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Filosofia Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.

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Vecchio 23-06-2009, 14.31.43   #11 (permalink)
Ospite abituale
 
L'avatar di Gaffiere
 
Data registrazione: 06-01-2009
Messaggi: 111
Riferimento: Un design davvero intelligente

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Epicurus ed Eretiko: purtroppo la parola metafisica ha subito diverse variazioni di senso sulle quali bisognerebbe prima intendersi. Prendiamo per buono il senso che si è affermato dopo che è stata dimenticata la sua reale etimologia (che si riferiva unicamente alla disposizione editoriale dei testi aristotelici) e che si riferisce ai piani alti dell’ontologia, se non addirittura al divino, in poche parole “ciò che è al di sopra o al di là della fisica”. E ciò che è al di là della fisica, se vogliamo lasciare il divino in tutte le sue forme e vogliamo rimanere coi piedi in terra (visto che parliamo di scienza) è il pensiero. Quindi, almeno per i nostri scopi “epistemologici”, possiamo contrapporre dato empirico e pensiero. Ora, anche il puro empirista o il puro fiscalista va fin dal principio oltre il dato fisico, perché qualsiasi osservazione e tanto più qualsiasi teoria scientifica è preceduta da un atto del pensiero, e comunque si svolga l’osservazione il pensiero non cessa di condizionarla. Una conferma è data da quell’ “ incontro ravvicinato” che si attua nell’osservazione scientifica del cervello, mostrando che se anche si riesce a determinare aree neuroniche necessarie allo svolgimento del pensiero, però il pensiero non solo dell’osservatore ma anche di chi è sotto esame ha preceduto l’incontro (l’osservatore non vede scaturire il pensiero come una specie di sbavatura ma deve ammetterlo quasi forse fornito di ali).
Direte che è un circolo? Può darsi, ma un circolo virtuoso: che portato al livello della scienza può essere interpretato come un circolo di fisica e metafisica. E così, rinunciando alla ricerca di chi è venuto prima, forse andiamo più vicino alla realtà. Naturalmente l’idealista dirà che è il circolo del pensiero, che mette fuori di sé il dato e lo riassume in sé, mentre l’empirista dirà che è il circolo della physis che si trasforma in pensiero e lo riassume in sé. Chi sa, forse tutto questo – questo circolo che anche Epicurus fa balenare al termine del suo post - potrebbe essere avvicinato all’Essere cui Heidegger è giunto al termine della sua ricerca e a quella sfera che Parmenide ha immaginato al principio della filosofia.

Caro emmeci, una puntualizzazione (che tuttavia pesa come un macigno) è necessario farla: questo circolo - virtuoso dici? io direi vizioso, almeno per la conoscenza - di cui parli non presuppone forse che la mente, la manifestazione del mondo sia un che di derivato, condizionato, determinato, prodotto, influenzato? E da cosa? dai processi della psiche che agiscono sullo sfondo inconscio più profondo, dalla condizioni sociali ed economiche, dalla psicologia che ci sta alle spalle, dalla biologia costitutiva della nostra finitezza, dai vincoli cognitivi imposti dal cervello, chi più ne ha più ne metta..ebbene quando però l'idealismo ritiene che le contraddizioni del mondo siano risolte dal pensiero si porta ben al di sopra di questo presupposto naturalistico, fisicalistico, antropologico della mente come contenuto del mondo, non a caso a partire da Kant l'apparire è il trascendentale, l'orizzonte che tutto abbraccia. Anche la fenomenologia è sulla stessa linea, mi pare che la filosofia contemporanea (e il suo psicologismo, il suo ermeneuticismo) rifletta troppo poco su questo guadagno speculativo che risale a Schelling. Fino a che si continua ad intendere il manifestarsi del mondo come un contenuto (una determinazione tra le altre) del mondo allora non ci si può che inchinare di fronte a Freud, ma che ne è di questo essenziale presupposto?
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