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Riflessioni in forma di conversazioni | Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera

Riflessioni in forma di conversazioni

di Doriano Fasoli

Interviste a personaggi della cultura italiana e straniera - Indice


Un tempo per il dolore.

Conversazione con Tonia Cancrini
di Doriano Fasoli per Riflessioni.it - maggio 2005
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…e dove sta il suo spessore autentico, la sua verità?
Lo spessore autentico del lutto sta nell'essere espressione del dolore che sperimentiamo nel momento della perdita e nella ricerca effettiva di una condivisione con gli altri della nostra sofferenza. Tutto quello che è apparenza ed esibizione ci allontana invece dall'espressione reale e vera dei sentimenti. Mi riferisco a un aspetto fatuo e falso non di rado presente nelle diverse cerimonie che accompagnano la morte, forse, a volte, legato a esigenze difensive rispetto a dolori ed emozioni troppo forti.

Il dolore può essere accettato? Può essere praticato come una virtù e vissuto come un dovere? Ed inoltre, poiché il dolore è subìto, e perciò non può essere rifiutato, come può mai essere confutato? Rivolgendolo interamente contro di sé distruggendosi, o rivolgendolo contro gli altri e facendolo pesare su di essi? Ma è giusto questo? E poi vi è una giustizia nella sofferenza?
Questi ed altri interrogativi traggo dal libro di Salvatore Natoli, “L’esperienza del dolore”, e che, a mia volta, le presento.
Non si può vivere senza dolore. Ma io credo sia importante avere una dimensione vitale del dolore. Il dolore non è un dovere, è un'esperienza inevitabile del vivere.
Nel mio libro si sostiene il valore del dolore perché si inserisce il dolore nella dimensione della vita e della vitalità. La sofferenza viene valorizzata come sentimento e perciò come parte integrante e imprescindibile della vita affettiva. È, invece, assolutamente lontano dal mio pensiero qualsiasi valore religioso della sofferenza o qualsiasi considerazione del dolore come espiazione di colpe o come acquisizione di meriti per una vita futura.
Il valore della sofferenza viene riconosciuto soltanto nella considerazione che è meglio vivere che non vivere e che l'anestesia emotiva impoverisce la nostra vita e ci fa precipitare nel vuoto cupo della noia e della
depressione.
Accade di frequente che il dolore possa essere vissuto malamente e allora ci si faccia ancora più male distruggendosi o accanendosi contro gli altri. E credo si possa ipotizzare che spesso atti di violenza o di delinquenza siano determinati dal bisogno di evitare un dolore sentito come intollerabile e invivibile.
Tutto questo non è certamente giusto, e spesso anche la sofferenza appare ingiusta. Ma a volte non è possibile fare nulla per evitare queste situazioni. Quello che noi possiamo fare è capire al meglio queste dinamiche e questi meccanismi per tentare così di aprirci delle possibilità nuove.

In che cosa consiste veramente il dolore, al di là della pura e semplice consumazione del patire?
Il dolore è un'esperienza estremamente complessa che coinvolge l'intera vita emozionale dell'individuo. È amore, realizzazione di affetti e insieme perdita, mancanza, nostalgia di qualcosa che non c'è più. Si prova dolore quando il nostro amore si confronta con la mancanza e con la perdita. Non ci sarebbe dolore se non ci fosse una realizzazione piena della vita affettiva.

Esiste veramente il dolore? Oppure il dolore in sé non esiste, ma corrisponde semplicemente ad un errore di posizione e perciò è conseguenza della modalità errata con cui ci si riferisce all’esistenza?
Se la vita è ricerca della realizzazione, della gioia, del soddisfacimento, per ciò stesso apre inevitabilmente anche alla dimensione del dolore e della sofferenza. Più siamo aperti alle esperienze, alla realizzazione di noi stessi e della nostra vita affettiva e di relazione, più siamo esposti al rischio della sofferenza; più abbiamo nella vita una ricchezza di amicizie, di amori, di rapporti, di interessi, più siamo esposti al pericolo della delusione e della perdita di ciò che ci è caro, più corriamo il rischio di soffrire. Nella vita dunque c'è sempre spazio per il dolore: il dolore nel nostro vissuto emozionale è un'esperienza così legata alla vita che possiamo dire che non provare dolore equivale a non vivere. Credo di poter dire che, nel mio libro, viene privilegiata una dimensione vitale del dolore, cioè il dolore come esperienza emozionale importante e fondamentale, inserita nella continuità di una vita ricca e creativa.
Il paradosso della nostra esistenza è che, se conquistiamo dentro di noi la capacità di sentire, di avere emozioni e sentimenti, con ciò stesso ci disponiamo alla sofferenza. "Mai come quando amiamo prestiamo il fianco alla sofferenza", scrive
Freud ne Il disagio della civiltà…

Che significato viene ad assumere il dolore nella vecchiaia?
Penso che il dolore ha una specificità per ogni età e certamente anche per la vecchiaia. Forse nella vecchiaia il dolore può essere più tollerato perché più conosciuto, meno imprevisto. Ma per altro aspetto c'è meno speranza nel futuro e possono esserci meno aspettative. Questo può rendere il dolore più cupo e privo di speranza.

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