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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Comunisti immortali

Dicembre 2015

 

Per quanto la tradizione voodoo parli di Nove Mummie Rosse, secondo Francesco Dimitri (al cui libro Comunismo magico sono debitore per la maggioranza delle informazioni contenute in questo articolo) i dirigenti comunisti i cui cadaveri vennero imbalsamati sono dieci : Lenin, Stalin, Mao, Ho Ci Minh, Kim Il Sung, Agostinho Neto (Angola), Linden Burnham (Guyana), Horloogiyn Choybalsan (Mongolia), Klement Gottwald (Cecoslovacchia) e Georgi Dimitrov (Bulgaria).

Il primo, ovviamente, fu Lenin. Nel periodo seguente alla sua morte (21 gennaio 1924), il divampare delle polemiche relative alla sua successione fece sì che gli eventi di quei giorni fossero esaminati con attenzione da un gran numero di storici occidentali, il cui lavoro avrebbe assunto la forma di un gran numero di certezze inattaccabili : per esempio, l’idea che la sua imbalsamazione fosse stata decisa da Stalin, che Lenin non ne avesse mai saputo niente e che, se lo avesse saputo, sarebbe stato contrario.

Ora, per quanto io non sia certo uno stalinista, mi sembra difficile non notare come questa storia si adatti troppo perfettamente alla versione, diciamo così hollywoodiana, che è stata diffusa in occidente sui fatti di quei giorni : Lenin capo schivo e modesto, che prova orrore nei confronti di ogni forma degenerata di ammirazione nei suoi confronti - Stalin, avido e menzognero, che carpisce la sua fiducia e altera il suo messaggio.

Si è detto che Stalin, ex seminarista, avrebbe escogitato l’idea di trasformare il corpo di Lenin in reliquia perché sapeva quanto i Cristiani Ortodossi siano sensibili al culto delle reliquie, e sperava di indurli in questo modo a aderire al comunismo (altra tesi denigratoria oltre i limiti del geniale, in quanto suona offensiva non solo per gli Ortodossi, ma anche per i comunisti).

Oppure : Stalin volle promuovere il culto della personalità di Lenin per abituare i Russi al culto della personalità di qualcuno, e passare poi dal culto della personalità di Lenin alla sua (tesi lapalissiana - è ovvio che, se io ho in mente di promuovere il culto della mia personalità, per far pratica nel ramo comincio col promuovere il culto della personalità di un altro).

Vi sembrano enormi cazzate ? Anche a me ; eppure è da oltre un secolo che il mondo occidentale se le beve senza batter ciglio - anche se, prima di Lenin, non era mai capitato nella storia che qualcuno fosse imbalsamato per tributargli un culto della personalità : idea che tra l’altro fa abbastanza schifo, e senza dubbio è per questo che gli avversari del comunismo ci hanno sempre insistito tanto.

In effetti, l’idea che i comunisti sfilassero (o sfilino) dinnanzi alla mummia di Lenin per cultuarla ha sempre evocato immagini legate all’estrema meccanicità raggiungibile dall’uomo - persone depauperate della loro iniziativa individuale e della libertà di critica, robotizzate, irreggimentate - insomma i perfetti trinariciuti di Guareschi, con solo un tocco di desolazione in più.

Nell’ambito dell’anticomunismo di indirizzo esoterico, sono state evocate visioni ancora più estreme - il comunismo forma potentissima di magia nera - come una torbida regina delle formiche, il quartier generale del complotto giudeo-marxista vampirizza le energie vitali delle masse…

Nessuno mai si sognerebbe di associare le stesse immagini alla ritualità di massa delle religioni (le folle all’Angelus in San Pietro, o sulla spianata della Mecca) o alla ritualità democratica (le sfilate nelle cabine elettorali), o alla ritualità militare, fonte quotidiana di bagni di sangue ; ma coi comunisti, si può.

In realtà, è vero esattamente l’opposto - nessun comunista sfilò mai dinnanzi alla mummia di Lenin per cederle energie, ma piuttosto per attingere dalla sua anima il carisma rivoluzionario ; ma cosa ne può capire chi non sa vedere nel comunismo la liberazione dalla schiavitù che ci affligge, e nella sua ignoranza preferisce identificarlo con una malvagia forma di dittatura ?

Per dire le cose come stanno : senza nessun bisogno di imbalsamazioni, quando Lenin morì il suo culto della personalità si era già spontaneamente avviato. Già a partire dal 1918, dopo che era sopravvissuto all’attentato di Fania Kaplan, molte furono le versioni miracolose che presero corpo su quell’evento, dimostrando come già fin da allora stesse sviluppandosi nell’inconscio popolare una corrispondenza tra la figura di Lenin e quella di Cristo.

