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Riflessioni dal web
Animismo e società (prima parte) di Antoine Fratini pagina 1/9 .: pagina successiva
Antoine Fratini lavora da oltre quindici anni come psicoanalista, è uno dei fondatori nonché presidente dell’Associazione Europea di Psicoanalisi e membro attivo dell’Accademia Europea Interdisciplinare delle Scienze. Egli ha scritto nel 1991 il saggio Vivere di fumo (Book Editore, Bologna) sul rapporto tra adolescenza e uso di stupefacenti leggeri, nel 1999 il saggio Parola e Psiche (Armando, Roma) sul collegamento tra gli indirizzi linguistico e archetipico in psicodinamica e decine di articoli su riviste e siti italiani e stranieri. Poeta e artista, egli ha fondato assieme all’Associazione Culturale C.G. Jung di Fidenza il Movimento per l’Arte Naturale, corrente artistica basata sul pensiero junghiano, e le sue poesie compaiono sui maggiori siti del settore.
"I soldi non fanno la felicità, ma vi contribuiscono!" E allora via verso un indaffaramento sempre maggiore, esaltati da questa parvenza di grande verità. Se gli umani riuscissero a vedersi dal di fuori, se esistesse anche soltanto un luogo, che so, un pianeta magico che desse loro questa opportunità, quale panorama si offrirebbe ai loro occhi? Si accorgerebbero forse della loro nevrosi collettiva, della loro bulimia materialistica? Avere, spendere sempre di più, cambiare elettrodomestici con modelli sempre più nuovi e sofisticati, cullarsi nell'illusione del benessere materiale in nome dell'Economia. Come non ricordare l'odiosa "pubblicità regresso" mandata in onda recentemente dal nostro governo che suggeriva alle persone di fare "girare i soldi", di fare acquisti in nome di sua divinità Economia. Il senso di questa pubblicità è perfettamente religioso: "Oggi ho acquistato (anche se non ne avevo bisogno, anche se questi acquisti non mi hanno per niente arricchito interiormente e tutto sommato non hanno nemmeno migliorato il mio benessere), ergo, oggi posso essere felice, ho fatto il mio dovere. Ho sacrificato tempo e azione in onore del mio Dio e questi può essere contento di me. Di sicuro Egli alla lunga mi ripagherà dei miei sforzi e sacrifici dispensandomi nuove ricchezze come solo Lui sa fare! Notare che il tra parentesi rappresenta il rimosso. E quell'altra pubblicità, sempre in tivù è sempre dello stesso governo, sul treno ad alta velocità che osa dire "nel pieno rispetto dell'ambiente (da leggere al contrario secondo l’acuta formula della significazione per antitesi segnalata da Freud nella sua "Interpretazione dei sogni": in piena devastazione di centinaia di chilometri quadrati di campi, boschi, argini, vecchie cascine...) per una Italia che corre". Solo che il commento non prosegue a specificare dove corre l'Italia né perché dovrebbe correre. Correte genti, correte, che arriverete di certo a chiedervi se tutto ciò sarà valso la pena, ma allora sarà ovviamente troppo tardi perché la freccia del tempo non si rivolta e vi accorgerete, forse con orrore, di avere buttato via la vostra esistenza. A questo punto vi sarà più chiaro che il Dio che veneravate era in realtà un demone completamente privo del senso dello humour.
La felicità, questa meta che così spesso oggi se non da sempre l'uomo scambia erroneamente col danaro, non può dipendere troppo dalle condizioni esteriori: se si è felice veramente, lo si è sia davanti ad una pietanza semplice che davanti a un piatto raffinato, sia camminando che sfrecciando su di una bella automobile fiammante, sia mentre si gusta un panino su di una panchina pubblica che seduti al tavolo di un prestigioso ristorante... Anzi, quello che tutti possiamo vedere è che nonostante le auto di lusso, gli ingenti conti bancari e i vestiti firmati gli uomini hanno il viso triste, sono nervosi e comunicano infelicità. Questo, perché la felicità è una condizione interiore che si raggiunge sacrificando parte dell'interesse per le cose materiali in favore dei valori umani della sensibilità, dell'amicizia, dell'amore, dello scambio culturale, della percezione dell'unità di tutte le cose... La società degli indiani d’America, per esempio, pur non essendo perfetta, dalle testimonianze e dagli studi antropologici che ci sono arrivati risulta sicuramente più equilibrata e matura della nostra. Anch'essi conoscevano le guerre, ma queste non hanno mai portato alle stragi di massa che è stato invece il nostro lotto. E da loro, nella loro cultura, il danaro era assente. Pertanto, anche lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e sull'ambiente non poteva accadere. Al posto di quell’interesse estremo e sbilanciato che conosciamo verso il mondo materiale, essi ponevano il rapporto con le tradizioni, con il sentire e con gli spiriti che venivano a visitarli nei loro sogni. È facile accorgersi, leggendo i testi originali appartenenti alla loro cultura, che in luogo del potere, del dominio, dello sfruttamento incondizionato e dell'accumulo ossessivo che caratterizzano l'uomo moderno, essi ponevano l'armonia con Madre Terra. Forse, tutte queste profonde differenze nascono principalmente dalla fondamentale distinzione esistente tra il pensare e il sentire. Presso gli indigeni, solitamente il primato è accordato al secondo tipo di atteggiamento, tanto che spesso la sede del pensiero viene da loro ubicata non nella testa, come da noi, bensì nel cuore. In sintesi Karl Marx sostenne che il lavoro aliena l’uomo della società industriale perché lo porta ad impegnare maggior parte del suo tempo a produrre cose di cui non vede (non sente) la necessità. E, anche se una certa utilità a volte potrebbe effettivamente esserci sul piano collettivo, egli la percepisce come priva di senso nei propri confronti, cioè in rapporto a quell'essere particolare che egli è realmente. Ma occorre andare oltre: l'alienazione oggi si rivela non dipendere soltanto dall'appartenenza ad una classe sociale piuttosto che ad un'altra, al proletariato piuttosto che alla borghesia o alle classi dirigenti; essa domina incontrastata l'intera società degli uomini, i piccoli imprenditori come i grandi industriali... L'alienazione nell’indaffaramento è all'opera per esempio nei camionisti che dormono sempre di meno e macinano sempre più ore e chilometri pur di guadagnare di più, anche se questo mette a repentaglio la vita degli automobilisti; è operante nella classe dei medici che instaurano rapporti di complicità con le industrie farmaceutiche aspettandosi e ricevendo premi per il numero delle ricette che fanno; in quella dei commercianti che non mancano un'occasione per aumentare i loro prezzi e fare lievitare l'inflazione reale... Anziché buttar via in quel modo il loro tempo e le loro vite, queste persone potrebbero stare di più con i loro familiari e amici, fermarsi a contemplare in silenzio un bel paesaggio accorgendosi della sua maestosità e approfittandone per percepire maggiormente i gemiti della loro vera natura.