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#1 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 04-03-2003
Messaggi: 16
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Poveri classici!
Ho un pessimo ricordo della lettura scolastica dei classici; i Promessi Sposi... che noia... i poemi omerici... perché leggerli? Perfino i lirici greci mi hanno rovinato...
ecco, il primo di cui sono riuscita a cogliere la bellezza anche allora è stato Orazio; il Soracte nive candidum... Cleopatra regina demens... e anche Lucrezio... chissà perché? Gli insegnanti non mi sembra fossero migliori dei precedenti... tant'è vero che non ho capito nulla della bellezza del Petrarca. Probabilmente ero cresciuta io, ero più autonoma. Io penso che la responsabilità di tanta noia fosse dei miei docenti di allora; forse sono stata sfortunata, e sono capitata nelle mani di PROF. particolarmente maldestri. Mi sembra così strano essermi annoiata su opere che poi ho amato... ho ricercato le mie sensazioni di allora. Ecco: la cosa che più rendeva muta, cieca e sorda la mia sensibilità era che mi venivano presentati come "classici"... morti, non passibili di... giudizi miei. Insomma, opere perfette: compiute e valutate una volta per tutte; lontane... talmente alte che di esse potevano parlare solo i "poeti laureati"... era assolutamente escluso che potessi offrire io stessa una mia interpretazione... ah... che delitto! Avete avuto più fortuna, voi? |
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#2 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 479
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Ciao Loren, bello questo thread
![]() Io ho un ricordo pessimo della letteratura classica studiata a scuola ,e che ho scoperto e amato solo negli anni successivi. Mentre -stranamente- mi piaceva studiare la grammatica greca e latina (dal momento che vedevo, nella necessità di imparare a memoria paradigmi e semideponenti,l'opportunità di addestrarmi a una disciplina in grado di "costruirmi" intellettualmente), non riuscivo a tollerare il fatto che la "mia" lettura dei classici latini e greci dovesse cedere il passo alle considerazioni dogmatiche e polverose di questo o quel critico- sul cui conto, all'interrogazione, ci veniva chiesto di riferire-. Tutto questo mi portava a confinare la poesia dei classici in orizzonti statici, e lontanissimi dalla mia sensibilità. Ne presagivo oscuramente e confusamente la grandezza, questo sì. Sentivo che in quei versi, da qualche parte, si annidavano e respiravano palpiti di vita che io non riuscivo però a cogliere, o di cui coglievo solo l'eleganza formale dei versi. Quando conobbi le grandi eroine delle tragedie greche, qualcosa nel mio atteggiamento iniziò a cambiare : queste donne che si opponevano con forza disperata a ciò che in alta sede sembrava essere stato statuito una volta per sempre cominciò a farmi comprendere che le cose, anche nel mondo classico, non erano "date e acquisite" una volta per tutte. Che esistevano lacerazioni, dubbi, conflitti reali, e non solo belle frasi scolpite nel marmo. Ciò premesso, devo dire che due autori amai da subito. Virgilio, e Petrarca. "Miei", fin da allora, anche se avevo solo 15 o 16 anni.... ![]() Ultima modifica di irene : 23-02-2004 alle ore 00.02.54. |
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#5 (permalink) |
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Vivi!
Data registrazione: 28-10-2003
Messaggi: 1,164
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L'Infinito : Giacomo Leopardi 1819.
"Sempre caro mi fu quest’ermo colle, E questa siepe, che da tanta parte Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e rimirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo, ove per poco Il cor non si spaura. E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l’eterno, E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa Immensità s’annega il pensier mio: E il naufragar m’è dolce in questo mare." Ciao, Marco .
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V I V I !!! |
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#6 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 04-03-2003
Messaggi: 16
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Ah, ragazzi, Leopardi... ebbene no! Ricopritemi pure di improperi... al tempo mi passò lontano anche Leopardi! E devo dire che, ripresi gli studi per conto mio, un po' di distanza è rimasta. Non metto in dubbio la sua grandezza... e non è che io l'abbia letto con poca attenzione (anzi!)... è che certe immagini incontrano il mio cuore, poi però la musica s'interrompe, perché arriva un ragionamento che mi raffredda... mi sa che non riesco a spiegarmi! Insomma, intuizioni magnifiche ma troppo "filosofiche". Eccezione fatta, son d'accordo con te Marco, per L'infinito.
Grande armonia invece tra me e le Operette Morali, grandissima e attualissima lettura del mondo! Virgilio, Irene... perché ti piaceva? |
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#7 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 19-11-2003
Messaggi: 993
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Ricordo che alle scuole medie mi passarono davanti tutti questi nomi ma non ci davo troppa importanza. Mi sarebbe piaciuto interessarmene, ma il solo fatto di essere costretto a interessarmene seguendo uno schema scolastico me li faceva un po' odiare. Era comunque un odio che prevedeva questo ragionamento: "un giorno in futuro mi intreresserò a questi personaggi".
Che dire di Leopardi? alle scuole medie era un po' il modello "da evitare" se eri come Leopardi eri uno sfigato che si chiudeva in biblioteca, diventava gobbo e cieco. Poi alle superiori mi è quesi dispiaciuto il non trattarlo pienamente, Leopardi è quasi diventato per me un modello, quasi il desiderio di voler esser Leopardi. Mi interessavano di lui molti argomenti, ricordo in particolar modo un testo dell'irlandese(o islandese) che non si trova bene in nessun clima e che si sposta alla ricerca di un clima ideale per lui... Purtroppo i ricordi stan diventando di nuovo vaghi, ma tanto so, che un giorno tornerò a riguardarmelo da solo. Leopardi e Manzoni non significano per forza "scuola", per me è inaccettabile giudicare questi personaggi in malo modo a causa dell'imposizione che ci è stata fatta da giovani.
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ALCUNE FRASI FAMOSE: -E' una bella prigione , il mondo . ( Shakespeare , Amleto ) -L'uomo è nato libero e ovunque è in catene. (Rousseau) -L'uomo è un dio mancato. (Sartre) -Nella sua arroganza l'uomo attribuisce la propria origine a un piano divino;io credo più umile e verosimile vederci creati dagli animali.(Darwin) -Considero il mondo per quello che é : un palcoscenico dove ciascuno deve recitare la sua parte . (Shakespeare) |
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#8 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 479
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Tytire tu patulae recubans sub tegmine fagi..
Al ginnasio, l'Eneide-studiata in una traduzione ampollosa e respingente- mi era scivolata addosso senza lasciare traccia.
Il Virgilio delle Bucoliche era (o meglio: mi apparve) tutt'altra cosa. "Qui" sentivo che , dietro ogni drappeggio arcadico, pulsava qualcosa di autentico e di immediato : struggimento, malinconia, desiderio di pace e serenità... A sedici anni ero tormentatissima -come tutti, a quell'età- e il mondo arcadico/pastorale di Virgilio fu il primo "luogo" letterario incontrato al liceo in cui mi trovai subito a casa. ![]() |
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