Non la fanno più la musica di una volta

Aperto da fabriba, 11 Maggio 2026, 17:51:19 PM

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fabriba

Ho caldeggiato la creazione di una sezione musica, non so se "caldeggiato" -con la sua delicatezza- sia l'espressione più corretta, quindi eccomi qui con un po' di tritolo a vedere se esistono spunti di conversazione divertenti sul tema, che vorrebbe essere all'incrocio tra musica e società.

Non la fanno più la musica di una volta. È un fatto.
E tutto sommato menomale... ci troveremmo in un mondo che va avanti a una velocità cui fatichiamo a stare dietro, ma con sempre le stesse canzonette. Sarebbe insopportabile; perfino questa umanità non se lo meriterebbe!

Il tema però, in un senso per certi versi opposto a quello che ho fatto passare nel titolo, mi interessa molto e mi interessa da molti punti di vista:
  • com'è possibile che un mondo che cambia così in fretta, convive con una musica che cambia tutto sommato così poco e così lentamente?
    Il rap esiste da 50+ anni, ed è una forma popolarissima tra i ragazzini da 30 o 40... ragazzini che vivevano in un mondo con una quotidianità, delle preoccupazioni e delle tematiche completamente diverse da quelle di oggi. Il rock, la disco -poi- non ne parliamo. Sono un forte sostenitore della teoria che le forme di cultura siano vasi comunicanti che tendano a livellarsi, ma dove sono le rivoluzioni in musica che dovrebbero rispecchiare quelle tecnologico-sociali rappresentate dell'avvento dei cellulari, di internet, dell'intelligenza artificiale? (per inciso, questo mi pare valga anche per altre forme d'arte, sostanzialmente ferme, mi sembra, ma su quelle sono più ignorante)
  • La musica di oggi è più banale, più semplice di un tempo.
    L'ascoltatore medio è più disattento, ascolta mentre fa altro, nessuno "ascolta un disco" e nessuno si mette più a scegliere un disco da comprare, l'atto stesso di spendere 30€, per molti comandava dedizione, implicava ripetuti ascolti per ammortizzare e dare una giustificazione psicologica alla spesa.
    La musica "fluida" delle piattaforme ha resettato completamente questa cosa, e anzi: le piattaforme stesse adottano tecniche che spingono a un ascolto definito "passivo" (metto su una playlist di musica "di sottofondo" mentre lavoro, o "da macchina" mentre guido, senza scegliere un artista, e senza neanche più un dj che mi dice cosa ho ascoltato o un minimo di aneddotica).
  • L'abbassamento del costo di produzione di un disco ha creato una diversificazione dell'offerta.
    Oggi non esiste più "i beatles", "micheal jackson", o artisti simili disegnati per mettere il più possibile d'accordo "tutti". Questo ha un parallelo eccezionale con le "bolle" sociali, che ormai è chiaro stanno diventando "bolle culturali", quindi il fatto che non esiste più la musica come la si faceva una volta è strutturale: non è solo questione di quale tipo di musica si fa, ma è proprio questione di come si vuole fare la musica e per chi. È lo stesso passaggio che c'è stato dalla tv generalista "per tutti" ai mille canali tematici, lì è ovvio che non c'è nulla di incidentale.

Ce ne saranno altri di punti di vista, per ora mi vengono in mente questi.

Detto questo, il vincitore di sanremo poteva vincere l'edizione del 1985 con la stessa canzone e nessuno avrebbe avuto nulla -Nulla- da ridire, e la trap è la degenerazione dell'occidente che si prepara al collasso facendo finta di rinnovarsi, mentre inscena una rappresentazione che sotto un trucco sottile, è solo la copia di mille riassunti.
Quindi c'è una parte di me che crede anche nel titolo di questo thread, ma ho il piede in 7 scarpe, e non so veramente a cosa credo, su questo tema. Vivo e cavalco la contraddizione di pensare tutto e il contrario, d'altronde me lo posso permettere perché non è che sia un tema su cui si gioca una partita seria... sono solo canzonette!
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iano

#1
Citazione di: fabriba il 11 Maggio 2026, 17:51:19 PMcom'è possibile che un mondo che cambia così in fretta, convive con una musica che cambia tutto sommato così poco e così lentamente?
In effetti la musica è sempre un passo avanti, ma non sempre viene considerata tale, per cui può sembrare un passo indietro. E' un passo avanti perchè i musicisti sono sempre avanti nella loro musica, e sono gli ascoltatori ad arrancare.
Ci sono in effetti due tipi di musica, quella dove gli autori se la suonano e se la cantano, nei limiti in cui possono permetterselo, e quella che all'occorrenza gli da da campare, che una volta, ai tempi delle ideologie imperanti, si chiamava musica commerciale . Terminologia  caduta ormai in disuso, per fortuna.
Una cosa è che la musica può veicolare un messaggio, un altra è che lo dve fare.
La varietà dei generi che si possono reperire in streaming è inoltre imbarazzante.
Per chi ascolta molta musica, come me, il pericolo è di essere travolti da una valanga di note, dovendosi quindi limitare negli ascolti, per lasciare tempo ad altro.
Rispetto ai tempi in cui gli LP avevamo tutto il tempo di consumarli, quella che viene ad essere svantaggiata è quella musica che ha bisogno di tempo per insinuarsi nel nostro gradimento. Una sofferenza dunque a volte l'ascolto all'inizio, ma spesso ripagata.
E pensare che c'è stato un tempo in cui certi cantanti con un solo successo ci campavano una vita intera.
Oggi di questi cantautori con un solo pezzo ok ci si potrebbe fare una lunga playlist, e magari proverò a farla.
Quello che è passato ''di moda'' nella mia considerazione è l'interprete eclettico che adatta la propria voce ad ogni musica.
Preferisco quella musica, anche un solo pezzo, spesso un solo pezzo, che riesce a valorizzare una data voce nella sua unicità, divenendo a sua volta perciò un pezzo unico.
D'altra parte non credo sia un caso che le cover, salvo rare eccezioni, non funzionino quasi mai.
In certi casi poi proprio mai, come le cover fatte sulle canzoni di Leonard Coen.

