardo del Puer:
"Ipermasochista puro, fa ben poca distinzione tra piacere e dolore. Per Lui bisognerebbe coniare un apposito termine misto di piacere-dolore, forse Gli potrebbe andar bene "algoedonìa"."    Il masochismo non poteva non essere il Suo segno distintivo più eclatante, consistendo esso in un intrigarsi profondo tra piacere, dolore, Eros & Thanatos, e non a caso così si era espresso Freud sul doppiogioco caratteristico del masochismo: "da un lato esso esprime la pulsione di morte, ma dall'altro lato per durare come masochismo necèssita di non realizzare mai davvero il fine della pulsione di morte, e quindi è sempre ancora paradossalmente il masochismo lo scudo più adatto a porsi come ostacolo alla piena realizzazione della pulsione di morte."
Freud si riferiva a pulsioni operanti sulla psiche umana. Il teolismo verrebbe a proporre, applicata alla psiche umana, una istanza estensiva che andrebbe ad aggiungersi a quelle ipotizzate dalla psicologia del profondo.
Secondo il teolismo, noi umani ospitiamo una istanza parassita (dal nostro punto di vista) che partecipa pienamente alla totalità dei nostri vissuti, dal primo vagito fino all'exitus: il Puer aeternus.
Esistiamo per Lui, è Lui l'identità primaria cui apparteniamo.
E Lui è un ipermasochista che mira a conservare per sempre questo assetto che lo vede infiltrato in noi e intriso di noi, sangue e viscere.
Lui ha una qualità che è speciale soltanto per noi: Esso lo ha creato eterno.
E noi Gli invidiamo questa qualità, che invece Lui odia con tutte le Sue forze.
Noi umani: in che modo Lui ci considera? Lui ci adora ritenendoci nientemeno che il "Dio vivente", e Si nutre di noi, noi siamo il Suo pasto ordinario.
Senza di noi, Lui vegeterebbe come un comatoso senza però mai poter morire, nel Suo nonluogo.
Ma se noi potessimo renderci conto compiutamente della Sua esistenza, potrebbe  innescarsi un meccanismo virtuoso mirante a  uno scambio fruttuoso tra le due parti fondamentali di cui è costituita la Sua persona indissolubilmente unita alla nostra.
Di questo superorganismo costituito da noi assieme a Lui, noi umani siamo la parte "precaria", che come ci suggerisce l'etimologia  significa che siamo la parte destinata a "pregare", a chiedere esistenza.
 
Solo raramente càpita di poter cogliere qualche suggestione dalle teologie tradizionali, e questo è il momento opportuno per citarne una che sicuramente già stava venendo in mente a chi in questo momento sta leggendo queste righe.
Il rito cristiano dell'Eucaristia, il farsi pasto per l'uomo da parte del Dio fattosi uomo: è precisamente qualcosa di questo genere ciò che il teolismo sostiene che sta già accadendo in quanto il Puer si nutre di noi.

Facile a dirsi, che possa sul serio realizzarsi è tutto da vedere, la proposta del teolismo:
che l'Eucaristia divenga autentica e reciproca, paritaria, non un rito ma una realtà
Quando riuscissimo a raccogliere indizi validanti l'ipotesi teolistica, chiedo: perché no?
 
P.S. Qualcuno potrebbe semplicisticamente rispondere che il pasto eucaristico consiste già nel nutrirsi di Dio da parte nostra.  E' proprio per prevenire questa obiezione che ho aggiunto la qualifica di "autentica".
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Luther Blissett

