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Filosofia Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.

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Vecchio 05-12-2008, 08.22.11   #1 (permalink)
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il postmodernismo e la verità decostruita

L'epoca postmoderna, in ambito filosofico, segna la fine della modernità e la crisi delle nozioni di “verità” e “fondamento”. A partire da Nietzsche declinano le storie universali, illuministiche, filosofiche della storia che si proponevano di emancipare l'umanità. Non ci sono leggi infallibili che regolano il corso della storia, fatta di uomini singoli e concreti. La ragione, da fortissima diventa “debole” e dai fondamenti si passa alla “decostruzione”, al riconoscimento del carattere enigmatico della storia e di quello rischioso della scienza e della tecnica. Si comprende che il dominio tecnologico sulla natura porta a dominare anche sull'uomo. (Dialettica dell'illuminismo, Adorno).

Derrida avverte la necessità di “decostruire” i concetti della tradizione filosofica, per la quale lo scopo del linguaggio sarebbe l'asserzione del vero, ossia l'esistenza di una verità. Ma tale filosofia non è in rapporto con la realtà e occorre sbarazzarsi della sua sterile scrittura di genere sofistico. Inoltre, ogni lettura è uno scarto rispetto al testo, ovvero re-interpretazione. Ognuna valida, o meglio, legittima, se ritenuta tale.
Il rapporto tra linguaggio e verità, intelletto e adeguazione alle cose, apparenza e realtà, furono dilemmi logico-filosofici a cominciare dai classici Secondo Aristotele è la cosa che decide della verità o della falsità, e non , all'incontrario, il pensiero. Fino all'attuale filosofia della scienza che si occupa di chiarire i concetti impiegati, dei metodi usati, di teoria della probabilità, dei possibili risultati, della forma degli enunciati, dell'analisi del linguaggio e delle teorie, del loro rigore logico. Nemmeno una teoria scientifica può essere definita vera, perchè i dati ultimi, incapaci di parlare da soli, sono parte di categorie e procedure costruiti in vista di determinati scopi. Popper è stato il primo ad abbandonare la convinzione che una teoria scientifica possa essere definita vera. Però, ha contemporaneamente tentato un salvataggio in extremis della nozione di verità, presentandola come una sorta di idea regolativa: il sapere è congetturale, nessuna teoria è vera e tutte sono confutabili, ma alcune sono più vicine alla verità di altre, sono più “verosimili”, nel senso che sono migliori approssimazioni al vero. Tuttavia ii post-popperiani, ancor più prudenti, hanno negato anche questa possibilità.
E' sbagliato evolversi verso ciò che che progettiamo di conoscere con uno scopo preciso: si deve procedere da ciò che già si conosce , e qualche problema può dissolversi ( T. S. Kuhn ). La nozione di verità non può essere appannaggio del discorso scientifico: “I grandi scienziati inventano descrizioni del mondo utili ai fini della predizione e del controllo degli eventi”. ( Rorty). Come non c'è un “mondo che sta là”, così non c'è una verità; non c'è nulla da verificare, ma tutto da interpretare.


Lo scetticismo e il dubbio , classici e postmoderni sulla possibilità di conoscere, sono eccessivi? No, se il vero sapere filosofico dev'essere molto cauto e conscio della difficoltà di dare risposte, e preferisce porre problemi. Non coincide con il senso comune dell'uomo pratico, che accetta senza discutere tutto ciò che “vede”; o con le verità ideologiche e assolute che annullano gli uomini rendendoli ciechi e sottomessi.
arsenio is offline  
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Vecchio 06-12-2008, 10.32.37   #2 (permalink)
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Messaggi: 1,726
Riferimento: il postmodernismo e la verità decostruita

Sarò eretica in questa sezione del forum ma non posso non manifestare tutto il mio sospetto verso questa dottrina del pensiero che, sempre figlia del suo tempo riflette solo quello che le perviene dal contesto sociale, culturale politico, e in questo periodo di estrema incertezza, dalla crisi economica a quella morale, non può il pensiero che restituire l’immagine di ciò che è, l’incertezza, l’assenza di un punto di riferimento. Da questo e solo da questo nasce il postmodernismo, non da una reale impossibilità di pervenire ad una verità ma ad una personale, psicologica incertezza. Quando, meglio dire, se, la situazione reale tornerà a stabilizzarsi su uno qualsiasi dei cardini proposti da vari ambiti, quello religioso, quello laico, liberale, capitalista o comunista o qualcosa di assolutamente nuovo, anche la filosofia, il pensiero tornerà a riflettere immagini solide, verità.

