Essere e Fare attraverso le lingue e le culture

Aperto da fabriba, 14 Maggio 2026, 11:01:29 AM

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Adalberto

La "call" (protestante) non assomiglia alla "vocazione" (cattolica) se non per quel senso di chiamata divina che accomuna anche altre espressioni che qui ho letto: "talento" (dono, non moneta) o "missione"  che risentono di una visione spirituale o etica in cui personalmente non mi riconosco.

Rifuggo pure dall'idea che la professione unica sia la destinazione di una persona, malgrado venga instillata  ai ragazzi con la solita domanda: "cosa vuoi fare da grande?" . Io rispondevo che volevo far partire le locomotive dalla stazione e quindi si comprende bene quanto la prematura scomparsa del mio futuro professionale mi abbia reso più disinvolto nel passare da un mestiere all'altro. :)
Nell'attualità del lavoro e del fare, preverisco quindi l'affiancamento dell'attributo "vitale" , perchè mi risulta più neutro nelle occasioni in cui l'energia spesa, o meglio investita, non è assimilabile alla fatica grezza. Forse anche anticamente qualcuno poteva pensarla +/- così.
Ma un'analisi delle diverse motivazioni potrebbe venire più facilmente dalla psicologia del lavoro ecc. che non conosco.

Creatività è un attività sottratta al divino da un breve lasso di tempo storico: non so bene come e quando si sia  configurato questo furto prometeico per trasferirlo laicizzato al lavoro e al fare umano. Il processo di transizione dai Comuni alle Signorie forse ne è stato testimone e quindi un collegamento con gli artigiani italiani ci sta. Ma è materia complessa, anche perché ora consideriamo l'artigianalità come espressione libera, mentre allora i segreti professionali erano tutelati dalle consorterie e protetti come monopolio da trasmettere segretamente da padre in figlio. Non a caso massoneria e alchimia esprimono spiritualità esoteriche con concrete radici nei mestieri.

Poi, l'idea odierna che abbiamo della creatività forse forse la  sopravvaluta, massificandola. Per quanto mi stia davvero simpatica,  non so neanche bene cosa sia la creatività, forse solo un processo di trasformazione continuo visto in un'ottica lineare invece che ciclica.
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Ci son dei giorni smègi e lombidiosi...
ma oggi è un giorno a zìmpani e zirlecchi.
(Fosco Maraini)

Jacopus

Le lingue che usiamo si insinuano nel nostro modo di pensare anche oltre il semplice nesso essere/fare che abbiamo cercato di illustrare in questi interventi, ma diventano delle mappe di riferimento delle nostre visioni del mondo. Facciamo l'esempio di "libero arbitrio" che in inglese diventa "Free Will". Si passa cioè da una interpretazione della libertà in senso negativo, come arbitrio, come se l'uomo, originariamente colpito dal male (peccato originario) non possa fare altro che comportarsi "arbitrariamente", ad una interpretazione positiva, laddove il libero arbitrio diventa libera volontà, capace di superare i limiti imposti dall'ambiente. Una visione del genere, che è una mappa concettuale, ovviamente poi si riflette nelle azioni dei soggetti, che nel primo caso, guarderanno con diffidenza "il libero arbitrio" mentre nel secondo lo considereranno come un approccio positivo, perchè innovativo e creativo.
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Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.

InVerno

Citazione di: Jacopus il 18 Maggio 2026, 12:30:48 PMUna visione del genere, che è una mappa concettuale, ovviamente poi si riflette nelle azioni dei soggetti, che nel primo caso, guarderanno con diffidenza "il libero arbitrio" mentre nel secondo lo considereranno come un approccio positivo, perchè innovativo e creativo.
Se ovviamente si riflette nelle azioni dei soggetti dovremmo ovviamente essere in grado di misurare delle differenze comportamentali? Perchè poi hai deciso che arbitrio è negativo? L'arbiter non è neutrale e autonomo tra le parti? La connessione col peccato originale è arbitrariamente tua, non è semantica, è una tua libera associazione di idee, a me "abritrio" rimanda invece alla capacità totale (e spesso teorica) di giudizio, è un concetto più attinente la cultura e la legge che la religione. Davvero credete che se si chiamasse "libera volontà" cambierebbe qualcosa nel comportamento delle persone?
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"Once, men turned their thinking over to machines in the hope that this would set them free. But that only permitted other men with machines to enslave them" Frank Herbert

iano

#18
Citazione di: Jacopus il 18 Maggio 2026, 12:30:48 PMLe lingue che usiamo si insinuano nel nostro modo di pensare anche oltre il semplice nesso essere/fare che abbiamo cercato di illustrare in questi interventi, ma diventano delle mappe di riferimento delle nostre visioni del mondo.
Io non posso non vedere ciò che vedo, ma posso negare di vederlo, se necessario.
Senza questa necessità però la negazione apparirà  come una fuga dalla realtà.
Quale può essere questa necessità che muta l'arbitrio in volontà?
Perchè, finché uno se ne sta in paradiso il libero arbitrio non gli serve.
Le lingue, al loro apparire, siccome ''capaci'' di descrizioni diverse fra loro,  sono entrate in concorrenza col la visione unica del mondo, la realtà come ci appare.
La lingua unica parlata dagli uomini nel mito della torre di babele non era propriamente una lingua, ma equivaleva comunque a una descrizione della realtà, con la quale sono entrate in concorrenza quelle propriamente linguistiche.

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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

iano

#19
   E' così che è sorta la necessità di comprendere una realtà che fino ad allora era apparsa evidente.

...Ma se i tuoi occhi fossero ciliegie
   Io non ci troverei nulla da dire
   E non c'è niente da capire.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.