Magari arrivasse davvero questa nuova moda del fabbricarsi da sé una teologia.
Quasi come una illuminazione, tutti possono arrivare a capire che in fondo sarebbe già così.
Sono pochissimi coloro che conoscono bene ciò in cui credono, se qualcosa hanno già in cui credere.
Pochissimi davvero conoscono la propria fede.
Spesso, frequentando vari luoghi sacri, ho posto ai credenti domande un po' indiscrete sulla loro fede, e davvero sentivo imbarazzo nel rendermi conto che non avrei potuto far loro sapere come ognuno di loro mi fosse sembrato credere in una religione diversa da quella degli altri confratelli che pure uscivano dal medesimo tempio. 
E' già così: ogni credente  dentro di sé ha già una sua fede diversa da quella di ogni altro. 
E in passato mantenevo il segreto con quei fedeli, di cui scoprivo un disallineamento dalla loro stessa ortodossia, per rispetto alla loro fede.
Ma io, in questo invito insistente a provare a crearsi consapevolmente una propria nuova teologia, come corollario alla propria visione del mondo, in fondo non mi sto tanto rivolgendo ai credenti, bensì proprio a coloro che come me si sentono fuori da ogni teologia offertaci dalla tradizione.
Tutti siamo chiamati a non nasconderci davanti alla necessità di farci domande interiori profonde e anche di darci una serie razionale di risposte possibili.
 
Come mai, vi chiederete, mi sarebbe venuta da qualche tempo a questa parte questa strana smania di costruirmi una nuova teologia "do-it-yourself"?
La vicinanza della morte che è correlata con la vecchiaia c'entra sicuramente tra i motivi, ma da sola non basta a spiegare questa improvvisa pulsione.
Mi ero ripromesso di non raccontarlo, trattandosi di un fatto fin troppo personale, ma il carattere diaristico di questo forum mi sembra lo renda ricettivo quasi come potrebbe esserlo un confessionale.
 
Ho iniziato a frequentare questo forum, dato che  sentivo l'esigenza di sottoporre all'attenzione di un pubblico discretamente competente questa mia ipotesi teologica.    Ho vissuto gran parte della vita da non credente, pur avendo sempre avuto un grandissimo interesse per l'argomento religioni, ma un piccolo ma serio incidente che ho avuto circa tre anni fa mi ha fatto sentire l'esigenza di affrontare ancor più seriamente l'argomento del fine vita.
 
Vi descrivo l'incidente. 
Era di sera e stavo attraversando sulle strisce una via molto trafficata.  Mentre attraversavo ovviamente guardavo nella direzione da dove provenivano le macchine, ma mentre ero quasi arrivato al marciapiede opposto, sono stato urtato da una macchina che faceva retromarcia.
Sono caduto per terra e ho anche battuto la testa, e ho avuto una gran paura che fosse quello il momento di morire.
Alla guida della macchina c'era un donna, accompagnata da un'altra donna: sono scese a precipizio dalla macchina per venirmi a soccorrere. Per combinazione erano due infermiere.
Stavano chiamando la Croce Rossa, ma io ho avuto la sensazione che nonostante fossi caduto pesantemente, fossi stato anche fortunato a rimanere illeso.
Penso di essermi salvato per una questione di millimetri.  Mi sono comunque fatto dare il numero di telefono. 
Quella notte non sono riuscito a dormire per lo spavento: vicino al telefono attendevo l'eventuale sentore dell'arrivo di un ematoma cerebrale, che per fortuna non è arrivato.
Mentre ho avuto l'incidente confesso che ho pregato. Ho pregato il Dio in cui credeva mia madre.
Questo incidente mi ha rammentato la banalità che esiste la morte, e che anche se  stavolta l'ho scampata, e quand'anche mi rivelassi longevo, dovrò comunque tenere conto di questo dato di fatto.
 