Del resto, la sua personalità presentava vari tratti che potevano essere ricollegati a qualche forma di simbolismo cristico-solare - per esempio, l’importanza che egli attribuiva all’energia elettrica : si era fatto punto d’onore di portarla nelle case di tutti i Russi, incluse le izbe più sperdute, e quando morì si può dire che ci fosse quasi riuscito.

In omaggio a questa sua passione, fin dal 1920 cominciarono a essere vendute nei villaggi della Russia piccole immagini - potremmo definirle santini - nei quali il viso di Lenin, circonfuso di luce, appariva circondato da lampadine, dinamo e generatori. In altre immaginette analoghe, la sua figura appariva più grande di quelle del Sole, della Luna e dei pianeti ; in altre ancora, era accompagnato da radiose figure di operai, contadini, donne al lavoro.

In tutti i santini leniniani predomina l’uso del colore rosso, e in buona parte di essi una cornice dorata circolare evoca - e nega al tempo stesso - le icone ortodosse, che avevano lo stesso tipo di cornice, ma anziché essere rotonde erano ovali.

Anche la produzione di articoli, racconti, poesie e filmati dedicati a Lenin si era sviluppata come fenomeno spontaneo ; nel quale, è stato osservato, la devozione nei suoi confronti non era nemmeno l’aspetto più importante. Il vero obbiettivo era servirsi della figura del capo, conosciuta da tutti, per incoraggiare il popolo a prendere dimestichezza coi nuovi media : la stampa, il cinema e la radio, il cui essere a disposizione di tutti era una novità portata dalla Rivoluzione.

Il fenomeno della venerazione nei confronti dei governanti più amati dal popolo (comunisti o no) si verifica in tutti i Paesi caratterizzati da una forte tradizione sciamanica : la figura del capo viene identificata in una sorta di super-padre (in Russia, prima di Lenin, allo stesso modo era venerato lo Zar), e in seguito a tale identificazione il culto del capo confluisce spontaneamente nel culto degli antenati (vedi il mio articolo Tuvalu) senza nessuna interferenza da parte del potere politico (che, peraltro, può scegliere se incoraggiare il fenomeno e dargli visibilità, oppure no).

Poiché anche in Occidente queste cose qualcuno le sa, l’ipotesi che l’imbalsamazione di Lenin  fosse in qualche modo ricollegabile al culto della sua personalità è sempre stata respinta anche da molti studiosi anticomunisti - i quali si diedero quindi alla ricerca di altre ragioni per motivarla, di solito coscienziosamente rivolte a presentare i comunisti come un branco di imbecilli.

Per esempio, secondo alcuni, le ragioni dell’imbalsamazione vanno ricercate nel disorientamento psicologico in cui i comunisti sarebbero caduti in conseguenza all’inattesa scomparsa del loro leader.

Non è una tesi del tutto infondata, perché è vero che nel 1924 il popolo russo aveva ormai adottato l’immagine di Lenin alla stregua di quella di un nuovo Zar, facendola integralmente propria. Cosa sarebbe accaduto ora che il suo corpo individuale si era improvvisamente e traumaticamente separato dal corpo collettivo della nazione - oltretutto, malauguratamente, proprio nel periodo in cui la situazione interna del Paese sembrava finalmente sul punto di stabilizzarsi ?

Per scongiurare la separazione dei due corpi, l’unica soluzione possibile era creare le condizioni perché il corpo individuale del leader non potesse dissolversi : in questo modo, il corpo collettivo sarebbe stato preservato dal senso della sua privazione, e la teatrale messa in scena dell’imbalsamazione avrebbe corrisposto - nelle intenzioni di quanti l’avevano concepita - a una funzione catartica.

Potrebbe essere una spiegazione attendibile, se la possibilità di una risposta popolare incontrollabile alla scomparsa di Lenin fosse esistita veramente ; ma queste giustificate paure si erano già dissolte, come neve al sole, dopo quanto era accaduto in occasione dei suoi funerali.