Postfazione
Ha da passà a nuttata.
__________________
rido di me di te di tutto cio' che di mortale c'e' e che mi piace tanto tanto tanto tanto
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Vecchio 07-12-2008, 11.51.52   #3 (permalink)
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Riferimento: il postmodernismo e la verità decostruita

Citazione:
Originalmente inviato da La_viandante
Sarò eretica in questa sezione del forum ma non posso non manifestare tutto il mio sospetto verso questa dottrina del pensiero che, sempre figlia del suo tempo riflette solo quello che le perviene dal contesto sociale, culturale politico, e in questo periodo di estrema incertezza, dalla crisi economica a quella morale, non può il pensiero che restituire l’immagine di ciò che è, l’incertezza, l’assenza di un punto di riferimento. Da questo e solo da questo nasce il postmodernismo, non da una reale impossibilità di pervenire ad una verità ma ad una personale, psicologica incertezza. Quando, meglio dire, se, la situazione reale tornerà a stabilizzarsi su uno qualsiasi dei cardini proposti da vari ambiti, quello religioso, quello laico, liberale, capitalista o comunista o qualcosa di assolutamente nuovo, anche la filosofia, il pensiero tornerà a riflettere immagini solide, verità.

Postfazione
Ha da passà a nuttata.

Gentile viandante, ti rassicuro, nell'attuale contesto discorsivo del forum “riflessioni filosofia” credo di essere io, per ora, l'unico “eretico”.La tua argomentazione è corretta e conferma ciò che dirò; anzi ti ringrazio per darmi l' opportunità per un'osservazione che mi sta a cuore.
In ogni sito virtuale l'orientamento argomentativo, lo stile ed i riferimenti e talora le ideologie, vengono determinati non tanto dal titolo tematico di una sezione, ma dalla prevalenza dei partecipanti che in quel momento lo animano .Si crea una linea di pensiero da cui è difficile deviare se si intende entrare nei dibattiti o richiamare in quelli che si propongono. Oppure si rischiano fraintendimenti anche non voluti e conflitti.
Tutti noi abbiamo opinioni, intuizioni, credenze sul mondo, sulla vita, sugli uomini che sono filtrate da una totalità di “condizionamenti”, e non assumo il termine in senso negativo, perchè fanno parte dei tanti vissuti che compongono la nostra storia personale. Non solo, ma qualcuno verifica tali idee per inserirsi in un percorso dinamico e di crescita, per rielaborale e reinquadrarle in orizzonti ampliati, mentre altri preferiscono la sicurezza che concede una stabilità di certezze. Secondo me in quest'ultimo caso si rischia di non notare le ambiguità di una realtà e proteiforme, eludendo un pensiero creativo che è l'antidoto al ristagno delle idee.
Spesso le risposte che ci diamo non soddisfano compiutamente esigenze umane: possono essere come dissi altrove, una scorciatoia che non soddisfa. Ma anche arrovellarsi sugli aspetti delle forme di verità, percepite, fenomenologiche, sensibili, assolute, ecc. per qualcuno suscita inquietudine. Talora si potrebbero pure confondere le scienze della natura con quelle dello spirito.
Ora a parer mio, ma nulla di male, qui c'è una prevalenza di partecipanti d'impronta spiritualista e neo-spiritualista,che come ho detto riterrei più adatti a dibattere in un forum come quello qui ora chiuso, “spiritualità”, ad essere rigorosi. Perchè certi problemi anche simili noi “filosofi” li affrontiamo in modi diversi.
Filosofare significa collocare un dato in un contesto e articolarlo con altri dati, senza isolarlo se si vuole veramente comprenderlo. Sono sempre stato a favore dell'interdisciplinarità e anche della transculturalità, che non manco di mettere in pratica, ma riconosco che si deve vigilare per discernere le varie dottrine senza creare il caos, ma un legittimo confronto. Ad esempio uno stesso temine in filosofia ha un senso, o varie sfumature, e in psicologia ne ha diverse.
Conosco alcuni elementi del Movimento dell'Acquario, ma le basi sono estranee alla mia formazione, e casomai m'interessano alcune applicazioni occidentalizzate. Anche il dialogo filosofico oggi aspira al benessere, così come alla ricerca dialogico -dialettica per possibili “verità condivise e cura di sé,e tende a tralasciare gli accademismi sterili che pur sono sempre in vigore negli atenei. Quindi i filosofi non sono tutti scettici, come temo supponi (il postmodernismo è complesso e se vuoi ne discutiamo), per partito preso, ma almeno per quanto mi riguarda amano la chiarezza e sono aperti al dialogo, anche con altre discipline sempre per amore di qualche spiraglio di verità o almeno di verosimiglianza,specie per temi che riguardino la nostra quotidianità. Perchè fare filosofia dovrebbe servire pure a vivere in un modo decente. E' vero che la forma mentis classica dovrebbe essere quella di chi non si fida nemmeno di quello che vede, o soprattutto di quello che vede. Perchè il dubbio del “genio” cartesiano”permane.

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