Il fatto che mi son messo a elaborare una mia teologia deriva anche dal fatto che ho maturato una apparentemente inutile conoscenza sulle varie religioni del mondo
Ciò significa che conosco come sono fatte le religioni, che conosco la Bibbia e il Corano, che conosco la storia di questi culti, le loro vicissitudini, i loro intrighi, e, purtroppo, anche le loro falsità, oltre alla totale assenza di prove che le riguarda tutte.
Quando ho pregato perché temevo di morire, l'ho fatto pensando che quello era il momento terminale, ed è stato istintivo, e io stesso son rimasto sorpreso di averlo fatto, ma anche consapevole della normalità di averlo fatto, pur essendomi sentito inautentico.
Mi son reso conto che era necessario occuparmi delle religioni in una maniera diversa da come me ne ero occupato fino a quell'incidente.
Non mi piace credere in una cosa soltanto in articulo mortis, una cosa che so che nel corso della vita normale, in piena salute, considero del tutto non fondata.
Quell'incidente che poteva risultare mortale non mi ha dato una fede, so che se son rimasto illeso è stato solo per una fortunata coincidenza, e per mia fortuna da giovane avevo frequentato palestre dove avevo imparato a come cadere, e mi era rimasto il riflesso opportuno.
Le cose che so essere false sono rimaste false.
Da quella sera dell'incidente ho sentito la necessità di tornare ad occuparmi di religioni, ma stavolta proprio perché la prossima volta che servirà, vorrei aver trovato una risposta per me più convincente e più consona.
 
All'inizio la mia teologia è sembrata nascere quasi come una provocazione, un ribaltamento di valori, ma pian piano è venuta strutturandosi razionalmente, e finora devo dire che ha resistito alle critiche a cui ho voluto sottoporla proponendola ad un forum,  per affinarla e scoprirne le eventuali incongruenze.
A chi come me volesse provare a costruirsi una teologia personale suggerisco di venire poi qui a raccontarcela e a sottoporla alle nostre critiche demolitive ma anche costruttive.
Il criterio che suggerisco è quello di tentare la costruzione di un edificio costituito quasi esclusivamente soltanto di elementi razionali.  Ho detto "quasi" per l'ovvia ragione che deve proporsi proprio come una nuova teologia, e quindi deve per forza includere un elemento irrazionale quale purtroppo rimane Dio.
Il fatto però è che un Dio potrebbe esistere davvero, e che noi dobbiamo anche sperare che sia così.
Però, per mantenere logica e razionale la nostra teologia, dobbiamo elaborare un Dio possibile, compatibile con le infinite ragioni che contraddicono una Sua esistenza.
Il Dio che dobbiamo trovare è un Dio innocente, dato che tale non è quello che ci raccontano le tradizioni.    I credenti di tali tradizioni paiono avere in gran conto l'apparente libertà dell'uomo, ma dovreste chiedervi il vero motivo per cui la sottolineino così tanto: ma davvero costoro amano la libertà?
Amano la libertà dell'uomo, per poterlo accusare di essere colpevole del male del mondo, e per poter così assolvere il creatore del male. 
Il dio che permette che si diffondano nel mondo religioni così fatte non può e non deve essere  evidentemente Dio.
Una autentica teologia deve dire e dirsi la verità.  Il Dio che dobbiamo trovare deve essere compatibile con la verità. Dio, se esiste, è l'autore di tutto ciò che esiste, sia del Male prevalente, sia del Bene precario, e dovrà  essere Lui a spiegarci un giorno perché qui e ora sembra che sia il Male a restare più certo del Bene.
 
A coloro che in futuro proveranno a edificare nuove teologie meno irrazionali auguro di riuscirci :)
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Luther Blissett

Il Dio del teolismo risponde ai criteri richiesti da quanto finora detto: Egli è stato creato da un'entità impersonale (entità che coincide con la Natura, e che abbiamo chiamato Esso), e che Gli ha inflitto una sofferenza senza fine, che è la Sua angoscia d'immortalità, che Lo vede condannato ad una paralisi che Lo costringe a frantumarSi in noi umani, che siamo Sue identità secondarie, afflitti a nostra volta  da una opposta forma di angoscia: l'angoscia di morte.
Il Dio del teolismo non è assolutamente onnipotente, è innocente di tutto,  non è responsabile del male del mondo, ed è  anche Lui vittima della Natura così come lo siamo noi, che Lo consideriamo Dio soltanto perché non potrà mai morire, e Lui è un Dio solo per noi, che di Lui facciamo parte.
Lui e noi umani  ci consideriamo reciprocamente Dio, poiché Lui a Sua volta vede noi come il Dio vivente.   
Noi insieme a Lui siamo Dio,  un organismo multiplo costituito da molti corpi e molte identità, siamo cioè un essere polisomatico e polipsichico.
Il teolismo ha descritto così i propri fondamenti, e ricerca indizi della propria validità in vari possibili esperimenti mediante i sogni lucidi o altri metodi ancora da vagliare.
Il teolismo si ripromette di ricercare la possibilità di modi per rimodulare i rapporti con questo nostro Dio, che talora abbiamo definito "Dio minore" e anche "Puer aeternus", per marcare la Sua innocenza.
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iano

