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Theodor Wiesengrund Adorno

Theodor Wiesengrund Adorno (Francoforte 1903 - Visp, Svizzera, 1969), filosofo tedesco. È uno dei principali esponenti della teoria critica della società sviluppata dall'Istituto per la ricerca sociale di Francoforte. La sua fisionomia intellettuale, maturata nell'amicizia con M. Horkheimer, W. Benjamin e S. Kracauer, sarebbe incomprensibile se non si considerasse anche l'esperienza diretta che egli ebbe dell'avanguardia musicale viennese (fu allievo di Alban Berg e compositore egli stesso). I suoi primi scritti sono prevalentemente di critica musicale e di estetica. Accanto a un saggio su S. Kierkegaard (Kierkegaard. La costruzione dell'estetico, 1933), occorre ricordare Filosofia della musica moderna (1949), due monografie, Wasner (1952) e Mahler (1960), nonché una vastissima produzione saggistica. L'ipotesi estetica che prende corpo attraverso questi scritti è quella di una lettura della forma che, senza uscire da essa, ossia rispettandone la specificità, riesca a ricostruire le categorie sociologiche che vi sono sedimentate. Il raccordo è rappresentato dalla nozione di forze produttive musicali, dotate di un carattere di oggettività. Esse costituiscono il materiale con cm e su cui lavora il compositore, e rispetto al quale si determina la sua posizione progressiva o restauratrice. È il caso rispettivamente di Schonberg e di Strawinsky; sulla contrapposizione tra i due, e sulla difesa appassionata del primo, si fonda la Filosofia della musica moderna.
Una mentalità tragico-savia (come la definì
Th. Mann, che si valse di Adorno per la parte musicologica del Doctor Faustus) si esprime in quello che è forse il suo capolavoro, Minima moralia (1951): raccolta di aforismi in cui sono analizzati il comportamento dell'individuo nella società borghese e le sue contraddizioni. Strumenti di quest'analisi, che si incentra sui gesti quotidiani e sulle motivazioni di essi, sono la psicoanalisi e il marxismo, ma il suo modello principale è l’Hegel della Fenomenologia dello spirito, in quanto le contraddizioni e la non verità del comportamento vengono evidenziate dall'interno, attraverso la semplice esposizione e descrizione. L'uno e l'altro aspetto, quello dell'analisi estetica e quello del moralista, sono accomunati da una stessa esigenza di fare emergere i nessi concettuali da una materia non filosofica. Non c'è altro modo, per la filosofia, di sopravvivere, all'infuori di questo abbandonarsi ai contenuti. Il punto di convergenza è bensì rappresentato dalla teoria critica della società, ma senza che ciò comporti una riduzione sociologistica. Dialettica dell'illuminismo (1947), scritta in collaborazione con Horkheimer, tenta di tracciare una genesi ideale dell'Aufklarung, della razionalità-civiltà. La ragione, fin dal suo remoto delinearsi storico, si intreccia con il dominio; la sua funzione liberante viene sempre più soffocata da un totalitarismo che, nelle società borghesi, si esprime direttamente (come fascismo) e indirettamente (come integrazione ferrea). Il tema, secondo un'altra angolatura, è affrontato nella ricerca sulla Personalità autoritaria (1950), diretta da Adorno nel periodo dell'esilio americano, e rivolta a individuare quali predisposizioni al razzismo, all'autoritarismo e perfino al fascismo, si nascondessero nella società statunitense.
La richiesta instancabile che la filosofia assolva una funzione critica, svolgendo la capacità di concettualizzazione entro un contesto concreto, ha portato Adorno a scontrarsi duramente con due ideologie filosofiche dominanti: quella heideggeriana e quella
neopositivista. Strumento privilegiato di tale funzione resta la dialettica, e precisamente quello che Hegel indicava come il metodo della negazione determinata. E il legame con Hegel è andato assumendo, forse più che quello con il marxismo, un valore decisivo per l'Adorno degli ultimi anni, portandolo a rimeditare sui concetti di contraddizione e di totalità in modo sempre più insistito. Mentre il debito verso Hegel veniva assolto nei Tre studi su Hegel (1963), il versante critico della sua riproposta della dialettica è rappresentato, oltre che da un'impegnativa analisi della fenomenologia husserliana (Sulla metacritica della gnoseologia, 1956), da un violento pamphlet contro Heidegger (Gergo dell'autenticità, 1964). Anche nella tarda Dialettica negativa, l'ontologia di Heidegger rappresenta un costante punto di riferimento polemico. Prima di morire, Adorno aveva quasi terminato una Teoria estetica (uscita postuma), in cui tenta una considerazione complessiva del fenomeno estetico tenendo conto anche delle esperienze di critica letteraria fatte nel frattempo (quattro volumi di Note per la letteratura, usciti tra il 1958 e il 1974).

 

Suggeriamo il saggio presente in questo sito:
Negativo e problema della dialettica in Theodor W. Adorno di Alberto Simonetti

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