Quando il corpo di Lenin fu portato a Mosca, migliaia di persone si riversarono per le strade, tutte a capo scoperto nonostante il gelo invernale. Una lunga processione portò il corpo fino alla Casa del Sindacato, tra cristologici rami di palma e più banali ghirlande di fioriNon è possibile equivocare sull’enorme partecipazione, sia in termini di numeri che di sentimento, da parte della popolazione russa : fu testimoniata non solo dalle fonti sovietiche, ovviamente di parte, ma anche da tutta la stampa occidentaleLa presenza di più di un milione di persone la dice lunga su quanto fosse effettivamente sentita questa cerimonia.

Durante la cerimonia vi furono tre minuti di rumore assoluto, in cui venne usato qualsiasi oggetto in grado di emettere un suono : segno laico di cordoglio, certo, ma anche antichissimo metodo per scacciare i demoni. Per altri cinque minuti, nel momento in cui Lenin veniva posto in una tribuna di legno nella Piazza Rossa, tutta la Russia si fermò, dai mezzi di trasporto al lavoro nei campi ai mezzi di comunicazione.

Le attività ricominciarono solo quando la radio annunciò : Lenin è morto, ma il leninismo vive.

Scartate dunque queste spiegazioni sempliciste - che potevano essere accettate a migliaia di chilometri di distanza, ma che in Russia fanno ridere ancora oggi - per spiegare l’imbalsamazione di Lenin sarebbe forse opportuno ricorrere all’ausilio della scienza ; la quale ci dice che, per quanto non risulti che nella storia nessuno fu mai mummificato per promuovere il culto della sua personalità, molti lo furono - in epoche e luoghi diversi - allo scopo di garantire loro l’immortalità.

In effetti, qualunque ipotesi dovrebbe partire da un semplice dato di fatto - che secondo gli storici sovietici non fu Stalin a lanciare l’idea dell’imbalsamazione, ma il cosmista Leonid Krasin (1870-1926) : un bolscevico della prima ora, che nel breve tempo che gli restava da vivere sarebbe diventato il primo Ambasciatore dell’URSS nel Regno Unito.

Come abbiamo visto negli articoli precedenti, tanto i Costruttori di Dio quanto i cosmisti credevano nella possibilità dell’immortalità fisica dell’uomo. Secondo i cosmisti, sarà un giorno possibile risuscitare i morti previo riassemblamento di tutte le particelle di cui i loro corpi erano composti ; ma per evitare questa complessa procedura, un buon sistema è fare in modo che non si disperdano, conservando l’integrità del cadavere per mezzo dell’imbalsamazione.

L’onore dell’imbalsamazione è quindi riservato a quegli uomini eminenti che, quando la tecnica dell’immortalità fisica sarà stata raggiunta, dovranno essere tra i primi a risuscitare ; era quindi fuori discussione che il primo di loro dovesse essere il grande patrono e sostenitore del cosmismo, Lenin.

Krasin tra l’altro (figura molto eminente del cosmismo, grandemente versato tanto nella teoria quanto nel simbolismo del movimento) si distingueva come uno dei più accaniti sostenitori della possibilità della resurrezione per mezzo della scienza. Fu lui, probabilmente, a decidere che al Mausoleo di Lenin fosse conferita la forma di una piramide di parallelepipedi - una scelta che il pittore cubista Kazmir Malevic (1879-1935) spiegò con queste parole :

La morte di Lenin non è morte. Lui è vivo ed eterno, come è simboleggiato dagli oggetti che prendono forma dal cubo. Il cubo non è più un corpo geometrico : è un nuovo oggetto con il quale cerchiamo di ritrarre l’eternità, di creare un nuovo stato di cose con il quale possiamo mantenere la vita eterna di Lenin, sconfiggendo la morte.

Dopo Lenin, il secondo a essere imbalsamato sarebbe stato Georgi Dimitrov, nel 1949. Il terzo il mongolo Choybalsan (1952). Nel 1953 toccò a Klement Gottwald e a Stalin ; nel 1969 a Ho Ci Minh ; nel 1976 a Mao ; nel 1979 a Agostinho Neto ; nel 1985 a Linden Forbes Burnham ; nel 1994 a Kim Il Sung.

In seguito ai rivolgimenti politici, alcune mummie furono successivamente rimosse dai rispettivi mausolei e seppellite : è quanto accadde a Stalin (che dapprima era stato collocato nel Mausoleo di Lenin) dopo il 1956, e al bulgaro Georgi Dimitrov nel 1990.

I vietnamiti non riuscivano a imbalsamare Ho Ci Minh come si deve perché l’imbalsamazione non faceva parte delle loro tradizioni, e non sapevano come fare perché la pelle restasse gialla. Mosca allora mandò in loro aiuto un team di esperti imbalsamatori ; e fu un’avventura degna di un film di Indiana Jones, perché si era nel pieno della guerra del Vietnam, e gli Americani erano stati informati dalle loro spie che se fossero riusciti a impadronirsi del cadavere i Vietnamiti avrebbero restituito tutti i prigionieri pur di riaverlo.