#200
Citazione di: Luther Blissett il 23 Aprile 2026, 22:02:58 PMAll'inizio la mia teologia è sembrata nascere quasi come una provocazione, un ribaltamento di valori, ma pian piano è venuta strutturandosi razionalmente, e finora devo dire che ha resistito alle critiche a cui ho voluto sottoporla proponendola ad un forum,  per affinarla e scoprirne le eventuali incongruenze.
Io le critiche le ho fatte, ma ho avuto la sensazione di un effetto ''dio minore'', come fosse ERU a rispondere per te.
Concordo con te che una narrazione non possa fare a meno di elementi irrazionali, e la diremo teologia se un dio è quell'elemento, e diversamente in altro modo, e possiamo distinguerle ancora per quanti ne contengano, dallo stretto necessario a infinito.
La tua ne contiene due , al minimo, come volta a un sincretismo fra ciò che sei stato e ciò che avresti potuto essere, che però rimane sulla carta, risolvendosi in un rimando continuo fra quelle che sembrano due inconciliabilità, e che a me appaiono come una ridondanza.
Uno per me infatti basta, e non cambia se lo si chiama dio oppure caso, o, come preferisco io, anche grazie agli spunti che mi hai dato, l'innominabile.
In effetti ne ammetterei pure due, ma in rapporto diverso da creato e creatore,  orizzontale, non verticale, di un creato che nasce dal loro rapporto.
Ma più che di creare una teologia credo si tratti di esplicitarla, come ho provato a fare, ma non so quanto questo potrà essermi di conforto nel momento estremo.
Vedrei meglio una teologia, quella forse ancora tutta da costruire, che di quel conforto non ci faccia sentire la necessità.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Luther Blissett

Citazione di: iano il 23 Aprile 2026, 23:33:28 PMIo le critiche le ho fatte, ma ho avuto la sensazione di un effetto ''dio minore'', come fosse ERU a rispondere per te.
Concordo con te che una narrazione non possa fare a meno di elementi irrazionali, e la diremo teologia se un dio è quell'elemento, e diversamente in altro modo, e possiamo distinguerle ancora per quanti ne contengano, dallo stretto necessario a infinito.
La tua ne contiene due , al minimo, come volta a un sincretismo fra ciò che sei stato e ciò che avresti potuto essere, che però rimane sulla carta, risolvendosi in un rimando continuo fra quelle che sembrano due inconciliabilità, e che a me appaiono come una ridondanza.
Uno per me infatti basta, e non cambia se lo si chiama dio oppure caso, o, come preferisco io, anche grazie agli spunti che mi hai dato, l'innominabile.
In effetti ne ammetterei pure due, ma in rapporto diverso da creato e creatore,  orizzontale, non verticale, di un creato che nasce dal loro rapporto.
Ma più che di creare una teologia credo si tratti di esplicitarla, come ho provato a fare, ma non so quanto questo potrà essermi di conforto nel momento estremo.
Vedrei meglio una teologia, quella forse ancora tutta da costruire, che di quel conforto non ci faccia sentire la necessità.
Intendo focalizzarmi su queste tue parole, che centrano molto bene il problema:
"...non so quanto questo potrà essermi di conforto nel momento estremo.
 Vedrei meglio una teologia, quella forse ancora tutta da costruire, che di quel conforto non ci faccia sentire la necessità."