Ed ecco la playlist promessa, più o meno.
https://open.spotify.com/playlist/1wOZfr6DjkVjn8r9owYGem?si=75b86966ff7d436a
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Lou

#2
Citazione di: fabriba il 11 Maggio 2026, 17:51:19 PMHo caldeggiato la creazione di una sezione musica, non so se "caldeggiato" -con la sua delicatezza- sia l'espressione più corretta, quindi eccomi qui con un po' di tritolo a vedere se esistono spunti di conversazione divertenti sul tema, che vorrebbe essere all'incrocio tra musica e società.

Non la fanno più la musica di una volta. È un fatto.
E tutto sommato menomale... ci troveremmo in un mondo che va avanti a una velocità cui fatichiamo a stare dietro, ma con sempre le stesse canzonette. Sarebbe insopportabile; perfino questa umanità non se lo meriterebbe!

Il tema però, in un senso per certi versi opposto a quello che ho fatto passare nel titolo, mi interessa molto e mi interessa da molti punti di vista:
  • com'è possibile che un mondo che cambia così in fretta, convive con una musica che cambia tutto sommato così poco e così lentamente?
    Il rap esiste da 50+ anni, ed è una forma popolarissima tra i ragazzini da 30 o 40... ragazzini che vivevano in un mondo con una quotidianità, delle preoccupazioni e delle tematiche completamente diverse da quelle di oggi. Il rock, la disco -poi- non ne parliamo. Sono un forte sostenitore della teoria che le forme di cultura siano vasi comunicanti che tendano a livellarsi, ma dove sono le rivoluzioni in musica che dovrebbero rispecchiare quelle tecnologico-sociali rappresentate dell'avvento dei cellulari, di internet, dell'intelligenza artificiale? (per inciso, questo mi pare valga anche per altre forme d'arte, sostanzialmente ferme, mi sembra, ma su quelle sono più ignorante)
  • La musica di oggi è più banale, più semplice di un tempo.
    L'ascoltatore medio è più disattento, ascolta mentre fa altro, nessuno "ascolta un disco" e nessuno si mette più a scegliere un disco da comprare, l'atto stesso di spendere 30€, per molti comandava dedizione, implicava ripetuti ascolti per ammortizzare e dare una giustificazione psicologica alla spesa.
    La musica "fluida" delle piattaforme ha resettato completamente questa cosa, e anzi: le piattaforme stesse adottano tecniche che spingono a un ascolto definito "passivo" (metto su una playlist di musica "di sottofondo" mentre lavoro, o "da macchina" mentre guido, senza scegliere un artista, e senza neanche più un dj che mi dice cosa ho ascoltato o un minimo di aneddotica).
  • L'abbassamento del costo di produzione di un disco ha creato una diversificazione dell'offerta.
    Oggi non esiste più "i beatles", "micheal jackson", o artisti simili disegnati per mettere il più possibile d'accordo "tutti". Questo ha un parallelo eccezionale con le "bolle" sociali, che ormai è chiaro stanno diventando "bolle culturali", quindi il fatto che non esiste più la musica come la si faceva una volta è strutturale: non è solo questione di quale tipo di musica si fa, ma è proprio questione di come si vuole fare la musica e per chi. È lo stesso passaggio che c'è stato dalla tv generalista "per tutti" ai mille canali tematici, lì è ovvio che non c'è nulla di incidentale.

Ce ne saranno altri di punti di vista, per ora mi vengono in mente questi.

Detto questo, il vincitore di sanremo poteva vincere l'edizione del 1985 con la stessa canzone e nessuno avrebbe avuto nulla -Nulla- da ridire, e la trap è la degenerazione dell'occidente che si prepara al collasso facendo finta di rinnovarsi, mentre inscena una rappresentazione che sotto un trucco sottile, è solo la copia di mille riassunti.
Quindi c'è una parte di me che crede anche nel titolo di questo thread, ma ho il piede in 7 scarpe, e non so veramente a cosa credo, su questo tema. Vivo e cavalco la contraddizione di pensare tutto e il contrario, d'altronde me lo posso permettere perché non è che sia un tema su cui si gioca una partita seria... sono solo canzonette!

Quale musica di una volta? Di quale volta???

Io in sta sezione la dico breve che la musica in primis si ascolta.

Anche quella di una volta😈

E diamole un tempo.🤘

https://youtube.com/watch?v=q31WY0Aobro&si=qM47PL0NoVvfcck4

E che sia festa, con le truzz!!!🎊
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"Quanti più occhi, occhi diversi, noi impegniamo per una cosa, tanto più completo sarà il nostro 'concetto' di quella cosa, la nostra 'obiettività'" F. Nietzsche

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