Gli esperti moscoviti, debitamente bendati, furono scortati fino a un nascondiglio nella giungla, dove era stato edificato un piccolo mausoleo di mattoni identico, in scala, a quello di Lenin ; era custodito da un centinaio di militari muniti di radar e carri armati, e gli ordini erano di farlo saltare in aria in caso di attacco.

Il loro lavoro - particolarmente lungo e delicato, per via del cattivo stato di conservazione del corpo e delle condizioni climatiche - non era ancora finito, quando giunse la notizia che l’attacco americano era da considerarsi imminente. Allora i soldati tracciarono una pista per trasferire il corpo in un’altra locazione segreta, sulle rive del Fiume Rosso ; dietro il corteo, una squadra di operai distruggeva la pista e la ricopriva di vegetazione per cancellare ogni traccia del passaggio.

Ma solo un mese dopo, giunse la notizia che l’attacco era stato annullato ; e con gli stessi accorgimenti, Ho Ci Minh fu riportato nella giungla. Soltanto dopo la pace sarebbe stato collocato nella sua locazione definitiva - il gigantesco Mausoleo di Ho Ci Minh, che si trova ad Hanoi (recentemente, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo è andato a visitare) .

Mao Tse-Tung fu imbalsamato a Pechino. A causa dei cattivi rapporti tra Cina e URSS, i Cinesi non si sarebbero mai abbassati a chiedere aiuto ai Sovietici, ma non sapevano come fare. Provarono dapprima a iniettare nel cadavere sei litri di formaldeide ; ma il risultato fu che lo scomparso Presidente si gonfiò come un pallone.

Allora chiesero aiuto ai Vietnamiti, che tolsero quattro litri e andò meglio ; tuttavia era chiaro che non sarebbe durato molto, quindi asportarono gli organi interni con l’idea di conservarli a parte, e imbottirono il cadavere di cotone.

L’anno seguente, il corpo di Mao fu inumato definitivamente in Piazza Tien An Men.

Nelle macumbe interetniche latinoamericane, le personalità fatte oggetto del culto degli antenati vengono assimilate a pieno titolo nell’ambito dei loa o dei misterios. Nel voodoo, addirittura, tutte le entità cultuate - incluse quelle che per la sensibilità esoterica occidentale sono palesemente da collegare al culto del settenario o a quello dei pianeti - vengono considerate persone vissute in un remoto passato : quindi, in qualche modo, antenati.

Ho citato le macumbe perché è il mondo di cui ho un’esperienza più profonda ; ma non ho riscontrato molte differenze da questa prassi in Polinesia, o nei templi taoisti di Taiwan - questo a dispetto delle elucubrazioni (sempre sulla carta, e giammai suffragate dal lavoro sul campo) di chi, ossessionato dall’idea di fissare gerarchie dappertutto, vorrebbe considerare il Taoismo (per il fatto che è più orientale) superiore per dignità al voodoo.

In definitiva, io credo che tutte le pratiche esoteriche in un modo o nell’altro evocative, orientali o occidentali che siano, possano essere considerate non analoghe, ma identiche tra loro (in proposito richiamo il lettore a quanto ho scritto, nel mio libro 666, sull’Algoritmo 4).

Tutto il sovrappiù - suppongo che direbbe Gesù - è del Demonio ; o forse del Demonio no, ma dell’ideologia sicuramente sì - ideologia da quattro soldi, molto più dannosa del comunismo perché più subliminale.

Da chi mai vengono cultuati - e non nei Mausolei che hanno il fine di garantirgli la Resurrezione, ma nelle abitazioni private - Lenin, Mao, Kim e le altre Mummie Rosse ? Da persone ignoranti e ingenue, che vedono in loro una simbolica figura paterna ?

Questo sicuramente : il culto degli antenati funziona così. Ma forse, chissà ? Sono cultuate anche da quanti - a dispetto della corruzione politica di oggi, e a dispetto degli errori commessi dai loro successori - si tramandano di padre in figlio la memoria dei giorni in cui quegli uomini combattevano, generosamente e disinteressatamente, per strappare i loro popoli dalla miseria : un ricordo che neanche mille anni di menzogne anticomuniste potranno cancellare.

 

   Daniele Mansuino

 

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