Hai colto nel segno: è esattamente questa una delle principali esigenze per cui ognuno di noi dovrebbe contribuire a creare una nuova teologia.
 
Pensa un momento alla grande comunità scientifica che solidalmente da ogni parte del mondo coopera, con metodi appunto scientifici, a spiegarsi sempre meglio come funziona il mondo, ampliando sempre più i confini dello scibile in fisica, in chimica e in tutte le altre scienze.  Ecco, immagina ora se a tutti costoro potesse aggregarsi dignitosamente una nuova più piccola comunità di ricercatori che con lo stesso spirito di quella maggiore si occupasse solidalmente di approfondire temi di metafisica, metapsichica ed elaborazione di nuove teologie speculative.
Questa minore comunità di ricercatori sarebbe consapevole di non poter aspirare a costruire teorie "scientifiche" di pari dignità di quelle elaborabili con i comuni metodi a disposizione della scienza.
Non è accettabile però che si rinunci alla ricerca su questi temi soltanto perché finora non sono ancora stati scoperti dei metodi in grado di studiarli in modi attendibili.
 
A cosa può servire una "buona" nuova teologia?  
Una delle principali funzioni di ogni teologia è di tentare di dare una batteria di risposte ai grandi temi che inquietano ciascuno di noi.
Coloro che hanno maturato una mentalità scientifica e che ritengono di poter fare a meno di una teologia o suo equivalente, è molto probabile che sbaglino di grosso.
Quel che tu hai chiamato "momento estremo" non è affatto detto che meriti questo nome riduttivo.
Quel mio "momento" di tre anni fa, in quel momento, l'avevo scambiato per il momento fatale in cui tutto sarebbe finito.  E davvero non mi pare proprio che sia durato un momento.
Quel momento mi è parso un'eternità.
E'vero che tanti fa ebbi un altro incidente stradale, e ben più importante: ero in bicicletta e qualcuno mi fece cadere aprendo lo sportello di una macchina in sosta, e io caddi addosso alla grossa ruota di un camion contro cui andai a sbattere mentre per fortuna il camionista era riuscito a frenare, e se costui a frenare avesse tardato anche solo di un attimo, la testa me l'avrebbe sfracellata.  Quello fu potenzialmente un incidente ben più grave di quello di tre anni fa, ma ero giovane e forte allora, e mi sentivo falsamente invulnerabile come càpita a gran parte dei giovani.  Di quell'incidente di allora, sì, si trattò solo di un momento, che ora ricordo pure assurdamente come una cosa positiva, come una memorabile sorgente di adrenalina.    Il "minore" incidente di tre anni fa, invece, ha dato effetti del tutto opposti, non mi ha prodotto nessunissima scarica di adrenalina, e quel "momento" per me sta perdurando ancora ora.
Non possiamo mai sapere cosa ci frullerà in testa in quel "momento".  La consapevolezza che dovremo tutti vivere quel momento dovrebbe spronarci a elaborare delle nostre risposte personali alle grandi domande.  Quelli di noi che per vari motivi, spesso anche molto validi, hanno scartato le risposte standard date dalle religioni gregarie non è che possano esimersi dal provare a dare comunque personali risposte alle domande di senso inevase.
 
E veniamo al mio tentativo speculativo.   Può servire una cosa come il teolismo a darci conforto?
O addirittura, come giustamente suggerisci tu, a far sì che di quel conforto arrivassimo a non sentire più nemmeno la necessità?
Ebbene riconosco che il teolismo risulta ancora difettoso a questo proposito.
Il teolismo si presenta come spiegazione eziopatogenetica di un meccanismo patologico, come diagnosi di un problema, ma che appunto difetta ancora di una proposta terapeutica valida.
Son qui per questo, per accogliere suggerimenti operativi, tali da poter congegnare anche una possibile terapia, una cura per il nostro comune problema.
Che cosa, specificamente, manca ancora al teolismo?
Mancano fondamentalmente due cose, intrecciate tra loro.
Punto primo, manca una validazione sia pur minima, quand'anche fosse soltanto indiziaria.
Punto secondo, manca una proposta di soluzione del problema, in parole semplici, manca la risposta a questa raffica di domande: "va bene il teolismo, ammettiamolo pure, e allora alla luce del teolismo, che si fa?  Dopo esserci inventati una teologia, ci costruiamo sopra anche una religione, che facciamo, ci mettiamo a pregare? E chi dovremmo pregare, quel bamboccetto neurodiverso, così come ce lo prospetta il teolismo, bamboccetto che però ci sembra anche piuttosto imbecille?"
 
Allora, caro iano, cercherò ora di risponderti su entrambi i punti.
Punto primo. Validare, ovvero dimostrare valida una teologia, lo sappiamo bene tutti che non è logicamente possibile.  Di nessuna teologia si può sperare di trovare una dimostrazione di validità, e ciò vale anche per il teolismo. 
Però il teolismo, diversamente dalle altre comuni teologie, non si appella primieramente alla fede, ma anzi, sia pure brancolando, si richiama a metodi sperimentali, come ad esempio i sogni lucidi, e si augura che prima o poi qualcuno riesca a metterli in atto concretamente, nelle modalità suggerite dal post #195 presente all'inizio di questa stessa pagina del presente thread.
Come quindi si sarà notato, la teoria teolistica si propone corredata anche da un sia pur minimo modello di possibili falsificazione o verifica della teoria stessa.
(Aggiungo che nel caso che qualcuno in grado di praticare la tecnica dei sogni lucidi riuscisse a effettuare l'esperimento proposto e ritenesse poi di aver dimostrato a suo dire la veridicità di quanto affermato dalla teoria teolistica, ciò non avrebbe tuttavia valore di dimostrazione pratica del teolismo, poiché il dimostrare la possibilità effettiva della comunicazione onironautica tra soggetti diversi non potrebbe bastare a implicare di per sé la validità complessiva della teoria teolistica nel suo insieme, potendoci essere alla base altri processi).
Punto secondo. Il teolismo ipotizza un Dio minore in tutti i sensi. Il nostro Dio non è un essere meraviglioso e felice, è disperato, malato ben più di noi, poiché noi almeno finché viviamo siamo vivi, Lui no, Lui sempre è in uno stato pietoso e senza cure, non ha attorno a Sé caregiver, non è ricoverato da nessuna parte, langue in un nonluogo, e dove Lui è, c'è soltanto Lui. Il teolismo significa che Dio è solipsista, significa che esiste Lui soltanto, e noi e tutto il resto della Realtà siamo soltanto Sue allucinazioni, di cui Lui Si circonda per non restare solo. Soltanto se ci rendiamo conto di questo, comprendiamo la prospettiva vera del teolismo. Noi dobbiamo essere sinceri con noi stessi e con Lui.   Lui è come noi soltanto una povera creatura. Così l'ha creato quell'essere innominabile che abbiamo chiamato Esso, che ci ha creati tutti assieme embricati come un mostruoso organismo straziato da infinite e opposte pene.  Lui non è il dio onnipossente che troneggia dalle comuni religioni del mondo.  Lui può "vivere" soltanto attraverso i nostri corpi.  Lui ci adora come se Dio fossimo noi. E dato che Lui è il nostro Dio, noi siamo con Lui reciprocamente Dio, e per Lui siamo noi Dio, allora noi siamo Dio insieme a Lui.
Come è stato che abbiamo infine capito che Lui non era onnipotente ma solo un miserabile come noi?  E' stato quando abbiamo capito che Lui di conseguenza era innocente di tutto.  
Se vogliamo essere chiari, diciamo che chiamarLo neurodiverso mostra come la sensibilità moderna ci abbia portato a inventare parole gentili per addolcire ciò che in fondo è amaro, ma ciò non deve impedirci di comprendere qual è la Verità, che è l'unica cosa che mai deve essere offesa.
Lui esiste più intensamente di tutti noi messi assieme, Lui soffre infinitamente più di noi. Senza di noi, Lui Si sentirebbe all'inferno. Noi esistiamo per Lui.  E Lui ci adora come si adora un Dio.
Lui è quindi una disperata creatura che dobbiamo capire come amare, poiché noi siamo parte di Lui.
 
Il guaio sta nel fatto che noi e Lui siamo mossi da opposte energie emozionali, poiché soffriamo di angosce di segno opposto: noi di una inguaribile angoscia di morte, Lui di una altrettanto inguaribile angoscia senza fine come lo è quella di eternità.
La Sua angoscia è ben più grave della nostra, poiché Lui ha certezza di non poter mai morire, mentre noi possiamo sempre illuderci di non esser destinati a disperderci nel nulla.
L'innominabile Esso ci ha embricati l'Uno negli altri, così che siamo tutti leniti nei nostri dolori dai dolori altrui.
Le nostre sofferenze leniscono le Sue sofferenze.
Allora, come potremmo procedere?
Come si potrebbe interrompere il loop, questo tragico giro vizioso della nostra angoscia di morte di cui Lui si nutre per lenire la propria angoscia di eternità?
 E più diminuisse l'una, l'altra s'innalzerebbe ancora.
Se noi ufficialmente scoprissimo che Lui esiste davvero, come conseguenza si ridurrebbe di molto la nostra angoscia di morte, ma allora ne deriverebbe che tornerebbe a incrementarsi paurosamente la Sua sofferenza.  Lui non è sadico, è solo masochista, ma ha comunque un piacere di cui non ha colpa nel vederci soffrire sui letti di morte.  Lui vive assieme a noi dentro ai nostri corpi, e mentre i nostri malanni procedono a ferirci, Lui li sente godendone, e quando viviamo le nostre agonie, Lui si ritempra della Sua angoscia immortale.
Se si riducesse la nostra angoscia, si riacutizzerebbe la Sua, di opposto segno rispetto alla nostra.
E'questo il meccanismo tremendo che non sarà facile disarticolare, e che però non deve renderci odiosa questa Creatura, che di tutto questo è innocente e che tutto questo non è in grado di comprenderlo.
Eppure, deve esistere un modo per far coesistere armoniosamente queste opposte pulsioni, attenuando le angosce per entrambe le parti, questo dobbiamo sperarlo, e lambiccarci il cervello per escogitare una soluzione.
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iano

#202
Citazione di: Luther Blissett il Oggi alle 09:55:18 AMLui esiste più intensamente di tutti noi messi assieme, Lui soffre infinitamente più di noi. Senza di noi, Lui Si sentirebbe all'inferno. Noi esistiamo per Lui.  E Lui ci adora come si adora un Dio.
Lui è quindi una disperata creatura che dobbiamo capire come amare, poiché noi siamo parte di Lui.
 
Il guaio sta nel fatto che noi e Lui siamo mossi da opposte energie emozionali, poiché soffriamo di angosce di segno opposto: noi di una inguaribile angoscia di morte, Lui di una altrettanto inguaribile angoscia senza fine come lo è quella di eternità.
La Sua angoscia è ben più grave della nostra, poiché Lui ha certezza di non poter mai morire, mentre noi possiamo sempre illuderci di non esser destinati a disperderci nel nulla.
L'innominabile Esso ci ha embricati l'Uno negli altri, così che siamo tutti leniti nei nostri dolori dai dolori altrui.
Le nostre sofferenze leniscono le Sue sofferenze.
Provo a rispondere inventandomi qualcosa di nuovo, perchè in effetti è così che procedo, senza citazioni, senza riferimenti dichiarati, perchè quelli agiscono comunque in noi, anche senza doverli palesare, un inventare che è esso stesso un invenzione, e che nella misura in cui si palesano, diventano il nostro vero problema. Abbiamo a che fare con una memoria non più rimovibile, con parole leggere che si fanno pesanti nell'accumularsi.

Credo che il solipsismo sia un effetto indesiderato della coscienza, nella misura in cui questa ci pare desiderabile.
Quindi, la conseguenza indesiderata di una coscienza fatta oggetto di desiderio
Il contraltare della sete di conoscenza. Il piacere che contrasta il dolore, dolore che si può evitare solo rinunciando al piacere.

La chiave di lettura che propongo è gattopardesca, tutto cambia per restare uguale.
O meglio, gli stessi meccanismi vitali si ripropongono cercando di adattarsi alle mutevoli quanto accidentali situazioni, e uno di questi accidenti è un insolito incremento di coscienza, per cui il normale svolgersi della conoscenza ha adesso necessità di suscitare in noi una sete per poter essere., proponendosi come acqua dissetante, piacere della conoscenza, senza il quale la conoscenza, in presenza di coscienza, si arresta. Acqua che spegne il dolore esistenziale, ( la coscienza di esser soli) ma che sgorga da una sorgente salata, che a breve ci costringe a tornare ad essa.
La coscienza di esser soli come un dio che prova a consolarsi con la sua onnipotenza.
Quel dio siamo noi, o meglio un ''io'' al singolare, ognuno di noi, che diventa dimentico di se in una comunicazione con gli altri tutta da reinventare per adattarla alla nuova situazione.
Adattamento ancora in corso, siamo nel momento di passaggio.
Adesso abbiamo bisogno di prove, quando tutto appariva evidente.

La scienza,  o qualunque altro succedaneo passato e futuro, (teologia) , non prova nulla col suo rigore, ma col suo rigore ci accomuna nella ricerca, richiedendo un sforzo sempre più comune, che ci riporta allo stato di un ''noi'', di elementi che comunicando attraverso un protocollo comune si ricmpattano in un superorganismo privo di coscienza, ( AI ? ) incapace di sentire il piacere e il dolore.
Un orizzonte in cui sempre meno si scorgono  geni ed eroi che risaltino nella loro disperata solitudine.

In breve, il ritorno a un solo superganismo incosciente della propria eternità.
Il tuo dio minore in versione riveduta e corretta. :)
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

iano

Una teologia che sorga dal basso potrebbe diventare la prova di una impossibilità, un errore.
Un errore da fare. Siamo qui per sbagliare.
Un errore che nasce dall'aver preso sul serio quelli che sono necessari espedienti descrittivi.
Nelle descrizioni ti dicono come nasce una scienza una religione, talche uno può cadere di potergli dare i natali.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

iano

Citazione di: Luther Blissett il Oggi alle 09:55:18 AME Lui ci adora come si adora un Dio.
Lui ci adora come noi adoriamo il nostro corpo, cioè quel dio siamo noi, un dio che si è fatto carne, ma che non può coincidere con nulla di ciò che percepisce, essendo colui che percepisce.
Penso dunque sono, e penso di potermi identificare, ma non sono perchè penso., e non sono quel che penso di essere.

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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

iano

Citazione di: Luther Blissett il Oggi alle 09:55:18 AMIl teolismo significa che Dio è solipsista, significa che esiste Lui soltanto, e noi e tutto il resto della Realtà siamo soltanto Sue allucinazioni, di cui Lui Si circonda per non restare solo. Soltanto se ci rendiamo conto di questo, comprendiamo la prospettiva vera del teolismo.
Il problema non sta nell'essere solo, ma nel rendersene conto, nello scoprire che la realtà è una allucinazione.
Un realtà che invece è beata nella sua solitudine, incapace di identificarsi, ma che si lascia identificare.
Un realtà che non ha nulla di meraviglioso al di fuori delle allucinazioni con le quali la identifichiamo, restandoci un unica meraviglia alla fine, che è che si concede alla conoscenza che è identificazione, nel consentire che avatar corporali ne prendano il posto a tutti gli effetti, ma mai in forma di verità, cioè in unico modo.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

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